"Io onestamente non capisco. Non ci hai mai nemmeno parlato" disse lei aprendo il suo armadietto accanto al mio. Feci per rispondere ma fu più veloce "E non azzardarti a tirare ancora fuori la storia della foto, tecnicamente non vi siete parlate, hai solo fatto una stratosferica figura di merda" precisò.
"Grazie Rachel tu si che sei una vera amica" dissi fintamente offesa.
"Sai se tu concedessi al tuo ragazzo almeno la metà del tempo che sprechi a sbavare per Santana forse ora l'avresti già dimenticata. E poi mi spieghi perché stai ancora insieme a lui se sai perfettamente di essere lesbica?" bisbigliò verso di me.
Mi voltai di scatto guardandola con rimprovero "Non sono lesbica, Rach, ne abbiamo già parlato" dissi decisa "A me non piacciono le ragazze, ok? A me piace lei, lei soltanto".
"Punti di vista" disse stringendosi nelle spalle "In ogni caso dovresti smettere di prendere in giro Rory, lui è cosi innamorato di te Britt e tu lo tratti come un rimpiazzo. Non è giusto".
"Io non lo tratto come un rimpiazzo, adoro Rory e lo sai sono davvero affezionata a lui" sbottai io offesa.
"Affezionata?" ripeté lei scioccata "Brittany è il tuo ragazzo non il tuo cane" mi rimproverò.
Sbuffai appoggiando la fronte sul mio armadietto chiuso.
"Lo so" ammisi sentendomi tremendamente in colpa.
Io e Rory stavamo insieme da circa sei mesi. Lo conoscevo da anni lavoravamo insieme al giornale e avevo sempre saputo di piacergli. Ricordo ancora il suo imbarazzo quando mi chiese di andare al ballo con lui l'anno precedente. Mi era sembrato così dolce nel suo tentativo, un po' impacciato, di sembrare sicuro di se.
Accettai perché non avevo ancora un cavaliere e perché mi piaceva il suo modo di farmi sentire apprezzata.
E anche perché ero stanca di stare da sola a piangermi addosso.
Accettai perché Santana sarebbe stata a quel ballo ed io non potevo non andarci perdendomi l'occasione di vederla salire sul palco, meravigliosa in quel suo vestito rosso, mentre riceveva l'ennesima corona da reginetta.
"Non è giusto" mormorai ad occhi chiusi "Perché doveva capitare proprio a me?"
"Bel mistero ed, in ogni caso, ci vuole un bel coraggio per innamorarsi di una vipera del genere" disse Rachel tra se.
"Io davvero non riesco a capacitarmi! Insomma so bene che dovrei odiarla a morte perché tratta tutti come se fossero spazzatura e perché è perfida. Ma la verità è che quando la vedo tutto l'universo intorno a me si annulla e più penso che dovrei detestarla più mi innamoro di lei. E' come una calamita per me" dissi tutto di un fiato.
"Risparmiami ti prego! Ti ho sentito fin troppo blaterare di quanto ti piace e bla bla bla" si affrettò a controbattere lei alzando una mano col suo solito fare drammatico.
"Sono riuscita a vederla solo una volta di sfuggita in un negozio del centro quest'estate" ammisi un po' imbronciata "E' assurdo ho fatto jogging tutte le mattine! Passavo davanti casa sua e poi proseguivo nel parco lì vicino ma niente, non l'ho mai incontrata! Insomma è una cheerleader come è possibile che non si sia allenata neanche una volta?"
Osservai Rachel che mi guardava con la bocca spalancata e l'espressione più scioccata che riuscisse ad assumere.
"Brittany sai che quella ragazza potrebbe denunciarti?"
"Oh ma dai, non è mica un reato sbirciare un po' cosa fa".
"Si che è un reato: si chiama stalking!" sbottò lei.
Scossi la testa sorridendo, sempre la solita esagerata, stavo per rispondere quando un movimento strano degli studenti nel corridoio attirò la mia attenzione verso la porta principale. Anche Rachel si era voltata a guardare, sospirò rassegnata appena si accorse di cosa succedeva.
"Satana è riemersa dalle tenebre, trema McKinley" disse a denti stretti. Ma io non la ascoltai.
Aveva il passo di una pantera: veloce e sicuro. Come faceva ad essere cosi tremendamente eccitante semplicemente camminando?
Osservai le sue gambe. La pelle d'ebano, liscissima, sembrava avesse la consistenza della seta. Quanto mi sarebbe piaciuto sfiorarla almeno una volta per constatare se fosse vero se era sul serio cosi morbida come sembrava. Mi ero ritrovata spesso a pensare a che odore potesse avere. Avrei pagato per sentirne il sapore. Mi concentrai appena sulle pieghe della gonnellina delle Cheerios che svolazzavano al ritmo del suo passo, le mani sui fianchi, le spalle lasciate scoperte dal minuscolo top, i capelli legati altissimi in quella coda di cavallo troppo stretta. Aveva dei capelli cosi belli. Era davvero un peccato imprigionarli in quella coda. Io, personalmente, avrei passato la vita con le mani tra quelle ciocche scure. Mi spostai sul viso, sui suoi occhi. Mi sarei potuta perdere in quell'abisso d'oro nero e le sue labbra cosi piene ed invitanti fatte apposta per essere baciate. Per essere baciate da me. Il brusio del corridoio si spense nella mia testa mentre la vedevo camminare, sentivo le campane. Il cuore correva impazzito, più si avvicinava più il ritmo del mio respiro accelerava. Mi appoggiai agli armadietti lasciando che reggessero il mio peso visto che ormai le gambe sembravano fatte di burro. Era perfetta, maledettamente perfetta.
***
Camminavo senza prestare troppa attenzione al mormorio intorno a me, vagavo con gli occhi da uno studente all'altro, senza soffermarmi su nessuno in particolare nemmeno su chi tentava di attirare la mia attenzione con un saluto. Alla mia destra sempre un passo dietro di me c'era Quinn, concentrata sul suo cellulare che non smetteva di trillare ogni trenta secondi, ed alla mia sinistra Sugar continuava a blaterare di non so esattamente cosa.
Notai Puck appoggiato agli armadietti. Indossava la stessa canottiera che gli avevo sfilato con i denti la notte prima, a casa mia, e la giacca della squadra di football era intorno al suo collo come una asciugamano. Mi fece l'occhiolino ed io sorrisi accennando un saluto col capo.
"…e poi mio padre mi ha detto che se volevo potevamo restare un'altra settimana. Non mi sono certo lasciata scappare l'occasione, c'erano dei tipi cosi carini oltre al fatto che avevo appena scoperto che il latte di cocco era un toccasana per la mia pelle. Sapete che è l'ideale per le scottature? Ho chiesto a mio padre di farmene arrivare almeno sei casse direttamente dall.."
"Cristo, Sugar, vuoi tapparti quel buco dentato almeno per dieci secondi? Finirai per farmi sanguinare le orecchie" sbottai improvvisamente. Non stavo ascoltando una sola parola di quello che diceva ma la sua vocina stridula che continuava a sparare a raffica in media venti parole al secondo stava mettendo a dura prova il mio sistema nervoso.
Lei si zittì di colpo obbedendo. Si passò freneticamente una mano sulle pieghe della gonna della divisa borbottando qualche scusa tra se.
Il cellulare di Quinn suonò di nuovo e le sue dita corsero veloci a picchiettare sui tasti. Sbuffai.
"Si può sapere chi diavolo ti scrive da mezz'ora Q. ti verrà una paralisi a quel dito se continui a scrivere con questo ritmo. Ed a me verrà un esaurimento! Vi siete messe d'accordo stamattina per irritarmi voi due?"
"E' Finn" disse Quinn in tono calmo ma, ignorando le mie proteste, continuò a scrivere.
"Finn sa scrivere?" domandai incredula. A Sugar scappò una risatina.
"Ah ah ah" cantilenò Quinn con poco entusiasmo lanciando un'occhiataccia a Sugar che si zittì.
"E' un buon passo avanti il fatto che sappia scrivere, magari fra qualche mese riuscirà anche a mettere insieme due frasi di senso logico nello stesso discorso. Sono molto fiera di lui, deve aver seguito il mio consiglio sul farsi ricoverare in una clinica quest'estate per trovare una cura alla sua senilità precoce" continuai io fingendo di riflettere. Sugar cercava in ogni modo di soffocare le risate ma con poco successo. Quinn mi rivolse un'occhiataccia, non potevo vederla ma sentivo le scariche elettriche uscire dai suoi occhi per abbattersi su di me.
"E' impressionante la quantità di veleno che hai in corpo Santana" disse in tono acido.
"Grazie" dissi voltandomi verso di lei sorridendo come se mi avesse fatto un complimento.
Mi voltai nuovamente riprendendo a camminare diretta al mio armadietto. Improvvisamente avvertii una sensazione familiare alla base dello stomaco, qualcosa che avevo solo intravisto con la coda dell'occhio catturò la mia completa attenzione costringendomi a guardarla nuovamente.
Azzurro.
Un bellissimo azzurro.
Come era umanamente possibile avere degli occhi così? Me lo chiedevo ogni volta che incrociavo quello sguardo. Mi ritrovai a fissare il pavimento quando vidi che anche lei mi guardava. Dannazione non era possibile! Io ero Santana Lopez! Nessuno in vita mia, neanche mio padre, era mai stato capace di farmi paura o mettermi in un imbarazzo tale da costringermi ad abbassare gli occhi per prima. Semmai era sempre stato il contrario.
Eppure lei ci riusciva. Non conoscevo nemmeno il suo nome, l'avevo vista la prima volta durante la pausa nel cortile della scuola: ero seduta sul muretto a chiacchierare con dei ragazzi della squadra di nuoto quando l'eco della sua risata catturò la mia attenzione. Sentii quella sensazione alla base dello stomaco, la stessa che mi accompagnava sempre ogni volta che la rivedevo, volteggiava sulle punte a ritmo di una musica immaginaria mentre qualcuno accanto a lei batteva le mani estasiato. Per una frazione di tempo indefinita mi sembro che tutto intorno a me fosse immobile come quelle scene dei film in cui i protagonisti si incontrano e sembra che tutti, eccetto loro due, siano statue di marmo.
Mi ritrovai a pensare che mai in vita mia avevo visto qualcosa di così bello, così angelico e maledettamente affascinante.
Ricordo la lucentezza dei suoi lunghissimi capelli biondi. Sembravano ancora più chiari col riflesso del sole. Sentii l'impulso incontrollato di affondarci il viso per sapere di cosa profumassero.
Rialzai lo sguardo cacciando via quei pensieri e puntandolo decisa nella sua direzione.
Che assurdità, annusarle i capelli, ma che diavolo mi passava per la testa, risi di me stessa.
"Cosa c'è di divertente?" domandò Quinn che si era fermata di scatto appena io avevo arrestato il mio passo.
"Niente mi è tornata in mente una cosa buffa che ho sentito alla tv" risposi io inventando una scusa.
"Cioè?" insistette lei.
"Se avessi voluto condividere i miei pensieri con te lo avrei fatto, Fabray! Smettila di farmi domande, perché piuttosto non ti decidi a convincere Finnocenza a farsi una liposuzione? Durante le partite finiranno per scambiarlo con la palla se continua ad accumulare cosi tanto grasso, il suo corpo ha la consistenza di un budino al sole… è disgustoso" dissi tutto d'un fiato.
"E parlando di cose disgustose" incalzò Sugar impedendo a Quinn di ribattere "Cosa diavolo si è messa oggi la Berry" domando inorridita.
Musica per le mie orecchie. Mi voltai di nuovo verso la bionda senza nome. Ero così concentrata a guardarla che non mi ero accorta della piccola Berry accanto a lei. Anche se non si poteva ignorare il fatto che non si notasse molto facilmente.
Mio dio dovrebbe comprarsi un paio di tacchi, non ha paura che qualcuno la calpesti inavvertitamente per i corridoi?
Tirai fuori il più perfido dei miei sorrisi, Quinn sospirò alle mie spalle rassegnata riponendo il cellulare nello zaino e Sugar mi lanciò un'occhiata implorante poi sorrise soddisfatta sfregandosi appena le mani quando mi incamminai a passo svelto verso la Berry seguita dalle mie amiche.
"Guarda, guarda chi c'è" esclamai sorridente quando fui abbastanza vicina. Rachel e la bionda si voltarono a guardarmi.
"Ciao Pollicina, come sono andate le tue vacanze a Puffolandia, ti sei fatta dei nuovi amici?"
Lei sbuffò roteando gli occhi all'indietro mentre la sua amica abbassava lo sguardo arrossendo ed il mio respiro si incastrò in gola per un secondo infinito mentre la guardavo. Ritornai in me riscuotendomi mentre la risatina di Sugar fece eco alle mie parole.
"Ne dubito fermamente" ricominciai io "Chiunque ti sia realmente amico non permetterebbe mai che tu vada in giro vestita come una suora laica. Dimmi come fai a fare degli accostamenti di colore cosi brutti, ti cospargi di colla e ti tuffi nell'armadio?" lei borbottò qualcosa di incomprensibile mentre le risate di Sugar si fecero più intense. Qualche studente si è fermò ad ascoltare incuriosito, Quinn teneva lo sguardo basso giocherellando col suo braccialetto, non la sentivo nemmeno respirare.
"E poi chi diavolo ti pettina i capelli una scimmia cieca?" conclusi.
Lei arrossì ancora con lo sguardo basso e la vidi stringere i pugni. Con un ghigno malefico distolsi lo sguardo e mi allontanai da lei, rivolgendo un ultimo sguardo alla bionda che fissava il pavimento come se fosse la cosa più interessante del mondo. Alzai un sopracciglio e ripresi a camminare seguita da Sugar che ancora ridacchiava come una iena impazzita.
Quinn rimase ferma per qualche secondo poi alzò lo sguardo su gli studenti ancora fermi in semicerchio.
"Che diavolo avete da guardare? Andate a farvi una vita" urlò aggressiva e la folla si disperse spaventata.
Mi voltai rapida in tempo per vedere la Berry alzare lo sguardo e i loro occhi incontrarsi per un secondo.
"Muovi il culo, Fabray!" ringhiai io.
Quinn, come un fulmine, si precipitò verso di me tornando alla mia destra.
