Un sopralluogo preliminare

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Cyril, rincantucciato in un angolo del sedile all'interno della carrozza, scruta con discrezione il viso dell'uomo che lo ha appena raggiunto nel veicolo. Ha un'espressione che non può essere altro che soddisfatta, e Cyril non è certo che ciò sia positivo; normalmente quando il suo capo ha quel tipo di espressione in volto significa che ci sono novità di rilievo, e raramente suddette novità portano a qualcosa di buono, anzi: quasi mai.

La carrozza è ripartita da qualche minuto, ormai, ma il capo non ha detto una sola parola, ha perfino scordato di salutare, fatto non da lui. Dev'esserci sotto qualcosa di grosso, molto più del solito. S'arrischia, nonostante i suoi timori, a porre una domanda in cerca di spiegazioni: «Signore, va tutto bene? C'è qualche novità in vista?».

Finalmente può guardare negli occhi dell'uomo che gli siede di fronte, ma ciò che vede non lo risolleva di morale, tutt'altro. E d'un tratto egli sorride in un modo strano che è quasi un ghigno, e il povero Cyril si ritrova suo malgrado a rabbrividire.

«Decisamente una serata istruttiva, mio Cyril. Penso rimarremo in questa deliziosa città per qualche altro giorno almeno» commenta con leggerezza.

Cyril deglutisce un pesante bolo di saliva e ritenta. «Avete progetti particolari?».

Questa volta il suo capo si limita ad annuire senza aggiungere altro. Così Cyril si arrende all'idea di trascorrere il resto del viaggio immersi in quel silenzio carico di sinistre previsioni per l'immediato avvenire.

Quando la carrozza si accosta al ciglio della strada fino a fermarsi di fronte all'entrata illuminata dell'hotel prescelto per quella notte, Cyril si affretta a scendere dalla vettura, della quale fa il giro per ritrovarsi sul lato opposto e aprire lo sportello al suo capo.

«Merci, Cyril» mormora, sollevando poi lo sguardo curioso sull'edificio che si trova di fronte. «È un bel palazzo» considera compiaciuto.

«Sì, uno dei più discreti ed efficienti che offre questa città, signore» conferma con una nota soddisfatta nella voce. «Resteremo?» si informa poi, mentre recupera i bagagli e segue il giovane uomo all'interno dell'atrio scintillante, scortati entrambi dal portiere che presto viene sostituito da uno degli inservienti dell'hotel.

«Alcuni giorni, anche se non posso ancora quantificarli per il momento. Ma non qui. È necessario trovare un luogo più idoneo nel quale trasferirci entro domani» lo informa rapidamente e a bassa voce.

Cyril sospira. Nonostante si aspettasse quell'epilogo, in cuor suo sperava di sbagliarsi. Ma certo lo sguardo del suo capo non può essere travisato. Annuisce. «Domani mattina mi metterò alla ricerca di un luogo migliore, signore».

Mentre salgono la grande scalinata centrale e in seguito le rampe che li conducono al terzo piano, il giovane uomo si volta per un fuggevole attimo e offre un sorriso al suo cameriere personale. «So che lo farai» mormora, tornando a dare attenzione alla direzione presa dal facchino.

Cyril sta disponendo l'essenziale per la notte nella stanza che hanno loro assegnato, e le poche cose che serviranno per la mattina seguente. Di tanto in tanto si sofferma a osservare il suo capo che appare impegnato in un'ispezione meticolosa dei locali che occupano. Lo ha veduto accostarsi prima all'uscio d'entrata e assicurarsi che fosse perfettamente chiuso e che non ci fosse modo di accedervi senza la chiave in loro possesso; poi lo ha seguito con lo sguardo mentre si soffermava di fronte a ogn'una delle finestre, ne chiudeva le imposte e si accertava che non potessero essere forzate dall'esterno (questo nonostante si trovino al terzo piano).

«Signore» azzarda, parlando tuttavia a bassa voce, consapevole di non dover attirare attenzioni indesiderate da parte degli altri ospiti dell'hotel.

«Dimmi, Cyril» lo invita, senza guardarlo direttamente, ancora occupato a perlustrare i locali.

«Perdonatemi se chiedo: vi attendete problemi?».

Uno sguardo metallico e affilato si posa brevemente su di lui e lo fa rabbrividire. «Nessuno, per ora. E vorrei evitarli del tutto. Per questo mi sto premurando di accertarmi che nessuno si impicci dei fatti miei».

«Capisco» replica in un mormorio appena udibile.

Gli risponde una piccola, discreta risata. «Ho qualche dubbio in proposito, mio Cyril. Ma non te ne faccio una colpa, non temere. Non conosci i fatti, pertanto non potresti avere idea di ciò che ci attende».

«E... debbo saperlo?» tentenna, pregando che così non sia. Preferirebbe di gran lunga restare all'oscuro di certi dettagli, in verità.

«Non è necessario, in effetti, che tu conosca ogni sfumatura. Quelle è essenziale e sufficiente che le conosca io. Tuttavia serve che tu sappia in che modo agire, per tale motivo verrai informato. Ma non qui, e non adesso. Domani, dopo che avrai cercato e trovato una sistemazione meno in vista» espone tranquillo.

«Come desiderate, signore» si limita a replicare, predisponendo tutto perché si possa trascorrere il resto della notte in comodità.

Come sovente accade, la mattina seguente quando Cyril si risveglia poco dopo l'alba il suo capo è già in piedi e operativo, e lo sembra anche da più tempo di quanto sia lecito attendersi.

«Ben svegliato, Cyril. Hai dormito bene?» lo accoglie una volta varcata la soglia della propria camera da letto.

Quella mattina il giovane uomo che serve da oramai alcuni anni è abbigliato sobriamente con un completo grigio scuro senza fronzoli né impreziosito da gioielli, completato unicamente da una camicia bianca e, come unica nota di colore, una cravatta color ciliegia.

«Avete intenzione di uscire, questa mattina?» azzarda, dopo aver annuito rispettosamente alla domanda postagli, non essendo mai davvero sicuro sin dove gli sia consentito spingersi.

«Farò colazione fuori, Cyril. Mentre sarai alla ricerca della nostra prossima dimora, credo che mi assenterò per dare un'occhiata in giro» replica con tono un po' vago.

"Un'occhiata in giro" ripete mentalmente Cyril, in qualche modo preoccupato per quell'uscita della quale non è lecito conoscere la meta. «Siete certo di non aver bisogno di assistenza?» si assicura.

«Assolutamente sì. Non darti pensiero, mio Cyril, non ho in programma nessuna spedizione pericolosa. È troppo presto e non ho sufficienti informazioni, dopo tutto» commenta, risultando affatto rassicurante al povero cameriere che lo sta giusto fissando con angoscia evidente. «Su con la vita! Siamo a Londra, bisogna pur approfittarne, n'est-ce pas?» esclama allegro, facendo inconsapevolmente tremare di smarrimento il suo cameriere.

«Se lo dite voi» commenta lugubre, preparandosi a uscire per trovare al più presto un luogo sicuro e adatto ai loro scopi, qualunque essi siano, e nel quale venire infine a conoscenza di ciò che di lì a poco li attenderà al varco.

Arsène Lupin, con indosso un cappotto di panno grigio scuro e cappello di feltro a tesa larga in tinta calcato sul capo, esce a passo svelto dalla stanza d'hotel e sguscia fuori dall'atrio riuscendo non si sa bene come a passare sotto il naso del portiere senza che questi ne ravvisi la presenza. Inutile sottolineare che Cyril non saprebbe mai fare altrettanto e che è per questo costretto a fermarsi qualche minuto in portineria a consegnare le chiavi e a spiegare che avrebbe fatto ritorno per ora di pranzo, il quale sarebbe stato consumato presumibilmente in compagnia del signor D'Andrésy (nome sotto il quale è stata prenotata la stanza). In verità Cyril non ha idea se il suo capo riuscirà a presenziare al pranzo, né se ne abbia l'effettiva intenzione. Fa spallucce e si affretta a lasciare l'hotel per cercare la sistemazione discreta che serve al suo capo.

Nel frattempo il suddetto ha preso al volo un omnibus in effetti già piuttosto carico di pendolari e si è lasciato pacificamente condurre nei pressi di St. Margaret Street, dalla quale si può accedere all' Houses of Parliament. È sceso qualche centinaio di metri prima e a piedi ha tranquillamente percorso la via, prima di infilarsi con discrezione all'interno dell'edificio. Evita accuratamente il Westminster Hall e con ancor maggiore impegno il Lord Great Chamberlain, sgusciando per i corridoi ancora mezzi sgombri a quell'ora del primo mattino, osservando dettagli all'apparenza insignificanti e origliando conversazioni private e confidenze intime. Soddisfatto della piccola indagine, esce non visto e riprende la strada, sale su un altro omnibus, scende a pochi passi dal quartiere che lo interessa e torna a passeggiare tranquillo, fermandosi in seguito di fronte a un negozio di vestiti da uomo e poi entrando in un pub, nel quale ordina del caffè nero che si fa servire a un piccolo tavolino dirimpetto alla vetrata anteriore, dalla quale si spazia con lo sguardo per la via trafficata e sui suoi vecchi palazzi. Sorseggiando il suo caffè scorre con rapide occhiate i titoli di un giornale quotidiano e ascolta con fare distratto le chiacchiere degli avventori. Finita la bevanda lascia un po' di spiccioli all'uomo dietro il bancone, ringrazia ed esce, rincamminandosi per la via. Poco più avanti rallenta davanti a una macelleria, si ferma un lungo momento al raggiungere un tabacchino, sembra indeciso, osserva la vetrina, infine entra e acquista del tabacco, pietra focaia e dello spirito di petrolio. Sta per pagare, quando sembra rammentare all'ultimo qualcos'altro e chiede della carta da lettere, alcune buste e francobolli; solo a quel punto si ritiene soddisfatto e salda il suo acquisto. Di nuovo per strada attraversa velocemente evitando di stretta misura due carrozze che si incrociano e si affretta oltre l'angolo, prendendo di buon passo la traversa della via percorsa in precedenza. Qui, a pochi metri, si infila presso un ferramenta e, salutato cortesemente il proprietario, chiede di visionare alcuni strettoi, viti, moschettoni, fettucce. Adocchia con interesse una mirabile lama di coltello, ma decide invece di acquistare qualche bozzello, con gran dispiacere del ferramenta, che evidentemente sperava di incassare qualche sterlina in più quella mattina. Ancora a passeggio per il quartiere, costeggia l'edificio che si staglia imponente sopra la sua testa e di tanto in tanto allunga una mano e con la punta delle dita ne sfiora le lisce pareti esterne. Trascorre il resto della mattinata visitando qualche altro negozio e facendo sporadici e poco costosi acquisti, restando sempre nei dintorni del medesimo quartiere che con il passare delle ore si riempie di passanti, prima, per poi svuotarsi con l'approssimarsi dell'orario di pranzo. Infine, dopo un lieve sorriso soddisfatto che sosta brevemente sulle sue labbra, si appresta a fermare una carrozza che lo riconduce direttamente di fronte all'hotel giusto in tempo per far compagnia a Cyril al tavolo che hanno già apparecchiato per loro.

Cyril, vedendolo entrare con il suo solito passo svelto e un'espressione indecifrabile dipinta in volto, si alza e scosta una sedia per lui, accennando un saluto con la testa. «Bentornato, signore» mormora appena, attendo a non farsi udire da altri se non dal suo destinatario.

«Merci, Cyril. Com'è andata la tua mattinata? È stata fruttuosa?» domanda con leggerezza, accomodandosi sulla sedia offertagli e stendendo sulle ginocchia un tovagliolo chiaro.

«Sì, signore. Abbiamo ciò che desiderava» pensa di rassicurarlo, sedendosi a sua volta.

«Tres bien, Cyril. Nel pomeriggio, dopo che avremo pranzato, ci trasferiremo immediatamente. Informa pure la reception. Ordinerò io per te».

Cyril, intuendo una certa premura nel tono della sua voce, si affretta in un inchino e raggiunge l'atrio e il bancone per portare a termine il suo ultimo incarico.

Le dita lunghe di Lupin sfogliano con distratta indolenza le pagine del menù, mentre il loro proprietario riflette sulle sue prossime mosse e riesamina ciò che ha potuto vedere e appurare quella mattina durante la sua piccola, fruttuosa spedizione in città. Gli saranno certamente utili gli appunti presi dal signor Holmes, ma crede di iniziare già ad avere un buon quadro di ciò a cui presto andrà incontro, e dentro di sé avverte una smania di agire spandersi contagiosa e insolente al pensiero di ciò che accadrà a breve. Distende le labbra in un sorriso più aperto e con quello stesso lo ritrova Cyril di ritorno dalla reception.