Disclaimer: Se lo sai, non mi appartiene.
Cap. 5 Un inizio molto differente
Draco aspettava stando sulla punta dei piedi che Harry apparisse. Era sicuro che a un certo punto Potter si fosse scontrato con i Weasley, motivo per cui quando Draco aveva trovato Potter sul treno nella precedente linea temporale lui era assieme al Weasley fulvo. In quel momento Weasley era riuscito a contaminare Potter, infatti Potter aveva storto il naso all'offerta di amicizia di Draco.
Draco era sicuro che questa volta non sarebbe successo in quanto lui e Harry era amici. Migliori amici di come Draco fosse mai stato con chiunque dei suoi passati Serpeverde.
Sorprendentemente.
"Arriverà, tesoro" disse a bassa voce Narcissa dall'angolo della bocca. "Smettila. Non sta bene".
"Dovresti solo salire sul treno" biascicò Lucius, completamente annoiato.
Draco smise di muoversi, congelando il viso in modo da non aggrottare la fronte. Stava per arrendersi quando individuò la testa dai capelli disordinati apparire attraverso la barriera, da solo. Non c'era nessun testa rossa in vista. Draco lasciò andare il respiro che non si era accorto di star trattenendo. Harry si guardò intorno per un momento. Appariva piuttosto diverso senza i caratteristici occhiali, ma sembrava che nessuno lo stesse fissando mentre si faceva strada attraverso il binario.
"Assomiglia meno a James senza gli occhiali" Draco sentì sua madre bisbigliare così piano che era certo che lei non avesse neanche realizzato che aveva dato voce a quel pensiero.
"Harry!" lo chiamò Draco preoccupato che Harry gli passasse davanti senza vederlo.
"Draco!" salutò Harry spingendo il suo carrello verso Draco. "Ciao, uh, Zia Narcissa".
"Zia?" Sbuffò Lucius dietro a Draco, poi fece un lamento quando sua madre gli diede una gomitata nel fianco.
"Ciao, Harry. Hai trovato il binario senza problemi?" chiese lei sorridendo verso Harry, contenta di quello che stava vedendo.
Draco era colpito. Oltre alla mancanza degli occhiali sgangherati, Harry indossava abiti che erano chiaramente fatti per lui, così come nuove scarpe che non erano tenute insieme dallo scotch in modo da non sgretolarsi. Draco era segretamente grato che suo padre non fosse stato con lui quel giorno a Diagon Alley quando aveva incontrato Harry per la prima volta. Questo Harry era molto più presentabile.
"Sì, effettivamente. Grazie per avermi detto come arrivare, Draco" disse Harry volgendo la sua attenzione verso Draco. "Non ci sarei mai arrivato sennò".
Lucius si schiarì la gola. Draco fece un piccolo sobbalzo.
"Oh, scusa Padre. Padre, questo è Harry Potter" disse Draco indicando Harry.
Harry guardò su, e su, verso Lucius Malfoy e vacillò un momento*. Si schiarì la gola e disse, "Salve, Signor Malfoy".
"Harry Potter" disse Lucius, facendo un cenno con la testa a Harry. Non gli porse la mano, né disse altro. Lanciò uno sguardo a Draco. Draco sapeva che il padre non approvava questa amicizia o il suo associarsi al Bambino Sopravvissuto.
A Draco non importava. Si voltò verso Harry e sorrise.
"Eccitato?"
"Sì".
"Allora, voi due dovete salire sul treno. Dobby, carica i loro bagagli per favore" ordinò Narcissa, cambiando il tono di voce per rivolgersi all'Elfo Domestico.
Dobby apparve e Harry rimase senza parole all'apparizione di quell'elfo dall'aspetto strano con lunghe orecchie e occhi grandi come palline da tennis.
"È un Elfo Domestico" spiegò Draco "Il suo nome è Dobby".
"Ciao, Dobby" disse Harry.
Dobby fissò il bambino con gli occhi che diventavano ancora più larghi del normale.
"Dobby" disse secco Lucius.
Dobby fece un salto di cinque piedi (N/T poco più di un metro e mezzo) e corse via con i bauli e le gabbie dei gufi che galleggiavano dietro di lui. Edvige produsse alcuni suoni di protesta prima che il caos della piattaforma la sovrastasse.
"È come un servitore" continuò Draco quando notò l'espressione di Harry. Prima che Harry potesse chiedere altro aggiunse "Andiamo a cercare uno scompartimento. Arrivederci Padre. Arrivederci Madre".
Lucius gli fece un cenno "Rendici fieri".
"Mandaci un gufo domani per dirci in che Casa sei" disse Narcissa abbracciando Draco, il quale fece un verso di protesta.
"Lo farò" promise lui.
Lo Smistamento. Draco se ne era dimenticato. Si chiedeva se sarebbe stato smistato sempre a Serpeverde. Non vedeva perché non avrebbe dovuto. Era ancora scaltro e aveva grandi ambizioni: salvare il mondo magico dal pazzo Oscuro Signore e dal suo regno di terrore. Draco lanciò un'occhiata a Harry che sua madre stava ora salutando e incoraggiando a scriverle se avesse bisogno di qualcosa. Lo abbracciò pure, il che lasciò Harry frastornato.
"Andiamo" disse Draco afferrando il braccio di Harry e trascinandolo verso il treno.
"Piacere di averla conosciuta, Signor Malfoy" salutò Harry mentre Draco lo tirava sul treno.
Draco sapeva che il sentimento non era reciproco.
I due ragazzi trovarono uno scompartimento vuoto vicino alla coda del treno dove Dobby aveva sistemato i loro bauli. Draco si lasciò cadere su un sedile e sospirò profondamente. Non ricordava che andare a scuola fosse così stancante. Harry si sedette di fronte a lui. Osservava fuori dal finestrino le famiglie che salutavano. Aveva uno sguardo assorto mentre guardava i Weasley in tutta la loro pazzia.
"Allora, tuo zio ti ha dato problemi questa mattina?" chiese Draco volendo riportare l'attenzione di Harry verso di sé.
Harry sbuffò "Pensava che fosse divertente che volessi andare al binario nove e tre quarti. Mi ha veramente accompagnato alla barriera tra nove e dieci pensava di essere divertente fino a quando non gli ho preso il carrello e ho attraversato il muro".
Harry sogghignò verso Draco, c'era un luccichio nei suoi occhi. Draco non aveva mai visto questo lato di Harry: malizioso.
"Scommetto che la sua faccia era uno spettacolo" finì Harry, "Peccato non averla potuta vedere".
Draco rise. Il treno sobbalzò in avanti. Draco sospirò profondamente "Finalmente".
"Ansioso?" chiese Harry "Io lo sono".
"Penso di esserlo. Io... ecco, è stato difficile dal mio compleanno stare a casa e sapevo che sarei venuto a Hogwarts. Io... ecco, io non vedo molta gente della mia età".
"Davvero?" chiese Harry aggrottando la fronte "Non vai a scuola?"
"Ho lezioni, ricordi?"
Harry annuì "Io... io no...".
Draco stava avendo problemi a mettere in parole quello che voleva dire. Non gli piacevano più i suoi vecchi amici, né li conosceva più tanto bene. O voleva conoscerli. Non gli era mai piaciuta la loro compagnia, ma ora che era cambiato così tanto (e il fatto che mentalmente fosse un diciassettenne) non li poteva proprio sopportare. Li aveva visti svariate volte da quando era... tornato, e lo annoiavano al punto di strapparsi le unghie dei piedi.
Se un anno prima gli avessero detto che avrebbe effettivamente preferito la compagnia di Harry Potter a quella di chiunque altro, Draco li avrebbe maledetti.
"Li conosco da tutta la vita e non penso che vediamo più certe cose allo stesso modo. Sono pronto a... ricominciare da capo. Un nuovo inizio" disse Draco guardando Harry, pregando che capisse.
Draco si confortò quando Harry sorrise e annuì. "Lo capisco. Io non avevo alcun amico a casa quindi ero solo emozionato di... ecco, di andare in un posto nuovo in cui nessuno potesse giudicarmi per il mio passato o la mia famiglia".
Draco annuì "Concordo".
"Quindi non conosci nessuno oltre a me? Nel senso..."
"Conosco delle persone, ma non è gente che chiamerei miei amici" chiarì Draco. Si lasciò sprofondare nel sedile e guardò Londra che passava velocemente. "Erano le persone giuste da conoscere. Venire... ecco, venire da una delle Casate Antiche e Nobili nel mondo dei maghi è come essere un membro della famiglia reale in quello dei Babbani".
"Ah, sì. Atlanta me lo ha spiegato... più o meno. Quindi, quando dici che conosci bambini della nostra età, intendi che venivano da famiglie appropriate e giuste" disse Harry annuendo.
"I Purosangue tendono a socializzare solo con altri Purosangue" continuò Draco.
Harry aggrottò le sopracciglia.
"Come la nobiltà che socializza solo con altra nobiltà" offrì Draco. "Nel mondo Babbano, per esempio, dubito che tu abbia avuto molto a che fare con, per dire, il Principe William".
Harry rise "No. Non posso dire che eravamo migliori amici. Quindi, uh, era per questo che tuo padre era così.. ecco, freddo?"
"Quello è solo come è lui" mormorò Draco "Non gli prestare attenzione".
La conversazione passò dai purosangue ai giochi magici. Draco era ansioso di introdurre Harry a Spara Schiocco che sembrava potesse piacergli quanto a Draco. Il tempo volò, la discussione si mosse dai vari giochi Babbani a cui Harry aveva giocato al Quidditch. Draco era felice di scoprire che Harry, nonostante a questo punto non sapesse molto di Quidditch, era piuttosto appassionato e voleva sapere tutto a proposito del gioco. Affermò un po' di volte che non vedeva l'ora di imparare a volare.
Il carrello del pranzo arrivò e Draco si accorse di star morendo di fame. Con compiaciuta delizia osservò gli occhi di Harry spalancarsi alla varietà di dolci contenuti nel carrello.
"E io che pensavo avrei preso delle barrette Mars" borbottò Harry come i due ragazzi si sedettero con la loro scorta di dolci confezioni.
Mentre Draco aveva preso una bracciata dei suoi preferiti, sembrava che Harry avesse preso un po' di tutto. Presto le loro pile di dolci si mischiarono e i bambini iniziarono con entusiasmo a scambiarseli.
"Sono davvero rane?"
Draco sollevò lo sguardo. Harry aveva in mano una scatola di Cioccorane.
"No. Sono incantate per saltare quindi fai in fretta" suggerì Draco "Inoltre hanno delle carte da collezione. Un sacco di ragazzi le scambiano e collezionano".
"Forte. Abbiamo delle cose così nel mondo dei Babbani" disse Harry aprendo con cautela la sua Cioccorana. La afferrò prima che andasse da qualche parte, mordendone la testa mentre studiava la carta.
"Ehi, dov'è andata la foto?"
"Le foto si muovono nel mondo magico. Non l'hai notato nei tuoi libri di testo?" chiese Draco sollevando lo sguardo dal suo Zuccotto di Zucca.
"Strano" esalò Harry riguardando la carta collezionabile.
"Chi hai trovato?"
Draco francamente non riusciva a ricordarsi se collezionava o meno le carte. Sembrava una cosa abbastanza mediocre da fare e qualcosa che suo padre non avrebbe approvato. Scervellandosi, realizzò che forse le aveva collezionate da bambino, ma una volta "cresciuto" aveva smesso. Di sicuro al momento non sapeva cosa farsene della carta.
"Silente" rispose Harry girando la carta. I suoi occhi scorsero lungo il retro della carta "Gli piace il bowling con dieci birilli?"
"Cosa?" chiese Draco.
"È quello che c'era scritto. Non sapevo che esistesse bowling con otto o cinque birilli. Pensavo che ci fossero sempre dieci birilli. È una cosa da maghi?"
Draco scrollò le spalle "Silente è un po'... eccentrico".
Harry fece un verso d'assenso e ripose la carta nel sedile affianco a lui. Si girò verso la scatola di Gelatine Tutti i Gusti +1 e la fissò per un momento. Draco decise di non avvisarlo che significava ogni gusto immaginabile. Era stupefatto del fatto che ci fossero solo lui e Harry nello scompartimento. Draco era sicuro che Tiger e Goyle lo avrebbero scovato dato che sapeva che avevano molto probabilmente ricevuto dai loro padri l'ordine di diventare amici di Draco al più presto.
Draco sbuffò. Non aveva nessun desiderio di essere di nuovo loro amico. Se li poteva definire amici. Erano più degli scagnozzi. Lanciando un'occhiata a Harry, che stava facendo strane facce, Draco sapeva che non aveva più bisogno di scagnozzi. Non sarebbe diventato un bullo. Per quanto sembrasse strano sarebbe stato una brava persona. Sembrava che andasse contro la sua natura, ma non aveva scelta.
Amici, non scagnozzi.
Luce invece di Oscurità.
Giusto invece di sbagliato,
Silente gli aveva detto, molte lune fa, che lui aveva la possibilità di fare delle scelte. Aveva la possibilità di cambiare perché aveva fatto una scelta. A quel tempo non aveva preso a cuore quelle parole, soprattutto perché era terrorizzato e non riusciva a pensare lucidamente. Poi tutto era andato al diavolo in un cestino avvelenato decorato con margherite e giusquiamo nero, ma ora- lontano dal pericolo, Draco poteva pensare. Aveva fatto una scelta avventata, la scelta egoista di mandarsi indietro nel passato, ma era qui e avrebbe fatto del proprio meglio con le informazioni sul futuro che aveva.
*Vacillò: Lett. "faulted", ma presumo un errore di battitura con "faltered"
Eccoci al quinto capitolo! L'ho riletto così tante volte che mi sta uscendo dalle orecchie, per cui spero che non troverete errori o frasi con poco senso. Nel caso avvertitemi che correggo.
Mi farebbe molto piacere sapere cosa ve ne pare di questa traduzione.
Al prossimo capitolo!
