Chiusa nella mia stanza, rintanata nella mia solitudine scura, tentavo disperatamente di dormire ma i pensieri che si affollavano nella mia mente mi impedivano persino di respirare.
Sentivo ancora il suo sapore sulle labbra, malgrado la doccia, sentivo il suo odore su di me. Come una litania assordante il ricordo dei suoi sospiri mi rimbombava nelle orecchie, la mia pelle era ancora increspata dai brividi che le sue mani sul mio corpo avevano provocato.
Lei era dappertutto.
Non era successo davvero, non poteva succedere a me, a me, Santana Lopez.
E' una ragazza dannazione… una ragazza.
Rabbrividii al solo pensiero di ciò che avevo fatto, alla passione cieca che mi aveva invaso, era sbagliato, maledettamente sbagliato. Eppure, per quanto desiderassi con tutte le mie forze di pentirmene, non ci riuscivo. Continuavo disperatamente a tentare di reprimere quel bisogno, sempre più vivo in me, di baciarla ancora ed ancora. La desideravo senza ritegno.
Affondai il viso nel cuscino, soffocando un singhiozzo che diede sfogo ad un pianto sommesso, sentivo l'umidità della federa sotto il mio viso, non avrei saputo dire da quante ore stessi piangendo. Solo non riuscivo a smettere.
Ero conscia del fatto che avrei dovuto piangere per la vergogna ma la verità era che piangevo perché io, quella vergogna, non la provavo. L'avevo baciata e l'avrei rifatto altre dieci, cento, mille volte e questo mio malsano desiderio mi riempiva d'angoscia e mi soffocava l'anima.
Chiusi gli occhi e, senza volerlo, ripiombai indietro nel tempo a quell'attimo di puro paradiso, li riaprii di colpo ed un nuovo fiume di lacrime inondò il mio volto.
Come avrei potuto guardarla di nuovo negli occhi adesso? Come avrei fatto a sfuggire all'imbarazzo di trovarmi faccia a faccia con lei? Come potevo, dopo quel bacio, evitare di annegare nuovamente in quel mare d'azzurro senza rischiare di perdermici, di perdere ancora il controllo?
Ma c'era dell'altro. Oltre ai miei dubbi, mi attanagliava il pensiero di cosa lei potesse provare, di cosa avrebbe pensato di me.
C'era anche da dire che era stata lei a provocarmi, non avrebbe certo potuto accusarmi di esserle saltata addosso inaspettatamente, anche perché tecnicamente era accaduto il contrario.
Si.
Pensai che quella sarebbe stata una buona arma di difesa nel caso in cui lei si fosse lamentata in futuro.
Sospirai.
Eh si perché prima o poi l'argomento sarebbe venuto fuori.
Una morsa allo stomaco mi costrinse a raggomitolarmi su me stessa.
Ma magari non avremmo dovuto parlarne per forza. Io avrei gradito maggiormente ignorare l'accaduto e, di certo, avrei assecondato questo desiderio.
Non una parola sarebbe uscita dalla mia bocca riguardo l'argomento.
Si.
Così avrei agito. L'avrei seppellito dentro di me, come un sogno che, a mala pena, si riesce a mettere a fuoco.
L'avrei ignorata da quel giorno in poi ed avrei continuato a vivere la mia vita felice e beata.
Il pensiero di doverla allontanare mi fece mancare il respiro ed ebbi l'istinto di ricominciare a piangere.
Ma era l'unica soluzione. Brittany era una minaccia per me, per la mia sanità mentale, un pericolo.
Non potevo permettere che l'influenza malsana che aveva su di me mi rovinasse la vita, mi facesse diventare ciò che non ero.
E se l'avesse detto a qualcuno avrei negato fino alla morte.
Io non bacio le ragazze, io non sono cosi.
Non lo sarei mai stata.
Al diavolo quella bionda.
Aveva portato solo caos nella mia testa.
L'ennesimo trillo del telefono sul comodino mi riscosse dai miei pensieri ignorai un'altra chiamata di Quinn.
Ero corsa via da scuola senza avvertirla e lei non aveva fatto altro che chiamarmi tutto il resto del giorno. Ma non avevo voglia di parlare con nessuno, tanto meno con lei.
Non avrei neanche saputo cosa dirle. Come fare a spiegare il turbinio d'emozioni che avevo dentro?
Non potevo raccontarle dell'accaduto, il pensiero di come avrebbe potuto reagire mi spaventava troppo. Se mi avesse giudicata male? Se mi avesse allontanata? No, non avrei potuto sopportarlo, nessuno doveva sapere.
Avrei trovato una scusa da propinare alla mia amica.
L'indomani mi sarei alzata, avrei indossato la mia solita invisibile maschera fatta di freddezza e impassibilità. Avrei seppellito quell'unico momento di debolezza sotto la mia pelle, sotto la fredda armatura di ghiaccio dietro la quale ero diventata cosi brava a nascondermi.
Mi asciugai le lacrime dal viso e chiusi gli occhi.
Rividi il volto di Brittany dietro le palpebre chiuse.
Involontariamente ricominciai a piangere.
***
Camminavo lenta per i corridoi, trascinando quasi le mie gambe, mi sembrava di portare il peso del mondo intero sulle spalle.
Non ero riuscita a chiudere occhio la notte prima, avevo passato la sera al telefono con Rachel che invano aveva provato a calmare le mie ansie dopo aver ascoltato il mio racconto.
Il pianto e l'angoscia mi avevano poi accompagnato nella mia solitaria veglia notturna mentre osservavo la luna, nella quale riuscivo solo a scorgere il velato riflesso degli occhi impauriti di Santana.
L'avevo cercata con lo sguardo per tutto il giorno ma erano passate ormai due ore dall'inizio delle lezioni e, di lei, nessuna traccia. La sua macchina non era nel parcheggio, lei non c'era nel cortile, né nei corridoi, anche il banco accanto a Quinn, tre posti davanti al mio, era rimasto vuoto nell'ora di scienze.
Quanto avrei voluto vederla! Desideravo ardentemente poterle parlare, sapevo cosa stava provando, io stessa ci ero passata qualche anno prima quando, per la prima volta, dovetti fare i conti col fatto che amavo una ragazza, che amavo lei.
Mi sentivo angosciata e confusa, il solo pensiero di lei mi infuocava i sensi ed, allo stesso tempo, mi terrorizzava.
Per settimane, mesi, avevo lottato contro i miei sentimenti inutilmente.
Mi liberai del mio dolore solo quando ebbi il coraggio di ammettere con me stessa di essermi innamorata di una donna.
Decisi in quell'istante che sarei stata più forte della vergogna -al diavolo le convenzioni sociali - avevo pensato, non si voltano le spalle all'amore.
Sospirai.
Non sapevo esattamente cosa San provasse, se si fosse semplicemente pentita o se, in lei, si fosse insinuato il dubbio su ciò che poteva provare per me.
Speravo con tutte le mie forze nella seconda opzione, d'altra parte non era quello il mio desiderio più grande? Che lei potesse un giorno provare per me ciò che io provavo per lei… non era per quello che pregavo ad occhi chiusi la sera prima di dormire da circa due anni?
Mi diressi verso la sala canto, Rachel mi aveva dato appuntamento lì, come al solito aveva una canzone pronta per l'occasione. Sapeva quanto adorassi sentirla cantare per me, in alcuni casi era l'unico rimedio alla mia tristezza: la sua voce splendida, il suo sorriso buono, i suoi abbracci sinceri. Era la mia migliore amica proprio per quello, aveva il potere di farmi sempre tornare il sorriso.
Arrivata davanti alla porta semi chiusa mi bloccai un secondo con la mano sulla maniglia. Rach non era sola la sentivo chiacchierare con qualcuno, istintivamente tesi l'orecchio, non che volessi origliare, pensai solo che sarebbe stato inopportuno interrompere una sua conversazione con un collega del glee o con il professore.
"Era davvero una canzone magnifica e tu hai una voce stupenda" trillò una voce femminile con dolcezza.
Conoscevo quella voce.
"Ti ringrazio" rispose la mia amica incerta.
"Quando sono passata davanti alla porta e ti ho sentita cantare non ho potuto fare a meno di entrare, ero come ipnotizzata giuro!" fece ancora l'altra.
Si, era una voce decisamente familiare.
"L'ho scritta io… la canzone" mormorò Rachel.
"Davvero? Wow, hai un talento innato allora" rispose l'altra con entusiasmo.
Sentii distintamente Rachel sorridere.
"Sai anche a me piace cantare" ricominciò la voce, imbarazzata.
"Beh stiamo cercando nuovi membri per il glee, potresti fare il provino" sbottò la mia amica con un po' troppa enfasi.
L'altra ridacchio, aveva una risata dolce, sembrava quella di una bambina.
"Non credo di avere abbastanza talento in questo campo ed inoltre non avrei tempo. Ma è bello che tu me l'abbia chiesto. Sai credevo di non esserti molto simpatica e, a dire il vero, mi dispiaceva un po'" disse l'altra.
"In realtà non ho nulla contro di te in particolare, non mi sembri cattiva, ma credo fermamente che tu perda troppo tempo con le persone sbagliate. Insomma sembri cosi gentile, non riesco davvero a credere che tu possa essere amica di quel mostro di Santana! Il mio istinto mi dice che saresti una persona migliore se solo tu la lasciassi perdere" biascicò Rachel tutto d'un fiato.
A quelle parole mi gelai. Certo come avevo fatto a non capirlo? Ecco perché quella voce mi era cosi familiare.
"Quinn" sussurrai impercettibilmente.
"Ah si..." disse la cheerleader abbassando il proprio tono di voce. La sentii muoversi di qualche passo ma non avrei saputo dire in che direzione perché non potevo vederle. Quando riprese a parlare però percepivo appena la sua voce come se le stesse parlando all'orecchio
"Cos'altro ti suggerisce l'istinto?" bisbigliò.
Sentii distintamente il respiro di Rachel bloccarsi poi i suoi passi riecheggiarono nella stanza, sempre più vicini.
"Devo andare" si affrettò a dire, spalancò la porta ed io sobbalzai spaventata.
Lei urlò involontariamente, spaventata e sorpresa dalla mia inaspettata presenza, anche Quinn accennò un brivido.
"Britt mi hai spaventata a morte" ringhiò la mora.
"Scusa Rach, sono appena arrivata" mentii "Stavo per aprire la porta e mi sei piombata davanti, non volevo metterti paura" dissi con aria innocente.
Lei cercò di regolarizzare il respiro, portandosi una mano al petto, chiuse gli occhi per qualche secondo notando un rossore stranamente acceso sul suo viso.
"Ciao Quinn" mi affrettai a dire alzando la mano.
"Ciao Britt, wow la divisa ti sta davvero bene" sorrise lei avvicinandosi. Diedi un rapido sguardo al mio corpo. Mi ero quasi dimenticata di aver indossato per la prima volta la divisa delle Cheerios, come la Sylvester mi aveva intimato di fare il giorno prima.
Era strano, avevo sempre pensato che quelle uniformi fossero di una scomodità assurda, invece ora che la indossavo potevo constatare che non erano affatto cosi fastidiose come pensavo. Mi sentivo a mio agio.
"Ti ringrazio" mi limitai a rispondere con un sorriso.
"Io devo andare. Ci vediamo agli allenamenti Britt" mi sorrise "Ciao Berry" aggiunse lanciando una rapida occhiata a Rachel che abbassò lo sguardo avvampando.
"Ciao" soffiò la mia amica timidamente.
La cheerleader fece per allontanarsi, all'improvviso ebbi un'intuizione.
"Quinn" la chiamai. Lei si voltò prontamente.
"Sai… sai per caso dov'è Santana? Io beh... dovrei parlarle" abbassai istintivamente lo sguardo, non sapevo esattamente se Quinn era al corrente di ciò che era accaduto tra me e la sua amica il giorno prima.
"Mi ha scritto stamattina dicendo che aveva una forte emicrania e non riusciva ad alzarsi dal letto, ti serviva qualcosa?" domandò.
Ok Britt,inventa una scusa plausibile.
"Beh era solo… hmm... per via delle ripetizioni volevo sapere quando aveva intenzione di riprendere ecco".
Scusa perfetta,. Mi stupii io stessa della prontezza della mia risposta.
"Ah certo" annuì lei tranquilla. Nessun segno di ironia né altro, probabilmente San non le aveva ancora detto nulla.
"Beh io oggi vado a trovarla, posso dirle che la stai cercando" sorrise gentile.
"Si, perfetto. Grazie" annuii.
Mi fece un cenno col capo, si voltò allontanandosi.
Rivolsi nuovamente lo sguardo verso l'interno dell'aula canto, la mia amica se ne stava a sguardo basso intenta a riordinare nervosamente i suoi spartiti, torturando il proprio labbro inferiore con i denti.
"Rach" richiamai la sua attenzione "Credo che io e te dovremmo parlare" affermai decisa.
