Capitolo VI: Nella notte di San Silvestro
Natale trascorse serenamente, considerate le circostanze; alcuni ragazzi erano andati a casa a celebrare con le famiglie, ma molti erano rimasti: tutti coloro che non avevano una famiglia dove andare.
Per San Silvestro, Xavier decise che era venuto il momento di accantonare il lutto per Jean. Sentiva ancora profondamente la mancanza di colei che era stata la figlia del suo cuore, e probabilmente avrebbe continuato a sentirla per sempre, ma la vita andava avanti, nonostante tutto. Perciò, l'arrivo del nuovo anno sarebbe stato celebrato con un veglione in piena regola, come era sempre stata consuetudine.
Come al solito, fu Miriam ad occuparsene; amava molto organizzare feste e si prestava volentieri ogni qual volta si presentava un'occasione mondana alla scuola.
La sera di San Silvestro, dunque, studenti e docenti si riunirono nell'atrio, dove in attesa della cena veniva servito l'aperitivo, un punch freddo analcolico accompagnato da salatini e tartine farcite al formaggio, al salmone, al prosciutto e al caviale.
Rogue arrivò in cima allo scalone che scendeva dal primo piano e si fermò, scrutando la folla; dietro di lei, Jubilee si arrestò a sua volta.
"Che c'è?", domandò vagamente irritata: non vedeva l'ora di scendere per mostrare agli altri il suo abito, un elegante tubino corto, color giallo oro e dal busto decorato con cristalli trasparenti, che le fasciava il corpo oramai pienamente sbocciato alla femminilità e metteva in mostra le sue belle gambe. Il suo primo vero abito da sera, che la faceva sentire una donna come mai prima in vita sua. Era sempre stata un maschiaccio, ma ultimamente si sentiva… diversa. Alle soglie della maggiore età, cominciava a cambiare atteggiamento.
"Non vedo Bobby", spiegò Rogue, "Voglio che mi veda scendere le scale."
"Ah, sei decisa a stenderlo, quel povero ragazzo!", sghignazzò Jubilee: Marie indossava un abito da sera lungo di seta color ametista, non eccessivamente formale ed adatto alla sua giovane età; era piuttosto scollato ed il taglio metteva nel giusto risalto la sua bella figura, "Guarda, è laggiù, vicino alla porta. C'è Colosso con lui."
Rogue girò lo sguardo nella direzione indicatale e fissò intensamente il suo boyfriend, desiderando di possedere le abilità telepatiche del Professor X per richiamare la sua attenzione.
"Vado da lui", annunciò Jubilee, con grande senso pratico, "Così, se non si gira e ti vede lui, ci penserò io a farglielo fare."
"Okay, grazie, Jubes!", esclamò Marie, senza distogliere gli occhi da Bobby.
La giovane ispano-asiatica era arrivata quasi in fondo allo scalone quando Iceman volse casualmente lo sguardo verso l'alto e colse la figura di Rogue ferma in cima agli scalini. Il mento quasi gli cadde in terra: con quell'abito ed i capelli raccolti sulla nuca con qualche ciocca ricadente, Marie era una vista spettacolare. Il fiato gli si mozzò in gola.
Notando che l'aveva scorta, la ragazza sentì il cuore accelerare a mille all'ora e deglutì. Facendogli un cenno di saluto con finta noncuranza, cominciò a scendere i gradini con la studiata lentezza ed i movimenti misurati che le aveva insegnato Miriam. Questo è il modo in cui si scendevano le scale alle feste di palazzo, le aveva detto, testa alta, spalle dritte, sorriso sulle labbra, e se devi guardare dove metti i piedi non piegare il collo, ma abbassa gli occhi.
Traballando appena per i vertiginosi tacchi a spillo che indossava ed a cui non era abituata, Rogue riuscì ad arrivare in fondo allo scalone senza rompersi una gamba. Ora vedeva più nei dettagli l'espressione imbambolata di Bobby e fu lieta d'aver raggiunto in tempo l'obiettivo che si era prefissa: riuscire a toccare qualcuno per almeno un minuto senza che il suo dono maledetto interferisse. Lui ancora non lo sapeva: aveva riservato quella sorpresa per la notte di San Silvestro, quando dopo la festa lo avrebbe finalmente baciato davvero, e non come aveva dovuto fare finora, sfiorandolo attraverso una sciarpa di seta. Certo, un minuto era poco, ma sempre meglio di niente, e comunque era un inizio incoraggiante: la possibilità di toccare qualcuno senza ucciderlo o fargli del male non era più così remota come le era finora apparsa.
Iceman era totalmente irretito: mai Rogue gli era sembrata più bella e desiderabile. Ah, poterla abbracciare, accarezzare, baciare! Quanto lo voleva… A volte gli era davvero insopportabile il tormento di sapere che non gli era consentito neppure sfiorare la sua pelle nuda, in una carezza per dimostrarle tenerezza fisicamente.
Marie gli andò incontro con un sorriso, che le morì sulle labbra non appena si rese conto di quanto fosse affascinante il ragazzo con lo smoking spezzato dalla corta giacca bianca e dai pantaloni blu scuro. Trattenne involontariamente il fiato.
"Sei stupenda …", mormorò Bobby, sentendosi le ginocchia molli e guardandola con occhi adoranti. Marie ricambiò il suo sguardo con uno uguale:
"Grazie…", bisbigliò, stentando ad emetter suono. Non era il suo primo veglione di capodanno, ma le altre volte ci era andata con le amiche. Era tutta un'altra cosa avere un accompagnatore, che oltretutto era anche il ragazzo che amava.
Iceman le prese la mano inguantata e se la posò sul braccio, poi, da perfetto cavaliere, la guidò verso il tavolo del rinfresco.
Dani, in un abito che sfumava dal viola al lilla al malva, si chinò verso Kitty, vestita di rosa scuro.
"Hai visto la faccia di Bobby?", ridacchiò, "Era perso!"
"Anche Marie aveva la stessa faccia", replicò Shadowcat sghignazzando a sua volta. Poi si accorse che Peter Rasputin la stava guardando ed il cuore le balzò in gola, quasi strozzandola: in versione smoking era semplicemente troppo bello! Guardò subito altrove, il viso in fiamme. Lui aveva diciannove anni, lei diciassette, quasi diciotto oramai: la vedeva ancora come una bambina? Non s'accorgeva che era cresciuta? L'abito, scelto con l'aiuto di Miriam, le stava d'incanto: moderno ma chic, dalla gonna tagliata in diagonale che da un lato le arrivava sopra il ginocchio e dall'altro fino a metà polpaccio; il busto copriva le spalle, un po' troppo magre, ma era sagomato in modo da mettere in risalto la curva del seno, una terza piena che sul suo fisico mingherlino faceva la figura di una quarta. Con l'aiuto di Rogue, si era truccata gli occhi con matita e mascara, ed aveva messo un rossetto di un rosa appena più scuro del colore naturale delle labbra carnose. Inconsciamente raddrizzò le spalle per evidenziare il busto, ma accorgendosene arrossì ancor di più. Lanciò un'occhiata in tralice in direzione di Colosso per vedere se la stava ancora osservando, ma con sua somma delusione il giovanotto si era allontanato.
La verità era però che Peter era rimasto sbalordito alla vista di Kitty in abito da sera. La ricordava il San Silvestro precedente, ma allora era poco più di una bambina, così come gli era sembrata finora, del resto. Di colpo, si era reso conto che non era più così, che la ragazza si stava trasformando in donna, e quella constatazione aveva avuto il potere di turbarlo. Così aveva preferito defilarsi.
Poco lontano Nightcrawler, vestito nel suo consueto stile eccentrico con una lunga redingote di seta damascata verde scuro, una camicia bianca con il collo alla coreana ed un paio di pantaloni color castagna, si stava guardando intorno in cerca di Ororo. Scorgendola, le si avvicinò e le sorrise, sforzandosi di superare la sua naturale timidezza.
"Sei molto affascinante, stasera", le disse, riuscendo a non inciampare nelle parole. Tempesta indossava un lungo abito tinta avorio antico che metteva in risalto lo splendido color cioccolato al latte della sua pelle; il davanti del busto e la gonna erano in morbida seta, mentre petto, schiena e braccia erano coperti di pizzo. I suoi capelli candidi erano raccolti in una pettinatura alta da cui sfuggivano ad arte alcuni riccioli che le sfioravano le guance, incorniciandole il viso ovale. Al complimento di Kurt il suo bel volto si scurì, il suo modo di arrossire.
"Danke", rispose, sfoderando una delle poche parole di tedesco che conosceva.
Intanto Bobby si era messo in fila per prendere due punch, mentre Marie stava riempiendo un piatto di salatini e tartine.
"Ehi, cucciola, non è un abbigliamento un po' troppo sfacciato?", l'apostrofò una burbera voce maschile. Per niente intimidita, la ragazza si volse sorridendo verso il suo interlocutore.
"Logan!", esclamò deliziata, "Ti sei messo lo smoking!"
"Sai che non riesco a rifiutarti niente", brontolò Wolverine, "In vita mia non mi ero mai messo in ghingheri in questa maniera… almeno, non che io ricordi. Continuo a pensare che sembro un pinguino, ma dato che ti fa piacere, eccomi qui."
"Non sembri affatto un pinguino!", insorse lei, "Stai benissimo. Se non fossi già impegnata con Bobby, ti farei un'avance!", civettò scherzosamente.
"Sono troppo vecchio per te, ragazzina!", sogghignò Logan, sgraffignando una tartina al formaggio dal piatto di Marie, "Non ho ancora visto il professore, e neppure Miriam", disse poi, cambiando argomento, prima di cominciare a sbocconcellare il tramezzino.
"Stanno arrivando", lo informò Hank McCoy, di passaggio per un punch. Nonostante la sua mole, era impeccabile in uno smoking spezzato con giacca color perla e pantaloni neri.
Nel frattempo, Ro vide sopraggiungere Scott, abbigliato in un elegantissimo completo di seta blu, dal disegno a bande alternate lucide e opache.
"Hallo, Scott", lo salutò Kurt quando li raggiunse, porgendogli un punch. Ciclope lo accettò con un cenno di ringraziamento.
Qualche istante dopo, Logan s'accorse di un movimento al limite del suo campo visivo e volse lo sguardo in quella direzione: Miriam e Xavier stavano arrivando.
Gli parve che tutto il mondo si fermasse, mentre guardava Darkarrow avvicinarsi, sorridendo a tutti mentre passava e salutava. Il suo sguardo affascinato la percorse da capo a piedi: i capelli erano raccolti in alto sulla testa in morbide ciocche; un vestito di vellutino color bluette lungo fino a metà polpaccio, dal busto chiuso fino al collo, che lasciava le spalle e la parte superiore della schiena nude, fasciava le sue splendide curve femminili, completato da una stola di seta di una sfumatura più chiara; ai piedi calzava scarpe di camoscio in tinta con l'abito, dal tacco a spillo non eccessivamente alto e con intriganti lacci alla caviglia tempestati di cristalli swarovsky. Sexy, ma in modo molto elegante; Logan pensò che era la creatura più affascinante che avesse mai visto e se ne rimase lì a fissarla con un'espressione alquanto ebete.
Come il giorno che erano stati al centro commerciale, Rogue se ne accorse.
"Ehi, asciugati la bava, vecchio mio!", gli sibilò, reprimendo a stento una risata.
"Eh? Cosa?", fece Logan, smarrito, poi si rese conto che stava facendo la figura del cretino, "Ma che stai dicendo, ragazzina?", bofonchiò contrariato.
Mentre Charles e Miriam si univano agli altri, Marie si voltò verso il suo fratellone putativo e, le mani sui fianchi, lo fulminò con gli occhi:
"Non sono così ragazzina da non accorgermi di come guardi Miriam!", sbottò, a bassa voce per non farsi sentire da nessuno, neppure da Iceman che stava tornando con i punch.
"Ah, e come la guarderei?", la sfidò Wolverine, consapevole di essere stato colto in fallo ma poco disposto ad ammetterlo.
"Come Bobby guarda me", rispose prontamente Marie, "Andiamo, Logan… è chiaro che ti piace! A me puoi dirlo, non andrò in giro a raccontarlo."
Gli occhi bruni di Wolverine mandarono lampi ed un ringhio sordo gli uscì dal fondo della gola, ma Rogue non ne ebbe paura: conosceva bene Logan e sapeva che quella reazione fintamente aggressiva serviva solo a mascherare qualcosa che voleva tener nascosto.
"Sai che puoi fidarti di me", aggiunse, con grande serietà.
A quella frase le spalle dell'uomo si afflosciarono di colpo. Rimase a fissare Marie in silenzio per qualche istante.
"Sì, lo so che posso fidarmi di te", ammise infine, "E va bene, hai ragione: Miriam mi piace… Ehi, non vuol mica dire che sono innamorato di lei, eh!", si affretto ad aggiungere, vedendo il viso di Rogue aprirsi ad un sorriso raggiante, "La trovo… attraente, ecco."
"Okay", fece la ragazza, fingendo di credere a quella dichiarazione riduttiva e preferendo non insistere. Era consapevole d'aver ottenuto già molto con quell'ammissione.
Tornò a voltarsi verso Bobby, che le porse uno dei bicchieri.
"Che avete da confabulare, voi due?", domandò, senza alcuna gelosia perché sapeva benissimo quali erano i sentimenti che univano la sua ragazza a Logan. Dopo l'iniziale diffidenza, dovuta al fatto che entrambi l'amavano, seppure in modo diverso, i due erano giunti a stringere amicizia, soprattutto dopo che sia Rogue che Iceman erano stati accettati nelle file degli X-Men come allievi, così come Colosso.
"È un segreto di Logan", rispose Marie con sincerità, accettando l'aperitivo, "Non posso dirlo a nessuno, mi spiace."
"Va bene, non c'è problema", disse Bobby, comprendendo. Anche lui non avrebbe voluto tradire il segreto di un amico, neppure con Rogue: era una questione di lealtà. Dirsi tutto va bene, ma non quando coinvolge altre persone.
Miriam si avvicinò al tavolo del rinfresco e scambiò un sorriso con Scott. Notandolo, Logan sentì un moto di gelosia: maledizione, ancora quel bamboccio! Aveva avuto la fortuna di avere Jean, ora voleva anche Miriam? No, stavolta non gli avrebbe lasciato campo libero… Poi si rese conto che stava pensando delle assurdità: Jean era innamorata di Scott da ben prima che arrivasse lui, ed era morta da troppo poco tempo perché il suo fidanzato potesse prendere in considerazione un'altra. Inoltre, Scott le aveva conosciute contemporaneamente e si era innamorato di Jean, non di Darkarrow; difficile che si innamorasse di quest'ultima adesso.
Irritato con se stesso, Logan accantonò quei pensieri molesti e giunse ad una decisione: quella donna era libera, al contrario di Jean, e gli piaceva, anche più di Jean, quindi cosa aspettava a prendersela, come aveva fatto con tutte le altre?
Pensò ad un approccio tra i più classici ed andò a procurarsi due bicchieri di punch.
Ignara della tempesta emotiva che Wolverine aveva appena affrontato e superato, Miriam si rivolse a Ciclope:
"Stai proprio bene con quel vestito, Scott", gli disse, "A Jean sarebbe piaciuto molto."
Ciclope apprezzava molto il fatto che Darkarrow gli parlasse del suo defunto amore senza timore di ferirlo; ma del resto lei sapeva perfettamente come ora lui si sentisse a quel proposito, in virtù del trattamento che gli aveva fatto. A parte Charles con la sua telepatia, nessun altro poteva essere certo del suo stato emotivo al punto da parlare con lui di Jean con disinvoltura.
"Tu dici?", ribatté con un sorriso, "A dire il vero, lo penso anch'io", le confidò, strizzandole un occhio dietro gli onnipresenti occhiali rossi. Miriam fu lieta di vederlo scherzare a quel modo.
"Ro, sei splendida", dichiarò poi, girandosi verso l'amica.
"Grazie, anche tu", replico l'altra, ricambiando il sorriso.
"Sono d'accordo", dichiarò Kurt, "Sei davvero molto bella, Miriam."
Il suo sguardo venne attratto da qualcosa alle sue spalle e Darkarrow si voltò di scatto.
"Ehi, sono solo io!", disse Logan, disorientato: per un attimo, la figura della donna gli era apparsa sfocata dalla rapidità con cui si era mossa. L'aveva già vista molte altre volte muoversi con la velocità che era il suo talento mutante, ma mai così tanto.
"Scusami, è stato l'istinto", disse Miriam, rendendosi conto d'averlo allarmato, "Mai arrivarmi di soppiatto alle spalle…", aggiunse in tono leggero, ma la sua espressione era seria.
"Me ne ricorderò, in futuro", le assicurò Wolverine, comprendendo perfettamente perché quella era una cosa che valeva anche per lui, "Ehm, ti ho portato da bere", aggiunse, porgendole un bicchiere di punch.
"Oh, grazie!", fece lei, accettandolo. Accennò ad un brindisi, prima con lui, poi anche con gli altri tre, che ricambiarono. Bevvero un sorso, e Logan si rammaricò del fatto che non fosse alcolico: a lui piacevano cose più robuste come aperitivo, tipo whisky o gin. Ma in fondo si trovavano in una scuola e non poteva pretendere di più.
Miriam faceva fatica a togliere gli occhi di dosso a Logan. Come aveva sospettato, in smoking era uno schianto; in particolare, quel modello color grigio perla dalla giacca corta gli stava divinamente. Non aveva mai incontrato un uomo che avesse un aspetto eccitante tanto in jeans e maglietta quanto in abito da sera.
"Sembri un modello", commentò, ostentando una disinvoltura che in realtà non provava, "Sicuro di non aver mai sfilato per Armani?"
"Può darsi, ma se è così non me ne ricordo", rispose divertito Logan.
Ro passò lo sguardo dall'una all'altro, perplessa: quei due stavano flirtando, o lei era una tartaruga. E pensare che per un attimo si era sentita gelosa del complimento che Nightcrawler aveva rivolto alla sua amica!
"Non pensavo che avresti abbandonato i jeans in favore di uno smoking", proseguì Darkarrow, un sopracciglio graziosamente inarcato.
"A dire la verità, non lo pensavo neppure io", confessò Wolverine, "È stata Rogue ad insistere. All'inizio mi pareva d'essere un pinguino, ma ora mi sento a mio agio", concluse.
Durante il suo discorso, Ciclope lo aveva sogguardato da dietro le spesse lenti al quarzo rosso, confuso dal suo comportamento. Stava facendo il filo a Miriam?
"Mi fa piacere, sei un gran bel guardare!", sogghignò la donna, "Non sei d'accordo, Ro?"
E Miriam ci sta!, constatò Scott, sconcertato. Poi, da abile stratega qual era, abituato a prendere in considerazione ogni sfaccettatura di una questione, si domandò il motivo della propria perplessità. Perché era sorpreso che Miriam stesse al gioco di Logan? Era il tipo del bel tenebroso, con un passato ignoto ma certamente drammatico, ed aveva dimostrato che sotto il suo cinismo si celava un cuore generoso quando non aveva esitato neppure la frazione d'un secondo ad intervenire in difesa dei bambini e dei ragazzi della scuola, sia durante l'attacco condotto da Stryker, sia poi durante il loro salvataggio ad Alkali Lake. Sotto la sua scorza da duro, era un uomo solido, valoroso e buono: non c'era sicuramente da stupirsi se piaceva alle donne. Ma non riusciva a perdonargli d'averci provato con Jean: non perché avesse temuto che gliela portasse via – riteneva che Jean non avesse mai preso seriamente in considerazione Logan – ma perché pensava che ciò significasse che Wolverine non aveva molto rispetto per gli impegni. Avrebbe potuto far soffrire Miriam, e lui le voleva troppo bene per permetterlo. D'altra parte, era ben consapevole che la donna era perfettamente in grado di badare a se stessa, ancor più di Jean. Quindi concluse che non aveva alcun diritto d'interferire. E poi era davvero da troppo tempo che Miriam era sola; anzi, in realtà non l'aveva mai vista con qualcuno. Sapeva che da giovane era stata sposata, e che era rimasta vedova dopo solo pochi anni di matrimonio, ma a parte il marito, non gli risultava che avesse mai avuto un compagno.
Una volta aveva chiesto a Jean come mai Darkarrow non avesse un uomo, bella e brillante com'era, e lei per tutta risposta gli aveva detto di riguardarsi il film Highlander. Non c'era arrivato subito ma, quand'era giunto alla scena della morte per vecchiaia della donna amata dal protagonista immortale, aveva capito e s'era dato dello stupido insensibile. Miriam era condannata a varcare i secoli, immutata, eterna, mentre tutti coloro che incontrava ed amava perivano. Già era duro sopportare la perdita di un amico, figuriamoci di un consorte, come purtroppo adesso lui ben sapeva.
Ma Logan era come lei, capace di risanarsi quasi istantaneamente, immune alle malattie ed alla vecchiaia. Era in grado di accompagnarla nel lungo cammino attraverso i decenni ed i secoli.
Era il suo compagno predestinato.
Intanto la conversazione era andata avanti senza che lui ne prendesse nota, immerso nelle sue elucubrazioni.
"Sei silenzioso, Scott", richiamò la sua attenzione Miriam, "Un dollaro per i tuoi pensieri."
Lui allungò subito la mano e la donna rise: era un vecchio scherzo tra di loro.
"Niente d'importante", rispose Ciclope, tornando prontamente al presente e pensando rapidamente ad una ragione plausibile, "Mi stavo chiedendo quali ricette avete scovato tu e Edna", si rivolse a Kurt e a Logan, che prendevano parte per la prima volta ad un San Silvestro alla scuola di Xavier, "Ogni anno scelgono un tema conduttore, un'epoca o un Paese, e ci stupiscono con le pietanze più insolite. La cosa fantastica è che sono sempre buonissime."
"È vero", confermò Hank, che nell'avvicinarsi aveva sentito le ultime frasi, "E allora, Miriam, non tenerci sulle spine: qual è il tema di quest'anno?"
"La tradizione celtica", rispose la donna, "con gli ingredienti che si trovavano in Europa duemila anni fa."
"Quindi niente patate, né fagioli!", esclamò Wolverine fingendo disappunto, in realtà col solo intento di impressionarla con la cultura che si stava facendo, senza pubblicità, leggendo libri su libri presi dalla fornitissima biblioteca della scuola.
"Né granoturco, né pomodori", aggiunse Scott, tanto per rovinargli la piazza. L'altro lo guardò torvo e Ciclope sogghignò. Non gli avrebbe reso facili le cose, se voleva conquistare Darkarrow.
"Ma bravi!", li lodò Miriam, nascondendo una certa dose di confusione: cos'era stato quello scambio di sguardi tra i due uomini? "Ro, potrebbe essere uno spunto per una lezione di storia: quali sono i contributi delle Americhe all'agricoltura europea?"
"È un'idea", approvò l'altra, che si occupava di insegnare storia e geografia ai ragazzi.
Xavier si avvicinò al gruppetto, manovrando espertamente tra la folla, impeccabile in uno smoking nero.
"Sono le sette", annunciò, guardando Miriam, "Vogliamo condurre i nostri ospiti a cena?"
"Certamente, Charles", rispose prontamente lei, facendo l'atto di voler andare a posare il bicchiere sul buffet ormai vuoto. Lesto, Logan glielo tolse di mano:
"Me ne occupo io, tu accompagna il professore."
Lei lo ringraziò con un cenno ed un sorriso, poi si volse e si affiancò a Charles, posandogli una mano sulla spalla.
"Signore e signori!", il professore richiamò la loro attenzione, usando anche i propri poteri telepatici per assicurarsi d'essere udito da tutti, anche i più lontani, "La cena è pronta: vogliate cortesemente seguirci."
Assieme, si avviarono in sala mensa, seguiti da tutti gli altri, chi in coppia, chi in gruppo, nessuno da solo, e presero posto. Contrariamente al solito, Charles era sistemato al centro del tavolo riservato ai docenti, che per l'occasione era stato affiancato da un altro per allungarlo, di modo che gli insegnanti potessero sedersi tutti lungo un solo lato per non voltare le spalle al resto della sala. Alla destra del professore sedette Miriam, alla sua sinistra Scott; lesto, Logan si accomodò accanto a Darkarrow, precedendo Hank, che allora si sedette più in là; dall'altra parte, Ro e Kurt affiancarono Scott.
La tavola del corpo docente e quelle degli studenti più anziani erano imbandite in modo formale – piatti di porcellana di Limoges, posate d'argento italiane, bicchieri di cristallo baccarat – mentre i tavoli dei ragazzi più giovani erano apparecchiati in modo più semplice; tutte erano decorate con tralci di pino e di agrifoglio dalle bacche rosse. Con soddisfazione, Wolverine notò che al loro tavolo c'era birra, oltre a vino ed acqua; sui tavoli dei ragazzi c'erano invece soltanto bibite analcoliche.
Miriam si era infine resa conto dell'insolito comportamento di Logan ed anzi si domandò, un poco indispettita con se stessa, come mai non avesse capito prima che lui le stava facendo il filo. Ripensò al giorno in cui si erano recati al centro commerciale: partendo, gli aveva chiesto per scherzo se ci stesse provando con lei, e lui le aveva ribattuto di sì. Allora l'aveva ritenuta semplicemente una risposta a tono; ma poi c'era stato il modo in cui l'aveva guardata mentre danzava allo Sheherazade. Inoltre, solo pochi giorni prima, la vigilia di Natale, aveva notato che la divorava con gli occhi. Ed ora questo…
Sforzandosi di non lasciar trasparire il proprio turbamento, accentuato anche dal fatto che, in smoking, Logan era particolarmente attraente, Darkarrow si rivolse a Xavier:
"Charles, preferisci birra o vino?"
"Stasera sono attirato dalla birra, amica mia", rispose il professore, con una certa sorpresa di Logan, "Anche perché vedo che c'è la mia preferita."
"Una scelta non casuale", rivelò Miriam, divertita, allungandosi per prendere una delle bottiglia. Wolverine aveva riconosciuto la marca, una prestigiosa rossa inglese.
"Piace molto anche a me", dichiarò, afferrando due bottiglie e porgendone una a Miriam, che lo ringraziò con il solito bel sorriso. Sarei capace di far follie per quel sorriso, meditò Logan, e per poco non lasciò cadere la birra rendendosi conto dell'enormità di quello che aveva appena pensato.
Quella sera, per consentire a tutti di godersi la festa, il servizio ai tavoli era stato suddiviso in turni tra i ragazzi; così, c'era chi si sarebbe occupato di servire l'antipasto, chi il primo, chi il secondo e chi il dolce.
L'antipasto, composto di foglie di verza lessate avvolte in croccante pancetta abbrustolita e presentato su una fetta di pane di segale tostato, fu portato loro da Jubilee.
"Complimenti per il vestito", disse Miriam, "Ti sta benissimo."
"Grazie", rispose la ragazza, gli occhi luccicanti per l'apprezzamento della sua eroina, "Ho seguito i tuoi consigli", aggiunse, riferendosi al fatto che la donna più anziana l'aveva più volte esortata a non nascondere la sua femminilità. Darkarrow si sentì commossa: essere il modello di una persona non facile come Jubilee la faceva sentire orgogliosa.
Quando la giovane ispano-asiatica si fu allontanata, Logan si piegò verso Darkarrow.
"Quella ragazza normalmente è cordiale come un porcospino", commentò, "Ho notato che con te però si comporta in modo molto diverso. Cosa le hai fatto?"
"Ci ho litigato", rivelò Miriam con un'alzata di spalle, "ma trattandola da adulta. Da allora credo che abbia una specie di adorazione per me."
Lo sguardo di Logan diceva anch'io. La donna si sentì chiudere la gola da un'emozione che credeva d'aver dimenticato e deglutì.
"Mi passi il pepe, per favore?", domandò, perché lui la smettesse di guardarla così.
"Certo", acconsentì Wolverine, e dopo averglielo passato le domandò, "Vuoi del vino?"
Come molti italiani, Miriam era un'amante del buon vino, ed era anche un'esperta, sebbene non avesse mai formalizzato la sua cultura in materia con un diploma da sommelier. Annuì e lasciò che l'uomo le riempisse il bicchiere con un bianco dal sapore deciso.
Fu poi la volta di una zuppa di farro e orzo, delicata e cremosa, servita da Peter.
"Deliziosa!", dichiarò Charles dopo la prima cucchiaiata, "Era da molto tempo che non facevi questa zuppa, Miriam."
"È per questo che la trovi deliziosa!", rise lei, "Se la facessi tutte le settimane, non la penseresti allo stesso modo perché ti verrebbe a noia."
"L'hai cucinata tu?", chiese sorpreso Logan, che sebbene amasse maggiormente cibi più saporiti, doveva ammettere che quella minestra non era affatto male.
Mentre Miriam annuiva per confermare, intervenne Hank:
"Devi sapere, Logan, che Darkarrow è una cuoca eccellente. Tra lei e mia madre, non saprei proprio dire chi è la migliore. E questo va tutto a vantaggio della scuola… e del mio stomaco!", concluse, dandosi una gran pacca sulla pancia piatta.
Anche una cuoca eccellente, pensò Logan, sghignazzando al gesto dell'altro. Un'altra virtù che si aggiungeva alla pletora delle altre. Bella, sexy, intelligente, colta, nobile, ricca, manager, cavallerizza, sacerdotessa, danzatrice, artista marziale, cuoca, e di recente aveva saputo che era anche vice comandante sul campo degli X-Men. Il suo divertimento svanì, mentre ancora una volta considerava che Miriam era semplicemente troppo, per lui. Wolverine possedeva un ego gigantesco, ma allo stesso tempo non credeva di meritare qualcosa di più di una veloce scopata, una botta e via. Non era questo però che avrebbe voluto con Miriam…
Poi Rahne portò un arrosto di cinghiale con contorno misto di piselli, cavoli e carote, e Logan si obbligò a distogliersi da quei pensieri amareggianti. Era l'ultimo dell'anno, che diamine!
"Buonissimo", si complimentò dopo aver assaggiato la pietanza, "Hai cucinato tu anche questo?"
"No, è stata Edna", rivelò Miriam, "È lei la specialista della carne, io sono più per i primi."
"Oh? E qual è il piatto che ti riesce meglio?", s'informò Logan.
"Beh, dovresti chiedere agli altri…", cominciò lei, sinceramente in imbarazzo perché c'erano molte pietanze che cucinava volentieri, "Forse la pasta al forno ai funghi, o forse i bigoli co l'arna, una specie di grossi spaghetti con ragù d'anatra."
"Allora magari una volta o l'altra me li farai assaggiare tutti e due", disse Wolverine. Vorrei assaggiare ben altro di tuo, pensava nel mentre, e ciò diede alla sua voce una tonalità più bassa e provocante. Miriam la percepì e sentì un formicolio al basso ventre; nella sua mente balenò un'immagine erotica che peggiorò la situazione. Accavallò e strinse forte le gambe: il senso dell'olfatto di Logan era estremamente sviluppato ed era probabile che fosse in grado di cogliere l'odore della sua eccitazione sessuale, del tutto fuori luogo al momento presente. Dea, era decisamente da troppo tempo che non aveva un uomo, se le bastavano uno sguardo ed una voce per accendersi a quel modo! E poi c'era quella strana sensazione di riconoscimento che persisteva; anche adesso era presente, come se avessero già giocato quel gioco di seduzione, chissà dove, chissà quando…
Stringere le cosce fu inutile: Wolverine sentì giungere alle narici, più tenue del profumo del cibo ma ciò nondimeno ben percepibile al suo olfatto ipersviluppato, l'inconfondibile fragranza di una donna sessualmente invogliata, proveniente da Miriam. Comprendere che era stato lui ad avere quell'effetto su di lei lo eccitò a sua volta, e fu lieto di indossare pantaloni larghi abbastanza perché l'erezione non gli facesse male. Era tuttavia piuttosto visibile, così, prima che Darkarrow avesse la possibilità di notarla, Logan prese il tovagliolo e lo spiegò in grembo, nascondendo l'evidenza del suo desiderio.
Charles sentì come una vibrazione provenire dalla sua destra e tese istintivamente il suo orecchio mentale, per poi subito ritirarlo quando si rese conto che erano potenti richiami sessuali, e che venivano da Miriam e da Logan. Nascose un sorrisetto: aveva capito subito che quei due si erano sentiti attratti l'uno dall'altra fin dal primo istante in cui i loro sguardi s'erano incrociati. Che ciò avesse a che fare o meno con l'insolita sensazione di riconoscimento che avevano avuto l'uno dell'altra era da vedere, ma certo essa accentuava la loro attrazione.
A conclusione del pasto, Artie dalla lingua di rettile portò una crostata di pere con noci tritate e miele; per accompagnamento, Edna e Miriam avevano scelto del sidro caldo aromatizzato con cannella, che essendo solo leggermente alcolico poteva essere servito in dose moderata anche ai più giovani.
Quando la cena si concluse, quelli cui era stato assegnato il compito sparecchiarono i tavoli, mentre gli altri li precedettero nel salone delle feste al piano interrato, decorato con coloratissimi festoni di carta. Eccezionalmente, quella sera i più piccoli avevano il permesso di star alzati fino a tardi, se ce la facevano anche fino a mezzanotte.
Bobby si diresse subito alla postazione da deejay, che lui e Peter avevano messo insieme usando computer e hi-fi della scuola, e trafficò per avviare la selezione di musiche che avevano scelto, in prevalenza brani di disco-music di successo del passato.
Fu proprio Scott ad aprire le danze, invitando Miriam: non voleva infatti che gli altri si sentissero in imbarazzo o temessero di mostrarsi irriguardosi nei suoi confronti, evitando di ballare perché c'era lui.
Tempesta comprese il suo intento e, afferrato Kurt per una mano, lo trascinò in pista. Il timido tedesco dapprima si mosse impacciato, poi, rassicurato dallo sguardo incoraggiante della sua compagna e dai sorrisi di Miriam e Scott, si rilassò, rivelandosi un eccellente ballerino. Del resto, aveva fatto l'acrobata per anni in un circo, e non gli mancava certo il senso del movimento.
Mentre i ragazzi più giovani invadevano allegramente la pista a gruppetti, con gran dispetto di Kitty Peter invitò Dani, e rimase quindi di stucco quando il giovanotto venne a prendere anche lei.
"Ballare con una bella ragazza è straordinario", dichiarò Colosso sorridendo, "Con due poi…"
Era solo un trucco per non svelare i suoi sentimenti alquanto agitati: più guardava Kitty, più era affascinato. Ma non poteva esporsi, primo perché lei era ancora minorenne, e poi perché poteva trattarsi solo di un estro momentaneo. Peter era un ragazzo posato e riflessivo, non era avvezzo a buttarsi a capofitto nelle novità. Pertanto scelse di aspettare per vedere come si evolveva la situazione.
Marie e Iceman si unirono alle danze, ma dopo un po' Rogue abbandonò momentaneamente il gruppo per andare a prelevare Logan.
"Andiamo, non fare l'orso", lo esortò, tirandolo per una manica, "Vieni anche tu."
"Non so ballare", protestò Wolverine. Lei lo ignorò.
"Niente scuse", disse, "Non devi fare un tango, la disco-music la sanno ballare anche gli impediti."
Roteando gli occhi, ma in fondo divertito, Logan si lasciò condurre dove c'erano gli altri; Marie aveva manovrato in modo da piazzarlo di fianco a Miriam, che gli rivolse un'occhiata di approvazione. Sforzandosi di non sentirsi ridicolo, Wolverine cominciò a muoversi a ritmo, accorgendosi fin da subito che la cosa gli piaceva, contrariamente a quello che aveva sempre pensato. Era già la seconda volta, quella sera, che faceva qualcosa che non pensava di gradire – vestirsi formalmente, ed ora ballare – scoprendo invece che non era così.
A mezzanotte ci fu il brindisi, per gli adulti con spumante italiano – scelto naturalmente da Miriam – e per i più piccini con bibite e succhi di frutta. Questi ultimi furono poi mandati a dormire, mentre i più grandi proseguivano la festa.
Verso l'una, Rogue decise che ne aveva abbastanza di aspettare.
"Bobby", gli disse sottovoce, "Devo dirti una cosa, andiamo da te?"
Non era consentito ai ragazzi di entrare nelle camere delle ragazze, o viceversa, a meno che non fossero maggiorenni, cosa che loro due erano già. Comunque, non avrebbero potuto fare niente di compromettente finché lei non fosse stata in grado di controllare completamente il suo talento così estraniante, per cui, anche se qualcuno li avesse visti, avrebbero avuto non una, ma due ragioni per non essere rimproverati.
Bobby affidò a Colosso la supervisione della postazione del deejay, poi con Marie si recò nella propria stanza, che un tempo divideva con John, detto Piro per la sua capacità di controllare il fuoco, che ad Alkali Lake li aveva abbandonati a favore di Magneto.
Bobby si voltò sorridendo verso la sua ragazza.
"È stata una bella festa", disse, "Non trovi anche tu?"
"Sì, è vero", concordò lei, avvicinandosi, "Mi sono divertita molto."
Allungò una mano e gli accarezzò la guancia. La seta del suo guanto era morbidissima, tuttavia Bobby avrebbe preferito mille volte il contatto diretto della sua pelle contro la propria.
"Parliamo d'altro", mormorò Marie in un tono che gli fece rizzare le orecchie, "Ho una sorpresa per te."
Mentre Iceman la fissava ammutolito, si sfilò il guanto di seta color ametista con movimenti lenti e sensuali, imitando Rita Hayworth nella celebre scena del mancato spogliarello nel film Gilda, vecchio ormai di oltre settant'anni ma sempre attuale in merito a seduzione di classe. Lasciò cadere il guanto, e poi con la punta delle dita sfiorò la guancia di Bobby. Il ragazzo ebbe un involontario sussulto di timore, ma la sua fiducia in Rogue era tale e tanta che non si scostò ed attese col fiato sospeso che il suo tocco facesse effetto.
Ma non accadde nulla, neppure quando lei premette tutto il palmo contro la sua guancia.
"Ma…!", fece, sbalordito.
"Solo un minuto", sussurrò lei, "ma finalmente posso toccarti senza farti male."
"Oh, mio Dio, Marie…", bisbigliò Bobby, sopraffatto dall'emozione. Cielo, quanto aveva desiderato che accadesse…
Sollevò le mani e gliele mise a coppa attorno al volto.
"Marie…", mormorò ancora, chinandosi verso di lei.
"Aspetta!", lo frenò lei in tono urgente, scostandosi. Di fronte al suo sguardo smarrito spiegò:
"A furia di provare ho sviluppato un senso del tempo molto preciso riguardo alla durata. Quando ho detto solo un minuto, intendevo alla lettera. Beh, in realtà sono sessantacinque secondi. Non è molto, mi rendo conto, ma è un inizio…"
Lo guardò con un'aria supplichevole che lo sorprese.
"È fantastico, Marie", dichiarò allora con enfasi, "Come hai fatto?"
"Il professore mi ha insegnato il modo di raggiungere mentalmente i centri nervosi che governano il mio talento", spiegò la ragazza, "Pian piano ho imparato a controllarli coscientemente. È stata una bella lotta, ti assicuro. All'inizio mi sono scoraggiata, ma Xavier non mi ha permesso di mollare, e neppure Miriam. Proprio lei, che subiva ogni volta le conseguenze del mio tocco… D'altra parte, con le sue capacità rigenerative, era l'unica in grado di combattere gli effetti senza averne danno. Certo poteva farlo anche Logan, ma lui è stato via quasi tutto il tempo del mio addestramento. E proprio ieri sono arrivata a oltrepassare il minuto, che era il mio primo obiettivo, così posso… posso…"
Arrossì vistosamente, e Bobby pensò d'aver capito. Le sorrise dolcemente.
"Così puoi…?", la incoraggiò.
" Baciarti…", bisbigliò lei con voce traballante. Gesù, lo aveva desiderato così tanto che ora tremava tutta.
"Che notizia meravigliosa…", sussurrò Iceman, prendendola tra le braccia. Marie si appoggiò a lui, posandogli le mani dietro la schiena, attenta a non toccarlo pelle a pelle per allungare quanto più possibile il tempo a disposizione per baciarlo.
Lentamente, per assaporare meglio ogni istante, Bobby chinò la testa ed avvicinò il viso a quello di Rogue. La ragazza serrò gli occhi e schiuse le labbra; le ginocchia le si piegavano per il senso d'anticipazione.
Infine, la bocca di Iceman si posò sulla sua, teneramente. Un tocco fuggevole, ma senza l'impedimento della sciarpa di seta che di solito la ragazza usava per baciarlo. Il cuore gli balzò in gola; Marie ebbe come un piccolo singhiozzo.
Allora Bobby tornò a deporre le labbra su quelle di lei, premendo più forte; spinse avanti la lingua, insinuandola nella bocca calda della ragazza, che rispose alla sua sollecitazione con identica passione. Si strinsero maggiormente, schiacciandosi l'uno addosso all'altra nel tentativo frenetico di cancellare tutti i lunghi mesi in cui erano stati impossibilitati a toccarsi: l'unico altro bacio che si erano scambiati era finito con lui che per poco non rimaneva vittima del letale dono di Rogue…
Bobby si sentiva euforico, ubriaco, come se stesse respirando ossigeno puro; aveva fantasticato così a lungo di quel bacio che ora gli pareva un sogno, un bellissimo sogno che da un momento all'altro poteva svanire come una bolla d'aria. La bocca di Marie era dolce, calda ed invitante, e quello gli pareva il bacio più fantastico della sua vita.
Da parte sua, Rogue aveva il cuore in gola che correva a cento, a mille all'ora. Sentiva un nodo stringerle le viscere, ed una mai sperimentata sensazione di calore in grembo che la faceva smaniare per qualcosa che ancora non conosceva.
L'orologio che aveva in testa trillò e, con un ansito, la ragazza si staccò da Bobby. Per un attimo lui rimase sbalordito, poi comprese, dolorosamente:
"Tempo scaduto?"
Marie, tremante, annuì. Le veniva da piangere di commozione e contemporaneamente di rabbia, perché se da un lato era riuscita finalmente a toccare e baciare il ragazzo che amava, dall'altro non poteva farlo per tutto il tempo che desiderava. Poi le sovvenne che bastava un'interruzione minima per poter riprendere; allora sorrise e gli si ributtò tra le braccia.
"Un altro…", lo pregò. Bobby non se lo fece ripetere.
OOO
Poco dopo le due, Miriam e Logan erano rimasti gli ultimi nel salone. Wolverine si assicurò che l'impianto stereo fosse spento, poi con Darkarrow si diresse all'uscita.
"Ti sei divertito?", s'informò la donna, avviandosi su per le scale. Logan finse di attardarsi per poter ammirare i suoi fianchi che ondeggiavano mentre saliva i gradini: cielo, poterla afferrare per la vita e stringersela addosso…
Si schiarì la gola per mascherare i propri pensieri.
"Sì, molto", dichiarò, "Non ricordo altre occasioni simili, per cui non ho un termine di paragone, però sì, mi sono divertito, grazie."
Si rese conto di star affastellando parole inutili, così chiuse di colpo la bocca e tacque.
Sorpresa dalla sua inconsueta prolissità, Miriam si voltò a guardarlo; nei suoi occhi bruni scorse tutto il desiderio che provava per lei. Il fiato le si strozzò in gola ed il suo corpo reagì a quello sguardo famelico con un'ondata di calore in grembo. Si girò di scatto e tornò ad incamminarsi.
"Bene", riuscì a dire dopo un istante, con voce soffocata; prese fiato per calmarsi e proseguì con apparente nonchalance, "Mi piace molto organizzare feste, anche se è una bella fatica. Però poi la soddisfazione degli invitati mi ricompensa."
Raggiunsero il pianterreno e Darkarrow lanciò uno sguardo in direzione dello scalone che portava ai piani superiori. Si rese conto che non aveva voglia di andare a dormire subito; a dire la verità non aveva voglia di dormire affatto. Ogni fibra del suo corpo urlava di desiderio, ma con uno sforzo si impose di ignorarlo, accantonò i suoi istinti e finse uno sbadiglio, elegantemente mascherato dalla mano.
"Santi numi, che sonno! Non vedo l'ora di andare a dormire…", mentì.
Peccato, pensò Wolverine, sentendosi deluso.
"Okay", disse laconicamente. Non osò dire altro, perché diversamente avrebbe parlato a sproposito: avrebbe voluto fare cose molto diverse dal dormire... Il suo olfatto ipersensibile aveva colto nuovamente l'odore del desiderio di Miriam, ma o lei non se ne rendeva conto, oppure non era intenzionata a cedervi. In entrambi i casi, farle una proposta sessuale sarebbe stato fuori luogo. Se aveva imparato una cosa sulle donne, era che erano capaci di tenere ben separati pensieri e gesti, fantasie ed azioni. Alcune avevano solo bisogno d'essere incoraggiate perché timide o inesperte, ma non era il caso di Darkarrow; inoltre, non gli sarebbe bastato il sesso, con lei, anche se fosse stata disposta a darglielo. Voleva di più, molto di più, ma non riteneva di esserne neanche lontanamente degno. Quindi tenne per sé le sue voglie, maledicendo la bestia che aveva nei pantaloni, che era tornata ad agitarsi.
Qualche minuto dopo erano di sopra, alla biforcazione del corridoio che da una parte conduceva alla camera di Logan e dall'altra a quella di Miriam.
"Buona notte", augurò la donna, "Dormi bene."
Magari!, pensò lui, con amarezza: faceva spesso incubi terribili riguardanti la sua prigionia e gli esperimenti cui era stato sottoposto, frammenti di ricordi spaventosi che lo facevano svegliare di soprassalto in un bagno di sudore, gemendo per l'orrore ed il raccapriccio, gli artigli sfoderati in cerca degli aguzzini.
"Grazie", disse invece, "Anche tu."
Lei si avviò lungo il corridoio. Per un attimo, Logan pensò di correrle dietro, afferrarla e baciarla con tutta la violenza del desiderio che sentiva per lei, ma poi si dominò. Mai in vita sua si era imposto ad una donna: non avrebbe certo cominciato con questa. Che comunque, se avesse voluto sfuggirgli, lo avrebbe fatto senza difficoltà: lui era sì molto più forte di un uomo comune, ma lei era dotata di una velocità inarrivabile.
Così, rassegnato, si voltò e si recò in camera, solo con se stesso.
Intanto Miriam era giunta nella propria stanza; accese la luce, chiuse la porta e vi si appoggiò con la schiena.
Era stata ad un passo dall'invitare Wolverine nel suo letto. Si chiese perché non avesse dato retta al proprio corpo, che protestava per la troppo prolungata astinenza. Cosa ci sarebbe stato di male in una notte di sesso folle con Logan? In fondo, ne aveva una pazza voglia.
Scosse la testa: il problema era che non aveva voglia di sesso, ma voglia di lui. Non ricordava neppure più l'ultima volta che aveva desiderato un uomo, uno in particolare. Aveva smesso quando aveva capito che, a causa della sua virtuale immortalità, innamorarsi avrebbe solo significato farsi spezzare il cuore. Con tristezza si rese conto che erano passati più di sessant'anni da allora. Comunque, il fatto che lui la desiderasse non significava affatto che fosse interessato ad un coinvolgimento sentimentale.
Con un sospiro esasperato, Miriam si staccò dalla porta ed andò in bagno per prepararsi per la notte.
La verità era che non sapeva che pesci pigliare.
Di solito, quando incappava in una situazione che prevedeva i sentimenti, agiva in due modi: se l'uomo le piaceva, lo scaricava gentilmente; se non le piaceva, lo scaricava bruscamente. La conclusione comunque era sempre una sola: se ne liberava. Dopo aver preso coscienza della propria immortalità, una volta soltanto aveva fatto un'eccezione, concedendosi di indulgere nel sentimento, perché al cuore non si comanda: ma la lezione era stata così dolorosa da convincerla a non voler mai più un legame di quel genere. Era già difficile dover sopportare la perdita degli amici; la morte di un consorte sarebbe stata insopportabile. Quando se ne era resa conto, aveva lasciato l'uomo di cui si era innamorata e adesso, se a volte faceva delle concessioni alla propria carne, non ne faceva mai al proprio cuore: si permetteva solo avventure veloci e senza impegno, che non lasciavano tracce nei suoi sentimenti, e comunque era lei a prendere l'iniziativa.
Solo che adesso si trattava di un uomo che, come lei, praticamente non poteva morire.
Un uomo che sarebbe stato in grado di camminare al suo fianco attraverso gli anni ed i secoli.
Un uomo attraente, sexy, intelligente, generoso, anche se burbero e dai modi piuttosto rozzi.
Quante probabilità c'erano, che lo incontrasse? Delle centinaia di migliaia di mutanti esistenti sulla Terra, oltre a lei c'erano soltanto Logan ed un altro, a quanto se ne sapeva, a possedere la capacità di rigenerazione che li rendeva virtualmente immortali. L'altro non poteva prenderlo in considerazione perché si era aggregato a Magneto. Che lei e Logan fossero uomo e donna, che vivessero nella stessa epoca, che le loro strade si fossero incrociate, era semplicemente stupefacente. Ed ancor più straordinario era che si piacessero… oppure ciò era dovuto soltanto al fatto che erano simili, ed i simili si cercano? Quel pensiero la disturbava. Quello che lei voleva era qualcosa che durasse per sempre. A volte si dava della stupida romantica: niente dura per sempre. Quante erano le coppie che stavano insieme tutta la vita, anche tra coloro che invecchiavano e morivano?
Infine raggiunse una conclusione: doveva attendere gli eventi. Quel che aveva pensato per Ro e Kurt era valido anche per lei e Logan: se son rose fioriranno. Sennò pazienza.
Infine rincuorata, andò a dormire.
