Il drago precipitò in picchiata, schiantandosi al suolo in forma umana, priva di vita. Emma barcollò, le lacrime che scendevano libere sul suo viso. Sobbalzò quando una mano calda si posò lieve sulla sua spalla. Crollò piangendo tra le braccia di Hook, scossa dai singhiozzi.
Regina si rialzò a fatica, aiutata da David. Guardò Malefica a terra, a pochi metri da lei. Non provò un minimo di rimorso. Spostò poi lo sguardo su Emma e Hook, discreta, mentre rispondeva a David che sì, stava bene. Anche se non era vero. Anche se era esausta, sfiancata. Anche se la vista di Emma tra le braccia di Killian, che non sapeva niente di lei, che non avrebbe mai potuto aiutarla come aveva fatto lei, che non l'avrebbe mai capita come la capiva lei, che non l'avrebbe mai amata come la amava lei, la devastava.
David le diede una lieve pacca sulla spalla, Regina gli sorrise, poi distolse lo sguardo, trattenendo le lacrime. Il suo cuore era in pezzi, di nuovo. Perché, ancora una volta, si era resa conto di amare qualcuno. Scosse piano la testa, sospesa nei suoi pensieri. Non si accorse di Henry finché il ragazzo non la abbracciò.
«Mamma… stai bene?» le chiese lui, ancora una volta. Regina gli sorrise, rilassandosi appena tra le sue braccia, riuscendo a vedere un po' di bellezza nella sua vita grazie alla sua presenza, al suo amore, alla preoccupazione per lei che albergava nei suoi occhi verdi, come quelli della nonna.
«Sì Henry, sto bene… grazie.» mormorò accarezzandogli il viso. Il figlio le sorrise, evidentemente più tranquillo ora. La abbracciò di nuovo, poi si rivolse ad Emma che, finalmente, era riuscita a staccarsi dal pirata.
«Andiamo a casa Swan?» sentì Hook chiederle. Alzò lo sguardo per osservarli di sottecchi, così, con sua sorpresa, incontrò lo sguardo di Emma. La Salvatrice si voltò poi verso il pirata. Gli posò una mano sul petto prima di prendere le distanze da lui, che si accigliò, confuso.
«Ehm… no, io…»
Regina impallidì.
«… sto… penso che starò da Regina. Ancora un po'.» balbettò la bionda. Regina per poco non svenne, ma all'esterno si limitò a spostare il peso sulle gambe, instabile.
«Swan ma che dici? Malefica e le altre non sono più una minaccia…» obiettò lui. Emma lanciò un'altra occhiata a Regina.
«Mi serve un po' di tempo, Killian…» mormorò. Regina le rivolse uno sguardo allarmato quando il pirata le prese la mano, ed Emma cercò di ritrarla, inutilmente. «Hook…»
Regina stava per intervenire quando lui la lasciò andare. Le rivolse uno sguardo tra la rabbia e la confusione, poi tornò a guardare Emma.
«Sai dove trovarmi.» disse seccamente prima di voltarle le spalle e andarsene a grandi passi.
Emma sospirò e abbassò lo sguardo. Regina si avvicinò a lei, preceduta da Henry.
«Stai bene, Ma'?»
Emma annuì al figlio.
«Sì…» gli sorrise, ma era un sorriso teso, quanto le sue spalle. «Sto bene, tranquillo. È solo che io e tua madre dobbiamo discutere ancora di alcune cose, e Gold è ancora un pericolo…»
«Possiamo affrontarlo insieme Emma, come sempre…» intervenne sua madre, guardandola come se cercasse qualcosa in fondo ai suoi occhi, preoccupata. Emma guardò Regina in cerca di aiuto.
«Non questa volta.» disse la mora. «Tenete Henry al sicuro. Pensiamo a tutto noi.» tentò di rassicurarli mentre posava una mano sulla scapola della Salvatrice. La sentì rilassarsi al suo tocco. Una piacevole e dolorosa sensazione invase il suo petto.

Due settimane dopo

«Sei pronta?»
Emma guardò Regina negli occhi. Da quando aveva smesso di aiutarla a dormire, due giorni prima, gli incubi avevano fatto capolino nelle sue notti, tormentandole con immagini di ciò che le era successo. Si svegliava urlando, in preda al panico e ai tremori. Regina era sempre corsa da lei, sempre pronta a darle il conforto di cui aveva bisogno. Nel periodo trascorso con lei, solo loro due, senza interferenze esterne, aveva imparato a conoscere un lato di Regina che non credeva esistesse. Emma si era appoggiata completamente a lei, troppo debole per riuscire anche solo a pensare di potercela fare da sola. Sapeva, senza vergogna alcuna, che senza di lei non ce l'avrebbe mai fatta.
Annuì, sforzandosi di sorriderle.
«Certo.»
Regina le sorrise, con quello sguardo incoraggiante che l'aveva salvata in quei giorni.

«Molto bene, Miss Swan.»

Emma trattenne un sorriso sincero, e la guardò di nuovo negli occhi.

«Di nuovo Miss Swan?»

«Suona bene.» rispose l'altra con una scrollata di spalle e, strano a dirsi, facendole l'occhiolino. Emma rise sommessamente, stupita e divertita al contempo, anche se la tensione non accennava ancora a svanire. Erano due settimane che non vedeva i suoi genitori, o Killian. Aveva parlato con Henry su Skype, ma solo brevemente. Non c'era traccia di Gold. Sembrava fosse svanito nel nulla da cui era riapparso. Aveva finito le scuse per non incontrarli, per non dovergli spiegare cosa era successo veramente. Certo, avrebbe potuto mantenere il segreto. Solo lei e Regina avrebbero conosciuto la verità. Ma, quando Regina glielo aveva proposto, si era resa conto che non avrebbe potuto mentire ai suoi genitori e ad Henry per tutta la vita. Sarebbe stato un peso troppo grande da sopportare.

«Emma… ascolta…»

La Salvatrice focalizzò di nuovo la sua attenzione sul Sindaco, rendendosi conto solo in quel momento di essere stata ferma a fissare un punto del pavimento per parecchi secondi. Regina era strana. Faticava a guardarla negli occhi, si mordeva il labbro inferiore; sembrava a disagio.

«Cosa?» le chiese, allarmata da quel suo comportamento. La donna deglutì prima di risponderle.

«C'è un'altra possibilità…»

Lo Sceriffo aggrottò la fronte.

«Di che parli?»

Regina trattenne un sospiro, infine si decise a spiegarle.

«Non devi affrontare per forza tutto questo. Posso farti dimenticare tutto, se lo vuoi.»

Gli occhi di Emma si allargarono per un istante, riempendosi di comprensione.

«Una pozione della memoria…» mormorò. Regina annuì. «Perché me lo stai dicendo ora?»

La donna diede una scrollata di spalle.

«Non ho mai trovato il momento prima e… non lo so, Emma.» confessò. «Forse non voglio che tu riviva tutto. Sai, raccontandolo…»

La bionda fece un paio di respiri profondi, cercando di regolarizzare il battito cardiaco. Sapeva che sarebbe stato terribile rivivere quei momenti, parlarne ad alta voce. Con Regina non c'era mai stato bisogno di farlo.

«Ma dimenticherei tutto. Anche…» si guardò intorno, indicando il resto della casa con un cenno della mano. La mora annuì di nuovo.

«Sì.» rispose, il tono più basso, un velo di sofferenza sulla voce anche se cercava di sorriderle per rassicurarla. Inutile, visto che i suoi occhi le mostravano tutt'altro. Non voleva che dimenticasse quello che aveva fatto per lei, anche se, Emma lo sapeva, avrebbe fatto di tutto per farle dimenticare quella notte. Lo aveva fatto. Aveva fatto davvero di tutto per lei. Per un istante le balenò nella mente il ricordo di quando aveva riportato indietro lei e Mary Margaret dalla Foresta Incantata. Il suo sguardo mentre le sorrideva, appoggiata all'albero per non cadere, sfinita dal potere che aveva dovuto usare per salvarle. C'era qualcosa, in quello sguardo, che vedeva anche ora. La stessa cosa, una sensazione per lo più, che aveva visto quando era pronta a sacrificarsi per salvarli tutti, e le aveva chiesto di andarsene, di lasciarla fare, e di ricordarsi chi fosse veramente, anche se non erano queste le parole che aveva usato. C'era sempre quel qualcosa quando si guardavano prima di usare la magia insieme, quando le aveva regalato una vita di ricordi con Henry… in realtà, si rese conto Emma, c'era quasi ogni volta che la guardava.

«Tutto.» continuò Regina. «Così non potrà più farti soffrire.»

«Non voglio.»

Il suo tono risoluto, forte, stupì la mora.

«Dovresti rifletterci prima di…»

«No, Regina.» la interruppe la Salvatrice facendo un passo verso di lei. «Non voglio dimenticare. Sono cresciuta da sola, se l'avessi dimenticato non sarei chi sono oggi. Ho dato in adozione mio figlio perché ero in prigione, e se l'avessi dimenticato non avrei seguito Henry fino a qui, e non avrei ritrovato la mia famiglia. Mi sono… mi sono capitate molte cose brutte, orribili, ma hanno sempre portato a qualcosa di migliore per me. Io e te non saremmo mai diventate amiche se io non fossi come sono, mi sbaglio? Insomma, se non fossi rimasta a Storybrooke, se non avessi lottato contro di te, se non fossi una testa calda e non ti avessi tagliato l'albero, mi avresti mai considerata alla tua altezza? Non credo proprio.» Emma parlava a raffica, nervosa, veloce, e vedeva l'espressione di Regina mutare alla stessa velocità in base alle sue parole, variando da rimorso a stupore a divertimento e un pizzico, forse, di ammirazione.

«Emma…»

«Quello che mi è successo non mi ha cambiata…» continuò, impedendole di parlare «… e non permetterò mai che mi cambi. Ma mi ha permesso di conoscere te.»

Regina aggrottò la fronte. Stava per protestare, ma Emma non gliene diede la possibilità.

«Una parte di te che non conoscevo.» si corresse. Si avvicinò poi di un passo e le posò una mano sulla spalla. «Se sono qui è solo grazie a te, lo sappiamo entrambe.» disse, più piano, gli occhi che iniziavano ad inumidirsi. Era difficile ammetterlo ad alta voce. Ammettere di aver avuto bisogno di qualcuno, di aver dovuto essere salvata. Ma era la verità. «Senza di te non sarei neanche viva. E tu non solo mi hai salvato la vita, ma ti sei anche presa cura di me.» continuò arrossendo. Se ne vergognava, nessuno si era mai dovuto prendere cura di lei. Non ne aveva mai avuto bisogno. O, almeno, di questo si era sempre dovuta convincere. «Te l'ho già detto una volta, io e te siamo…. Diverse dagli altri. Loro non mi capiscono come fai tu.»

Vide i suoi occhi inumidirsi, le sue gote diventare più rosee.

«Emma…» Regina fece una pausa. Lo sguardo della Salvatrice cadde sulle sue labbra dischiuse, coperte da un velo opaco di rossetto. «… Tu non sei mai stata alla mia altezza.» Lo Sceriffo riportò lo sguardo sui suoi occhi. Non c'era un minimo di ironia nello sguardo della mora, quindi stava per risponderle per le rime quando la sua voce glielo impedì. «… Sei sempre stata ben al di fuori della mia portata. Molto, molto più in alto di me.»

Regina le sorrise, la voce morbida, dolce, come era stata in quelle settimane e anche di più. Emma si bloccò, gli occhi sgranati. Esterrefatta, rimase in silenzio, la bocca aperta.

Regina fece un passo indietro abbassando lo sguardo.

«Dovremmo andare, Miss Swan.» disse prima di riportare lo sguardo su di lei. La sua intensità la lasciò senza fiato. «Ci stanno aspettando.»

Emma si riscosse. Richiuse la bocca e deglutì. Sentì il viso avvampare di colpo, si schiarì la voce mentre cercava di capire cosa diavolo fosse appena successo.

«Giusto…» concordò. Prese la giacca e se la infilò mentre Regina apriva la porta, precedendola fuori dalla villa.