"Oh por favor!" esclamai incredula per la decima volta cerchiando con la penna rossa l'ennesima parola errata.
Osservai Brittany accigliata. Non prestava alcuna attenzione al mio stupore. Se ne stava stesa a pancia in giù sul suo letto a giocare con la coda penzolante di quella palla di pelo miagolante mentre io correggevo il dettato che aveva appena finito di trascrivere. Avevo usato delle frasi estremamente semplici. Non potevo credere di essere arrivata a metà foglio e di aver già dovuto correggere un centinaio di errori banalissimi.
"No me lo puedo creer, Brittany! Non ne hai azzeccata una" mi lamentai.
"Di che ti stupisci? Se avessi saputo lo spagnolo non ci sarebbe stato bisogno del tuo aiuto, non credi? Dovevi aspettartelo" mi rispose con tranquillità continuando ad accarezzare il gatto ad occhi chiusi.
"Ma io credevo ti servisse solo un aiuto per potenziare le tue basi… non un miracolo!" esclamai io concentrandomi nuovamente sul foglio "Si dovrebbe lavorare giorno e notte per farti recuperare tutto" osservai preoccupata.

Tornai a guardarla, percorrendo con lo sguardo la lunghezza delle sue gambe scoperte, bellissime. Ripensandoci l'idea di passare le notti in quella stanza con lei non mi sembrava troppo spaventosa.
Ok Santana torna in te.

"Se non ti va più di aiutarmi non importa San non voglio farti perdere tempo. Non mi spaventa avere l'ennesima insufficienza ed, in ogni caso, l'idea di diventare una cheerleader non mi entusiasma, lo sai" disse calma senza guardami.

Va bene, tralasciai il fatto che mi aveva chiamato "San", ignorando i vari modi in cui avrei potuto intimarle di non chiamarmi più in quel modo.

Una sola immagine mi attraversò la mente: la coach che rideva di gusto mentre annaspavo nel fango, sul fondo della piramide, schiacciata dal peso della squadra. Rabbrividii.

"Col cavolo! Tu passerai il prossimo test di spagnolo con un voto decente ed entrerai nelle Cheerios! Parola di Santana Lopez!" decretai senza indugiare.
Lei sorrise guardandomi. Piccola strega, l'aveva fatto apposta! Psicologia inversa, eh? Ed io che credevo che avesse qualche rotella fuori posto, sapeva il fatto suo.

"Allora, abbiamo finito?" mi domandò alzandosi dal letto.
"Scherzi? Abbiamo appena cominciato" protestai.
"Oh andiamo sono le sei ed io ho fame!" si lamentò lei mettendo il broncio.
"Hai troppo da recuperare! Non possiamo permetterci pause" dissi. Restammo per un po' a fissarci. Io cercando di mantenere un'espressione severa, lei con il suo adorabile broncio.
Non farti fregare Santana, puoi resistere.
"Oh San ti prego facciamo una pausa, ti prego" cantilenò lei poi sorrise speranzosa.
Se pensa che basti farmi occhioni languidi per farmi cedere si sbaglia. Io sono Santana Lopez la regina di Lima Heigthts! Sono cresciuta facendo a botte con teppisti di strada alti il doppio di me. Non ho compassione nemmeno per i cuccioli abbandonati io.
Continuava a fissarmi sbattendo le palpebre. L'azzurro di quegli occhi quasi mi accecava ed avrei potuto sciogliermi per la dolcezza di quel visino imbronciato.
"Va bene, cinque minuti di pausa, non di più" sospirai.
"Evviva!"
Lei saltellò più volte sul posto battendo le mani prima di precipitarsi ad aprire la porta della stanza, facendomi segno di seguirla.
Alzai gli occhi al soffitto scuotendo la testa, incapace di trattenere un sorriso rassegnato ed obbedii.

"Allora, vediamo un po'..." esclamò pensierosa cominciando a rovistare in uno dei mobili della cucina "...preferisci dolce o salato?" mi domandò poi agitando una busta di patatine in una mano e un barattolo di nutella nell'altra.
"Salato" risposi prontamente.
"Sul serio?" mi guardò spalancando la bocca con un'espressione incredula.
"Si" ribadii stranita "Perché?"
"Cioè tu vuoi veramente farmi credere che preferisci delle insulse e salose patatine ad un'invitante e morbida fetta di pane e nutella?"
"Tanto per cominciare la parola saloso non esiste e, in ogni caso, la risposta è si! E non vedo dove sia il problema. La coach ci ha assolutamente proibito di mangiare dolci! Le taglie della divisa non vanno altre la quaranta. Ci è concessa una barretta di cioccolata solo durante il periodo mestruale" spiegai stringendomi nelle spalle.

"Hummmm… un motivo in più per non diventare cheerleader" borbottò lei aprendo la busta di patatine e riversandone il contenuto in un recipiente.
"Bionda non sfidare la mia pazienza.." la rimproverai.
Lei rise e fu come se il suono di un milione di campanellini avesse riempito la stanza.
"Sto solo scherzando! Mio Dio, sei troppo suscettibile sull'argomento. Ti spaventa cosi tanto la Sylvester?" mi domandò lei mentre si apprestava ad aprire il barattolo di nutella.
"Potrebbe togliermi il posto di capitano" dissi addentando una patatina.
"E sarebbe cosi grave?"

La guardai come se mi avesse appena insultato.

"Certo che lo sarebbe! Non riesco nemmeno a pensare a cosa potrebbe succedere se una cosa del genere accadesse... io non…"
"Ok, ok! Ho capito sarebbe grave" disse fermando il fiume di parole sconnesse che stava per uscire dalle mie labbra.

Rimanemmo un po' in silenzio. Lei intenta a spalmare la nutella sul pane ed io a guardarla, senza rendermene conto.
"Devi tenere molto alla tua squadra… voglio dire... se hai cosi paura di lasciarla nelle mani di qualcun altro, devi tenerci molto" osservò lei rompendo il silenzio.

Ci pensai un attimo. Non era proprio esatto. Primo perché io non avevo mai tenuto a niente ed a nessuno in vita mia, fatta eccezione per la mia amicizia con Quinn, ma non lo avrei ammesso nemmeno sotto tortura. Secondo perché odiavo il cheerleading. Tutti quegli allenamenti, le urla, i salti, le piramidi.
Stronzate.
Non tenevo a nulla di tutto ciò. Era la mia popolarità. Quella soltanto mi stava a cuore, quella divisa, quella carica di capitano, mi davano potere assoluto. Mi facevano sentire parte di qualcosa.
Il vertice della piramide, così come quello della scala sociale scolastica, era stato per me come un'insidiosa montagna da scalare. Avevo sudato per arrivarci e sudavo tutt'ora per restarci, per niente e nessuno al mondo avrei rinunciato a ciò che avevo, costruito con tanta pazienza.
-Ricordati Santana, chi ha inventato la frase: l'importante non è vincere ma partecipare. Probabilmente era un perdente- mia madre me lo diceva sempre prima di una gara. -Se non sei prima, sei ultima. Non esistono mezze misure-.
Non essere una Cheerios per me significava non essere nulla, avrei preferito cento volte sopportare quegli allenamenti massacranti che sopportare l'umiliazione di perdere tutto, di essere solo un'anonima nullità. No, io non ero fatta per stare in disparte. Io ero nata per essere un capitano, per essere la reginetta del ballo, non per questo ero amata, certo, ma mi rispettavano tutti. Ed era l'unica cosa che contava, almeno in quel liceo.
Almeno per me.

"Si, tengo molto alla squadra" mentii per mascherare il mio profondo egoismo.
Lei annuii pensierosa, addentando il pane, mi guardò masticando a fatica un boccone decisamente troppo grande.

"Se entrerò in squadra dovrò per forza indossare la divisa tutti i giorni?" mi domandò dopo aver ingoiato a fatica.
"Ovvio che si" risposi. Istintivamente mi leccai le labbra mentre un'immagine di Brittany con la divisa delle Cheerios mi attraversava la mente. Cercai di allontanare quel pensiero.
"Che scocciatura" sbuffò lei.
"Scherzi? È la cosa migliore dell'essere cheerleader, tanto per cominciare non devi scervellarti su cosa mettere per andare a scuola. Insomma ti svegli e non rischi di fare tardi perché sei indecisa su quale camicetta indossare. Non devi preoccuparti di sembrare sexy ci penserà la divisa a farti apparire esplosiva. In secondo luogo non perdi tempo a litigare con lo specchio per decidere le sorti della tua acconciatura: coda di cavallo e via. E, cosa più importante di tutte, con la divisa non rischi mai di apparire Insignificante o di passare inosservata" conclusi con un ghigno soddisfatto.
"Si, magari è vero, però trovo che non sia giusto non poter scegliere liberamente cosa indossare. E, tanto per la cronaca, non è certo la divisa che rende qualcuno sexy. Semmai è il contrario, insomma guardati, non indossi la tua uniforme adesso ma solo un paio di semplici jeans ed una canotta e, nonostante questo, rimani comunque la ragazza più calda ed eccitante del pianeta…" si bloccò con la bocca ancora semi aperta. Io spalancai gli occhi fissandola nonostante la sorpresa non riuscii a frenare un sorriso compiaciuto.

"L'ho detto ad alta voce vero?" mi domandò preoccupata.

Non risposi né mi mossi. Continuavo a fissarla senza smettere di sorridere. Ero lusingata, non potevo negarlo, ma c'era anche dell'altro. All'improvviso l'idea che Brittany potesse trovarmi eccitante non solo era piacevole, ma aveva un qualcosa di rassicurante. Forse mi faceva semplicemente sentire meno colpevole per il fatto che io pensavo la stessa identica cosa di lei.
"Scusami, io intendevo solo dire che… beh… che tu sei davvero bella, Santana. Faresti un torto a te stessa se continuassi a pensare che è tutto merito della divisa" si affrettò a spiegare lei distogliendo lo sguardo da me.
Notai il rossore sul suo viso e lo trovai molto tenero.
Bella. Tante persone mi avevano detto che lo ero ma mai nessuno lo aveva detto in modo così dolce. E, se da un lato questa sua tenerezza mi incantava, dall'altro mi divertiva. Per un attimo mi aveva stuzzicata l'idea di approfittare del suo imbarazzo per scherzare un po' su quel suo complimento così audace. Ma allontanai quel pensiero, d'altra parte una qualsiasi reazione più azzardata da parte mia avrebbe significato flirtare ed, essendo due ragazze, non sarebbe stato opportuno. Almeno così credevo. Se ci fosse stata Quinn avremmo potuto scherzare sull'argomento e prenderci in giro giocosamente tutto il pomeriggio ma non avevo abbastanza confidenza con Brittany nemmeno per quello, così decisi di lasciar perdere.

"Ti ringrazio Pierce, anche tu non sei male" mi limitai a dire per sdrammatizzare. Sorrisi cauta e presi a fissarmi le scarpe mentre lei finiva silenziosa la sua merenda.

***
Stupida, Brittany, ma cosa ti è saltato in mente? Dirle che è eccitante, ma dove hai la testa?

Continuavo a darmi mentalmente della scema per aver dato voce ai miei pensieri senza riflettere. Il problema era che nella mia testa avevo immaginato così tante volte di avere Santana così vicina e di poterle parlare liberamente di ciò che provavo che dovevo essermi confusa. Anche se era così simile ad una delle mie fantasie, stavolta era reale.
"Allora, cosa pensa il tuo ragazzo della tua decisione di entrare in squadra?" domandò lei dopo qualche minuto di silenzio.

Mi gelai.

Come sapeva di Rory? Va bene andavamo nella stessa scuola era probabile che ci avesse visti.

In quel momento mi ricordai che, in effetti, non avevo ancora parlato a Rory della questione Cheerios: ne avevo parlato solo con Rachel, inutile dire che era assolutamente contraria.
Alzai lo sguardo verso Santana che mi fissava in attesa di una risposta.

"Beh... in realtà noi non ne abbiamo ancora parlato" tagliai corto prendendo un'abbondante cucchiaiata di nutella ed infilandola in bocca.
"Strano, non gli hai detto nulla, come mai?" insistette lei.
Mi limitai a stringermi nelle spalle. Non avevo una risposta alla sua domanda, non glielo avevo detto. Punto. Mi era sembrato irrilevante, una volta fatto il provino ed essermi accertata di essere effettivamente in squadra gli avrei detto tutto, non c'era motivo per parlargliene prima, non avrebbe fatto altro che cercare di convincermi a non farlo così da lasciar affogare Santana nelle ire della coach. Mi avrebbe fatto notare quanto fossi stata ingenua e stupida a farmi ricattare così dalla Sylvester e bastava già Rach per quello.

"Mi pare di capire che tra voi non sia qualcosa di così serio" osservò lei guardandomi interrogativa. Ricambiai il suo sguardo senza rispondere.
"Scusa non vorrei sembrarti invadente, è solo che, insomma, di solito queste sono cose di cui si parla col proprio ragazzo. Almeno credo, non ho mai avuto un ragazzo fisso quindi non lo so, immagino però che in una coppia si discuta di cose del genere. Ci si confronta sulle scelte, no?"
"Si, tecnicamente funziona così" ammisi.
"Ma non è il tuo caso" disse lei concludendo la mia frase. Mi guardava come se volesse scavarmi dentro. Non era una semplice conversazione, stava diventando un interrogatorio. Mi sembrava che volesse strapparmi dalle labbra una risposta precisa come se fosse d'importanza vitale per lei saperlo. Mi infastidiva quel discorso, cominciavo a sentirmi a disagio nel trovarmi a parlare proprio con lei del mio rapporto con Rory.
Non sono mai stata una che ha molta forza di volontà, non reggo bene la pressione, se avesse continuato a mettermi alle strette in quel modo alla fine avrei ceduto e le avrei gridato tutta la verità. E non poteva accadere. Non ora che ci stavamo avvicinando. Non potevo spiattellarle in faccia quanto l'amassi in realtà, sarebbe scappata via senza pensarci ed avrei perso per sempre anche la possibilità di esserle amica. No, questo mai. Avevo desiderato così tanto averla nella mia vita. Niente avrebbe potuto impedire al mio sogno di avverarsi, nemmeno la mia stupida ossessione per lei.

"Stiamo attraversando un periodo difficile, capita a tutte le coppie… ci stiamo soltanto prendendo i nostri spazi. Questo è tutto. Gliene parlerò lunedì" tagliai corto.
"Torniamo allo spagnolo?" domandai cambiando argomento.

Lei puntò lo sguardo sull'orologio della cucina che segnava ormai le sei e trenta.
"In effetti si è fatto tardi. Dovrei tornare a casa, devo vedermi con Quinn stasera".
Una morsa mi attanagliò lo stomaco. Rabbia, gelosia, invidia. Non volevo odiare Quinn, era stata così gentile con me. Lo era sempre, in effetti, anche con Rachel. Ma avrei pagato oro per convincere Santana a darle buca per restare con me quella sera. E il giorno dopo. E per sempre. Due ore intere completamente assuefatta dal suo profumo, dal suono sensuale e caldo della sua voce, dalla sua presenza così vicina. Non potevo toccarla come avrei voluto, né dirle tutto ciò che sentivo, ma almeno era li e potevo ammirarla. Cosa avrei potuto chiedere di meglio se non che quella dolce tortura non finisse mai?