Capitolo XIV: L'ultimo tassello
Fu solo dopo tre settimane che Logan chiese loro un ultimo incontro: era certo che mancasse solamente un'altra tessera, e poi il mosaico del suo tormentato passato sarebbe stato infine completo.
Charles era d'accordo: l'ammasso oscuro simile a nuvole vorticanti che rappresentava la sua amnesia era andato progressivamente riducendosi, man mano che riportavano alla luce i ricordi di Logan. Ormai era rimasto solamente un piccolo, ma assai denso grumo di tenebra.
"Sospetto che sia il tuo ricordo più brutto", lo avvertì, "Cerca di prepararti al peggio."
"Ci proverò", dichiarò Logan. Ma qualcosa in fondo alla mente gli diceva che niente lo avrebbe davvero preparato a quanto lo aspettava stavolta.
Aveva ragione.
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U na casetta di legno sperduta nei boschi canadesi, costruita sul cocuzzolo di una collina che dominava una valle sul cui fondo scorreva un piccolo fiume impetuoso; una giovane e bellissima donna bruna dai lineamenti tipici dei Nativi Americani; la luna piena visibile al di là dei vetri della porta-finestra, alta nel cielo limpido; il fuoco scoppiettante nel caminetto.
La giovane donna stava raccontandogli una leggenda del suo popolo.
"Perché la Luna è così sola?", chiese a mo' di introduzione, "Perché un tempo aveva un amante. Il suo nome era Kuekuatsheu, ed egli viveva con lei, la Dea della luna, nel mondo degli spiriti. Ogni notte vagavano per il cielo insieme. Ma un'altra divinità li invidiava: era Trickster, che desiderava la Dea della luna per sé. Così un giorno disse a Kuekuatsheu che la Luna avrebbe molto gradito dei fiori in regalo. Gli disse di scendere nel nostro mondo per raccogliere qualche rosa selvatica. Ma Kuekuatsheu non sapeva che una volta lasciato il mondo degli spiriti non avrebbe più potuto farci ritorno, cosa che invece Trickster ben sapeva. E così, Kuekuatsheu venne trasformato in ghiottone e fu costretto a rimanere sulla Terra; e da allora, tutte le notti lui guarda in alto nel cielo, vede la Luna che piange e lo chiama, e ulula disperato il suo nome. Ma… non può più toccarla", si girò a guardarlo con un dolce sorriso, "E kuekuatsheu è il nome di quell'animale nella mia lingua."
"Wolverine", tradusse lui, "Che storia triste", commentò poi. Si sentì rabbrividire come per un brutto presentimento, e per esorcizzarlo le sorrise, "Tu sei bella come la Luna, Kayla; e io sono il tuo Kuekuatsheu."
Kayla guardò Logan con occhi risplendenti d'amore e si sporse a baciarlo teneramente.
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Nell'infermeria della magione di Xavier, Logan sorrise al ricordo: Kayla Volpe d'Argento, la bella maestrina Nativa Americana che aveva incontrato dopo essere tornato in Canada. Si erano innamorati subito e dopo poche settimane erano andati a vivere insieme in quella casetta isolata dal mondo. Lui lavorava come taglialegna e lei insegnava nella locale scuola elementare. La vita era perfetta.
Miriam percepì le sue emozioni e sorrise a sua volta, lieta che Logan, contrariamente alle aspettative, avesse trovato un bel ricordo.
Ma non era destinato a durare.
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"Ti fai chiamare Logan, adesso."
Logan fissava Stryker con sguardo torvo. Consapevole che i suoi colleghi boscaioli li stavano osservando incuriositi, si sforzò di non alzare la voce:
"Sono passati sei anni, Stryker: cosa vuoi, adesso?"
"Qualcuno sta uccidendo i componenti della vecchia squadra", rispose il colonnello. Logan inarcò un sopracciglio:
"E perché dovrebbe importarmi?", domandò a denti stretti.
"Perché il prossimo potresti essere tu", fu la concisa risposta.
Logan fece una smorfia feroce:
"Che ci provi pure: so badare a me stesso."
"Lo so bene, ma non sono venuto solo per metterti in guardia", dichiarò il colonnello.
"E allora perché diavolo sei qui, Stryker?", sbuffò Logan. L'altro fece un respiro profondo prima di rispondere:
"Aiutami a trovare l'assassino."
Per poco Logan non gli rise in faccia.
"Rivolgiti a Victor", ringhiò, "È sempre stato il tuo favorito, no?"
"Non so dove sia", replicò Stryker, "Si è dileguato un paio d'anni fa."
Logan fece spallucce e aprì la portiera del suo pick up.
"Arrangiati", gli disse, salendo e chiudendo la portiera. Mentre avviava il motore, il colonnello cercò un altro argomento convincente. Pensò di far leva sulla lealtà di Logan.
"Il tuo Paese ha bisogno di te!", esclamò. Stavolta Logan non si trattenne e gli rise apertamente in faccia:
"Io sono canadese!", gli ricordò, partendo.
Impotente, Stryker rimase a guardare i fanalini di coda del pick up che si allontanava.
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Sul lettino, Wolverine si era teso ed aveva aggrottato la fronte in un cipiglio minaccioso. Ma mentre osservava il suo vecchio nemico, che sapeva oramai morto e sepolto, rimpicciolire nello specchietto retrovisore, tornò a calmarsi.
Miriam, seduta dietro al suo capezzale, si rilassò a sua volta: era stata pronta ad intervenire, ma Logan si era rasserenato da solo. Il ricordo era stata sgradevole, ma si era evidentemente concluso in modo soddisfacente.
Purtroppo, era solo il prologo di un crescendo di orrori.
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Il giorno dopo, Logan percorreva la strada verso la scuola elementare, in cerca di Kayla: era in ritardo al loro appuntamento, e questo era molto insolito. Inoltre, dopo la molesta visita di Stryker, Logan era preoccupato.
L'auto di Kayla era ferma in mezzo al sentiero, vuota. Logan balzò dal pick up e vide i segni degli artigli sul cofano. Li riconobbe subito: troppe volte li aveva già visti.
Erano di Victor Creed.
Nonostante la piacevole temperatura estiva della foresta canadese, si sentì ghiacciare il sangue nelle vene.
"Kayla!", vociò disperatamente, "Kayla, dove sei?!"
Annusò l'aria, usando il suo senso dell'olfatto eccezionalmente sviluppato per cercare l'usta. Girò attorno alla vecchia berlina, fiutando con la massima attenzione. Ecco! L'aveva trovata. La seguì.
E la trovò.
Kayla giaceva a terra in una pozza di sangue. Il davanti dei suoi abiti era lacerato.
"KAYLA!" urlò Logan, precipitandosi al suo fianco. La prese tra le braccia, cercando inutilmente un segno di vita, "Kayla…"
Sollevò il volto al cielo ed emise un ululato di dolore insopportabile.
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Lo stesso ululato echeggiò nella stanza d'infermeria, facendo rizzare i capelli in testa a Jean e a Hank. Miriam lanciò un alto lamento e lacrime le colarono di tra le palpebre chiuse: nessuna delle terribili sofferenze già patite da Logan poteva paragonarsi al tormento estremo che stava percependo in quel momento. Spalancò la porta verso la consolazione della Dea ed il nero torrente dell'afflizione si precipitò in quella direzione, scomparendo oltre la soglia e dividendosi subito in mille rigagnoli; in qualche modo, con l'aumentare della consuetudine, la dispersione del dolore era sempre più facile e veloce. Quella era una fortuna inaspettata, per la quale adesso Miriam fu particolarmente grata.
Jean lanciò a Beast un'occhiata preoccupata, ma il medico stava osservando i monitor e non se ne accorse. Gli indicatori vitali di Logan avevano subito un'impennata allarmante che lo aveva fatto sobbalzare, ma erano tornati quasi immediatamente entro valori accettabili.
La seduta poteva continuare.
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"Queste sono tue", gli disse Stryker, mostrandogli le piastrine d'identificazione che Logan aveva gettato via in quello sperduto villaggio nigeriano, quando aveva abbandonato la squadra, disgustato. Nudo, steso sulla barella metallica che tra poco lo avrebbe immerso in un liquido speciale, dentro al quale sarebbe avvenuta la sua trasformazione da essere umano ad arma indistruttibile, Logan lanciò loro un'occhiata indifferente:
"Ne voglio di nuove", dichiarò. Il colonnello inarcò un sopracciglio:
"Va bene", acconsentì, "Cosa vuoi che ci faccia scrivere?"
Logan pensò a Kayla. Il dolore era lancinante.
"Wolverine", rispose. Se la sua richiesta sorprese Stryker, questi non lo diede a vedere.
"Come vuoi", si limitò a dirgli.
Il colonnello si allontanò e tornò dopo pochi minuti solamente con le piastrine nuove. Gliele mise al collo, come a contrassegnare una proprietà. Logan lo lasciò fare.
Poco dopo, nella visuale limitata di Logan entrò una donna bionda, la dottoressa che supervisionava l'intero esperimento. Il suo volto era di pietra.
" Qualunque sia il motivo per cui lo fai", disse, "quando comincerà il dolore, pensa a quello: ti aiuterà a sopportarlo."
Logan non la degnò di uno sguardo:
"Ne ho passate di peggio."
La donna gli posò il respiratore sulla bocca e lo fissò.
"Non credo proprio", sentenziò, lapidaria.
Aveva ragione.
Lentamente, la barella calò nel liquido, tra un groviglio di tubature d'acciaio; Logan chiuse istintivamente gli occhi. La barella giunse sul fondo e si fermò; un coperchio chiuse ermeticamente il contenitore, rendendolo inquietantemente simile ad una bara trasparente. Decine di grossi aghi fuoriuscirono dalle tubature e perforarono il suo corpo immerso nel liquido incolore, facendolo sussultare. Poi l'adamantio fuso, il metallo non terrestre che sei anni prima era costato la vita a tutti gli abitanti del villaggio nigeriano, fu immesso dentro Logan, ricoprendo l'intero suo scheletro, dalle falangi delle dita dei piedi fino al cranio. Logan – Wolverine – non poteva urlare a causa del respiratore saldamente fissato alla sua faccia, né poteva muoversi per via degli spessi aghi piantati nel suo corpo; dilatò gli occhi, poi li serrò, cercando in tutti i modi di non perdere i sensi.
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La fronte di Logan, steso sul lettino dell'infermeria, si imperlò di sudore, e le sue mani si strinsero tanto da far sbiancare le nocche; ma il ricordo del dolore fisico fu meno difficile da sopportare di quello emotivo patito per la perdita di Kayla. Difatti, non gridò, né sfoderò gli artigli.
Miriam, la cui abilità empatica non coinvolgeva la sfera tangibile ma solo quella emotiva, non risentì alcun effetto.
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Gli aghi si ritirarono dal suo corpo. Attraverso la rossa nebbia del dolore, che solo lentamente cominciava a diradarsi, col suo udito straordinario Wolverine captò la voce di Stryker:
"Cancellategli la memoria."
Il procedimento era stato completato con successo: ora il suo scheletro era interamente ricoperto di adamantio ed era diventato indistruttibile. Logan era stato trasformato nell'arma finale. L'Arma X.
Ma non una macchina senza memoria, senza passato, senz'anima!
Stryker non aveva mai inteso aiutarlo a trovare Victor per fermarlo, e per vendicare Kayla, bensì aveva sempre e soltanto voluto usarlo per il suoi scopi!
Quando comprese la verità, un furore incontrollabile invase Wolverine, oscurando la sua mente. Sfruttando tutta la forza sovrumana appena acquisita, si dimenò nella vasca in cui giaceva ancora immerso nel liquido, sguainò gli artigli, ora divenuti esiziali lame di adamantio, tagliò il coperchio come se fosse fatto di burro e balzò in piedi ululando tutta la sua micidiale rabbia. I tecnici si diedero ad una fuga disordinata, mentre Stryker e gli altri militari presenti tentavano di prendere le armi. Quelli che riuscirono a colpire Logan non ottennero altro che farlo infuriare ulteriormente.
Ma l'intento di Logan non era tanto trucidare i presenti, quanto piuttosto fuggire il più lontano possibile. Così, si limitò a colpire solamente quelli che gli si paravano davanti mentre cercava una via d'uscita dalla base segretissima dove lo avevano portato, ignorando tutti gli altri. Una volta fuori dalla struttura, nudo e coperto di sangue, scomparve buttandosi giù dalla diga di Alkali Lake, nelle acque turbinose del fiume che si precipitava a valle.
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La spaventosa collera di Logan mandò in tilt i monitor di Beast, ma il pronto intervento di Miriam risolse subito la situazione. La seduta continuò.
A lla fine, Wolverine trovò Victor. E così scoprì il vero piano di Stryker: usare il DNA dei mutanti componenti la vecchia squadra per creare la vera arma finale, un super-mutante con tutti i poteri di coloro che Victor era stato mandato ad uccidere, e di cui lui, Logan, era il decimo ed ultimo elemento. Non solo: per costringerlo a collaborare, avevano inscenato la morte di Kayla, che in realtà lavorava per Stryker ed era viva e vegeta, una mutante pure lei, un'ipnotista a contatto, che riusciva a far fare o pensare alle persone quel che voleva semplicemente toccandole. Quella rivelazione fu per Logan più dolorosa di qualsiasi altra cosa avesse mai provato prima, salvo l'aver creduto Kayla morta. Ma poi venne fuori la verità: Kayla aveva accettato di collaborare con Stryker solo per salvare la vita alla sorella Emma, anche lei una mutante, capace di trasformare la propria pelle in diamante; in realtà, Kayla aveva finito con l'innamorarsi per davvero di Logan. Stryker però non aveva alcuna intenzione di mantenere la parola e liberare Emma; quando questo divenne chiaro, Kayla supplicò Logan di aiutarla, e lui lo fece; assieme ad Emma, liberarono anche tutti gli altri mutanti tenuti prigionieri da Stryker, ma vennero attaccati dal super-mutante; per proteggere la fuga di Kayla e degli altri, Wolverine lo affrontò. Il duello fu terribile, e Logan si rese ben presto conto di non avere possibilità contro l'avversario, dotato dei talenti di dieci altri mutanti, compresa la sua capacità di rigenerazione pressoché istantanea.
Il soccorso giunse dalla persona che meno poteva aspettarsi: Victor.
"Nessuno può ucciderti tranne me!", fu la sua giustificazione. La verità era sicuramente un'altra, ma Logan non l'avrebbe mai saputa.
Assieme, riuscirono ad uccidere il super-mutante.
"Questo non cambia niente, tra noi", dichiarò Logan, rivolto a Victor.
"Ci rivedremo ancora, Jimmy", gli disse Victor per tutta risposta, prima di voltarsi e sparire.
W olverine lo lasciò perdere: gli premeva molto di più trovare Kayla che far fuori il fratellastro, su cui non aveva comunque più motivo di vendetta dato che in realtà non aveva affatto ucciso la sua donna.
La trovò, ma era stata ferita gravemente. Logan la sollevò delicatamente in braccio e tentò di portarla in salvo, ma sul loro cammino si parò Stryker, armato di una pistola caricata con pallottole di adamantio. Freddamente, il colonnello gli sparò in testa, abbattendolo.
Quando si risvegliò, pochi minuti dopo, Logan non ricordava più niente, né il suo nome, né da dove veniva, né che cosa stava facendo in quel posto pieno di fumo e macerie. Al collo portava delle piastrine di riconoscimento che egli suppose fossero sue: da un lato c'era scritto "Logan", dall'altro "Wolverine". Ma nessuno dei due nomi gli diceva niente. La sua memoria era una tabula rasa.
Poco lontano giaceva una bellissima donna bruna, gli occhi scuri dallo sguardo vitreo rivolti al cielo; lui non la riconobbe, ma ebbe pietà di lei e le chiuse le palpebre, con riverenza.
Stordito e confuso, si allontanò per mai più tornare.
Una lacrima solitaria spuntò dall'angolo di un occhio di Logan, scivolando quietamente sulla sua tempia. Sotto le dita, Miriam la percepì e, conoscendo la riluttanza del suo uomo a manifestare apertamente i suoi sentimenti, l'asciugò furtivamente.
Le emozioni che si erano susseguite nell'animo di Wolverine erano state molto forti e quasi tutte negative – dolore, tradimento, violenza, odio – ma Miriam era riuscita a gestirle con relativa facilità, agevolata dalla pratica e dalla profonda conoscenza che aveva del soggetto trattato. Ciò non di meno, erano entrambi esausti, e Beast non lesinò in barrette energetiche con nessuno dei due.
"È finita", dichiarò Charles, rientrato da Cerebro, "Non c'è più alcun grumo d'ombra nella tua mente, Logan."
Wolverine annuì stancamente; il suo fattore di rigenerazione aveva già compiuto quasi tutto il recupero fisico, ma dal punto di vista emotivo si sentiva uno straccio.
"Sapevo che era stato Stryker a trasformarmi", disse, "ma non immaginavo come fosse riuscito a convincermi a sottopormi all'esperimento: ora lo so."
Ingoiò l'ultimo boccone della quarta barretta energetica.
"Con l'inganno, immagino", suppose Jean, parlando a bassa voce. Logan annuì:
"Esatto", confermò, "Amavo una donna…", lanciò un'occhiata a Miriam, preoccupato di ferirla, ma lei non batté ciglio, "Si chiamava Kayla Volpe d'Argento. Stryker l'ha usata per arrivare a me. Facendomi credere che Sabretooth l'avesse uccisa, mi ha indotto a farmi iniettare l'adamantio in modo da rendermi più forte di lui e fornirmi la capacità di ucciderlo per vendicarmi. In realtà, erano complici, ed il vero intento di Stryker era creare un super-mutante invincibile, fornito dei talenti di dieci mutanti, compresa la mia capacità rigenerativa e quindi la possibilità di sopravvivere al trattamento con l'adamantio. Non so perché non abbia usato Sabretooth per questo, forse il suo fattore di autoguarigione è più debole del mio…", si portò una mano alla fronte mentre il suo talento di risanamento stroncava sul nascere una tremenda emicrania, "In realtà Victor non aveva ucciso Kayla: anche lei era loro complice."
"Oh no…", mormorò Miriam con profonda compassione, posandogli una mano sul braccio. Lui le coprì la mano con la propria:
"No, no, era stata costretta a collaborare", spiegò, "All'inizio anch'io ho creduto che mi avesse tradito, facendomi innamorare di lei col suo talento, che era l'ipnosi a contatto, per farmi finire nelle mani di Stryker, ma in realtà su di me non lo ha mai usato. Anche lei mi amava. Ha dovuto aiutare Stryker per salvare sua sorella Emma."
Charles corrugò la fronte, e anche Miriam inarcò le sopracciglia; i due vecchi amici si scambiarono uno sguardo incredulo.
"Emma Frost?", domandò il Professor X.
Wolverine girò lo sguardo su di lui:
"Non saprei… La conosce?"
"Forse… La sua capacità è trasformare la pelle in diamante?"
"Esatto, è proprio lei…"
"Tutto torna", annuì Miriam, "Sedici anni fa, Charles aveva appena attivato Cerebro", raccontò a Logan, "Ha percepito un gruppo di mutanti terrorizzati. Li ha localizzati ad Alkali Lake ed è andato a prenderli con un elicottero – all'epoca non avevamo ancora il Blackbird – e tra loro c'era Emma. Sabretooth li aveva rapiti tutti per conto di Stryker, ma non avevano idea del perché. Noi stessi lo abbiamo appreso solo adesso, tramite te."
Charles annuì:
"Emma mi ha supplicato di trovare sua sorella, ma non sono riuscito a percepirla", riferì, "In seguito, non ne disse mai il nome, come se volesse cancellarla. Il dolore della perdita fa fare cose strane alla psiche…"
"Non l'ha percepita, professore, perché era morta", rivelò Logan tristemente, "Durante la fuga, è stata ferita dagli scagnozzi di Stryker. Non sono riuscito a salvarla", strinse i pugni, facendo sbiancare le nocche, "Ero impegnato ad affrontare il super-mutante. Era Wade Wilson, uno dei miei ex compagni della squadra di Stryker. Era molto più forte di me, con le capacità di tutti quegli altri mutanti, e mi avrebbe ucciso se non fosse stato per Sabretooth. È spuntato fuori dal nulla e si è messo a combattere fianco a fianco con me, come ai vecchi tempi. Abbiamo fatto fuori Wade insieme, e poi Victor se n'è andato, promettendomi che ci saremmo rivisti. E così è stato, ma non si è fatto riconoscere, il bastardo…"
Wolverine scosse la testa, ancora incapace di persuadersi davvero del fatto che lui e Sabretooth erano figli dello stesso padre. Sospettava che non ci sarebbe mai riuscito.
"Quando sono tornato a cercare Kayla, l'ho trovata a terra, ferita gravemente", continuò, la voce resa atona dallo sforzo di contenere la commozione, "Mentre cercavo di portarla in salvo, da qualcuno che potesse curarla, è arrivato Stryker e mi ha sparato in testa. Non so in che modo, ma la mia memoria è stata cancellata, e quando mi sono svegliato, non sapevo né chi ero, né dove mi trovavo. Stryker non c'era più, e Kayla era morta… Non l'ho neppure riconosciuta!"
Si prese il volto tra le mani in un gesto così assolutamente fuori carattere da stringere il cuore a tutti i presenti. Miriam gli accarezzò il braccio per fargli sentire la propria presenza ed il proprio supporto, ma specialmente tutto l'amore che provava per lui.
Dopo qualche istante, Logan si riprese e tornò a sollevare gli occhi, lo sguardo nebuloso, perduto nel ricordo.
"Al collo avevo delle piastrine di riconoscimento. Le ho tenute perché non avevo nient'altro del mio passato… ma adesso le butterò via."
Era comunque un pezzo che non le indossava più: le aveva prestate a Rogue quando si era assentato la prima volta dalla magione, poi quand'era tornato lei gliele aveva restituite, ma per qualche motivo lui non le aveva più portate.
Lo sguardo di Logan tornò al presente e si posò su Darkarrow:
"Avevo chiesto io a Stryker di fare quelle piastrine: Logan era il nome che usavo in quel periodo, mentre Wolverine viene da una leggenda indiana che Kayla mi aveva raccontato ed in cui mi ero identificato."
Ci fu silenzio per alcuni momenti.
"Penso sia il caso che andiamo tutti a riposare", suggerì Charles quietamente, "Questa seduta è stata davvero spossante."
"Mi dispiace", disse Logan, "Non potrò mai sdebitarmi per quello che avete fatto per me…"
Xavier gli rivolse un sorriso rassicurante:
"Non dirlo neppure, Logan: se i ruoli fossero invertiti, tu faresti altrettanto per chiunque di noi. Dico bene?"
L'altro si azzittì e, riconoscendo la verità nelle parole del Professor X, annuì.
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Trascorsero un paio d'ore, tutto ciò che fu necessario sia a Wolverine che a Miriam per riprendersi dalla stanchezza della seduta. Avevano optato per riposare separatamente, ma ora Logan sentiva il bisogno di parlare con Darkarrow. Bussò alla sua porta, delicatamente perché, nel caso stesse dormendo, non intendeva disturbarla.
"Avanti", udì invece la sua voce melodiosa. Aprì uno spiraglio e ficcò dentro la testa:
"Spero di non averti svegliata…", esordì in tono esitante.
"Ma per niente affatto!", rispose lei vivacemente, "Entra, dai!"
Logan obbedì e, richiusa la porta, raggiunse il letto, da dove lei si stava alzando. I suoi lunghi capelli bruni erano spettinati, segno che aveva dormito, come lui del resto.
"Ti sei riposata abbastanza?", le domandò, sentendo la necessità di essere rassicurato.
"Sì, grazie…", vedendo che il suo cipiglio non si distendeva, Darkarrow piegò la testa di lato e lo squadrò da sotto in su, "Sto meglio, davvero!", ribadì, con maggior forza, "Tu, piuttosto?"
"Mi sento… sconnesso", ammise lui, ben sapendo che era perfettamente inutile raccontarle frottole, "Devo ancora elaborare la maggior parte delle cose che ho scoperto oggi, e penso che alcune non riuscirò a digerirle nemmeno con un quintale di bicarbonato!", aggiunse con uno guizzo di umorismo. Ottenne di strapparle un mezzo sorriso.
"Eppure è meglio accettare le cose spiacevoli del nostro passato, piuttosto che rifiutarle", disse Miriam lentamente, "Ho imparato a mie spese che, se fingi che non siano mai successe, continuano a tormentarti e alla lunga ti rovinano la vita."
Wolverine strinse le labbra:
"Ci proverò", disse.
Darkarrow gli si avvicinò e gli prese le mani tra le sue, scrutandolo in viso. Non aveva bisogno della propria capacità empatica per vedere che era turbato.
"La conoscenza completa del tuo passato vale il prezzo che hai pagato per apprenderla?", gli chiese sommessamente.
"Sì", rispose subito lui, con forza, "Non m'importa se il prezzo per me è stato alto, quel che invece mi interessa è che tu non abbia pagato un conto troppo salato."
"Non è stata una passeggiata", ammise sinceramente Miriam, "ma l'ho fatto perché volevo farlo. Nessuno mi ha costretta. Tu faresti altrettanto, per me."
"Nel modo più assoluto", confermò Logan con enfasi, "Sai che darei la mia vita, per te."
"E io per te…", fece appena in tempo a dire Darkarrow prima che lui le chiudesse la bocca con un bacio appassionato.
"Ti amo, principessa", le mormorò sulle labbra, "Ti amo immensamente. Mi credi, vero?"
Sconcertata, Miriam si ritrasse dal suo abbraccio.
"Certo che sì!", rispose, "Che razza di domanda sarebbe, questa?"
"Io…", sospirò Logan, maledicendo una volta di più la propria inettitudine ad esprimersi con parole adeguate, "Non sei gelosa di Kayla?", buttò fuori allora, senza girarci intorno.
Darkarrow corrugò la fronte.
"Dovrei?", indagò.
"No, io…", nuovamente Wolverine annaspò alla ricerca delle parole giuste, "L'amavo per davvero, Miriam… ma era diverso che con te. Non c'era questo strano senso di legame che va oltre la vita attuale che provo con te. Ormai so che io e te ci siamo conosciuti in altri tempi e in altri luoghi. È vero, amavo Kayla ma… non come amo te."
"Non si ama mai due volte allo stesso modo", osservò serenamente Darkarrow, "Anch'io sono stata innamorata di un altro, molto tempo fa, ma era diverso che con te. Non ho motivo di essere gelosa di Kayla, così come tu non hai motivo di essere geloso di Alejandro. Inoltre, il nostro rapporto trascende il tempo, siamo due anime che si cercano continuamente e continuamente si ritrovano, da una vita all'altra, forse non sempre come amanti, ma di certo sempre complete solo se insieme. Come potrei essere gelosa di qualcuna, quando sono io quella ad avere la vera esclusiva sul tuo cuore?"
"Hai ragione, è così", confermò Logan, "però vorrei dimostrarti concretamente quanto ti amo. Sai che io sono il tipo da fatti, non da parole. Ma… non so come fare."
Miriam pensò subito di proporgli un trattamento, come quel giorno in cui era stato lui ad invitarla a farlo in modo che potesse fugare i propri dubbi riguardo ai suoi sentimenti nei confronti di Jean. Poi ricordò cos'era seguito, ed un lento sorriso impudente le increspò le labbra:
"Che ne diresti di soddisfare una mia fantasia erotica?"
Wolverine la fissò per un istante senza parole, poi sogghignò spudoratamente:
"Direi che è un'idea superlativa…"
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Darkarrow era seduta davanti al computer e ne fissava lo schermo, senza vederlo. Udì bussare e disse distrattamente:
"Avanti!"
Sulla soglia comparve Logan, che entrò e si chiuse la porta alle spalle.
"Stai lavorando da troppo tempo", le disse in tono deciso, "Hai bisogno di una pausa."
Miriam sospirò e distolse lo sguardo dal monitor per fissarlo su Wolverine:
"Hai ragione, ma…"
"Niente ma", la troncò lui; con sorpresa, la donna notò che chiudeva a chiave, "Mezz'ora di ritardo non manderà in rovina il mondo."
"Beh, quanto a questo, hai ragione", ammise lei, "ma Warren sta aspettando che lo chiami per dirgli…"
"Qualunque cosa tu debba dirgli, può aspettare trenta minuti", decretò Logan, assumendo un cipiglio che non prometteva niente di buono, "Ora ti prendi una pausa, punto."
A Darkarrow non piaceva interrompersi, ma riconosceva che a volte era necessario. Si stiracchiò e le sue spalle schioccarono.
"Accidenti…", borbottò. Logan aggirò la scrivania e si piazzò dietro la poltrona girevole su cui era seduta.
"Non muoverti", la esortò, posandole le mani sulle spalle, "Trattamento rilassante"
Cominciò a massaggiarla, e dopo pochi istanti Miriam emise un sospiro di beatitudine. In realtà, per merito della sua capacità di autoguarigione, non avrebbe avuto alcun bisogno di un massaggio, tanto il disagio sarebbe sparito nel giro di pochi secondi, ma era troppo piacevole sentirsi addosso le mani di Logan.
"Ah, questo è paradisiaco…", commentò in tono estasiato. Logan sorrise tra sé e continuò a massaggiarle i muscoli affaticati di collo e spalle per alcuni minuti. Poi, inaspettatamente, girò la poltrona e le si inginocchiò davanti. Darkarrow lo guardò perplessa, e lui le fece il suo irresistibile ghigno lupesco.
"Trattamento rilassante completo", annunciò. Si sporse in avanti e le baciò la punta del naso. Lei sorrise a quel gesto fanciullesco, prima che Logan la baciasse gentilmente sulle labbra.
Poi l'uomo si sedette all'indietro sui talloni e le sfilò i sandali, cominciando a massaggiarle i piedi, le caviglie e i polpacci. Miriam si posò all'indietro contro lo schienale della poltrona e chiuse gli occhi con un altro sospiro estatico. Era così bello farsi coccolare da Logan…
Lentamente, i movimenti di Wolverine si tramutarono da massaggio in carezze. Niente di allusivo, tanto meno di erotico, ma Darkarrow percepì ugualmente la differenza.
E poi lui le baciò l'interno di una caviglia. Una scossa elettrica le corse da quel punto dritto al suo grembo, ed un lieve gemito le sfuggì dalle labbra.
Notando la sua reazione, Wolverine le baciò anche l'altra caviglia, stavolta con un tocco della lingua. Miriam trasalì ed aprì di scatto gli occhi; le pareva che le sue viscere avessero preso improvvisamente fuoco.
"Logan…", mormorò con voce leggermente roca. Fu la volta di Wolverine di sentire una scossa elettrica, come sempre gli capitava quando udiva quel tono nella voce di Miriam. Senza una parola, le fece scivolare la mano lungo la gamba, dalla caviglia su per il polpaccio fino a dietro il ginocchio, dove indugiò un momento ad accarezzare la tenera pelle; il suo tocco su quella parte sensibile del suo corpo le fece arricciare la dita dei piedi. Incoraggiato, Logan proseguì, insinuando la mano sotto la morbida gonna, sul lato esterno della coscia, gli occhi negli occhi di lei.
Miriam pensò che quello sguardo avrebbe dovuto essere dichiarato fuori legge: come avrebbe mai potuto una donna resistere ad un'occhiata simile? Qualunque femmina sana di mente gli sarebbe saltata immediatamente addosso… Sapere che quello sguardo era riservato soltanto ed esclusivamente a lei, Miriam, ebbe il potere di risvegliare in lei una bramosia travolgente.
Riconoscendo la sua espressione, Wolverine si sentì mancare il fiato: molte donne gli avevano rivolto sguardi vogliosi, ma negli occhi di Miriam oltre al desiderio sessuale c'era anche tutta l'intensità del suo sentimento d'amore per lui, e rendersene conto gli fece quasi perdere la testa. Solo la consapevolezza di essere lì per lei lo trattenne dal strapparle di dosso gli abiti seduta stante e prenderla immediatamente.
Infilò l'altra mano tra le sue ginocchia, e subito Miriam aprì le gambe; mentre sentiva le dita di Logan salire lungo l'interno della coscia, la donna avvertì un'ondata di calore umido inondare il centro del suo corpo; spinse il bacino in avanti, impaziente di percepire le dita dell'uomo dove le voleva maggiormente.
Wolverine non si fece certo pregare; un momento più tardi, attraverso la sottile stoffa delle mutandine, le posò il pollice direttamente sul clitoride e lo mosse in cerchio. Miriam sussultò e mugolò di piacere, spostandosi in modo da aumentare la frizione. Lui la stimolò impietosamente per diversi secondi, poi la sua eccitazione raggiunse il limite e con un ringhio l'afferrò per i fianchi e la tirò verso di sé, mettendola seduta proprio sul bordo della poltrona. Le tirò su la gonna e rapidamente le agganciò le mutandine sui lati, cominciando a tirare; lei sollevò i fianchi per aiutarlo a togliere di mezzo l'indumento. Logan gettò via gli slip, poi calò la testa tra le gambe di Miriam ed appoggiò la bocca sulla sua parte più intima, cominciando a lambire ed a suggere le tenere pieghe vellutate. Darkarrow si morse un labbro per non lanciare un alto gemito, che avrebbe potuto essere udito da chiunque stesse transitando per l'atrio in quel momento. Gettò la testa all'indietro ed ansimò a bassa voce il nome di Logan mentre lui le vellicava il punto esatto del suo piacere con la punta della lingua, ancora ed ancora. Poi lo sentì percorrere tutto il solco della sua femminilità ed infine penetrarla profondamente, incrementando la sua eccitazione e portandola ad altezze sempre più vertiginose. Di nuovo Miriam si morse le labbra per non gemere troppo forte, mentre la pressione dentro di lei saliva a livelli insopportabili. Proprio mentre stava per raggiungere il culmine, Logan ritirò la lingua e lei prese fiato per emettere un lamento di protesta, ma prima che accadesse lui immerse un dito nella sua cavità muliebre e lo curvò leggermente come nel gesto che dice vieni qui, mentre allo stesso tempo continuava ad usare la punta della lingua per accarezzarle il clitoride. Un istante dopo il climax le esplose nelle viscere, con una tale potenza che la vista le si oscurò ed il respiro le si bloccò, impedendole di emettere uno strillo che sarebbe stato altrimenti udito da metà degli abitanti della scuola.
Wolverine la tenne saldamente mentre sentiva i suoi muscoli interni tremare convulsamente attorno al proprio dito. Quando l'ebbe condotta fino in fondo al suo orgasmo, tolse la bocca dalla sua apertura e si leccò le labbra dai deliziosi umori, poi le asciugò con il dorso di una mano e drizzò la schiena per guardarla. Miriam aveva il viso arrossato e gli occhi chiusi, ed era una visione assolutamente incantevole.
Lentamente, Darkarrow aprì le palpebre e lo osservò con uno sguardo languido, ancora carico di desiderio. Aveva avuto il proprio piacere – e che piacere! – ma era ben lontana dall'essere realmente soddisfatta: ciò sarebbe accaduto solo dopo che anche Logan avesse goduto quanto lei.
"Mai fatto una pausa più piacevole", bisbigliò. Wolverine sogghignò.
"Ogni volta che vuoi, piccola", le bisbigliò di rimando. Lei inarcò un sopracciglio, mentre le forze le tornavano con la rapidità dovuta al suo dono. Un sorriso sfacciato le incurvò gli angoli della bocca.
"Ah, ma non è ancora finita", dichiarò. Prima che Logan potesse fare o dire alcunché in merito, si diede una spinta all'indietro, scostando la poltrona in modo da potersi alzare in piedi. La gonna le ricadde attorno alle gambe mentre afferrava le mani di Wolverine e lo invitava perentoriamente ad alzarsi; lui l'assecondò, nonostante fosse alquanto confuso. Cosa aveva mai in mente, Miriam?
Miriam gli passò le braccia attorno al collo e gli fece abbassare la testa per posare la bocca sulla sua. Con la punta della lingua gli sfiorò la giunzione delle labbra, che Logan prontamente schiuse; con un sospiro di contentezza, Darkarrow allungò la lingua ed incontrò la lingua di Wolverine, ingaggiando un'eccitante e sensuale contesa.
Quando infine interruppero il bacio, per la pura e semplice necessità di respirare, con un sorriso sempre più spudorato Darkarrow lo spinse all'indietro contro la scrivania, dove lo fece sedere sul bordo. Rapidamente, le sue mani agli aprirono la fibbia della cintura.
"Ehi, che cosa fai?", protestò lui, sinceramente sorpreso, "Si supponeva che questa fosse la realizzazione di una tua fantasia erotica…"
"E chi ti dice che non lo sia anche questa?", ritorse Miriam, mentre gli abbassava la cerniera dei jeans, "Due in una…", aggiunse ridacchiando maliziosamente, prima di posare la mano sulla sua erezione. Logan gemette al contatto e si premette istintivamente contro il palmo della sua mano.
"Ah, allora va benissimo…", mormorò, rabbrividendo di piacere mentre lei lo accarezzava per tutta la sua lunghezza.
La donna gli abbassò i pantaloni e i boxer fino a metà coscia, poi tornò a toccarlo, usando una mano per coprirgli il membro e l'altra per sfiorare lo scroto. Logan sentì le ginocchia trasformarsi in gelatina e, se non fosse stato seduto sull'orlo della scrivania, sarebbe certamente stramazzato.
"Sei fantastica, piccola…", mormorò.
"E non è ancora niente", lo provocò lei, lanciandogli un sorriso sfrontato; si inginocchiò davanti a lui e lo prese in bocca. Wolverine trasalì e poi mandò un lamento strozzato mentre la sentiva succhiarlo avidamente.
"Avevi… ragione", boccheggiò. Da quando stavano insieme, ed erano ormai sei mesi e mezzo, non le aveva mai lasciato portare a termine una fellatio, troppo voglioso di stare dentro lei, ma stavolta sapeva di non poterla fermare: dopotutto, era lì per dimostrarle quanto l'amava, e se lei aveva deciso di farselo, doveva starci. Beh, non che gli spiacesse…
Finalmente libera di agire a modo suo, Miriam lo lavorò con tutta la sua abilità. Mentre continuava a suggerlo ed a leccarlo, gli accarezzò i testicoli, usando il palmo della mano, le dita e le unghie. Lo udì emettere un gemito soffocato; sollevò lo sguardo e lo vide con gli occhi chiusi e la bocca aperta, il respiro irregolare. Notò che teneva le mani convulsamente aggrappate all'orlo della scrivania, forse per non afferrarle la testa e spingerla con forza eccessiva. Sorrise dentro di sé e si diede ancor più da fare: lo afferrò alla base e cominciò a pompare con ritmo costante.
Non ci volle molto perché Logan raggiungesse il limite; il suo corpo si tese nei prodromi dell'orgasmo, ma un attimo prima di lasciarsi andare si ricordò che molte donne non amano sentirsi schizzare in bocca.
"Attenta… sto per venire…", l'avvertì, senza fiato. Lei emise un basso brontolio per fargli capire che lo aveva sentito; la vibrazione gli si riverberò sul glande e lo spedì istantaneamente in orbita: con un tremito che lo scosse nel più profondo del suo essere, nel corpo non meno che nell'anima, godette così acutamente come non avrebbe mai pensato possibile. Si ricordò appena in tempo di dove si trovava e si trattenne dal manifestare ad alta voce il proprio piacere, riuscendo a malapena a limitarsi ad emettere solamente un verso strozzato.
Miriam lo tenne in bocca finché le sue spasmi non cessarono, poi leccò le ultime gocce di seme e, con un sorriso di trionfante soddisfazione, si sollevò in piedi.
Sentendola muoversi, Logan aprì gli occhi.
"Vieni qui", borbottò, allungando le braccia per stringerla a sé. Darkarrow gli si accoccolò contro il petto e gli baciò il collo.
"Allora, mio bel cavaliere, ti è piaciuto?", gli bisbigliò all'orecchio. Il suo alito caldo gli mandò brividi lungo la spina dorsale.
"Mai goduto così tanto", gli sfuggì detto, prima che si rendesse conto di quanto potesse suonare triviale quell'affermazione, "Ahem…"
Ma Miriam si limitò a sghignazzare. Sapeva bene che il linguaggio di Logan era tutto fuor che raffinato, ma la sua sincerità era così disarmante che non poteva in alcun modo sentirsi oltraggiata.
"Lieta di sentirtelo dire", affermò, "perché neppure io avevo mai goduto tanto come prima."
Lui sbruffò in una risata, sollevato che lei non si fosse offesa per la sua uscita poco elegante ed anzi gli avesse risposto a tono.
"Sempre a tua disposizione, mia principessa", ribadì, accarezzandole la schiena. Poi, un poco a disagio per via dei jeans e dei pantaloncini ancora al ginocchio, la scostò leggermente per potersi sistemare. Quando ebbe finito, sollevò lo sguardo per scoprirla che lo stava fissando intensamente.
"Ti amo, Logan, Wolverine, James Howlett", gli disse a bassa voce, snocciolando tutti i suoi nomi, "Ti amo con ogni fibra del mio essere. E so che anche tu mi ami allo stesso modo. Ne sei convinto?"
Lui ricambiò il suo sguardo, e la sua espressione si fece molto seria.
"Sì, ne sono convinto, principessa Miriam Angelini-Valmonti di Valleogra", affermò, enunciando il suo titolo e nome al gran completo, a imitazione di quanto aveva fatto lei un momento prima, "E non è stato quanto è appena successo in questa stanza a convincermi, lo sapevo già… ma non ho resistito alla tentazione di realizzare la tua fantasia, lo sai che era un mio sogno, no?"
Fece una buffa smorfia, aspettandosi una reprimenda per il suo piccolo sotterfugio; ma Miriam si limitò a sogghignare con aria furbetta:
"Perché, credi che non me ne fossi resa conto? Non penserai davvero che io ti ritenga così rozzo da far passare il nostro rapporto soltanto attraverso il sesso, no?"
"Ah, uhm…", bofonchiò Logan, non sapendo bene cosa rispondere: per lui il sesso era sempre stato molto importante – non ne avrebbe mai fatto senza volontariamente – ma con Miriam aveva imparato che esso può essere sì il mezzo principale per esprimere un sentimento d'amore, ma che non è certo l'unico.
"Non solo attraverso il sesso", ammise infine, solo vagamente a disagio. Aveva sempre avuto una certa difficoltà a mettere a nudo i propri sentimenti, ma con Darkarrow gli veniva più facile.
"Appunto", concluse Miriam sorridendo. Logan la guardò negli occhi e si perse in quelle scure iridi vellutate.
"Sono tuo, Miriam", mormorò, "Lo sono stato chissà quante volte in vite precedenti, e lo sono adesso in questa. Voglio che tutto il mondo lo sappia: sposami."
Darkarrow gli sgranò gli occhi addosso: mai avrebbe creduto che il selvatico Wolverine prendesse in considerazione il matrimonio. Né a dire il vero l'aveva fatto lei. Dopo essere rimasta vedova a ventisei anni, non aveva mai pensato di risposarsi. All'inizio era stato perché, dopo essersi maritata per necessità economiche – in seguito alla Grande Guerra, i Valleogra erano finanziariamente del tutto rovinati – non era interessata a ripetere l'esperienza e voleva godersi la sua libertà, tanto più che aveva scoperto allora il proprio talento per gli affari, cominciando ad aumentare la ricchezza del marito scomparso a velocità vertiginosa; poi, in seguito ad un incidente che avrebbe dovuto esserle fatale, era giunta la rivelazione del proprio fattore di autoguarigione, a cui dopo poco era seguita la constatazione che non invecchiava, e questo le aveva fatto rinunciare ad avere un compagno fisso. Oh, al cuore non si comanda, e ad un certo punto, durante il suo trentottesimo anno d'età anagrafica, si era innamorata di Alejandro, un duca spagnolo conosciuto a Parigi. Si era concessa sei mesi con lui, poi era sparita inscenando il suo primo decesso con l'aiuto di alcuni potenti amici che le dovevano grossi favori. In seguito a quell'episodio, era emigrata negli Stati Uniti, solo pochi mesi prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Sapeva d'aver fatto soffrire orribilmente quell'uomo, ed ogni tanto la coscienza le rimordeva ancora, anche se a livello razionale sapeva perfettamente di non aver avuto altra scelta. Da allora però aveva corazzato il proprio cuore contro l'amore.
Finché non era arrivato Logan.
Ma ciò non di meno la sua richiesta la lasciava senza parole.
"Aww… non so che dire…", balbettò.
"Dì di sì!", esclamò Logan scherzosamente, ma l'incertezza di lei lo aveva turbato, "Naturalmente però, solo se lo vuoi veramente", aggiunse sommessamente. Dal suo tono, Miriam comprese che era deluso.
"Non è che non voglia", chiarì, "Il fatto è che noi due ci apparteniamo e nessun legame giuridico può rendere questa cosa più vera e reale di quanto non lo sia già. In questo senso, il matrimonio tra noi è superfluo. Ma…", sorrise teneramente, "sto parlando del solo matrimonio civile. In realtà, l'idea di far benedire la nostra unione dalla Dea mi attira."
Logan tornò a respirare. Non s'era neppure accorto d'aver smesso, in attesa che lei finisse di parlare. Santo cielo, quella donna aveva la sua vita tra le proprie mani… e lui si sentiva al sicuro. Perfettamente al sicuro.
"Allora… il tuo è un sì?", domandò sottovoce, ricambiando il suo sorriso.
"È un sì", confermò lei, sporgendosi e posandogli un bacio sul mento. Wolverine la strinse a sé con forza, affondando il viso nella morbida massa dei suoi capelli bruni.
Venuti al mondo con lo straordinario dono di una vita virtualmente eterna, fino ad allora l'avevano vissuta in parte come una maledizione, nella terribile consapevolezza di dover sempre perdere, prima o poi, coloro che amavano. Sarebbe stato ancora così, purtroppo, ma almeno adesso ciascuno aveva l'altro, e ciò avrebbe reso più sopportabile il dolore delle inevitabili perdite.
"Mi chiedo cosa ho mai fatto per meritarti…", bisbigliò Logan. Lei gli strofinò la punta del naso contro il collo, sorridendo.
"La stessa cosa che ho fatto io per meritare te", rispose, "Ma di qualunque cosa si tratti, non m'importa. Quel che m'importa, è stare insieme a te. Magari per i prossimi mille anni o giù di lì."
"Ci sto", mormorò Logan, scostandosi e prendendole il volto tra le mani per guardarla negli occhi. Si sorrisero, con la vera tenerezza che nasce solamente da un sentimento autentico.
F I N E
