Cap. 5 - Un ospite...di troppo-

Harry osservò i bambini in lacrime. I loro visini erano arrossati e le loro espressioni cariche di dolore. Sapeva quanto fosse brutto crescere senza i genitori e anche quanto fosse difficile da accettare la perdita di qualcuno che si ama. Ecco perché la consapevolezza di essere l'artefice di quella sofferenza gli era a dir poco intollerabile. Così giurò a se stesso, che qualunque cosa fosse accaduta in futuro, l'avrebbe cambiata! I suoi figli non avrebbero pianto per la sua prematura scomparsa.
Guardando la loro disperazione, si rese conto che il suo unico desiderio era quello di rivedere i loro sorrisi maliziosi e spensierati. Così si alzò dalla sedia e con un tono calmo ma deciso, disse "E' per questo che siete venuti, vero? Per avvertirmi di quello che sarebbe successo?"

"Si papà...ci mancavi tanto" rispose Eileen mentre si stropicciava l'occhio sinistro.

"Farò di tutto per evitare che accada in futuro. Ve lo prometto."

"Davvero papà? Allora non andrai più a lavorare con nonno Arthur?" chiese Albus-Severus speranzoso.

"Ehm ...non lo so, ma..."

Prima che riuscisse a terminare la frase, si udì un assordante frastuono provenire dall'esterno dell'ufficio. I bambini urlarono ed Harry li strinse istintivamente a se, con fare protettivo.

"Nessuno si muova, e restate in assoluto silenzio!" ordinò Il pozionista, mentre sfoderava la sua bacchetta color ebano.

"Qualcuno ha distrutto il Gargoyle a guardia delle scale Severus." sentenziò il preside con la solita calma che lo contraddistingueva. Poi il vecchio mago si alzò, fece il giro della scrivania pronto ad affrontare qualunque fosse la minaccia che stava per abbattersi su di loro.

"No, Albus. Tu sei l'unico in grado smaterializzarsi all'interno del castello. Piuttosto metti i marmocchi al sicuro, tutti loro" disse guardando Harry. "Qui ci penso io".

"Sta attento, ragazzo mio" rispose annuendo l'uomo.

"NO! NO, PAPA'... Non andare PAPA'!" urlarono i disperati i ragazzini.

"Oh per l'amor di Merlino Potter, falli tacere!" sibilò l'uomo infuriato. Fidati diPotter e i suoi figli, per trasformare una brutta situazione in un cataclisma.
Il preside chiamò a se Harry e i piccoli. Nel frattempo Snape era entrato in piena modalità Mangiamorte. La bacchetta sguainata e saldamente stretta in mano, i sensi all'erta, la concentrazione al massimo.
Si avvicinò all'ingresso in assoluto silenzio, facendo particolare attenzione a restare sul lato della porta opposto a quello di dove erano situati i cardini. Se il loro aggressore avesse lanciato una maledizione abbastanza potente, una delle ante gli sarebbe di certo finita addosso. Invece in questo modo, avrebbe potuto facilmente evitarla, dandogli per giunta il vantaggio di attaccare per primo, avendo così la meglio al primo e forse unico attacco.
Sentì dei passi rapidi e concitati avvicinarsi. Appartenevano ad una sola persona, ne era certo. Sperava di stordire il loro aggressore al primo colpo, in modo da evitare qualsiasi conflitto all'interno dell'ufficio del preside. L'idea di combattere in presenza di Potter e delle quattro pesti, era impensabile. Uno di loro avrebbe sicuramente fatto qualche idiozia. Erano tutti troppo emotivi e poco disciplinati per restarsene in disparte.
La tensione era palpabile. Continuava a fissare le ante di legno, in attesa di vederle saltare in aria o trasfigurate in qualcosa di letale. Invece con suo grande stupore, vide la maniglia abbassarsi bruscamente. Questa era una cosa senza senso, dal suo punto di vista. Perché un aggressore avrebbe perso il vantaggio della sorpresa, palesando in maniera così ovvia la propria presenza? Le uniche conclusioni logiche erano due: o l'intruso era un completo idiota e quindi piuttosto innocuo oppure non era un nemico.
La porta si aprì con una rapidità tale da non lasciare ulteriori spunti di riflessione. Quando Severus vide chi era il presunto aggressore, quasi gli sfuggì la bacchetta dalle mani per la sorpresa.
Il momento di shock che regnava nell'ufficio del preside, fu spezzato dalle urla dei piccoli Potter-Snape, che senza la minima esitazione corsero incontro al nuovo arrivato, saltandogli addosso e costringendolo ad arretrate nuovamente nel corridoio.
"Mah ...mah ..." Balbettò Harry fissando il pozionista "Quello era davvero... "
"Temo... di si"
Nel corridoio riecheggiò un urlo furioso. "VOI QUATTRO SIETE IN PUNIZIONE FINO A QUANDO NON COMPIRETE TUTTI TRENTANNI! MI AVETE SENTITO BENE?". Subito dopo si udirono in successione: uno scalpitio frenetico di passi, il suono di quelli che quasi certamente erano dei sonori sculaccioni, confermati da diversi tipi di piagnistei.
Snape rinfoderò la bacchetta mentre sogghignava soddisfatto, non aveva bisogno di vedere o sentire altro. Le piccole insopportabili pesti, non erano più un suo problema. Ne ebbe la conferma quando sentì uno dei marmocchi piagnucolare "No...no papino... Ahia... no! Ooohhh"
"VIENI SUBITO QUI!" ringhiò l'uomo.
"No papà... per-per favoreeee."
"HO DETTO VIENI QUI, ALBUS!" e un attimo dopo "NOOO... Ahhh! Che male Papàààà."

"Non OSATE lamentarvi! Dopo quello che avete fatto meritereste di peggio! E sappiate che questo è solo l'inizio! Cosa diavolo vi è saltato in mente? Avete la più pallida idea di quanto ero preoccupato? Quando vostra nonna mi ha detto che eravate spariti, mi è quasi venuto un colpo! POTEVATE FINIRE CHISSA' DOVE, E PERDERVI NEL TEMPO... POTEVATE FERIRVI... O PEGGIO POTEVATE MORIRE!" la sfuriata ovviamente era stata accompagnata dal suono inconfondibile di un altro paio di scapaccioni.
A quel punto Harry si avvicinò alla porta "Non dovrebbe trattarli così, sono solo dei bambini!"
"Potter taci, non sono affari tuoi" sibilò il pozionista accanto a lui, mentre incrociava le braccia al petto. Quelle piccole pesti di certo si meritano una giusta punizione per le loro imprese imbecilli.
Conoscendo il pessimo carattere di Snape... beh un Snape di qualsiasi linea temporale, Harry si era aspettato una risposta sarcastica o un aspro ammonimento per il suo tentativo di difendere i bambini, ma si era sbagliato e di grosso.
Il tutto successe troppo in fretta, per rendersi conto di quello che sarebbe avvenuto da lì a poco: un ombra scura che usciva velocemente dalla penombra del corridoio, il suono di passi veloci, una forte stretta intorno alla sua vita, una spinta in avanti verso il torace di qualcuno molto più alto di lui, delle mani che gli contornavano il viso, ed infine delle calde e morbide labbra poggiate sulle sue.
Harry ansimò. Quella presa era forte, dolce, appassionata e disperata allo stesso tempo.
Il battito del suo cuore era assordante, un po' per paura di quello che stava succedendo e un po' per la sorpresa, ma molto di più per le forti emozioni che quel gesto stavano suscitando in lui.
Il Grifondoro aveva baciato altre persone in vita sua: Cho Chang, Ginny e un Tassorosso del settimo anno piuttosto carino proprio pochi giorni prima, ma nessuno lo aveva fatto sentire così...vivo.
"Harry..." . Il suo nome mormorato in quella maniera era qualcosa di sublime. La voce di Snape era forte e delicata, come la carezza che aveva ricevuto un attimo prima. Non appena le labbra del pozionista si allontanarono dalle sue, sentì la confusione e l'imbarazzo investirlo come un bolide. Gli occhi neri e profondi di quello che sarebbe stato il suo futuro compagno erano inchiodati su di lui. Erano vividi, lucenti e pieni di emozioni che non sapeva riconoscere dipinti sul volto di Severus Snape. Certo un Snape molto diverso, a giudicare da quello che era appena successo.
Si prese il suo tempo e così ebbe l'occasione di osservare meglio l'uomo che aveva di fronte. Era praticamente un'altra persona anche nell'aspetto. Aveva i capelli leggermente più lunghi e raccolti in una coda di cavallo. Indossava una veste scura, ma non totalmente nera, arricchita con decori argentati sia sulle maniche, che sul petto nella zona dei bottoni e non c'era nessuna traccia dell'immancabile mantello da pipistrello. Harry decise che quella era l'immagine di qualcuno, che chiunque avrebbe definito un bell'uomo. Godric divino! Ha almeno 11 anni più di quest'altro Snape, eppure sembra quasi più giovane! Oh cavolo perché mi sta ancora fissando in quel modo?

Severus si allontanò controvoglia dal Grifondoro. Solo a quel punto si rese conto che aveva un'espressione piuttosto stupita, perplessa e molto imbarazzata dipinta sul volto. Un volto più giovane e meno familiare di quello che ricordava. Un pensiero orribile lo colpì. Dannazione! Ho perso la testa! Lui non è il mio Harry, è ancora un semplice studente del settimo anno. Come ho potuto avventarmi su di lui in quel modo!
Entrambi i maghi erano arrossiti e molto imbarazzati. Il pozionista distolse lo sguardo e poi si schiarì la gola, sperando di recuperare un minimo di compostezza. Solo a quel punto notò che nella stanza c'erano anche un Albus Dumbledore che sfoggiava un sorriso a 32 denti piuttosto compiaciuto e una versione più giovane di se stesso, che lo scrutava accigliato e disgustato. "Mi scuso, per la mia avventatezza".
Severus Thobias Snape aveva visto molte cose nella sua vita, ma questa era di gran lunga la più: delirante, paradossale, nauseante e terrificante di tutte! Non poteva aver visto il suo futuro se stesso avventarsi su Potter, come se fosse uno scolaretto senza il minimo controllo di se! Se questo era quello che gli riservava il suo futuro, avrebbe seriamente valutato la possibilità di ingurgitare il veleno più potente in suo possesso il giorno successivo.Si una morte rapida, pulita e veloce... è molto meglio della pazzia... Perché sono impazzito, ne ho avuto la prova poco fa!
"Non c'è nulla di cui scusarsi ragazzo mio. Credo che siamo tutti perfettamente in grado di comprendere il tuo stato emotivo. Prego accomodati Severus".
"Immagino che vorrai sapere cosa è successo nel dettaglio, Albus".
"Sempre se non ti causa troppo disturbo. Inoltre temo che i tuoi splendidi figli, si siamo già lasciati sfuggire alcuni avvenimenti salienti del nostro futuro" disse sorridendo il vecchio mago.
Il pozionista sospirò, sapendo che non aveva scelta in merito. "Molto bene. Credo sia inevitabile allora". Dopo un attimo di silenzio aggiunse "Hai ancora quel piccolo salottino vicino la porta del bagno?"
"Sì ragazzo mio, perché?"
"Vorrei che tu trasfigurassi una porta su quella parete, in modo che io possa lasciare i bambini lì dentro. Non desidero che ascoltino la nostra conversazione".
Dumbledore annuì. Poi prese la sua bacchetta e dopo due o tre rapidi movimenti, una porta di legno scuro apparve sulla parete di fronte a loro. "Ecco fatto".
"James, Eileen, Albus e Lily venite tutti subito qui!"
I bambini che erano rimasti sulla porta d'ingresso a debita distanza dal loro padre infuriato, rientrarono nell'ufficio in fila indiana. Avevano tutti la testa china e gli occhi lucidi. Eileen sfoggiava un'espressione imbronciata, James e Albus-Severus si stavano massaggiando il didietro, mentre la piccola Lily tirava su con il naso.
Il pozionista aprì la porta del salottino, poi si mise sulla soglia e con un tono piuttosto severo si rivolse ai suoi figli. "Mi aspetterete qui dentro. Ognuno di voi metta il naso in un angolo. Se sento un solo sussurro...ve ne pentirete. Sono stato abbastanza chiaro ragazzi?"

"Si papà, chiarissimo" squittì Albus.
"Immagino non ci sia alcun bisogno di specificare, che mi aspetto un comportamento esemplare mentre siete lì dentro. La vostra lista di malefatte è già abbastanza lunga, non costringetemi a prendere ulteriori provvedimenti" disse severamente l'uomo.
"No papà... faremo i bravi" rispose Eileen.
"Bene. Allora tutti dentro!"
Sentì i bambini sospirare mentre prendevano posto, ognuno nel proprio angolo. Lasciò la porta aperta in modo da poterli tenere d'occhio. Poi lanciò un Muffliato e infine si sedette nell'unico posto rimasto vuoto, alla sinistra di Harry.
Il giovane Grifondoro si sentiva accerchiato, dato che era seduto tra due Severus Snape!
"Forse potresti prendere in considerazione l'idea di essere più comprensivo con i piccoli. Da quello che ci hanno riferito, quello che è successo non era
intenzionale."
"Albus come ti ho più volte ribadito, non è affar tuo come decido di educare i miei figli. Quello che hanno fatto oggi era pericoloso e insensato. E IO, non intendo incentivare in alcun modo comportamenti simili. Detto questo vorrei capire cosa vi hanno riferito".
"In realtà poco o niente. Erano troppo esagitati per spiegarsi correttamente. Sappiamo solo che sono figli tuoi e di Harry e che vengono dal futuro".
"E ...che sono morto... credo" aggiunse in Grifondoro.
Il Severus più vecchio lo inchiodò alla sedia con uno sguardo glaciale. "E' così... sei morto. Circa di tre mesi fa".
Snape osservò il volto del suo futuro se stesso, si era indurito, incupito e inacidito di colpo. E quella insolita, vivida ed estranea luminosità che aveva scorto nei suoi occhi color ossidiana era svanita del tutto. Si accigliò a sua volta. Lui vedeva quello stesso sguardo spento e vuoto ogni singola mattina da 18 anni, sapeva cosa lo aveva provocato... una profonda sofferenza.
"Ma-ma come? I bambini hanno detto che vivevano dai nonni...Perché erano lì? Perché non erano con lei? Non può incolparli se..."
"Potter, taci!" sibilò Snape. Possibile che il marmocchio insolente e fastidioso non si era reso conto della tempesta emotiva, che il suo futuro se stesso stava vivendo proprio in quel momento e probabilmente proprio a causa sua? No certo che no... lui non ne ha la minima idea.
La sua attenzione si spostò poi su Dumbledore, e l'assenza del suo consueto luccichio era la conferma che invece il suo mentore ne era perfettamente consapevole. Sospirò e si chiese perché non c'era un Signore Oscuro pronto a conquistare il mondo quando gliene serviva uno.
Dopo quella che sembrò un eternità, finalmente il Severus del futuro iniziò a raccontare gli avvenimenti più salienti che aveva vissuto negli ultimi 16 anni.
L'uomo incominciò la sua narrazione dicendo, che molti dei Mangiamorte fedeli all'Oscuro erano sfuggiti alla cattura, dopo la sua caduta. Disse che questi individui avevano giurato di vendicarsi, per aver perso il loro leader e le loro posizioni privilegiate. Nel corso degli anni si erano dunque riorganizzati con l'intento di portare a termine i folli piani del loro Signore.
Raccontò inoltre che Harry, subito dopo aver conseguito i suo MAGO, era entrato in accademia per diventare un promettente Auror. Disse che il loro rapporto era iniziato come una semplice amicizia a scuola, dopo che i due avevano avuto un chiarimento. Poco meno di tre anni dopo si erano sposati, e dopo circa altri due era arrivato il loro primogenito James, poi i gemelli e per ultima la piccola Lily.
Raccontò che ovviamente la sua famiglia era sempre stata un obiettivo primario per i neo-Mangiamorte, ma che nonostante tutto erano riusciti seppur con grandi sforzi da parte di entrambi, a condurre una vita piuttosto normale e serena. Beh certo, per quanto potesse essere serena una vita con Harry Potter e 4 figli.
Man mano che il pozionista raccontava il susseguirsi degli eventi, la sua espressione era sempre più accigliata e il suo tono di voce più aspro.
Raccontò che aveva chiesto a suo marito di abbandonare la carriera di Auror più volte, ma che lui si era sempre rifiutato di assecondarlo, definendolo troppo iperprotettivo e melodrammatico. E poi, quasi ringhiando, concluse il racconto dicendo che il Grifondoro era rimasto per certi versi una testa di legno impulsiva e troppo avventata, e che questo suo comportamento insensato, lo aveva condotto alla morte.
"... ma io semplicemente... non potevo accettarlo! " sentenziò l'uomo. "Così dopo il funerale, ho chiesto a Molly ed Arthur di badare ai bambini per un tempo indeterminato. Dunque mi sono rinchiuso nel mio studio per giorni e giorni, finché non ho trovato un modo per cambiare le cose. Nei tre mesi successivi ho lavorato giorno e notte per sviluppare una pozione, che versata su una lastra di ametista con incise delle rune piuttosto ...oscure, mi hanno dato la possibilità di creare una passaporta che è in grado attraversare non solo gli spazi, ma anche il tempo".
"Ragazzo mio, questa scoperta è sensazionale e terribile in egual misura! Non avresti dovuto farlo. E' molto rischioso cambiare una linea temporale. Cose terribili succedono..."
"...Ai maghi che si intromettono nel tempo. Ne sono perfettamente consapevole, Albus".
"Ma davvero? Non si direbbe! Dato che te ne stai qui comodamente seduto tra delle persone che non avresti mai dovuto incontrare. Dimmi con il tempo sei stato contagiato dall'idiozia di Potter? Guardati! Ti sei trasformato in una testa di legno esattamente quanto lui. Sono profondamente disgustato!" sibilò il Snape
più giovane con disprezzo, dopo essersi alzato dal suo posto.
"Non osare giudicarmi... proprio tu" rispose l'altro Severus. Aveva pronunciato poco meno di una manciata di parole, ma il suo volto, il suo sguardo intenso erano carichi di significato. Uno che probabilmente, solo l'altro se stesso era in grado di leggere.
Un lungo silenzio regnò nella stanza i due pozionisti si fissarono per parecchio tempo, senza proferire una sola parola. Sembravano pronti ad azzannarsi alla gola o a maledirsi nell'oblio a vicenda. Per fortuna fu Harry a mettere fine a quella lotta silenziosa.

"Beh ma allora il problema è risolto. Si è deciso! Una volta presi i miei MAGO, non farò l'Auror!"
Dumbledore e i due pozionisti lo guardarono come se gli fosse cresciuta una seconda testa.
"Beh cosa c'è?" chiese il Grifondoro.
"Cosa c'è?" Sibilò duramente il Snape del futuro. "C'è che ho lottato per anni, per indurre mio marito a convincersi che fosse un'idiozia continuare a dare la caccia ai maghi oscuri, avendo scelto di mettere al mondo dei figli! E ora te ne esci con ...non farò più l'Auror!?"

"Beh forse all'inizio era importante...voglio dire per lui! Magari quando ero ancora...ehm da solo. E poi ...ecco lei ha detto che ero bravo nel mio lavoro, quindi allora mi piaceva. E poi forse, non sapevo quale altro lavoro fare. Ma oggi, Io ho visto...e mi creda, non voglio vedere mai più quei bambini piangere come hanno fatto prima, per me...ehm voglio dire per lui! Sono sicuro che se lo avesse visto anche suo marito, ci avrebbe ripensato". Merlino santissimo... spero abbia capito, è difficile parlare a nome del mio futuro me stesso!

Severus fissò il ragazzo, era rosso come un peperone per l'imbarazzo e il suo discorso era stato un vero disastro. Sospirò, non era un argomento che voleva affrontare in quel momento, con un adolescente che non era nemmeno propriamente suo marito e per giunta con altri a presenziare. "Ora che tutto è stato chiarito, vorrei predisporre i preparativi per tornare a casa con i mie figli".
"Ma certo ragazzo mio, se hai bisogno di qualcosa non esitare a chiedere".
L'uomo si voltò verso il suo se stesso più giovane. "Una cosa ci sarebbe. Avrei bisogno di utilizzare il tuo laboratorio privato giù nei sotterranei per un paio di ore e necessito di una lastra di ametista".
"Bene" rispose stizzito Snape. Detestava l'idea di condividere il suo spazio privato anche con il suo futuro se stesso, che per inciso non gli piaceva affatto! Ma se questo significava, liberarsi più in fretta della sua intollerabile presenza e di quella dei marmocchi, era un prezzo che era disposto a pagare.
A quel punto il Severus del futuro prese la bacchetta, annullò il Muffliato e poi entrò nel salottino "Potete togliere i nasi da quegli angoli, stiamo andando giù nei sotterranei".
I bambini si voltarono e in silenzio uscirono dalla stanza, preceduti dal loro padre. "Siamo pronti papà".
"Cosa? Non ho nessuna intenzione di farli entrare nei miei alloggi e tanto meno nel MIO laboratorio dopo il disastro che hanno combinato!" sibilò Snape, deciso ad impedire che un secondo cataclisma si verificasse nel suo spazio privato.
"Non entreranno nel laboratorio. Se ne staranno educatamente seduti in salotto e saranno piuttosto impegnati a scrivere delle lettere di scusa per tutti i loro nonni" rispose l'uomo lanciando uno sguardo severo ai bambini.
Dumbledore si avvicinò ai due uomini e poi disse "Beh penso che abbiamo qualcuno qui, che possa dare un occhio ai piccoli mentre voi siete impegnati in laboratorio. Non è così Harry, ragazzo mio?"

"Io... ecco...beh... certo" rispose il moro. Oh, oh... Non credo succederà mai... Snape mi sta guardando come se volesse strozzarmi. Perché se la deve sempre prendere con me? Non è stata una mia idea! Però mi piacerebbe passare un po' di tempo con i piccoletti, mi piacciono un sacco.
Un coro di vocine si levò a pochi passi da loro. E poi la piccola Lily corse tra le gambe del pozionista più giovane. "Dai secondo papino, per favoreeee! Non vuoi stare un po' con noi? Ti pregoooo"
Il Severus più vecchio ghignò divertito. Oh si, mio caro Severus, imparerai che ci sono delle cose che nonostante la tua ferrea volontà, non sei in grado di negare a quegli occhi smeraldini. Gli occhi che ti hanno fatto battere il cuore per lei... poi per Harry e ora ... per uno dei tuoi figli.
Snape osservò la bambina, lo stava di nuovo fissando con quei dannati occhi verdi, implorandolo di portarli con se. No non lo avrebbe fatto!
"Dai papà, poi non potrai vederci per un sacco di anni!" aggiunse Eileen avvicinandosi anche lei all'uomo.
Oh Merlino ora sono attaccato su due fronti! NO assolutamente NO!
"Papà SU! Papy prendimi in braccio, per favore. Devo dirti una cosa papy... che puoi sentire solo tu." poi guardò in direzione di suo padre, e quando lo vide annuire con la testa, sorrise al papino più giovane.
Snape alzò un sopracciglio. Se pensano di potermi convince con i loro piagnistei si sbagliano di grosso!Decise quindi di allontanarsi per sfuggire alle fastidiose attenzioni di quegli orribili marmocchi, quando la piccola Lily gli si strinse maggiormente addosso. "Papino, su. SU! Ti dico solo una cosa piccolina". Quel visino era così angelico e pieno di speranza che alla fine suo malgrado acconsentì e la prese in braccio. E' solo per farla stare zitta!Lei lo guardò sorridendo.
"Hai un secondo ragazzina" disse borbottando il pozionista.
Lily si avvicinò al suo orecchio destro e bisbigliando disse "Ti voglio tanto, tanto bene papino. Scusa se ti abbiamo fatto arrabbiare, non lo faremo più. Ci puoi portare con te, adesso?" e poi gli stampò un bacino sulla guancia.
I tre restanti Potter-Snape e Severus ghignarono. Gli occhi si Dumbledore erano praticamente un faro acceso nella notte ed Harry aveva la bocca aperta come un pesce lesso.
"Molto bene, ora che non ci sono ulteriori obiezioni possiamo andare" sentenziò Severus, come se nulla di strano fosse successo. Ah, hai ancora molto da imparare... l'occlumanzia e tutte le maledizioni più oscure che conosci, non ti salveranno dai tuoi quattro marmocchi mio caro, abituati!

Quando lo racconterò a Ron ed Hermone non ci crederanno mai, MAI! Oh oh e guarda Dumbledore è in estasi!

Dannazione a tutti loro! Non vedo l'ora che questa orribile giornata sia finita e che questa massa di scocciatori se ne sia andata per sempre! Se non la smettono di guardarmi tutti in quel modo... se ne pentiranno! Oh ma li oblivierò tutti...TUTTI!

Così la strana combriccola formata dai Potter-Snape di diverse linee temporali, si diresse nei sotterranei. Ognuno immerso nei propri pensieri.

Angolino dello Scribacchino

Dite la verità, non ve lo aspettavate questo colpone si scena è? Sono nuova qui, e quindi in pochi sanno quanto è profonda la mia dedizione al personaggio di Severus... mi domando se ci sia qualcuno come me. Beh penso lo scoprirò con il tempo. Spero vi sia piaciuto questo capitolo, alla prossima.

Lady