"Volete darvi una mossa, razza di molluschi invertebrati? Mia nonna soffriva di artrosi cronica e riusciva comunque ad essere più agile di voi, sacchi di lardo"
La coach Sylvester continuava ad urlare come una furia mentre le cheerleader saltellavano su e giù nel campo da football. Non riuscivo a capire perché si scaldasse tanto, a me sembravano tutte cosi brave.
"Santana! Sembri un maiale a cavallo di un asino" urlò alla latina che si teneva in equilibrio perfetto sulla punta della piramide.
Vidi il viso di Santana contorcersi in una smorfia contrariata prima che lei sbuffasse vistosamente mentre scendeva.
"Ti ho per caso sentita sbuffare sottospecie di canotto al silicone?" sbottò la coach irritata.
"No signora" si affrettò a dire lei.
"E' disgustoso guardarvi! Sei la vergogna del cheerleading tu e questo branco di bradipi in letargo a cui fai da capitano!"
"Ha perfettamente ragione, coach" concordò lei remissiva.
"Certo che ho ragione" urlò ancora lei "Dà una svegliata a questa squadra Lopez o giuro che io darò una svegliata come si deve a te! Ti farò correre e sudare cosi tanto che ti si scioglierà tutto il botulino che hai in corpo" la minacciò puntandole il dito poi le diede le spalle visibilmente nervosa, allontanandosi dal campo.
Vidi il volto di Santana livido di rabbia. Si voltò verso la squadra ormai distrutta dall'allenamento osservandoli uno ad uno prima di inveire su di loro come una furia.
"Maledetti incompetenti, buoni a nulla! Non siete altro che un gruppo di schifose larve striscianti, muovete quei culi flaccidi prima che vi sbatta fuori da questo campo a calci. Venti giri di corsa subito! Vi farò recuperare tutto l'allenamento che avete perso quest'estate" tutti si mossero controvoglia affaticati e doloranti.
"Siete sordi oltre che stupidi? Che diavolo aspettate SCATTARE, SCATTARE, SCATTAREE!" urlò lei con forza battendo le mani. Tutti schizzarono a bordo campo come biglie impazzite cominciando a correre in fila come soldatini.
La osservai prendere un respiro, massaggiarsi lentamente l'addome affaticato da tutti gli addominali cui la coach l'aveva sottoposta poco prima.
Era tanto cattiva quanto bella. Non riuscii a non pensarlo. La osservavo da più di mezz'ora seduta sugli spalti.
La notte precedente non ero riuscita a chiudere occhio. Continuavo a ripensare alle parole di Rachel e ripercorrevo con la memoria ogni istante di quella breve conversazione avuta
con lei in bagno.
La mia amica aveva ragione: Santana era una mina vagante di cui non potevo fidarmi. Eppure mi era cosi difficile smettere di desiderarla con tutta me stessa.
La vidi allungare una mano verso la sua coda di cavallo, la sciolse con un movimento sicuro e meravigliose ciocche d'oro nero le scivolarono lungo le spalle. Scrollò la testa un paio di volte lasciando che la sua chioma si muovesse a quel ritmo. Mi sembrò di assistere ad una scena al rallentatore. Dischiuse appena le labbra e socchiuse gli occhi quando un soffio di vento le accarezzò il viso scivolandole tra i capelli. Il sole si rifletteva sulla sua pelle ambrata e perfetta, il soffio d'aria fece vibrare le frange della cortissima gonnellina sollevandola appena, scoprendo un lembo di pelle della coscia e lasciando intravedere appena il bordo delle sue mutandine rosse.
Un brivido mi percorse la schiena ed un sospiro incontrollato fuoriusci dalle mie labbra semi aperte: non potevo staccarle gli occhi di dosso.
"Ti interessano gli allenamenti bionda?" sbottò una voce alle mie spalle facendomi sobbalzare. Scattai in piedi voltandomi.
La coach Sue mi osservava con le braccia conserte.
"I-io ecco..."
"E' orario di lezione, non dovresti essere qui signorinella" cantilenò lei.
Deglutii spaventata. Non ci voleva proprio.
"lo so... è che io..." quella donna mi incuteva timore. Cercavo sempre di evitare il suo sguardo nei corridoi, come se temessi di rimanerne pietrificata.
"Io mi ricordo di te" sibilò stringendo gli occhi ed avvicinandosi "Hai ballato nello spettacolo di fine anno, in quella sottospecie di musical per vecchie checche isteriche".
Sapevo a cosa si riferiva: Rachel faceva parte del glee club della scuola e, per lo spettacolo di fine anno, avevano deciso di mettere in scena West side story. Gli serviva qualcuno per le coreografie, così Rach pensò di chiedere a me.
"S-si signora ho ballato... io... studio danza da quando ho cominciato a camminare, praticamente" mi affrettai a dire.
"Bene, mi risparmierò dal trascinarti nell'ufficio del preside per aver saltato le lezioni" disse.
"Davvero?" domandai sollevata.
"Ci vediamo lunedì alle selezioni" disse prima di voltarsi.
"Quali selezioni?" domandai.
"Quelle per le cheerios" rispose con ovvietà.
"Cosa? No io non sono interessata al cheerleading, signora" mi affrettai a rispondere.
Lei si voltò rivolgendomi uno sguardo di fuoco che mi fece tremare le ginocchia.
"Come hai detto prego?" sibilò.
"Beh io non... non ho tempo per questo. Insomma ho già le lezioni di danza ed il giornalino della scuola. Inoltre i miei non mi permetterebbero di intraprendere un'altra attività
exstrascolastica, almeno finché non recupero i brutti voti che ho preso alla fine dell'anno! Perciò non credo che farò il provino, mi dispiace" mi giustificai evitando il suo sguardo.
Sarebbe davvero stato il colmo, già solo pensare a Santana mi faceva ribollire il sangue nelle vene dal desiderio, figuriamoci averla davanti tutto il giorno agli allenamenti. Dovevo starle lontana se non volevo rischiare di impazzire. Inoltre quello che avevo detto era vero: i miei avevano minacciato di togliermi la danza se non cominciavo a studiare seriamente. Avevo persino dovuto rifiutare l'invito di Rachel ad unirmi al glee club per quel motivo.
E poi, dannazione, agitare pon pon in aria e fare quelle acrobazie non era esattamente la mia aspirazione, le loro esibizioni erano più una roba da ginnaste, io ero una ballerina.
La coach mi guardò come si guarda un insetto spiaccicato sul vetro della propria auto appena lavata.
"E quali sarebbero esattamente queste materie da recuperare?" domandò beffarda.
"Ho le gambe a pezzi" boffonchiò Sugar stesa sulla panca negli spogliatoi, intorno a lei il resto della squadra si apprestava a cambiarsi dopo la doccia. Lamentandosi per i dolori e la stanchezza.
"Avevi intenzione di ucciderci, maledetta strega?" sbottò Quinn nella mia direzione quando entrai negli spogliatoi.
"Se non vi torturo la coach torturerà me...meglio voi che io" mi limitai a dire scrollando le spalle "E non credere che per me non sia stato faticoso, mi sono allenata il doppio di voi... come sempre" conclusi.
Aprii il mio armadietto e tirai fuori un asciugamano bianco che mi passai intorno al collo.
"Dov'è il tuo asciugamano?" domandò Quinn sorpresa.
"Cosa?" chiesi distrattamente cercando in fretta una scusa "Ah... la cameriera ha dimenticato di lavarlo" inventai.
"Mio padre ha licenziato personale per molto meno sai? E' assurdo che dimentichino cose del genere insomma è il loro lavoro, vengono pagati per questo, dovresti seriamente prendere in considerazione l'idea di cambiarla..." Sugar si intromise cominciando a parlare senza prendere fiato.
"Falla smettere, pagherò qualunque prezzo" sussurrai a Quinn appoggiando la testa all'armadietto. La stanchezza cominciava a farsi sentire.
"Sugar dacci tregua, va a farti un giro" ringhiò e l'altra si zittì dirigendosi verso le docce.
"Bombe a mano contraffatte scatta qui immediatamente" la voce della coach rimbombò negli spogliatoi.
Rapidamente mi diressi verso la porta d'ingresso e, quando la raggiunsi, mi si incastrò il respiro in gola.
Accanto alla Sylvester spaventata ed incredula c'era lei: quella bionda mozzafiato che da un paio di giorni non voleva saperne di smettere di tormentare i miei pensieri.
La brillantezza dell'azzurro dei suoi occhi mi invase e mi sembrò per un attimo di perdermi nel cielo infinito delle sue iridi.
"Riccioli d'oro questo piccolo ammasso di plastica sintetica è il capitano della squadra" disse rivolta a lei indicandomi con un dito, poi si rivolse a me.
" Betty boop! Doroty qui farà i provini per la squadra lunedì e, dato che l'ho già vista dimenare il sedere, ci sono buone probabilità che accetti di farla entrare in questa specie di ricovero per anziani che voi continuate a definire squadra" disse con un ghigno.
"Mi chiamo Brittany" precisò la bionda in un monito di coraggio.
Brittany... finalmente conoscevo il suo nome.
"E comunque gliel'ho già detto signora, non farò quel provino io..." cercò di continuare ma la coach che sembrò non averla minimamente ascoltata tornò a rivolgersi a me.
"A quanto pare la nostra barbie qui presente ha il cervello della stessa misura di quello di una gallina. Ha più materie da recuperare di quante ne insegnino in questa stupida scuola. Tra le quali c'è persino spagnolo! Pensa un po', Botox, finalmente sarai utile a qualcosa." cantilenò la coach fissandomi.
"Prego?" domandai sperando di aver frainteso.
"Tu" disse puntandomi il dito "Aiuterai Brittany a recuperare con gli studi così i suoi genitori non ostacoleranno la mia vittoria alle nazionali, visto che TU" disse stavolta puntando il dito verso Brittany facendola sobbalzare "Sarai nella mia squadra".
Oh no! Era una pazzia! Non poteva essere vero, avevo parlato con lei solo una volta ed era bastata a sconvolgermi. Mi ero ripromessa di non parlarle mai più.
Non esisteva che io le dessi ripetizioni e, sicuramente, non avrei sopportato di ritrovarmela davanti agli occhi tutti i giorni agli allenamenti con indosso la divisa striminzita delle cheerios, e negli spogliatoi sotto le docce.
Cazzo Santana ricomponiti e smettila di guardarla come se fosse qualcosa da mangiare!
Distolsi lo sguardo che si era posato sulle sue gambe slanciate e perfette coperte solo da un cortissimo pantaloncino in jeans.
Stavo davvero fissando in modo cosi lascivo le gambe di una ragazza? Ma che accidenti avevo in testa?
Le rivolsi un altro sguardo. Anche lei però: chi diavolo andrebbe a scuola vestita in quel modo? Dove credeva di essere, in spiaggia? Poteva coprirsi un po' di più, accidenti.
"Non posso" sbottai rivolta alla Sylvester.
Ripetizioni un corno! Più stavo lontana da quella bionda meglio era per me.
"Ed io non voglio" commentò Brittany di rimando.
"Ok piccole impertinenti, mettiamo i puntini sulle i. Primo: ti ho beccata a saltare le lezioni ed a fumare erba all'interno dell'istituto..."
"Io non stavo fumando erba" ribatté lei scioccata.
"E' la mia parola contro la tua, vedremo a chi crederà il preside..." rispose lei "...secondo: non ti conviene metterti contro di me, potrei davvero renderti quest'anno scolastico un inferno, non sfidarmi bambina. Voglio averti nella mia squadra e ti avrò! E poi che diavolo hai da lamentarti? Ti ho trovato un'insegnante privata gratis" concluse lasciando Brittany perplessa. Poi si rivolse a me.
"Per quanto riguarda te, piccolo sacco di spazzatura rigonfio di grasso di balena sintetico, se continui a voler fare di testa tua ed a metterti contro di me, ti sbatterò in fondo alla piramide e stanne certa che ti ci lascerò marcire finché di te non saranno rimaste solo le tue protesi rattrappite!" mi ringhiò contro.
"Ci vediamo lunedì" disse solenne rivolta ad un'incredula Brittany prima di voltarsi ed uscire sbattendosi la porta alle spalle.
