Capitolo X: Allegro appassionato Parte 2
Venerdì 5 luglio, ore 09.25
Jarod si svegliò che era già quasi metà mattina; nel sonno, Erin si era girata ed ora giaceva di fianco, la schiena contro il suo petto. Il lenzuolo era parzialmente scivolato via, e Jarod vide che la camicia da notte che indossava, di impalpabile seta lilla, era salita a scoprirla fino al fianco, rivelandogli che sotto portava mutandine abbinate.
Sollevò il capo per osservarla: il viso rilassato, con le lunghe ciglia che ombreggiavano le guance dal colorito sano ed abbronzato; le belle labbra socchiuse quasi come in un bacio; i lunghi capelli bruni sparsi a raggiera sul cuscino; il petto che si muoveva lievemente al ritmo del respiro.
Sommerso da un'ondata di tenerezza e d'amore, le posò una mano sulla spalla e l'accarezzò lievemente, partendo dalla base del collo, seguendo la curva della clavicola per poi scendere lungo il braccio fin dov'era ripiegato sul ventre; qui spostò la mano sul suo fianco, giù lungo la coscia fin quasi al ginocchio, e poi tornò indietro, risalendo a sfiorarle la natica. Sentì che si stava eccitando – santo cielo, non ne aveva mai abbastanza di lei! – e pensò di smettere, ma Erin emise un sospiro amoroso ed aprì gli occhi.
"Scusami, non volevo svegliarti", le sussurrò allora nell'orecchio, "ma sei così desiderabile che non sono riuscito a tener ferme le mani."
Lei sorrise e lo guardò in tralice; allungò il braccio dietro di sé, posandogli la mano su un gluteo ed attirandolo più vicino. Sentendo l'evidenza del suo desiderio contro il fondoschiena, commentò divertita, a bassa voce:
"E non solo quelle."
"Non posso farci niente, se mi hai stregato", dichiarò lui, chinandosi a baciarle il lobo dell'orecchio e soffermandosi poi a mordicchiarlo. Erin sollevò la mano a sfiorargli la tempia; Jarod girò la testa e catturò il suo dito anulare tra le labbra, vellicando delicatamente il polpastrello con la lingua. Sentendola sussultare, comprese d'aver trovato un altro punto particolarmente sensibile, così insistette; le mise la mano a coppa su un seno, ed attraverso la seta sentì che il capezzolo già cominciava ad inturgidirsi. Lusingato, glielo sfiorò con le punte delle dita.
"Sei tu che hai stregato me", bisbigliò Erin, sentendo il desiderio crescere rapidamente in lei: non aveva mai pensato di essere una donna molto vogliosa, ma ora la brama per Jarod la coglieva nei momenti più impensati, e solo la sua ferrea autodisciplina le aveva impedito, da quando stavano insieme, di distrarsi troppo dai suoi compiti sul lavoro.
Mentre cominciava a deporle una serie di piccoli baci lungo il lato del collo, Jarod spostò la mano verso il basso, infilandola sotto la sua camicia da notte; le sfiorò il ventre in una languida carezza, indugiò un attimo con la punta dell'indice sul suo ombelico, tastandolo delicatamente, e poi proseguì verso il basso. Le sue dita si infilarono sotto la seta degli slip, giungendo al morbido triangolo di peluria che le ricopriva il pube.
Al suo tocco conturbante, Erin gemette di piacere ed aprì le gambe, posando una coscia all'indietro su quella di lui. Passando a baciarle la nuca, Jarod le sfiorò il clitoride, cominciando a massaggiarlo squisitamente con due dita. Erin trasalì, tirando bruscamente il fiato; si sentiva annegare in un lago di delizie, ed una vampata di calore umido le infiammò le viscere. Gemette di nuovo, più forte.
Allora Jarod cominciò ad abbassarle gli slip; Erin lo aiutò, smaniosa come solo lui sapeva renderla, e poi con un movimento sinuoso sfilò le braccia dalle bretelle della camicia da notte, calandola fino alla vita.
Lui tornò a posarle una mano a coppa su un seno, ora esposto al suo tocco, e ne vellicò il capezzolo, indurito e sensibile, con i polpastrelli di pollice ed indice; Erin sospirò ed allungò una mano dietro di sé, chiudendola attorno al suo membro eretto e provocandogli un ansito di piacere mentre lo accarezzava per tutta la sua lunghezza.
"Oh, Jarod, ti prego…", mormorò Erin, troppo bramosa di lui per riuscire ad attendere ancora, "Prendimi, prendimi…"
Jarod non sorrise della sua smania, perché era la stessa che sentiva lui. Si abbassò dietro di lei, le allargò amorevolmente le grandi labbra con le dita, per facilitare l'entrata, e lentamente la penetrò. Erin inarcò la schiena per favorirlo, assaporando centimetro per centimetro la sensazione di lui che le scivolava dentro.
Cominciarono a muoversi all'unisono, dapprima con un ritmo veloce, frutto dell'intensa voglia che avevano l'uno dell'altra; poi, senza bisogno di parole, rallentarono, entrambi desiderosi di far durare la loro unione il più possibile. Era un modo molto piacevole e riposante di fare l'amore; continuarono a lungo, ed infine raggiunsero dolcemente l'apice di un godimento profondo e prolungato.
Jarod tenne Erin tra le braccia nella stessa posizione, attendendo che il loro battito cardiaco tornasse alla normalità. Con un sorrisetto segreto, le disse a bassa voce:
"E dicevi che non eri molto esperta! Mi fai impazzire ogni volta… Hai preso lezioni dalla dea dell'amore in persona?"
Erin arrossì fino alla radice dei capelli, ed il suo imbarazzo deliziò ed intenerì Jarod. Forse era proprio quel suo strano modo di essere allo stesso tempo timida e disinibita, pudica ed audace, ragazzina e donna, che gliela rendeva così tanto desiderabile…
La fece girare verso di sé e le coprì il volto di baci.
OOO
Il sole era ormai alto quando si fecero vivi per la colazione. Trovarono un completo breakfast all'irlandese, con uova al tegamino, bacon e salsicce ai ferri, oltre a pane tostato, burro salato e marmellata d'arance leggermente amarognola, e cereali, latte e caffè. Jarod ed Erin vi fecero onore, con malcelato divertimento di Maureen che comprese perfettamente il motivo del loro appetito. Erin s'accorse del buonumore della madre e le strizzò un occhio: aveva sempre avuto con lei, e con la nonna, un rapporto molto franco anche per quanto riguardava il sesso, e pertanto non si sentiva affatto in imbarazzo davanti a lei.
Gli altri avevano già fatto colazione, tranne Sean e Dolores che sopraggiunsero poco dopo e si unirono a loro.
"Ora ci vuole una passeggiata per smaltire questo breakfast!", affermò Sean dopo che ebbero finito, ridendo, "Che ne dite, ragazzi, vi va di far compagnia a Dolores ed a me?"
Jarod ed Erin accettarono con piacere, così le due coppie uscirono dalla porta sul giardino e presero a gironzolare senza meta per i viali lungo le aiuole fiorite. Dopo un po', Jarod si accorse che Sean aveva fatto in modo che Erin e Dolores si allontanassero assieme, con l'evidente intenzione di parlargli a quattr'occhi. Rallentò apposta l'andatura: qualunque cosa volesse dirgli il fratello di Erin, era disposto a dargli retta.
"Sono sicuro che sei innamorato cotto di mia sorella", esordì Sean senza preamboli, guardandolo direttamente negli occhi con espressione molto seria, "ho ben visto come la guardi, e come la tratti. Perciò non perderò tempo a mettere in discussione i tuoi sentimenti per lei. Ma voglio avvisarti, da uomo a uomo: anche il suo ex marito sembrava innamoratissimo di lei, eppure l'ha mollata senza una parola, senza una giustificazione. Quando è successo, Erin mi ha impedito di andare a spaccargli la faccia, come avrei voluto, ma sappi che, se mai tu dovessi farla soffrire come ha fatto lui, stavolta nessuno mi fermerà. Sono stato chiaro?"
Jarod ricambiò il suo sguardo con fermezza. In un certo senso, si era aspettato quel discorso da uno degli uomini della famiglia De Rossi, perché sapeva che amavano Erin con la stessa sincerità con la quale la amava lui, e che fosse stato Sean ad affrontarlo piuttosto che Frank o Giovanni non aveva importanza.
Si fermò e prese un respiro profondo prima di rispondere:
"Non sei il primo che mi mette sull'avviso, Sean. Questo mi conferma quello che già so: che Erin è una persona degna dell'amore più devoto. Ed è così che io l'amo: devotamente. Lei non ha voluto da me alcun impegno, alcun giuramento, perché ha visto infrangersi quello più solenne che le potesse essere fatto e non è più disposta ad ascoltarne altri. Pertanto, se lo accetti, io lo faccio a te: ti giuro che ogni cosa che farò, la farò per lei, per renderla felice, per proteggerla da ogni male, e laddove lei sarà, là sarò anch'io, per tutta la vita, se lei mi vuole. Se non manterrò questo impegno, ti autorizzo non solo a spaccarmi la faccia, ma anche tutte le ossa."
Sean sbatté le palpebre, colto in contropiede: Jarod gli era piaciuto subito, ma non si era aspettato una reazione così forte e decisa al suo avvertimento. Capì che aveva a che fare con un uomo dall'animo generoso e dal cuore buono, e che di lui ci si poteva fidare ciecamente.
Gli porse la mano:
"Accetto il tuo impegno, Jarod."
Jarod gli strinse la mano, solennemente: era un patto tra uomini di parola, che nessuno dei due avrebbe infranto volontariamente.
OOO
Poiché avevano fatto colazione molto tardi, a pranzo le due coppie più giovani optarono per un sandwich.
"Con un sole così", disse Dolores, "penso che passerò il pomeriggio in piscina. Erin, hai voglia di farmi compagnia?"
"Ma certo", accettò l'altra, "Jarod, Sean, se avete altri programmi…"
"E perderci la vista di due belle donne in bikini?", scherzò Sean, prendendo la moglie tra le braccia, "Con i ragazzi in giro a cavallo con i nonni, saremo liberi di fare i fidanzati…", aggiunse, baciandola, "Che ne dici, Jarod?"
"Dico che sono d'accordo", rispose l'interpellato con un sorriso.
Andarono a cambiarsi, e poco dopo si trovarono nuovamente tutti ai bordi della vasca. La piscina era molto grande, a forma di fagiolo, parzialmente ombreggiata da alcuni platani ed ontani; dal lato col fondale più basso c'era una grande scalinata semicircolare, ad un'estremità della quale c'erano alcuni bocchettoni per l'idromassaggio, mentre dal lato dove l'acqua era più profonda c'era un piccolo trampolino, dal quale si divertirono a tuffarsi a turno. Erin e Sean, che nuotavano insieme fin dai tempi di Monaco di Baviera, avevano uno stile talmente identico da impressionare Jarod.
Poi si stesero sotto gli ombrelloni, in attesa che il sole declinasse abbastanza per essere affrontabile. Jarod guardò Erin con apprezzamento: confermando la sua passione per i colori forti, indossava un bikini verde fluorescente, che faceva risaltare la sua abbronzatura. Lei ricambiò il suo sguardo: anche lui, negli slip neri e gialli, era uno schianto.
"Ho una cosa per te", disse Erin, pescando qualcosa da sotto la sedia a sdraio. Jarod si vide porgere alcuni fasci di fogli rilegati con una striscia di plastica e guardò Erin interrogativamente.
"I primi cinque capitoli del mio romanzo", spiegò lei, con un certo nervosismo, "se ti piace, ti farò leggere anche gli altri."
Jarod si sentì allargare il cuore: era un altro passo avanti che Erin compiva sulla strada della fiducia in lui.
"Grazie, tesoro mio", le disse, usando il vezzeggiativo italiano che aveva sentito rivolgere a Francesca da Giovanni. Lei dimostrò di apprezzarlo rivolgendogli quel suo sorriso capace di fargli piegare le ginocchia.
Jarod s'immerse nella lettura, che lo appassionò fin dalle prime righe. La storia era ambientata in un mondo immaginario, descritto in modo pittoresco e molto plausibile; la protagonista era una donna dalle eccezionali capacità di guerriera e di guaritrice, una contraddizione che la rendeva estremamente interessante. Ben presto Jarod s'accorse che in lei c'era moltissimo di Erin, e comprese la sua esitazione a farlo leggere: era come se mettesse a nudo la propria anima, i propri sogni e desideri. Ma era proprio questo che rendeva i personaggi vivi, reali, figure a tutto tondo, non piatte e banali.
Divorò i primi capitoli in men che non si dica, ma si astenne con discrezione dal far commenti di fronte al fratello ed alla cognata di Erin.
"Mi piace moltissimo", le disse a quattr'occhi, "e se non mi fai leggere il resto, giuro che divento matto!"
Lei arrossì di piacere.
"Non pensavo che leggessi tanto in fretta", commentò poi, "Dovrai aspettare il nostro rientro a casa."
Jarod si mise una mano sul cuore:
"Non so se reggerò tanto a lungo!"
Erin rise alla sua celia e gli sfiorò le labbra in un bacio. Quando si scostò, cambiò idea e tornò a baciarlo, più appassionatamente. Jarod la ricambiò.
"Oh, beh, se la metti così posso anche aspettare", bofonchiò.
OOO
Venne la sera di quel giorno sereno, quando tutti si riunirono nuovamente per cena. Guardando fuori dalla finestra, Erin commentò:
"Il tempo è limpidissimo: stanotte ci sarà un magnifico cielo stellato e praticamente senza luna, ottimo per l'osservazione astronomica."
Anche a Jarod piaceva osservare il cielo notturno, ma prima della sua fuga dal Centro aveva avuto ben poche occasioni per farlo, e dopo ne aveva avuto molto raramente il tempo. In teoria, conosceva tutte le costellazioni, ma in pratica non sapeva neppure riconoscerle. Così, ora sorrise ad Erin:
"Mi piacerebbe guardare le stelle con te", le disse sottovoce. Lei ricambiò il sorriso ed annuì.
Dopocena gli adulti chiacchierarono un poco; quando fu completamente buio Erin e Jarod diedero la buonanotte e si ritirarono. Giunti al loro lodge, la giovane donna prese una voluminosa valigia nera dal fondo di un armadio a muro in ingresso, che era chiuso a chiave, poi condusse Jarod su per una scaletta fin sul tetto, dove si apriva un terrazzo quadrato piuttosto grande.
"Questo l'hanno fatto apposta per me", gli confidò, "La mia passione per l'astronomia risale alle scuole elementari, ma farne una professione non mi ha mai attirata: troppo tecnica."
Aprì la valigia e ne estrasse una torcia elettrica a luce rossa.
"Non posso montare il telescopio completamente al buio", spiegò a Jarod, che la guardava incuriosito, "La luce rossa evita di alterare la visione notturna."
Il montaggio richiese pochi minuti, poi Erin puntò il telescopio su un oggetto preciso. Guardò attraverso l'oculare, poi soddisfatta sollevò gli occhi al cielo ed indicò una costellazione a Jarod:
"Vedi quel gruppo di stelle brillanti che sembra un mestolo?"
Jarod guardò ed assentì:
"L'Orsa Maggiore, vero?"
"Esatto. La stella centrale del manico si chiama Mizar ed è tripla. Ne vedrai solo due, però, perché il mio telescopio non è abbastanza potente da distinguere la terza, molto piccola."
Con un cenno invitò Jarod a guardare attraverso l'oculare, e lui prontamente obbedì.
"Ehi, è fantastico!", si entusiasmò, "Ho visto un mucchio di foto di stelle, ma guardarle con i propri occhi è tutta un'altra cosa!"
Erin sorrise:
"E' quello che ho sempre pensato anch'io", dichiarò. Jarod si raddrizzò e tornò a guardare il cielo ad occhio nudo.
"Non ho mai capito quale fosse la Stella Polare", confessò.
"Non è una stella molto interessante, dal punto di vista dell'osservazione astronomica", disse Erin, "Prendi le ultime due stelle del quadrilatero dell'Orsa Maggiore, traccia una linea immaginaria che prosegua dritta… ecco, vedi quella stellina?"
"E' quella?", trasecolò Jarod, senza nascondere la propria incredulità.
"Sembra impossibile, vero?", concordò Erin, divertita, "Una stella così insignificante, eppure riveste un ruolo fondamentale nella nostra storia. Tanto per fare un esempio, senza di essa Cristoforo Colombo non avrebbe mai scoperto l'America."
"Già…", mormorò Jarod, "Ancora una dimostrazione di come, a volte, l'apparenza possa ingannare."
Erin cominciò a cercare qualcos'altro da puntare.
"L'osservazione delle stelle induce spesso anche me a riflessioni filosofiche", commentò con serietà, "Questo mi porta a pensare che non era un caso che i grandi filosofi classici come Platone, Aristotele e Sofocle fossero anche astronomi."
" Non ci avevo mai fatto pensato", disse Jarod, colpito. Erin controllò nell'oculare, fece un altro aggiustamento ed annunciò:
"Questa è Vega, la stella principale della Lira, la più brillante del cielo estivo."
"E quella, allora?", domandò Jarod, indicando un punto molto luminoso. Erin controllò e scosse la testa:
"Quella non è una stella, ma il pianeta Venere", spiegò.
Jarod distolse gli occhi dal cielo e li posò su Erin.
"La tua bellezza offusca il suo splendore", dichiarò a bassa voce. La giovane donna si sentì arrossire fino alla radice dei capelli a quella frase romantica e, non sapendo come replicare, si limitò a mormorare:
"Grazie."
Per un lungo momento rimasero a guardarsi negli occhi alla luce delle stelle, poi Jarod girò il viso e si abbassò sul telescopio per osservare Vega.
Nei venti minuti successivi, Erin gli fece vedere altri corpi luminosi di particolare interesse, stelle, ammassi globulari e nebulose planetarie, poi mise da parte lo strumento ottico e gli chiese:
"Vuoi che ti insegni a riconoscere qualche costellazione?"
"Certo!"
"Allora non c'è niente di meglio che osservarle ad occhio nudo sdraiati per terra", dichiarò lei, "così si evita di farsi venire il torcicollo."
Frugò nella grossa valigia e ne estrasse uno spesso plaid arrotolato, che stese sul pavimento del terrazzo. Era un po' piccolo per tutti e due, ma risolsero la cosa stando abbracciati, e certo non dispiacque né all'uno né all'altra.
"Allora, partiamo dall'Orsa Maggiore che già conosci", cominciò Erin, indicando, "Riesci a ritrovare la Stella Polare? Bene, è situata all'estremità del manico di un altro mestolo, molto più piccolo, che è la costellazione dell'Orsa Minore. E vedi quelle cinque stelle che formano una W? No, gira la testa da questo lato. Quella è Cassiopea. Bene, ora torna a guardare Vega, la vedi quell'altra stella brillante? È Deneb, nel Cigno, costellazione che riconosci per la sua forma a croce. E quella terza stella è Altair, nell'Aquila, altra croce ma col lato lungo fuori asse. E laggiù c'è Arturo, nella costellazione di Bootes, che chiamano anche il Guardiano dell'Orsa perché è vicino all'Orsa Maggiore. Vicino a Bootes c'è la Corona Boreale, le vedi quelle sei stelle a forma di diadema? Tra la Corona Boreale e la Lira c'è quel quadrilatero, con tutt'attorno stelle messe come a spirale: quello è Ercole", s'interruppe e lanciò un'occhiata a Jarod per accertarsi che non si annoiasse, e vedendolo intento a scrutare il cielo fu lieta di scoprirlo ancora interessato, "Queste sono solo le costellazioni più importanti attualmente visibili, e ti ho indicato solo la parte principale. Altrimenti dovremmo restar qui tutta la notte…"
S'interruppe perché Jarod aveva distolto lo sguardo dal cielo per fissarlo su di lei, ed anche nel debole chiarore delle stelle la sua espressione era inequivocabile.
"Se è un invito, lo accetto con piacere", mormorò. Si girò in modo da sovrastarla e chinò la testa per baciarla; Erin gli annodò le braccia attorno al collo prima ancora che le loro labbra si incontrassero, schiuse la bocca ed accolse il bacio, ricambiandolo. La sua risposta, pronta ed appassionata, incendiò il sangue nelle vene di Jarod, che cominciò ad accarezzarla. Lei sospirò di beatitudine; gli tirò la camicia fuori dai pantaloni e gli fece scorrere le unghie lungo la spina dorsale; Jarod rabbrividì al suo tocco, e cominciò a sbottonarle la camicetta.
Entrambi furono colti all'improvviso come da una sorta frenesia; si strapparono di dosso i vestiti, fino a rimanere completamente nudi sotto la pallida luce delle stelle, avvinghiati, divorandosi reciprocamente di baci profondi e passionali, scambiandosi carezze roventi.
Sotto i polpastrelli sensibili di Jarod, i capezzoli di Erin divennero turgidi quasi al punto di dolerle, tanto da strapparle un gemito di protesta quando lui li vellicò con la lingua; ma la dolce tortura non era finita, perché Jarod scese pian piano verso il basso, con le dita e con le labbra, lasciandole sulla pelle una scia di fuoco, sempre più in basso, fino a giungere al centro della sua femminilità; con la punta della lingua la tentò, dapprima rimanendo in superficie, titillando il clitoride, sfiorando la calda fessura tra le grandi labbra; poi la penetrò con la lingua, saettando dentro e fuori di lei facendole l'amore, assaporandola, eccitandola fin quasi all'intollerabile.
Erin emise un lamento supplichevole, inarcandosi per il piacere; udendo quel suono straziante, Jarod perse l'autocontrollo che si era fino ad allora imposto e con un gemito voglioso si sollevò su di lei, le si adagiò sopra e la prese.
Erin si sentiva ardere le viscere, consumate da un calore pressoché insopportabile, ed accolse Jarod con un ansito di sollievo: ancora un attimo e sarebbe svenuta per il desiderio. Era preda di una bramosia selvaggia quale non aveva mai provato, che la rendeva disinibita ed audace; sollevò le gambe a circondare la vita di Jarod, incrociando le caviglie dietro di lui, in modo da aumentare la profondità della penetrazione. In quella posizione entrambi venivano fortemente stimolati, ed infatti bastarono pochi minuti perché, per la prima volta nello stesso momento, i loro grembi fossero scossi dagli spasmi di un orgasmo tanto violento da lasciarli deboli, quasi privi di forze.
Col fiato corto, accaldati, le teste leggere ed i cuori che battevano all'impazzata, si tennero strettamente allacciati, fino a quando la tempesta fisica ed emotiva fu passata. Poi Jarod si scostò e rotolò sulla schiena, rischiando di finire fuori dal plaid, ma continuando a stringere Erin tra le braccia.
"Avevo sempre sognato di fare l'amore sotto le stelle", gli alitò lei all'orecchio, con voce languida e leggermente rauca: la voce di una donna pienamente soddisfatta dal suo uomo. Per la prima volta in vita sua, Jarod provò l'orgoglio dell'uomo capace di rendere felice la sua donna, non solo sessualmente, ma sotto tutti i punti di vista.
"Allora lo faremo ancora", le mormorò di rimando, "ogni volta che vorrai."
Rimasero a vezzeggiarsi ancora a lungo, poi il fresco notturno li convinse a rientrare; si sdraiarono sul grande letto e si addormentarono l'una tra le braccia dell'altro.
Sabato 6 luglio, ore 10.00
Il mattino del giorno successivo, la ditta di catering a cui i padroni di casa si erano rivolti arrivò per allestire il cocktail party in onore del sessantacinquesimo genetliaco di Frank De Rossi, che si svolse nel pomeriggio sotto un grande padiglione in mezzo agli alberi del parco. Tra gli invitati c'erano alcune personalità locali, come il sindaco e il capo della polizia, nonché il governatore dello Stato della California, che era stato compagno d'università del festeggiato, il comandante della sezione di San Francisco dell'FBI, ed alcuni esponenti della CIA. Poi naturalmente c'erano amici e conoscenti più o meno intimi, in tutto una settantina di persone.
I bambini erano seguiti da alcuni animatori, che provvedevano a farli giocare e divertire in un padiglione più piccolo preparato per loro.
Al banco bar appositamente allestito, due baristi professionisti distribuivano bevande alcoliche ed analcoliche, dando anche spettacolo con giochi di destrezza con bicchieri e bottiglie; alcuni camerieri si aggiravano tra gli invitati con vassoi carichi di champagne, soft drink e stuzzichini. Il basso palco per le danze era rimasto al suo posto, ma alla postazione che era stata del deejay ora c'era un'orchestra che suonava musica da ballo.
L'occasione era abbastanza formale da richiedere giacca e cravatta, così Jarod indossò il completo di lino color panna e la camicia bluette che aveva messo a San Francisco, la sera che lui ed Erin erano usciti a cena e poi erano andati al night. Jarod sorrise nel ricordare quella serata: Erin gli era sembrata così bella da fargli scoppiare il cuore, ma poiché era convinto che per loro non potesse esserci futuro, aveva accantonato i suoi sentimenti. E poi, solo dieci giorni dopo, l'aveva incontrata nuovamente. Aveva calcolato quante probabilità c'erano che ciò accadesse, ed il risultato, che era stato un numero a otto cifre, lo aveva convinto che non poteva essere stato un caso: lassù qualcuno aveva deciso che loro due dovevano stare insieme. E più passava il tempo, più ne era convinto.
Erin scelse un corto abito da cocktail in pizzo elasticizzato color rosso ciliegia, con una fodera interna in tinta che la copriva dal seno ad appena metà coscia, lasciando intravedere il resto; acconciò i capelli in un morbido chignon oblungo, con alcune ciocche che ricadevano ai lati del volto, facendogli da cornice. Jarod pensò che guardarla era sempre una gioia per gli occhi.
Quando l'orchestra attaccò un allegro foxtrot, Jarod invitò Erin a ballare; come per il latino americano, in breve tempo si affiatarono.
Dopo una serie di balli, Frank venne a reclamare la ballerina, che Jarod gli cedette con grazia. Ne approfittò per andare ad invitare Francesca, e più tardi Maureen e Dolores, mentre Erin danzava con il nonno prima e col fratello poi.
Infine si ritrovarono davanti ad un bicchiere di champagne.
"Ho chiesto al direttore un paso doble", le disse Jarod, essendo quello il loro ballo preferito, "Dovrebbe suonarlo…", l'orchestra intonò le prime note di un celebre brano, e lui sorrise, "ora!"
Ridendo, deposero i bicchieri e raggiunsero la pista, dove si misero in posizione ed attaccarono.
La musica li prese subito, trasportandoli via con sé, tirando loro fuori la bruciante passione tipica del popolo spagnolo che ha ideato il paso doble; nel giro di mezzo minuto, gli altri ballerini cominciarono a fermarsi per ammirarli, finché non rimasero loro due soli in mezzo alla pista.
Accorgendosene, per un momento Erin venne presa dal panico da palcoscenico.
"Oddio, e adesso cosa facciamo?", mormorò a Jarod. Lui le rivolse un sorriso d'incoraggiamento:
"Siamo in ballo… balliamo!"
Il suo tono scherzoso sdrammatizzò la situazione ed Erin si rilassò.
Ballarono sfoderando tutta la loro bravura, e gli orchestrali stettero al gioco, prolungando il brano ben oltre la sua durata normale e consentendo ai due ballerini di sfoggiare il vasto repertorio di passi del paso doble. Alla fine, ci fu un applauso scrosciante per i due ballerini, che si inchinarono al pubblico come professionisti consumati, ma con gli occhi ridenti di chi si è divertito un mondo.
Il pomeriggio trascorse allegramente; il dolce giunse montato su di un supporto a forma di albero, le cui foglie erano vassoi che portavano ciascuno una torta Sacher, quella preferita dal festeggiato. Erano sei in tutto, cinque con dieci ed una con quindici candeline accese, che Frank spense con grandi soffi che fecero ridere i bambini.
"Magnifica festa", si complimentò Jarod con Frank, quando anche l'ultimo invitato prese congedo, verso le sette e mezzo, "Era tutto perfetto."
Non disse che era la prima volta che partecipava ad una festa di compleanno.
"Grazie, Jarod", disse l'uomo più anziano, guardando con autentica simpatia l'uomo che era riuscito a far tornare il sorriso sul volto dell'adorata figlia, "Sono contento che si sia divertito. Le è piaciuta la torta?"
Jarod sorrise:
"Squisita!"
"Allora chieda a Erin di fargliene una", gli suggerì Frank, ridendo, "Va pazza per il cioccolato, e fa la miglior Sacher Torte del mondo. E' una ricetta che le donne della famiglia di mia madre si tramandano da generazioni, da quando il Veneto – la regione italiana da cui provengono i miei – era sotto la dominazione austriaca."
"Non mancherò di farlo", disse Jarod, "Erin è davvero un'ottima cuoca."
Frank annuì, mostrandosi d'accordo.
Quando rientrarono nel loro lodge, Erin si avviò in bagno e cominciò a riempire d'acqua la vasca.
"Troppa festa fa male alla salute", commentò, "Ci vuole un po' di relax."
Si stiracchiò, ed il movimento le attirò addosso lo sguardo di Jarod; notando i suoi occhi accesi di una luce che le era ormai ben nota, Erin si mosse ancora, in modo più languido.
"Non dovevamo provare l'idromassaggio…?", lo stuzzicò. Lui sogghignò:
"Non dovrai certo chiedermelo due volte!"
Mentre lui si spogliava in camera, Erin si tolse dal viso ogni traccia di trucco, ma lasciò intatta la pettinatura. Poiché la vasca era ormai colma, aggiunse all'acqua spumeggiante alcune gocce di olio essenziale di ylang-ylang, dalle proprietà rilassanti, poi si liberò velocemente del vestito e della biancheria e si immerse.
"Allora, Jarod, arrivi?", lo chiamò, con allegra impazienza. Un momento dopo Jarod apparve sulla soglia, nudo.
"Eccomi, dolcezza", le disse. Gli occhi di Erin scivolarono in basso e si appuntarono sulla sua erezione.
"Qualcosa mi dice che sei felice di vedermi", mormorò in tono allusivo. Jarod guardò in giù e non poté fare a meno di sghignazzare:
"Hai indovinato, piccola!"
Jarod mise un piede nella vasca; l'acqua era tiepida, perfetta per quella calda sera di luglio, e profumava di ylang-ylang, che favorisce la sensualità. Prima che potesse fare un'altra mossa, Erin allungò le mani, le chiuse entrambe attorno alla torre della sua virilità e cominciò ad accarezzarlo. Jarod ebbe un sussulto di piacere, come ogni volta che lei lo toccava, e si lasciò sfuggire un piccolo lamento. Lei sorrise nel vedere la sua reazione e continuò ad accarezzarlo in modo provocante. Sotto le sue mani, lo sentì diventare ancora più duro; udì il suo respiro farsi sempre più rapido, e quando comprese che stava per raggiungere il limite della sopportazione smise e si scostò, facendogli posto nella vasca. Allora Jarod entrò e si sedette di fronte a lei; subito, Erin si spostò in avanti e gli sedette tra le gambe, grembo contro grembo, circondandogli il collo con le braccia. Il suo profumo di sandalo le giunse alle narici, mescolato a quello dell'ylang-ylang proveniente dall'acqua, e si sentì inebriata.
"Te quero, Jarod…", gli alitò nell'orecchio con voce roca. Gli prese il lobo tra i denti, mordicchiandolo gentilmente e provocandogli caldi brividi lungo la spina dorsale. Jarod la strinse contro di sé, godendo del contatto del suo seno morbido contro il petto; Erin sapeva decisamente come far impazzire un uomo, ma poiché era in gran parte inconsapevole della sua capacità di seduttrice, il suo fascino era mille volte più grande di quello della più acclamata delle playmates delle riviste maschili.
"Yo tambièn te quero, Erin", le mormorò; gli piaceva usare lo spagnolo per parlare d'amore, perché era una lingua che sapeva coniugare magnificamente la passione dell'anima con quella del corpo.
Spostò la testa, girò il viso verso il suo e posò la bocca sulla bocca di lei. Con lentezza esasperante, le accarezzò le labbra con la punta della lingua, prima la giunzione, poi gli angoli, affondando infine pian piano tra di esse fino ad incontrare la lingua di Erin, calda ed umida, scivolando lungo di essa per esplorare i recessi più profondi della sua bocca.
Erin quasi non respirava, intenta ad assaporare il bacio; ogni volta che Jarod la baciava rimaneva senza fiato per le emozioni che era capace di suscitarle, nel corpo non meno che nell'anima, ed anche adesso si sentiva scossa in ogni fibra del suo essere. Mai aveva provato qualcosa di neppure lontanamente paragonabile, salvo forse al primo bacio che aveva ricevuto, a sedici anni, da un ragazzo di cui era follemente innamorata come solo a quell'età si può essere – o almeno così aveva creduto, finché non aveva incontrato Jarod…
Mosse l'inguine, strofinandosi contro la sua mascolinità; Jarod gemette, tuffò le mani sott'acqua e l'afferrò per le natiche, schiacciandola contro di sé. Toccò ad Erin gemere mentre sentiva la punta del membro percorrere tutta la lunghezza della sua apertura.
Se lei sapeva come far impazzire un uomo, anche Jarod però aveva qualche freccia al suo arco.
Con un sorriso pieno di promesse si scostò, sganciandosi dal cerchio delle sue braccia amorevoli, e le girò attorno; sedendosi dietro di lei, posò la schiena contro il bordo della vasca e la prese nuovamente in grembo. Le passò le braccia sotto le ascelle, cingendola, e le posò le mani a coppa sui seni, cominciando ad accarezzarli. Ne vellicò delicatamente i capezzoli con in polpastrelli fino a farli inturgidire, ed udendo il basso gemito di Erin sorrise tra sé: adorava eccitarla almeno tanto quanto essere eccitato da lei, adorava toccarla, accarezzarla e baciarla, adorava farle l'amore in tutti i modi, e donarle piacere era molto più gratificante che riceverne. Perché Erin era la sua donna, la donna giusta per lui, e renderla felice era diventato lo scopo più importante della sua vita… più importante ancora del Centro, più importante perfino della sua famiglia. Quando se ne era reso conto, alcuni giorni addietro, si era quasi sentito in colpa, convinto che fosse molto egoista da parte sua pensare di accantonare la propria famiglia a favore di Erin, ma poi aveva ricordato le parole della Bibbia: lascerai il padre e la madre per unirti alla tua donna, e sarai con essa una carne ed un'anima sola. Aveva quindi capito che non c'era niente di egoista nel voler rimanere accanto ad Erin, era semplicemente nell'ordine naturale delle cose. E comunque, non era che improvvisamente non gli importasse più nulla della sua famiglia: semplicemente, le sue priorità erano cambiate, ed essa non era più in cima alla lista.
Tornando a concentrarsi completamente sulla donna che teneva tra le braccia, calda e fremente, Jarod fece scivolare le mani in basso lungo il suo corpo, accarezzandole il ventre palpitante, poi i fianchi voluttuosi, giù lungo le belle gambe tornite fin dove riuscì ad arrivare; infine tornò indietro, passando sul davanti delle cosce e poi infilandosi tra di esse. Erin non ebbe esitazioni ed aprì docilmente le gambe, offrendosi alle sue carezze con un sospiro di aspettativa che strappò a Jarod un altro sorriso.
Sentendo le mani di Jarod che risalivano lungo la parte interna delle cosce, Erin percepì un'ondata di calore all'inguine. La prontezza con la quale reagiva al tocco di quell'uomo non mancava mai di stupirla: non era mai stata, o meglio non aveva mai creduto di essere, una donna molto calda, a letto, ma Jarod le stava insegnando che invece era un'amante appassionata e fantasiosa.
Le dita di Jarod le raggiunsero il grembo e toccarono l'accesso alla sua parte più riposta. Le sfuggì un ansito e le sue mani si contrassero involontariamente sulle cosce di lui, laddove le aveva posate. Gettò il capo all'indietro sulla spalla di Jarod, esponendo la gola; lui chinò la testa per sfiorarne la pelle vellutata con le labbra e la punta della lingua.
Jarod tornò con una mano al seno di Erin, lasciando l'altra tra le sue gambe; cominciò a massaggiarle il clitoride con il palmo, mentre lentamente affondava un dito nelle sue calde profondità, eccitandola impietosamente così come prima lei aveva fatto con lui. La sentì tremare contro di lui ed emettere un verso soffocato, il respiro affrettato, quasi affannoso.
Erin pensò che il piacere che le stava dando era quasi insopportabile; quando giunse al limite, gli bloccò la mano e la scostò, rigirandosi tra le sue gambe. Il suo sguardo era oscurato dal desiderio e rifletteva quello di Jarod.
Gli si inginocchiò in grembo e si abbassò; aiutandosi con una mano, lo guidò dentro di sé, piano, perché amava la sensazione di sentirlo entrare in lei.
Jarod l'afferrò per i fianchi, spingendosi in alto per incontrarla con la stessa lentezza, gustando ogni millimetro delle sue viscere. Non era più stretta come all'inizio, ma conservava una dimensione ed un'elasticità capaci di dargli uno straordinario piacere.
Erin impostò un ritmo costante e regolare che li portasse pian piano verso la vetta. Gli circondò il collo con le braccia e cominciò a deporgli baci su tutto il volto, sulle labbra, gli zigomi, il naso, gli occhi, la fronte, il mento; poi tornò alla bocca, dove indugiò a mordicchiarlo dolcemente, prima di approfondire il bacio con un trasporto che lo lasciò senza fiato.
L'orgasmo crebbe nei loro grembi, dapprima con lentezza, poi più velocemente; sentendo approssimarsi il culmine, Erin si mosse con maggior vigore, mentre il respiro usciva dalle loro gole in rantoli spezzati via via che il piacere aumentava, aumentava ancora, e ancora, per esplodere infine come un vulcano in eruzione, lanciandoli in alto, oltre il cielo, nell'infinito.
Per lunghi istanti sospesi al di fuori del tempo rimasero immobili, godendo l'uno dell'altra in un'estasi fisica e spirituale perfetta, inenarrabile.
Poi il tempo riprese a scorrere e crollarono l'uno tra le braccia dell'altra, ansimanti, i cuori che battevano all'impazzata, accaldati nonostante fossero immersi nell'acqua.
Rimasero avvinti, prolungando la meravigliosa sensazione di essere un tutt'unico inscindibile, inviolabile. In un lampo Jarod ripensò alla leggenda che Sydney gli aveva ricordato, che narrava di quell'essere perfetto, maschio e femmina insieme, separato dalla collera degli dèi e le cui metà si cercano incessantemente. Come aveva detto al suo antico mentore, la sua propria ricerca era finita: era Erin l'altra sua metà, al di là di ogni possibile dubbio.
Con infinita tenerezza, le circondò il viso con le mani e tuffò gli occhi nelle brune profondità vellutate degli occhi di lei.
"Sei il dono più bello che la vita potesse farmi", dichiarò, in tono basso e vibrante, zeppo d'emozione, "Non avevo nulla, ed ora ho tutto. Ero immerso nell'oscurità, ed ora sono circondato dalla luce. Neppure in sogno avevo mai pensato di poter essere più appagato di adesso, con te tra le mie braccia…"
Erin si sentì riempire gli occhi di lacrime; era convinta che parole tanto romantiche ed appassionate potessero essere pronunciate soltanto dai fittizi personaggi di un romanzo, ed invece ora le udiva con le sue orecchie, rivolte a lei dall'uomo più straordinario che avesse mai potuto neanche immaginare di incontrare.
Privata della favella, la gola stretta dalla commozione, gli annodò le braccia dietro la nuca e lo baciò.
Domenica 7 luglio, ore 14.40
Nel primo pomeriggio, Jarod ed Erin si congedarono con baci ed abbracci e l'invito a tornare presto, e poi si fecero sulla strada di Santa Lorita.
"Hai una famiglia eccezionale, Erin", dichiarò Jarod, "Sono veramente felice di averla conosciuta. Mi hanno fatto sentire subito uno di loro."
Lei sorrise lietamente:
"Ne ero certa. Spero solo che Sean non ti abbia strapazzato troppo, l'altra mattina."
Jarod trattenne il fiato per la sorpresa, poi sogghignò: avrebbe dovuto immaginare che lei aveva intuito il contenuto dei loro discorsi.
"Niente che non mi aspettassi", disse pertanto, "Ti ama, e poiché anch'io ti amo, ci siamo capiti subito."
Erin non disse niente, ma allungò una mano e gli strinse un ginocchio.
