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DETROIT
Date
NOV 16TH, 2038
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2750 YEMANS STREET
Hamtramck
Time
AM 07:28
Insieme, Abel e Sebastian risalgono la stretta scala a chiocciola. Il piccolo YK stringe con insospettabile energia la mano del soldato e gli sta alle calcagna, pronto a una fuga veloce e precipitosa in caso di sgradite sorprese. Ma una volta giunti in cima e riguadagnata l'entrata, sembrano tirare entrambi un sentito sospiro di sollievo scoprendo che nessun pericolo è in agguato, pronto a ghermirli e smontarli pezzo per pezzo.
Abel, sempre tallonato da Sebastian, si accosta con prudenza alla porta e, dopo averla socchiusa, fruga il vicolo con lo sguardo affilato e sospettoso. C'è della gente sulla strada, ma sono tutti occupati a raggiungere altre destinazioni; nessuno sembra intenzionato a mettere radici nei paraggi. Stringe la mano di Sebastian e, un passo per volta, esce dal locale richiudendosi l'uscio alle spalle e traendo a sé il piccolo androide che, ansioso, rimane incollato alle sue gambe.
«Va tutto bene. Ce ne andiamo, adesso» mormora, rimanendo a ridosso del muro dell'edificio e trascinandosi appresso l'YK.
«Dove andiamo?» chiede Sebastian con un filo di voce un po' tremolante.
«Per ora raggiungiamo un'amica. Ci sta aspettando».
«Come si chiama?» chiede curioso.
«Julia» soffia, facendo saettare lo sguardo con ansia e circospezione per accertarsi che non siano seguiti.
Hanno ormai raggiunto lo sbocco della via. Tra non molto saranno allo scoperto. «Connor?» indaga fremente.
"Ci sono, signor Abel. Dove vi trovate?".
«Quasi all'angolo con la Joseph Campau Avenue».
"Solo un momento" temporeggia Connor. E dopo quelli che ad Abel sono parsi una vagonata di momenti "Sono spiacente, signore, ma temo non sia opportuno, in questo momento, imboccare quella strada; risultereste troppo visibili".
«Non possiamo nemmeno rimanercene fermi impalati qui fuori. La gente, anche se di passaggio, finirebbe con l'insospettirsi» sibila Abel.
"Giusta obiezione. Ho un'alternativa per voi" annuncia.
Con una calma quasi snervante per l'umore alterato di Abel, Connor li guida prima fino a un sottopassaggio che taglia l'incrocio, poi con pazienza attraverso le insidie della città. C'è stato un momento in cui l'SQ800, scorgendo due poliziotti passare su una volante proprio di fronte a loro, ha afferrato il piccolo YK e si è gettato quasi di peso dietro un minivan in sosta sul marciapiedi. È stato allora che, dopo aver stretto convulsamente Sebastian ed essersene reso conto in tempo prima di fracassarlo fra le mani, lo ha fissato con preoccupazione per accertarsi di non avergli arrecato danno, scoprendo così qualcosa di molto bizzarro cui non aveva affatto prestato attenzione in precedenza, fin troppo impegnato a tirare entrambi fuori dai pasticci: il piccolo androide ha l'aria di essersi rotolato più volte e con impegno in una carbonaia o più probabilmente negli scarti bruciati e anneriti del forno all'angolo, perché il suo strato esterno è completamente imbrattato di polvere scura, parrebbe cenere, tanto che a mala pena riesce a distinguere il biondo originale dei suoi capelli.
«Ehm… Stai bene, Sebastian?» borbotta, in parte preoccupato ma soprattutto interdetto.
La piccola volpe lo gratifica di un sorrisetto che sa tanto di condiscendente ironia, prima di annuire con decisione.
«Ok, bene. Proseguiamo, allora» risolve, sollevandolo di peso e trascinandolo in giro per le strade di Detroit come fosse un pacco postale.
Ha messo piede nello scantinato da non più di cinque secondi quando, inspiegabilmente, si ritrova avvinghiato in una stretta che minaccia di ridurgli in briciole l'esoscheletro.
«Sei tornato» mugugna una voce confusa contro il suo petto.
Abel prova a districarsi, non ci riesce, abbassa a fatica lo sguardo e scopre che l'impedimento è dato da Julia e che quest'ultima non sembra affatto intenzionata a liberarlo a breve. "Per fortuna che era disinteressata alle sue sorti" riflette con cinismo.
«Così sembra» borbotta imbarazzato. «Se poi riuscissi anche a riavere la mobilità delle braccia, sarebbe un bel passo avanti» protesta debolmente.
«È questa qui la tua amica?» indaga Sebastian, incuriosito, sbirciando la situazione da dietro le sue gambe, non trattenendo una risatina divertita.
«Già» conferma di malumore. «Julia, devi lasciarmi andare, ora; non riesco a combinare nulla se stringi in questo modo» protesta stremato.
Per tutta risposta la KL900 scuote la testa e stringe maggiormente la presa. «Sei stato via ore» lamenta.
«È vero, e ti avevo avvertita che sarebbe stata un'impresa complicata. Senti…». Lentamente arrischia a lasciar andare Sebastian per avere entrambe le mani libere, poi afferra Julia per i fianchi e raggiunge con un po' di impaccio il centro dello scantinato. «Dovevi essere di sostegno, mi dicevano. Nessuno mi ha avvisato che ti saresti fatta venire una crisi di panico».
«Non ho proprio nessuna crisi» brontola Julia, senza comunque accennare a staccarsi.
«Sicuro, vedo» commenta Abel con sarcasmo. «Guarda, ho recuperato uno dei bambini. Si chiama Sebastian. Vuoi forse fare la figura della pazza squilibrata di fronte a un bambino?».
Finalmente Julia scosta il viso dal petto di Abel e lo fissa con sguardo fiammeggiante. «No» sibila scontenta. «Sei proprio un animale».
Abel rotea gli occhi e sbuffa. «Se ti fa piacere crederlo…».
Nel frattempo Julia sembra essere riuscita nell'impresa di calmarsi e porta la propria attenzione sull'YK, imbastendo per lui un sorriso convincente.
«Ciao. Così tu sei Sebastian». Allunga una mano e accarezza i suoi capelli, ritrovandosela imbrattata di nero. «Ehi, che cos'è?» domanda incuriosita, scorgendo del biondo sotto il nero.
«Mimetismo ambientale» spiega Abel. «Il posto in cui stava era buio e la nostra piccola volpe ha ben pensato di colorarsi di scuro per passare inosservata. Dico bene, Sebastian?».
L'YK sorride annuendo soddisfatto. «Nessuno mai mi ha visto» conferma tronfio.
Anche Abel sorride. «Sei stato in gamba» si congratula.
«Ce l'abbiamo fatta» mormora Connor fra sé con una marcata nota di incredulità nella voce.
Mentre solleva lo sguardo si trova a essere osservato con identica sorpresa da Markus e Jander. Poi Markus sorride e Connor si trova quasi involontariamente a rispondergli.
"È andata bene" commenta Jander, soddisfatto.
«Oh sì, decisamente!» concorda Markus. «Chi ci sperava?».
«Abel» risponde Connor, senza rendersi conto che quella di Markus era una domanda retorica.
Infatti quest'ultimo sbuffa e scuote la testa, senza però riuscire a smettere di palesare il suo buon umore.
«Dobbiamo prepararci per la prossima missione. Non è il caso di perdersi in inutili entusiasmi» lo sgonfia prontamente Connor.
E mentre Markus si imbroncia, indispettito, il led di Jander brilla intensamente d'ambra.
"Inoltre Zero ha appena rilevato uno spostamento" annuncia, raffreddando istantaneamente gli spiriti.
I due compagni si fanno attenti e spostano l'interesse sul quadro comandi .
«Di cosa si tratta?» si informa Connor.
«La WE900 ha abbandonato il settore nel quale si trovava poco prima e sembra diretta nella zona occupata dal GS200» ragguaglia Zero.
I tre androidi si spostano al centro della stanza e osservano con attenzione la mappa, seguendo i movimenti in diretta.
«Potrebbero incrociare le strade» ipotizza Markus con un pizzico di speranza.
Connor però è cupo e non sembra convinto della validità dell'idea. «Spero che questo imprevisto non pregiudichi la situazione».
«In che modo?» si innervosisce Markus.
"Se avessero, nel frattempo, sviluppato una loro propria territorialità, per esempio" ipotizza Jander.
«Giusto. O in alternativa i movimenti della WE900 potrebbero attirare l'attenzione delle pattuglie e involontariamente condurle anche verso il GS200» aggiunge Connor.
Markus stira le labbra in una smorfia contrariata e osserva distrattamente la mappa, riflettendo.
«Dovremmo metterci in contatto con il GS200, a questo punto; provare ad avvertirlo del possibile pericolo» propone nervoso.
Connor posa gli occhi su di lui per un lungo momento, comprendendo i suoi crucci, infine annuisce piano.
«Sì, mi sembra una soluzione appropriata» conferma, gettando sconforto nel cuore elettrico di Markus.
È appena scivolata via l'alba, con silenziosa discrezione, quando Elijah varca la soglia del suo laboratorio ed è presto costretto a bloccarsi poco oltre, mentre i suoi occhi straniti osservano il cerchio degli RK e i dati che scorrono sugli schermi di Zero. Cruccia le sopracciglia e avanza cauto di qualche altro passo, studiando le informazioni e adocchiando con ansia il brillio rosso dei tre led.
«Cosa stanno facendo?» bisbiglia rivolto a Zero, cosciente di non poter chiedere ai diretti interessati, non in quel momento almeno.
«Sono in contatto con uno dei devianti, signore» spiega Zero. «La situazione appariva precaria e hanno deciso di intervenire».
Con puntigliosa solerzia, Zero mostra le registrazioni dell'accaduto, fornendo a Elijah le risposte di cui necessita.
«Capisco. Come se la stanno cavando?».
«Il soggetto (il cui nome è Zachary) sembra essere maggiormente disposto alla collaborazione, almeno rispetto a quanto non lo fosse inizialmente il signor Abel. Hanno già provveduto ad avvertirlo dei possibili rischi. Non è stato necessario scontrarsi con difese avanzate, in questo caso; indubbiamente un vantaggio. In questo momento il signor Connor è impegnato nel tentativo di ottenere l'aiuto del soggetto, nell'eventualità si renda necessario un intervento sul campo in favore della WE900» riassume Zero.
Elijah si massaggia una tempia che ha preso a pulsare dolorosamente. Pensare che non è stata neppure una delle sue notti peggiori, tutt'altro in effetti.
«Va bene, ho chiara la situazione» borbotta.
Sentirsi già esausto prima delle otto di mattina non è affatto gradevole. Per di più l'emicrania si sta prendendo un po' troppe libertà per i suoi gusti e per il suo attuale umore.
«Dimmi degli YK. Sono stati rintracciati?».
«Uno di loro è stato recuperato dal signor Abel e si trova attualmente in compagnia della signora Julia all'interno del rifugio del 1376 di Pine Street. Si tratta dell'YK400, il suo nome è Sebastian ed è in buone condizioni. Il signor Abel si sta preparando per una nuova sortita alla ricerca della YK500, ma temo dovrà attendere ancora, dato che nessuna delle unità RK è al momento disponibile per fornirgli il necessario supporto sul campo».
«D'accordo» soffia Elijah, annuendo piano.
Un tremito lo coglie impreparato. Boccheggia e si porta una mano alle labbra, sgranando gli occhi. Abbandona a rapidi passi il laboratorio, quasi travolgendo nel processo sia Chloe che Dick, la prima passata a richiamarlo per la colazione, il secondo troppo mattiniero.
Chloe si volta, seguendo con lo sguardo impensierito Elijah e chiedendosi cos'altro possa essere capitato per mettergli le ali ai piedi in quel modo. Sposta un momento l'attenzione su Dick, il quale fa spallucce, dubbioso quasi quanto lei.
«Mi rincresce doverla abbandonare, ma devo scoprire di che problema si tratta stavolta. Con permesso» si scusa, prima di lasciarlo solo e seguire le tracce di Kamski come un segugio.
Dick osserva con aria critica l'incedere rapido ma aggraziato di Chloe per diversi momenti, infine decide di entrare in laboratorio, nell'attesa che si faccia ora di colazione e quel pelandrone di Hank torni dal mondo dei sogni per riempirsi lo stomaco. Anche lui però, giunto sulla soglia, scruta sorpreso e perplesso la scena dei tre RK al lavoro, e scuote la testa.
«Questi androidi sono proprio degli stachanovisti. Un giorno di questi ci ritroveremo tutti a spasso senza l'ombra di un'occupazione» riflette, mettendosi comunque comodo a studiare i dati di Zero, per nulla impensierito dalla prospettiva perché, in fondo, lui nemmeno l'ha mai avuta un'occupazione, non seria né tanto meno remunerativa comunque.
«Connor? Connor… Connor! CONNOR!».
Il rosso lampeggia furioso e squillante sul suo led. Le sue labbra si storcono in un'amara smorfia che sa un poco di esasperazione e di impotenza.
"È Abel" trasmette in un vago mormorio che minaccia di smarrire la strada nell'etere sovraccarico.
Per fortuna, sua e di Abel, ci sono un paio di soggetti abbastanza rapidi e abili da intercettare il messaggio. Così Jander si scollega dal cerchio con sufficiente efficienza da evitare di destabilizzare la connessione di Markus e Connor, poi immediatamente contatta Zero.
"Connettimi al signor Abel" comanda pragmatico.
«Subito, signore» conferma Zero, dandogli l'accesso richiesto.
«Dannazione, Conn…».
"Signor Abel" lo anticipa.
«Cazzo, sei sparito di nuovo! Dove diavolo eri finito?» bercia Abel.
"Sono veramente desolato, signor Abel. Non sono Connor. Mi chiamo Jander".
«Oh, merda, non di nuovo!» sbraita Abel, molto prossimo a perdere definitivamente la pazienza. «Dov'è lui? Perché accidenti non mi ha risposto?».
"Purtroppo al momento sia Connor che Markus sono impegnati a fornire aiuto ad altri due devianti e non hanno la possibilità di esserle di sostegno. Ho pensato di potermi staccare per rispondere alla sua chiamata. Se lo desidera, posso mettermi a sua disposizione" offre Jander con solerzia.
«Cosa? Che devianti? Sono nei guai?» si allarma Abel.
"Un poco, in effetti" ammette Jander.
Con calma riassume al soldato i recenti fatti e la loro condizione attuale.
«Cristo, che situazione di merda» borbotta Abel.
Jander, dal canto suo, si limita ad annuire e rimanere in rispettoso silenzio.
«Devo trovare la piccola. Pensi di potermi essere di aiuto, da solo?» tenta, incerto.
"Non sarò solo, signor Abel. Zero sarà con me, e con lei ovviamente" lo rassicura Jander.
«E chi diamine sarebbe?» indaga sospettoso.
"Un sistema informatico molto avanzato. Ci ha aiutati lui a guidarla nella sua precedente missione. Lui, in effetti, ha ritrovato tutti voi" spiega.
Abel grugnisce, convinto solo in parte. Ma il tempo corre e le sue scelte non sono poi molte.
«D'accordo. Hai detto di chiamarti Jander, giusto? Beh, io ora uscirò da qui per recuperare la YK500. Conto sul vostro aiuto» fa presente con un tono di comando che è molto vicino al minaccioso.
"Affermativo, signor Abel" risponde Jander con pronta sicurezza.
Quando Abel rimette piede nel suo rifugio, che sta diventando oltremodo affollato, lo fa con l'ennesimo braccio mancante e una piccola androide stretta sotto il braccio rimasto intatto. Androide che scalcia e si dimena come una serpe e sciorina insulti e bestemmie più pensanti e fantasiose di quanto non farebbe uno scaricatore di porto.
Julia e Sebastian, accorsi a dare il bentornato ad Abel, si congelano sul posto fissando attoniti il duo chiassoso, fino a che la piccola YK500 solleva su di loro i suoi occhi spiritati, ringhiando e soffiando al loro indirizzo.
«Gente, date il benvenuto a Grace (un nome molto fuori luogo)… E soprattutto pregate che non decida di strapparvi un arto a caso mentre siete distratti» mugola Abel, accasciandosi in un angolo riparato e mollando la piccola grana nelle mani degli androidi rimasti.
