Emma tremava e piangeva, dondolandosi sulle natiche, le braccia strette intorno alle gambe piegate, gli occhi premuti contro le ginocchia. Il pigiama grigio era bagnato lì dove le lacrime avevano imbevuto la stoffa felpata.
«Emma, respira, respira...» Regina ripeté, la voce bassa, delicata. Temeva si sarebbe spezzata, se avesse parlato più forte. Seduta a terra accanto a lei, in una posizione piuttosto scomoda considerati i tacchi e la gonna di pelle, Regina la abbracciava, lasciando che si sfogasse. Erano ferme così da almeno venti minuti. Emma non aveva mai smesso di piangere a dirotto, o di tremare. Era fredda come il ghiaccio nonostante il pigiama caldo che Regina le aveva fatto apparire addosso. Non parlava. Piangeva e basta.
Regina digrignò i denti al ricordo della causa del suo stato. Un'ondata di rabbia la fece fremere, riportando al suo cuore un fuoco omicida che da tempo non provava. Strinse Emma più forte, baciandole i capelli scarmigliati.
«È finita, va tutto bene. Sei al sicuro.» ribadì, muovendo le labbra contro la massa selvaggia di capelli chiari, il suo respiro a muoverli. Emma si aggrappò al suo blazer e Regina si mosse per accoglierla meglio tra le braccia. Oh, credeva di aver odiato Snow White, lo credeva davvero prima di quel giorno. Credeva di aver odiato lei, e credeva di aver odiato la stessa Emma quando era arrivata a Storybrooke e cercava di portarle via suo figlio. Ma ora sapeva che cosa fosse veramente l'odio. Crudelia aveva pagato. Ursula e Malefica lo avrebbero fatto, molto, molto presto.
Passarono due ore. Emma smise di piangere, si alzò, accettò l'aiuto di Regina per entrare nella doccia. L'acqua calda mondò il suo corpo per più di un'ora, riempendo il bagno di un vapore denso, viscoso, tanto che le girava leggermente la testa quando uscì, coperta di nuovo dal pigiama. Regina l'aspettava fuori dalla porta, uno sguardo preoccupato su di lei. Sentì la sua magia accarezzarle la cute, e i suoi capelli, che non aveva avuto la forza di asciugare, erano improvvisamente in ordine. Non riuscì a provare gratitudine, o persino fastidio, tuttavia. Si accorse in quel momento che non provava assolutamente niente.
«Vieni.» Regina disse piano, gentile come non era mai stata. La portò nella sua camera da letto. Era così luminosa, così bianca, rassicurante. La fece stendere sul letto e le rimboccò le coperte. Diede una lieve, affettuosa stretta alla sua spalla sinistra. «Riposa ora. Hai bisogno di dormire.»
Il sonno calò pesante sulle sue palpebre, trascinandola in fretta in una vuota, calma oscurità.
Regina la osservò mentre ritirava la mano, ponendo fine all'incantesimo. Emma avrebbe dormito senza sognare per cinque ore. Osservò il suo viso rilassato, così giovane, innocente. Il ricordo di ciò che le avevano fatto esplose come un colpo di fucile nella sua mente, riportando la rabbia nel suo cuore. Non credeva si sarebbero spinte a tanto. Non credeva che Malefica si sarebbe mai spinta a tanto.
Con un sospiro e la mascella serrata Regina lasciò Emma da sola, tornando in bagno. Aprì la finestra per permettere all'umidità di uscire, poi si soffermò davanti allo specchio. Si guardò negli occhi, e non riconobbe quello sguardo come suo. Non dopo tutti quegli anni. Quella non era lei. Quella era la Regina Cattiva.
Chiuse gli occhi e si appoggiò al lavabo, prendendo un paio di respiri profondi. Non poteva permetterselo. Non poteva perdersi, non se voleva davvero aiutare Emma. Malefica e Ursula avrebbero pagato, oh, l'avrebbero pagata cara, ma non a costo della sua anima. Non avrebbe perso di nuovo Henry. Non sarebbe mai più tornata ad essere un mostro.
Riaprì gli occhi e tornò lentamente a guardarsi. Si concesse un sorriso. C'era di nuovo luce nei suoi occhi.
