Capitolo VII: Allegro Parte 1

Lunedì 17 giugno, ore 08.30

Il giorno seguente, Erin doveva recarsi in palestra abbastanza presto, così Jarod, che aveva la lezione delle cinture nere alla sera, tornò al motel.

Jean accolse Erin con un sorriso pieno di aspettativa:

"Allora, com'è andata?", s'informò con affettuosa curiosità. Erin assunse la sua migliore faccia da poker:

"Bene, grazie", rispose in tono indifferente, per tenerla un poco sulla corda. Jean non si lasciò ingannare neanche per un secondo: erano amiche da oltre dieci anni, e la conosceva troppo bene.

"Avanti, vuota il sacco!", la esortò, impaziente. Erin tacque per qualche istante, giusto per aumentare ulteriormente l'aspettativa dell'altra, poi fece uno dei suoi sorrisi luminosi come il sole:

"Abbiamo trascorso insieme tutto il fine settimana."

"WOW!", esclamò Jean, entusiasmandosi, "E siete stati a letto tutto il tempo?"

"Jeanie!", sbottò Erin, ridendo, "Lo sai che sei proprio indiscreta?"

"Certo che lo so, ma siamo o non siamo amiche intime? Come tali ci scambiamo le confidenze più piccanti, no?"

Questo era vero, ammise Erin tra sé; solo che, da due anni a quella parte, le confidenze piccanti le aveva sempre fatte Jean a lei, e non viceversa. Beh, finalmente era giunto il momento di contraccambiare, pensò con un sorrisetto malizioso.

"No, non siamo stati tutto il tempo a letto", rispose quindi, ridacchiando, "Anche nella doccia, e in piscina…"

Jean rise, sinceramente lieta per l'amica.

"E' fantastico! Sono felice per te… Te lo meriti proprio."

"Grazie, Jean… Però, quando lo vedrai, stasera, non fargli un'altra ramanzina!", allo sguardo interrogativo dell'altra, Erin spiegò, "Mi ha detto che la prima sera lo hai minacciato di dargliele di santa ragione…"

Jean arricciò le labbra:

"Ho visto subito come ti guardava, e l'ho messo in guardia", ammise, "Poi però ho capito che faceva sul serio: altrimenti, non ti avrei certo incoraggiata!"

Chiacchierarono ancora, parlando nel modo esplicito che le donne usano solo tra loro e che farebbe arrossire lo gigolò più smaliziato, ma dovettero interrompersi con l'arrivo dei primi clienti.

Jarod non ce la fece a rimanere lontano da Erin tutto il giorno, ed all'ora di pranzo le telefonò per invitarla ad un picnic. Lei accettò di buon grado, e sotto lo sguardo sornione di Jean uscì per salire in macchina con Jarod. Il parco cittadino era molto più piccolo di quello demaniale che avevano visitato il sabato, ma ugualmente piacevole; stesero un plaid a terra e vi si accomodarono, consumando i sandwich e la macedonia che Jarod aveva preparato, accompagnando il tutto con del succo di mela. Poi si stesero all'ombra di un albero, allacciati, per una piccola siesta.

"Vieni a dormire da me anche stanotte?", domandò Erin dopo qualche minuto.

"Solo a dormire?", scherzò Jarod. Lei rise:

"Dopo l'allenamento delle cinture nere, in genere sono a pezzi!"

Il giovane uomo ci pensò su un attimo:

"Veramente, anch'io", ammise, "Però, non si può mai sapere…", sogghignò, poi le baciò i capelli, "Certo che verrò a dormire da te. Tutte le volte che vorrai."

Lei si accoccolò contro il suo petto; si sentiva improvvisamente pervasa da una grande serenità. Dimenticati i suoi timori, dimenticata la sua solitudine, sentiva di star vivendo un momento magico. Il suo cuore ferito aveva trovato un balsamo che lo stava poco a poco guarendo. Lacrime di pura felicità le riempirono gli occhi, e strinse forte Jarod tra le braccia.

Ma non riuscì a pronunciare la fatidica frase.

Mercoledì 19 giugno, ore 21.40

I l telefono portatile squillò due sole volte:

"Sydney."

Dall'altra parte del collegamento satellitare, soltanto due parole:

"Sono io."

"Jarod!", esclamò lo psichiatra, felicemente sorpreso, "E' un po' che non ti fai sentire. Va tutto bene?"

Il suo interlocutore non rispose direttamente alla domanda, ponendone invece un'altra:

"Sydney, che cos'è la felicità?"

Sydney rifletté brevemente:

"E' diverso per ogni persona. Ma, in generale, si può dire che la felicità sia l'appagamento di un desiderio, il placarsi di un'inquietudine."

Ci fu una breve pausa.

"Si può trovare la felicità in una persona?"

L'uomo anziano inarcò un sopracciglio, comprendendo all'improvviso dove l'altro voleva andare a parare. Pensò alla propria vita, alla donna che aveva conosciuto e perduto per colpa del Centro, e poi ritrovato grazie a Jarod, assieme al figlio che non sapeva d'aver avuto da lei. Michelle e Nicholas. Loro potevano ben essere la sua felicità.

"Certamente", rispose, "Anzi, la maggior parte delle volte è proprio così", tacque un momento, "Sai, c'è un'antica leggenda nella mitologia greca… Racconta che, al principio dei tempi, esisteva un essere perfetto, completo, maschio e femmina insieme. Poi, un brutto giorno, questo essere fece un torto agli dèi, i quali per punirlo gli scagliarono un fulmine che lo divise in due metà distinte, separate. Da allora, le due metà passano tutta la vita a cercarsi per ricongiungersi e ritrovare quell'armonia perfetta, quella completezza indescrivibile."

Ci fu una pausa più lunga della precedente, prima che Jarod concludesse:

"Allora io ho trovato la mia metà."

Sydney percepì il suo sorriso attraverso l'etere e sorrise a sua volta:

"Sono felice che tu abbia trovato una donna."

"La mia donna", lo corresse Jarod, "Dì a Miss Parker che può prendersi una vacanza, non avrete mie notizie tanto presto."

Detto questo, chiuse il collegamento, come al solito senza salutare.

Sydney depose il telefono sul ripiano della scrivania, passando una mano tra i capelli canuti mentre si appoggiava allo schienale della poltrona imbottita. Un leggero sorriso aleggiava sulle sue labbra: Jarod aveva incontrato la sua donna? Ricordava ancora il suo smarrimento, anni prima, quando aveva conosciuto Nia e per la prima volta aveva scoperto l'amore in modo consapevole. Sydney sapeva che il vero primo amore di Jarod era stata Miss Parker, ma sapeva anche che, a quel tempo, il ragazzo non aveva idea di cosa fossero i sentimenti che provava, e lui si sentiva ancora in colpa per non averglielo mai detto. A differenza che con Nia, però, Jarod gli era parso diverso, sicuro dei suoi sentimenti come solo un adulto può esserlo. E difatti, negli anni che aveva trascorso lontano dal Centro, Jarod era maturato a velocità sbalorditiva come persona, ed alla sua enorme conoscenza – che poteva paragonarsi ad una mezza dozzina di lauree – si era aggiunta la saggezza dell'esperienza, facendo di lui un uomo.

Se era vero che aveva incontrato la sua donna, allora Sydney non poteva che esserne lieto. Decise, non per la prima volta, che non avrebbe fatto parola di quella telefonata: Jarod aveva diritto di godersi una parentesi di felicità.

Venerdì 21 giugno, ore 15.30

In quella settimana incantata, Erin aveva deciso di sospendere il proprio raziocinio, che continuava a metterla in guardia contro il futuro, e di godersi quel momento meraviglioso. Le parole della vecchietta cinese incontrata a San Francisco continuavano ad echeggiarle nella mente: Non sei più sola, e non lo sarai mai più. Non che avesse mai creduto incondizionatamente al paranormale, ma era sempre stata dell'avviso che una parte di verità doveva esserci; e qualcosa dentro di lei le diceva che doveva avere fiducia in quelle parole. Così, per qualche giorno almeno, accantonò i suoi timori e visse fino in fondo la stupefacente rifioritura del suo cuore.

Mentre trascorrevano i giorni, si faceva strada in lei la convinzione che Jarod fosse la vera incarnazione del suo compagno ideale: presente in qualsiasi momento avesse bisogno di lui, ma allo stesso tempo discreto; intuitivo dei suoi desideri e stati d'animo, e rispettoso di essi; disposto a donarsi interamente senza chiedere niente in cambio. Tuttavia, continuava a percepire in se stessa una sorta di nucleo duro che respingeva il totale abbandono al sentimento: il suo cuore aveva appena cominciato a guarire, ed era ancora estremamente riluttante ad esporsi nuovamente al rischio di una ferita profonda come quella che aveva subito.

C'era solo una cosa che la turbava, in Jarod: ogni tanto, nei momenti più disparati, coglieva nel suo sguardo una tristezza così abissale da lasciarla annichilita. Quando lui si accorgeva che lei l'aveva notato, cambiava rapidamente espressione e si sforzava di rasserenarsi; Erin avrebbe voluto chiedergli il motivo della sua mestizia, ma non voleva essere indiscreta e così, per il momento, scelse di continuare a tacere.

Non prevedevano di passare un altro fine settimana di fuoco, dato che Erin, regolare come un orologio giacché da anni prendeva la pillola per ragioni mediche, aveva il suo ciclo; inoltre da lungo tempo aveva prenotato un posto-tenda nel parco naturale di Yosemite; così, quel giorno, a metà pomeriggio, partirono alla volta del parco a bordo della moto di Erin. Jarod s'era comperato un casco ed un paio di guanti, nonché un giubbotto di pelle con protezioni adeguate, così viaggiò sufficientemente attrezzato.

Il sabato mattina ammirarono le fantastiche Yosemite Falls, la quinta più alta cascata al mondo, che con tre balzi spettacolari supera un dislivello di oltre settecentotrenta metri; poi trascorsero la giornata nella Yosemite Valley, restando incantati come bambini di fronte alla straordinaria vista dei monti Half Dome ed El Capitan, e delle fantastiche formazioni denominate Three Brothers e Cathedral Rocks and Spires. Erin individuò il punto esatto in cui erano state girate alcune scene di un film di Star Trek, e con Jarod si divertì a cantare la canzoncina che i tre protagonisti avevano intonato alla luce di un fuoco da campo.

La domenica passeggiarono tra le sequoie giganti di Mariposa Grove e poi fecero un allegro picnic sulle rive del Mirror Lake, così chiamato per i bellissimi riflessi che il sole traeva dalla sua superficie.

Durante la via del ritorno guidò Jarod, che si rivelò un ottimo pilota.

Rientrarono a Santa Lorita in serata, stanchi ma felici di quella meravigliosa gita nella natura.

Giovedì 27 giugno, ore 22.50

Quella sera Erin aveva proposto a Jarod di giocare a Dungeons & Dragons,un gioco da tavolo. Erin faceva da master, mentre Jarod era impegnato in una partita da personaggio singolo, e si stavano divertendo un mondo. Alla fine, Jarod riuscì a completare la missione e lei, come premio, lo baciò appassionatamente.

"Mmmhhh…", fece lui, quando infine Erin si scostò, "Per un bacio così affronterei dieci draghi, non uno solo!"

Lei non poté fare a meno di sorridere:

"Aspetta di essere arrivato almeno al ventiquattresimo livello, mio bel druido!"

Quello era infatti il personaggio che lui si era scelto come alter ego nel mondo fantastico di Dungeons & Dragons.

"Dici che è meglio, eh?", bofonchiò Jarod, che più volte si era trovato in difficoltà, "Forse hai ragione", concluse, baciandola sul naso, "Ma tu non scrivi proprio questo genere – come l'hai chiamato? – heroic fantasy?"

"Sì, è esatto", confermò Erin, "È per questo che adoro questo gioco di ruolo."

"Parlavo sul serio, quella volta che ti ho detto che mi piacerebbe leggere qualcosa di tuo", dichiarò Jarod, e ricordando come lei aveva reagito si affrettò ad aggiungere, "Ma solo se ti fa piacere."

Erin lo guardò negli occhi, quei caldi occhi color cioccolato che sapevano esprimerle un sentimento così vasto e profondo la lasciarla senza fiato; l'istinto le diceva a gran voce che poteva fidarsi di lui, completamente, in ogni circostanza, ma il suo raziocinio la metteva ancora in guardia dal lasciarsi andare. Si morse un labbro: da un lato, le sarebbe piaciuto che lui leggesse il suo ultimo romanzo, quello incentrato sulla guerriera/guaritrice, ma dall'altro c'era così tanto di lei in quello che scriveva che era come esporre la sua stessa anima, nuda, al ludibrio del lettore… chiunque fosse.

"Ho permesso a ben pochi di leggere quello che scrivo", disse allora, abbassando lo sguardo, "ma mi piacerebbe molto se tu leggessi il mio ultimo romanzo. Però… dammi un po' di tempo per abituarmi all'idea, vuoi?"

Jarod le sollevò il mento e le baciò le labbra, con dolcezza:

"Ma certo, piccola: tutto il tempo che ti occorre. Questo già lo sai."

Era vero, lo sapeva: lui non le stava facendo pressioni riguardo al loro rapporto, e certamente non gliene avrebbe fatto per leggere i suoi scritti.

Erin tornò a guardarlo.

"Mi piacerebbe che venissi a vivere da me", dichiarò d'impulso, poi, rendendosi conto dell'enormità che aveva detto, aggiunse timidamente, "A meno che tu non pensi che sia troppo impegnativo…"

Jarod le sorrise: non chiedeva di meglio che vivere con lei.

Possibilmente per il resto della sua vita.

"Sarò felice di farlo, amor mio."

Sabato 29 giugno, ore 16.45

"Erin, ti va di andare a ballare, stasera?", le domandò Jarod, a sorpresa, accennando ad un passo di salsa, "Mi hai detto che ti piace il ballo caraibico, no?"

"E' vero, sì", confermò lei, "Conosco un locale molto simpatico, dove vanno spesso anche i corsisti della mia palestra; si balla all'aperto, e volendo si possono mangiare specialità messicane. C'è anche il bar con il karaoke, se ti va di provare."

Con l'amorevole aiuto di Erin combinato al il suo talento di simulatore, in quei giorni Jarod non ci aveva messo molto ad imparare tutto quello che gli occorreva sul canto.

"Certo! Sarà divertente", disse quindi.

C osì, verso le sei e trenta si cambiarono e si prepararono per uscire.

Una volta di più, posando gli occhi su Jarod, Erin si sentì rimescolare: con il completo scuro e la maglietta nera, era semplicemente favoloso.

"Se continui a guardarmi così, stasera non usciamo", l'avvertì lui con voce rauca. Infatti quando l'aveva vista gli era mancato il respiro: i capelli erano sollevati sulla testa in un'elaborata acconciatura che le scopriva il collo, una delle parti che lui trovava più attraenti del suo corpo, mentre l'abito che indossava, di luccicante stoffa viola, era piuttosto corto e l'allacciatura le girava attorno al collo, lasciandole completamente nude le spalle e la parte alta della schiena. Inoltre attorno a lei aleggiava quel suo eccitante profumo alla vaniglia e muschio bianco che lo faceva impazzire.

Erin si affrettò a distogliere lo sguardo, anche perché si era sentita incendiare dallo sguardo di lui. D'accordo che aveva scelto apposta un abbigliamento sexy per farsi ammirare da lui, ma non pensava di suscitare un effetto così devastante. Improvvisamente non era più tanto sicura di voler davvero uscire…

In qualche modo riuscirono a trattenersi dal gettarsi l'uno sull'altra e si recarono al Blue Caribbean. Qui il cameriere, un bel ragazzo ispanico sui venticinque anni, li condusse al tavolo che avevano prenotato, dove consumarono un'ottima cena a base di tacos ed enchiladas, preceduti da un antipasto molto piccante di jalapeños y queso ed innaffiando il tutto con la leggera birra messicana.

Finito di mangiare, si recarono sulla pista da ballo nel giardino del locale; l'orchestra stava suonando una salsa cubana, ed Erin e Jarod si unirono agli altri ballerini in pista, cominciando a ballare. Dopo alcuni brani, sembrava che danzassero assieme da una vita: bastava il minimo accenno da parte di Jarod che Erin reagiva, intrecciando passi via via sempre più complessi e spettacolari a cui lui rispondeva adeguatamente. Ben presto fu chiaro che erano la coppia più affiatata ed esperta in pista, e molti si girarono a guardarli, ammirati o invidiosi.

Poi fu la volta del merengue, un divertente ballo dal ritmo cadenzato e dai passi più semplici, che affrontarono quindi con addirittura maggior affiatamento. Infine venne la bachata, una danza che poteva essere estremamente sensuale qualora eseguita da una coppia di fatto. Ciò che loro erano, e pertanto le loro movenze divennero molto sexy: allusive senza essere esplicite, carne ed anima strettamente intrecciate, amore e non solo sesso. Per chi li osservava, fu chiaro che si amavano profondamente.

Ballarono senza interruzioni per più di due ore, poi, stanchi ed accaldati, si recarono al bar. Presero posto ad un tavolino ed una cameriera venne a prendere le ordinazioni. Erin scelse tequila ed una Schweppes, e Jarod decise di imitarla. La ragazza tornò poco dopo con le bevande ed un libretto plastificato, che si rivelò essere la lista di canzoni disponibili per il karaoke. Mentre lo sfogliava, in Jarod sorse un'idea: e se avesse cantato una canzone per Erin? Qualcosa di speciale che parlasse dei suoi sentimenti per lei…

Il suo sguardo si soffermò su un titolo di Shania Twain, la cantante preferita di Erin. Era From This Moment On, una struggente dichiarazione d'amore che giudicò perfetta. La prenotò senza dire niente ad Erin, che pur incuriosita non gli fece domande, con la sua solita discrezione.

Intanto sul palco si susseguivano uomini e donne, da soli o a gruppetti più o meno numerosi; tutti ricevevano applausi, proporzionati alla bravura, perfino i più stonati, se non altro per la simpatia o per il coraggio dimostrati. Quando fu il suo turno, Jarod si alzò sotto lo sguardo confortante di Erin e si recò sul palco; prese il microfono che gli porgeva il deejay e si predispose a cantare. Aveva il cuore in gola: non per l'eventuale giudizio del pubblico, del quale non gli importava proprio niente, ma per quello che Erin avrebbe pensato di una dichiarazione tanto romantica ed appassionata davanti a tutta quella folla, tra cui c'erano anche parecchie persone che conosceva.

Beh, ormai il dado era tratto e non poteva tirarsi indietro.

La musica attaccò e gli occhi di Erin, che aveva immediatamente riconosciuto il brano, lentamente si spalancarono.

Jarod cominciò a recitare i primi versi a bassa voce:

I do swear that I'll always be there,

I give anything and everything and I will always care

Through weakness and strength,

Happiness and sorrow

For better, for worse

I will love you with every beat of my heart

La pianola elettronica imitò un basso accordo d'organo che fece scorrere brividi lungo la spina dorsale di Erin; anche Jarod si sentì rabbrividire.

From this moment life has begun

From this moment you are the one

Right beside you is where I belong

From this moment on

Un nodo strinse il petto di Erin, mentre il cuore le si gonfiava per la commozione; Jarod sentì un groppo che gli ostruiva la gola e lo inghiottì a fatica.

From this moment I have been blessed

I live only for your happiness

And for your love I'll give my last breath

From this moment on

Le lacrime spuntarono negli occhi di Erin, che sbatté rapidamente le palpebre; Jarod dovette fare un grosso sforzo per tenere sotto controllo il tremito della voce.

I give my hand to you with all my heart

I can't wait to live my life with you

I can't wait to start

You and I will never be apart

My dreams came true because of you

Le lacrime debordarono dagli occhi di Erin e cominciarono a scivolarle copiosamente lungo le guance, ma lei non si curò di asciugarle; il cuore le doleva per l'intensità della commozione che sentiva.

Jarod la stava guardando dritta negli occhi; vedendo che stava piangendo, per poco la voce non gli mancò, ma in qualche modo riuscì a proseguire.

From this moment, as long as I live

I will love you, I promise you this

There is nothing I wouldn't give

From this moment on

Erin cominciò a capire cosa lui stava cercando di dirle, e le parve di non riuscire più a respirare.

Stentando a controllare la voce che continuava a minacciare di spezzarglisi in gola, Jarod attaccò il crescendo:

You're the reason I believe in love

And you're the answer to my prayers from all above

All we need is just the two of us

My dreams came true because of you

Poi la voce di Jarod si dispiegò a tutta potenza nei versi finali, che andarono dritti come una freccia al cuore di Erin, annullando, cancellando ogni possibile dubbio che avesse potuto ancora albergarvi riguardo alla sincerità ed alla profondità dei sentimenti che Jarod nutriva per lei:

From this moment, as long as I live

I will love you, I promise you this

There is nothing I wouldn't give

From this moment on

La conclusione venne con un pianissimo, che Jarod cantò con una voce, resa roca dalla commozione, che fece spuntare le lacrime a tutti i presenti:

I will love you as long as I live

From this moment on

Jarod non aspettò che la canzone sfumasse sul finale: mentre la folla scoppiava in un applauso fragoroso, scese dal palco ed andò da Erin, la fece alzare e la prese tra le braccia, asciugandole le lacrime con i baci. Coinvolto dalla loro evidente commozione, il pubblico aumentò l'intensità degli applausi.

Erin era incapace di parlare, un groppo enorme le serrava la gola impedendole di proferir parola mentre si aggrappava forte a lui. Intanto che gli applausi attorno a loro scemavano, lo tenne stretto a sé, cercando di comunicargli silenziosamente che anche lei provava i suoi stessi sentimenti.

Jarod percepiva chiaramente la sua emozione, ma poiché lei non si stava esprimendo a parole, temendo di peccare di presunzione non si fidò completamente del proprio intuito, che pure gli diceva a gran voce che anche lei lo amava.

"Andiamo a casa", la sentì infine mormorargli all'orecchio, "Questa folla mi soffoca."

Salirono sulla Corvette di Jarod, che guidò fino a casa. Avrebbe voluto tenerle una mano durante il tragitto, ma la postura rigida delle sue spalle lo dissuase. Sentiva i suoi sentimenti in subbuglio come se fossero i propri, e ritenne saggio lasciarle un po' di tempo per mettervi ordine.

I trenta minuti che occorsero per arrivare a casa non furono però sufficienti a temprare le emozioni che agitavano Erin, anzi semmai le resero più acute. Infilando la chiave nella toppa, s'accorse che le mani le tremavano violentemente. Le ci vollero due tentativi prima di riuscire ad aprire, e quando pose piede nel soggiorno lo attraversò di corsa ed andò a rifugiarsi in bagno. Aveva bisogno di stare un poco da sola, di riflettere, di capire se, tra i due sentimenti contrastanti che si agitavano in lei, era più forte l'amore o il terrore.

Jarod lo comprese, tuttavia non poté fare a meno di sentirsi ferito. Stavano insieme da soli quindici giorni, e lui le aveva promesso che avrebbe aspettato tutto il tempo che le fosse stato necessario, ma soltanto adesso si rendeva conto di quanto difficile fosse l'attesa. Aveva sperato di riuscire in qualche modo, con quella canzone, a sbloccare la situazione, a far ammettere ad Erin il suo amore per lui – sapeva che lei lo amava, ogni suo gesto, ogni suo sguardo glielo dicevano a chiare lettere. Certo, i fatti contano molto più delle parole, ma Jarod desiderava disperatamente sentirle dire quel fatidico anch'io ti amo

No, si disse, era egoista da parte sua, e solo il cielo sapeva di quanto egoismo Erin era stata vittima in passato. Non doveva forzarla, non poteva farle questo. Avrebbe stretto i denti ed aspettato ancora; prima o poi, la sua pazienza sarebbe stata ricompensata, prima o poi lei avrebbe capito che, piuttosto di farle del male, avrebbe preferito uccidersi.

Ma – Dio! – quanto avrebbe voluto che lei gli avesse buttato le braccia al collo dicendogli che lo amava! L'avrebbe stordita di baci e tenuta stretta a sé tutta la notte. L'avrebbe rassicurata, vezzeggiata, convinta che poteva fidarsi di lui…

Sconsolato, si sedette sul divano, posò i gomiti sulle ginocchia e si prese la testa tra le mani. Aveva una gran voglia di piangere.

OOO

Intanto, in bagno, sotto la doccia quasi fredda, Erin pensava all'uomo seduto in salotto.

Il suo cervello vorticava alla ricerca di una risposta, di una sicurezza, ma non riusciva a decidersi, lacerato tra emozioni violente ed opposte.

Poi, senza preavviso, Erin sentì uno sfarfallio nello stomaco.

Sbatté le palpebre, incredula.

Prestò maggior attenzione.

Risentì le farfalle.

"Oh, cielo…", bisbigliò, allo stesso tempo con gioia e con terrore, "Oh, cielo…"

Con le gambe che le tremavano incontrollabilmente, si sedette sul fondo del box, il cuore in gola. Le ci volle tutta la sua forza di volontà, la terribile forza di volontà che solo una persona che ha profondamente sofferto possiede, ma infine riuscì a trovare almeno una parvenza d'equilibrio che le permettesse di affrontare Jarod.

Dopo una decina di minuti, Erin uscì dal bagno, scalza ed avvolta in un leggero accappatoio. Scorse Jarod attraverso la porta aperta del salotto; ristette sulla soglia, sentendosi come colpita da uno schiaffo: sembrava così prostrato! Le si strinse il cuore e provò l'impulso di correre al suo fianco, di prenderlo tra le braccia e di rassicurarlo.

Fu allora che, di colpo, la verità si svelò davanti ai suoi occhi, innegabile: l'amore era più forte del terrore.

Si avvicinò silenziosamente al divano e si inginocchiò davanti a Jarod; lui alzò la testa per guardarla, e le lacrime che brillavano nei suoi occhi scuri quasi le spezzarono il cuore. Gli prese le mani tra le sue e le baciò dolcemente.

"Mi ami davvero?", bisbigliò, con voce tremolante, in cerca di conferme, "Davvero?"

Da quando glielo aveva detto, due settimane prima, non glielo aveva più ripetuto, intuendo che la metteva in imbarazzo. Ora, la gola serrata, Jarod si limitò ad annuire, lentamente, con solennità. Erin gli prese il volto tra le mani e lo guardò profondamente negli occhi.

"Co…come fai a saperlo?", mormorò, incespicando sulla prima sillaba. Lui le coprì le mani con le proprie e le strinse lievemente. La sua mente turbinava alla ricerca della risposta giusta, quella che avrebbe definitivamente fugato i dubbi che ancora si affacciavano nel suo sguardo.

Ed infine la trovò:

"Perché sento le farfalle nello stomaco."

Gli occhi di Erin divennero enormi mentre lo fissava, immobile, senza parole. Poi, con un'esclamazione soffocata, gli gettò le braccia al collo e lo strinse forte, tremando. Jarod ricambiò l'abbraccio ed affondò il viso nella massa dei suoi morbidi capelli bruni, ora sciolti sulle spalle.

"Oh, Jarod, Jarod…", la sentì mormorare, quasi singhiozzando, "Anch'io ti amo, ma ho paura, tanta paura…"

Era infine riuscita a dirlo! Emozionato, Jarod le accarezzò la schiena, con tenerezza.

"Sì, lo so", le disse con voce bassa e rassicurante, "e ti capisco. Ma abbi fiducia in me, mio tesoro, e vedrai che farò in modo che la tua paura diventi solo un brutto ricordo…"

La cullò avanti e indietro, dolcemente, quasi ninnandola come una bambina. Pian piano, Erin smise di tremare e restò tranquilla tra le sue braccia. Poi si tirò indietro per guardarlo nuovamente negli occhi.

"Ti credo", dichiarò a bassa voce, e Jarod si sentì allargare il cuore: era disposta a dargli una possibilità! Era tutto quello di cui aveva bisogno… tutto quello che chiedeva.

"Andiamo a dormire", le disse, alzandosi ed aiutandola a fare altrettanto, "E' stata una lunga giornata, e sei esausta."

Era vero: Erin si sentiva stanchissima, molto più per la forza delle emozioni contrastanti che l'avevano lacerata nell'ultima mezz'ora che non per l'aver ballato due ore di seguito.

Fece appena in tempo ad annuire che Jarod la prese in braccio e si avviò verso la camera.

"Posso camminare…", protestò lei, debolmente, ma era lieta della sua premura.

"Mi piace portarti", le confidò Jarod, deponendola sul letto con un sorriso, "Vado a rinfrescarmi."

Quando tornò, la trovò profondamente addormentata, ancora avvolta nel corto accappatoio. Sorrise con tenerezza alla sua figura girata di lato; accostò le tende, si spogliò, s'infilò sotto le coperte e spense la luce, prendendo Erin tra le braccia, delicatamente per non svegliarla. Lei mormorò qualcosa, rannicchiandosi addosso a lui, schiena contro petto. Dopo qualche minuto, anche Jarod dormiva profondamente.

Traduzione della canzone di Shania Twain:

Io giuro che ci sarò sempre,

Darò ogni e qualsiasi cosa e m'impegnerò sempre

Attraverso debolezza e forza,

Felicità e preoccupazione

Nella buona, nella cattiva sorte

Ti amerò con ogni battito del mio cuore

Da questo momento la vita è cominciata

Da questo momento tu sei l'unica

Esattamente al tuo fianco è il posto cui appartengo

Da questo momento in poi

Da questo momento sono stato benedetto

Vivo solo per la tua felicità

E per il tuo amore darei il mio ultimo respiro

Da questo momento in poi

Ti porgo la mia mano con tutto il cuore

Non vedo l'ora di vivere la mia vita con te

Non vedo l'ora di cominciare

Tu ed io non saremo mai separati

I miei sogni sono diventati realtà grazie a te

Da questo momento, per tutta la mia vita

Ti amerò, ti prometto questo

Non c'è niente che non darei

Da questo momento in poi

Sei tu la ragione per cui credo nell'amore

E tu sei la risposta da lassù alle mie preghiere

Tutto ciò di cui abbiamo bisogno siamo noi due

I miei sogni sono diventati realtà grazie a te

Da questo momento, per tutta la vita

Ti amerò, ti prometto questo

Non c'è niente che non darei

Da questo momento in poi

Ti amerò per tutta la vita

Da questo momento in poi