Capitolo IX: Allegro appassionato Parte 1
Giovedì 4 luglio, ore 09.00
Jarod ed Erin partirono il giovedì mattina, diretti al ranch di Frank e Maureen De Rossi, dove arrivarono circa mezz'ora dopo. Il tempo era splendido e l'aria aveva un profumo dolce mentre percorrevano gli ultimi chilometri della strada privata che, dalla statale, portava alla casa; tutt'attorno, a perdita d'occhio si estendevano vigneti alternati a pascoli.
Giunti in vista della grande casa, Jarod non nascose la propria ammirazione:
"E' bellissima!", esclamò, "E molto grande, direi."
"Contando gli alloggi per i domestici, ha ventisei stanze", spiegò Erin, "Inoltre ci sono i lodges indipendenti che possono ospitare fino a dodici persone."
Su indicazione di Erin, Jarod parcheggiò la Corvette sotto una massiccia tettoia di legno, dov'erano posteggiate alcune altre automobili; sulla soglia intanto era comparsa una donna dai corti capelli d'un caldo colore rosso tiziano, abbigliata semplicemente in jeans e camicetta di cotone, che si avvicinò loro sorridendo. Erin scese dalla macchina e le corse incontro, abbracciandola.
"Erin, bambina mia!", esclamò la donna, che dimostrava a fatica cinquant'anni ma che in realtà ne aveva una decina di più, "Come sono felice di averti qui!", si girò a guardare con approvazione Jarod, che le stava raggiungendo, "E in ottima compagnia, anche!"
Erin lo presentò sorridendo:
"Mamma, questo è Jarod O'Donnell; Jarod, mia madre Maureen."
La donna gli strinse la mano che lui le porgeva:
"Irlandese! Céad mile failtà (pron. chéid mila folta)."
Jarod assunse un'aria imbarazzata:
"Mi spiace, signora De Rossi, ma non parlo gaelico."
Il sorriso di Maureen non si spense, anzi si allargò:
"Mille volte benvenuto, signor O'Donnell", tradusse.
"Grazie", rispose lui, sorridendole con simpatia, "Ma la prego, mi chiami Jarod."
"E io sono Maureen", decretò la donna, prendendo sottobraccio lui e la figlia, "Venite dentro, il resto del clan non vede l'ora d'incontrarvi."
Sulla soglia li attendeva il maggiordomo, impeccabilmente vestito di scuro.
"Carl, questo è il signor O'Donnell, ospite di mia figlia. La prego, si occupi delle loro valigie", gli ordinò Maureen, con grazia. Il domestico annuì, poi si rivolse ai nuovi arrivati con un piccolo inchino:
"Bentornata, signorina Erin. Benvenuto, signore."
Un po' a disagio per quella deferenza, cui non era abituato, Jarod si limitò a fargli un cenno di saluto, mentre Erin rispondeva:
"Grazie, Carl. Come sta la sua famiglia?"
"Tutti bene, grazie. Jasmine ha finalmente fissato la data del matrimonio per il quindici di settembre."
"Bene! Le ricordi che le ho promesso l'abito da sposa come regalo di nozze."
"Lo farò, signorina Erin. Grazie."
Maureen li introdusse nel salotto, arredato con mobili in stile, dove su una poltrona stava seduta una donna molto anziana dai corti capelli candidi come la neve; stava leggendo un libro, ma sentendoli arrivare alzò lo sguardo verso di loro e, nel riconoscere Erin, sorrise.
"Erin, cuore della nonna!", esclamò in italiano, alzandosi in piedi ed andandole incontro a braccia aperte, "Come stai?"
"Benissimo, nonna", rispose Erin nella stessa lingua, abbracciandola, "Posso presentarti Jarod O'Donnell? Jarod, questa è mia nonna Francesca."
Jarod prese la mano che la vecchia matriarca gli porgeva e la baciò galantemente.
"Lieto d'incontrarla, signora."
"Il piacere è mio, giovanotto", gli assicurò Francesca, "Erin, hai buon gusto, non c'è che dire!"
Erin rise:
"Nonna, non metterlo subito in imbarazzo!"
"Oh, alla mia età posso dirlo apertamente, quando apprezzo un bell'uomo!", sbuffò lei, strizzando l'occhio a Jarod, "Non crede, signor O'Donnell?"
"Jarod", la corresse lui, come al solito preferendo usare il meno possibile i nomi falsi che si sceglieva, "Sono d'accordo, ma qualcosa mi dice che lei ha sempre detto quello che pensava, anche da giovane."
Francesca scoppiò a ridere di gusto:
"Ha proprio ragione, caro mio! Mai avuto peli sulla lingua, io!"
In quella entrò un uomo anziano, accompagnato da uno più giovane; la somiglianza tra i due era impressionante, e Jarod capì di trovarsi di fronte a Giovanni, il patriarca della famiglia De Rossi, ed a suo figlio Frank. I due abbracciarono Erin con affetto ed accolsero calorosamente Jarod, il quale cominciava a sentirsi stordito da tutte quelle presentazioni; ma non era ancora finita, perché pochi minuti dopo furono raggiunti dal fratello di Erin, Sean, con la moglie Dolores ed i figli Christopher e Carmen. Sean, un uomo all'incirca dell'età di Jarod, grande e grosso e con una criniera fulva come quella della madre, sollevò la sorella da terra e la fece volteggiare, tuonando che non la vedeva da troppo tempo. Dolores, una bella donna ispanica di un paio d'anni più vecchia di Erin, salutò affettuosamente la cognata, ed i due nipotini fecero una gran festa alla zia. Anche tutti loro accolsero Jarod con calore, facendolo sentire subito accettato.
Dopo, lui ed Erin furono invitati a recarsi nel lodge a loro riservato per sistemare il bagaglio, così si congedarono momentaneamente; uscirono, ed Erin condusse Jarod attraverso la grande corte dietro l'edificio principale, diretta verso una costruzione più piccola, che si rivelò essere una dépendance completamente autonoma, dotata di tutti i servizi. A differenza del salotto in cui erano stati accolti, che esibiva mobili importanti e di pregio, questo appartamento era semplice ed accogliente.
Quando mise piede nella stanza da bagno, piastrellata con mosaici d'ispirazione greco-romana, Jarod rimase sbalordito dalla vasca: era rotonda, incassata nel pavimento come una piscina e grande abbastanza da contenere comodamente due persone. Sentendo la sua esclamazione di stupore, Erin lo raggiunse.
"Ti piace?", volle sapere, con una certa titubanza, "L'ho fatta installare l'anno scorso perché volevo avere l'idromassaggio anche qui…"
"E'… sibaritica ", rispose Jarod, girandosi a guardarla con un luccichio malizioso negli occhi, "La proviamo?"
"Per dare alla mia famiglia motivo di scandalo?", rise Erin, "Perché no? Sia mia madre che mia nonna approverebbero…"
Jarod fece un passo verso Erin per prenderla tra le braccia, quando qualcuno bussò alla porta del loro appartamento. Entrambi fecero una smorfia, poi si guardarono con occhi ridenti nel riconoscere ciascuno sul volto dell'altro la propria delusione, come in uno specchio.
"Chi è?", chiese Erin.
"Sono Chris, zia Erin", rispose una voce infantile, "Vorrei mostrarti una cosa."
Erin andò ad aprire; il ragazzino entrò portando sottobraccio un voluminoso tomo dall'aria abbastanza antica, che mostrò orgogliosamente alla zia.
"Ho trovato lo stemma degli O'Donnell!", annunciò in tono trionfante. Jarod guardò Erin senza capire, e lei gli spiegò:
"Il nostro Chris è appassionato di genealogia e di araldica. Ha ricostruito l'albero genealogico dei De Rossi e degli O'Leary fino ai trisavoli dei miei nonni, e poi anche quello delle famiglie reali francese, austriaca ed inglese."
"Proprio così", confermò Christopher, tutto orgoglioso, "ed in questo libro ci sono gli stemmi di tutte le famiglie più importanti d'Irlanda. Jarod, sapevi che gli O'Donnell erano i Duchi di Donegal?"
"Ehm… se è per questo, non so neppure che cos'è il Donegal", confessò Jarod.
"E' una regione del nord-ovest d'Irlanda", spiegò Christopher, aprendo il librone e sfogliandolo fino a trovare una cartina dell'Isola di Smeraldo, "Ecco, vedi? E' qui", gli indicò il punto con un dito.
Jarod ebbe cura di mostrarsi impressionato:
"E credi che io discenda da questi duchi?"
"Per appurarlo, dovremmo ricostruire il tuo albero genealogico fino all'epoca dell'ultimo Duca di Donegal, il che non è facile, ma in ogni caso appartieni a quel clan perché porti il suo nome…"
Mentre Christopher riprendeva a sfogliare il grosso tomo, per la prima volta in vita sua Jarod si sentì un impostore. Essendo un simulatore, si era sempre calato con assoluta disinvoltura nei ruoli più diversi: ufficiale di marina, coroner, ranger, idraulico, pompiere, agente dell'FBI, ricercatore universitario, poliziotto, medico… Ma ora stava ingannando un ragazzino, e con lui un'intera famiglia che lo aveva accolto con calore autentico.
"Ecco lo stemma degli O'Donnell", annunciò Chris, mostrandogli infine un disegno, che riproduceva una croce rossa in campo giallo, tenuta da una mano, "Questo invece è quello degli O'Leary", girò alcune pagine e gli fece vedere uno scudo bianco, con una nave azzurra nella parte superiore, e nella parte inferiore un leone di colore rosso.
"Incredibile", mormorò Jarod, suo malgrado affascinato, "Anche gli O'Leary erano duchi?"
"Non sempre il capo di un clan aveva un titolo nobiliare, ma era ugualmente rispettato", rispose Christopher, "Anche l'O'Leary."
Erin aveva seguito sorridendo lo scambio di battute tra i due, ma percependo il disagio di Jarod decise di congedare il nipotino.
"Grazie per le notizie che ci hai dato, Chris", disse pertanto, con gentilezza, "ma ora vorremmo finire di riporre le nostre cose. Ci vediamo più tardi, così potrai darci ulteriori dettagli sugli O'Donnell."
"Okay", accettò il ragazzino, raggiante per l'interesse suscitato negli adulti, "Allora, a dopo!"
Quando Christopher fu uscito, Jarod sospirò:
"La tua famiglia è stata così cordiale con me… Non so proprio come potrò ricambiarli."
"Sii semplicemente te stesso", gli suggerì Erin, scegliendo ancora una volta di non indagare, "Sopra tutto, come me apprezzano la spontaneità."
Jarod le sorrise con gratitudine:
"Sei tanto saggia quanto bella, mi querida."
Più tardi, dopo essersi sistemati, Erin fece visitare a Jarod la casa padronale: oltre al salotto, c'era una grande sala da pranzo, che poteva essere trasformata all'occorrenza in sala da ballo, ed una formidabile biblioteca, che ospitava anche una notevole collezione di videocassette e DVD, visionabili su un gigantesco televisore. C'erano soprattutto western e polizieschi, ma anche fantascienza, azione e sentimentali, nonché documentari sugli argomenti più disparati, dall'astronomia alla natura.
"La passione di mia madre", spiegò Erin, accennando ai western, "Va pazza per John Wayne. Questi invece sono di mio padre", proseguì, indicando i polizieschi, "per lui Callaghan è il massimo."
Jarod gettò un'occhiata fuori da una finestra e vide un cavallo nero che trottava in un recinto, ad un centinaio di metri dalla casa. Erin seguì il suo sguardo e sorrise:
"Quello è Tuono Nero, lo stallone di mio fratello. Tutti noi amiamo cavalcare, tranne nonna Francesca che ha una paura folle dei cavalli", il suo sorriso si allargò, "Mi chiedo come sta Tara, la mia giumenta."
"Possiamo andare a vedere", suggerì Jarod, "Anzi, mi piacerebbe fare una passeggiata a cavallo."
"Sai cavalcare?"
Jarod non ci aveva mai provato, ma era un simulatore. Come riuscisse a far qualcosa che non aveva mai fatto prima, neppure Sydney era mai stato in grado di spiegarlo. Era una capacità innata, una predisposizione genetica. Possedeva una memoria fotografica ed un grande senso imitativo, tuttavia non pensava che fosse tutto lì. Inoltre, il talento doveva essere individuato in età molto precoce ed attentamente addestrato.
"Non benissimo", rispose, "Oltretutto, è molto tempo che non lo faccio."
"Va bene", sorrise Erin, che aveva veramente voglia di fare una cavalcata, "Dopo pranzo chiederemo a Peter, il maestro di scuderia, di trovarti un cavallo tranquillo."
Per pranzo furono servite pietanze irlandesi, gustose ma leggere, cucinate personalmente da Maureen. La sera ci sarebbe infatti stato un ricco buffet all'aperto, approntato da una ditta di catering, quindi non era il caso di caricarsi troppo a mezzogiorno.
Finito di mangiare, ai bambini fu data licenza di uscire a giocare nel parco, mentre gli adulti si recarono in salotto per il caffè ed i liquori. Jarod assaggiò la grappa, prodotta in piccola quantità dall'azienda di Giovanni De Rossi, e l'apprezzò molto, anche se ne rifiutò un secondo bicchiere adducendo la sua scarsa dimestichezza con gli alcolici.
Circa un'ora dopo, Jarod ed Erin si recarono all'edificio basso e lungo che ospitava i cavalli, dove furono cordialmente accolti da un uomo di colore gioviale e corpulento che Erin presentò a Jarod come il maestro di scuderia, Peter.
"Vuole fare un giro con Tara?", si informò, con un gran sorriso ad Erin.
"Sì, ma penserò a sellarla personalmente", disse la giovane donna, ricambiando il sorriso, "E vorrei Fiore d'Argento per il signor O'Donnell."
"Vado a prenderli", disse Peter, allontanandosi. Erin si rivolse a Jarod:
"Ho scelto per te un castrato molto tranquillo. Se è molto tempo che non monti, non voglio darti un cavallo bizzoso che potrebbe disarcionarti per dispetto."
"Hai ragione, non si sa mai", fu d'accordo lui.
Mentre aspettavano, andarono a prendere le selle nell'apposita rimessa, dove trovarono anche un paio di stivali della misura di Jarod, mentre Erin indossò i propri, e poi prepararono i cavalli; Jarod osservò ed imitò alla perfezione i gesti di Erin, cosicché alla fine Fiore d'Argento, un bel grigio pomellato, fu pronto nello stesso tempo di Tara, una magnifica cavalla roana con coda e criniera nere.
Montarono; sempre osservando attentamente Erin, Jarod riuscì a dirigere la propria cavalcatura tanto bene da sembrare che lo facesse da sempre… tranne che per un particolare.
"Rilassa le spalle", gli suggerì Erin, "Altrimenti stasera ti faranno male."
Prontamente lui seguì l'invito, ed Erin scosse la testa sorridendo:
"Dicevi di non essere un granché, come cavaliere, ma vedo che te la cavi molto bene."
Forse per la prima volta in vita sua, Jarod si sentì orgoglioso del proprio talento; neppure Sydney lo aveva mai fatto sentire così, limitandosi a trattare la sua particolare abilità come un semplice dato di fatto.
Passarono il resto del pomeriggio a girovagare per pascoli, boschi, prati e ruscelli; quando giunsero nei pressi di un laghetto, smontarono e passeggiarono per un po', respirando i profumi della campagna assolata.
Tornarono in tempo per prepararsi per la festa, a cui erano invitati tutti i lavoranti ed i domestici del ranch, motivo per cui i De Rossi avevano scelto la formula del buffet; l'unico che quella sera avrebbe lavorato era il deejay, appositamente ingaggiato dai padroni di casa.
Per quell'occasione, Erin aveva scelto l'abito che aveva comperato in Messico sei settimane prima, di sangallo bianco, dall'ampia gonna che arrivava fino quasi alle caviglie ed il bustino aderente che lasciava scoperte le spalle, tenuto chiuso sul seno da alcuni laccetti, mentre una fusciacca rossa stringeva la vita; i capelli erano semplicemente raccolti in una coda di cavallo alta sulla testa, decorati da una gerbera bianca. Era una mise insieme romantica e sexy, e per l'ennesima volta, quando la vide Jarod rimase incantato dalla sua bellezza.
Anche lui però era molto affascinante, nella leggera camicia di cotone finissimo di un insolito color ghiaccio, da portare aperta sul collo, abbinata ad un paio di aderenti pantaloni grigio perla. L'occhiata che gli scoccò Erin avrebbe sciolto un iceberg.
I padroni di casa accolsero gli ospiti sulla soglia, invitandoli ad accomodarsi in giardino ed a servirsi; c'erano tartine fantasiosamente farcite, mini sandwich imbottiti, pizza di vari gusti, torte salate dai svariati ripieni, insalata di patate, polpettine di riso, formaggi, affettati, e poi gelatine di frutta, macedonia, crostate, gelato, zabaione, torte varie; da bere si poteva scegliere tra diversi succhi di frutta, vino, birra, sidro, soft drink vari ed acqua. C'era solo l'imbarazzo della scelta.
In un angolo del grande giardino era stato allestito un basso palco per le danze, illuminato da un impianto di luci colorate e circondato da imponenti casse acustiche; a fianco si trovava la postazione del deejay, che per tutta la sera scelse coinvolgenti brani di discomusic e country. Ballarono tutti, dai bambini ai più anziani, compresi Giovanni e Francesca.
La festa si svolse in un'atmosfera rilassata, e Jarod si divertì un mondo.
Alle undici vennero spente le luci e la musica si ridusse ad un volume di sottofondo. Era il segnale per i fuochi d'artificio, la cui coreografia era curata da Frank in persona. Nel cielo notturno, limpido e stellato, fiorirono piogge dorate, salici d'argento, anelli e globi dai brillanti colori, accompagnati da botti più o meno rumorosi. Più di una volta la folla emise un ooohh! meravigliato, ed alla fine Frank si meritò un fragoroso applauso.
Poi la musica riprese, ed i festanti ballarono fin quasi alle due, quando gli invitati cominciarono a congedarsi alla spicciolata. Anche Erin e Jarod si ritirarono, dando la buonanotte ad amici e parenti, ed andarono a dormire nel loro lodge.
