Di postumi e messaggi

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Quando apre la porta di casa tutto quel che vorrebbe è potersi arrampicare su per le scale che portano alla propria camera da letto e poi su per il letto stesso. Purtroppo vi sono questioni in sospeso cui deve badare prima di concedersi finalmente il riposo meritato. Trova a malapena il tempo per richiudere a chiave l'uscio che dalle sopracitate scale scende a precipizio una certa ragazzina dai noti capelli rossi e, subito appresso, un uomo di mezza età, guarda caso entrambi con certe facce da fine del mondo, e tutto perché potrebbe aver tardato di giusto qualche ora. Che vita sfiancante, certe volte, è quella dell'uomo giusto. Sospira, pronto al peggio, e per poco non si schianta a terra quando suddetta ragazzina gli si avventa contro in un abbraccio stritola ossa che gli strappa il poco ossigeno incamerato con il sospiro.

«Siete tornato! Oh, grazie al cielo» esclama, palesemente poco propensa a lasciare la presa sui suoi fianchi.

«Ebbene, così sembra, ma petite. Pur tuttavia credo sia bene chiarire che non l'ho fatto per volontà del cielo né di qualche suo rappresentante, ma unicamente in virtù della mia» replica, giusto un filo acido.

Caitlin lo fissa in volto con i suoi grandi occhi verdi che riflettono sollievo e al contempo incredulità. Dietro di lei spunta la testa dai capelli un poco ingrigiti di Cyril, che li osserva con un sorriso benevolo.

«Credo che la signorina intendesse farvi sapere che siamo davvero molto felici di riavervi con noi tutto intero».

«Vedo» commenta, rimbalzando lo sguardo dall'uno all'altra. «Se per le vostre necessità è accettabile, io salirei a farmi una doccia prima di gettarmi a letto».

«Naturalmente, signore» assicura Cyril, recuperando il cappotto e la redingote di Lupin, dopo che questi è riuscito a districarsi dalle braccia tentacolari di Caitlin.

Il padrone di casa si appresta quindi a risalire le rampe quando un'ultima idea lo fa fermare a metà di un passo. Allora si volta indietro, fissando con serietà il suo cameriere personale. «Rammenta, ti prego, quella commissione che c'è da portare a termine domani mattina. È probabile che io non possa presenziarvi, ma ritengo di averne ben chiarito l'importanza assoluta, non è così?».

«Sì, signore. Non lo dimentico, avete la mia parola» conferma Cyril.

«Bene. Grazie. E buona notte a tutti e due». Detto questo riprende la sua strada e scompare oltre la svolta del corridoio al primo piano.

Il sole è già sorto da un pezzo quando la mattina seguente si risveglia, e muovendosi geme avvertendo ogni singola giuntura reclamare la giusta vendetta per le assurdità della notte precedente.

«Maledetto Lupin» gorgoglia, lottando per rimettersi seduto.

Affannando, si guarda attorno, trovando tutto esattamente come al solito, ovvero in un onesto disordine da sociopatico con manie depressive. Sbuffa, provando senza molto successo a convincere le ginocchia a piegarsi quel tanto da permettergli di alzarsi in piedi. Al suo ritorno a casa non ha trovato il dottore, e questo lo ha convinto che il capo di Scotland Yard o chi per esso lo abbia forzatamente trattenuto alla villa del segretario per quelli che loro abitualmente definiscono accertamenti. Scuote la testa. «Povero Watson» si rammarica, avvertendo appena una punta di dispiacere per avergli procurato quella grana. Si trascina con più ostinazione che voglia fino al bagno dove passa i seguenti dieci minuti abbondanti a riflettere, poi sciacqua le mani, accenna a bagnarsi il volto ma l'acqua, oltre che bagnata, è anche e soprattutto fredda, pertanto rinuncia alla missione con un vago senso di colpa che presto evapora nell'etere ignaro e innocente. Borbottando, tra una contorsione per infilarsi la giacca da camera e un'invettiva alle pantofole poco collaborative, giunge miracolosamente illeso fino al salotto, ove trova, incredibile a dirsi, il coinquilino placidamente sprofondato nella poltrona di fronte al camino intento a leggere con malcelata avidità il giornale del mattino.

«Watson, buongiorno» bercia stizzito, registrando con fastidio l'insensato buonumore dell'amico.

«Oh, Holmes! Buongiorno anche a voi. Ma, per la miseria, che aspetto orribile avete questa mattina».

L'investigatore gli affibbia un'occhiataccia da manuale e con ostentazione lo ignora per il resto del tragitto fino alla sua poltrona preferita.

«Sapete che cosa scrivono stamani i giornali?» esclama il dottore con un tono insopportabilmente entusiasta.

«Posso in parte immaginarlo. E suppongo che, dato che non li ho ancora degnati di un solo sguardo, ci penserete voi stesso ad aggiornarmi» replica, poco incline al dialogo e con un sotterraneo desiderio di tornare in camera e rimettersi sotto le coperte fino alla stagione ventura.

«Hum! Una pessima nottata, vedo. Non lo avete ritrovato, il vostro ladro?» chiede con sfrontatezza.

«Purtroppo sì. Parlatemi del giornale, poiché riguardo al ladro non dirò oltre».

Watson rotea gli occhi e ghigna, ingoiando presto ulteriori punzecchiature di fronte al ringhio minaccioso del coinquilino. «Molto bene. Per cominciare vi dirò che Seldon era in ufficio e che ci ho parlato, e dopo averci parlato mi ha trascinato (contro la mia volontà, va detto) di nuovo alla villa del segretario in compagnia di tutta una squadra di ispettori e agenti vari. Dato che non è stato in alcun modo possibile avere ragione della serratura dello studio di sir Dominick, hanno portato una scala dei pompieri e con quella sono saliti e lo hanno liberato e tirato giù. Le porte del salone invece sono risultate abbastanza facilmente apribili dall'esterno, così che tutti gli ospiti hanno presto riottenuto la libertà ma, curiosamente, nessuno ha voluto lasciare la villa prima di aver detto la sua sulla serata. Così il taccuino del capo si è presto riempito di deposizioni e ha dovuto farsene prestare un secondo da uno dei suoi ispettori. Morale della favola, dopo aver ricondotto i cani del segretario nel loro box e portato il suddetto in una camera libera, ne hanno atteso il risveglio e poi lo hanno ammanettato e condotto direttamente alla centrale».

«Notizie rinfrancanti» ammette Holmes a occhi chiusi. «E per quanto riguarda l'articolo?».

«Gli articoli, vorrete dire. Uno degli invitati al ricevimento era anche un giornalista. Pertanto a questo punto abbiamo non solo una prima pagina tutta per l'arresto del segretario ma, in più, un editoriale sulla storia raccontata in prima persona da uno degli ospiti. Sapete il fatto più divertente? Il cronista del Morning Chronicle ha proposto un Royal Victorian Order per il conte d'Andrésy, ovvero il signor Lupin».

La saliva va di traverso a Holmes, che si piega in due, tossendo e imprecando. «Numi del cielo, ditemi che non è vero» prega, affannando.

«Oh no, è la pura verità, nero su bianco» assicura Watson, porgendogli il quotidiano in questione.

Holmes afferra il giornale e legge, poi geme, frastornato. «Vaneggiano tutti in questi ultimi giorni?».

Il dottore annuisce, con uno strano sguardo che dà i brividi all'investigatore. «È molto probabile, in effetti» conviene in tono leggero.

Pochi minuti dopo bussano alla porta e a un loro cenno di assenso si fa avanti la signora Hudson. Il dottor Watson pensa si tratti della loro colazione, invece resta deluso.

«Signor Holmes, giù all'entrata c'è un portalettere con un pacchetto per voi. Ho provato a ritirarlo, ma insiste che ha avuto disposizione di consegnarlo direttamente al destinatario» lamenta.

L'investigatore assottiglia gli occhi, sospettoso, ma infine si decide a scoprire di cosa possa trattarsi questa volta. «D'accordo, signora Hudson. Dite pure al fattorino che scenderò subito».

«Speriamo che non sia un altro evaso» commenta Watson, attirandosi inconsapevolmente le simpatie del coinquilino.

Con ancora qualche fastidioso scricchiolio e crampo, Holmes scende le scale che lo conducono all'entrata del 221B e quasi sbotta in faccia al portalettere «Ebbene, cos'è questa novità che non prevede che si possano lasciare missive alla portineria?».

Il portalettere, con aria infelice e confusa, scuote la testa impotente. «Mi rincresce, signore. Purtroppo si tratta di ordini che mi sono stati dati: "Solo nelle mani del destinatario scritto sul pacco". Voi siete il signor Sherlock Holmes del 221B di Baker Street?».

L'investigatore lo incenerisce con lo sguardo, prima di sibilare «Sì, io in persona. Desiderate anche un certificato di nascita, per caso?».

«No, signore. Scusatemi, signore. Ecco, questo è per voi» balbetta lo sfortunato.

«Date qui!» bercia, strappandogli il pacchetto di mano. «Devo firmare sul vostro naso, o mi date il modulo?».

«Sì, signore. Subito, signore. Ecco a voi, dovete firmare dove...».

«Dove c'è scritto: firma, forse?».

«Sì, signore» mormora, un poco tremante e costernato.

L'investigatore appone la sua firma e restituisce il modulo con un brusco gesto. «Addio» sbotta, prima di sbattergli la porta in faccia. Risale le rampe di scale a passo di carica e sbatte anche la porta del salotto, mentre il suo malumore raggiunge picchi allarmanti.

«Brutte notizie?» azzarda Watson.

«Sì, gli uffici postali stanno peggiorando il loro servizio e noi sprechiamo i soldi delle tasse» annuncia, lanciando il pacchetto sulla scrivania.

«Holmes, amico mio, che cosa vi turba quest'oggi?» chiede il dottore, preoccupato.

«Che cosa, Watson? Ma è molto semplice: il fatto che non solo questa storia mi è sfuggita di mano, ma lo ha fatto in modo clamoroso e facendo un chiasso infernale, ecco che cosa mi turba».

«E tuttavia dovete pur ammettere che l'obbiettivo che vi eravate proposto è stato raggiunto. Il modo non è fra i più leciti, è pur vero, ma conta poco se paragonato ai risultati» fa discretamente notare.

«I risultati» esclama Holmes. «E dove sono? Il Primo Ministro sapeva del recupero del documento della principessa Alexandra prima ancora che lo sapessi io per certo. I giornalisti finiranno con il proporre la nomina di quel furfante a commissario di questo passo. Ma io, che cosa ho in mano, all'atto pratico?» lamenta frustrato, passeggiando con foga avanti e indietro per il salotto.

«Provate solo a calmarvi un momento, amico mio. Vi state facendo prendere da un'ansia non del tutto giustificata» suggerisce Watson con pacata gentilezza.

L'investigatore espira, esasperato, ma infine accetta seppur a malincuore il suggerimento dell'amico e si decide a interrompere la marcia in salotto e a sedersi un momento per tranquillizzarsi e riflettere. E mentre si accomoda sulla poltrona i suoi occhi cadono quasi per errore sul pacchetto abbandonato sopra la sua scrivania. Con una smorfia contrariata si rialza per recuperarlo, prima di tornare a sprofondare nella sua poltrona e fissarlo con astio malcelato.

«Che diamine sarà? Una bomba?» presagisce con umore macabro.

«Holmes, vi prego» protesta Watson.

Holmes fa spallucce. «Con certa gente là fuori che mi sorveglia, non mi stupirei più di niente» ragiona pessimista. Alla fine, appena un poco più tranquillo, si decide ad aprire il pacchetto, imballato in normalissima carta da pacchi marrone e spago, con il suo nome e indirizzo scritto a macchina. All'interno, ribaltando le sue previsioni, una scatola di legno lucido e levigato con un marchio a fuoco al centro e cerniere e serratura in ottone. «Hum! Direi che non è una bomba, se non altro» constata, accarezzando la superficie con una mano. Con un polpastrello fa scattare la chiusura e solleva di poco il coperchio. Dentro, con suo stupore, una fila ben ordinata di costosi sigari che ricoprono una seconda fila di sigari identici; in tutto venticinque esemplari. Scuote la testa, attonito, fissando la fascetta dorata nel mezzo di ogni esemplare, fino al momento in cui il suo sguardo è attirato dall'interno del coperchio. Su di esso, in un angolo in cima, appuntato con una minuscola spilla argentata a forma di fiore sulla fodera in seta, un biglietto da visita, in semplice cartoncino ruvido color crema, con due sole parole: Arsène Lupin. Inspira bruscamente e con agitazione scansa le due ordinate file di sigari che nella foga finiscono fuori dalla scatola e sulla poltrona. Sotto, adagiata sul fondo della scatola, una busta con un sigillo rotto. Con le dita che tremano lievemente raccoglie la busta e la esamina per un breve momento, prima di aprirla ed estrarre il documento che contiene. Mentre legge i suoi occhi diventano grandi e lucenti. «È lei» sussurra, «la lettera della principessa». Solleva lo sguardo e trova che il dottor Watson si è alzato e lo ha raggiunto accanto alla sua poltrona, scrutandolo con ansia e aspettativa crescenti. «Sì, è lei» ripete, ancora incredulo. Poi si rialza con un movimento brusco. «Devo avvisare il cancelliere».

Watson posa una mano sulla sua spalla per fermarlo. «Andrò io ad avvisare. Rimanete, avete ancora l'aria stanca». Detto ciò sale nella sua camera per recuperare il cappotto ed esce dopo aver salutato il coinquilino con un sorriso di incoraggiamento.

Nel frattempo Holmes è risprofondato in poltrona e ancora regge la scatola con la busta dentro, indeciso tra lo sbigottimento e il sollievo. Dopo lunghi minuti trascorsi in una sorta di limbo estatico, allunga una mano e sgancia con i polpastrelli la spilla che trattiene ancora il biglietto da visita e, una volta liberatolo, se lo rigira fra le dita. Dietro, alcune parole scritte a mano in bella grafia: "Un piccolo pensiero. Spero possano piacervi. Porgete i miei omaggi alla principessa Alexandra e fatele i miei migliori auguri per la sua prossima incoronazione. Con rispetto. Vostro A.L.". «Sciocco francese sentimentale» mormora, deglutendo a fatica il fastidioso bolo di saliva che gli si è bloccato in gola. Lentamente abbassa la mano che ancora regge il biglietto e in quel momento solo nota che la scatola, a parte la busta per la Principessa, è ormai pressoché vuota. Turbato cruccia le sopracciglia e si guarda attorno, scoprendo che tutto il precedente contenuto è ora malamente sparso sulla sua poltrona. Allora riaggancia il biglietto alla sua spilla e sposta la lettera sul coperchio, poi raccoglie uno alla volta i venticinque sigari e li riposiziona con cura all'interno della scatola. Quando si ritiene soddisfatto del lavoro esala un sospiro tremolante e si permette un piccolo sorriso storto, poi chiude gli occhi, si appoggia allo schienale morbido e attende le notizie che gli recherà il dottore.