Istintivamente sorrisi a quell'immagine perfetta che mi si era materializzata davanti agli occhi, anche lei sorrise ed allungò una mano verso di me. Le sue dita leggere come piume mi scostarono una ciocca di capelli dal viso e si posarono sulla mia guancia.
Il torpore del sonno pian piano si affievolì, lentamente una consapevolezza inaspettata si fece largo dentro di me, richiusi gli occhi ormai completamente svegli e li riaprì un secondo dopo. Lei era ancora li.
Non stavo sognando.
Con un gesto felino mi scansai dal suo tocco spalancando gli occhi, la sua mano rimase sospesa a mezz'aria poco lontano dal mio viso, la ritrasse mentre il suo sorriso si trasformò in un'espressione confusa.
Mi sollevai sui gomiti e, pochi istanti dopo, scivolai velocemente lungo il materasso, ritrovandomi inginocchiata al centro del letto in preda al panico.
"Che… che ci fai qui? Come sei entrata?" domandai con la voce roca ancora un po' impastata dal sonno.
"Clara mi ha fatto salire, non voleva in realtà, ho dovuto inventare una scusa" spiegò lei con un filo di voce.
"M-ma perché? Perché sei qui?" sbottai io.
"Volevo vederti. Io dovevo vederti, San.." squittì lei abbassando lo sguardo.
"Io credo che… insomma non dovresti essere qui, credo che tu debba andartene, Brittany" dissi con voce tremante tentando disperatamente di non guardarla.
"Non potrai evitarmi per sempre" fece lei seria alzando lo sguardo, sentivo i suoi occhi su di me mi scrutavano come volessero scavarmi nell'anima, lo avvertivo anche se non la guardavo.
"Io non ti sto evitando, non vedo perché dovrei farlo" biascicai cercando di essere convincente.
"Invece io penso che tu lo stia facendo e non credo sia giusto per nessuna delle due, San" rispose. Colpita in pieno.
"Smettila di chiamarmi così" ringhiai.
"E tu smettila di evitare i miei occhi, guardami San" ordinò decisa alzandosi in piedi per poi sedersi sul materasso proprio di fronte a me che continuavo a fissare il lenzuolo appallottolato al lato del letto.
"Guardami" ribadì più calma.
Ingoiai a vuoto incapace di obbedire.
"San..." sussurrò dolcemente e le sue dita corsero a posizionarsi sotto il mio mento fece una leggera pressione ed io alzai il viso senza obbiettare "Guardami" bisbigliò ed io obbedii.
Un mare d'azzurro mi sfiorò l'anima.
"Da cosa ti stai nascondendo?" mi domandò calma.
Deglutii a vuoto, cercavo mentalmente le parole, ma la mia bocca fu più veloce del mio cervello.
"Da te" soffiai fuori incapace di mentire a quegli occhi di ghiaccio.
"Perché?" chiese
"Perché quando sono con te perdo ogni controllo su me stessa" risposi sincera, quasi ipnotizzata da lei.
"Ed è una cosa tanto negativa?" domandò distendendo le labbra in un sorriso gioioso.
Non risposi, non sapevo neanche io cosa avrei potuto ribattere. Era una cosa negativa? La ragione mi gridava che si, era sbagliato e totalmente irrazionale.
Ma il cuore la pensava in tutt'altro modo e, come lui, ogni altra cellula del mio corpo.
Ogni fibra del mio essere desiderava perdersi in quell'angelo biondo davanti a me.
"Santana..." cominciò lei tornando seria, allontanò le dita dal mio viso e ingoiò a vuoto prima di continuare "..se, in qualche modo, pensi che io abbia fatto qualcosa di sbagliato o se credi che ciò che è accaduto fra noi qualche giorno fa sia sbagliato devi dirmelo" disse seria distogliendo lo sguardo da me "Se è questo che ti fa stare male, se ti spaventa così tanto, va bene, lo capisco. Non te ne faccio una colpa ma devo saperlo. L'ultima cosa che voglio è sconvolgerti la vita o farti un torto… non è stato nulla di così tragico. Chiedimi di dimenticare che sia mai accaduto ed io lo farò, sarà come se non fosse successo non ne parleremo mai e tu tornerai alla tua vita di sempre. Chiedimi di dimenticarlo e io lo dimenticherò se è questo che vuoi".
"Tu vuoi questo?" le domandai di getto.
"Io voglio che tu stia bene, voglio solo che tu sia felice" rispose prontamente.
"Perché?" chiesi curiosa. Non riuscivo a capire da dove venisse tutta quella dolcezza e come mai lei non era per niente confusa quanto me dall'accaduto.
Lei sorrise tristemente abbassando lo sguardo sulle sue mani che si torturavano tra loro senza pace.
"Beh... temo che, a questo punto, sia inutile nasconderlo e poi ormai siamo in vena di confidenze" disse tra se.
"Mi piaci, Santana" le sue parole riempirono la stanza rimbombando nelle mie orecchie mi sorpresero stordendo i miei sensi.
"Mi piaci da sempre, dalla prima volta che ti ho vista camminare nei corridoi di scuola, ho lottato in vano contro questo sentimento. Ma non c'è stato rimedio, mi sei scoppiata dentro al cuore come una mina. Non ti avevo neanche mai parlato e già solo il pensiero di te mi bloccava il respiro, ti ho sognata e bramata da lontano negli ultimi due anni della mia vita, sei stata, e sei tutt'ora, un tormento, una costante ossessione per me" si fermò prendendo fiato. I suoi occhi tornarono ad incatenarsi ai miei mentre io ero impietrita, incapace di formulare alcun pensiero razionale.
"Sei bellissima" riprese lei "Ed io sono pazza di te. Mi hai sconvolto la vita senza che io potessi accorgermene, mi hai travolta come un vortice, sono completamente a terra e non hai idea di quante notti non ho dormito pensando a te. Ho vissuto in questi due anni nella speranza di ricevere un tuo sguardo sperando che tu ti accorgessi di me" parlò tutto d'un fiato ed io stentavo a ricordarmi come si faceva a respirare.
Mi guardava speranzosa aspettando probabilmente una risposta che tardava ad arrivare. Per la prima volta nella mia vita ero senza parole.
Probabilmente l'espressione che avevo dipinta in volto doveva tradire il mio desiderio di nascondere che, in fondo, anche lei mi aveva smosso qualcosa dentro. Non so cosa la incoraggiò, fatto sta che, senza staccare gli occhi dai miei, iniziò a gattonare sul materasso nella mia direzione.
Rimasi pietrificata mentre la guardavo avvicinarsi con una sinuosità felina, si fermò col viso a pochi centimetri dal mio, tanto che potevo sentire il calore del suo respiro sulle labbra.
I suoi occhi lucidi continuavano a saltellare dalle mie iridi alla mia bocca.
"I tuoi occhi mi uccidono. Sei straordinaria, mi hai stregato anima e corpo. E quel bacio? Tu non sai quanto ho pregato per quel bacio, non lo sai quanto disperatamente l'ho desiderato, non sai quanti altri ne vorrei. Quanto vorrei te" soffiò sulle mie labbra.
Il mio cuore fece una o due capriole prima di rimbalzarmi in gola.
"Perciò te lo ripeto, San, se credi che tutto questo sia sbagliato, se vuoi tirartene fuori, devi dirlo adesso perché tra esattamente cinque secondi io ti bacerò e, quando accadrà, non avrò più la forza di staccarmi. So già che il tuo sapore mi darà alla testa e perderò ogni facoltà mentale. Fermami adesso finché sei in tempo, perché conterò solo fino a cinque e poi, ti avverto, non risponderò più di me".
Sorrise maliziosa. Ed un nodo si strinse alla base del mio stomaco mentre sentivo ogni fibra del mio corpo perdere lucidità appena i miei occhi caddero su quelle labbra perfette.
"Uno".
Si avvicinò impercettibilmente ma non mi mossi.
"Due".
"Britt..." sussurrai incapace di formulare alcun pensiero.
"Devi solo dire di no, San, dì che non mi vuoi ed io sparirò dalla tua vita veloce come ci sono entrata" bisbigliò lei senza allontanarsi.
"Tre".
"Io non sono lesbica" mormorai senza smettere di bramare quelle labbra sempre più vicine.
"Nemmeno io… tu sei, letteralmente, l'unica donna per me… l'unica eccezione. Fermami, San, non farmi andare oltre se non vuoi" continuò lei avvicinandosi ancora mentre la punta del suo naso sfiorò leggera il mio.
Cominciava a fare caldo o forse ero io che andavo a fuoco.
"Quattro".
Il nodo alla base dello stomaco si sciolse con una violenta esplosione. Ogni cellula del mio corpo impazzì letteralmente.
Senza che la ragione potesse più avere alcun controllo su di me le mani corsero istintivamente ad incorniciare il suo viso di porcellana e le mie labbra si incollarono alle sue.
Mai avevo baciato qualcuno così, mai nessuno aveva baciato me in quel modo. I miei baci erano sempre stati famelici e violenti, le smancerie sono per i deboli ed i ragazzi si soffermano poco in genere su un semplice bacio.
Con lei no. Non quella volta almeno, qualche giorno prima negli spogliatoi ci eravamo baciate senza ritegno, affamate l'una dell'altra ma, in quel momento invece, in quel lento sfiorarsi di labbra mi sentii come una ragazzina che bacia per la prima volta. Le sue labbra erano così morbide, così delicate, si muovevano sulle mie con una tenerezza sconvolgente.
Sorrise sulla mia bocca quando, senza fretta, lasciai scivolare la lingua lungo il contorno del suo labbro inferiore, senza farmi attendere troppo lasciò che incontrassi la sua e mi tremò il cuore quando tornai ad impossessarmi di quel sapore buono che tanto avevo desiderato.
Le mie mani scivolarono via dalle sue guance per andare a posizionarsi sui suoi fianchi, senza mai interrompere il contatto tra le nostre labbra. Si lasciò scivolare all'indietro lungo il materasso ed io seguii i suoi movimenti sollevandomi dalla mia posizione.
Adagiò la testa sul mio cuscino ed io mi staccai a fatica da quelle labbra dolci giusto il tempo di permetterle di stendersi del tutto. Scivolai lenta sopra di lei, le mie labbra cercarono nuovamente le sue mentre con entrambe le mani si fece strada tra i miei capelli attirando il mio viso sempre più vicino al suo. Le mie mani invece vagavano su e giù dai suoi fianchi fino alle dolci curve dei suoi seni.
La mia mente era completamente annebbiata. Ero come ubriaca, ubriaca di lei, inebriata da quel bacio cosi intenso e dolce che sembrava non volesse avere fine.
Era semplicemente sconvolgente il suo sapore. Sapeva di miele, di latte, sapeva di bimba.
Il bisogno d'ossigeno cominciò a diventare impellente e mi staccai da quella bocca solo pochi secondi per riprendere fiato ma, senza darmene il tempo, le sue labbra si incollarono nuovamente alle mie con urgenza.
Sentii i suoi denti serrarsi intorno al mio labbro inferiore per poi leccarlo dolcemente un istante dopo.
Per me fu troppo.
Ignorando il bisogno d'aria affondai nuovamente la lingua nella sua bocca, lasciando che vagasse senza ritegno su quelle labbra meravigliose.
I nostri respiri si fecero sempre più corti, ben presto la dolcezza lascio spazio alla passione accecante ed un forte calore mi esplose nel basso ventre facendomi ribollire il sangue.
Non sapevo esattamente cosa stessi facendo in realtà, non era la prima volta che mi trovavo in quella situazione così intima, ma era la prima volta che mi ci trovavo con una ragazza e la cosa era piuttosto strana. Anche se, in un certo senso, non mi bloccava più di tanto: il mio cervello continuava a macchinare fra i se ed i ma, mentre sembrava che il mio corpo non avesse bisogno di ricevere istruzioni, seguiva gli impulsi dettati dall'istinto.
Abbandonai le sue labbra e disegnai con la lingua il contorno del suo mento scendendo lungo la sua gola per poi risalire lasciando una scia bagnata di morsi, famelica della pelle morbida e profumata del suo collo. Strappandole un gemito eccitato che mi procurò un brivido lungo la schiena.
Succhiai con forza la porzione di pelle che avevo addentato mentre le sue mani si facevano spazio sotto la mia canotta. La sua pelle era superba e sapeva così intensamente di buono.
Mi presi qualche istante per osservare il segno rosso che scintillava sulla sua pelle di latte, lo sfiorai con la punta della lingua, mi bloccai ansimando sorpresa quando senti le sue unghie graffiare la pelle nuda dei miei fianchi per poi farsi strada fino al mio seno.
Lei approfittò di quel mio momento di vulnerabilità per ribaltare la situazione, mi spinse con decisione al suo fianco per poi posizionarsi su di me con uno scatto felino.
Mi presi un istante per osservarla. L'azzurro dei suoi occhi era stato sostituito da un blu intenso acceso di passione, il viso colorato di rosso, le labbra gonfie ed umide dischiuse, il petto si muoveva su e giù frenetico al ritmo del suo respiro affannato, il segno del mio passaggio scintillava rosso di fuoco sul suo collo candido, le sue gambe lasciate scoperte dal gonnellino della divisa delle Cheerios circondavano miei fianchi. Era la prima volta che indossava quell'uniforme e, come avevo immaginato, le stava divinamente.
Comodamente seduta sul mio ventre, sciolse i capelli liberandoli dalla stretta coda di cavallo, e questi le caddero sulle spalle incorniciandole il volto, mi guardò maliziosa sorridendo. Le sue mani cercarono le mie e lasciai che le nostre dita si intrecciassero. Lei portò le nostre mani unite sopra la mia testa scendendo con le labbra a torturare il mio collo, voltai di lato la testa per lasciarle spazio mentre un gemito roco si liberò dalla mia gola.
Sentii il suo respiro sfiorarmi l'orecchio.
"Sei bellissima, Santana, sei una dea" sussurrò con una sensualità tale da farmi voltare gli occhi all'indietro in balia del desiderio di lei che mi dilaniava.
"Non sai da quanto aspettavo questo momento".
Continuò ancora mentre le su mani abbandonavano le mie per scivolare nuovamente sotto la mia canotta.
Le sue dita erano leggere come piume, il suo tocco delicato incendiava ancora di più la mia pelle che si increspava a quel contatto, un brivido caldo mi invase i sensi quando le sue mani lambirono i miei seni e gemetti senza ritegno. Mi morsi il labbro inferiore con forza per soffocare un piccolo urlo.
Cominciò ad agitarsi, muovendosi sopra di me, lentamente, sinuosa come una gatta.
Mi faceva impazzire.
"Sei così calda".
Bisbigliò lei massaggiando la mia pelle, entrambi i pollici sfiorarono in sincronia sui miei capezzoli, strappandomi un ulteriore gemito più rumoroso.
Sentivo sempre più forte il mio desiderio, brividi caldi mi attraversavano il corpo, ogni suo sospiro al mio orecchio era come una scarica elettrica, le sue mani su di me mi regalavano sensazioni che mai avrei creduto potessero esistere, sentivo una calda umidità farsi strada tra le mie gambe.
"Brittany" soffiai al limite della disperazione mentre le sue mani si muovevano con lentezza esasperante su di me.
Ridacchiò sulla mia pelle, giocherellando col lobo del mio orecchio, prima di incastrare una gamba tra le mie.
"Britt" sospirai ancora, le sue labbra scesero lente sul mio collo per fermarmisi al centro del petto.
"Ti voglio" disse in un sospiro mandando il tilt il mio sistema nervoso già estremamente provato dalla situazione.
"Ed allora prendimi" quasi gridai senza controllo in balia dei suoi sospiri.
***
"SANTANA LOPEZ ALZA IL CULO DA QUEL LETTO STASERA TI TRASCINERO' FUORI A TUTTI I COSTI!"
L'urlo proveniente dalle scale ci fece sobbalzare entrambe. I nostri occhi si spalancarono gli uni negli altri mentre i passi pesanti si avvicinavano sempre di più. Con un rapido scatto mi ritrassi dal suo corpo scendendo dal letto e, per poco, non persi l'equilibrio mentre lei si affrettava a riabbassarsi la canotta.
Quando la porta si spalancò con un tonfo una Quinn allegra sbucò saltellante dal corridoio.
Si bloccò di colpo ed il suo sorriso si tramutò in una smorfia confusa.
Osservai Santana che rapidamente si era portata in ginocchio sul letto, il suo respiro ancora affannato, il viso rosso imperlato di sudore, le labbra carnose livide di morsi.
Tentai nervosamente di sistemare le pieghe del mio gonnellino e mi passai una mano tra i capelli sciolti. Io stessa faticavo a ritrovare respiro. Sentivo la pelle incandescente, il segno lasciato dalla bocca di Santana sul mio collo cominciava a pizzicare pulsando, istintivamente ci portai sopra la mano tentando di nasconderlo.
"Brittany che-che ci fai qui?" domandò la cheerleader sorpresa mente il suo sguardo vagava da me che la osservavo scioccata a San che se ne stava a sguardo basso rannicchiata nella sua posizione.
"Io... ero venuta solo per... ecco..." tentai di trovare una scusa.
"Per parlare delle ripetizioni ma stava andando via" sbottò Santana con voce sicura senza guardami.
"Già... si stavo andando via" ripetei ingoiando a vuoto. Lì per lì mi deluse il fatto che stava mandando via me invece di chiedere a Quinn di tornare un'altra volta.
Afferrai la borsa che avevo lasciato cadere sul pavimento ed oltrepassai la bionda che ancora ci guardava sospettosa.
"Ci vediamo a scuola" riuscii a dire per poi scendere rapidamente le scale e fiondarmi fuori dalla porta senza voltarmi.
Solo quando la brezza dolce della sera mi sfiorò il viso ritrovai la forza di respirare nuovamente a pieni polmoni.
Con la punta delle dita mi sfiorai le labbra ancora umide del sapore di Santana e, istintivamente, sorrisi mentre una lacrima mi rigava il viso.
