Vengono presentati i fatti

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Il dottor Watson è confuso e si può notare facilmente dalla sua espressione corrucciata. In piedi, nel bel mezzo del salotto nel quale aleggia un piacevole tepore, sposta lo sguardo interdetto ora sull'amico ora sull'inatteso visitatore, certo di essersi perso qualche importante passaggio, senza però avere una minima idea di quale possa essere.

«Non credo di conoscervi, signore. Eppure si direbbe che voi, al contrario, conosciate me» tenta, nella speranza di avere qualche buon chiarimento.

Holmes, al suo fianco, borbotta ma non accenna ad aprir bocca in altro modo. Il visitatore sembra refrattario al malumore dell'investigatore e seguita a sorridere e a fissarli entrambi con sguardo ironico e incuriosito al contempo.

Infine Holmes, vista la necessità di smuovere quell'incresciosa situazione, si decide a dar voce al suo malumore. «Mi aspettavo una risposta. Non una visita».

«Ma monsieur Holmes, perché sprecare tempo in scambi epistolari quando posso sgranchirmi le ossa con un piacevole viaggio e un'altrettanto piacevole visita di cortesia?» replica serafico, affatto incline a lasciarsi trascinare dalla contrarietà del padrone di casa.

«Sarebbe stato ben più cortese avvisare, prima» sbotta Holmes.

«Domando scusa...» riprova Watson, disperando oramai di capirci qualche cosa.

«È Lupin» replica secco Holmes.

Il dottore sgrana gli occhi e fissa l'ospite con accresciuta curiosità. «Vuol dire quel Lupin: il ladro?» esclama, incredulo.

«Ssshhh...» soffia il giovane visitatore, l'indice posato sulle labbra nonostante tutto atteggiate a un enigmatico sorriso. «Non così forte, docteur. Qualcuno potrebbe sentirvi» ammonisce dolcemente.

Watson, sbalordito, fa qualche passo indietro a raggiungere di nuovo la fidata poltrona e si siede, senza mai smettere di fissare gli occhi divertiti di quello che, oramai non può che esserne certo, altri non è che Arsène Lupin, il ladro francese più famoso degli ultimi tempi.

«Bien, messieurs, ora che abbiamo provveduto alle doverose presentazioni, non vorreste parlarmi di questo vostro urgente problema di cui monsieur Holmes accennava nel telegramma?».

Il dottore scocca uno sguardo incerto e sorpreso all'amico investigatore. «Avete spedito un telegramma a Lupin?» domanda infatti stranito.

Sherlock Holmes rotea gli occhi e abbozza una smorfia che sa di disgusto. «Dovevo essere ubriaco» soppesa, non più così sicuro si sia trattato di un'idea brillante, di certo non un delle sue migliori, visti i risultati. «Ma tant'è, ormai è fatto. Accomodatevi» offre, indicando all'ospite una poltrona libera accanto al camino, così che i suoi abiti umidi possano asciugarsi mentre discorrono.

«Merci» mormora, prendendo posto con una certa soddisfazione e accavallando con gesto elegante le gambe. «Dunque, di che cosa si tratta?».

«Ebbene» esordisce Holmes, distogliendo lo sguardo assordo dalle fiamme del camino per posarlo negli occhi attenti e vivaci di Lupin, «si tratta di una questione che riguarda la principessa Alessandra» spiega, credendo opportuno il cominciare dall'inizio.

«Ah, Alexandra Carolina Marie Charlotte Louise Julia, Principessa reale di Danimarca, in seguito fidanzata e poi sposata con Albert Edward ovvero Edoardo VII, principe del Galles, a breve regina del Regno Unito» esclama Lupin con aria divertita ed eccitata.

«Uh, vedo che avete una certa dimestichezza con la politica estera» commenta l'investigatore, infastidito per l'interruzione ma anche suo malgrado compiaciuto.

«Oh, dimenticate monsieur che sono pur sempre francese: ogni buon francese che si rispetti dev'essere informato sull'andamento della buona società e della nobiltà, e in modo particolare se il francese in questione è anche un ottimo anarchico, com'è il mio caso. Personalmente, poi, sono anche un inguaribile curioso, e amante del gentil sesso, sopra a tutto se questo è rappresentato da graziose fanciulle nobili di intenti o di nascita. Ora, vediamo, trattandosi di una nobildonna straniera, sposata a un principe britannico e in procinto di divenire sovrana del vostro benamato popolo, è lecito supporre si tratti di un qualche genere di complotto. Forse un ricatto, direi che calza a pennello con la situazione attuale, n'est pas?» trilla allegramente, ammiccando a un investigatore crucciato e basito, sia dall'esuberanza non richiesta che dalla quantità di parole adoperate e per lo più azzeccate.

Holmes, che dal canto suo non ha mai distolto lo sguardo dal giovanotto sedutogli di fronte, assottiglia gli occhi. «Ammetto che avete centrato la situazione. In effetti siamo a un passo dalla crisi, poiché se non si riuscisse a rimediare al guaio non avremo solo un semplice scandalo per la nostra monarchia, ma anche probabili ripercussioni con la Danimarca e forse con una buona fetta dell'Europa, considerata l'estensione delle conoscenze del padre della signora, Cristiano IX che, come oso supporre già sappiate più che bene, ha sparso eredi quasi in ogni monarchia presente sul continente».

«Oui, immagino sarebbe ben più che spiacevole. Di che cosa si tratta, all'atto pratico? Qualche documento sottratto alla legittima proprietaria?».

Sherlock Holmes, rigido come un ciocco di legno sulla sua poltrona, indirizza un ennesimo sguardo affilato, in questo caso anche sospettoso, ad Arsène Lupin. «Voglio augurarmi che voi non ne siate implicato, signore» sibila, in cuor suo sperando di risultare minaccioso.

Per tutta risposta, una risata cristallina e genuinamente divertita rompe il pesante silenzio seguito a quella che, sotto ogni punto di vista, è apparsa come un'accusa ben poco velata ai traffici illeciti del ladro francese. «Voi in questo modo mi offendete e vi fate beffe di me, monsieur Holmes. Potrei mai danneggiare di proposito una dolce signora pronta al proprio debutto alla corte inglese? Jamais!».

Un sospiro di frustrato sconforto scivola fra le labbra contratte dell'investigatore. «Giusto, immagino bene sia un'eventualità alquanto remota. D'accordo, in questo caso è bene sappiate che si parla di un documento che secondo le originarie volontà della principessa Vittoria avrebbe dovuto essere reso ufficiale ben prima del suo fidanzamento con il principe Edoardo VII, ovvero quando ancora si trovava in terra danese, presso il Palazzo Bernstorff. Era molto giovane, allora, come certo potete immaginare: aveva solo quindici anni. In seguito, prima che avvenisse l'ufficializzazione, le fu proibito di farne effettivamente dono al destinatario, proprio per evitare possibili futuri problemi in vista del fidanzamento che avrebbe avuto luogo di lì a pochi mesi».

«Un dono, dite? E fu visto come un fatto disdicevole dalla famiglia di lei. Quindi un dono a un uomo che non era Edoardo VII, n'est pas? Un buon amico, forse?».

«Sì» borbotta Holmes, sorpreso dalla rapidità con la quale si è giunti al punto cruciale. «Era un amico d'infanzia, in seguito purtroppo egli ha avuto vita difficile, poiché i parenti più prossimi sono deceduti durante un viaggio in nave e la sua carriera politica ne ha risentito. Da quanto se ne conosce è in seguito diventato un maestro di scuola: letteratura» argomenta in tono annoiato.

«E la principessa Alessandra ha ben pensato di offrire allo sfortunato amico un aiuto. Qualche immobile, magari, o meglio ancora un modesto rimborso monetario. E tuttavia a quel tempo non dovevano certo navigare nell'oro» riflette Lupin.

«La seconda opzione, in effetti. Pare abbia pensato che, in seguito all'incoronazione del padre a Re di Danimarca, le loro finanze avrebbero registrato un relativo rimpinguamento. Ed è proprio di questo documento che attesta la volontà di donazione monetaria che si sta parlando» conferma Holmes.

Lupin poggia una tempia sulle nocche delle dita socchiuse e accenna un breve sorriso. «Sembra proprio una brava ragazza, n'est pas?».

«Nh… Sì, magari giusto un pizzico ingenua» aggiunge Holmes, in vena di polemiche a quanto pare, ma del tutto incapace di contrariare il suo ospite che, al suo commento, replica con una risatina deliziata.

«Ma certo, e sapete una cosa, monsieur? È proprio questo il motivo per cui molti uomini sono attratti da un certo tipo di donna».

Holmes sospira rumorosamente. «Potreste, se non è chiedere troppo, evitare questo genere di commento? Lo trovo fuori luogo».

Gli occhi maliziosi di Lupin brillano di divertimento, poi li fa roteare e solleva le mani in segno di resa. «Come volete. Casa vostra, regole vostre. Dunque, dicevamo? Ah, oui, il documento compromettente. E voi, a questo punto, saprete certo chi ha sottratto questo documento. Quindi, ditemi, perché mi trovo qui? Non fraintendete, monsieur Holmes: è stato un viaggio molto piacevole, e ho specialmente amato il nostro petit rendez-vous, ma mi compiacerebbe oltremodo conoscere i vostri piani».

«Conoscete sir Dominick Ashley-Cooper?» chiede di punto in bianco l'investigatore.

Interdetto, Lupin reclina il capo nel tentativo di comprendere la domanda, non in quanto tale, quella è facile da decifrare, ma il motivo per il quale è stata posta, quello non lo è affatto. «È l'attuale Segretario di Stato per gli Affari Esteri del Regno Unito» decide di rispondere nella speranza di ricevere in cambio chiarimenti.

«Esatto» conferma Holmes, scuro in volto. «Il documento è nelle sue mani».

«Oh».