Capitolo V: Andante Amoroso Parte 1
Sabato 15 giugno, ore 07.20
Jarod fu svegliato dal sole che entrava dalla finestra, la cui tenda si era dimenticato di accostare la sera prima. Era passata da poco l'alba, e si vedeva il cielo sereno sopra il giardino irlandese.
Voltò la testa per guardare Erin; durante la notte, la giovane donna si era girata verso di lui ed aveva appoggiato la testa alla sua spalla, mentre le loro mani erano ancora intrecciate, posate tra i loro corpi. Una lunga ciocca scura le era ricaduta sul viso, su cui non c'era più alcuna traccia delle amare lacrime della sera precedente.
Con delicatezza, Jarod le scostò la ciocca dal volto. Erin aprì gli occhi, passando senza sussulti, di colpo, dal sonno alla veglia, e lo guardò; la sua espressione era assolutamente priva di sorpresa, perché aveva percepito la sua presenza, solida e rassicurante, anche durante il sonno, per tutta la notte.
"Buongiorno", mormorò, sorridendogli lievemente, quasi con aria di scusa.
"Buongiorno", le rispose Jarod, ricambiando il sorriso, "Hai dormito bene?"
"Sì… grazie a te", disse lei, "Mi spiace di averti riversato addosso i miei problemi", aggiunse poi, vergognosa.
Jarod le posò una mano sulla guancia:
"Non dirlo neppure. Gli amici servono a questo, no? E comunque sono io che devo ringraziare te: non so dirti quanto sia importante per me la fiducia che mi hai dimostrato."
Erin gli coprì la mano con la propria, girò il viso e gli baciò le dita in un gesto di gratitudine del tutto privo di connotati sessuali: in quel momento non erano un uomo ed una donna, ma semplicemente due esseri umani che stavano sperimentando una comunione spirituale molto rara e preziosa.
Poi Erin sorrise, di un sorriso che le arrivò agli occhi illuminandoli come stelle, e gli accarezzò la guancia; infine si rizzò a sedere, buttando le gambe giù dal letto. Il momento di intensa commozione era passato, ma sarebbe rimasto per sempre nei loro cuori e nei loro animi, rendendoli speciali l'uno per l'altra per tutta la vita, qualunque cosa fosse successa.
"Vado a fare tai chi", annunciò Erin, alzandosi e cercando le scarpe. Anche Jarod si alzò e raccattò le sue calzature per infilarsele.
"Posso unirmi a te?", domandò, guardandola con aria d'aspettativa. Lei gli fece uno dei suoi sorrisi luminosi come il sole che lo emozionavano terribilmente ed annuì.
Ripassarono le lezioni delle due settimane precedenti, durante le quali Jarod aveva completato una forma e cominciato un'altra. I loro gesti morbidi, quasi languidi, parevano non avere nulla a che fare con le arti marziali, ma in un istante potevano trasformarsi in un'arma micidiale, come Jarod ben sapeva, perché la lentezza con cui viene eseguito ogni movimento comporta un grandissimo controllo psicofisico, che a sua volta porta alla perfezione: quelle stesse mosse, eseguite in velocità, diventano irresistibili.
Dopo circa tre quarti d'ora smisero, e Jarod s'accorse di essere carico d'energia. Non per nulla tai chi significa energia suprema, ed in Cina lo praticano la mattina presto prima di andare a lavorare, nei parchi e nei piazzali, eseguendo tutti insieme, a gruppi più o meno grandi, quelle armoniose movenze.
"Ho una fame da lupo", gli confidò Erin.
"A chi lo dici!", le fece eco lui, "Colazione completa?"
"Certo, ma all'italiana", disse lei, ed al suo sguardo interrogativo spiegò, "Pane, burro e marmellata, e da bere cappuccino."
L'ultima parola era in italiano, ma Jarod la conosceva: indicava schiumoso latte caldo con caffè espresso.
"Ci sto", disse, sorridendole, "però potrei fare una doccia, prima?"
"Ma certo! Il bagno degli ospiti è la porta di fronte a quella del corridoio. Troverai anche un rasoio elettrico: lo tengo per mio padre, che quando viene a trovarmi dimentica regolarmente a casa il suo."
Anche Erin fece una doccia, poi si vestì. Scelse un completo intimo di pizzo color avorio, perché aveva scoperto che mettere biancheria bella – non necessariamente sexy – la faceva sentire diversa; non che, una volta indossata, ci pensasse continuamente, ma qualcosa dentro di lei cambiava: si sentiva più attraente, più sicura, e pertanto finiva col porsi maggiormente a suo agio di fronte al mondo ed alle persone. Quando se n'era resa conto, alcuni mesi prima, aveva gettato nella spazzatura tutta la vecchia biancheria di cotone e ne aveva comprata di nuova, in pizzo, tulle, seta, badando non più soltanto alla praticità ma anche all'estetica. Il risultato era stato un sottile ma evidente cambiamento del suo atteggiamento nei confronti della vita. Strano come a volte basta così poco, pensò Erin, infilandosi una camicetta sbracciata verde acqua, il cui taglio sagomato evidenziava le sue curve, ed una lunga gonna morbida color mattone; ai piedi calzò un paio di comodi sandali infradito, poi si recò in cucina.
Stava infornando le pagnottelle di pane quando Jarod fece la sua comparsa sulla soglia.
"Che delizioso profumo di caffè!", esclamò. Lei si girò a guardarlo e non riuscì più a togliergli gli occhi di dosso: aveva i capelli umidi, il volto rasato di fresco ed i piedi scalzi, ed era terribilmente sexy.
I loro sguardi si incrociarono, ed entrambi dimenticarono di colpo la colazione. Jarod allungò una mano, prese Erin con delicatezza per una spalla e l'attirò lentamente contro di sé.
"Posso darti il bacio del buongiorno?", chiese, in tono basso e vibrante. Erin alzò le braccia e gliele mise al collo, sollevando la testa in un muto incoraggiamento.
Jarod si chinò su di lei, sfiorandole le labbra in un bacio lieve; poi raddrizzò la schiena, con l'intenzione di scostarsi. Ma scoprì che non riusciva a muoversi, in attesa che accadesse qualcos'altro.
Erin aveva la stessa sensazione. Sapeva anche che toccava a lei, adesso. Ma fare che cosa?
Da lungo tempo aveva scoperto che, a razionalizzare troppo le cose, si finisce col distruggere delle grandi opportunità. Così, lasciò perdere la testa ed usò il cuore.
Lentamente, gli prese il viso tra le mani e posò la bocca sulla bocca di lui. Jarod le circondò la vita con le braccia, senza stringere, per farle capire che la lasciava libera di rimanere o di ritrarsi, a suo piacimento.
Erin rimase.
Si baciarono una, due, tre volte. Ogni volta durò un po' più di quella precedente. I loro cuori battevano all'unisono in gran colpi che li scuotevano fin negli angoli più riposti dell'anima.
Poi Jarod schiuse la bocca e, molto gentilmente, le sfiorò le labbra con la punta della lingua, desideroso di approfondire il bacio, ma lasciandola ancora una volta libera di scegliere. Erin gli circondò il collo con le braccia e socchiuse le labbra, accettandolo. Jarod spinse la lingua nella sua bocca, lentamente, quasi con timidezza; la sera prima era stato in preda alla frenesia del desiderio, ma adesso, quando con la punta della lingua sfiorò quella di lei, si sentì scosso come se fosse il primo bacio della sua vita.
Erin aveva un gran rombo nelle orecchie; le ginocchia minacciavano di cederle, trasformate in gelatina. Baciò Jarod perdutamente, aggrappandosi a lui come se stesse per annegare. Jarod ricambiò con altrettanto abbandono, stordito, incapace di pensare coerentemente, conscio solo della donna che teneva tra le braccia, del suo corpo premuto contro il proprio, della sua bocca morbida, accogliente, cedevole.
Durò molto a lungo, sicuramente il bacio più lungo che entrambi avevano mai dato e ricevuto in vita loro. Infine le loro labbra si separarono, ma rimasero strettamente abbracciati. Tutti e due si sentivano girare la testa per l'intensità delle emozioni che stavano sperimentando.
Si guardarono negli occhi, ed i loro sguardi erano annebbiati dal desiderio.
Emisero un ansito e tornarono a baciarsi, con una brama ardente che li lasciò senza fiato. Incapace di tener ferme le mani, Jarod le lasciò vagare sul corpo di lei; la passione esplose tra di loro, obnubilando le menti ed oscurando il lume della ragione. Con un gemito di desiderio, Erin schiacciò il proprio corpo contro quello di Jarod, muovendo i fianchi in modo provocante. Jarod le accarezzò la schiena, giù fino alla curva delle natiche, e la strinse forte; le lasciò la bocca per baciarle la gola ed il collo, e lei ansimò:
"Fa' l'amore con me, Jarod…!"
Il suo tono di supplica non ammetteva equivoci, pertanto stavolta Jarod non esitò: la sollevò sulle braccia come se fosse un fuscello e la portò in camera. Con gambe rese malferme dal fortissimo senso d'anticipazione che provava, barcollò dentro la stanza illuminata dal sole, dove depose Erin sul letto ancora sfatto. Si avvinghiarono l'uno all'altra e ripresero a baciarsi.
Poi Jarod le lasciò le labbra, ma solo per deporle una fila di baci lungo la guancia ed il lato del collo, fin sotto l'orecchio. Un piccolo gemito di Erin gli disse che aveva toccato un punto sensibile, così vi si soffermò vellicandolo delicatamente con la punta della lingua.
Erin era preda di un vortice di sensazioni esaltanti. Aveva un gran caldo. Scalciò via i sandali. Non pensava più a niente, voleva solo che quel momento non finisse mai, che Jarod non si fermasse, che continuasse a baciarla e ad accarezzarla. Gli abiti erano un impedimento insopportabile, sia i propri che quelli di lui; voleva toccare la sua pelle, così gli tirò la camicia fuori dai pantaloni e vi infilò sotto le mani, sfiorandogli la schiena in una carezza lenta e sensuale. Lo sentì sospirare e rabbrividire.
Jarod ardeva di desiderio, non un desiderio fisico che poteva appagare con un semplice rapporto sessuale, ma qualcosa che trascendeva la carne e s'infondeva nell'anima: voleva Erin… lei, non solo il suo corpo.
Si scostò leggermente e posò le dita sul primo bottone della sua camicetta. Lo slacciò; poi il secondo, il terzo, con urgenza crescente. Erin lo aiutò a toglierle l'indumento, poi a sua volta gli sbottonò la camicia e gliela sfilò. Tornarono ad abbracciarsi, e Jarod fu stupito dal calore violento sprigionato dai loro corpi: era come se fossero in preda alla febbre.
Erin non riusciva a capacitarsi dell'intensità della propria bramosia. Non si era mai considerata una donna particolarmente vogliosa, ma adesso stava letteralmente smaniando per Jarod. Lo voleva dentro di sé, nel suo corpo, così com'era già dentro la sua anima. Pensò vagamente che stava per diventare l'amante di un uomo che conosceva appena e di cui non sapeva praticamente niente, e per un momento si domandò se non fosse impazzita… Ma Jarod aveva toccato la sua anima così come ora stava toccando il suo corpo: con gentilezza quanto con fermezza, senza chiedere nulla, e tuttavia offrendole tutto.
Chiuse la porta in faccia alla logica e l'aprì ai sentimenti, abbandonandosi ad essi.
Jarod armeggiò brevemente con la cerniera della gonna di Erin, per poi farla scivolare lungo le sue gambe fino a lasciarla cadere a terra; non aveva ancora finito che lei già stava strattonando la cintura dei suoi calzoni, che finirono sul pavimento col resto dei loro indumenti.
Erano rimasti con la sola biancheria intima. Jarod trovò che Erin indossava un completo di pizzo solo discretamente sexy, ma perciò ancor più intrigante; l'ammirò brevemente prima di scostarle le spalline del reggiseno ed abbassarle fino a scoprire le morbide rotondità che conteneva. Posò una mano a coppa attorno ad un seno, chiudendo indice e pollice sul capezzolo inturgidito. Sentì Erin emettere una piccola esclamazione, che si ripeté più forte quando chinò la testa e s'impadronì con le labbra dell'altro capezzolo.
Erin gli afferrò la testa tra le mani, affondando le dita tra i suoi corti capelli bruni, quasi temendo che la lasciasse. Si sentiva il grembo in fiamme, percorso da fremiti di desiderio. Pressò forte le cosce l'una contro l'altra nel tentativo di tenere sotto controllo la propria smania, ma allo stesso tempo voleva sentirsi toccare ed accarezzare nel punto più sensibile.
Jarod percepì la sua impazienza e ne fu lusingato e felice; nessuna donna lo aveva mai eccitato tanto, e non si era reso conto che lei fosse altrettanto eccitata. Frenando a stento la propria impazienza, slacciò il reggiseno e lo buttò a terra; indugiando a mordicchiarle delicatamente il seno, Jarod fece scorrere le mani lungo la curva dei suoi fianchi, agganciando le mutandine e cominciando ad abbassarle.
Erin si dimenò per aiutarlo e rimase nuda davanti ai suoi occhi. Senza provare traccia alcuna d'imbarazzo, sentendosi anzi sfacciata come non lo era mai stata, sollevò un ginocchio e divaricò leggermente le gambe per farsi guardare tutta.
Scorgendo la rosea fessura che occhieggiava tra i riccioli neri alla giunzione delle cosce, Jarod tirò bruscamente il fiato per l'emozione; la sua espressione divenne famelica e subito allungò una mano, sfiorando in una carezza sensuale la pelle vellutata dell'interno delle sue gambe. Lei le schiuse ulteriormente e, quando sentì le dita dell'uomo toccare il centro della sua femminilità, ebbe un sussulto incontrollabile. Le sfuggì un rantolo di stupefatto piacere mentre le dita di Jarod esploravano il suo scrigno di donna, tentando le grandi labbra, titillando il clitoride, suscitandole una tempesta di sensazioni deliziose che la fece tremare.
Poi Jarod abbassò la testa tra le sue gambe aperte e, realizzando le fantasie erotiche che non aveva potuto fare a meno di coltivare negli ultimi giorni, cominciò a leccarla avidamente. Lei emise un lungo gemito sentendo la sua lingua percorrerle la calda fessura tra le cosce, e trattenne il fiato quando le toccò il clitoride. Poi gemette ancora, più forte, sentendo che penetrava dentro di lei, stimolandola impietosamente. Percependo il piacere che montava a velocità vertiginosa nelle sue viscere, Erin ansimò e si ritrasse: non voleva venire così, voleva che lui la prendesse, facendo di lei la sua donna, completamente.
Jarod riusciva a stento a trattenersi ancora; sentendola ritrarsi dall'assalto della sua lingua, capì che anche Erin non ne poteva più. Era così duro che l'esigenza di immergersi nel suo corpo, divaricato ed invitante, era quasi dolorosa. Così, si sollevò su di lei, si liberò dai boxer e tornò subito a riabbassarsi, coprendola. Il suo glande toccò le grandi labbra, che si schiusero, calde, umide, cedevoli. Fece per spingersi dentro di lei, rendendoli un corpo solo, quando tutt'ad un tratto la sentì tendersi spasmodicamente sotto di lui. Allarmato, la guardò; il suo sguardo spaventato fu come una stilettata nel suo cuore.
Perché Erin aveva paura? Era stata sposata, quindi non era certo una vergine, e conosceva la passione maschile… Poi, di colpo, comprese: dopo la fine del suo matrimonio, non doveva più essere stata con un uomo. Probabilmente era tornata stretta come una fanciulla, ed adesso era stata presa dall'ovvio timore che lui le facesse male, entrando in lei troppo rudemente. Si diede dello stupido egoista per non averci pensato prima, trattandola con maggior delicatezza, preparandola più a lungo. Ma lei lo stava tenendo stretto, ed era evidente che non desiderava che lui riprendesse con i preliminari.
La baciò, teneramente, cercando di tranquillizzarla. Mosse piano l'inguine, sfiorandole il grembo con il proprio ma senza tentare di penetrarla, limitandosi a stuzzicarla. Pian piano lei si rilassò, tornando ad abbandonarsi tra le sue braccia. Tirando leggermente indietro la testa per guardarla negli occhi, Jarod vi scorse una fiducia immensa ed un invito inequivocabile; comprese che era pronta ed allora, molto lentamente, entrò in lei.
Erin era così inumidita dal desiderio che lo sentì scivolare dentro di sé senza difficoltà; sentendo lo scroto toccare le grandi labbra, realizzò che lui era entrato completamente senza farle sentire il benché minimo dolore. Venne travolta da un impeto di gioia e lacrime di gratitudine le punsero gli occhi.
Le labbra di Jarod erano vicinissime alle sue; sentiva su di esse il suo respiro caldo. Sollevò il viso e lo baciò profondamente, con passione.
Lui cominciò a muoversi dentro di lei, dapprima cautamente, poi, via via che sentiva il suo corpo abituarsi al proprio, in modo sempre più ampio e veloce. Erin lo sentiva scivolare su e giù dentro di sé; cominciò a sollevare e ad abbassare i fianchi al suo ritmo, aumentando il piacere di entrambi, mentre le sfuggivano sospiri estatici.
Erin era talmente stretta ed elastica che Jarod veniva eccitato in modo fortissimo; sentì approssimarsi velocemente l'orgasmo e cercò di trattenersi rallentando i movimenti del bacino, ritenendo che fosse troppo presto. Non aveva calcolato che, se per le dimensioni di Erin lui era fortemente stimolato, lo era anche lei: se ne rese conto solo quando la donna emise un vivace gemito di protesta. Allora riprese il ritmo e, dopo poche spinte, la sentì inarcarsi sotto di lui. La vide gettare indietro la testa mentre il respiro le sfuggiva in rantoli dalla gola; il climax le scosse violentemente le viscere, strappandole un grido di piacere. Jarod le fece eco mentre esplodeva dentro di lei.
Per lunghi momenti sospesi al di fuori del tempo, rimasero così, preda di un'estasi tanto fisica quanto spirituale e perciò assoluta, sublime. Poi i loro corpi si rilassarono l'uno contro l'altro, almeno momentaneamente appagati. Jarod si sostenne sui gomiti per non starle addosso, ma Erin lo strinse tra le braccia, lieta di sentire il suo peso sopra di sé.
Il viso affondato tra i suoi capelli profumati, Jarod le baciò il lobo dell'orecchio, mordicchiandolo poi dolcemente. Si sentiva al colmo della beatitudine, ed indicibilmente fortunato ad aver trovato questa donna meravigliosa, dolce, forte, tenera, passionale…
Ad un tratto, senza preavviso alcuno, comprese cosa fosse la sensazione che, fin da quasi subito dopo il loro primo incontro, aveva cominciato a sentire nello stomaco.
Senz'ombra di dubbio, erano farfalle.
Le parole gli salirono spontaneamente alle labbra, ma prima che potesse pronunciarle, Erin girò il volto e gli cercò la bocca con la bocca. Si baciarono teneramente, a lungo, e Jarod cercò di comunicarle in quel modo quello che provava. Quando le loro labbra si staccarono, però, non riuscì a ripeterlo a voce, sopraffatto da un'improvvisa timidezza: e se lei non provava la stessa cosa? Il fatto che avesse fatto l'amore con lui non significava necessariamente che fosse innamorata… che sentisse le farfalle nello stomaco. Forse era stata la solitudine, o la gratitudine per essere stata ascoltata, capita e confortata la notte precedente, ad indurla ad accoglierlo nel suo letto e nel suo corpo, e l'amore non c'entrava niente…
Scelse pertanto di tacere, almeno per il momento. Si scostò, girandosi di schiena, ma continuò a tenerla abbracciata; le fece appoggiare la testa sul proprio petto, un braccio attorno alla sue spalle, accarezzandola gentilmente.
Erin sospirò amorosamente, gli circondò la vita con un braccio e chiuse gli occhi. Non si era mai sentita così appagata in vita sua, così in pace con tutto e tutti, così… completa. Non avevano detto una sola parola da quando si erano baciati la prima volta, ma non ce n'era stato alcun bisogno, perché avevano comunicato perfettamente senza pronunciar motto, come se la stanza avesse echeggiato di parole. Mai in vita sua aveva sperimentato una comprensione così profonda come con Jarod.
Sospirò di nuovo.
"Spero di non averti deluso troppo… Non sono molto esperta", mormorò poi.
Jarod si sorprese di quella dichiarazione: non era esperta? Ma se aveva fatto l'amore come una dea! D'accordo, lui non era esattamente un casanova, ma lei era stata tutt'altro che goffa…
"Invece sei molto brava", la contraddisse quindi, con sincerità. Erin sollevò la testa per guardarlo, senza nascondere la propria perplessità, ma vedendo che lui era convinto di quello che aveva detto, abbassò gli occhi con un certo imbarazzo, tornando a posare la testa sul suo petto. In quella posizione, sentiva il battito del suo cuore, ancora leggermente irregolare.
"Lo credi davvero?", disse a bassa voce, "Io… non ero mai stata con un altro uomo, oltre al mio ex marito…"
Jarod si sentì un groppo in gola; commosso, la strinse a sé.
"Ti ringrazio", disse piano. Erin sbatté le palpebre, stupita.
"E di cosa?", domandò, senza capire. Jarod le baciò i capelli.
"Per avermi fatto l'onore di scegliermi per la tua seconda prima volta", spiegò. Erin si sentì riempire gli occhi di lacrime: quanti uomini avrebbero pensato a ringraziare una donna per questo? Lo strinse forte tra le braccia, comunicandogli così la propria commozione, e Jarod la contraccambiò. Non credeva molto in Dio, ma in quel preciso momento gli venne spontaneo ringraziarLo per avergli fatto incontrare quella donna. Si sentiva stordito come con Nia, la prima donna che aveva conosciuto biblicamente, meno di un anno dopo la sua fuga dal Centro; ma nello stesso tempo sentiva che era un sentimento diverso, più maturo e consapevole. Non la folle girandola di sensazioni dell'adolescente che non era mai stato, che non gli avevano permesso di essere, bensì la concretezza di un'emozione adulta, diversa anche da quello che aveva provato per Zoe, la bellissima giovane donna malata di cancro che, un anno e mezzo prima, aveva persuaso a curarsi, e che in conseguenza a ciò era guarita. Ora comprendeva perché, nonostante la propria convinzione, il loro rapporto non aveva funzionato: i suoi sentimenti per lei non erano neanche lontanamente paragonabili a quelli che sentiva per Erin adesso.
Le sue riflessioni furono interrotte da un brontolio proveniente dallo stomaco di Erin. La giovane donna ridacchiò:
"La mia pancia non esita mai a farmi sapere quando vuol essere riempita!"
Jarod scoppiò a ridere e le accarezzò un braccio:
"La mia è forse più discreta, ma è ugualmente esigente!"
R idendo, Erin si alzò e, facendogli cenno di rimanere a letto, andò in cucina. Poco dopo era di ritorno con un grande vassoio su cui aveva posto la colazione.
"Il caffè è ancora caldo", annunciò, deponendo il suo fardello sul comodino. Si gettarono allegramente sulle pietanze, ridendo ed imboccandosi a vicenda, e scambiandosi occasionali carezze. Quando anche l'ultima briciola fu sparita, Jarod attirò Erin nuovamente tra le sue braccia e la fece sdraiare accanto a sé.
"Vorrei rimaner qui per sempre", disse, in tono nostalgico. Qualcosa nella sua voce fece venire a Erin un brutto presentimento, ma non ebbe il coraggio di domandargli spiegazioni. Intuiva, in modo confuso ma con sicurezza, che nel passato di quest'uomo meraviglioso c'era un terribile segreto che lo perseguitava; tuttavia, con la discrezione che le era caratteristica, non volle chiedergli nulla: quando si fosse sentito pronto, era certa che le avrebbe raccontato tutto di sua spontanea volontà.
In silenzio, si sporse su di lui e lo baciò. Jarod sentì che lei aveva compreso, almeno parzialmente, il suo tormento e che gli stava offrendo conforto; pieno di gratitudine, si strinse a lei come un naufrago ad un salvagente.
Erin gli accarezzò il petto con un tocco allo stesso tempo dolce e sensuale, facendolo sospirare di piacere; incoraggiata, gli fece scorrere le mani lungo il torace, sull'addome, sempre più giù, fino a sfiorare la torre della sua virilità. Trattenne un sorriso sentendolo ansimare, e si sciolse dalle sue braccia per scivolare in basso. Prima che lui comprendesse appieno cosa intendeva fare, aveva chiuso la bocca attorno al suo membro che già si stava inturgidendo.
A Jarod sfuggì un rantolo incredulo mentre lei lo stimolava fino all'intollerabile; tentò di farla smettere, desiderando darle altrettanto piacere, ma, oh!, non aveva mai sperimentato un godimento tanto acuto, e quando lei rifiutò d'interrompere quello che gli stava facendo, desistette, privo dell'energia di opporsi. Nel giro di pochi minuti, raggiunse l'acme del piacere e, con uno strano senso d'irrealtà dovuto alla forza delle sensazioni – non solo fisiche – che provava, eruppe con un grido nella bocca calda ed umida di Erin. Lei sorrise, esultante, e si sollevò a guardarlo. Jarod aveva gli occhi chiusi, ma sentendo il suo sguardo su di sé li aprì.
"Mio Dio…", mormorò, stordito, "Non avevo mai…", s'interruppe, incapace di continuare. Erin comprese che lui non si stava riferendo all'atto in sé – certamente altre donne gli avevano fatto quello che gli aveva fatto lei – ma all'emozione che stava provando. Si accoccolò tra le sue braccia, felice ed emozionata.
"Ti è piaciuto, cowboy?", mormorò, tentando di assumere un tono da donna vissuta, ma arrossendo fino alla radice dei capelli, come una ragazzetta. Jarod s'intenerì e le accarezzò la schiena.
"Come mai in vita mia", rispose piano, sinceramente. Sentì Erin rabbrividire sotto le sue mani, e decise di contraccambiare il piacere che gli aveva appena donato. La fece sdraiare sulla schiena e la baciò sulle labbra; quando lei le schiuse, si soffermò ad accarezzarle con la lingua gli angoli della bocca prima di approfondire il bacio, scherzando un poco con la lingua di lei in un gioco sensuale e provocante. Intanto le sue mani vagavano sul corpo di Erin, che vibrava in risposta come uno strumento ben accordato. Le lasciò la bocca, deponendole una scia di baci sul collo ed il petto prima di titillarle i capezzoli con le labbra, uno dopo l'altro. Nel frattempo, aveva insinuato una mano tra le sue cosce, che lei divaricò con un sospiro d'aspettativa; con le dita, tentò le calde pieghe della sua femminilità, distendendole delicatamente come i petali d'un fiore, ed infine vi posò la bocca, cominciando ad accarezzarla intimamente con le labbra. Erin rabbrividì violentemente; quando sentì la lingua di Jarod entrare in lei, simile ad un tizzone ardente, il fiato le si strozzò in gola per il piacere. Era così eccitata che bastarono pochissimi minuti perché l'orgasmo le scuotesse le viscere, strappandole un lungo gemito straziante; Jarod assaporò il suo godimento con una sensazione di gioia profonda, continuando ad accarezzarla finché gli spasmi non cessarono. Allora si staccò, le baciò la serica pelle all'interno delle cosce, poi il ventre, risalendo via via lungo il suo corpo fino a tornare a sdraiarsi accanto a lei. Vide che Erin aveva gli occhi chiusi ed ansimava ancora leggermente; un velo di sudore le aveva coperto la fronte.
"Mai vendetta è stata più dolce…", le mormorò all'orecchio, sorridendo maliziosamente. Erin aprì gli occhi.
"Allora hai dato inizio ad una faida", sussurrò di rimando. Girò il viso verso il suo e lo baciò; sulle sue labbra sentì il proprio sapore, e pensò stordita che era una sensazione molto erotica.
Rimasero abbracciati a lungo, in silenzio, sfiorandosi dolcemente; ad un certo punto lo sguardo di Erin si posò sulla sveglia.
"Oh, accidenti, sono quasi le dieci!", esclamò, balzando a sedere. Nel movimento, il suo seno ondeggiò in un modo che Jarod trovò assolutamente irresistibile, ma prima che potesse allungare le mani lei era già in piedi, "Scusami, ma devo assolutamente andare", gli disse sorridendo, "Il frigo è vuoto: devo far provviste, o nei prossimi giorni moriremo di fame…", s'interruppe, arrossendo leggermente, "Rimarrai qui, per il fine settimana?"
"Prova un po' a mandarmi via", la sfidò Jarod ridendo, sollevandosi e puntellandosi col gomito, "Devo solo andare al motel a prendere un cambio d'abiti e lo spazzolino da denti."
Si vestirono ed uscirono insieme, dirigendosi alla palestra per recuperare l'automobile di Erin. La giovane donna, che calcolava di star via più a lungo di lui, diede a Jarod le chiavi di casa sua, un'ulteriore dimostrazione di fiducia che lo lasciò senza parole. Dopo averlo baciato, incurante dei passanti, Erin balzò sulla sua Talbot Solara e si diresse al centro commerciale dove, giorni prima, era stato anche lui.
Quando rientrò, verso mezzogiorno, trovò Jarod intento a finire di preparare la tavola; aveva accostato le tende per creare penombra ed acceso delle candele. In un vaso di cristallo preso dalla vetrina aveva posto alcuni fiori: orchidee e giunchiglie. Notando quell'accostamento insolito, Erin pensò che non poteva essere un caso: nel linguaggio dei fiori, la ringraziava per esserglisi concessa, e le dichiarava che provava per lei un desiderio ardente. Lo guardò negli occhi, mentre un lento sorriso le increspava le labbra.
"Non sapevo che conoscessi il linguaggio dei fiori", disse. Lui le venne vicino per toglierle dalle braccia i voluminosi sacchetti.
"Neppure io sapevo se lo conoscevi", rispose, posando gli involti sul bancone della cucina, "Per ogni evenienza, avevo preparato un biglietto."
Glielo porse, e lei lo prese con dita tremanti. Dio, che effetto le faceva quell'uomo!
Sul cartoncino era stata disegnata una rosa rossa, simbolo della passione; il testo, vergato in una calligrafia decisa ma lievemente infantile, riproduceva a parole il messaggio dei fiori: Grazie per stamattina; il mio desiderio per te è sconfinato come il cielo. Jarod.
Era la prima volta in vita sua che Erin riceveva un messaggio floreale; oh, certo, anche il suo ex marito le aveva regalato fiori, ma sempre basandosi sulla loro bellezza, e non badando mai al loro significato, che comunque non conosceva affatto.
"Anch'io ti desidero immensamente, Jarod", mormorò, e gli fu ben chiaro che non stava parlando in senso meramente fisico, "e ti ringrazio per stamattina. Spero che ci siano molte altre mattine, e sere, e notti…", la voce le mancò mentre guardava altrove con aria improvvisamente timida. Intenerito, ma anche emozionato per i sottintesi che aveva colto nella parole di lei, Jarod la prese tra le braccia.
"Lo spero anch'io", le sussurrò, le labbra contro i suoi capelli. Rimasero stretti così per qualche minuto, poi Erin si sciolse dalle sue braccia e lo guardò con un sorriso:
"Ieri sera abbiamo mangiato greco: ti va ora di provare la cucina irlandese?"
Lui le sorrise di rimando:
"Volentieri, non l'ho mai assaggiata."
Mentre Erin si metteva ai fornelli, Jarod andò in salotto e scovò alcuni cd di musica celtica; tornato in cucina, ne inserì uno nel piccolo stereo che aveva scorto in un angolo; Erin gli sorrise, approvando la sua scelta, e tornò a concentrarsi sulle pietanze.
"Ho dato un'occhiata alla tua biblioteca", disse Jarod, "Hai una collezione notevole di fantasy e fantascienza, come mi aspettavo… Ed in tutte le lingue che mi hai detto di conoscere bene, ma ce n'è una che non ho riconosciuto."
"Ti chiami O'Donnell e non riconosci il gaelico irlandese?", rise Erin.
"Ah, ecco!", bofonchiò Jarod, "Il fatto è che i miei antenati irlandesi sono molto lontani", spiegò, inventandosi la cosa lì per lì ed odiandosi perché era costretto a raccontarle una bugia, "Credo fosse il nonno di mio padre, e la lingua non si è conservata, nella nostra famiglia."
"Capisco. Beh, dopotutto neppure i figli di mio fratello Sean parlano il gaelico, penso che sia più o meno inevitabile che la lingua d'origine di una famiglia immigrata si perda dopo una o due generazioni al massimo."
Mezz'ora dopo, Erin mise in tavola una delicata crema di peperoni con panna, arricchita da crespelle, seguita da uno spezzatino d'agnello con patate lessate ed affogate nella salsa, il tutto innaffiato da una birra scura dalla schiuma densa come panna montata, deliziosamente amarognola. A conclusione, il celeberrimo Irish Coffee, caldo, forte, dolce e generosamente corretto col whiskey.
Caricarono la lavastoviglie, poi si trasferirono in salotto; Erin versò due bicchieri di Bushmills invecchiato dieci anni, senza ghiaccio né selz, e spiegò:
"Il whiskey irlandese va servito liscio e a temperatura ambiente."
Bevvero, e Jarod osservò:
"Un altro po' e mi ubriacherò."
"Non sei molto avvezzo all'alcol, vero?"
"Infatti. Tu sì, invece, mi pare."
"Beh, mia madre e mia nonna hanno sempre fatto a gara di chi cucina meglio", ridacchiò Erin, "E naturalmente ogni cibo va accompagnato dalla bevanda adeguata. Quindi, fin da ragazzina ho imparato a bere da un lato vino, e dall'altro birra. Quanto ai superalcolici, da una parte mi sono ritrovata grappa e brandy, dall'altra cherry e whiskey. Reggo l'alcol molto bene, e proprio perché ci sono abituata non ho mai preso una sbronza in vita mia: a che scopo star male per due giorni, dopo?", bevve l'ultimo sorso di Bushmills, "Comunque, ci sono momenti in cui si può bere, come adesso, ed altri in cui è meglio non toccare nemmeno una goccia di alcol, come prima di un'attività sportiva, o subito dopo, o quando si deve guidare."
Jarod posò il bicchiere.
"Che ne dici di una passeggiata?", propose, "Così mi libero la testa dai fumi dell'alcol, e smaltiamo un po' di calorie…", gli sovvenne un modo ancor più piacevole di farlo, ed il suo sguardo si fece birichino, "Ovviamente, ci sono altri sistemi…"
Le labbra di Erin si curvarono in un sorriso pieno di promesse:
"Sono d'accordo, ma vorrei risparmiarmi per stasera…"
Presero l'autobus per recarsi nel parco demaniale che si estendeva per alcuni ettari a nord di Santa Lorita, dove passeggiarono pigramente lungo i vialetti, sedendosi su questa o quella panchina, tenendosi per mano e sbaciucchiandosi come due adolescenti. E difatti era proprio così che si sentivano: due ragazzini spensierati che si godevano la scoperta dei reciproci sentimenti, col cuore lieve e l'animo innocente.
Era ormai sera quando rientrarono; la lunga passeggiata aveva messo loro appetito, così consumarono una cena leggera a base di formaggi ed insalata mista, bevendo stavolta solo dell'acqua. Nonostante la semplicità delle pietanze, Jarod volle nuovamente accendere le candele e mettere musica romantica, creando un'atmosfera carica di aspettativa che finì col coinvolgerli al punto da far loro dimenticare di rigovernare.
Andarono a letto presto e si addormentarono molto tardi.
