Capitolo VI: Andante Amoroso Parte 2
Domenica 16 giugno, ore 06.35
Erin dormiva, immersa in un sonno sereno; un lieve sorriso aleggiava sulle sue labbra. Sognava…
Braccia amorevoli la circondavano, dietro di sé sentiva il calore confortante di un corpo maschile rannicchiato contro il proprio, sulla nuca la pressione di labbra tenere ed ardenti… Finalmente c'era di nuovo qualcuno che l'amava, che la voleva, che avrebbe scacciato la solitudine che attanagliava il suo cuore… Poi improvvisamente si ritrovò sola, abbandonata, rifiutata… No, no, non di nuovo, non sarebbe riuscita a sopportarlo… L'angoscia le schiacciava il petto, togliendole il respiro, soffocandola…
Erin si risvegliò di soprassalto, anelando aria, il cuore che batteva all'impazzata, la gola chiusa da un nodo, lo stomaco stretto da una morsa di ferro. La luce del primo sole già illuminava le tende accostate. Era nel suo letto… e con terrore si rese conto d'esser sola.
"Jarod…", gemette. Un panico senza nome prese possesso di lei, togliendole ogni razionalità: se n'era andato, l'aveva lasciata!
Si alzò dal letto; nuda, con le gambe che le si piegavano per l'ambascia, barcollò attraverso la stanza per uscire, per cercarlo. Passando davanti al bagno degli ospiti, inciampò e per poco non crollò addosso alla porta chiusa. Vi si appoggiò pesantemente, cercando di recuperare l'equilibrio. Attraverso il pannello di legno, le giunse il debole rumore dello scroscio d'acqua della doccia. Dilatò gli occhi, incredula; col respiro sospeso su di una speranza cui non osava ancora credere, spalancò di colpo l'uscio.
Spaventato dall'improvviso rumore, Jarod si voltò di scatto; era sotto la doccia, il corpo muscoloso coperto solo da qualche ricciolo di schiuma, e fissò lo sguardo su Erin attraverso il plexiglas trasparente del box. La vide portarsi la mano alla gola, il petto che si sollevava e si abbassava convulsamente, come se fosse stata sul punto di soffocare ed ora respirasse improvvisamente meglio. Comprese che era stata preda di una terribile angoscia, anche se non riusciva ad immaginarne la causa: forse un brutto sogno? Si mosse per andarle incontro, per offrirle conforto, ma lei lo precedette, aprì la porta del box e balzò dentro. Gli gettò le braccia al collo, e Jarod fece in tempo a vedere che era sull'orlo delle lacrime. Tremava tutta, tra le sue braccia, e lui la strinse forte a sé, accarezzandole la schiena per rassicurarla, mentre l'acqua la bagnava.
"Va tutto bene, piccola", le mormorò all'orecchio, "Va tutto bene… Sono qui, con te."
Dopo qualche istante, Erin smise di tremare e sollevò la testa per guardarlo. I suoi occhi erano ancora immensi e dilatati per la paura provata.
"Scusami", mormorò, vergognandosi della propria debolezza, "Per un terribile momento, ho pensato che te ne fossi andato via. Così, senza una ragione, come…", la voce le si spense, ma Jarod capì: come l'altro.
"Non farei mai una cosa del genere di mia volontà", dichiarò quindi, energicamente "Dovrebbero strapparmi a te con la forza!"
Per dare maggiore enfasi alle proprie parole, chinò la testa e la baciò. Erin schiuse subito la bocca, attaccandosi alle sue labbra come se rappresentassero la propria salvezza, e Jarod comprese una volta per tutte che, se lei era la sua ancora di salvataggio, lui lo era per lei. Nessuno dei due poteva ormai più fare a meno dell'altro.
Il desiderio li colse, sorgendo di repente tra di loro, un desiderio che era tanto carnale quanto spirituale, un desiderio che era bisogno.
Lei sentì l'evidenza della sua bramosia contro il ventre, ed insinuò una mano tra i loro corpi avvinghiati per accarezzarlo intimamente. Jarod gemette piano, le labbra schiuse contro le sue. Erin lo baciò nel modo più conturbante di cui fu capace, desiderando fargli capire quanto lo voleva.
Lui comprese; lusingato, infilò a sua volta una mano tra di loro e cercò le pieghe più riposte del corpo di lei. Sentendo le sue dita che avanzavano, Erin sollevò una gamba e l'attorcigliò attorno a quella di lui per facilitarlo. Delicatamente, Jarod immerse un dito nel pozzo della sua femminilità: con l'acqua che scrosciava loro addosso, non poteva sentirne l'umidità, ma ne colse il calore, ed il gemito che lei emise non lasciava spazio a dubbio alcuno. Con un ansito, l'afferrò per le natiche e la sollevò da terra, appoggiandole la schiena contro la parete per mantenere l'equilibrio.
Le piastrelle erano fredde, ma Erin se ne accorse appena; sollevò le ginocchia e gli cinse la vita con le gambe, agganciando le caviglie dietro di lui. Guardandola negli occhi, Jarod la calò su di sé, lentamente, perché era ancora molto stretta.
Erin si afferrò alle sue spalle mentre sentiva che lui penetrava cautamente, profondamente, nel suo corpo. La sua delicatezza, chiaro indice della sua attenzione per lei, la commosse oltre ogni dire. Lo sentì cominciare a muoversi dentro di lei, con quella forza mista a gentilezza che aveva già avuto modo di sperimentare il giorno prima. In quella posizione, Erin era alla sua completa mercé; colma di una fiducia che non credeva più possibile provare, si arrese a Jarod, posandogli la testa sulla spalla e lasciandogli fare quello che voleva.
Lui percepì il suo abbandono e se ne sentì indicibilmente commosso. Ti amo, pensò, mordendosi un labbro per non urlarlo, ti amo… Si trattenne, perché quelle parole, dette in quel momento, potevano essere prese per un estro momentaneo, mentre lui le intendeva sul serio.
Avrebbe aspettato.
Ed intanto l'avrebbe condotta in paradiso.
Le affondò una mano tra i capelli e le fece tirare indietro la testa, scostandola leggermente da sé; così, aveva il suo seno quasi esattamente all'altezza del viso. Cominciò a mordicchiarne le morbide rotondità, fino ad arrivare ad impadronirsi di un capezzolo con le labbra, succhiando delicatamente
Erin tirò bruscamente il fiato e s'accorse d'aver voglia di urlare per il piacere. Incapace di trattenersi, iniziò ad emettere un gemito di gola, dapprima basso, poi via via più alto, fino ad erompere in un grido quando il godimento raggiunse l'apice, tendendole il corpo come un arco. Poche spinte ancora, e sentì che Jarod erompeva dentro di lei con un getto rovente ed un rantolo di piacere. Senza fiato, gli crollò tra le braccia, priva di forze.
Poco a poco, i loro respiri si calmarono. Le gambe di Erin allentarono la loro presa attorno alla vita di Jarod, che gentilmente la lasciò scivolare di nuovo suoi propri piedi, continuando però a tenerla stretta a sé. Cominciò a baciarle il volto arrossato, la fronte, gli occhi, il naso, gli zigomi, fino a raggiungere la bocca, dove indugiò a lungo, dolcemente.
"E' meraviglioso fare l'amore con te", le sussurrò sulle labbra. Erin si sentì un groppo in gola e non fu capace di replicare se non con uno sguardo che diceva altrettanto.
Erano entrambi esausti: quel modo di fare l'amore era faticoso almeno quanto era soddisfacente.
"Non l'avevo mai fatto così", confessò Erin sottovoce, in tono lievemente sbalordito. Jarod sbatté le palpebre mentre comprendeva il motivo per cui glielo stava dicendo: ci teneva a fargli sapere che aveva fatto con lui qualcosa che non aveva mai fatto con il suo ex.
Per farlo sentire speciale.
Che donna!, pensò.
"Neanch'io", ammise quindi, "Spero che ti sia piaciuto."
"Moltissimo", rispose lei, sorridendo di rimando, "E a te?"
"Anche a me. Ma sono decisamente… come dire… ammaccato, quindi ti prego di non chiedermi il bis tanto presto!", aggiunse Jarod con una smorfia, massaggiandosi i muscoli lombari che protestavano indignati. Lei non riuscì a trattenersi e sghignazzò, poi lo baciò sul mento:
"Non temere, lo stesso vale per me!"
Finirono di lavarsi, divertendosi ad insaponarsi a vicenda; poi si asciugarono, si vestirono ed andarono a far colazione.
Stavano mettendo i piatti, compresi quelli dimenticati la sera precedente, in lavastoviglie, quando si sentì il suono del campanello d'ingresso, un piacevole carillon. Jarod si tese, mentre il pensiero spaventoso che il Centro lo avesse già trovato gli saettava per il cervello. Ma come avevano potuto? Non si era neppure più fatto vivo con Sydney, col quale era sempre rimasto in contatto via cellulare fin da quando era fuggito, per non correre il rischio di tradirsi in qualche modo…
Erin s'accorse del suo timore e comprese che era legato al segreto che nascondeva; poi le sovvenne il motivo per cui stavano suonando alla sua porta e si diede una manata in fronte:
"Per la miseria, mi sono completamente scordata che dovevo uscire con Marge! Scusami un momento, Jarod…"
Corse in atrio e, dopo aver controllato dallo spioncino, si affrettò ad aprire. La sua amica, una bella donna di colore sulla quarantina, la salutò sorridendo:
"Ciao, Erin, sei pronta?"
"Scusami, Marge… è sorto un imprevisto…", cominciò Erin, alquanto in imbarazzo: non era davvero sua abitudine dar buca alle persone con cui prendeva impegni. Lo sguardo le andò involontariamente alla Corvette blu parcheggiata davanti a casa; Marge seguì al direzione della sua occhiata, poi tornò a guardarla, notando solo allora gli occhi splendenti e l'espressione raggiante dell'amica.
"Oh…", fece, mentre le labbra carnose si curvavano in un sorriso malizioso, "Un imprevisto alto, biondo e bello?"
"Veramente, è alto, bruno e bello", la corresse Erin, ridacchiando.
"Beh, se vuoi la mia opinione, ti dirò che era proprio ora!", commentò Marge, allargando le braccia ed abbracciandola affettuosamente, "Torna da lui e non pensare ad altro, ma domani mattina truccati accuratamente per nascondere le occhiaie…!"
Erin la schiaffeggiò su una spalla, fingendo indignazione, e, dopo averla salutata, ridendo rientrò in casa. Raggiunse Jarod in cucina, dove lo trovò che aveva finito di caricare la lavastoviglie.
Lui si girò e la colse di sorpresa con una domanda inaspettata:
"Il centro commerciale è aperto, la domenica?"
Erin aggrottò la fronte, perplessa:
"Sì, certo, perché?"
"Devo andare a comprare carta da disegno, cavalletto e colori a cera", rispose lui, "Ho voglia di farti un ritratto, ed oggi c'è una luce bellissima."
Erin era sbalordita e non si curò di nasconderlo:
"Jarod, non finisci proprio mai di stupirmi!"
"E spero di continuare a farlo molto a lungo!", replicò lui allegramente.
OOO
Era quasi mezzogiorno quando fu di ritorno col materiale. Trovò Erin in cucina; nell'aria c'era un profumo che gli fece venire l'acquolina in bocca.
"Lasagne al forno", annunciò lei, sorridendogli e dandogli un bacio, "Ho apparecchiato fuori, sotto il gazebo. Sarà pronto tra un quarto d'ora."
Pranzarono sul tavolo di pietra, e come al solito Jarod rimase entusiasta: Erin era davvero un'ottima cuoca, virtù che andava ad aggiungersi alle molte altre che stava scoprendo in lei.
Dopo, Erin gli chiese se doveva cambiarsi d'abito per il ritratto. Lui sorrise, sornione:
"Veramente pensavo di farti un nudo", la provocò, senza parlare sul serio. Erin sorrise di rimando ed in quattro e quattr'otto si spogliò, rimanendo in costume adamitico e lasciando Jarod di stucco.
"Lo sospettavo", disse, e nella voce le vibrava una risata. Lui scosse la testa, ridendo: così imparava a stuzzicarla! La sensualità e la sessualità di Erin non erano prive di pudore – lo dimostravano i suoi frequenti rossori che la facevano assomigliare ad una ragazzina inesperta – ma erano gioiose, spensierate e giocose, scevre di ipocrisie e di falsi pudori. Stare con lei significava trascorrere ore di letizia, in tutti i sensi.
La fece inginocchiare accanto ad un ciuffo di fucsie, di tre quarti, tra le mani un giglio giallo e nei capelli una camelia bianca; il significato di quei due fiori non sfuggì ad Erin: era rispettivamente sei la mia regina e ti adoro. Stentava a capacitarsi che qualcuno provasse sentimento simili per lei: la sua naturale modestia si ribellava.
Jarod lavorò velocemente, ma impiegò ugualmente circa un'ora per completare l'opera, con alcune pause per consentire ad Erin di sgranchirsi le gambe. Il sole splendeva caldo, gli uccelli cinguettavano e l'aria era profumata dai fiori e dalle piante del giardino irlandese.
"È magnifico", sospirò Erin, contemplando il ritratto. I colori vivaci ed il tratto sicuro rivelavano il carattere ottimista e deciso di chi l'aveva disegnato, mentre la posa che aveva scelto per lei e la luce che permeava il quadro ne indicavano il romanticismo e la sensibilità.
"È tuo", disse Jarod, lieto che lei lo apprezzasse. Erin lo guardò, e nei suoi occhi Jarod lesse un sentimento così profondo da sentirsi smarrire in esso. Una sensazione meravigliosa.
"Grazie", mormorò lei; gli prese le mani e gliele baciò una dopo l'altra, "Nessuno mi ha mai fatto un dono più bello e prezioso."
Jarod la prese tra le braccia e la strinse. Poiché era ancora nuda, non poté impedire al proprio corpo di reagire a quello di lei, ed Erin accorgendosene si scostò con un'allegra risata.
"Prendimi!", lo sfidò, imitando una voce infantile, e corse a tuffarsi in acqua. Quando riemerse, nei suoi capelli bagnati sfolgoravano gocce d'acqua simili a diamanti, che la rendevano più seducente della sirena a cui l'aveva paragonata alcune settimane addietro.
Jarod fece una smorfia per mascherare un sorriso e raccolse la sfida: si spogliò rapidamente e si tuffò a sua volta. Gli fu facile catturarla, ma naturalmente lei non aveva nessuna intenzione di sfuggirgli: quando l'afferrò per la vita e la girò verso di sé, gli buttò le braccia al collo. Jarod la portò con sé nel punto dove l'acqua era più bassa; qui si sedette con la schiena appoggiata al bordo e se la mise seduta di lato sulle ginocchia. La baciò appassionatamente, mentre con una mano le percorreva la schiena, il fianco, la coscia; con le dita le accarezzò la delicata piega dietro il ginocchio e fu incoraggiato da un sospiro di piacere. Allora le infilò la mano tra le cosce, sfiorandole la pelle sensibile della parte interna, risalendo lentamente; lei schiuse le gambe, invitandolo a proseguire.
Jarod interruppe il bacio, ma solo per percorrerle con le labbra la linea del mento fin sotto l'orecchio; qui si fermò, mordicchiando gentilmente. Erin arrovesciò la testa all'indietro, esponendo la gola palpitante, e lui spostò la bocca su di essa, accarezzandola con la punta della lingua. Intanto la sua mano aveva continuato a risalire lentamente lungo l'interno delle sue gambe e le dita adesso erano arrivate all'attaccatura della coscia; sfiorò il centro della sua femminilità e ne percepì il calore.
Sentendosi toccare, Erin trattenne il fiato, poi gemette piano ed allargò ulteriormente le gambe, bramosa. Era preda di una smania così forte che, se Jarod l'avesse presa in quel momento, sarebbe stata pronta per lui. Le dita di Jarod continuavano ad esplorare la morbida, calda carne tra le sue gambe con un tocco gentile quanto eccitante, ed Erin gemette di nuovo. Dio, quanto lo voleva! Non solo il suo corpo, per quanto desiderabile fosse, ma lui…
Febbrilmente, cominciò a baciarlo alla base della gola, dardeggiando con la lingua, mentre con i polpastrelli tracciava cerchi sempre più stretti attorno ai suoi capezzoli inturgiditi. Poi abbassò la testa e ne prese uno tra le labbra, proprio mentre un dito di Jarod scivolava dentro di lei, sfiorandole il clitoride e facendola rabbrividire di piacere. Comprese che non avrebbe retto un istante di più; lo comprese anche Jarod, sentendo un fiotto di calore investirgli le dita. Ritrasse la mano, ed Erin si scostò per sollevarsi ginocchioni di fronte a lui. Lo sguardo di Jarod era annebbiato dal desiderio mentre con gli occhi percorreva la sua figura armoniosa; per la prima volta in vita sua, Erin si sentì sicura della propria bellezza. D'istinto, assunse una posa seducente, sollevando la massa bagnata dei suoi capelli bruni con entrambe le braccia e portando il busto in avanti. Lo sguardo di Jarod si oscurò ulteriormente; tese le braccia e l'afferrò per la vita, traendola a sé e mettendosela seduta in grembo, le belle gambe attorno a sé; ma prima che potesse penetrarla, lei insinuò una mano tra i loro corpi e lo afferrò alla base del membro, accarezzandolo per tutta la sua lunghezza. Gli sfuggì un'esclamazione di sorpreso piacere e lei gli rivolse un sorriso ammaliante, carico di promesse, continuando a toccarlo in quel modo conturbante. Jarod ricambiò il suo sorriso con uno altrettanto seducente e le infilò una mano tra le gambe, ricominciando ad accarezzarla. Fu la volta di Erin di emettere un'esclamazione ed il sorriso di Jarod si accentuò.
"Chi la fa l'aspetti", mormorò, prima di baciarla.
"Fedifrago…!", bisbigliò lei sulle sue labbra, di rimando. Gli afferrò la mano e l'allontanò, poi sollevò il bacino, strusciandosi tutta contro di lui, ed infine si calò lentamente sulla sua verga virile. Un piccolo aggiustamento, e lui le scivolò dentro con facilità: non era già più così stretta da richiedere particolare cautela, ciononostante Jarod preferiva penetrarla con lentezza, assaporando ogni centimetro delle calde profondità del suo corpo.
Si mossero all'unisono, languidamente, con movimenti ampi e carezzevoli, entrambi desiderosi di far durare l'amplesso il più a lungo possibile. Spinta su spinta, il piacere si accumulò, crescendo pian piano, infiammandoli, trascinandoli nei vortici della voluttà, lanciandoli verso la vetta, fino a farli vibrare, nel corpo non meno che nell'anima, come le corde di uno strumento ineffabile. Infine Erin arrivò al climax, gettò il capo all'indietro ed emise quel suo verso da cardiopalma; Jarod chiamò il nome di lei, ripetendolo in un crescendo che giunse al culmine, proseguì e s'acquietò al ritmo dell'orgasmo. Gli spasmi del godimento quasi contemporaneo amplificarono il piacere di tutti e due, lasciandoli increduli e senza fiato.
I cuori che battevano selvaggiamente ed il fiato corto, si tennero stretti come se non volessero più lasciarsi andare, finché il respiro di entrambi non tornò normale, e poi ancora, riluttanti a staccarsi l'uno dall'altra, prolungando quel momento perfetto baciandosi ed accarezzandosi teneramente. Jarod le sfiorò la fronte con le labbra, poi la tempia, lo zigomo, la guancia.
"Non sapevo…", sussurrò, prendendole il viso tra le mani e guardandola negli occhi, "Non sapevo che ci si potesse sentire così…", s'interruppe, in cerca di una descrizione adeguata.
"Così come?", domandò Erin a bassa voce, il cuore che pulsava forte. Jarod trovò le parole:
"Come se fossi stato solo nel deserto, sul punto di morire di sete, ed avessi trovato una fonte d'acqua fresca e purissima. Come se il vuoto che sentivo nell'anima si fosse improvvisamente colmato. Come se avessi trovato la metà mancante del mio essere…"
Erin si sentì pungere gli occhi per le lacrime e batté rapidamente le ciglia; si sporse in avanti e lo baciò.
"Mi sento così anch'io", confessò. Jarod le accarezzò il viso, gli occhi colmi di luce.
"Ti amo", le disse, con semplicità. Erin sentì che il cuore saltava un battito e poi si metteva a ballare un samba indiavolato. Aprì la bocca per replicare, ma la voce si rifiutò di uscire. Jarod le mise due dita sulle labbra.
"Non devi dire niente", mormorò, "se per te è troppo presto, se non sei sicura… Io aspetterò tutto il tempo necessario, fino a quando ti sentirai pronta a dirmi che anche tu mi ami."
Senza parole, commossa, Erin gli baciò le labbra, il naso, la fronte, le palpebre, il piccolo neo sotto l'occhio destro, di nuovo le labbra, abbracciandolo stretto. Infine gli prese il volto tra le mani, così come prima aveva fatto lui con lei, e gli sussurrò:
"Grazie, Jarod."
OOO
Trascorsero il resto del pomeriggio giocando nell'acqua e prendendo il sole, sdraiati su grandi teli di spugna stesi sull'erba profumata, dove si scambiarono baci e carezze.
"Ti conosco da quanto… tre settimane?", considerò Jarod ad un certo punto, in tono quieto e guardandola negli occhi, "Eppure mi sembra di conoscerti da tanto, tantissimo tempo. Ho come l'impressione che, in realtà, io ti conoscevo ancor prima di incontrarti…"
Erin inghiottì a vuoto.
"Ho la stessa sensazione. Inoltre, quando ti ho incontrato la prima volta, ho sentito un colpo alla nuca", mormorò, "Proprio qui", si toccò dietro il collo, "Mi era capitato solo un'altra volta…"
La voce le si spense mentre abbassava lo sguardo. Jarod si sentì stringere il cuore.
"Col tuo ex marito, vero?", chiese piano. All'occhiata sorpresa di Erin, si sentì in dovere di spiegarle, "Jean mi ha detto qualcosa, la prima sera. Ti vuole molto bene, sai?", sorrise, "Ha minacciato di suonarmele, se avevo intenzione di prenderti in giro, praticante o non praticante di arti marziali", a quella notizia, anche Erin dovette sorridere, "Poi l'altra sera ho sentito la vostra conversazione – non volevo origliare, ma non ho potuto farne a meno – ed allora ho capito che dovevo farmi avanti."
Erin era arrossita come una scolaretta e non aveva il coraggio di alzare lo sguardo. Jarod le prese le mani tra le sue e le strinse.
"So che hai molto amato e molto sofferto, e che sei terrorizzata all'idea di tornare a dare la tua fiducia a qualcuno che potrebbe tradirla, così come ha fatto il tuo ex marito. Erin, io ti giuro che…"
Di scatto, lei sollevò una mano e gliela posò sulla bocca, zittendolo.
"Non giurare", lo pregò in tono urgente, "Lui ha pronunciato il giuramento più solenne di tutti, davanti a Dio ed agli uomini, e non l'ha mantenuto…"
La voce le si spense; allora Jarod le coprì la mano con la propria e le baciò le dita, ad una ad una.
"Spero che quello là non mi attraversi mai la strada", ringhiò poi, con insolita ferocia, "Sarei capace di ucciderlo per tutto il male che ti ha fatto…"
La strinse a sé; Erin, la testa appoggiata al suo petto, sentì il suo cuore che batteva forte ed un po' irregolarmente, e quel suono ebbe il potere di rasserenarla. Ricambiò l'abbraccio.
"Farò in modo di guadagnarmi la tua fiducia", dichiarò Jarod a bassa voce, "Come ho detto prima, aspetterò per tutto il tempo che ti sarà necessario, un mese, un anno, non m'importa. Ti prego, dammi un'occasione."
Lei non riuscì a dire nulla: un groppo le serrava la gola. Si limitò ad annuire, ma a lui fu sufficiente. Le fece sollevare il viso verso il suo e le posò le labbra sulle labbra, dolcemente, con tenerezza. Si lasciò andare all'indietro, sul grande asciugamano, e la trascinò con sé, continuando a darle piccoli baci su tutto il volto. Erin rispondeva, col cuore che batteva forte, e rimasero così, a baciarsi come ragazzini, per un tempo indefinito.
OOO
Quando venne la sera, cenarono e poi guardarono un film avventuroso in tv, abbracciati sul grande divano del salotto. Quando andarono a letto, si addormentarono l'uno tra le braccia dell'altra, pensando che il mondo era infine perfetto.
