Capitolo X: Breve separazione

Alcune settimane dopo, Miriam scese a cena con espressione adombrata. Logan, che la stava aspettando al tavolo dei docenti, se ne accorse subito ed aprì bocca per chiederle che cos'era successo, ma venne preceduto da Charles:

"Miriam, sei nera come una nube temporalesca… Cosa c'è che non va?"

La donna prese il tovagliolo e se lo distese accuratamente sulle ginocchia. L'esagerata compostezza dei suoi movimenti rivelava il suo sforzo per rimanere calma.

"Devo partire per la Tunisia", sbottò, "Domani."

Wolverine sollevò un sopracciglio, sorpreso:

"Così all'improvviso?", domandò.

"Già", bofonchiò Darkarrow, "Gli speculatori locali stanno provando a mettere i bastoni tra le ruote al mio progetto e devo andare là di persona a sistemarli."

Ciclope sogghignò apertamente:

"Li concerai per le feste!", commentò.

Di questo Logan non dubitava minimamente: l'aveva già vista in azione, seppure solo a mezzo telefono, e ne aveva ricavato la convinzione che Miriam fosse un'avversaria irriducibile. Che non andava neppure tanto per il sottile, quand'era necessario.

Poi comprese che, per la prima volta da quando stavano insieme, si sarebbero dovuti separare. Scoprì che l'idea non gli garbava affatto.

"Quanto dovrai star via?", chiese contrariato.

"Almeno una settimana", rispose lei, "Dipende da quanto saranno testardi, ma io non ho nessuna intenzione di tirarla per le lunghe."

"Non è nel tuo stile", affermò Hank ridendo.

"Proprio così", confermò Miriam, facendo un sorrisetto feroce. Logan pensò che non avrebbe voluto trovarsi nei panni dei suoi avversari.

Conclusa la cena, si fermarono con Xavier e Hank a guardare un documentario in tv, poi salirono di sopra.

"Domani ti accompagno in aeroporto", si offrì Wolverine.

"Grazie", accettò lei, contenta di prorogare quanto più possibile il momento della separazione, "Mi piacerebbe che tu venissi con me", sospirò poi, "ma dovrei lasciarti solo tutto il giorno per occuparmi della faccenda, e la sera sarei nervosa ed arrabbiata, tutt'altro che una buona compagnia…"

"Me ne rendo conto", annuì Logan, di controvoglia, "Però ci sentiremo tutti i giorni, okay?"

"Puoi contarci… E adesso smettila di parlare e pensa invece al modo migliore di salutami..."

OOO

Il mattino dopo alle dieci e mezzo erano al Kennedy; Miriam aveva già passato il check-in ed ormai mancavano solo dieci minuti all'imbarco.

Logan la prese per le spalle e le posò la fronte sulla fronte.

"Mi mancherai, piccola", dichiarò a bassa voce.

"Anche tu mi mancherai, Logan…", bisbigliò lei di rimando. Le pesava davvero molto separarsi da quell'uomo che era entrato così inaspettatamente nella sua vita e nel suo cuore, ma il dovere la chiamava, e lei non era persona da sottrarsi al dovere.

"Chiamami appena arrivi", le raccomandò Wolverine, "non importa che ore saranno qui. Okay?"

"Okay", lo rassicurò Darkarrow. Sollevò il viso e gli sfiorò le labbra con le labbra in un bacio lieve. Poi si staccò da lui, si voltò e, trascinando il trolley, si diresse al controllo doganale ed al suo cancello d'imbarco.

Pochi minuti dopo, mentre saliva a bordo del jumbo 747 che l'avrebbe portata a Tunisi via Parigi, il suo cellulare trillò brevemente per annunciarle l'arrivo di un messaggio. Dopo aver sistemato il bagaglio a mano nell'apposito scomparto sopra il proprio sedile, si accomodò ed estrasse il telefonino dalla tasca; lo aprì – aveva scelto quel particolare modello perché ricordava da vicino il comunicatore della serie classica di Star Trek – e lesse il messaggio: era di Logan e diceva semplicemente ti amo.

Miriam sorrise, mentre un groppo di commozione le serrava la gola. Per essere un uomo dal carattere tanto scorbutico, Wolverine era capace di grande romanticismo, seppure di un genere decisamente atipico. Velocemente, digitò la risposta anch'io, poi spense il cellulare e si dispose al lungo viaggio.

OOO

Come si erano ripromessi, si parlarono via webcam ogni giorno. Miriam gli raccontò l'evolversi delle trattative: dapprima, come nel suo stile, offrì un'apertura alla parte avversa, che però non seppe coglierla. Stupidi, pensò Wolverine. Infatti Darkarrow passò subito alla linea dura e, dopo averli messi con le spalle al muro, li obbligò non solo ad onorare gli impegni presi, ma anche a pagar care le violazioni al contratto che avevano commesso credendo di farla franca. Come aveva immaginato Logan, era davvero un'avversaria temibile. Chi la sottovalutava solo perché era una donna – il che in quel particolare caso era facile, considerando che si trovava in un Paese musulmano – credendola inoltre giovane e quindi ingenua, finiva in guai molto grossi.

Tuttavia, una serie di complicazioni prolungò l'assenza di Miriam, dapprima di due giorni, poi di altri tre. Man mano che il tempo passava, Wolverine diventava sempre più irritabile. Proprio lui – Logan il solitario, l'indipendente, l'introverso, l'asociale – sentiva la mancanza di qualcuno… Doveva ammetterlo, anche se solo con se stesso: oramai Darkarrow gli era necessaria come l'aria che respirava. Non avrebbe più saputo concepire la propria vita senza di lei. Quella consapevolezza lo spaventava alquanto, ma allo stesso tempo lo rendeva anche euforico. Mai si era sentito così, almeno negli anni della propria vita che ricordava.

Finalmente Miriam gli comunicò che stava per tornare: il suo aereo sarebbe arrivato a New York l'indomani a metà pomeriggio. Quando lo disse a Marie, trionfante, la ragazza tirò un sospiro di sollievo:

"Era proprio ora! Non ne potevo più del tuo malumore: da giorni sei rabbioso come un gatto bagnato…"

"Sul serio?", fece lui, contrito, "Non me n'ero accorto… Potevi dirmelo!"

"Sì, certo, e rischiare che mi soffiassi contro come, appunto, un gatto bagnato!", ritorse lei ridendo, "Avanti, vecchio mio, ammettilo: non vivi più senza di lei…"

Wolverine fece una smorfia, ma non poteva mentire alla sua sorellina elettiva.

"Già", borbottò, aggrottando la fronte nella sua mimica caratteristica, "Ma guai a te se lo ripeti ad anima viva, intesi?"

"Okay, okay… non rovinerò la tua fama di uomo duro!", rise lei. Logan la fissò con aria intimidatoria, ma Rogue per tutta risposta gli fece l'occhiolino. Lui rinunciò ad ulteriori pressioni, conscio che non sarebbero servite a nulla, e che comunque non erano necessarie: sapeva che di Marie poteva fidarsi completamente.

OOO

Il giorno seguente, Miriam fissava irritata il nastro trasportatore dei bagagli, in attesa della sua valigia. Le sembrava che tardasse oltre misura, ma in realtà c'erano ancora molti altri viaggiatori che come lei attendevano il bagaglio. Sbuffò, poi finalmente scorse una valigia rossa e la sua espressione si rischiarò, per poi subito rabbuiarsi di nuovo non appena di rese conto che non era quella giusta. Ringhiò mentalmente per la frustrazione, perché a pochi metri da lei, oltre le sottili pareti che separavano il vasto locale dei caroselli di smistamento dei bagagli dal resto del complesso, c'era Logan che l'attendeva. Di solito prendeva un taxi per andare e venire dall'aeroporto, ma stavolta non aveva voluto perdere neppure un istante per rivederlo e gli aveva chiesto di andare a prenderla, usando la sua Lexus.

Trascorsero ancora alcuni interminabili minuti, poi finalmente comparve il bagaglio giusto. Darkarrow lo abbrancò e si diresse a grandi passi verso l'uscita, la valigia sulle rotelle da un lato, il trolley dall'altro.

Non appena ebbe oltrepassato le porte scorrevoli, scorse immediatamente l'alta figura di Wolverine in mezzo alla folla di persone che attendeva i passeggeri in arrivo. Come se avesse sentito il suo sguardo, Logan voltò la testa verso di lei. I loro occhi si incontrarono, e la ressa che li circondava scomparve.

Era come se esistessero solo loro due.

Il volto di Miriam si aprì ad un sorriso che avrebbe rischiarato la notte più buia; Logan lo ricambiò con uno che avrebbe illuminato un bunker sotterraneo. Le andò incontro, fendendo la calca con l'agilità dell'artista marziale; lei si mosse a sua volta verso di lui. Quando furono vicini, Darkarrow mollò le valigie e con un'esclamazione soffocata gli buttò le braccia al collo. Si strinsero forte, come se la loro separazione fosse durata tredici mesi e non tredici giorni.

"Mi sei mancata da morire, mia principessa", le mormorò Logan all'orecchio. Il suo tono era di un calore tanto intenso da sciogliere un iceberg, e Miriam si sentì un groppo in gola. Wolverine lo scontroso, il selvatico, l'orso, con lei era dolcissimo.

"Anche tu mi sei mancato, mio cavaliere", gli sussurrò di rimando.

Logan avrebbe voluto baciarla a perdifiato, ma non era quello il posto giusto. Si staccò da lei e prese la valigia, poi le passò un braccio attorno alle spalle.

"Andiamo", la esortò con un sorriso. Lei afferrò il manico del trolley ed insieme, fianco a fianco, si diressero all'uscita.

Caricate le valigie nel bagagliaio della Lexus, Logan si sedette al volante ed attese che Miriam salisse, poi la prese tra le braccia.

"Non posso più aspettare a baciarti", dichiarò sottovoce. Lei gli annodò le braccia attorno al collo e gli offrì le labbra:

"Neppure io", gli mormorò sulla bocca. Si baciarono appassionatamente, i vetri scuri della lussuosa berlina che li proteggevano da sguardi indiscreti.

Trascorsero diversi minuti prima che Wolverine riuscisse ad obbligarsi a staccarsi dalle labbra di Miriam. Con uno sbuffo che espresse perfettamente tutta la sua frustrazione, mise in moto l'auto.

"Ecco uno di quei momenti in cui un motore a curvatura tornerebbe utile!", brontolò.

Darkarrow rise, divertita dal suo riferimento a Star Trek, e lo reiterò:

"Meglio ancora sarebbe il teletrasporto!"

Suo malgrado, anche Logan sorrise: la verve di Miriam era semplicemente irresistibile.

OOO

Circa un'ora e quaranta minuti dopo svoltarono in Greymalkin Lane e la cancellata della Scuola di Xavier per Giovani Dotati si aprì davanti a loro, in risposta al segnale codificato del telecomando collegato ad un transponder montato sull'automezzo, un dispositivo che permetteva al sistema di sicurezza di identificarlo; dopo l'attacco di Stryker, l'autunno precedente, tutti i veicoli della scuola erano stati dotati di questa apparecchiatura. Ulteriori dispositivi di sicurezza consentivano poi anche il riconoscimento degli occupanti della vettura.

Un altro pulsante del telecomando ordinò l'apertura del portone del garage, dove Logan parcheggiò la Lexus; sceso dalla macchina, aprì il bagagliaio ed impedì a Miriam di prendere anche solo il trolley.

"Ci penso io", le disse, "Tu aprimi le porte."

Darkarrow non insistette: per la forza eccezionale di Logan, quelle due valigie pesavano come piume. Lo precedette dunque lungo il corridoio che passava davanti agli uffici di Scott e di Ororo, a quell'ora vuoti perché le lezioni erano finite da un pezzo, poi attraversarono la sala mensa, pure deserta ma già apparecchiata per la cena, ed infine raggiunsero l'ascensore vicino all'entrata, insolitamente senza incontrare nessuno.

Quando arrivarono in camera di Miriam, Logan depose le valigie ai piedi del letto e si voltò verso di lei.

"Adesso rilassati sotto una bella doccia calda", la esortò, "Ci vediamo a cena."

"Contaci", rispose lei con un sorriso. Wolverine la prese per le spalle e le posò un bacio sul naso, poi uscì.

Improvvisamente Miriam ridacchiò, rammentando che era l'ultimo giorno di aprile: secondo il sistema di misurazione del tempo dei Celti, i giorni si contavano partendo dal tramonto, il che significava che quella sera era Beltane, la più importante festività celtica assieme a Samhain perché, come quella aveva segnato la fine della metà luminosa dell'anno, così questa marcava la fine della metà oscura.

Rapidamente, Miriam fece la doccia, poi, in accappatoio, preparò l'occorrente per il semplice rito che intendeva celebrare quella notte; poiché oramai la temperatura era sufficientemente mite, lo avrebbe fatto nel magico cerchio di faggi che, mesi prima, aveva ospitato la cerimonia in memoria di Jean. Dall'armadio a muro prese una sacca di pelle, in uno scomparto della quale mise quanto le serviva per accendere il fuoco: acciarino, pietra focaia, esca, un flacone d'olio combustibile; in un altro scomparto ripose invece un calice in bronzo dorato, imitazione di un reperto archeologico venetico che aveva fatto fare molti anni prima da un abile artigiano, di fattura molto semplice, ma arricchita esternamente da disegni geometrici incisi nel metallo col bulino, a cui aggiunse una bottiglietta di idromele ed un pacchetto di dolcetti tunisini a base di miele e datteri, comprati appositamente all'aeroporto di Tunisi prima di tornare a casa.

Dopo le cose spirituali, Miriam si dedicò a quelle carnali: con un sorrisetto pieno di impudenza, scelse accuratamente l'abbigliamento per la serata, perché voleva essere assolutamente strepitosa per Logan. Dopo aver indossato la biancheria intima, ne controllò l'effetto allo specchio con sguardo critico; l'immagine riflessa la soddisfece pienamente: reggiseno di pizzo e tulle trasparente nero, slip a vita bassa abbinati, reggicalze e calze velate con la riga. Una mise che avrebbe fatto impazzire di desiderio un uomo in qualsiasi momento, figuriamoci uno che tirava cinghia da due settimane, dopo essere stato abituato a trovar soddisfazione quasi ogni giorno o addirittura – Miriam ridacchiò al ricordo – a volte addirittura ripetutamente nello stesso giorno.

Era ora di pensare a cosa indossare sopra, ciò che tutti avrebbero visto. Darkarrow aprì l'armadio e ne osservò il contenuto soprappensiero, cercando indumenti che si potevano togliere con facilità – prevedeva che nessuno dei due avrebbe avuto voglia di perdere troppo tempo a spogliare l'altro per fare l'amore. Scelse quindi un'aderente maglia scollata color prugna e l'abbinò ad un'ampia gonna scamosciata dal taglio asimmetrico; ai piedi calzò un paio di scarpe decolletè nere col tacco.

Un'occhiata all'orologio le rivelò che era in perfetto orario per la cena. Sorridendo alla prospettiva di rivedere tutte le persone che le erano care, uscì dalla stanza e scese al pianterreno, dove incontrò Scott che si stava a sua volta recando in mensa.

"Bentornata, Miriam", la salutò, abbracciandola rapidamente ma con calore, "Come va?"

"Bene, grazie", rispose la donna, "E tu?"

"Non mi lamento… Allora, Logan mi ha detto che li hai stesi, eh?"

Darkarrow inarcò le sopracciglia, sorpresa: Logan e Scott che parlavano tra loro di lei? O meglio, che parlavano? Da quando erano in termini così amichevoli? Poi ripensò alla ramanzina che aveva fatto due mesi e mezzo prima a Ciclope: forse, il giovane aveva approfittato della sua assenza per intavolare un dialogo con colui che, per diverso tempo, aveva ritenuto un rivale.

"Proprio così", confermò, annuendo soddisfatta, "Non ho dato loro scampo."

Entrarono nella sala ed andarono ad accomodarsi al tavolo degli insegnanti. Vedendola arrivare, Wolverine emise involontariamente un sibilo: santi numi, com'era bella, e sexy! Ed era sua… Ancora stentava a crederci.

La divorò con lo sguardo finché gli si sedette accanto, poi attese con malcelata impazienza che tutti l'avessero salutata per dirle sottovoce:

"Sei meglio del collirio, dolcezza."

Lei lo fissò con aria confusa. Logan sogghignò:

"Fai bene agli occhi", spiegò. Miriam sbottò allora in una risatina divertita e ritorse:

"Anche tu, bel fusto!"

E difatti, con la camicia a disegno scozzese, aperta sul petto a lasciar vedere la sottostante maglietta bianca, Wolverine era decisamente attraente. Non per la prima volta, Miriam pensò che lui era attraente con qualsiasi cosa… anzi, meglio con niente del tutto. L'impertinente pensiero suscitò un palpito nelle profondità del suo corpo, che l'indusse a distogliere lo sguardo. Che idea, scendere a cena! Dopo la doccia avrebbe dovuto chiamarlo ed invitarlo a raggiungerla in camera… il cibo avrebbe potuto aspettare… avrebbero avuto la possibilità di fare uno spuntino dopo, Edna teneva sempre qualcosa in frigo…

Ma oramai era tardi, doveva far buon viso a cattivo gioco. Miriam cercò di ignorare gli insistenti richiami della carne e di concentrarsi nella conversazione. Raccontò con una sorta di feroce brio la sua avventura tunisina, suscitando divertiti commenti dai suoi commensali, ma non servì a molto: le sue viscere continuavano insistentemente a fremere, incandescenti di desiderio.

Inevitabilmente, ad un certo punto il fine odorato di Wolverine ne captò il profumo; il corpo dell'uomo reagì di conseguenza, quasi all'istante.

Darkarrow sentì il suo sguardo su di sé come se la stesse toccando e si girò a guardarlo a sua volta: fissi su di lei, i suoi occhi bruni brillavano come ambra preziosa e promettevano bollenti delizie amorose. Un'ondata di calore le infiammò ulteriormente il grembo. Lo sa, pensò, sa che sto morendo dalla voglia di fare l'amore con lui. Dalla sua espressione, comunque, comprese che a lui non stava andando diversamente. Le sue labbra si curvarono in un sorriso che era il riflesso dello sguardo di Logan.

All'altra estremità del tavolo, Charles nascose la propria contentezza sotto un'espressione attentamente controllata. Se era stato felice per quei due fin dall'inizio, adesso lo era ancor di più: stavano proiettando così forte che, per non sentire le loro emozioni, aveva dovuto erigere una barriera mentale particolarmente spessa, ma aveva fatto in tempo a percepire la profondità del sentimento che li univa, che trascendeva la mera attrazione fisica per radicarsi nei cuori e nelle anime, ed ancor più profondamente, in una dimensione che non gli era famigliare e che pareva avere a che fare col tempo. Non trovava spiegazioni a quella sensazione, e si riservò di domandare lumi a Miriam, che con la sua particolare sensibilità legata al proprio dono secondario poteva darvi forse un'interpretazione.

Un'altra relazione che lo rendeva felice era quella tra Ro e Kurt; entrambi avevano un passato difficile, pieno di sofferenze e di umiliazioni, e nel caso di Ororo anche di rancore. Loro più di tutti meritavano un po' d'amore.

Quanto a Scott, era contento di vedere che, poco a poco, il suo dolore per la perdita di Jean si stava attenuando. Per il suo carattere, Ciclope avrebbe tenuto tutto dentro di sé, negando, ignorando la propria pena, finché essa non lo avrebbe schiacciato come un macigno. Incapace di metabolizzare la sofferenza, avrebbe rischiato di farsi annientare da essa. Certo lui, Xavier, psicologo e telepate, avrebbe potuto aiutarlo, ma l'intervento di Miriam in questi casi era assai più efficace, perché agiva direttamente alla radice del problema, senza essere costretta a passare prima attraverso gli strati che la mente crea per autoproteggersi.

Con grande sollievo di Miriam e Logan, la cena finalmente terminò, permettendo loro di alzarsi e di congedarsi; nessuno fece commenti ad alta voce sul loro precoce ritiro per la notte, ma tutti li formularono nell'intimità dei propri pensieri, senza però alcuna malevolenza. Sebbene non si fossero ancora parlate, Marie si limitò a fare un cenno di saluto a Darkarrow, ben comprendendo l'impazienza di quest'ultima di rimanere sola con il proprio uomo.

Nel salire di sopra, Miriam e Logan evitarono accuratamente di toccarsi, anche solo per tenersi per mano: entrambi erano acutamente consapevoli che qualsiasi contatto fisico, anche il più lieve, rischiava di scatenare una reazione incontrollata.

Giunti davanti alla porta della sua camera, Miriam l'aprì, entrò ed accese la luce; Logan la seguì e richiuse la porta mentre lei avanzava, ma prima che avesse completato il quarto passo l'afferrò per le spalle e la attirò contro di sé.

"Miriam…", mormorò con voce rauca. La donna chiuse gli occhi e deglutì, il cuore in gola; gli si appoggiò addosso, inclinando diagonalmente la testa all'indietro per posarla sulla sua spalla, ed emise un sospiro spezzettato. I suoi lunghi capelli ricaddero di lato, scoprendo il suo bel collo; Logan chinò la testa e posò le labbra nel punto in cui la spalla s'incurvava verso l'alto, poi risalì lentamente fin dietro l'orecchio, dove le accarezzò la tenera pelle con la punta della lingua. Miriam emise un lieve lamento: quello era un punto particolarmente sensibile. Wolverine continuò a tormentarla deliziosamente, muovendosi a mordicchiarle il lobo dell'orecchio; nel contempo, le passò le braccia attorno alla vita, le appoggiò le mani sul ventre, poi lentamente le fece risalire lungo il busto, ed infine le posò a coppa sui suoi seni. Cominciò a manipolarli gentilmente e, mentre continuava a stuzzicarle l'orecchio, dopo pochi istanti solamente, attraverso gli strati di indumenti, avvertì i suoi capezzoli reagire rizzandosi.

Miriam sentì le viscere andarle in fiamme; posò le mani su quelle di Logan per aumentare la pressione sul seno e contraccambiò le sue attenzioni spingendo all'indietro il fondoschiena, strofinandolo provocatoriamente contro la sua erezione. Wolverine emise un grugnito di piacere e le strinse più forte i seni.

Presa da una voglia incontenibile di baciarlo, di sentire la sua lingua nella bocca, Darkarrow si girò, gli annodò le braccia attorno al collo e posò le labbra su quelle di lui. La risposta di Logan fu istantanea: aprì la bocca e spinse smaniosamente la lingua in avanti ad incontrare quella di lei per ingaggiare il sensuale duello di un bacio rovente di passione. Le sua mani vagarono verso il basso, si posarono sulle natiche di Miriam, la schiacciarono contro il proprio corpo; poi fece scivolare la sinistra sotto la maglia per accarezzarle la schiena, mentre abbassava la destra lungo il suo fianco. Sentendo una stringa sotto le dita, attraverso la stoffa, comprese che Miriam aveva indossato il reggicalze, e la scoperta lo eccitò ulteriormente. Con impazienza, cominciò a sollevarle la gonna finché non poté infilare la mano sotto l'orlo, poi risalì lungo la coscia, oltrepassò il bordo di pizzo della calza e raggiunse la pelle nuda. Miriam alzò la gamba e l'attorcigliò attorno a quella di Logan, come aveva fatto quella notte nel giardino tropicale, dove avevano consumato la loro prima, esaltante unione fisica e spirituale.

Com'era stata sua intenzione, quella mossa ebbe il potere di mandare alle stelle la smania di Logan. Con un'esclamazione sorda, l'uomo la spinse contro la parete, tolse la mano da sotto la sua gonna e le sfilò la maglia dalla testa. Libera dell'indumento, Miriam respinse leggermente Logan per sfibbiargli la cintura ed abbassargli la cerniera dei jeans; non appena aperta, vi fece scivolare dentro una mano, posandola sul suo membro gonfio di desiderio. Wolverine emise un gemito strozzato e si appoggiò con le mani alla parete; bramosamente, spinse in avanti il bacino per aumentare la pressione.

Con l'altra mano, Darkarrow aprì i bottoni automatici della sua camicia e gliela sfilò dalle braccia, gettandola a terra accanto alla sua maglia; quindi gli sollevò la tshirt, togliendola di mezzo e lasciandolo a torso nudo. Cominciò ad accarezzargli il petto muscoloso, soffermandosi con i polpastrelli a giocherellare con la peluria che lo ricopriva, per poi sfiorargli la punta dei capezzoli induriti.

Logan ansimò per il piacere e si rese conto che stava per perdere la testa. Le afferrò le mani e le allontanò, perché prima di completare l'atto d'amore voleva fare una cosa, benché il suo corpo agognasse affondare dentro quello di lei. Tornò ad impadronirsi della bocca di Miriam per un altro bacio incandescente, poi abbassò la testa, le ricoprì di baci la gola ed il petto, fino a raggiungere il seno. A quel punto le lasciò le mani per slacciarle il reggiseno, che finì sul mucchio degli altri vestiti a terra; i capezzoli turgidi erano un invito irresistibile, e Wolverine ne prese subito in bocca uno, succhiandolo avidamente.

Le spalle appoggiate al muro ricoperto di tappezzeria, Miriam lo sentì titillarle la punta del seno con la lingua e gemette; una vampata di calore intenso le inondò il grembo e pensò confusamente che doveva aver oramai inzuppato gli slip con gli umori della sua voglia, esasperata dalle manovre di Wolverine.

L'acuto odore del suo desiderio raggiunse le narici sensibili di Logan, che lo aspirò profondamente; il suo autocontrollo rischiò di andare definitivamente in pezzi, così si affrettò a mettere in atto il suo proposito. Le lasciò il seno, cercò tentoni la cerniera della gonna e l'aprì; inginocchiandosi davanti a lei, gliela fece scivolare lungo le gambe. Quando le cadde alle caviglie, Miriam tolse un piede ed usò l'altro per allontanarla, poi vide gli occhi di Wolverine appuntarsi sul suo grembo ed assumere una luce ferina. Con la spavalderia della donna che si sente desiderata dall'uomo che ama, allargò le gambe e ruotò il bacino in avanti per farsi guardare meglio.

Attraverso la stoffa trasparente degli slip, Logan vide l'ombra triangolare che le copriva il monte di Venere e si sentì disseccare la gola. Afferrò l'orlo del minuscolo indumento e glielo abbassò lungo le gambe; Miriam si mosse in modo da agevolarlo. Oramai era nuda, ad eccezione di scarpe, calze e reggicalze: uno spettacolo assolutamente inverecondo ed eccezionalmente sexy.

Wolverine l'afferrò per i fianchi e tuffò la faccia tra le sue gambe, posando la bocca sulla sua apertura femminile, madida e odorosa del suo desiderio per lui.

Darkarrow sentì la sua lingua penetrare in profondità dentro di lei ed emise un lamento simile ad un singhiozzo. Le ginocchia trasformate in gelatina, sarebbe stramazzata per il piacere se non fosse stata appoggiata alla parete. Aveva già sperimentato molte volte l'abilità di Logan con la lingua, ma ora stava superando qualsiasi altra esperienza; dovette aggrapparsi alle spalle dell'uomo per non cadere. Sentì le sue viscere agitarsi in risposta alle impietose sollecitazioni di Wolverine ed ansimò:

"Prendimi, Logan… adesso!"

La sua supplica spinse Logan oltre il limite, facendogli dimenticare il poco che rimaneva del suo controllo; si staccò da lei, si alzò e, con un verso simile ad un mugghio, l'afferrò per le natiche e la sollevò da terra, trasportandola con tre lunghe falcate fino al cassettone, dove la mise seduta sul bordo. Le posò le mani sulle ginocchia, ma lei le stava già aprendo, rivelando al suo sguardo famelico la rosea fessura tra i riccioli scuri e roridi come un prato autunnale.

Con un movimento impaziente, Logan abbassò i jeans ed i pantaloncini fino alle ginocchia, poi si infilò tra le cosce di Miriam e si posizionò contro la sua parte più intima. Il suo istinto gli urlava di penetrarla subito, di prendere possesso del suo corpo, ma Logan usò le ultime briciole della sua ferrea autodisciplina militare per frenarsi. Guardando Miriam negli occhi, l'afferrò per i fianchi e, con fermezza non però priva della gentilezza dovuta al sentimento d'amore che provava per lei, spinse la propria carne dentro la sua, colmando la sua cavità femminile.

D arkarrow lo accolse con un sospiro di sollievo che terminò in un gemito di piacere, perché Wolverine aveva cominciato subito a muoversi dentro di lei. Lo afferrò per le spalle e gli si strinse addosso, muovendosi in controtempo, spingendo e ritirandosi al suo ritmo, danzando con lui l'eterna danza dell'amore e della passione, senza inibizioni, senza freni, tanto col corpo che con l'anima. Come quella magica notte a Tamani Island, i loro spiriti di cercarono, si tesero l'uno verso l'altra, si trovarono, si fusero: l'esperienza fu sconvolgente quanto la prima volta e li lasciò senza fiato. Compenetrati nella carne e nell'anima, uniti nel corpo e nella mente, presero e donarono reciprocamente, in uno scambio senza uguali al mondo.

Il piacere carnale in qualche modo venne amplificato da quello spirituale; i loro movimenti si fecero sempre più frenetici, i loro respiri si spezzarono, e nel giro di pochissimi minuti sentirono sopraggiungere l'orgasmo, sia il proprio che quello dell'altro.

Fu addirittura più travolgente della prima volta.

Miriam sentì i muscoli interni tendersi alle prime avvisaglie del climax; prese fiato, lo trattenne per un istante, poi la sensazione esplose nelle sue profondità, tanto in quelle fisiche che in quelle spirituali; un'esclamazione soffocata simile ad un singhiozzo le sfuggì dalla gola:

"Loo…gaaan!"

Wolverine raggiunse il culmine nello stesso istante ed allo stesso modo; anche lui non riuscì a trattenere un ansito strozzato, che andò a sovrapporsi a quello di lei:

"Miriammm…!"

Avvinghiati l'uno all'altra, per un tempo che, nella dimensione fuori dal mondo in cui erano pervenuti, sembrò durare all'infinito, si deliziarono in un piacere ineffabile, inenarrabile, che superava i confini della carne per trasfondersi nelle loro anime.

Un'epoca intera più tardi, discesero in lente spirali dai picchi vertiginosi dello straordinario godimento che era stato loro concesso di provare, e tornarono in questo mondo.

Logan tirò indietro la testa per guardare Miriam negli occhi. Si sentiva stordito ed aveva ancora il fiato mozzo. Sbatté le palpebre per schiarirsi la vista annebbiata dalle lacrime e vide che anche lei aveva gli occhi umidi; non ne fu affatto sorpreso: avevano appena fatto l'amore in un modo tale da obnubilare la mente, fermare il cuore e scuotere la terra.

Si sporse e le posò le labbra sulle sue, baciandola con struggente tenerezza, una tenerezza che non ricordava d'aver mai provato per nessuna prima di lei, una tenerezza che non credeva di poter provare. Non per la prima volta, si rammaricò di non essere un poeta per poterle manifestare la propria commozione, ma sperò che quel bacio riuscisse a sostituire le parole che gli mancavano, e che forse, comunque, non esistevano neppure.

Miriam lo ricambiò con uguale struggimento, abbandonandosi completamente a lui, affidandogli l'intero suo essere, cuore, mente, anima e corpo, così come lui si affidava a lei. Dea, grazie per avermi permesso d'incontrare quest'uomo, pensò. O d'incontrarlo nuovamente.

Dopo il bacio, tornarono a guardarsi negli occhi.

"Ti amo, Miriam", disse Logan, sottovoce, con semplicità ma molto intensamente. Lei sentì la pelle d'oca correrle lungo le braccia ed un groppo che le si formava in gola. Lo dovette inghiottire prima di poter parlare.

"Ti amo, Logan…", rispose in un soffio, la voce tremolante. Si abbracciarono ancora e si cullarono reciprocamente nelle braccia.

Ad un certo punto, Miriam socchiuse gli occhi e lo sguardo le cadde sul tavolino dov'era appoggiata la borsa con gli oggetti preparati per il rito di Beltane. Le venne da ridere.

"Ehi, che c'è?", fece Wolverine, divertito dalla sua ilarità malgrado non ne conoscesse il motivo. Si trasse indietro per scrutarla interrogativamente, ma dovette attendere qualche istante perché Miriam si calmasse abbastanza da riuscire a rispondere:

"Abbiamo onorato la Dea prima di celebrare il rito in Suo onore… Stasera è Beltane."

Lui girò la testa per seguire il suo sguardo e, con la coda dell'occhio, scorse la sacca di tela posata sul tavolino, dalla quale sporgeva la bottiglia di idromele; tornò a guardarla, aggrottando la fronte in una mimica preoccupata: mai e poi mai avrebbe voluto farle mancare ai suoi doveri di sacerdotessa.

"È colpa mia, ti sono saltato addosso…", mormorò, contrito.

Lei lo zittì con un bacio a fior di labbra.

"Se non mi fossi saltato addosso tu", dichiarò ridacchiando, "ti sarei saltata addosso io. Non ero assolutamente in grado di concentrarmi su di un rito, avevo troppa voglia di te. Sarebbe stato un sacrilegio, sia celebrare la cerimonia con la testa altrove, sia aspettare a fare l'amore con te…", scrollò la testa, "La Dea comprende l'amore umano, e ne approva l'esternazione. Non l'abbiamo offesa, credimi. Men che meno a Beltane."

Rassicurato, Wolverine le accarezzò la schiena e s'accorse che la sua pelle era fredda.

"È meglio che ci rivestiamo", osservò.

"Già", borbottò Miriam, riluttante come sempre a separarsi da lui, ma consapevole che aveva ragione.

Dopo aver deterso dai loro corpi le tracce dell'amore, si rivestirono, Logan con gli indumenti che portava prima, Miriam con la sua veste bianca da sacerdotessa ed un mantello di lana. Stavolta non ebbe bisogno di chiedere a Logan se voleva presenziare al rito: dopo il solstizio, l'uomo aveva assistito anche alle successive due celebrazioni celtiche, Imbolc, festa che nella versione cristiana era stata chiamata Candelora, e l'equinozio di primavera, ed era quindi sottinteso che attendesse anche a questo.

Miriam si mise la borsa a tracolla e poi si avviarono; passando davanti alla propria camera, Wolverine corse a prendere un giubbotto, perché le notti erano ancora fresche.

Erano oramai le dieci passate; gli studenti più giovani si erano già ritirati nelle loro camere, mentre i più adulti ed i docenti erano impegnati in svariate attività ricreative, da una semplice chiacchierata come Xavier e Hank ad un'impegnativa partita a scacchi come Kurt e Colosso. Non incrociarono nessuno durante il tragitto; usciti da una delle porte sul retro della magione, percorsero uno dei vialetti del giardino, attraversarono il campo da pallacanestro, poi passarono tra il giardino di rose e quello di Ororo. Dopo aver fiancheggiato il labirinto delimitato da cespugli accuratamente potati, si incamminarono verso il bosco a nord della grande casa, illuminando i propri passi con le torce elettriche di cui si erano previdentemente muniti entrambi.

"Parlami di questa festa", la invitò Wolverine, come sempre stranamente desideroso di conoscere meglio gli antichi riti celtici.

"Beltane è la festa speculare di Samhain", spiegò la donna, lieta del suo perdurante interesse riguardo alla sfera spirituale, "quindi segna la fine della metà oscura dell'anno. Come Samhain, è un momento di passaggio, un tempo fuori dal tempo, in cui la rigenerazione della vita vegetale, cominciata a Imbolc e confermata all'equinozio, ha oramai raggiunto la pienezza; rappresenta anche la resurrezione della vita cosmica. Beltane significa i fuochi di Bel, che è la divinità maschile della fertilità; la Dea è oramai donna ed è pronta a ricevere il seme del Dio ed a diventare madre. Il fuoco è il simbolo per eccellenza di Beltane, rappresentando la passione che genera la vita. Anticamente era usanza, in questo giorno, celebrare i matrimoni; ed anzi tutti erano invitati a fare l'amore attorno ai fuochi di Beltane per rendere onore agli dèi. La festa venne cristianizzata come Calendimaggio ed il suo significato di celebrazione della fertilità, con tutti i suoi legami con la sessualità, venne dimenticato; sopravvisse però nel palo di maggio che nei Paesi anglosassoni, fino a pochi decenni fa, veniva eretto nelle piazze dei villaggi, il quale è un evidente simbolo fallico."

Logan annuì lentamente, assimilando dentro di sé quei concetti che udiva per la prima volta ma che ciononostante gli sembravano famigliari. Aveva tuttavia smesso di stupirsene: oramai aveva accettato il fatto che tutto ciò gli era stato noto, in un'altra vita.

"E pensare che oggigiorno", osservò, una nota di disgusto nella voce, "la maggior parte della gente pensa che sia solo la festa del lavoro, o addirittura semplicemente un momento di vacanza durante l'anno."

"L'antica sapienza è andata perduta a gran parte del mondo", confermò mestamente Miriam, "ma per fortuna da alcuni decenni viene lentamente riscoperta e si sta pian piano diffondendo."

Proseguirono in silenzio per qualche altro minuto; Logan rifletteva su quanto aveva appreso, scoprendo di sentire molto affini quei concetti che gli erano stati finora sconosciuti… perlomeno in questa vita.

Raggiunsero i margini del bosco che ospitava al suo interno lo straordinario cerchio di faggi, e pochi minuti dopo vi entrarono, provenendo dal sentiero che avevano percorso anche in occasione del rito in memoria di Jean.

Dietro la casetta porta attrezzi in cui Miriam custodiva gran parte dell'occorrente per i riti, esclusi i manufatti più preziosi come il calice d'argento che aveva usato in ottobre o quello in bronzo che aveva portato ora, c'era una catasta di legna da ardere ed un mucchio di sassi abbastanza grossi. Con l'aiuto di Wolverine, la donna creò due piccoli cerchi con le pietre, all'interno dei quali posero ramaglia secca, sopra cui misero rami più grossi. Accanto ai rudimentali focolari, appoggiarono la legna per alimentare i falò di Beltane.

Darkarrow si inginocchiò davanti ad uno dei fuochi, tenendo l'altro a sinistra; Logan la imitò, sedendosi accanto a lei.

Miriam prese dalla borsa l'esca, un piccolo fascio di paglia secca, e lo depose all'interno del mucchio di ramaglia; poi vi spruzzò sopra l'olio combustibile dal flaconcino che aveva portato dalla sua stanza. Infine prese pietra focaia ed acciarino, li batté l'uno contro l'altro facendone sprizzare una grossa scintilla che fece abilmente cadere sull'esca. Dovette ripetere l'operazione altre tre volte prima che dall'esca scaturisse la prima lingua di fiamma, che rapidamente attecchì la ramaglia imbibita d'olio. Nel giro di pochi attimi, si levò un bel fuoco.

Fissando le fiamme, Miriam sollevò le mani con i palmi rivolti verso di esse e disse con voce alta e chiara:

"Signore del Bosco, porta i tuoi doni di fecondità perché la Terra è ormai pronta per te!"

Istintivamente, Logan la imitò, presentando i palmi delle mani al fuoco in segno di saluto.

Poi Darkarrow prese un ramo ardente e si alzò, avvicinandosi al secondo focolare; Wolverine la imitò.

Dopo che si furono nuovamente seduti, Miriam posò la torcia nella ramaglia, che prese fuoco quasi immediatamente. Ancora una volta, gli occhi fissi sulle fiamme, la donna sollevò le mani con i palmi girati verso di esse.

"Bella Signora della Terra, gioisci!", esclamò sorridendo, "Il Re Cervo viene a cercare la sua sposa perché l'estate è arrivata."

Anche Logan porse il suo saluto al fuoco.

Rimasero a contemplare le fiamme, che si levavano scoppiettanti dalla legna, per lunghi minuti colmi di serenità, una sensazione divenuta famigliare a Logan solo da poco tempo.

Poi Darkarrow tornò a pescare nella sua sacca e ne trasse il calice di bronzo e la bottiglia di idromele. Riempì la coppa e versò alcune gocce sul fuoco in omaggio alla Coppia Celeste, di cui venivano celebrate le nozze.

Sollevò poi il calice in un silenzioso brindisi e bevve; come ogni volta che celebrava un rito, le parve che il potere della Dea fluisse attraverso di lei in una corrente calda e rassicurante, una sensazione che non mancava mai di toccare le profondità della sua anima.

Abbassò il calice e guardò Logan. Era la trentottesima volta che celebrava Beltane, ma era la prima volta che lo faceva in compagnia del suo uomo, il suo compagno, colui che la rendeva completa. Gli rivolse un sorriso così colmo d'amore che Wolverine si sentì stringere la gola da un groppo di commozione, una sensazione che aveva provato altre volte con Miriam, ma mai in modo tanto intenso. Gli ci volle un istante per riprendersi abbastanza e afferrare il calice che lei gli stava porgendo. Tenendolo con entrambe le mani, fece un silenzioso brindisi al fuoco e bevve. Il sapore del liquore, deciso ma dolce, lo sorprese.

"Che cos'è?", domandò, restituendo la coppa a Miriam, che la prese e gettò il resto del suo contenuto sull'altro fuoco; le fiamme, stimolate dall'alcol, sibilarono sollevandosi più alte per qualche istante.

"Idromele", spiegò, tornando a voltarsi verso Wolverine, "Si ottiene facendo fermentare il miele, un procedimento abbastanza semplice, anche se poi occorre qualche mese prima che la bevanda sia pronta. Lo faccio io stessa."

"È dolce per i miei gusti abituali, ma mi piace", affermò l'uomo, con sincerità. Normalmente preferiva whisky, oppure gin o vodka, tutti liquori molto secchi, tuttavia questo idromele suscitava in lui reminescenze di sensazioni piacevoli. Come nel suo carattere, non stette ad analizzare la cosa, limitandosi a metterla assieme a tutti gli altri indizi che lo inducevano a pensare ad esistenze precedenti a quella attuale.

Intanto Miriam aveva tirato fuori il pacchetto dei dolcetti tunisini e lo stava aprendo. Come prima per l'idromele, ne offrì uno al fuoco, sbriciolandolo sopra le fiamme; mentre si succhiava le dita impiastricciate di miele, presentò la scatoletta a Logan, che prese un pasticcino. Fece per metterselo in bocca, poi cambiò idea; con il suo irresistibile mezzo sorriso lupesco, lo porse alla donna.

Miriam, che si stava leccando l'ultimo dito, venne colta da un'ispirazione impudente; contraccambiando il sorriso, gli prese il polso, guidandogli la mano, ed abbassò la testa verso il dolcetto, nel contempo guardandolo negli occhi con quella sua provocante espressione da gattamorta che lo faceva impazzire. Prese in bocca il pasticcino e lo masticò lentamente, ma non mollò il polso di Logan; inghiottito il boccone, tornò ad abbassare il capo e gli lambì il miele dalle dita.

La sensazione della lingua di Miriam sui propri polpastrelli trovò un'immediata rispondenza nell'inguine di Wolverine, che emise un basso brontolio di gola.

"Attenta, piccola…", la mise in guardia a bassa voce, già sentendo agitarsi la bestia dentro ai suoi pantaloni. Lei si limitò a sorridere e finì con calma di ripulirgli le dita con la lingua, prima di tornare a raddrizzare il busto. Prese un altro dolcetto e lo porse a Logan, che naturalmente non ci pensò due volte a ricambiare il favore ricevuto, ma a modo suo: afferrò il polso di Miriam, chinò la testa e si infilò in bocca il pasticcino e le dita che lo reggevano, chiudendovi delicatamente attorno i denti. Lentamente, tolse le dita strusciandovi contro il bordo dei denti, poi masticò ed ingoiò rapidamente il dolcetto e tornò a prendere in bocca le dita imbrattate di miele, succhiandole.

Darkarrow fece letteralmente le fusa: uno dei polpastrelli che Logan stava trattando era particolarmente sensibile e la sensazione fece sorgere un gran calore tra le sue gambe.

Dopo di ciò, non ci volle molto perché i due finissero sdraiati nello spazio in mezzo ai fuochi, adagiati nudi sul mantello di Miriam, a celebrare Beltane nel modo più appropriato, con tutta la passione dettata dai loro cuori e dai loro corpi.