Ormai erano tre giorni che Santana mancava da scuola, avevo provato a chiedere informazioni a Quinn durante gli allenamenti quello stesso pomeriggio.
"E' malata" aveva risposto stringendosi nelle spalle "Quando sono andata a trovarla non ha voluto vedermi, ha detto che aveva paura di essere contagiosa" concluse poco convinta.
Notando poi la mia espressione preoccupata mi aveva sorriso dolcemente.
"Non c'è da preoccuparsi... sai non credo sia davvero malata. E' solo che ogni tanto ha bisogno dei suoi momenti di solitudine, tende spesso ad isolarsi dal mondo. E' fatta così: è una persona particolare" mi aveva detto "Ma per le ripetizioni puoi stare tranquilla, è un piccolo lupo solitario ma non manca mai ad un impegno preso. Vedrai, appena l'ennesimo dei suoi momenti cupi sarà passato, tornerà alla carica, più stronza che mai. Ma ti avverto ripassa bene gli appunti, sai dopo i suoi periodi neri, tende ad avere meno pazienza del solito" mi aveva congedata così, facendomi l'occhiolino ed allontanandosi.
A dire il vero ero rimasta un po' confusa dalle sue parole: 'i suoi momenti cupi'. L'aveva detto con una tranquillità tale da farmi preoccupare, dentro di me sapevo che, probabilmente, il nostro bacio era la causa della momentanea confusione della latina ma, al di la di questo, mi rattristava un po' l'idea che Santana tendesse cosi frequentemente a rinchiudersi nella sua solitudine. Non riuscivo a capire come facesse Quinn a permetterglielo.
Se Rachel fosse stata male io non l'avrei mollata un istante, non avrei potuto sopportate di lasciarla sola in un momento qualsiasi di sconforto.
Ma forse Quinn sapeva quello che faceva, probabilmente era cattivo da parte mia giudicarla. Come lei stessa aveva detto Santana era una ragazza particolare e, particolare, forse era anche la loro amicizia.
Sorrisi tra me e me ripensando alla chiacchierata con Rachel proprio su Quinn. La mia amica era un po' stranita dal comportamento della bionda, mi aveva detto di aver notato strani sguardi da parte della cheerleader e le sue guance si erano dipinte di rosso mentre mi confessava timidamente che spesso quegli sguardi li ricambiava, che la lusingavano perfino. Non c'eravamo dilungate nel discorso, Rach era un po' confusa ed aveva cambiato argomento prima che io potessi dire la mia. Avevo deciso di non forzarla per il momento.
Dopo gli allenamenti mi ero avviata da sola verso casa. Arrivata al bivio in fondo alla strada stavo per girare sulla sinistra in direzione del mio quartiere, ma qualcosa mi aveva trattenuto, ero rimasta incerta e ferma sul ciglio della strada indecisa sul da farsi.
Non avrei dovuto, lo sapevo, ma non ero riuscita a fermare l'istinto che prepotente aveva spinto le mie gambe a correre a perdifiato verso Lima Heights.
Respira Britt, respira.
Continuavo ad ispirare pesantemente ma l'aria che mi entrava nei polmoni sembrava pizzicare i miei sensi agitandomi di più invece che calmarmi.
Non avrei dovuto trovarmi lì, lo sapevo bene, ma non avevo potuto evitarlo, era stato un impulso più forte della mia stessa volontà.
Rimasi per qualche minuto ad osservare la maestosità di quella casa, davanti alla quale tante volte mi ero soffermata, sperando di vedere la mia San. Poi, cercando di regolarizzare il respiro, percorsi il vialetto salendo i tre scalini che mi separavano dal porticato elegante. E lì mi bloccai, travolta dal panico.
Osservai incerta il campanello al di sopra del quale scintillava un'enorme targhetta dorata, la scritta nera recitava :
Dott. Carlos Garçia Lopez
Amelia Maria Rivera-Lopez
Coraggio Britt non essere codarda.
Suonai tremante ed attesi, cercando nel frattempo di ricordare il discorso che mi ero preparata mentalmente mentre correvo verso casa sua.
Una signora di mezza età, bassa e paffutella, venne ad aprirmi.
"Desidera?" mi domandò allargando la bocca in un sorriso materno.
"Ehm... salve signora Lopez, io sono Brittany, un'amica di Santana" biascicai imbarazzata.
La donna ridacchiò.
"Piacere di conoscerti Brittany ma io non sono la Signora Lopez, sono Clara, la governante" mi spiegò.
"Oh... mi... mi scusi" abbassai lo sguardo imbarazzata "Santana è in casa?" ripresi.
"Si la signorina c'è ma temo stia riposando" mi disse dispiaciuta.
"Capisco. Ma sa è più tosto importante, devo…" coraggio inventa una scusa Britt una qualunque "E' per via della squadra di cheerleader, sa è successa una cosa abbastanza grave oggi e Santana è il capitano, devo assolutamente parlargliene" tentati di assumere un'espressione seria e convincente.
La donna tentennò, un po' indecisa sul da farsi. Perché diavolo era cosi preoccupata? Certo visto il regime del terrore che San esercitava a scuola era probabile che a casa fosse peggio.
Alla fine la mia espressione da cucciolo bastonato dovette avere la meglio, perché la donna si decise a farsi da parte invitandomi ad entrare in casa.
Restai per un attimo incantata dalla maestosità di quel posto. Dannazione non sapevo che un dottore guadagnasse cosi tanto, era una villa da milionari.
"In cima alle scale,terza porta a destra" mi indicò Clara distogliendomi dai miei pensieri "Mi raccomando faccia piano, non ama essere svegliata bruscamente ed è di umore pessimo quando succede" la sentì raccomandarsi mentre salivo la sontuosa scalinata.
***
Mi giravo più volte su me stessa, cercando una posizione comoda. Era da giorni che tentavo di dormire ma ogni volta era impossibile riuscire a riposarmi. Continuavo a vederla nei miei sogni. Il pensiero di lei era diventato un tormento costante, chiudevo gli occhi in preda alla stanchezza ed era li ad aspettarmi.
La sua voce, il tocco delicato delle sue mani, il suono del suo respiro, l'odore della sua pelle.
Era una tortura così dolce, il pensiero di lei, del suo corpo nudo e perfetto a contatto col mio.
Lottavo con tutta me stessa per cacciarla dalla mia mente ma era impossibile.
Mai qualcosa mi era risultato così difficile nella vita come quell'impresa.
Brit era dappertutto e la voglia di lei divampava in me facendomi ribollire il sangue, annullando ogni mia razionalità. Me ne stavo chiusa nella mia stanza come una tigre imprigionata in un vortice di passione che solo quella bionda avrebbe potuto quietare. Per questo non uscivo, mi nascondevo nella speranza di riuscire a reprimere col tempo quel bisogno cieco di lei che mi esplodeva dentro ma, più tempo passava, più la voglia di lei cresceva incontrollata.
-Sei cosi bella Santana..-
-Baciami ancora ti prego..-
La sue parole mi arrivavano ai timpani soffocate da gemiti e sospiri.
Le sue mani come piume scivolavano lente lungo le mie gambe regalandomi brividi sempre nuovi, sentivo le sue unghie graffiarmi sensualmente le cosce risalendo verso l'altro, la sua bocca famelica e rovente vagava dalla valle dei seni fino al mio ombelico, le sue labbra risalivano il mio corpo cercando lei mie, quel sapore nella mia bocca incendiava i miei sensi.
Sentivo sotto le dita la perfezione della sua pelle liscia e candita accarezzare la mia in una danza sensuale senza fine, i muscoli guizzavano al contatto con le mie mani bramose di lei.
Tracciai con la lingua il contorno delle sue labbra rosse di morsi e baci, lasciò scivolare la testa all'indietro ed io corsi a serrare i denti sulla pelle bianca alla base della sua gola, strappandole un gemito che mi tolse il respiro.
-..San...- sospirò lei mordendosi le labbra.
I suoi capelli mi solleticavano il viso, mi mordicchiò una spalla per poi scendere verso i miei seni lasciandosi dietro una scia di baci appena accennati.
Le sue mani erano ovunque su di me, la sua lingua tracciava famelica i contorni dei miei seni, i nostri corpi si muovevano al ritmo scandito dai gemiti incontrollati che si fondevano gli uni con gli altri.
***
Quando arrivai alla porta chiusa della sua stanza il panico tornò a farsi strada in me avvolgendo il mio stomaco in una morsa. Ebbi l'impulso di scappare ma mi costrinsi a resistere, ormai ero lì, se fossi andata via senza parlarle probabilmente avrei sprecato l'unica occasione che avevo di chiarire le cose.
Mi feci coraggio, prendendo un ampio respiro e bussai piano. Attesi una risposta che però tardava ad arrivare, bussai nuovamente.
"Hem... Santana" azzardai debolmente premendo quasi le labbra sul legno scuro della porta ma
ancora nessuna risposta.
Mi morsi il labbro inferiore indecisa sul da farsi, senza rendermene conto feci scivolare la mano sulla maniglia, con una leggera pressione la porta si aprì piano.
-Cavolo Britt, questa è invasione della privacy, ma che stai facendo?- non diedi ascolto ai miei pensieri.
"San" bisbigliai nuovamente prima di aprire un po' di più la porta in modo da poter sbirciare dentro la stanza comodamente.
La finestra era aperta, nonostante le tapparelle fossero per metà abbassate, la luce calda e intensa del tramonto riusciva ad illuminare le pareti dipingendole di un rosso tenue, tutto era immerso nel silenzio.
Un odore buono mi invase le narici mandando in tilt il mio sistema nervoso, lo avrei riconosciuto tra mille quell'odore, il suo odore. Mi era entrato dentro divampando come fuoco bruciandomi nelle vene come lava.
Il mio sguardo corse subito al grande letto al centro della stanza,
Eccolo lì il mio miracolo personale, stesa a pancia in giù al centro del letto, il viso seminascosto dai capelli corvini che le carezzavano disordinatamente le spalle lasciate scoperte dalla canotta bianca che indossava, le braccia nude intrecciate intorno al cuscino un po' storto, il lenzuolo celeste le accarezzava i fianchi, nascondendo la curva del suo sedere e una delle sue perfette gambe scure mentre l'altra era piegata al di sopra della stoffa. Gli shorts corti mi permettevano di ammirare la pelle ambrata, la muscolatura soda e perfetta della sua coscia, la curva del suo ginocchio, il polpaccio liscio.
Rimasi immobile ad ammirarla per un tempo indefinito.
Le mie orecchie erano piene solo del sussurro lieve del suo respiro.
Era una dea.
"Wow" sussurrai impercettibilmente.
Un leggero soffio di brezza calda scostò appena le tende e riempì la stanza increspandole la pelle, un brivido le solleticò la schiena e lei si mosse appena mugugnando nel sonno stringendo più forte le braccia intorno al cuscino.
Mi avvicinai come ipnotizzata, richiudendo la porta alle mie spalle, attenta a non fare rumore. Non volevo svegliarla, non avrei mai interrotto quell'attimo di perfezione, sarei potuta rimanere li per ore a guardarla dormire.
Mi inginocchiai accanto al bordo del letto, incrociai le braccia sul materasso e mi presi qualche secondo per affondare il viso fra quelle lenzuola che sapevano cosi tanto di lei, poi appoggiai la testa sul braccio guardandola di lato. Scorsi le sue labbra coperte a mala pena da una ciocca di capelli ribelli, erano distese in un sorriso beato, il viso rilassato ed angelico.
Avrei pagato oro per entrare nei suoi sogni, per poterne scorgere l'essenza, per scoprire la causa di quel sorriso cosi adorabile che le si era dipinto sul volto.
Poi quasi come se mi avesse letto nel pensiero, le sue labbra si schiusero mentre ancora era immersa nel sonno.
"Britt.." sussurrò roca.
Mi bloccai di colpo, il respirò si incastrò in gola. Non poteva essere, la mia immaginazione, come al solito, mi stava giocando un tiro mancino.
"..Brittany.." sospirò lei nuovamente. Stavolta la sua voce mi arrivò più chiara ed il mio nome danzava sulle sue labbra con una dolcezza che mi fece tremare il cuore. Sorrise di più sospirando.
E io mi sciolsi completamente. Quello era un sogno. Il mio sogno che diventava realtà prendendo forma davanti ai miei stessi occhi. La ragazza che amavo era lì, perfetta nella sua bellezza senza eguali, e sorrideva nel sonno chiamando il mio nome.
Sentivo il cuore scoppiarmi nel petto.
Non riuscii a trattenere una risatina allegra, ero troppo emozionata.
Quel suono riempì la stanza e, senza che io potessi far nulla per impedirlo, i suoi occhi scuri e profondi mi sorpresero scrutandomi da sotto le palpebre semi aperte, poi spalancandosi nei miei.
***
Bella come un angelo.
Possibile che esistesse sulla terra qualcosa di cosi perfetto?
I suoi occhi erano stati rubati direttamente al cielo d'agosto ed il suo viso mi ricordava la leggerezza delle nuvole, l'allegria dell'infanzia, la bellezza sconvolgente del mare d'inverno. I suoi capelli biondi rilucevano alla timida luce del tramonto.
Sorrideva ed io sarei voluta svanire in quel sorriso.
Probabilmente stavo ancora sognando. Ma che bel sogno era quello! Più reale di qualunque altro fino ad allora.
