Disclaimer: If you know it, I do not own it. Much of Ollivander's dialogue comes from Phylosopher's Stone by JKR. Other bits also come from the book.
Discaimer: Se lo sapete, non mi appartiene. Parte del dialogo con Olivander viene da "La Pietra Filosofale" di JKR. Anche altre piccole parti vengono dal libro.
Cap 3. Bacchette, Legami e Regali
"Wow" esalò Harry sbirciando dalla vetrina dello stantio negozio di bacchette.
"Draco!".
La porta del negozio si spalancò e Atlanta schizzò fuori, agitando quello che sembrava un calderone e chiacchierando all'impazzata a proposito di cosa c'era nel calderone senza neanche accorgersi che Draco non era solo.
"Zia Cissy mi ha anche lasciato vedere le scope!" finì Atlanta. Finalmente si accorse dell'uomo eccessivamente alto dietro a Draco e spalancò gli occhi. "Wow, sei veramente alto".
"E tu americana" affermò Hagrid confuso.
"Lo sono!" esclamò Atlanta saltellando. "Chi sei?"
"Atlanta" la rimproverò Draco.
Atlanta continuò sorridendo "Io sono Atlanta Black".
Draco corse il rischio e spiò oltre la sua spalla. Hagrid era sbiancato. Varie emozioni gli guizzarono in viso mentre fissava Atlanta come divertito. Atlanta porse la sua minuscola mano. I suoi occhi si strinsero un poco in attesa.
"Rubeus Hagrid, ma chiamami solo Hagrid" rispose Hagrid, una risata nel suo tono di voce, quando finalmente le strinse la piccola mano.
"È il Custode delle Chiavi e dei Luoghi a Hogwarts" scoppiò Harry.
Atlanta si girò verso Harry, i suoi occhi si illuminarono, le tonalità dorate brillavano fortemente con la sua eccitazione, ma non perché fosse Harry Potter. Si rivoltò verso Hagrid e chiese: "Lavori a Hogwarts! Io ci voglio andare, ma tutti i Black sono andati a Dibonein da quando fu fondata dal... mio bis alla milionesima nonno".
"Cos'è Dibonein?" chiese Harry perplesso.
Atlanta si girò verso di lui e iniziò a chiacchierare sulla scuola di magia costruita da qualche parte nelle montagne americane dal suo antenato.
"Uh, vi lascio andare dentro. Ti vengo a riprendere come hai finito, d'accordo 'arry?"
Harry annuì.
"Mi sono dimenticata di presentarmi. Che scortese da parte mia. Sono Black, Atlanta Black".
Ancora una volta tese il braccio, sorridendo gioiosamente a Harry. Lui sembrava turbato, ma le strinse la mano. Poi, sogghignando, disse "Potter, Harry Potter".
Ridacchiarono tutti e due come se avessero appena condiviso la più importante battuta del mondo.
"Io adoro i film di James Bond!" annunciò Atlanta "Mamma dice che sono troppo... oltre la mia comprensione, ma mi piacciono le esplosioni. Non mi piace tutto quel baciarsi".
Arricciò il suo naso aristocratico, una combinazione Black/Lupin, e afferrò la mano di Harry. Lo strattonò un paio di volte prima che Hagrid ridendo sotto i baffi li salutasse. Velocemente Draco lo ringraziò per aver lasciato che Harry venisse con loro. Hagrid studiò Draco per un momento poi annuì. Draco si affrettò dentro il negozio dove Atlanta stava farfugliando di Dibonein mentre sua madre guardava scandalizzata Atlanta perché parlava con un ragazzino malridotto.
"Salve, Madre" la salutò Draco.
"Draco, tesoro. Con chi sta parlando Atlanta? Un tuo nuovo amico?"
Draco notò gli occhi di sua madre sfrecciare verso la grande figura che si allontanava dalla vetrina del negozio. Era sicuro che da dentro avesse visto cosa era successo, ma aveva deciso che ci doveva essere una ragione se suo figlio aveva socializzato con un bambino in vestiti Babbani troppo grandi per lui. All'improvviso Atlanta smise di parlare a metà frase e si girò a guardare Narcissa e Draco.
"Madre, questo è Harry Potter" disse Draco, indicando Harry.
Harry sorrise educatamente facendo un passo in avanti e sembrando insicuro se dovesse porgere la mano in questa situazione. Narcissa spalancò gli occhi e si mosse verso quel ragazzino mal vestito, soffermando gli occhi sulla cicatrice sulla sua fronte. Avvertendo il suo sguardo Harry si appiattì la frangia e si mosse con imbarazzo. Atlanta saltellò al suo fianco.
"Zia Narcissa" disse "Harry ha capito la mia citazione da James Bond!"
Narcissa mosse la sua attenzione su Atlanta. Lanciò uno sguardo di rimprovero alla bambina e Atlanta smise di saltellare.
"Harry, è un piacere conoscerti. Io sono la madre di Draco" disse Narcissa.
Timidamente Harry le porse la mano. Si stava chiaramente richiudendo nel suo guscio ora che era di fronte alla intimidatoria Narcissa Malfoy. Sua madre afferrò la mano di Harry e la strinse. Lei fece cenno alla sedia accanto a lei. Harry lanciò uno sguardo a Draco prima di sedersi. Velocemente Atlanta si sedette all'altro lato di Harry.
"Buon pomeriggio" una debole voce risuonò distintamente dietro di loro.
Draco si girò. Un vecchio uomo con occhi inquietanti apparve dalle tenebre del negozio. Draco sentì Atlanta sussultare dietro di sé visto che lei non sapeva che Olivander godeva nel saltare fuori dal nulla e spaventare i suoi clienti.
"Salve" rispose Harry.
"Buon pomeriggio" rispose Draco e venne prontamente ignorato in favore di Harry. Schiacciò giù la scintilla che avvampò. Se voleva essere amico di Harry Potter doveva abituarsi. Nonostante fosse chiaro che Harry detestasse questo trattamento, sarebbe comunque successo. Se il Weasel propenso alla gelosia poteva abituarsi, altrettanto poteva Draco. E molto più velocemente del Weasel.
"Ah, sì, sì, sì" disse Olivander piano, sbarrando i suoi occhi chiari, "Mi chiedevo quando l'avrei vista. Harry Potter".
Esalò il nome e l'intero negozio sembrò fremere. Harry si appiattì la frangia.
"Gli occhi della madre" dichiarò Olivander con gli occhi posati sul viso di Harry. "Sembra solo ieri quando lei venne a prendere una bacchetta. Lunga dieci pollici e un quarto, sibilante, salice. Perfetta per gli incantesimi".
Olivander fece un passo verso Harry, studiandolo più profondamente. Harry si agitava evidentemente a disagio.
"Tu batti le palpebre?"
Olivander si staccò dalla sua ammirazione e si voltò di scatto per guardare Atlanta. I suoi occhi si spostarono su di lei e per un momento sembrò quasi spaventato.
"Vedi, non hai battuto le palpebre da quando siamo entrati" chiarì Atlanta sedendosi dritta.
"Atlanta Siria Black!" la sgridò fermamente Narcissa.
Draco sobbalzò sorpreso non avendo mai veramente sentito sua madre sgridare nessuno oltre agli Elfi Domestici. Almeno era decisamente differente grazie alla mancanza di disgusto nel suo tono.
Atlanta si ritirò leggermente imbarazzata prima di sbirciare di nuovo verso Olivander il quale stava studiando Atlanta stranito.
"Non sapevo che Sirius Black avesse avuto una figlia" commentò lui. Dal suo tono basso sembrava che fosse un commento destinato solo alle sue orecchie più che altro. "Edera, quindici pollici, corda di drago, molto flessibile".
Atlanta piegò la testa di lato, ora confusa.
Olivander la studiò da vicino, quasi attaccando il naso al suo viso. "Ah, ma io lo vedo. I capelli, gli zigomi, la troppa abbondanza di energia, eppure... gli occhi sono completamente sbagliati. Anche il naso".
"È quello che dice il mio papà. A proposito dei miei occhi. Sirius Black aveva lo stesso colore di occhi? Sa, io ho sempre pensato di avere la madre sbagliata, non il padre. Aspetti, magari il Sirius Black che lei conosce era una ragazza? Perché l'unico britannico che conosco è..."
"Atlanta" sibilò Narcissa "Piantala".
Lentamente Atlanta tornò indietro nella sedia sapendo di aver infastidito Narcissa. Draco prese un respiro profondo, sapeva che a volte sua madre odiava essere imparentata con Sirius Black. Al momento era dovuto al fatto che l'avevano preso per aver ucciso tredici Babbani e aver lasciato solo un dito di un mago. Nel futuro sarebbe stato perché non l'aveva fatto, era innocente, e sarebbe stato ucciso dalla bacchetta di Bellatrix, di fatto terminando la diretta linea Black. Draco era sicuro che i cugini non avessero mai avuto un buon rapporto. Lui non sapeva molto di Sirius Black oltre che Potter probabilmente amava l'uomo e che sua madre era profondamente delusa da lui.
Olivander scattò sull'attenti, i suoi occhi inquietanti si bloccarono su Narcissa mentre lei fissava fredda Atlanta. Atlanta si afflosciò un po' fino a che Narcissa non bisbigliò qualcosa e lei saltò su, diritta e rigida. Draco cercò di non ridere. Atlanta si dimenticava sempre di sedersi dritta. Era sicuro che lei non potesse neanche camminare in linea retta.
"Narcissa Malfoy. Salice, dieci pollici e mezzo, coda di unicorno, rigida" spiattellò Olivander. Draco sospettava che fosse qualcosa, spiattellare dati sulle bacchette della gente, che l'uomo faceva senza accorgersene. Sua madre sorrise a labbra strette e gli annuì. Olivander diresse la sua attenzione ai due ragazzi. "Chi vorrebbe iniziare per primo?".
"Io" si offrì volontario Draco visto che era in piedi. Le sue dita smaniose di avere di nuovo la sua bacchetta.
Harry deglutì quasi grato. Sembrava che Harry volesse fare altre domande, quindi Draco iniziò a sproloquiare su tutto quello che sapeva sulle bacchette. Elencò i legni, i diversi tipi di nuclei magici, come le date di nascita tendevano a ripartirsi i tipi di legno. Olivander ritornò sembrando leggermente impressionato dalle conoscenze di Draco.
Draco, quando Olivander glielo chiese, non volle ammettere dove aveva imparato tutto. In parte perché dubitava che Olivander gli avrebbe creduto (siccome aveva imparato dallo stesso Olivander quando l'Oscuro Signore aveva rapito l'uomo) e in parte per frustrazione. Draco voleva urlare che sapeva quale era la sua bacchetta, specialmente dopo l'enorme pila di bacchette che stavano ai suoi piedi. Comunque trattenne il suo temperamento e non urlò per la sua bacchetta di biancospino. Draco non ricordava neppure se ci fosse voluto così tanto tempo l'ultima volta.
Quindi Draco continuò a parlare di bacchette.
Uno sguardo a sua madre gli disse che stava tendendo verso un territorio ignoto. Lei sembrava impressionata che lui sapesse tanto senza che lei ne fosse al corrente, eppure perplessa che lui lo sapesse. Figurarsi perché stesse rispondendo a tutte le domande di Harry senza un minimo di fastidio (Harry aveva ricominciato a fare domande come Draco aveva ricominciato a parlare).
"Vediamo. Biancospino, dieci pollici, ragionevolmente elastica, crine di unicorno" disse Olivander, prendendo la futura bacchetta di Draco fuori dalla scatola.
Draco quasi balzò per agguantare la bacchetta da Olivander. Essere basso aveva i suoi punti deboli. Olivander gli mise in mano la bacchetta e un calore si espanse dentro di lui e delle scintille verdi sprizzarono dalla punta. Atlanta gridò di gioia e Harry esultò. Draco si voltò in tempo per vedere i due che si scambiavano un sorriso. Sembrava che Narcissa Malfoy non sapesse se dovesse rimproverare Atlanta o riempirsi di sollievo perché potevano andare via.
"Possiamo rimanere per Harry?" chiese Atlanta come Narcissa si alzò tirando fuori il suo borsellino. Narcissa si immobilizzò guardando Atlanta che sfoggiava i suoi occhi da cane bastonato.
"Sì, Madre" disse Draco "Vorrei rimanere. Per favore?"
Ci vollero dieci minuti di piagnucolii mentre Narcissa pagava perché lei cedesse. Ci sarebbero voluti meno di dieci minuti, ma Olivander continuava a cercare di capire di chi fosse figlia Atlanta. Continuava a elencare parenti Black e bacchette per Atlanta, che da parte sua appariva educatamente frastornata. Olivander, tuttavia, sembrava pensare che stessero giocando.
"Va bene" disse Narcissa, sulla soglia dell'esasperazione. "Atlanta, torna seduta".
Atlanta si sedette nella sedia affianco a Draco, sorridendo apertamente. Draco ricambiò cortese il sorriso.
"Ah, ora signor Potter" iniziò Olivander e presentò la bacchetta del padre di Potter che era buona per la Trasfigurazione.
Un'ora dopo, l'intero negozio di bacchette era impilato attorno a Harry che sembrava sul punto di venire sepolto dalle scatole di bacchette, Olivander si massaggiò la guancia borbottando a proposito di un cliente difficile. Draco stava iniziando a pentirsi di essere voluto restare quando Olivander strinse le labbra e disse, "Mi chiedo se... sì, perché no?"
L'inquietante creatore di bacchette svanì e ritornò con una scatola che sembrava più vecchia della polvere. Soffiò la polvere in faccia a Harry. Lui starnutì, sbattendo le palpebre e rovesciando una torre di bacchette dietro di lui. Con cura, con molta più cura di come avesse tirato fuori le altre bacchette, Olivander estrasse una bacchetta di colore scuro.
"Combinazione insolita" informò Harry "Agrifoglio e piume di fenice, undici pollici bella flessibile".
Harry si sporse timidamente in avanti e prese la bacchetta. Dal suo linguaggio del corpo Draco poteva dire che quella era la bacchetta giusta. Ancora prima che Harry la muovesse verso il basso con un fruscio e mandasse un fiume di scintille d'oro e argento dappertutto. C'era qualcosa in Harry che semplicemente di illuminò quando ebbe la bacchetta in mano. Si mise a testa alta e con maggior orgoglio.
"Bene, bene, bene" mormorò Olivander guardando scomparire le scintille. "Curioso, molto curioso. Curioso".
Riprese la bacchetta da Harry che si incupì. "Scusi, ma cosa c'è di curioso?"
Pallidi occhi d'argento si fissarono su Harry, quasi scavandogli solchi nella testa.
"Ricordo tutte le bacchette che ho venduto, signor Potter. Ogni singola bacchetta. Si dia il caso che la fenice la cui piuma risiede nella sua bacchetta ha dato solo un'altra piuma. Solo una. È curioso che questa bacchetta l'abbia scelta quando la sua sorella le ha inflitto quella cicatrice".
La mano di Harry volò alla sua frangia e se la appiattì nuovamente. Affianco a Draco, Atlanta sussultò e sbarrò i suoi grandi occhi dorati come adocchiava Harry. Draco e sua madre, scioccati in egual misura, poterono solo fissarli.
Quante erano le probabilità?
Diavolo, Harry Potter era il Prescelto.
Olivander fece un cenno con la testa. Posizionando con cura la bacchetta di nuovo dentro la vecchissima scatola. "Sì, sì. Tredici pollici e mezzo, tasso. Ricordi, è la bacchetta a scegliere il mago, non vice versa. Penso che possiamo aspettarci grandi cose da lei. Dopotutto, Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato ha fatto grandi cose; terribili, ma grandi."
Un brivido percorse Harry quando prese la scatola. "Voldemort aveva la sorella di questa bacchetta?"
Narcissa fece un leggero sibilo al suono del nome dell'Oscuro Signore. Draco si mosse inquieto. Ci sarebbe voluto un po' per abituarsi all'abitudine di Harry di pronunciare il nome dell'Oscuro Signore.
Sembrava che Harry non avesse idea di come reagire a quello che era appena successo. Draco capì che aveva bisogno di una figura genitoriale nella sua vita. Fortunatamente ne avevano una con loro. Dopo essersi ripresa dal sentire il nome dell'Oscuro Signore Narcissa si alzò in piedi, ricordò a Harry di pagare e ringraziò Olivander. Velocemente Harry fece quanto suggerito e Narcissa accompagnò i bambini fuori dal negozio dove vennero accolti da Hagrid. Aveva una gabbia con sé con all'interno un gufo bianco come la neve. Draco avvertì un fiotto di qualcosa appena vide il familiare uccello bianco. Non era sicuro se fosse conforto o familiarità.
"Buon compleanno Harry!" annunciò Hagrid, esibendo il gufo verso Harry. Harry sussultò, proferendo che non aveva mai ricevuto un regalo di compleanno prima di allora. Draco lo guardò storto, aspettando che si correggesse. Ma non lo fece, continuo solamente a osservare il gufo, incespicando mentre ringraziava e insisteva che Hagrid non doveva prendergli niente.
"È il tuo compleanno?" chiede Atlanta con un sorriso sghembo.
Harry si voltò verso di lei, alzando la testa verso la bambina, più alta eppure più giovane. Atlanta scavò nel calderone che aveva con sé per un momento per poi tiare fuori un sacchetto che spinse verso Harry.
"Sapevo che c'era una ragione per cui le voleva. Ecco. Buon compleanno!" esclamò lei, spingendo un'altra volta il pacchetto verso Harry, che non lo prese soprattutto perché aveva le braccia piene con la gabbia per uccelli.
"Ma- no-questo è- tu- no" balbettò Harry.
"È chiaramente per te" insistette Atlanta.
Hagrid riprese la gabbia da Harry, incoraggiandolo a prendere il sacchetto. Harry esitò due secondi prima di afferrarlo e osservarlo un poco prima di aprirlo, confuso.
"Sono Gobbiglie. Qui" disse lei, tornando a frugare nel calderone. "Ho un libro che spiega il gioco".
"Atlanta, davvero sapevi che era il compleanno di Harry?" chiese Narcissa, sconcertata.
Atlanta aveva l'abitudine di portarsi appresso e comprare cose che non voleva. Aveva questa caratteristica anche nella vecchia linea temporale. Quando Draco l'aveva conosciuta (la prima volta) lei si era improvvisamente accorta del perché si stesse portando appresso un drago sputa fuoco giocattolo da oltre un anno. Altair Black, suo padre, rivendicava che ci fosse sangue di Veggente in lei, mentre sua madre, Circe Hilderbatch (la donna era prima di tutto una famosa creatrice di pozioni, e una moglie in secondo luogo), lo attribuiva alla buona natura di sua figlia. Draco supponeva che Atlanta fosse semplicemente strana.
Draco sorrise dolcemente mentre Atlanta cercava il libro. Draco era sicuro che avesse nelle tasche almeno dieci oggetti a caso che erano destinati ad essere dati a persone quando ne avrebbero avuto più bisogno, senza parlare poi di quello che aveva ficcato nel calderone.
"No" rispose semplicemente Atlanta che aveva trovato il libro. Lo porse a Harry.
Harry prese lentamente il libro, ringraziandola, apparendo come se fosse un sogno e completamente stupefatto.
"Prego" canticchiò Atlanta nel suo leggero accento americano.
"Harry" iniziò Draco, attirando la sua attenzione. "Io devo andare, ma, ecco, ora che hai un gufo, ti dispiacerebbe se ti scrivessi? Finché non inizia la scuola?".
Harry si illuminò, gli occhi grandi in un mix di sorpresa e gioia. "Tu mi vuoi scrivere?".
Lo chiese come se non si azzardasse a crederlo.
La sua vita a casa doveva essere veramente brutta. Draco provò pena per quel bambino che non era un immaturo ragazzino viziato. Harry non era neanche cattivo. Nonostante Draco ne fosse stato al corrente da bambino, non gli importava. Ma, avendo l'esperienza e la conoscenza di un ragazzo di diciassette anni, vedere questo bambino di undici anni che era innocente e desideroso di appartenere a qualcosa fece sentire Draco confuso e affranto.
"Certo. Se va bene?"
"Sì. Non ho mai avuto un gufo prima. Come funziona?"
"Allora, ora ci scambiamo gli indirizzi."
"Anche io! Scriverò anch'io! Anche quando sarete a scuola!" offrì Atlanta. Stava saltellando, la sua coda di cavallo frusciava avanti e indietro alle sue spalle. "Io non inizierò la scuola fino all'anno prossimo."
"Cosa fai se non vai a scuola?"
"Ho un insegnante privato" rispose Atlanta "Gli farebbe piacere se avessi un amico di penna! È britannico!"
Harry fissò Atlanta come se gli stesse parlando in Greco.
"Il mio insegnante privato. Lui è britannico. È per questo che la mia voce suona strana agli altri americani".
Harry continuava ad apparire perplesso.
"Possiamo tutti scambiarci gli indirizzi" chiarì Draco. Si voltò verso sua madre.
"Posso usare un pezzo della pergamena che abbiamo comprato prima?"
"Ne ho nella mia borsa" offrì lei, aprendo la sua borsetta e tirandone fuori un foglietto e una piuma auto inchiostrante. Inoltre tirò fuori una rubrica in pelle, Draco sapeva che conteneva gli indirizzi delle persone giuste. Lei lasciò gli oggetti in mano a Draco, che scrisse velocemente il proprio indirizzo assieme a quello di Atlanta nel foglietto che poi diede a Harry. Harry recitò poi il suo indirizzo a Draco, "Numero 4, Privet Drive, Surrey, England".
La rubrica di sua madre ora conteneva qualcosa che non aveva mai avuto prima: un indirizzo Babbano.
Draco si voltò e ringraziò sua madre. Lei riprese la rubrica in silenzio, facendola cadere nella sua borsa. Lanciò a Draco uno sguardo incuriosito quando lui si girò di nuovo verso Harry.
"Ti scriverò stanotte, se va bene?" chiese Draco con esitazione.
"Splendido. Starò attento per il gufo" disse Harry sorridendo.
Draco annuì brevemente. "Be, è stato un piacere conoscerti Harry. Anche lei signor Hagrid".
"Piacere di aver conosciuto anche te Draco. Anche tu Atlanta. Lieto di averla vista signora Malfoy" disse Hagrid impacciato. Abbassò lievemente la testa in direzione della madre di Draco, apparendo leggermente sorpreso.
"Anche per me... è stato piacevole incontrarla qui signor Hagrid" rispose sua madre formalmente in tono decisamente chiuso. Riuscì a non schernire o fare smorfie, essendo giunta alla stessa conclusione di Draco: non offendere il mezzo sangue di fronte a Harry. Rivolse poi la sua attenzione a Harry. Gli fece un piccolo sorriso che Draco le aveva visto dare solo ad Atlanta quando si comportava come una signorina. "È stato anche un piacere fare la tua conoscenza signor Potter".
Quello che accadde dopo scioccò Draco profondamente. Sua madre si inginocchiò fino a essere alla stessa altezza di Harry e gli sorrise apertamente. Studiò il timido, minuscolo ragazzo.
"Sai che siamo cugini, Harry?" chiede lei a bassa voce. Allungò una mano e gli spostò la frangia di lato in modo che più o meno coprisse la sua cicatrice. Gli occhi di Harry si spalancarono e gli cascò la mascella.
"Cosa?" chiese Draco. Questa gli era nuova. Anche Atlanta era scioccata e lei aveva tutto l'albero genealogico della famiglia Black memorizzato. Sia quello americano che quello inglese. Conosceva pure l'albero dei Malfoy perché ad un certo punto erano emigrati dalla Francia anche verso l'America e sposati all'interno della famiglia Black. Nemmeno una volta nessuno dei due aveva visto qualche Potter.
"Cugini?" chiese Harry, gli occhi fissi in quelli di Narcissa.
Lei annuì, la sua mano strinse piano il braccio di Harry. "Sì, tuo padre era il figlio di Charlus Potter e Dorea Black, la mia prozia".
"La nonna di Potter era una Black?" sparò fuori Draco.
"Aspetta che lo dica al signor Remus!"
Per una volta la madre di Draco ignorò quelle grida sconnesse, la sua attenzione su
Harry.
"Ti dovrò far vedere l'albero genealogico della Famiglia Black. I Potter sono lì sopra".
Draco aveva visto l'albero genealogico eppure non si era mai accorto che ci fossero i Potter. D'altronde potrebbe anche essere stato eliminato poiché alla sua famiglia non piaceva far vedere che erano imparentati con chi aveva scacciato il Signore Oscuro. O provato.
"Aspetta, quindi io e Draco siamo parenti?" esclamò Harry, sbalordito e eccitato.
"Esatto".
Hagrid appariva frastornato e preoccupato. Non era chiaramente preparato per questo. Questo, e il fatto che era molto più probabile che Narcissa Malfoy si comportasse in maniera fredda e indifferente con gli altri, non premurosa, affettuosa e amorevole, che era come si comportava di solito con Draco. E solo con lui.
Provò a sentirsi geloso, ma lo sguardo di pura confusione e la chiara aria di disagio che veniva da Harry glielo impediva. Era chiaro che nessuno si era veramente mai preso cura di Harry e questo diceva tantissimo.
