Ci è voluto un po' perché ero sinceramente indecisa se continuare a postarla o cancellarla. Rinnovo l'avviso: non leggete se il tema stupro è un trigger per voi. Inizierà a farsi sentire da qui in poi.

Un sorriso sinistro curvò verso l'alto le labbra piene di Malefica.
«Guarda guarda…» mormorò «… l'uccellino è caduto nella trappola.»
Emma ebbe appena il tempo di spalancare gli occhi che sentì qualcosa di viscido e freddo insinuarsi nell'apertura delle maniche del cappotto e stringerle i polsi, costringendola con una forza inumana a distanziare le braccia dal corpo. Provò a divincolarsi osservando con orrore i tentacoli neri avvolgersi come spire intorno alle sue braccia. Le ventose aderirono alla sua pelle mentre gli arti, scivolando sotto alle maniche della giacca e del maglione, ne strappavano i tessuto riducendole a brandelli. Le piume d'oca del giaccone fluttuarono ai suoi fianchi, ricadendo lentamente a terra.
«Che diavolo stai facendo, Malefica? Siete impazzite?» sbraitò Emma, a metà tra panico e rabbia. Come poteva essere stata così stupida? La stretta sulle sue braccia si fece più ferma, quasi dolorosa. Emma provò di nuovo a strattonare i tentacoli, ma Ursula, alle sue spalle, non sembrò farci molto caso.
«Oh, non prendertela, Salvatrice…» commentò la strega del mare «… in fondo non è colpa tua se la tua famiglia non brilla per l'intelligenza.»
«Lasciami andare!» gridò rabbiosamente la bionda cercando di divincolarsi. Mentre la mente cercava disperatamente un modo per liberarsi, le emozioni decisero per lei. Emma sentì un fiotto di magia nascere violento nel suo petto. Agì per lasciarla libera, ma Malefica le soffiò in faccia una piccola nuvola verde scuro, e la magia dentro di lei si affievolì come se fosse stata la fiamma di una candela e il drago vi avesse semplicemente soffiato sopra. Emma provò di nuovo ad evocarla, inutilmente. Guardò Malefica, esterrefatta.
«Che diavolo mi hai fatto?» chiese, la voce più bassa ora, troppo sorpresa per riuscire ad esprimere la rabbia. Malefica le sorrise di nuovo guardandola dall'alto. Si avvicinò a lei, ed Emma fu costretta a piegare il collo per poterla guardare negli occhi. Il drago si strinse nelle spalle.
«Ho limitato i tuoi poteri. Un incantesimo basilare, Salvatrice. Mi aspettavo lo conoscessi.» commentò. Le fece l'occhiolino poi, e una bassa risata le gorgogliò in gola. Emma rabbrividì. Era senza magia.
Crudelia spuntò alle spalle di Malefica. Osservò Emma con evidente disprezzo mentre le girava attorno come una avvoltoio.
«Eccola qui, dunque.» notò la donna, la pelliccia bianca lasciata ricadere lenta sugli avambracci. Piantò gli occhi chiari in quelli di Emma, che si sentì come un topo di fronte ad un gatto. Un gatto molto grosso. Più una tigre che un gatto. Tre tigri molto grosse. Ma forse… Malefica era ancora vicina, a meno di un passo da lei. I tentacoli di Ursula, per quanto disgustosi, erano forti, quasi la tenevano sollevata da terra. Emma fece pressione, e quelli si irrigidirono. Ora o mai più, pensò. Prese un respiro e fece leva, sollevandosi sui tentacoli. Tirò un calcio al ventre di Malefica, che incassò il colpo. Il piano era di tirargliene un altro, in faccia magari, ma Ursula fu pronta a reagire: altri due tentacoli afferrarono le sue caviglie e la tennero in piedi, gambe e braccia divaricate.
«No!» urlò Emma per la frustrazione.
Malefica rifiutò l'aiuto di Crudelia per rialzarsi, che liquidò il gesto di stizza dell'altra con una scrollata di spalle. Emma sentì lacrime di rabbia cercare di farsi strada, ma le ricacciò indietro.
«Ribellarti non servirà a niente…» la redarguì la voce di Ursula alle sue spalle. Emma la strattonò ancora, e un tentacolo scivolò sulla sua schiena fino alla sua nuca, insinuandosi poi sotto al suo mento. Emma sentì una fitta di panico assalirla mentre il tentacolo le si avvolgeva intorno al collo, costringendola ad alzare il mento e stringendo, non abbastanza da non farla respirare ma abbastanza da farla sentire in pericolo di vita. Sentì la presenza della strega più vicina ora, il suo calore alle sue spalle. Ursula le parlò all'orecchio. «… ma renderà tutto più divertente.» concluse.
Malefica ghignò di fronte ad Emma, di nuovo in piedi, di nuovo alta e pericolosa. Crudelia fece lo stesso alla sua sinistra.
«Oh sì.» commentò il drago guardando Emma negli occhi, facendo schizzare al massimo il suo battito cardiaco. «Ci divertiremo.»
«Che volete fare?» chiese Emma, la voce che iniziava a tremare, affaticata dalla stretta del tentacolo. «Avrete l'intera città contro…»
Le tre scoppiarono a ridere.
«Non noteremmo la differenza, te l'assicuro.» replicò Mal. Si avvicinò ancora poi, fino a posare le mani sul giaccone di Emma. Sorrise ai suoi occhi spalancati mentre afferrava delicatamente tra le dita la zip e la tirava giù, slacciando ciò che rimaneva del giubbotto invernale. Emma provò a divincolarsi.
«Che stai facendo?!»
«Oh, Emma…» rispose il drago, gli occhi sul suo corpo ora. «… sembri un pulcino con tutte queste cose addosso…» La giacca si aprì docile sotto il suo tocco. Mal lanciò un'altra occhiata al viso sconvolto di Emma, quindi posò le mani sui suoi fianchi, che sussultarono al tocco estraneo, inaspettato. Accarezzò il morbido maglione grigio che li copriva. «… tutta infagottata, coperta. Ma noi sappiamo bene…» continuò mentre le sfiorava l'orlo dei jeans. Emma sussultò, bianca in viso. «… che c'è un bel cigno sotto tutti questi vestiti.» concluse Malefica guardandola di nuovo negli occhi, uno sguardo feroce, pericoloso nei suoi. Emma si sentì mancare.
«Non puoi fare sul serio…» sussurrò.
Mal le sorrise.
«Vedi, Emma, è esattamente questo il punto...» replicò avvicinando il viso al suo. Col suo corpo così vicino, le sue mani addosso, i tentacoli di Ursula a bloccarla, Emma si sentì totalmente impotente e indifesa. Le lacrime tornarono a premere per uscire. «..Io posso fare tutto ciò che voglio.» continuò la bionda «Anche a te.» aggiunse poi, raggelandola.
«Malefica, ti prego….» mormorò Emma, sull'orlo del panico, gli occhi lucidi e spalancati.
L'altra dischiuse le labbra per risponderle ma Crudelia si intromise, mettendosi letteralmente tra le due e strappando la pistola dalla fondina di Emma.
«Ma guarda cos'abbiamo qui!» esclamò con tono allegro osservando l'arma e allontanandosi di nuovo. Se la rigirò tra le mani come se si trattasse di una vecchia collana che non trovava da tempo. L'attenzione di Emma tornò su Malefica.
«Dov'è Regina?» chiese, incapace di trattenersi oltre. «L'avete coinvolta nel vostro perverso piano del cazzo?» Malefica inclinò lievemente la testa verso sinistra, forse divertita dalle sue parole a giudicare dallo scintillio nei suoi occhi.
«No. D'altra parte, lei è una spia. Non sarebbe stato saggio, non trovi?»
Emma spalancò gli occhi. Sapevano.
«Che cosa le avete fatto?!» urlò, dando pieno sfogo alla rabbia e alla paura. Malefica sorrise scuotendo il capo.
«Oh, Emma, sei così ingenua…» commentò, accrescendo la sua rabbia. «Non abbiamo fatto niente a Regina. Perché avremmo dovuto? Lei è esattamente come noi, non illuderti. Può negarlo quanto vuole, ma l'oscurità è parte di lei.»
«Lei non farebbe mai una cosa del genere…»
«No?» rise Mal «Sicura?»
«Basta chiacchiere.» si intromise di nuovo Crudelia, catturando l'attenzione di Malefica. «Mi sto annoiando. Voglio giocare ora.»
La donna si avvicinò ad Emma. Malefica si fece da parte indicandole la prigioniera con un cenno della mano.
«È tutta tua.» disse con un enigmatico mezzo sorriso sul volto. L'occhiataccia che le lanciò Crudelia confuse Emma, ma poi la donna le puntò la pistola alla testa, e non ci fu più spazio per altro: aveva disinserito la sicura. Emma impallidì di nuovo.
«C-Crudelia…» mormorò, tremando. La follia che vedeva nei suoi occhi era sufficiente per farle temere una pallottola in testa.
«Shhh, parli troppo…» ringhiò la donna. Abbassò l'arma davanti al suo viso. «Apri la bocca.» ordinò. Emma spalancò gli occhi.
«Cosa…?» chiese debolmente mentre la bassa risata di Ursula echeggiava alle sue spalle. I tentacoli strinsero, tutti tranne quello attorcigliato intorno al suo collo, fino a farle male. Emma trattenne a stento un gemito, ma vide gli occhi di Crudelia illuminarsi.
«Apri la bocca.» ripeté la donna, scandendo bene le parole. Emma esitò ancora, e Ursula strinse più forte. Stavolta la Salvatrice gemette di dolore. Se avesse stretto ancora, le avrebbe spezzato le ossa.
Fece come ordinatole. Crudelia sorrise soddisfatta, e infilò la canna della pistola tra le sue labbra. Emma strizzò gli occhi e trattenne un colpo di tosse. La pistola era fredda, enorme in bocca. Sentì qualche lacrima sfuggirle.
«Ricordati, Salvatrice…» la voce fredda di Crudelia le sussurrò all'orecchio. «…che se non farai la brava l'ultima sensazione che sentirai prima dello sparo sarà questa. È chiaro?»
Emma annuì piano, tremando.
«Brava ragazza…» commentò Ursula, il divertimento nella voce.
Crudelia si riprese la pistola senza farle male. Emma rischiuse la bocca, lo sguardo basso, scossa da tremiti. Vide le lunghe gambe di Malefica avvicinarsi, ma non ebbe il coraggio di rialzare lo sguardo su di lei. Osservò le sue mani afferrare i lembi del giaccone e allargarli.
«Questo togliamolo…» mormorò Mal con aria assorta. Lo fece sparire in una voluta di fumo nero e verde. Senza la protezione del giaccone, il cuore di Emma accelerò ancora di più. Mal infilò le dita sotto al maglione di lana, e tirò appena. Emma fece per ritrarsi, ma non poteva muoversi. «… Anche questo è di troppo direi.»
Un movimento della sua mano, e anche il maglione era sparito. Emma rabbrividì, la pelle improvvisamente nuda. Solo il reggiseno grigio chiaro era rimasto a coprire la parte superiore del suo corpo.
Alzò gli occhi, incontrando lo sguardo predatore di Malefica.
«Fermati ora.» mormorò, una supplica. «Sei ancora in tempo.»
Malefica la fissò per qualche istante, poi le accarezzò il viso.
«Sei proprio la figlia di tua madre, Salvatrice.» replicò in un soffio. «Ingenua e terribilmente… stupida.» concluse con disprezzo. Afferrò poi il reggiseno tra le due coppe e tirò con uno strattone, strappandolo. Emma cercò nuovamente di liberarsi dalla morsa dei tentacoli, ma ogni sforzo era inutile. Sentì le lacrime riempirle gli occhi.
Malefica spostò lo sguardo alle sue spalle.
«Lascia, faccio io.» disse.
Un briciolo di speranza illuse Emma quando la stretta su polsi e caviglie si allentò, ma durò solo un attimo. Una morsa ben più potente e invisibile la bloccò a terra mentre i tentacoli scivolavano via, il viso premuto di lato contro il tappeto e braccia e gambe ancora divaricate. Di colpo, si rese conto di non portare più né jeans né stivali. La sua unica, fragile difesa erano gli slip.
Le scarpe di Malefica apparvero nel suo campo visivo. Emma si impose di restare calma, ma aveva il respiro pesante, il cuore sembrava sbattere contro il pavimento stesso, e tremava nonostante cercasse con tutta se stessa di non farlo.
«Regina ci ha raccontato che sei una testa calda, Emma, che è difficile tenerti a bada. Quindi penso proprio che dovremo insegnarti a stare al tuo posto.»
«Malefica…»
«Shhh.» la zittì subito l'altra. La pressione sul suo cranio si affievolì per un istante, ma le dita forti del drago si strinsero attorno ai suoi capelli e tirarono, costringendola dolorosamente ad alzare la testa. Riusciva a malapena a respirare in quella posizione. «Vedi? Non sai neanche quando e come parlare. Ma rimedieremo subito, vedrai. Scommetto che non ci vorrà molto.»
La lasciò andare, e la magia la costrinse di nuovo faccia a terra.