Capitolo XIII: Il passato di Wolverine
T rascorsero alcune settimane; la scuola si svuotò per le consuete vacanze estive, anche se, come a Natale, furono molti gli studenti a rimanere perché non avevano una casa dove andare.
Jean si ristabilì completamente e partì con Scott per una settimana di ferie al resort di Miriam a Tamani Island, da cui entrambi tornarono sorprendentemente poco abbronzati, ma decisamente molto rilassati.
Non appena ebbe disfatto la propria valigia, Jean andò in cerca di Miriam; Rogue le disse che l'aveva vista rientrare da una cavalcata, così si diresse alle scuderie e la trovò intenta ad accudire Sirona; insolitamente Logan non era con lei, essendo andato in città per degli acquisti per la scuola.
Come la vide, Darkarrow depose la striglia e le corse incontro per abbracciarla:
"Bentornata, Jean!"
"Grazie, Miriam", rispose l'altra, ricambiando l'abbraccio con profondo affetto: negli anni trascorsi lontano da casa, la donna più anziana era stata per lei un po' madre, un po' sorella. Inoltre adesso aveva con lei un debito che non avrebbe mai potuto ripagare: era soltanto merito suo se non era morta, ad Alcatraz. Le doveva non solo la vita, ma l'anima, per averle suggerito il modo di sradicare la Fenice da sé.
"Allora, cosa te n'è parso di Tamani?", s'informò Darkarrow.
"Un vero paradiso", rispose Jean, sorridendo a trentadue denti, "Anche se i primi due giorni Scott e io non abbiamo praticamente mai messo naso fuori della camera da letto…"
"Sono contenta di sapere che vi siete divertiti", ridacchiò Miriam, "Ma almeno, vi siete goduti le attrazioni del resort?"
"Non siamo riusciti a farlo in piscina", le rivelò l'altra in tono dispiaciuto, "c'era sempre qualcuno, anche in piena notte…"
Miriam rise a crepapelle:
"Sporcacciona, non intendevo in quel senso!", boccheggiò.
Jean, che aveva fatto intenzionalmente la battuta, scoppiò anche lei in una sonora risata:
"Lo so, lo so…"
Si asciugarono le lacrime, poi Miriam tornò verso Sirona per finire di strigliarla. La cavalla volse il muso elegante verso la nuova arrivata e la salutò con uno sbuffo gentile.
"Ciao, Sirona", la salutò la donna dai capelli rossi, accarezzandole il lungo collo, "Lieta di rivederti."
Rimase ad osservare Miriam che spazzolava il manto fulvo della giumenta, i pensieri che vagavano liberamente. Ad un certo punto si concentrarono su un particolare.
"Sono contenta che tu e Logan state insieme", se ne uscì all'improvviso, "Non potevi trovare uomo migliore, e lui non poteva trovare donna migliore di te".
Darkarrow lanciò un'occhiata sorpresa alla sua amica e sorella del cuore: ne avevano già parlato, prima che lei e Ciclope partissero per la loro vacanza, ma il tono commosso di Jean la coglieva alla sprovvista.
"Siete fatti l'uno per l'altra", proseguì Jean con convinzione, "Voglio bene ad entrambi, e vedervi felici insieme è per me una grande gioia."
Miriam le sorrise con tutto l'affetto che provava per lei.
"Grazie", disse, semplicemente. Più volte in passato Jean le aveva espresso il proprio cruccio per il fatto che, a causa della sua virtuale immortalità, Miriam sembrava condannata ad una vita solitaria, senza l'amore di un compagno. Darkarrow sapeva quindi che la contentezza dell'amica per lei era profonda e genuina.
"Io e Scott abbiamo fissato una data", rivelò Jean all'improvviso. Miriam comprese subito a cosa l'altra si riferisse:
"Sul serio? Beh, era ora! Dimmi, dimmi…"
"Il primo maggio dell'anno prossimo", rispose Jean, "Beltane. E vogliamo che sia tu a celebrare la cerimonia."
Questo per Miriam era del tutto inaspettato e la lasciò momentaneamente senza parole.
"Tesoro, mi fai un grandissimo onore", replicò dopo essersi riavuta dalla sorpresa, "ma cosa ne penseranno le vostre famiglie?"
"Per il fatto che non celebreremo una cerimonia religiosa cristiana?", Jean scosse la testa, "I miei sono poco osservanti, e comunque ti conoscono bene e hanno una grande stima di te. Forse i genitori di Scott avranno qualcosa da ridire, ma se anche fosse, se ne faranno una ragione."
Miriam depose la striglia e salutò Sirona con dei colpetti sul fianco, poi uscì dal box, ne chiuse il cancello e si incamminò con Jean verso l'uscita.
"Sarò felice di unirvi nel vincolo del matrimonio", disse infine, ponderando le parole, "purché ciò non crei dissapori con le vostre famiglie. Non voglio essere causa di attriti."
"D'accordo", accettò Jean.
"E per la cerimonia civile?", volle sapere Miriam.
"Ti procurerai la licenza e celebrerai anche quella", rispose l'altra. Darkarrow squadrò l'amica, di nuovo meravigliata: pochi sapevano che qualunque cittadino, purché maggiorenne ed incensurato, e provvisto di apposito permesso, è autorizzato a celebrare un matrimonio civile.
"Vedo che hai studiato bene la lezione", commentò con un sorriso, "Sarà il mio primo matrimonio con validità non solo spirituale, ma anche civile… Dì un po', da quanto ci stavi pensando?", indagò poi.
"Appena ho cominciato a riprendermi dopo la Fenice", rispose Jean, stringendosi nelle spalle, "Ho pensato subito che volevo te come celebrante, e nessun altro. Ne ho parlato con il professore, e lui mi ha detto della possibilità per qualunque cittadino di celebrare un matrimonio civile…"
"Hai parlato con Charles prima che con me?", borbottò Miriam fingendosi arrabbiata.
"E anche prima che con Scott", le fece osservare Jean senza scomporsi, "Volevo che fosse una sorpresa", aggiunse, sorridendo.
"Oh beh, per me lo è stato senz'altro", confermò Darkarrow, ricambiando il sorriso.
"E anche per Scott", le confidò Jean, "Sapevo che lui ci teneva, ma prima io non ne sentivo il bisogno, per cui cercavo di evitare l'argomento. Ma dopo quanto è successo, ho cambiato idea."
"Ti capisco", annuì Darkarrow, "Dove vuoi tenere la cerimonia?"
"Al cerchio di faggi, naturalmente…"
OOO
Alcuni giorni dopo, Logan andò in cerca di Charles; da un po' di tempo rimuginava su una questione, ed aveva concluso che era venuto il momento di risolverla definitivamente, in un senso o nell'altro.
Xavier lo ricevette nel proprio ufficio: vacanze o no, aveva sempre qualcosa da fare, come direttore della scuola.
"Professore, ho bisogno di tornare a indagare sul mio passato", esordì Wolverine, la fronte aggrondata, "Mi sento… a disagio. Non mi bastano più i pezzi e bocconi raccolti finora. So che ha già provato a leggermi nella mente oltre la barriera dell'amnesia e che non c'è riuscito, ma vorrei ritentare."
Xavier comprese quanto ciò stesse a cuore a Logan, così non rifiutò a priori, come gli sarebbe venuto naturale, ma si sforzò invece di riflettere per trovare un'alternativa: sapeva già che non sarebbe riuscito a forzare lo sbarramento dell'amnesia. Perlomeno, non ci sarebbe riuscito da solo: ma c'era anche Jean. L'esperienza della Fenice le aveva lasciato almeno una cosa positiva: il suo potere telepatico, che prima stava ancora addestrando con l'aiuto di Charles, adesso era pienamente maturo e perfettamente sotto il suo controllo. Forse, lavorando congiuntamente, lui e Jean sarebbero riusciti a superare il muro.
Annuì lentamente.
"Capisco, Logan", rispose, "Lascia che ne parli con Jean. Forse io e lei insieme possiamo riuscire laddove io da solo ho fallito."
Poi gli sovvenne un altro problema e si accigliò in un'espressione preoccupata. Logan se n'accorse:
"Che cosa c'è, professore?"
Xavier lo guardò negli occhi e rispose:
"Se riusciamo nel nostro intento, potremmo riportare alla luce ricordi spiacevoli, Logan. Ci hai pensato?"
Wolverine assentì:
"Sì, certo che ci ho pensato. Sono sicuro che la maggior parte dei miei ricordi sia spiacevole. Estremamente spiacevole. Me lo dicono gli incubi di cui ho sofferto per tanto tempo. Solo di recente si sono attenuati e infine sono scomparsi, ma continuo a temere che ritornino. Non voglio che lo facciano, professore. Voglio sapere chi sono e che cosa ho fatto o mi hanno fatto di così terribile, e poi Miriam potrà aiutarmi ad accettarlo e a superarlo. Prima però devo chiederle se è disposta a farlo, ovviamente."
La fronte corrugata di Charles si appianò: ecco la soluzione! Miriam era l'ultimo tassello, perché con il suo potere empatico era in grado di trasformare in qualcosa di positivo, o almeno di sopportabile, ciò che altrimenti poteva essere uno shock terribile. Ammesso e non concesso che lui e Jean fossero stati capaci di riesumare i ricordi soppressi di Logan, naturalmente.
"Non si tirerà indietro", predisse Xavier con un sorriso d'affetto per la sua amica, "Ti ama troppo per negarti questa possibilità."
"Può darsi", ammise Logan, "Ma non lo darò per scontato."
"E fai bene", fu d'accordo il professore, "non bisogna mai dare l'amore per scontato. Quando le avrai parlato, dille di venire da me."
Soddisfatto per l'esito del colloquio, Wolverine cercò Darkarrow nel suo ufficio, situato di fronte a quello di Charles; la trovò impegnata al telefono in una conversazione alquanto animata, così le fece segno che sarebbe tornato dopo e la donna annuì, facendogli a sua volta segno che lo avrebbe chiamato al cellulare. Venti minuti più tardi il telefonino di Logan squillò una volta; l'uomo, che nell'attesa era andato a fumare sul patio, controllò il numero chiamante e, vedendo che si trattava di Miriam, spense il sigaro e tornò dentro.
Contrariamente al solito, Darkarrow non era seduta dietro la scrivania, ma si era accomodata sul divanetto di fianco alla porta; stava versando due bibite fresche da una caraffa e sorrise a Logan quando entrò.
"Ho parlato quasi un'ora, ho la gola completamente secca", gli confidò, deponendo la caraffa sul tavolino. Wolverine andò a sedersi accanto a lei e prese il bicchiere che lei gli porgeva, sorbendone un sorso e sorridendo tra sé nel riconoscere il succo di frutta preferito da Miriam, pesca e maracuja. Era arrivato ad apprezzarlo anche lui.
"Hai ottenuto il tuo scopo?", si informò, già conoscendo la risposta: Miriam otteneva sempre quello che voleva, in genere con le buone, ma anche con le cattive, quando c'era proprio costretta.
"Oh sì," gli rispose infatti, "Il bello è che credevano di farmi un dispetto, invece stavano facendo proprio come volevo io. Glielo lascerò credere ancora per un po', e quando la cosa si sarà definitivamente stabilizzata, avranno una brutta sorpresa."
Logan sogghignò, divertito ed ammirato: Darkarrow poteva essere un bulldozer che schiacciava tutto pur di raggiungere il suo scopo, ma poteva essere anche assai sottile e giocare d'astuzia, manovrando gli interlocutori a loro insaputa. Più di ottant'anni di esperienza in trattative d'affari le davano un vantaggio insuperabile.
"Sei straordinaria, piccola", le disse, senza far mistero della sua stima. Non erano molte le persone che ce l'avevano, la sua stima.
Miriam lo sapeva.
"Grazie", rispose con semplicità, bevendo un altro sorso, poi posò il bicchiere e lo guardò, in attesa.
"Sono venuto a chiederti una cosa", cominciò Logan, posando a sua volta il bicchiere sul tavolino, "Ho appena parlato di questo col professore."
Sentendolo usare il titolo di Xavier invece che il solito soprannome scanzonato che gli aveva dato, Darkarrow comprese che si trattava di qualcosa di molto serio. Si fece attenta:
"Ti ascolto."
"Da qualche giorno mi sento a disagio", proseguì Wolverine, usando le stesse parole di prima con Charles, "Mi tormenta il bisogno di conoscere il mio passato. Non mi bastano più i pochi indizi che sono finora riuscito a raccogliere: canadese, anglofono, soldato… Voglio sapere tutto. Xavier ha già provato a guardare oltre l'amnesia e non c'è riuscito, ma pensa che lavorando assieme a Jean sia possibile farlo. Ma emergeranno tanti brutti ricordi, così brutti che avrò bisogno del tuo aiuto per sopportarli, elaborarli e accettarli. Sarà dura, temo… Te la senti?"
"Certo che me la sento", rispose Miriam senza un attimo di esitazione, "Dovrò solo trovare il modo di reggere la pressione. Come sai, un trattamento richiede molta energia, e certamente non potrei sostenere l'intera mole dei tuoi ricordi, belli o brutti, tutti in una sola volta. Se Charles e Jean sono in grado di selezionare solo porzioni della tua memoria per farla emergere a episodi, per così dire, penso di essere in grado di farcela."
Logan le prese una mano e se la portò alle labbra, deponendovi un bacio.
"Grazie, mia principessa", le disse a bassa voce, "Ma sappi fin da ora che, se per te sarà troppo difficile, interromperemo tutto. L'ultima cosa che voglio è che tu abbia un danno per colpa mia."
Era lo stesso motivo per cui aveva esitato tanto a lungo prima di cominciare a dormire con lei.
"Lo stesso vale naturalmente anche per Jean e il professore", aggiunse.
"D'accordo", disse Darkarrow, toccata dalla sua dimostrazione di considerazione per il benessere altrui, che a coloro che lo conoscevano poco poteva sembrare insolita, dato il suo carattere scorbutico e apparentemente noncurante degli altri. Ma ormai da un pezzo lei e tutti gli abitanti della scuola avevano compreso che, sotto la scorza dura, c'era un cuore d'oro ed un'anima gentile.
"Vieni qui", mormorò Logan, attirandola tra le proprie braccia e baciandole lievemente le labbra, "Non sai quanto ti amo", le bisbigliò sulla bocca. Miriam sorrise:
"Oh sì che lo so", rispose sottovoce, "Tanto quanto ti amo io."
Percepì il sorriso di Logan sulle proprie labbra, poi lo sentì irrigidirsi all'improvviso. Perplessa, Darkarrow si scostò per osservarlo e notò che si era accigliato.
"Che cosa c'è?", lo interrogò. Wolverine la guardò, e c'era angoscia nei suoi occhi scuri. Questo sì, che era insolito.
"Spero che mi amerai ancora, dopo che avremo scoperto i miei misfatti…", bisbigliò.
Per un momento, Miriam rimase immobile, senza ben capire cosa Logan volesse intendere. Poi corrugò la fronte in un cipiglio degno di Wolverine.
"Qualunque cosa tu abbia fatto, appartiene al passato", dichiarò con fermezza, "Ma non puoi essere stato molto diverso da adesso. Sono stati soppressi i tuoi ricordi, non la tua personalità. Se tu fossi stato una persona malvagia, lo saresti anche adesso. Se hai commesso delle brutte azioni, dei delitti, bisogna anche verificare le circostanze in cui li hai commessi, prima di emettere giudizi. Questo vale tanto per gli altri che per te stesso: non giudicarti prima d'aver compreso l'intera situazione che ti ha portato a fare determinate cose. Chiaro?"
Logan considerò attentamente le osservazioni di Miriam, e le trovò giuste. La sua angustia non era del tutto svanita, ma perlomeno si era attenuata.
"Chiaro", annuì quindi. Le accarezzò una guancia, poi si scostò:
"Se vuoi andare da Xavier, adesso, lui ti aspetta."
"Va bene", disse lei, sfiorandogli nuovamente le labbra con un bacio, "Ci vediamo più tardi."
Uscirono assieme dall'ufficio di Darkarrow, poi Wolverine si recò in palestra, dove intendeva fare un po' di manutenzione, mentre lei attraversò l'atrio e andò a bussare alla porta di Charles. Al suo invito, entrò.
"Oh, sei qui", la salutò il suo vecchio amico, "Accomodati, intanto che chiamo Jean."
L'aveva preavvisata telepaticamente non appena Logan era uscito dal suo ufficio, concordando di richiamarla non appena Miriam fosse stata disponibile. Pochi minuti dopo, la giovane donna li raggiunse e Xavier espose le proprie considerazioni.
"Come entrambe sapete", cominciò, "nessun ricordo immagazzinato nei neuroni del cervello può essere realmente cancellato. Al massimo si possono rimuovere le sinapsi di collegamento, per cui il ricordo deve fare un'altra strada per emergere alla mente conscia. Ne consegue che la memoria di Logan è in realtà intatta, immagazzinata nei suoi neuroni, ma qualcosa ha interrotto il percorso delle sinapsi tra di essa e la mente conscia, attiva. Infatti, anche se non si ricorda il proprio nome o il luogo in cui è nato, Logan sa parlare inglese – e francese, come abbiamo scoperto di recente – guidare un'auto o una moto, far di conto, usare attrezzi d'ogni genere, combattere e quant'altro. L'interruzione è stata selettiva, ha soppresso il suo passato ma non le nozioni fondamentali del suo comportamento. Più che di una barriera, quindi, parlerei di un solco lasciato dall'interruzione delle sinapsi. Noi dobbiamo trovare il modo di superarlo."
Miriam conosceva il funzionamento del cervello, ma non a livello fisico, poiché non era una telepate né una neurologa, così non disse nulla: se Charles pensava che potevano far qualcosa per Logan, allora gli credeva sulla parola.
Jean invece, telepate e medico, sapeva esattamente quello che Xavier intendeva e rifletté attentamente sulle sue conclusioni.
"Può funzionare", concordò poi, "Dovremo dividerci il lavoro. Professore, la mia telepatia è più forte, ma lei è molto più esperto di me, ed inoltre è uno psicologo. Tenendo conto di ciò, propongo di assumermi io il compito di gettare il ponte – lo chiameremo e lo visualizzeremo così – per oltrepassare il solco, e poi di mantenerlo stabile mentre lei lo supera e cerca i ricordi per ripristinare i collegamenti delle sinapsi, oppure per tracciare una nuova strada affinché la memoria possa riemergere."
"Dovremo procedere a tappe", li avvertì Miriam, "Per la salute mentale mia e di Logan, non possiamo far tornare tutta la sua memoria in un'unica volta. Sappiamo che ci sono innumerevoli brutti ricordi nella sua mente, e dovrò trattarli uno ad uno. A seconda della loro forza, non penso di riuscire a gestirne più di uno o due alla volta. Tuttavia, se si tratta di ricordi piacevoli, non ho problemi con la quantità di informazioni da verificare."
Gli altri due annuirono, comprendendo la situazione. Poi Charles si rivolse a Miriam per esporle una cosa che lo turbava seriamente:
"Con la tua empatia, aiuterai Logan ad affrontare i suoi ricordi… Ma hai pensato a come li affronterai tu? Verrai certamente a sapere cose che non ti piaceranno, o che ti feriranno…"
"Sono consapevole di quanto dici, Charles", rivelò la donna a bassa voce, "Logan ha espresso la tua stessa preoccupazione, e ti risponderò come ho fatto con lui: hanno soppresso i suoi ricordi, non la sua personalità. Se fosse stato una persona malvagia, lo sarebbe ancora adesso. Se ha fatto delle cose riprovevoli o commesso dei delitti, prima di giudicarlo dobbiamo conoscere i motivi che lo hanno portato a fare quelle cose. E così dovrà fare lui."
"Hai ragione, su tutta la linea", concordò Jean.
"Sì", annuì Xavier, "Volevo solo essere certo che ci avevi riflettuto bene."
"Grazie, Charles", disse Miriam, "Mi aspetto di scoprire cose sconvolgenti, per cui sarò preparata", fece una pausa, riflettendo, "Un'altra cosa", proseguì, "Propongo di coinvolgere anche Hank. Quando saremo tutti e quattro collegati, saremo completamente inconsapevoli di quanto accade al di fuori di noi, e sarebbe bene che qualcuno ci monitorasse."
"Sono assolutamente d'accordo", disse Charles, mentre simultaneamente anche Jean annuiva la sua approvazione.
Subito interpellato, Hank espresse un certo grado di preoccupazione:
"Mi sembra pericoloso."
"Lo è", ammise Charles, "ma siamo disposti a correre i nostri rischi, tutti e quattro. Tu sarai lì proprio per tener sotto controllo questi rischi. Se uno di noi cominciasse a dar segni di eccessivo stress fisico o mentale, tu interverrai per interromperci."
Lo scienziato dal pelame blu li squadrò ad uno ad uno.
"Santi numi, vedo che siete decisi", sospirò poi, "Non mi piace, ma non ve lo lascerò fare da soli: quindi, vi aiuterò. Anche perché spero che possa essere davvero utile a Logan."
I mesi trascorsi insieme, ed in special modo la battaglia di Alcatraz, avevano cementato l'amicizia tra di lui e Wolverine: non lo avrebbe piantato in asso. Quanto a questo, non avrebbe piantato in asso nessuno di loro.
"Per domani attrezzerò una stanza in infermeria", concluse, "Jean, avrò bisogno di te."
"Certamente, se vuoi possiamo cominciare subito."
Anche Scott non accolse serenamente la prospettiva di quell'esperimento, ma aveva abbastanza rispetto e considerazione per le capacità di Jean, Miriam e Charles da tenere per sé le proprie apprensioni, limitandosi a raccomandare a tutti loro la massima prudenza.
OOO
Il giorno seguente, a metà pomeriggio erano pronti per cominciare. Logan giaceva su un lettino d'infermeria, con svariati sensori, applicati alla fronte e al torace, che lo collegavano a macchinari che avrebbero monitorato le sue funzioni vitali, nonché la sua attività cerebrale. Il Professor X non si trovava lì con gli altri, bensì nella camera sferica di Cerebro, che avrebbe potenziato le sue capacità di discernimento telepatico.
"Legatemi", disse Logan all'improvviso, guardando Hank. L'altro gli lanciò un'occhiata sorpresa:
"Perché?"
"Spesso, quando avevo un incubo, mi svegliavo in preda a rabbia o paura tali da farmi sfoderare gli artigli", spiegò Wolverine, torvo, "Una volta ho anche colpito Rogue, ricordate? Non voglio rischiare: legatemi."
"Non credo possa succedere", intervenne Miriam in tono rassicurante, "Ci sarò io a mitigare le tue reazioni ai ricordi. E poi, abbiamo stabilito di cominciare con quelli più tenui, quindi che ti hanno colpito meno, e che pertanto riteniamo essere meno traumatizzanti."
Logan la guardò e la sua espressione si ammorbidì.
"Mi fido di te", dichiarò a bassa voce, "Mi fido di tutti voi, o non sarei qui. Ma sarò più tranquillo se so di non potervi nuocere. Per favore, legatemi."
Istintivamente, sia Jean che Hank guardarono Miriam per avere istruzioni. Dopo Scott, era pur sempre lei la comandante degli X-Men.
Dopo un momento di esitazione, la donna annuì; non le piaceva l'idea di vedere Wolverine legato – le faceva venire in mente i disumani esperimenti a cui era stato sottoposto ad Alkali Lake. Ma se lui era disposto a sopportarlo, anzi lo aveva preteso, lei non aveva nessun diritto di negarglielo.
Beast andò a prendere delle cinghie di contenimento, di spesso cuoio e ricoperte da un'imbottitura, con robuste fibbie d'acciaio temprato, e legò accuratamente i polsi e le caviglie di Logan alla struttura d'acciaio del lettino. Quando ebbe finito, Jean si sedette sulla sedia che aveva preparato, mentre Miriam si posizionò dietro la testa di Logan, le mani sulle sue guance. In realtà, non avrebbe avuto bisogno di toccarlo, ma il contatto fisico aumentava la forza del trattamento, così aveva adottato quel sistema. Wolverine sollevò gli occhi e i loro sguardi s'incontrarono.
"Sei pronto?", gli chiese la donna.
"Sì", rispose lui concisamente, poi serrò le palpebre.
Jean protese la mente e si collegò agilmente con Xavier, chiuso nella stanza di Cerebro.
Siamo pronti, gli trasmise.
Allora cominciamo, rispose il Professor X.
Un istante dopo, tutti e quattro erano uniti nel legame mentale prodotto da Charles e Jean. Per non creare confusione a Miriam e Logan, che non ci erano abituati, Xavier mantenne ciascuno isolato dagli altri: in caso di bisogno, lui poteva fungere da ripetitore, collegando di volta in volta l'uno all'altro. Solo lui e Jean, che dovevano lavorare in tandem ed erano avvezzi alla comunicazione telepatica, sarebbero rimasti in contatto costante.
Delicatamente per non produrre fastidi, Charles entrò nella mente di Logan, portando Jean con sé; il suo pensiero, potenziato da Cerebro, cercò il blocco mnemonico causato dall'interruzione dei collegamenti tra le sinapsi. Non ebbe difficoltà a localizzarlo, dato che già sapeva dove cercarlo; non appena lo trovò, si fermò e lasciò procedere Jean.
La giovane donna visualizzò l'interruzione come un fossato e costruì su di esso un ponte per permettere a Charles di attraversarlo; trovò subito resistenza.
Logan, trasmise, e immediatamente Charles la mise in contatto con lui, ho difficoltà a passare. Devo aumentare la pressione, ti darà certamente fastidio.
Procedi, Jean, le rispose Logan, in tono deciso, Ho passato di peggio.
Jean accrebbe gradatamente la forza della sua intrusione mentale, un po' come incrementare il volume di uno stereo; raddoppiò, triplicò… quadruplicò.
Logan cominciò a sudare: si sentiva come durante un intenso e spiacevole sforzo fisico. Il suo cuore cominciò a battere più forte, il respiro a farsi affannato. Miriam scoccò un'occhiata a Hank, ma lo scienziato non era particolarmente preoccupato: Wolverine era in grado di reggere sforzi ben maggiori di quello. Le rivolse un cenno rassicurante.
Anche Jean stava facendo fatica. Aumentò ancora la forza della pressione, poi venne colta da un'ispirazione: convogliò tutta la sua energia mentale in un unico minuscolo punto per una frazione di secondo. Fu come veder infrangere un muro di vetro: mille schegge volarono in tutte le direzioni, rivelando una ribollente massa temporalesca.
Logan sussultò ed emise un lamento; i suoi segni vitali impazzirono per un breve istante, tanto da far saltare il cuore in gola a Hank e Miriam, ma poi si stabilizzarono nuovamente. Stava chiaramente subendo le conseguenze di un grosso stress, ma Beast giudicò che potesse sopportarlo, almeno per qualche minuto.
In fretta, Jean ancorò l'estremità del ponte oltre il fossato e si concentrò a mantenere stabile la struttura.
Charles contemplò brevemente il turbolento agglomerato simile a nubi tempestose, poi, con decisione, attraversò il ponte e si inoltrò nel buio.
Bagliori di luce simili a fuochi fatui danzavano silenziosamente nell'oscurità, alcuni accecanti come fulmini, altri evanescenti come nebbia. Dentro di essi, si muovevano immagini. Xavier comprese senza difficoltà che quello era il modo in cui la mente di Logan visualizzava i propri ricordi repressi, anche se lui non ne era consapevole a causa dell'amnesia.
Charles visualizzò i propri pensieri nella forma di una mano, che protese verso un tenue bagliore che volteggiava poco lontano. Come attirato da un magnete, la piccola luce si avvicinò alla mano mentale distesa e vi si adagiò; Xavier chiuse le dita attorno ad essa e tornò indietro, raggiunse il ponte e lo riattraversò.
Attenzione, Logan, avvertì, Rilascio il primo ricordo.
Sono pronto, ne udì la risposta.
Miriam, cominciamo, avvisò poi la sua vecchia amica.
Vai, sentì subito Miriam. Allora aprì la mano e liberò il fuoco fatuo, che fluttuò un istante nell'aria e poi venne come risucchiato lontano.
Il ricordo si dispiegò nella mente di Wolverine come una bandiera al vento. Logan lo contemplò e poi rise, riconoscendo se stesso bambino che giocava a dondolarsi su un cavalluccio di legno. Miriam, che era stata pronta ad intervenire con un trattamento, rise con lui: era davvero tenero, quel fanciullo bruno dalle orecchie sproporzionatamente grandi che oscillava sul giocattolo in quell'ariosa stanza dall'arredamento costoso, che dallo stile Miriam stimò essere della prima metà dell'Ottocento.
Il bambino sorrise di contentezza e guardò un uomo alto e bruno come lui che lo stava osservando in piedi, poco lontano. Era il suo ottavo compleanno, e quell'uomo era suo padre. Era il 16 aprile del 1843, ed il suo nome era James Howlett.
Gli occhi di Logan si riempirono improvvisamente di lacrime: finalmente conosceva la propria vera età ed il proprio vero nome.
Miriam intervenne, ma in modo blando: il ricordo era piacevole e non aveva bisogno di trattamento, ma la commozione di Logan era davvero forte. Accarezzò il suo volto con le mani e la sua anima con la propria, tranquillizzandolo.
Quel bel ricordo portò con sé altre cose: il luogo, una ricca villa alla periferia di Edmonton, capitale dello stato dell'Alberta, in Canada; il nome dei suoi genitori, John ed Elizabeth; il loro aspetto: il padre alto e bruno come lui, la madre di una bellezza signorile e rossa di capelli. Ecco il motivo profondo dell'attrazione di Logan verso Jean Grey: il suo aspetto gli ricordava la madre. Sebbene non fosse in grado di rammentarla, istintivamente aveva provato subito attaccamento per lei, scambiandolo per interesse amoroso.
E poi il suo tutore, l'esigente ma comprensivo Anthony Logan. Ed ecco spiegato il suo pseudonimo.
E ancora Rose, la cameriera, e Mary, la cuoca, rispettivamente figlia e moglie di Anthony Logan.
E poi i cugini William e Alfred, figli di suo zio Mark Howlett e della di lui moglie Hannah.
E Victor, il figlio del giardiniere, Thomas Creed, il suo migliore amico, di un paio d'anni più grande. In quel momento, si trovava con lui nel salone e lo guardava sorridendo.
Il ricordo si esaurì.
Come d'accordo, quel giorno non sarebbero andati oltre. Era una prova, ed era andata benissimo, ma era meglio procedere per gradi: avevano già appreso molto, e c'era una grande carica emotiva in questo, che Wolverine doveva metabolizzare prima di continuare. Pertanto, Charles e Jean si ritirarono dalla mente di Logan; il ponte costruito da Jean che aveva consentito l'accesso a Xavier ai ricordi soppressi svanì, ma non sarebbe stato un problema ricostruirlo, non ora che Jean sapeva come fare.
Dentro Cerebro, il Professor X si tolse il casco che lo collegava alla macchina e si preparò ad uscire per raggiungere gli altri; nella stanza dell'infermeria, Jean si alzò dalla sedia e si stiracchiò, sentendosi aggranchita. Miriam invece non si mosse ancora, attendendo che Wolverine aprisse gli occhi, cosa che lui fece qualche istante dopo. Con lo sguardo cercò quello di Miriam.
"James Howlett", disse piano, "James Howlett", ripeté, come incredulo.
"Sì", confermò Darkarrow, "Il tuo vero nome."
Gli sorrise teneramente, sapendo quanta importanza aveva per lui quella scoperta che gli restituiva un'identità creduta persa per sempre.
Hank sopraggiunse e lo liberò dalle cinghie di contenimento, aiutandolo poi a mettersi seduto.
"Mi sento debole", mormorò Logan, piuttosto perplesso, "Come se avessi fatto dieci round di boxe."
Jean ridacchiò, comprensiva:
"Hai speso molta energia mentale ed emotiva", gli spiegò, "È proprio come uno sforzo fisico. Probabilmente avrai anche fame."
"Già", borbottò Wolverine, "Mangerei un'intera Sacher Torte!"
Miriam sbottò a ridere e anche Hank sogghignò. In quella, entrò Xavier sulla sua carrozzella.
"Cosa mi sono perso?", domandò sorridendo, vedendo il buonumore generale.
"Vuoi una fetta di Sacher, Charles?", lo interpellò Darkarrow, provocando l'ilarità degli altri.
Poco dopo, erano tutti in cucina a saccheggiare il frigo. Sentendo il trambusto, Edna arrivò di corsa e, appreso del loro bisogno di uno spuntino, li cacciò fuori perché andassero ad accomodarsi in veranda mentre lei pensava a preparare qualcosa. Un quarto d'ora dopo portò loro un carrello colmo di ogni bendiddio: sandwich al formaggio, al pollo, al salame, al tacchino, frutta, torta di mele con panna montata, olive, pomodorini, fagioli lessi, gelato alla fragola e alla vaniglia, nonché tè freddo, caffè shakerato, succhi di frutta, bibite e birra, perfino del vino bianco ben ghiacciato.
"Che la Dea ti benedica, Edna cara!", rise Miriam, vedendo Logan buttarsi a capofitto su un panino e Jean sul gelato, "Mi spiace, niente Sacher Torte", aggiunse poi, rivolta a Wolverine.
"Pazienza", bofonchiò lui, tra un morso e l'altro, "Sarà per la prossima volta."
Edna scosse la testa ridendo e si congedò. Miriam si servì di un sandwich al pollo e di vino bianco, mentre Charles prese una fetta di torta di mele e del tè freddo. Hank invece, dotato sempre di un appetito robusto conforme alla sua taglia, fece man bassa con Wolverine dei panini.
Quando i morsi della fame si furono calmati, Charles si rivolse a Logan.
"Sono in grado di procurarti dei nuovi documenti d'identità, se vuoi, Logan", gli rivelò, "Carta d'identità, passaporto, patente, tutto quello che può servire per regolarizzare la tua posizione."
"Documenti falsi?", domandò Wolverine, corrugando la fronte.
"No, assolutamente veri", rispose Xavier, "Ho sufficienti conoscenze nei posti giusti per poterlo fare. L'ho fatto alcune volte anche per Miriam, in effetti", aggiunse, scambiando un sorriso con la sua vecchia amica. A causa della sua virtuale immortalità, la donna aveva dovuto già quattro volte risultare defunta, per poi riapparire come figlia della propria precedente identità. In effetti, ufficialmente lei era la bisnipote della prima Miriam Angelini-Valmonti, principessa di Valleogra. Ogni tanto qualcuno si meravigliava del persistere di quel nome, ma lei si limitava a spiegare che era una tradizione ininterrotta da secoli, che nessuna delle sue antenate si era mai sognata di rompere. Era raro che un titolo fosse tramandato in linea materna, ma non era un caso unico: un altro di famoso era quello della duchessa d'Alba in Spagna; poi c'era la marchesa di Golloy in Francia, mentre in anni più recenti il governo svedese aveva stabilito che la corona sarebbe passata al primogenito della famiglia regnante, indipendentemente dal suo sesso.
"Beh, non mi dispiacerebbe", accettò Logan.
"Bene, allora. Che nome assumerai? Il tuo originale?"
Wolverine aggrottò le sopracciglia ed il suo sguardo si perse nel vuoto.
"Uhm, ancora non lo so", dichiarò, "Mi ci faccia pensare."
"Ma certo, scusami", si affrettò a dire Charles, rendendosi conto di averlo involontariamente pressato, "Non c'è nessuna fretta."
Il motivo della risposta evasiva di Wolverine stava nel fatto che sì, era nato come James Howlett, ma quel nome non gli apparteneva come invece Logan, che aveva usato per tutta la vita che finora riusciva a ricordare. James Howlett era stato quel bambino che aveva visto nella stanza della villa di Edmonton, mentre lui adesso era Logan, o Wolverine. Beh, ci avrebbe pensato: come aveva detto Charles, non c'era fretta.
OOO
Quella sera, Logan uscì dal bagno, dove si era appena fatto una doccia, e trovò Miriam in piedi davanti alla finestra spalancata. C'era la luna piena, e lei, in una lunga camicia da notte verde in seta e pizzo, la stava contemplando. Tempo addietro, gli aveva spiegato che la luna era uno dei simboli della Dea.
Immersa nella luce argentea dell'astro notturno, Miriam era una visione da sogno.
Wolverine le si accostò. Era nudo, poiché aveva dimenticato di portare in bagno i pantaloncini di ricambio, ma non temeva certo di scandalizzarla, anzi lei gli aveva detto – e dimostrato – molte volte con assoluta chiarezza che le piaceva molto vederlo senza vestiti addosso.
Le si avvicinò e, delicatamente, le posò le mani sulle spalle, stringendola a sé.
"A cosa pensi, mia principessa?", le sussurrò in un orecchio.
Con un sorriso, Miriam si appoggiò contro di lui.
"Che sono contenta per te, perché hai ritrovato la tua identità", gli rispose, "So quanto è importante per te."
Logan le passò le braccia attorno alla vita ed aspirò il profumo dei suoi lunghi capelli bruni.
"Sì, conta davvero molto", confermò, "Ma mai quanto avere te nella mia vita."
Darkarrow posò la testa indietro, sulla sua spalla. I suoi capelli gli solleticarono i capezzoli, e la sensazione gli suscitò un palpito nel basso ventre.
"Anche per me quello che più conta è sapere che sei con me", mormorò, poi inarcò le sopracciglia, "Logan, zucchero… Stai non indossando quello che sto pensando che stai non indossando?"
La sua voce si era improvvisamente abbassata di un'ottava. Wolverine ebbe un sorrisetto lupesco:
"Proprio così, piccola…", mormorò, il tono già velato per il desiderio. Chinò la testa e le sfiorò il collo con le labbra aperte, accarezzandole la pelle delicata con la punta della lingua. Darkarrow sentì un caldo brivido percorrerle la spina dorsale e si girò tra le sue braccia, schiacciando il proprio corpo contro quello di lui. Logan le cercò la bocca per un bacio profondo, che Miriam ricambiò con tutta la passione che provava per lui; un calore ormai famigliare la pervase, un calore che non nasceva solamente dai suoi ormoni, che Logan era così bravo a far impazzire, ma dalle profondità del suo cuore innamorato.
"Toccami", gli sussurrò contro le labbra, "Toccami adesso…"
Wolverine rispose baciandola di nuovo, la lingua che esplorava ogni anfratto della sua bocca. Passò una mano tra i loro corpi, risalendole lungo il ventre, accarezzando la soffice seta della sua camicia da notte, fino a posarsi attorno al suo seno sinistro. Miriam gemette nella sua bocca mentre sentiva il suo pollice accarezzarle con decisione il capezzolo eretto attraverso il pizzo che lo ricopriva.
Un brontolio sfuggì dalla gola di Logan mentre le sue mani risalivano rapidamente ad afferrare le sottili spalline della camicia da notte. Gliele sfilò lungo le braccia, ma raggiunta la vita si fermò, timoroso di strappare, nella foga, il delicato indumento.
"Toglilo", la pregò, sfiorandole la gola con le labbra. Miriam emise un lamento di piacere al tocco della sua bocca sulla pelle sensibile e si affrettò ad eseguire, facendo scivolare la camicia da notte oltre la curva delle anche e lasciandola poi cadere a terra, dove si ammucchiò attorno ai suoi piedi. Gli si strinse nuovamente addosso, cercando le sue labbra per un altro bacio incandescente; poi le sue mani corsero sul suo torace muscoloso, accarezzandolo con la punta delle dita.
Wolverine rabbrividì nel sentirsi toccare dai suoi morbidi polpastrelli. Poi fremette più forte quando lei gli titillò i capezzoli, e mugugnò dal piacere. Per contraccambio, sollevò le mani e le posò a coppa attorno ad entrambi i suoi seni, sfiorandone le punte eccitate coi pollici. Miriam sentì le ginocchia diventare di gelatina e gli afferrò le spalle per non stramazzare.
"Logan…", sussurrò.
"Così morbida…", mormorò lui, baciandole il collo, "Così bella…", aggiunse, prima di abbassarsi per baciarle l'apice di un seno.
Miriam gemette di piacere e si strofinò contro la sua erezione, che stava pulsando contro la propria coscia.
"Ti voglio", bisbigliò, "Per favore…"
"Pazienza", la esortò lui a bassa voce, comprimendo gentilmente i suoi seni, "Voglio toccarti ancora."
Darkarrow sussultò al pensiero che le sue parole le provocarono, poi sussultò ancora mentre le labbra di Logan si chiudevano attorno al suo capezzolo sinistro. Boccheggiò senza fiato mentre lui le succhiava e mordicchiava il duro bocciolo ed intanto con l'altra mano manipolava il suo seno destro.
"Logan… oh Dea…"
Wolverine le lasciò il seno e fece scorrere la mano lungo il suo ventre fin dentro le mutandine di pizzo, fino al centro del suo corpo, trovandola calda e già umida per lui. Miriam quasi si sciolse tra le sue braccia sentendo il suo pollice sfiorarle il clitoride gonfio di desiderio.
"Logan… ti prego… basta…", ansimò. Nessuno mai, in tutta la sua lunga vita, era stato capace di eccitarla tanto da farla supplicare di essere presa. Lui ignorò la sua richiesta, desiderando portarla all'esasperazione, e passò le labbra sul seno che la sua mano aveva appena lasciato.
Miriam non era più capace di pensare chiaramente, intanto che Logan stava strofinando la punta dell'indice in lenti movimenti circolari attorno al suo clitoride ipersensibile.
"Oh cielo…", gracchiò, chiudendo gli occhi.
Lentamente, ma con fermezza, Wolverine la spinse contro la parete a fianco della finestra aperta; agganciò i suoi slip coi pollici e glieli abbassò lungo le gambe tremanti, inginocchiandosi di fronte a lei mentre li sfilava dalle caviglie. Le scostò le ginocchia, inducendola ad aprire le cosce, e con la punta delle dita accarezzò la sua umida apertura femminile. Il suo odore di donna eccitata lo stordì, ed aspirò avidamente quell'effluvio conturbante. Affondò adagio un dito dentro di lei, alla ricerca di quello speciale punto che molti credono un mito, e che invece esiste eccome; contro il polpastrello sentì un lieve rigonfiamento e nello stesso istante Darkarrow trasalì e sospirò:
"Logan…!"
Sorridendo segretamente, Wolverine continuò a stimolarla; in risposta, sentì i suoi caldi umori colare sulle proprie dita e comprese che Miriam era più che pronta per lui. Allora ritrasse lentamente la mano e si alzò in piedi; colto dal desiderio di ammirarla in tutta la sua bellezza, fece un passo indietro per percorrerle il viso ed il corpo con sguardo famelico.
Sentendolo allontanarsi, Darkarrow emise un mugolio di protesta ed aprì le palpebre. Lo vide in piedi di fronte a lei, nudo e magnifico; i suoi occhi esplorarono avidamente il fisico statuario di Logan, ricambiando sfacciatamente il suo esame. Quando si fissarono sulla sua erezione, Miriam si morse un labbro: era lungo e grosso, e decisamente molto duro. Stese le braccia verso di lui in un muto, appassionato invito.
Wolverine l'afferrò per le natiche e la issò contro la parete, bloccandola contro di essa col proprio corpo; lei sollevò le gambe attorno alla sua vita. Si baciarono ancora, mentre le loro mani accarezzavano febbrilmente pelle surriscaldata. Poi Logan si posizionò contro l'ingresso della sua femminilità, e scostò leggermente il volto per guardarla negli occhi; uno sguardo intenso passò tra loro.
"Adesso, Logan", lo esortò lei in un sussurro, gli occhi fissi nei suoi.
Con un'unica lenta spinta, Wolverine la penetrò; nel sentirsi completare da lui, Darkarrow fu sommersa da un piacere senza paragoni, del pari fisico e spirituale. I suoi occhi si chiusero mentre lui continuava ad avanzare, e poi si riaprirono quando fu del tutto dentro di lei. Si scambiarono un sorriso, e poi un lungo bacio mentre si comunicavano silenziosamente le loro sensazioni.
Miriam avvolse le braccia attorno al corpo di Logan e mosse il bacino con impazienza. Lui sogghignò e cominciò lentamente a muoversi avanti ed indietro. Le sue labbra si posarono sulla guancia di lei, baciandola gentilmente prima di sussurrarle all'orecchio:
"Lo sai che ti amo più della mia vita, vero?"
Darkarrow si sentì torcere le viscere molto più dall'emozione che quelle parole le suscitavano che dai gradevoli movimenti della sua carne dentro la propria. La gola le si chiuse per la commozione.
"Lo so", quasi singhiozzò, "Anch'io…"
Poi appoggiò la testa sulla sua spalla e gli si abbandonò, lasciandogli interamente il controllo della situazione. Allora Wolverine cominciò a muoversi seriamente, tenendola stretta tra il proprio corpo e la parete. Le dita di Miriam affondarono nei muscoli della sua schiena, lasciandogli rossi marchi sulla pelle; i suoi occhi tornarono a chiudersi irresistibilmente, mentre sensazioni ardenti percorrevano le profondità del suo corpo.
Logan le baciò nuovamente il collo, proprio sotto l'orecchio, dove sapeva esserci un punto molto sensibile. Ed infatti udì Miriam sospirare di piacere.
"Sei così bella…", le sussurrò, strofinando la punta del naso contro la tenera pelle alla base della sua gola.
Per tutta risposta, lei gli baciò la spalla, muovendo il bacino quel poco che poteva per andare incontro alle sue spinte. Il piacere stava crescendo a velocità incredibile nelle sue viscere. Non era solo l'eccellenza di Logan in fatto di sesso, era il sentimento che provava per lui a farla rispondere tanto prontamente alle sue attenzioni amorose. Con le dita gli accarezzò la schiena; un'ondata di piacere particolarmente intenso la indusse a piantargli le unghie nella carne, provocandogli dei graffi che subito si richiusero. A quella sensazione, nuova ed inaspettata, Logan emise un ringhio metà di dolore, metà di piacere. Si mosse più velocemente dentro di lei, e Miriam iniziò a gemere più forte: i suoi movimenti creavano una frizione che le stava causando un piacere sempre più acuto, e comprese d'essere vicina. Strinse i propri muscoli interni, sorridendo sfrontatamente quando udì il suo respiro farsi affannoso.
Logan si sentiva sul punto di esplodere:
"Miriam, non posso…"
"Lasciati andare", lo incitò lei, alitandogli in un orecchio, "Sono appena dietro di te."
Wolverine si arrese al proprio piacere, e Miriam non riuscì a decidere cosa fosse meglio: la percezione del suo calore che spillava dentro di lei, oppure il modo in cui lo udì ansimare il suo nome mentre veniva. Ma non ebbe che un istante per pensarci, perché il suo proprio orgasmo la travolse, facendola sussultare e gemere, e lasciandola infine tremante e senza fiato tra le forti braccia di Logan. Rimasero così per lunghi minuti, in attesa di ritrovare poco a poco il controllo. Poi Wolverine si ritrasse da lei, adagio, e con cautela la fece scivolare a terra. Miriam continuò ad sostenersi alle sue ampie spalle, riluttante a lasciarlo andare.
"Wow", mormorò Logan, come sempre a corto di parole, ma non di capacità, per esprimere i propri sentimenti.
"Wow, sì", gli fece eco Darkarrow ridacchiando, poi le sovvenne un particolare, "Lo sai che è stata la prima volta, per me?", aggiunse a bassa voce, languidamente.
Per un lungo momento, Logan non si mosse, stentando ad assimilare il concetto. Si ritrasse abbastanza da poter guardare Miriam negli occhi.
"Che cosa?", borbottò, stupito. Sapeva che Darkarrow era stata sposata, e dava per scontato che, nel corso dei molti anni della sua vita, avesse avuto numerosi amanti, prima di lui. Gli sembrava impossibile che nessuno le avesse mai fatto l'amore in quella posizione.
"Non l'avevo mai fatto così", confermò invece lei, "in piedi contro un muro. Ma ci avevo fantasticato molte volte. È anche meglio di quanto pensassi…"
"Oh", fece Wolverine, elaborando finalmente il pensiero, "Vuoi dire… che era una tua fantasia erotica?"
"Proprio così", confermò Miriam, sporgendosi per baciargli il mento.
"Uhm… E perché non me l'hai detto prima? Sarò più che felice di soddisfare ogni tua fantasia erotica, mia principessa."
Gli occhi di Darkarrow luccicarono di un bagliore impudente:
"Ah, mio cavaliere, ma sei tu la mia fantasia erotica…"
Logan esalò lentamente il respiro: quella donna avrebbe finito con l'ucciderlo dolcemente con le sue dichiarazioni mozzafiato…
La sollevò sulle braccia e la portò a letto.
OOO
Il giorno dopo si ritrovarono nuovamente in infermeria. Prima di recarsi in Cerebro, Charles si fermò un momento con gli altri quattro.
"Logan", esordì, "Ho pensato, per la tua privacy, di schermare i tuoi ricordi in modo che nessuno di noi possa leggerli, com'è invece accaduto ieri. Dopotutto, a Miriam basta percepire i tuoi sentimenti relativi a ciascun ricordo per poterti aiutare ad elaborarli. Deciderai poi tu quali dettagli vuoi farci conoscere del tuo passato, e quali preferisci invece tenere per te."
"Non ho segreti per nessuno di voi", protestò Wolverine.
"La tua fiducia ci onora molto, Logan, ma ha ragione Charles", affermò Miriam, "I tuoi ricordi appartengono solo a te, e sta solamente a te stabilire quali vuoi condividere e quali no."
Logan emise un brontolio di gola:
"Ragionamento inconfutabile", ammise, "D'accordo, allora."
Xavier si congedò per andare a rinchiudersi nella camera globulare di Cerebro e Hank legò nuovamente Wolverine al lettino; procedettero poi come il giorno prima.
Il secondo ricordo che il professore fece riemergere fu molto brutto: Logan contrasse il volto in una smorfia di sofferenza, strattonò le cinghie e lanciò un grido terribile che gelò il sangue dei suoi amici. Miriam fu sommersa da una massa di tormento tale da toglierle il respiro e farle venire le lacrime agli occhi. Barcollò e, se non si fosse aggrappata al capezzale del lettino, sarebbe certamente piombata a terra; per un momento, istintivamente, il suo spirito si ritrasse di fronte a quella sofferenza tremenda. Ma la sua forza d'animo era ancor più tremenda e le permise di resistere: qualunque fosse la causa di quel dolore atroce, avrebbe aiutato Logan, ad ogni costo.
Il torrente della pena di Logan si gonfiò, minacciò di travolgerla; Darkarrow si protese verso la porta interiore che conduceva alla misericordia divina e la spalancò; il flusso si riversò furiosamente attraverso la soglia. A Wolverine parve di venir scaraventato in uno spazio senza fine, buio e vuoto; fu solo un istante, e poi avvertì un abbraccio consolatorio; subito, sentì la propria sofferenza disperdersi, assorbita dalla compassione, addolcita dall'amore, mitigata dalla tenerezza. Chi sei?, domandò silenziosamente, con meraviglia e gratitudine. Ma già conosceva la risposta.
Miriam vide l'ondata di piena calare, calmarsi, ridursi ad un rivolo, ed infine scomparire dall'anima di Logan. Dopo qualche istante, l'uomo si ritrasse, e lei lo lasciò andare: ciascuno riconosceva da sé il momento in cui interrompere il contatto.
Wolverine spalancò le palpebre e la guardò con occhi annebbiati.
"Come stai?", le chiese sottovoce, faticosamente. Jean, che non aveva percepito né il suo ricordo, né la sofferenza che esso gli aveva causato, ma che aveva ben udito il suo urlo di dolore, pensò che, se mai avesse avuto bisogno di una prova della profondità del sentimento che Logan nutriva per la sua amica e sorella, quella domanda gliel'aveva appena fornita: il suo primo pensiero era stato per lei, e non per se stesso.
Miriam pensò che sarebbe stato inutile, e scorretto, mentirgli.
"Non bene", rispose, "ma ce la farò. Tu, piuttosto?"
"Come se fossi stato tirato sotto da un treno in corsa…"
Hank era già al loro fianco; ora prese Miriam per un gomito e la condusse a sedere su una sedia vicina, poi le cacciò in mano una barretta energetica: data l'esperienza del giorno prima, aveva pensato bene di premunirsi.
"Mangia", le ordinò, il tono reso brusco dalla preoccupazione. Poi si avvicinò al lettino dove giaceva Logan e gli sciolse i lacci, ma gli impose di non muoversi. Diede anche a lui una barretta energetica e gli fece cenno di mangiare.
Meno di un minuto dopo, vennero raggiunti da Charles. Anche lui si era schermato, per cui non aveva captato il ricordo o il dolore, ma aveva sentito il grido di Logan attraverso le orecchie di Jean. Condusse la propria sedia a rotelle accanto a Miriam e le accarezzò una mano, con affetto e partecipazione; poi guardò Logan.
"È stata molto brutta?", si informò sommessamente.
"Bruttissima", confermò Logan, in tono già più forte di prima: la sua capacità di autoguarigione era già in moto e stava cominciando a far effetto.
"Ma niente che non fossi in grado di trattare", puntualizzò Miriam, ingoiando l'ultimo boccone, "Hank, nei hai un'altra?"
Beast le porse una seconda barretta energetica, poi ne diede un'altra anche a Logan. Entrambi le divorarono, anche se più lentamente della prima.
"Stavolta non sono affamata", osservò Jean, "Deve essere per via del suo schermo, professore."
"Concordo", annuì Xavier, "Infatti neppure io sono affamato, a differenza di ieri. Evidentemente lo schermo riduce o addirittura annulla il dispendio di energia psichica, perlomeno dal punto di vista telepatico, anche se non è altrettanto efficace per quanto riguarda l'empatia di Miriam."
Nessuno chiese a Wolverine che cosa avesse ricordato, ma dopo qualche minuto, quando fu in grado di mettersi seduto, fu lui stesso a rivelarlo:
" Lo sbarco in Normandia", mormorò, lo sguardo perso nel vuoto, "Il D-Day. È stato un massacro. L'artiglieria nemica ci martellava. I miei compagni cadevano come mosche. Alla fine, dell'avanguardia siamo rimasti solo io e Victor. A noi i proiettili non potevano far niente. Victor è balzato su per il muro di uno dei fortini ed è entrato. Ho visto tre tedeschi volar giù col collo già spezzato…", si interruppe ed aggrottò la fronte, "Victor era un mutante, come me! La stessa capacità rigenerativa… Siamo sempre rimasti insieme, fin da quando eravamo bambini, come fratelli. Ma…", il suo cipiglio si accentuò, "non ho una buona sensazione, nei suoi confronti. Dev'essere successo qualcosa di molto brutto, tra noi."
Xavier d'improvviso sbiancò.
"Ieri… come hai detto che si chiamava?", domandò con voce soffocata.
"Victor Creed", rispose Logan, guardandolo perplesso. Era evidente che Xavier era sconvolto.
"Oh bontà divina", mormorò infatti, e nello stesso momento anche Miriam impallidì. Beast emise un ringhio, e Jean sgranò gli occhi. Wolverine passò lo sguardo dall'uno all'altra.
"Lo conoscete, vero?", domandò, "Chi è?"
Charles sospirò: non gli piaceva quando stava per svelargli, ma era consapevole di doverlo fare.
"Lo hai incontrato. L'anno scorso. Ovviamente non potevi riconoscerlo, data la tua amnesia. E lui non si è rivelato."
"Ma insomma, chi è?", insistette Logan. Xavier prese fiato per rispondere, ma vide Miriam scuotere leggermente il capo e richiuse la bocca, lasciandole la parola.
"Sabretooth", disse lentamente Darkarrow, guardando Wolverine negli occhi, "Victor Creed è Sabretooth, il più fedele e irriducibile scagnozzo di Magneto."
"Quello che ho buttato già dalla Statua della Libertà?", domandò Logan a denti stretti, riferendosi al loro scontro di un anno e mezzo prima. Sabretooth aveva tentato di ucciderlo due volte, e aveva rapito Rogue sotto ai suoi occhi per ordine di Magneto.
"Proprio lui", confermò Miriam, in tono rammaricato, "Mi spiace, Logan."
Wolverine aprì e chiuse i pugni più volte, ma non sfoderò gli artigli.
"Si è più saputo niente di lui, dopo Liberty Island?", chiese infine, sempre a denti stretti.
"No, anche se non pensiamo che sia morto", rispose Charles, "Le sue capacità rigenerative sono simili alle tue, e una caduta dalla cima della statua non può essergli stata fatale. Pensiamo che sia scappato dall'ira di Magneto e si sia rintanato da qualche parte, in attesa di ricomparire sulla scena. Ora che Eric è fuori gioco, potrebbe farlo da un giorno all'altro."
"Quando accadrà, mi troverà ad aspettarlo", affermò Logan, in tono feroce, "Non ha ancora pagato per quello che ha fatto a Marie, e scommetto che deve pagare per altre cose perfino peggiori."
"Sappiamo che anche lui era coinvolto negli esperimenti di Stryker", gli rivelò Miriam, "Potrebbe essere lì che siete finiti ai ferri corti."
"Non mi stupirebbe", concordò Wolverine, "Tutto quello che ha a che fare con Stryker è stato disastroso, per me. Mettere me e Victor l'uno contro l'altro dopo oltre cent'anni passati insieme è solo un'altra delle sue malefatte."
OOO
Quella sera, mentre si recavano nella camera di Miriam che ormai condividevano, Logan era a disagio. Lei se n'accorse; non appena furono entrati, gli toccò un braccio per richiamare la sua attenzione. Wolverine si voltò verso di lei, che gli posò una mano sulla guancia in una carezza.
"Che cosa ti tormenta, Logan?", gli domandò a bassa voce. Lui le coprì la mano con la propria, girò il viso e le baciò il palmo. Da un pezzo ormai non si stupiva più che lei riuscisse a leggerlo come un libro aperto; del resto, anche lui era capace di vederle dentro, anche se non così bene e così spesso quanto lei, avvantaggiata dal suo talento empatico.
"Non mi fido di dormire con te, stanotte", mormorò, "Ho paura di svegliarmi in preda agli incubi, come mi accadeva fino a poco tempo fa. Ho sempre il terrore che succeda di nuovo come quella notte con Rogue… Non lo sopporterei!", concluse appassionatamente.
Miriam si sentì commossa dalla sua preoccupazione; avrebbe voluto rassicurarlo, ma era ben consapevole che le sue motivazioni erano valide.
"Va bene", disse quindi, "Va' a dormire in camera tua, se questo ti fa star più tranquillo. Ma sentirò la tua mancanza, bel fusto…", aggiunse sorridendo dolcemente, in un tentativo di sdrammatizzare l'argomento. Logan le sorrise di rimando:
"Quanto a questo, anch'io sentirò la tua mancanza, piccola."
Il sorriso di Miriam divenne assai malizioso:
"Allora vedrò di rimediare domattina…"
OOO
Poiché la seconda seduta aveva provocato un notevole turbamento sia in Logan che in Miriam, Charles preferì raccomandar loro di prendersi una pausa e di lasciar trascorrere un paio di giorni prima di procedere. Entrambi si erano dichiarati d'accordo, e dato che erano liberi da altri impegni, decisero di concedersi una gita in moto fino alle spettacolari cascate del Niagara, dove pernottarono – nello stesso letto – per poi tornare alla magione la sera seguente.
La terza seduta rivelò che Logan aveva lavorato diversi anni come taglialegna nei boschi del Saskachewan e dell'Alberta, in un periodo compreso tra il 1875 e il 1885. Spuntò anche una donna di nome Clara, la proprietaria di una locanda, con la quale Logan aveva intrecciato una relazione. Non ne era stato innamorato – non certo come era innamorato di Miriam – ma aveva provato un certo grado di affetto per lei, prima di essere costretto a lasciarla per non rivelare la propria diversità. Quando tornò in sé, si sentì imbarazzato, prima di rammentare che gli altri non potevano leggere nella sua mente. Di certo non era stato un frate, nei quindici anni di vita che andavano dagli esperimenti di Stryker su di lui al suo incontro con Rogue, ed era solo logico che avesse avuto delle donne anche prima della sua amnesia. Ma non gli andava che Miriam venisse a conoscenza dei particolari, né credeva che lei ci tenesse: dopotutto, neppure a lui interessava che Miriam gli parlasse degli uomini che aveva avuto prima di lui.
Ma c'era un'altra cosa che lo disturbava, molto più del ricordo, peraltro piacevole, di Clara: di nuovo, con lui c'era Victor, ed il loro rapporto, pur non essendo proprio sempre sereno, era certamente solidale, fraterno.
Raccontò a Miriam ed agli altri di quel periodo nelle foreste canadesi, tralasciando la relazione con la bella locandiera.
"Come posso essere stato amico di quel bastardo?", si chiese, scuotendo il capo tra il perplesso ed il disgustato.
"Evidentemente, Victor non è sempre stato Sabretooth", ipotizzò Charles, "Al contrario, è probabile che per molti decenni – quelli che avete trascorso insieme – sia stato un uomo più o meno normale e che ad un certo punto sia accaduto qualcosa che lo ha cambiato. Forse l'influenza di Stryker, o un evento particolare: al momento non abbiamo elementi sufficienti per formulare un'ipotesi."
OOO
Poi fu la volta della terribile battaglia di Gettysburg che, nel 1863, aveva segnato la fine dell'avanzata dei Confederati e volto le sorti della guerra a favore dei nordisti; e di nuovo, al fianco di Logan, tra il rombo dei cannoni, lo scoppiettio dei moschetti, le urla dei soldati alla carica, c'era Victor. Logan si tese contro le cinghie che lo trattenevano e sfoderò gli artigli ringhiando; il sudore gli coprì la fronte ed il battito cardiaco andò alle stelle. Hank lo tenne d'occhio, pronto ad intervenire con un'iniezione sedativa, ma fu questione di secondi e poi passò.
Di nuovo, fecero passare un paio di giorni di pausa prima di continuare.
Seguì il ricordo della Prima Guerra Mondiale. Allo scoppio delle ostilità, nel 1915, Logan e Victor si erano arruolati nei Canadian Corps, e l'anno seguente erano stati mandati in Francia ed avevano combattuto fianco a fianco con gli inglesi nell'interminabile battaglia della Somme. Un giorno, i tedeschi avevano assalito in forze la loro postazione ed avevano massacrato tutti; le munizioni erano finite, ed allora Logan e Victor si erano messi schiena contro schiena e si erano battuti come leoni con le sole baionette. Alla fine non era rimasto nessun nemico e la postazione era salva. Quell'azione era valsa ad entrambi una medaglia d'oro al valor militare, la promozione a capitano e una lunga licenza, anche se poi avevano dovuto tornare al fronte.
Ma in mezzo a tutto quell'orrore, c'era stato anche un intermezzo gradevole: l'incontro con un giovanissimo tenente di fanteria dell'esercito di Sua Maestà Britannica, un certo John Tolkien, col quale Logan aveva simpatizzato prima che l'altro fosse costretto a rimpatriare perché colpito dalla febbre di trincea.
"Hai conosciuto Tolkien?", trasecolò Miriam, dopo che Logan glielo ebbe raccontato, "Non posso crederci… io l'ho incontrato nel 1963, dopo che era già diventato famosissimo con la pubblicazione de Il Signore degli Anelli. Abbiamo una conoscenza in comune!"
"Come si dice", commentò Charles divertito, che pure aveva conosciuto il Professore di Oxford, "il mondo è piccolo…"
Emersero poi una serie di ricordi legati all'infanzia di Logan, o meglio di James Howlett, in quella bella casa signorile di Edmonton; scoprirono che era stato un bimbo malaticcio e che il suo amico Victor Creed lo prendeva spesso in giro per questo.
"Incredibile, ero più a letto ammalato che in piedi!", commentò Logan, scuotendo la testa.
Poi venne un altro brutto momento.
OOO
Era sera, e James, non ancora undicenne, giaceva a letto per una febbre; Victor era seduto su una poltroncina e gli teneva compagnia, non senza risparmiargli battute sarcastiche sulla sua salute malferma, mentre suo padre invece lo consolava. All'improvviso si udì strepitare al piano di sotto, il suono di due voci alterate, quelle di Elizabeth Howlett e di Thomas Creed, il padre di Victor.
"Tuo padre è di nuovo ubriaco", disse John, "Accompagnalo a casa, Victor."
"Non è me che sta chiamando, signore", gli fece notare il ragazzino, in un tono rigido che mal celava un sentimento di furore. John squadrò la mascella, serrando i denti, poi si alzò ed andò a controllare, seguito da Victor. James rimase in inquieta attesa, il fiato sospeso, l'orecchio teso; poi d'un tratto rimbombò il secco rumore di uno sparo. Allora balzò in piedi e corse a vedere. Trovò John Howlett in fin di vita, ferito da un colpo di fucile sparato da Thomas Creed; la madre di James piangeva, strattonata da Thomas Creed, col fucile ancora fumante in mano. Il bambino si precipitò giù dalle scale e si gettò sul padre morente.
"James…", rantolò l'uomo col suo ultimo fiato; poi la vita lo abbandonò e giacque inerte. James lo guardò, l'espressione attonita; poi il suo sguardo si oscurò e si volse verso Thomas Creed.
"James, ci sono cose che non riesci a capire!", gli disse il giardiniere, in un futile tentativo di spiegare il suo gesto omicida.
"No…", gemette Elizabeth.
"Voglio che lo sappia!", sbraitò Creed, "Niente più menzogne!"
Q ualcosa si scatenò dentro il piccolo James: la febbre scomparve all'improvviso ed artigli d'osso fuoriuscirono dalle nocche delle sue mani, perforandogli la pelle, ma senza provocargli sanguinamento; in preda ad un furore belluino, il ragazzino lanciò un urlo terrificante, si alzò e si avventò contro l'assassino di suo padre, affondandogli gli artigli nel ventre.
Creed fu scaraventato contro il muro dalla forza dell'impatto. Sollevò lo sguardo, già oscurato dalla morte, su James e mormorò:
"Non era lui tuo padre…"
Poi si accasciò a terra e spirò.
James si ritrasse, inorridito dal proprio gesto inconsulto, e terrorizzato da quegli orribili artigli d'osso che gli erano improvvisamente spuntati dalle mani. Lentamente, si voltò verso sua madre, in cerca di conforto.
La donna era terrorizzata; ma quando i suoi occhi incontrarono quelli del figlio, il suo terrore si trasformò in raccapriccio:
"Che cosa sei, tu?", domandò, in tono pieno di ribrezzo.
Il mondo cadde addosso a James, seppellendolo. Il ragazzino barcollò ed indietreggiò; si voltò, vide la porta spalancata e si mise a correre a perdifiato. Superò il giardino, schizzò fuori dal cancello aperto e si diresse nel bosco. Rami e spine graffiavano i suoi piccoli piedi nudi, ma le ferite si chiudevano un istante dopo essersi aperte.
Pochi istanti dopo, Victor lo raggiunse e si tuffò su di lui, atterrandolo. James si alzò subito, mettendosi in posizione di difesa da boxeur, come gli aveva insegnato John Howlett.
"Io non volevo farlo!", pianse, certo che l'altro lo avrebbe ammazzato per questo, "Non volevo!"
Invece, Victor fece un sorriso storto:
"Sì invece!", lo contraddisse, "Meritava la morte… e tu gliel'hai data", si sporse verso di lui e gli afferrò una spalla, "Siamo fratelli, Jimmy", dichiarò, "Ti rendi conto che i fratelli si proteggono a vicenda? Devi essere forte adesso, forte affinché niente possa mai toccarci!"
James non capiva, rifiutava di capire.
"Io voglio tornare a casa mia…", mormorò.
"Non possiamo", dichiarò Victor, "Dobbiamo stare insieme a qualunque costo, e affrontare chiunque si metta sulla nostra strada… Ci riuscirai, fratellino?"
Il suo tono era persuasivo, ed urgente. James lo fissò incerto. Come o perché sua madre fosse diventata l'amante di Thomas Creed non era importante, in quel momento, né avrebbe avuto importanza in seguito, per lui. Annuì.
Udirono suoni e voci dietro di loro, di persone che cominciavano a cercarli. Victor si guardò indietro, in preda all'ansia:
"Arrivano", disse, tornando a voltarsi verso il ragazzino più piccolo, "Riesci a correre?"
Nuovamente James annuì, stordito. Le sue gambe si misero in moto senza che lui ne fosse consapevole, ed un istante dopo lui e Victor sfrecciavano tra gli alberi. Era buio pesto, ma stranamente James riusciva a vederci quel tanto che bastava a non sbattere contro gli alberi ed i rami bassi: all'improvviso, tutti i suoi sensi gli sembrarono enormemente più acuti di quanto erano stati fino a quel momento.
Q uando si fermarono un attimo a riposare, si rivolse all'amico, che ora sapeva essere il suo fratellastro.
"Perché fai questo, Victor?", domandò. L'altro ricambiò il suo sguardo con occhi selvaggi.
"Perché siamo fratelli", disse, "Fratelli perché figli dello stesso padre, ma non solo."
Sollevò una mano e gli mostrò le dita, le cui unghie si allungarono ed ingrossarono fino ad assomigliare alle grinfie di una tigre, o di un orso grizzly. Sconvolto, James guardò l'altro con gli occhi fuori dalle orbite.
"D'ora in avanti staremo sempre insieme", continuò Victor, "Perché siamo fratelli, ed i fratelli si proteggono a vicenda."
OOO
Quando tornò in sé, Logan aveva il voltastomaco e rifiutò la tavoletta energetica che Hank gli porgeva. Raccontò loro tutto, ansimando, traumatizzato ed incredulo.
"Fratelli…", barbugliò alla fine, "Io e Victor siamo fratelli!"
Miriam non sapeva cosa dire, così si limitò ad abbracciarlo. Wolverine si aggrappò a lei come un naufrago ad una tavola di legno in acque tempestose. Se non fosse stato per il trattamento di Darkarrow, la violenza delle emozioni che lo avevano sconvolto sarebbe stata insopportabile.
"E ho ucciso nostro padre…", sussurrò in tono dolente.
"Non sapevi che era tuo padre", gli fece notare Miriam in tono dolce, ma fermo, "Aveva ammazzato colui che ritenevi essere tuo padre, colui che emotivamente e legalmente lo era. La tua natura di mutante è stata risvegliata da quel trauma e hai agito d'istinto per vendicarne la morte… Eri fuori di te, non eri consapevole di quel che stavi facendo."
"Vuoi dire che… non pensi che sono un mostro?", farfugliò Logan, stentando ancora a venire a termini con quel terribile ricordo. E pensare che aveva creduto che Gettysburg fosse stato il peggio!
Miriam pensò che sentirsi chiedere dalla propria madre che cosa era, era uno shock da cui un bambino avrebbe potuto non riprendersi mai.
"No, non lo sei", lo rassicurò, stringendolo più forte, "Non lo eri allora e non lo sei adesso."
"Ma ho fatto cose terribili… odiose!", protestò Wolverine, allontanandosi per guardarla in faccia, "Come fai onestamente a dire che non sono un mostro?"
Lei gli rispose all'istante ponendogli una controdomanda:
"Provavi piacere mentre facevi quelle cose?"
"No di certo!", replicò lui vivacemente.
Miriam annuì:
"Appunto, ecco la tua risposta."
Logan chiuse di scatto la bocca.
"Ti amo", le disse sottovoce, non trovando altre parole. Lei gli sorrise teneramente:
"Anch'io."
OOO
Stavolta lasciarono passare una settimana intera.
Poi venne il Vietnam.
Gli orrori inenarrabili in cui Logan e Victor furono coinvolti produssero effetti diametralmente opposti sui due fratellastri: il primo cercò di costruirsi uno scudo mentale per non impazzire, il secondo invece perse il controllo. I primi sintomi si erano manifestati già durante lo sbarco in Normandia, quando Victor aveva continuato a massacrare i tedeschi della postazione difensiva anche dopo che si erano arresi; ma allora Logan aveva attribuito il fatto allo shock da battaglia. Il Vietnam fu la goccia che fece traboccare il vaso.
Durante l'attacco ad un villaggio in cui si sospettava la presenza di guerriglieri vietcong, Victor usò il suo mitra per trucidare decine di vecchi, donne e bambini. Ad un certo punto entrò in una capanna e ne sterminò tutti gli abitanti; solo una ragazza riuscì a sfuggire scappando dal retro. Ignorando le urla del comandante della sua unità che gli ordinava di fermarsi, Victor la inseguì, l'acchiappò e le strappò di dosso la tunica, con l'evidente intenzione di violentarla. Logan lo bloccò e la ragazza riuscì a fuggire; intanto erano sopraggiunti anche gli altri del commando, che li avevano circondati, i fucili spianati. Non avendo visto che Logan era intervenuto a fermare Victor, il comandante presunse che entrambi si fossero ribellati agli ordini e, poiché si era in tempo di guerra, la condanna per quel crimine era la fucilazione immediata.
S olo che i due non morirono.
Il comandante chiamò i suoi superiori, che a loro volta chiamarono un ufficiale in particolare.
Il colonnello William Stryker.
Stryker li riconobbe per quello che erano: mutanti. Da una ventina d'anni, l'esercito statunitense era a conoscenza dell'esistenza di persone dotate di poteri sovrumani, e lui era a capo di un progetto per la creazione di un'unità speciale composta di soli mutanti. Così, Stryker li reclutò e li usò in operazioni segrete. Quel che però non disse loro era che non si trattava di operazioni al servizio della nazione, bensì volte alla creazione di un super-soldato chiamato Arma X.
L'eccidio degli abitanti di un villaggio in Nigeria convinse Logan ad abbandonare l'unità speciale ed a sparire dalla circolazione. Tentò di convincere Victor a seguirlo, ma il fratellastro non ne volle sapere: con Stryker, aveva la possibilità di smetterla di nascondere la propria vera natura di mutante, e di sfogare il suoi istinti sanguinari che, col trascorrere dei decenni, erano peggiorati. Disgustato, Logan lo lasciò al suo destino.
OOO
"Basta così", disse Hank, guardando preoccupato il monitor che rilevava i dati vitali di Wolverine: erano fuori scala da troppo tempo anche per la sua tempra eccezionale.
Charles, in ascolto mentale attraverso Jean, lo udì ed interruppe il contatto.
Sul lettino, Logan giaceva zuppo di sudore, gli artigli sfoderati e i denti digrignati. Miriam, che dopo la prima spiacevole esperienza aveva optato per mettersi seduta durante il trattamento, era pallidissima, e lacrime le scorrevano sulle guance.
Quella notte, fecero l'amore così tante volte da perdere il conto, disperatamente, cercando e donando reciprocamente conforto. Perfino con le loro eccezionali doti di rigenerazione, verso l'alba caddero addormentati l'uno tra le braccia dell'altra, esausti, Logan dimenticando il proprio proposito di dormire da solo ogni volta che emergeva un brutto ricordo per non rischiare di far del male a Miriam. Cosa che comunque non accadde.
Per tacito accordo, sospesero le sedute per un tempo indeterminato.
