Fu concesso loro di lasciare il piccolo ospedale dove era stato ricoverato, molto più tardi del previsto, per una concatenazione di eventi imprevedibili che lo avevano progressivamente innervosito e portato all'esasperazione, anche se era consapevole di non poter in nessun modo cambiare la realtà dei fatti. Ma saperlo non mitigava la sensazione impellente di essere sull'orlo della deflagrazione. Ne aveva abbastanza di essere paziente e di rimanere calmo in attesa di quella che considerava a tutti gli effetti una liberazione dalla prigionia. Aveva un disperato bisogno di riprendere un po' di controllo su ciò che riguardava la sua vita, almeno in parte. Era demoralizzante sentirsi inerme e in balia delle scelte altrui. Quella era stata la parte peggiore, se non si contava l'aver creduto di essere sul letto di morte, un'altra esperienza che avrebbe preferito lasciarsi alle spalle. Ma dal momento che il pericolo era stato scongiurato, rimaneva la sensazione frustrante di non poter decidere per se stesso.

Prima si era trattato di un'emergenza che aveva tenuto impegnato quasi tutto lo staff ridotto all'osso, - naturalmente lui non si sarebbe lamentato per una cosa del genere, era evidente che la priorità andasse a qualcuno che stava male sul serio, non a lui. Quando la situazione era sembrata tornare alla normalità, il medico che doveva firmare le sue dimissioni si era reso improvvisamente irreperibile. Castle aveva stretto i denti e contato i segni sul linoleum, notando la comparsa di un fastidioso tic alla gamba.

Quando era finalmente arrivato il momento di varcare l'agognata soglia, si era dovuto fermare a rispondere a diverse richieste di autografi. Con suo sgomento, perché non se lo aspettava e perché era l'ultima cosa a cui volesse dedicarsi, erano apparsi alla chetichella quelli che si erano rivelati essere lettori più che entusiasti dei suoi romanzi. Lo avevano informato che avevano organizzato perfino alcune letture di gruppo alla biblioteca locale. Avrebbe voluto visitarla? Magari si sarebbe potuto organizzare un incontro con il sindaco, tagliare un nastro, apporre una targa. Perché non fare anche un giro della cittadina in carrozza, da cui avrebbe salutato tutti come se fosse stato il rampollo di una casa regnante europea?
Aveva tenuto a freno il sarcasmo. Era stato necessario farlo. Di solito era molto più tollerante e anzi, felice di ricevere riconoscimenti pubblici, sia perché era quello che era stato istruito a fare, sia perché lo apprezzava in prima persona, l'affetto del pubblico non era scontato e gli faceva piacere.

Non in quella occasione. Gli era parsa un'intollerabile invasione della sua privacy e quella della sua famiglia in una situazione per giunta delicata. Solo il giorno prima era stato felice dell'insperato anonimato che aveva garantito loro la pace di cui avevano bisogno e ora si ritrovava circondato da una folla ansiosa di farsi una foto con lui, invitarlo da qualche parte, magari pedinarlo. Per non parlare del fatto che erano felici all'idea di incontrare la sua Musa, così si erano espressi, la vera Nikki Heat. Si era dovuto controllare più di quanto si fosse mai imposto di fare, sentendosi anche un po' in colpa. Di solito era molto più garbato e amichevole, ma non poteva fare altrimenti.

Naturalmente, come prevedibile, alla fine della lunga attesa, dei saluti e delle copiose strette di mano, nemmeno fosse stato il Papa in visita, si era ritrovato completamente esausto. Corpo e mente erano presi in ostaggio da una cupa spossatezza di cui non capiva l'origine e che gli rendeva difficoltoso pronunciare frasi di senso compiuto e non suoni inarticolati che avrebbero indotto i medici a ricoverarlo per un'altra notte. Meglio rimanere in silenzio, spendere poche parole solo se necessario, sperando di guadagnare in fretta l'uscita.
Era già stata un'impresa coordinare i gesti necessari per rivestirsi, con il cambio che Kate gli aveva portato dallo chalet, nonostante fosse arrivato in ospedale con abiti più che dignitosi. Ma lei aveva preferito riporli in una busta, di cui forse non avrebbe mai saputo il destino.
Mentre era alle prese con la lunga fila di bottoni della camicia, sua moglie lo aveva osservato impensierita, notando le sue difficoltà, ed era stata sul punto di offrirsi di dargli una mano. Si era trattenuta, forse per non ferire il suo orgoglio mascolino, e lui gliene era stato grato. Gli premeva di riconquistare la sua indipendenza, a qualsiasi costo.

Durante l'estenuante attesa del certificato che lo avrebbe reso un uomo libero, avevano tentato di rabbonirlo offrendogli una versione ridotta e insapore della colazione luculliana che lui e Kate si erano ripromessi di concedersi una volta fuori da lì.
Anche se aveva spiluccato qualche briciola solo per gentilezza - lo stomaco di chiunque si sarebbe sigillato davanti a quel triste banchetto -, ed era quindi a digiuno da ore, l'idea di andarsene dal reparto insopportabilmente caldo, e finire in un locale pieno di gente rumorosa e potenzialmente desiderosa di fare la sua conoscenza, lo sfiniva al solo figurarselo. Non era da lui, se ne rendeva conto. Nemmeno se avesse messo in campo tutte le sue forze, soprattutto mentali, sarebbe riuscito a trovarla un'idea allettante. Non gli era mai successo che il suo corpo fosse tanto stanco da generare perfino una lieve nausea, che aveva peggiorato il quadro.
D'altronde, però, era stata Kate a proporre quell'uscita, come se avesse bisogno di tornare subito a una normalità fatta di gesti concreti e delle loro piccole abitudini, e per questo motivo non voleva deluderla tirandosi indietro. Glielo doveva. D'accordo, lei avrebbe capito e accettato di far ritorno allo chalet senza fermarsi altrove, ma sentiva il bisogno di ripristinare l'equilibrio dell'universo, ricominciando a fare qualcosa per renderla felice.
Si sarebbe imposto di trascinarsi su gambe di piombo, sedersi, partecipare alla conversazione, indurla a sorridere con qualche sciocchezza, anche se temeva che lo sfinimento l'avrebbe vinto nel bel mezzo del pasto. E non sarebbe stato un bello spettacolo, crollare disteso sul tavolo in mezzo a tutti.

I medici lo avevano avvisato che avrebbe avvertito gli strascichi dell'episodio di panico di cui era stato vittima, e di tutto il trambusto che ne era seguito, ancora per qualche tempo e che l'idea di riposare, nell'immediato, era sicuramente ottima. Lo avevano dimesso con la prescrizione di un ansiolitico e di un sonnifero che Kate si era occupata di recuperare, mentre lui annuiva e giurava solennemente dentro di sé che non li avrebbe assunti per nessun motivo al mondo, se avesse dovuto continuare a sentirsi così. Era poi seguita una lezioncina su come eventi di quel tipo potessero essere il segnale di un disagio da indagare. Forse avrebbe dovuto rivedere e risolvere alcune condizioni stressanti della sua vita e suggerivano che sarebbe stato utile affidarsi a qualcuno di competente. Aveva sorriso, come se fosse stato d'accordo o gli fosse importato qualcosa, e si era distratto pensando ad altro. Avevano idea di che cosa significasse essere stressati, lì tra quelle montagne? Sapevano che avevano davanti due persone sopravvissute per miracolo? Che avevano sparato a sua moglie davanti a lui due volte? Quindi, che chiudessero la bocca, grazie tante.

Una volta liberati dalla prigionia, uscirono da soli nel cortile esterno, rabbrividendo per il vento artico che si insinuava tra i vestiti. Castle respirò a fondo l'aria fredda e pulita, quasi dovesse liberarsi dalle scorie tossiche e dalla sensazione di disagio e smarrimento che quel luogo gli creava. Si augurò di non dover frequentare un reparto ospedaliero per lungo tempo. Era meraviglioso trovarsi all'aperto, essere responsabile di se stesso, stare da solo con lei. Era tutto quello che gli serviva per riprendersi.
Si avviarono a passo lento verso il parcheggio. Era sicuro che lei lo stesse tenendo d'occhio con discrezione e, anche se lui era in grado di camminare con più vigore – nonostante l'affaticamento - la assecondò, modulando la velocità su quella ridotta di lei. In ogni caso, era necessario farle capire in fretta che non c'era alcun bisogno di trattarlo da persona inferma, non aveva ancora raggiunto l'età dell'ospizio, anzi, a quanto pareva il suo cuore era in ottima forma. Più di quello che credeva, a dirla tutta. Se ne sarebbe vantato per sempre.

Era solo un po' provato dalle vicende trascorse, e afflitto da un calo di tensione tanto micidiale da non ricordare di averlo mai sperimentato. Una forza magnetica irresistibile pareva volerlo attrarre verso il selciato, riusciva a malapena a opporvisi e a mantenere una postura eretta. Non le disse nulla. Avrebbe tenuto per sé i suoi sintomi, per non farla preoccupare e non indurla a riportarlo dentro. Non lo avrebbe sopportato, aveva esaurito la capacità di tollerare che le cose deviassero rispetto a quanto prestabilito, soprattutto dopo aver riassaporato un po' di sana solitudine e libertà.

Kate gli si fece più vicina e lo prese sottobraccio. Sembrava avere qualcosa da dire, senza però decidersi a farlo.
"So che ti avevo promesso una lauta colazione, anche se è ormai ora di pranzo. Ma tutto quello che desidero è tornare allo chalet, togliermi le scarpe e infilarmi qualcosa di più comodo. Ti prometto che ti preparerò tutto quello che desideri, senza che sia per forza sano, nutriente, o che abbassi il livello del tuo colesterolo, Potremmo addirittura mangiarcelo sul divano, senza dirlo a nessuno".
Castle, incredulo, avrebbe voluto ringraziare e rendere omaggio a qualsiasi entità divina in ascolto. Non avrebbe mai osato proporlo, ma non riusciva a immaginare niente di più allettante. Con la dovuta precisazione che il suo colesterolo andava benissimo così com'era, essendo perfettamente all'interno dei parametri.

"Mi leggi nel pensiero, Beckett. Ma questa non è una novità. Non ho per niente voglia di fare conversazione con premurosi sconosciuti che si informano sullo stato delle mie coronarie, come se mi conoscessero da sempre", ammise sollevato. "E non vedo l'ora di starmene davanti al caminetto aspettando che nevichi. Hai sentito il profumo nell'aria? Non manca molto all'arrivo della prima neve".
"No, ma mi fido delle tue sensazioni. Sei tu il meteorologo provetto". Fece per sorriderle, in virtù delle sue presunte e mai verificate abilità nel prevedere il tempo atmosferico, ma un sospiro sospetto di lei lo fermò.

"Anche io sogno il caminetto acceso, e un po' di pace, io e te da soli", si lasciò sfuggire, mostrando qualche crepa nella facciata di assoluta calma sovrannaturale ed estrema resistenza che aveva fin lì dimostrato. Non aveva ceduto una sola volta all'insofferenza, non lo aveva rimproverato per essere un paziente insopportabile – riconosceva di esserlo stato. Si era comportata in maniera impeccabile, pronta a intrattenerlo, placarlo se necessario e scherzare per fargli dimenticare i pesanti effetti collaterali dei farmaci.

"Allora vada per lo chalet, senza nessuna deviazione. E per il cibo spazzatura sul divano, seguito da un sonnellino. Senza ambulanza, questa volta, te lo prometto".
Lei si sforzò di sorridergli, riuscendo solo a piegare le labbra in una smorfia tirata. La prese tra le braccia, con l'intento di rassicurarla. Era una donna di rara forza, ma era sicuro che avesse anche lei un disperato bisogno di riposare, riprendersi e smettere di controllarlo ossessivamente. Lui non ne era affatto infastidito, l'amava anzi per questo, ma non poteva vivere ininterrottamente sotto pressione. Era dalla sera prima che reggeva senza vacillare.
"Ehi, puoi fidarti di me. Piuttosto che tornare in ospedale mi prendo una dose massiccia di quei farmaci che tieni nella borsa, ma non serviranno. Sto bene. Davvero, non sono mai stato meglio". Non il miglior discorso rincuorante che avesse mai dovuto imbastire, ma almeno era stato sincero. Non era sicuro che ne fosse del tutto convinta, ma si lasciò baciare a confortare e per il momento gli bastò potersi rendere utile in qualche modo.

Si rendeva perfettamente conto che lo stato di estremo allarme generato da quell'incidente sarebbe stato difficile da far rientrare, del resto lui era stato preoccupato per le condizioni di lei per mesi, sapeva molto bene che non si poteva semplicemente decidere di smettere di angustiarsi. Il tarlo di una ricaduta sarebbe rimasto latente nel cervello per esplodere al primo segnale sospetto. Sarebbe servito qualche giorno di assoluta calma, che le dimostrasse che il disturbo non sarebbe ricomparso tanto facilmente, perché non si sarebbe fatta abbindolare da una rassicurazione che, a dirla tutta, non poteva nemmeno garantirle. Ma tenerla tra le braccia aiutava entrambi e così fece, rimanendo in quella posizione finché non furono un po' rincuorati entrambi.

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Non ci furono altri contrattempi, malori, incidenti, incontri sgradevoli e quasi se ne stupì.
Arrivarono a destinazione in pochi minuti, nonostante lei avesse guidato con attenzione e si fosse sforzata di evitare di prendere troppe buche, dato che la carreggiata non era in condizioni ottimali. Forse avrebbe dovuto spiegarle che non aveva ferite all'addome o altrove nel corpo che potessero risentire degli urti e che quindi quell'acceleratore poteva essere premuto con un po' più di decisione. Era stato in silenzio per un motivo poco nobile: avrebbe usato quegli aneddoti come arma di difesa, per prendersi gioco di lei quando lo avesse sferzato troppo crudelmente.

Non la prese in braccio, questa volta, una volta giunti sulla soglia dello chalet, perché trovò che fosse meglio rispettare qualche limite, per la sicurezza fisica di entrambi. Notò una ghirlanda natalizia appesa alla porta, decisamente prematura, e che prima non c'era. Doveva averla messa il loro padrone di casa, per fare cosa gradita. Sperò che non si fosse spinto a lasciare qualche festone di bentornato all'interno, perché avrebbe girato sui tacchi per andare a cercarsi un bunker antiatomico. Per fortuna non fu così. Eventuali tracce della loro frettolosa partenza della sera prima o del passaggio dei paramedici erano state tolte con discrezione e non c'era nessuna festa a sorpresa ad attenderli.

Lo chalet li accolse amorevolmente con la sua atmosfera invitante e festosa, quasi li avesse attesi con il fiato sospeso. Era felice di trovarsi lì, molto più che se fossero rientrati al loft, dove avrebbe dovuto dividerla con altre persone che sarebbero certamente accorse con il loro carico di consigli non richiesti, condivisione di esperienze terrificanti e ansia generalizzata per la sua salute, che non aveva motivo di esistere. Ma non sarebbe mai riuscito a spiegarlo senza finire a litigare o a implodere.

Non gli parve vero di tornare ad apprezzare quella vista di cui aveva a malapena goduto il giorno prima, di potersi riscaldare davanti al caminetto che andava solo incoraggiato a ripartire al massimo della sua potenza e averla accanto. Non chiedeva altro. Solo che stessero così bene per sempre.
La spedì a cambiarsi, e la attese in cucina, dove controllò le provviste magicamente aumentate, che già erano state presenti in abbondanza.
"Non avvicinarti alla dispensa, Castle. Non credere di metterti a cucinare, nelle tue condizioni. Ci penserò io, tu devi...", lo rimproverò quando tornò da lui, visibilmente rilassata, indossando una delle sue felpe che le stavano sempre enormi.
"Se dici riposare giuro che non rispondo di me".
Lei alzò un sopracciglio. "Un tempo avrei preso questa uscita come un invito a mostrarmi le tue prodezze, ma questa volta cercherò di non cedere al tuo fascino. Non voglio vederti svenire perché non ti reggi in piedi e stai abusando delle tue forze".
"È perché voglio fare colpo su di te", la stuzzicò, passandole una mano sul fianco.
Lei si indicò il ventre posizionato in mezzo a loro. "Hai già fatto colpo su di me".
Scoppiò a ridere, per la prima volta genuinamente. Ogni tensione stava svanendo in fretta. Così come lo stato di torpore che a tratti gli annebbiava ancora la mente. Niente lo avrebbe reso più felice che avvilupparsi con lei nel loro bozzolo privato, affettuosamente accuditi dalla tranquillità che lo chalet aveva già ricreato.

Pranzarono come avevano deciso di fare, senza badare alla forma, in completo relax, concedendosi tutto quello di cui avevano voglia. Scoprì di avere una fame da lupi, a differenza di quanto accaduto in ospedale.
Dopo aver finito il lauto pasto che si erano concessi senza alcun rimorso, anche se non avrebbe incontrato l'approvazione di un serio nutrizionista, ma che l'aveva del tutto rifocillato e ritemprato, Castle appoggiò la testa contro lo schienale, sentendosi sazio e insonnolito. Sospirò di puro piacere. Erano da soli – se lo era ripetuto milioni di volte solo per il gusto di provare un piccolo brivido di piacere ogni volta-, al caldo, al sicuro.

Allungò un braccio per invitarla ad acciambellarsi contro di lui. Non riusciva a immaginarsi uno stato di beatitudine più completo di quello che ogni cellula del suo corpo stava sperimentando, senza che fosse coinvolta l'azione inibitoria dell'ansia indotta dai farmaci, ormai quasi del tutto evaporati. Era tutto merito di Kate, della sua vicinanza, la sua risata spontanea, le cure e le attenzioni che gli aveva riservato e il vederla finalmente serena. Meritavano la pace che sapevano generare insieme, e che aveva ogni intenzione di godersi fino in fondo.

Non aveva ancora iniziato a nevicare, ma era fiducioso che la natura non lo avrebbe tradito. Si sarebbe accontentato di una spruzzatina, giusto per imbiancare l'atmosfera e la campagna circostante. L'avrebbe usata come scusa per poltrire insieme a lei e alzarsi solo per ravvivare il fuoco nel camino. L'unica concessione era un rapido trasferimento verso il letto, altrettanto confortevole. Per quanto lo riguardava potevano anche rimanere bloccati una settimana da una tormenta di neve fuori dall'ordinario: avevano provviste in abbondanza e legna da ardere asciutta e ben stipata all'ingresso, grazie al padrone di casa.

In quell'invidiabile condizione, non oppose resistenza all'irresistibile sonnolenza che venne a lambirlo, sicuro che non sarebbe successo niente di male, confortato dalla presenza del corpo di lei che emanava calore scaldandolo, e dal suo respiro regolare.

..

Li ho voluti lasciare a riprendersi dalla disavventura e a godersi beati la compagnia dell'altro, in vista delle vacanze natalizie. Il prossimo capitolo sarà dopo il 25 dicembre, anche se non so di preciso quando.

Buone Feste a tutti, qualsiasi cosa festeggiate (o non festeggiate). Grazie come sempre per leggere le mie storie, per la gradita compagnia e il costante supporto! Silvia