Il telefono di Emma squillò nella tasca del giaccone distrutto, a pochi passi dal cadavere scomposto di Crudelia. L'uomo zoppicò fino al brandello di indumento ed infilò la mano nel tessuto imbottito per tirarlo fuori. Guardò lo schermo illuminato.
Henry, annunciava, una foto del ragazzo a riprova sullo sfondo. Gold ignorò la chiamata e riportò lo sguardo sul cadavere. Lo fece sparire in una voluta di fumo nero, quindi si voltò verso Ursula.
«Vuoi la tua vendetta, dunque?» chiese.
La strega del mare annuì, gli occhi iniettati di sangue, odio.
«Sì.»

Emma bevve il caffè caldo e mangiò la torta che Regina aveva preparato la sera prima. Sembrava che la donna volesse metterla all'ingrasso, ma non le dispiaceva. Era brava a cucinare, e per di più sembrava indovinare esattamente di cosa avesse bisogno, sempre. Nonostante ancora si sentisse come svuotata dalle proprie emozioni, in un traballante stato di trance, tra pianti e risate, Emma le era davvero grata per quello che stava facendo. E per averla salvata. Certo. Ma non era ancora pronta per pensarci.
Il telefono di Regina squillò. La donna smise di lavare la propria tazza e si asciugò le mani prima di andare a grandi passi nell'atrio per rispondere.
«Henry, ciao… Sì, certo che è davvero qui…» La sua risata bassa e calda interruppe la conversazione per un momento. «Sì, ha dormito qui… Lo ha perso, dev'esserle caduto dalla tasca ieri sera, eravamo nel bosco… No, no. Oh, sono sicura che ne troverà un altro. Sì.» Regina tornò in cucina, il telefono accostato all'orecchio. La guardò negli occhi. «Venire qui?» chiese, lanciando uno sguardo significativo ad Emma. La bionda spalancò gli occhi, rimanendo immobile rigida per un attimo. Voleva rivederlo, certo, ma era sicura che non avrebbe retto di fronte a lui. Non era pronta, non ancora. Scosse appena la testa, odiandosi per questo. «No, non credo sia sicuro. È meglio se resti con i tuoi nonni. Emma? Ehm…» Di nuovo, la bionda scosse la testa. «… È sotto la doccia. Così ho scoperto che ogni tanto si lava, sì.» Rise, facendo sorridere anche la Salvatrice la quale tuttavia, un istante dopo, le rivolse un'occhiataccia, per quanto scherzosa. «Certo. Ti voglio bene. Ciao.» sorrise e riagganciò. Emma si soffermò a guardarle l'amore riflesso nei suoi occhi bassi per un istante, poi tornò al suo caffè. Odiava il fatto di aver rifiutato suo figlio. Di non avere la forza di mentirgli o, peggio, di dirgli la verità. Calde lacrime invasero il suo campo visivo.
«Emma.»
La bionda alzò lo sguardo verso Regina per un istante, poi lo riabbassò per asciugarsi gli occhi.
«Va tutto bene.» continuò la mora, e le sue parole, pacate, sicure, ebbero l'assurdo effetto di calmarla all'istante. «Prenditi tutto il tempo che ti serve. Henry sta bene.»
Emma annuì, ma le lacrime scesero comunque. Regina sospirò e si avvicinò. In piedi accanto a lei le fece appoggiare la testa, di lato, contro il fianco. Emma si aggrappò alla sua vestaglia di seta e pianse contro il tessuto liscio e fresco, cullata dalle carezze della donna.

La giornata passò, mite e silenziosa, per lo più, tranne qualche breve scambio di battute tra le due. Regina non la lasciò sola per più di due minuti. Emma la seguì in cucina mentre preparava il pranzo, guardandola condire l'insalata e tostare il pane, la aiutò ad apparecchiare, sparecchiare, lavare i piatti. Spazzò persino a terra, pur di starle accanto mentre compilava alcuni documenti per lavoro.
«Davvero, Emma?» le chiese a quel punto Regina, piacevolmente stupita dalla sua meticolosità nel passare la scopa anche negli angoli più nascosti dello studio. «Se vuoi restare qui con me, basta che tu ti metta sul divano e legga un libro, non c'è bisogno di far luccicare il pavimento.»
Emma era arrossita a quel commento.
«Mi stai ospitando, mi sembra il minimo aiutarti con le faccende.» aveva mormorato in risposta. Regina le aveva lanciato uno sguardo condiscendente, poi era tornata a scrivere sui fogli del comune.
«Come desideri.»
Emma spazzò e spolverò ogni angolo dello studio. Lo trovò stranamente confortante, calmante. Le teneva mente e corpo impegnati. Regina non l'aveva più neanche guardata, ma Emma sentiva che parte della sua attenzione era per lei. Solo per questo riusciva a resistere all'impulso di sedersi accanto a lei e cercare un contatto con la donna. Era straordinario come fossero passate dal toccarsi a malapena, una volta l'anno se succedeva per sbaglio, allo stare in contatto anche per ore al giorno. Era strano come fosse venuto naturale ad entrambe, quasi necessario, almeno per lei. Sbirciò oltre la sua spalla mentre spostava un libro per pulire il ripiano della libreria. Osservò il modo in cui teneva la penna nera tra le dita, la testa lievemente inclinata verso destra, i capelli che scendevano in morbide volute scure, ribellandosi all'ultimo alla gravità con una curva verso l'alto. Sorrise tra sé, tornando poi ad osservare i libri. Ne lesse i titoli, di alcuni, almeno, lo spolverino in mano. Non conosceva nessuna di quelle opere, ma fu colta da un'improvvisa curiosità. Regina l'aveva stupita prendendosi cura di lei, e così si era accorta di conoscere il carattere e l'indole della donna, la sua anima forse, ma non tutto di lei. Non tutto. Non sapeva, per esempio, cosa le piacesse. Che tipo di libri, quali film. Osservando lo scaffale, notò che la maggior parte dei libri era in prestito. Ne prese uno, e sorrise notando che avrebbe dovuto restituirlo anni prima alla biblioteca.
«Non sapevo rubassi i libri della biblioteca.» esordì di colpo voltandosi verso di lei, il libro ancora aperto tra le dita. La vide nascondere un sorriso soddisfatto, poi posare la penna e alzare lo sguardo su di lei.
«Mi chiedevo quando te ne saresti accorta.» le rispose sorridendo. Ad Emma sfuggì una mezza risata.
«Li leggi, almeno? O è tutta scena?»
Le labbra di Regina si contrassero in un sorriso. Emma, per l'ennesima volta, si stupì. Le espressioni di Regina non erano mai state così aperte, sincere, prive di sarcasmo o ironia. La donna diede una scrollata di spalle e si appoggiò allo schienale della sedia.
«Proprio perché li ho letti sono lì. Sono quelli che mi hanno colpito di più.»
Soddisfatta dalla risposta, la bionda posò il libro dopo aver dato un ultimo sguardo al titolo.
«E poi la ladra sarei io…» replicò divertita.
«Oh, be', signorina Swan, che tu fossi una ladra è risaputo, mentre che io lo sia, nessuno lo sa.»
«A parte me.» la corresse lo sceriffo con un sorriso.
Regina concordò annuendo.
«A parte te. Quindi, vuoi arrestarmi?» rise la mora. Emma rise con lei e scosse la testa.
«Dovrei, vero?» rispose sedendosi sul divano. Si guardarono per qualche istante, i loro volti illuminati da un sorriso. Poi Regina riprese in mano la penna e ricominciò a lavorare sotto lo sguardo sereno della Salvatrice.