Regina era entrata spalancando la porta d'ingresso. Le urla che aveva sentito da fuori l'avevano fatta correre verso il capanno, il cuore a mille. Conosceva quella voce, ma non poteva essere vero. Si stava sbagliando. Doveva essere così.
Ciò che si era palesato davanti a lei l'aveva lasciata in un istante di stasi, come se ciò che vedevano i suoi occhi la sua mente non volesse accettarlo. Come se fosse impossibile. Eppure era reale. Stava accadendo.
Emma era a terra, sdraiata, prona, le gambe divaricate. Nuda. Aveva le mani legate dietro la schiena da un paio di manette troppo spesse e pesanti per essere di quel mondo. Venivano dalla Foresta Incantata, ne era sicura. Quel dettaglio irrilevante, tuttavia, non la distrasse abbastanza da permetterle di evitare il resto della scena orribile.
Malefica era alle spalle di Emma, una mano a tirare all'indietro al testa della donna, l'inguine premuto contro le sue natiche, cinghie di pelle nera a contornare le sue stesse anche, incrociate e poi divise a stringere le cosce slanciate. Regina riconobbe all'istante lo strumento, un ricordo di molti, molti anni prima che come un flash saettò dinanzi ai suoi occhi. Ursula era seduta davanti ad Emma. I suoi tentacoli torturavano i seni della bionda mentre Crudelia, alle sue spalle, le baciava il collo e la masturbava con una mano infilata tra i tentacoli scuri e viscidi; l'altra reggeva la pistola di Emma, puntata contro la testa della bionda. Fu proprio Crudelia a notarla per prima. Le sorrise.
«Ti unisci alla festa, cara?»
Malefica smise di ondeggiare fuori e dentro di Emma e si voltò a guardarla. Ursula schiaffeggiò un seno di Emma con un tentacolo e ne stritolò il capezzolo con l'altro, facendo urlare lo Sceriffo.
Nel suo stato di scioccata immobilità, Regina vide Emma aprire gli occhi inondati dalle lacrime e incontrare il suo sguardo. Vide tutto ciò che provava in essi: paura, dolore, disperazione, vergogna. Fu quello a farla reagire. Qualcosa dentro di lei scattò.
«Allontanatevi da lei. Ora.» ordinò, il suo potere che si accumulava come un urgano dentro di lei, facendo vibrare l'aria attorno alla sua figura. Il suo sguardo emanava pericolo, minaccia, autorità. Malefica attirò la sua attenzione sorridendole.
«Avanti, Regina, ci stiamo divertendo. Non fare la guastafeste.»
Regina scagliò una sfera infuocata accanto a loro, ben attenta a non ferire Emma. Il calore arrivò fino a loro, ma senza danneggiare nessuno.
«Lasciatela! Ora!» urlò, imperiosa, furiosa. Crudelia si alzò di scatto e le puntò l'arma addosso.
«Penso che dovresti unirti alla festa invece, Regina. Come ospite, proprio come la tua amica qui. Credi davvero che non sappiamo che ci hai preso in giro dal primo istante?»
«Crudelia, non….»
Malefica non fece in tempo ad avvertirla. Regina osservò il suo patetico corpo nudo avanzare verso di lei mentre la donna pronunciava futili parole, la ridicola pistola puntata verso la sua testa. Un sorriso feroce si dipinse sul suo volto, poi liberò una scintilla del suo potere e nel mezzo della frase di Malefica il collo di Crudelia si ruppe con un rumore di rami spezzati. La donna crollò a terra come una maglietta sporca. Regina incontrò di nuovo lo sguardo terrorizzato di Emma, che non fece altro che alimentare la sua furia. Spostò lo sguardo omicida su Malefica. Le scagliò contro le sue fiamme, urlando, ma nel tempo che il fuoco impiegò per coprire la distanza fino alla strega lei svanì in una nuvola scura, portando con sé anche l'altra donna.
Emma urlò e, finalmente libera dalla morsa delle due, si rannicchiò su se stessa. Regina si precipitò da lei. Notò il sangue bagnare le sue cosce, e lanciò immediatamente un incantesimo di guarigione su di lei, senza toccarla ancora. Fece svanire le manette, liberandole le braccia. Guarì anche i segni che esse avevano lasciato sui suoi polsi. Emma ebbe la forza di muoversi e, piangendo, si aggrappò a lei.
«Tranquilla, è finita…» le disse Regina, la voce che tremava per l'adrenalina, indecisa se toccarla o meno, abbracciarla o no.
«Grazie…» la sentì sussurrare contro il suo collo con la voce appena udibile, tremante. Solo a quel punto la abbracciò e la portò via, trasportando entrambe nel salotto di casa sua e facendole apparire addosso il pigiama.
