"Mio Dio, mio Dio, mio Dio… non posso crederci! Questo è il giorno più bello della mia vita, oh mio Dio! "
"Brittany, dannazione, vuoi darti una calmata e spiegarmi cosa diavolo ti rende così euforica?Magari il tutto dopo aver rimesso apposto il letto" Rachel mi rimproverò interrompendo l'ondata di entusiasmo che mi aveva travolta. Dopo essere uscita dalla casa di Santana avevo telefonato ai miei per avvertirli che avrei dormito dalla mia amica e, subito dopo, avevo mandato un messaggio a Rachel per dirle che stavo arrivando. Appena mi aveva aperto la porta l'avevo abbracciata con tutta la forza che avevo, sollevandola in aria. Non riuscivo a smettere di ridere. Mi ero fiondata in camera sua ed avevo iniziato a saltare sul letto come un'ossessa, urlando frasi sconnesse, con la mia amica che mi guardava un po' confusa.

Non riuscivo a contenere la felicità. Mi scorreva dentro come un vortice, sentivo l'energia fremere sotto la pelle, mi sentivo grande, potente, sentivo di poter essere capace di fare tutto.

Non mi ero mai sentita così, mai nulla nella mia vita mi aveva segnata così positivamente. Era mia, lo era.
Lo avevo capito da come mi baciava, da come ansimava sotto il mio tocco, lo avevo capito dai battiti del suo cuore impazzito che ancora mi rimbombavano in testa. Era mia. Avrebbe potuto negarlo a vita, non le avrei più creduto! Il suo cuore mi aveva parlato, lo avevo sentito ed adesso lo sapevo, sapevo che la volevo più di ogni altra cosa al mondo! E l'avrei avuta... l'avrei avuta e non lo dicevo per presunzione, era consapevolezza. Lei voleva essere mia. Lo avevo letto nelle sue iridi di cioccolato, l'eco del suo respiro lo aveva sussurrato alla mia pelle.

"Rach, è successa una cosa incredibile! Non posso crederci! Sul serio, Dio, dimmi che non sto sognando... oh cielo..."
"Britt vuoi spiegarmi?" mi ammoni nuovamente la mora.

Mi lasciai cadere sul letto rimbalzandoci sopra un paio di volte, poi puntai i miei occhi in quelli della mia amica senza smettere di ridere e piangere allo stesso tempo.
E poi cosa diavolo hai sul collo? Ti ha morso una medusa gigantesca o sei semplicemente rimasta incastrata nel tubo dell'aspirapolvere? E' enorme" sbottò scioccata.
Passai istintivamente le dita sul segno che pulsava ancora sul mio collo, un brivido mi attraversò la schiena nel ripensare alle sue labbra su di me. E non riuscii a trattenermi dal sorridere come una scema.
Scrutai nuovamente la mia amica, la invitai a sedersi accanto a me battendo la mano sul materasso e lei obbedì guardandomi curiosa.
Presi un bel respiro e cominciai a raccontarle tutto.

***

"San c'è qualcosa che vorresti dirmi per caso?" domandò Quinn vagamente allusiva mentre richiudeva la porta alle sue spalle entrando non appena sentimmo il rumore inconfondibile della porta d'ingresso che si richiudeva con un tonfo sordo, segno che Britt era ormai uscita.

"Q. io..."
Cazzo, era decisamente la situazione più imbarazzante ed inverosimile in cui mi fossi mai trovata. Cosa diavolo avrei potuto dirle? Passai in rassegna tutte le scuse che avrei potuto usare ma nessuna sembrava abbastanza plausibile. Quinn non era mica stupida! Spinta da un improvviso monito di coraggio alzai gli occhi su di lei che mi fissava con un espressione indecifrabile, abbassai nuovamente lo sguardo mentre l'imbarazzo tornava a colorarmi le guance. La mia amica da parte sua non emise alcun suono, si avvicinò a passo lento stendendosi comodamente accanto a me sul letto dove io ero ancora inginocchiata.

"Devo essermi persa qualcosa" bisbigliò "Hey ma era un succhiotto quello?" domandò poi dal nulla.
Voltai lentamente la testa nella sua direzione guardandola interrogativa.
"Intendo quell'enorme, gigantesco, ematoma violaceo che aveva sul collo" si spiegò lei un po' perplessa.

Aprii la bocca per dire qualcosa ma non uscì alcun suono, la richiusi prontamente avvampando ancora, mi voltai per nascondere ai suoi occhi il mio imbarazzo.

"Cavolo era enorme. Una cosa davvero..." commentò stranita.
"Quinn" la interruppi "Non è come pensi" tentai di discolparmi con la frase più scontata e finta del mondo.

"Oh tesoro, io credo invece che sia esattamente come penso! Anzi, forse hai ragione, potrebbe non essere ciò che penso visto che, data la situazione, non saprei veramente cosa pensare. Vuoi illuminarmi Santana?" rispose ironica.

"Noi... ecco… lei..."
Dannazione come potevo dirglielo? Dove avrei trovato le parole? E per dirle cosa? Che stavo per fare sesso con una ragazza? Che desidero portarmi a letto Britt da quando la conosco?
Oh no! Mi odierà... che situazione del cavolo.

Sentivo il cuore battere a mille, il respiro continuava ad incastrarsi in gola e non sapevo che dire, né cosa fare. I pensieri continuavano ad affollarsi nella mente senza un senso logico, iniziai a tremare senza accorgermene ed una lacrima scivolò incontrollata lungo le mie guance seguita da un'altra ed un'altra ancora.
Tentai disperatamente di trattenere i singhiozzi che minacciavano di fuoriuscire dalle mie labbra. Sentivo il respiro di Quinn alle mie spalle e tentai invano di ritirare indietro le lacrime che riempivano i miei occhi.
Un tocco caldo e gentile sulla mia spalla mi sorprese facendomi sobbalzare.

Strinsi i denti cercando di trattenere il pianto. Santana Lopez non piangeva, non davanti agli altri, mai e poi mai.

L'abbraccio di Quinn arrivò silenzioso ed inaspettato. Sentii le sue braccia stringersi intorno alle mie spalle, il suo profumo rassicurante e familiare mi invase le narici. Posò le labbra delicatamente sulla mia tempia e li rimasero per un tempo indefinito.

Mi irrigidii di colpo. Capitava molto di rado che qualcuno mi abbracciasse così, per pura dimostrazione d'affetto disinteressato, anzi in realtà non capitava mai. Con Quinn poi la cosa avveniva davvero raramente, non facevano per me tutte quelle smancerie. Inoltre mi infastidivano gli abbracci, avevo sempre sostenuto che un contatto fisico così prolungato senza alcun secondo fine puramente sessuale per me era un'inutile perdita di tempo. Quinn lo sapeva, sapeva che detestavo gli abbracci, eppure lo stava facendo.

Le lacrime tornarono a pizzicarmi gli occhi mentre le sue braccia si strinsero più forte intorno alle mie spalle e le sue labbra premettero più sicure contro la mia tempia, cominciò a cullarmi piano nel tentativo di farmi rilassare.
"Va tutto bene Santana, sono qui… non hai bisogno di nasconderti da me, lo sai. Noi siamo una famiglia" bisbigliò per tranquillizzarmi.
A quelle parole le lacrime cominciarono a scorrere sul mio viso incontrollate, adagiai la schiena sul suo petto e la sentii respirare tra i miei capelli mentre mi teneva stretta, i miei singhiozzi cominciarono a farsi strada rumorosi, riempiendo il silenzio. Fui grata a Quinn per l'accortezza che aveva avuto. Sapeva quanto odiassi piangere davanti ad altri per questo aveva evitato di guardarmi limitandosi a stringermi a se.

Aveva ragione eravamo una famiglia io e lei. Non dovevo avere paura, non del suo giudizio, era stata testimone delle mie innumerevoli perfidie e, benché agli occhi del mondo io risultassi la più perfida delle stronze, lei non mi aveva mai lasciata sola. Non l'avrebbe fatto neanche in quell'occasione, lo sapevo.

Rimanemmo in quella posizione per qualche minuto, lei continuava a cullarmi dolcemente aspettando che il mio pianto disperato si quietasse. Quando finalmente accadde, mi staccai dal suo abbraccio, asciugandomi le ultime lacrime col dorso della mano. La sentii staccarsi da me, scese dal letto per poi tornare un attimo dopo. Vidi la sua mano spuntare da dietro le mie spalle porgendomi un fazzoletto che accettai senza dire nulla.
Presi un respiro profondo e rilassato quando sentii le sue dita tra i miei capelli seguite, prontamente, dalla spazzola che evidentemente aveva recuperato dal mio comodino.

Essere pettinata, assurdo ma vero, era l'unica cosa che mi rilassava del tutto e Quinn lo sapeva. Lei sapeva sempre come farmi stare bene.

"Prenditi il tuo tempo, io sono qui" mi disse interrompendo il silenzio continuando a far scivolare la spazzola tra le mie ciocche scure.
Presi un ulteriore respiro. Il fatto di non doverla guardare negli occhi mi rese più coraggiosa, chiusi gli occhi abbandonandomi alle attenzioni della mia migliore amica.
Ingoiai a vuoto e cominciai a raccontarle tutto per filo e per segno: dal primo incontro con Britt fino a quel giorno, senza tralasciare alcun dettaglio, tentai di esprimere al meglio le sensazioni che avevo provato e che provavo nel pensare a lei. E le parlai della confessione che Britt mi aveva fatto poco prima, quelle parole erano come marchiate a fuoco nella mia mente, le avevo sentite pronunciare solo una volta e non le avrei dimenticate mai più in vita mia.
Quinn da parte sua ascoltò tutto senza mai interrompermi, di tanto in tanto la sentivo trattenere il respiro mentre la spazzola si fermava di colpo tra i miei capelli, pochi secondi e tutto riprendeva con calma.

"E poi ti abbiamo sentita urlare nel corridoio e lei si è scaraventata giù dal letto... e si, insomma, eccoci qui".
Conclusi il mio racconto e presi un lungo respiro mentre sentivo la gola seccarsi. Il silenzio piombò nella stanza. Sentivo solo il fruscio dei miei capelli fra i denti della spazzola ed il respiro regolare di Quinn.
Trattenni il fiato spaventata fissando il vuoto.
"Di qualcosa ti prego" sussurrai terrorizzata con un filo di voce.

"Mi sento un po' offesa" commentò con un tono indecifrabile.
"C-cosa?" spalancai gli occhi incredula e finalmente trovai il coraggio di voltarmi a guardarla. La trovai pensierosa che guardava un punto imprecisato nel vuoto, con la fronte corrugata e le labbra serrate.
"Si... ho sempre pensato che semmai tu avessi deciso di giocare nell'altra squadra sarei stata io la tua prima scelta! Abbiamo dormito insieme per anni in questo stesso letto e mai nulla! Eppure devi ammetterlo: sono sexy da togliere il respiro! Ma nonostante ciò niente! Poi arriva questa biondina svampitella e "bam"... sono davvero, davvero offesa" commentò ironicamente per poi posare gli occhi nei miei. Ci guardammo serie per qualche secondo poi, senza riuscire a trattenerci, scoppiammo in una lunga e rumorosa risata complice.

"Tu sei veramente incredibile" sbottai tra una risata e l'altra.
"Io? Tu lo sei! Quando diavolo pensavi di dirmelo? Scherzi a parte mi delude il fatto che sia saltato fuori solo adesso. E, per la precisione, solo perché vi ho beccate in flagrante!" mi rimproverò lei.
"Lo so Q. è solo che... io… non hai idea della paura che avevo" mi giustificai tornando seria "Io non sapevo come dirlo... non sapevo spiegare a me stessa ciò che mi stava accadendo... figurati spiegarlo a te... e poi ero terrorizzata dal fatto che tu..."

"Che io potessi non accettare la cosa? Che ti additassi come una specie di malata da cui stare alla larga? Che non capissi? Che ti respingessi? Credevi che ti avrei odiata per il resto della vita?" disse seria con voce tremante guardando un punto oltre la mia spalla.
"Già" annuii incuriosita dalla sua espressione crucciata "Q. tutto bene? Voglio dire se la cosa ti ha sconvolto lo capisco... però ti prego parlami... accetterò tutti i tuoi insulti... io..."

"Non ho alcun insulto, né rimprovero da farti Santana, sei la mia migliore amica, sei la sorella che non ho mai avuto! Sai che non ti allontanerei mai. Posso solo starti vicino aiutarti e volerti bene come sempre... più di sempre e... scusarmi con te" disse calma.
"Scusarti?" ripetei senza capire.
Lei prese un lungo respiro puntò nuovamente gli occhi nei miei ed io intravidi il luccichio di qualche lacrima agli angoli delle sue iridi color smeraldo.
"Credo sia arrivato il mio turno di confessare… io posso capire la tua situazione, Santana, più di quanto immagini…"

***

Rach mi fissava ad occhi spalancati, la bocca contratta in un'espressione incredula, mentre finivo di raccontarle gli ultimi dettagli dell'accaduto.
I suoi occhioni scuri brillarono appena quanto sentì il nome di Quinn.

Conclusi il discorso prendendo un lungo respiro incapace di smettere di sorridere come un'ebete al ricordo perfetto della sensazione che mi aveva provocato la pelle della mia latina sotto le dita, il suo respiro sul mio collo, le sue labbra calde.

"Mi prendi in giro vero? Sei sicura di non averlo solo sognato?" domandò la mia amica sospettosa.
Sbuffai e con l'indice iniziai a picchiettare sul mio collo proprio sul marchio lasciato lì da Santana.
"Ti sembra che scherzi?" commentai.
"Santana Lopez… ti ha baciata?" ripeté incredula.
"Beh tecnicamente l'ho baciata io… ma ha ricambiato... e insomma... se Quinn non fosse arrivata a rompere le scatole beh magari... ecco..." l'immagine di Santana nuda sotto di me mi attraversò la mente regalandomi un brivido.
"No, no, no! Risparmiami ti prego" disse Rach scattando in piedi "E che mi dici di Quinn? Cosa ha detto?" domandò.
"Non ne ho idea" dissi stringendomi nelle spalle "Sono corsa via subito".
"Mmm... cosa credi che succederà adesso... insomma... state insieme o cosa?"
"No! O meglio non ne ho idea… suppongo che dovremmo parlarne bene. Lei... beh credo che avrà bisogno di tempo per accettare la cosa. Per capirsi" presi a ragionare tra me.
"E forse anche tu faresti bene a rivalutare la questione e magari a metterti in salvo finché puoi" sbottò lei.
"Rachel" la rimproverai "Potresti mostrarti un po' più felice per me? Fa finta almeno!" sbuffai.
"Oh la mia migliore amica stava per portarsi a letto la puttanella mangia-uomini più stronza degli Stati Uniti e dintorni! Tre urrà per lei!" commentò sarcastica fingendo entusiasmo.
"Ti odio" dissi cercando di soffocare una risatina nervosa mentre le scaraventavo addosso uno dei cuscini del letto.
"No! Mi adori invece! Ed io adoro te, ecco perché non smetterò mai di dirti che questa situazione non mi piace BrittBritt" disse più calma recuperando il cuscino e sedendosi accanto a me.
"Sono felice sempre se anche tu lo sei. Ti voglio bene e quando ti vedo sorridere così non potrei chiedere di meglio. Ma voglio solo proteggerti, lo capisci?" mi domandò spostandomi una ciocca di capelli dietro l'orecchio.
"Lo so Rach, ma il mio istinto mi dice che non devo avere paura. Questo è il sogno che diventa realtà non posso ignorarlo. Io voglio combattere per lei! Insomma, ora che ho scoperto di poter avere una possibilità devo giocarmela! Tu sai quanto l'ho desiderata" dissi con le lacrime agli occhi.
" Lo so piccola, lo so" si limitò a commentare abbracciandomi. Mi strinse forte ed io nascosi il viso nell'incavo del suo collo.
"Andrà tutto bene" mi disse calma.

Si bloccò poi di colpo irrigidendosi. Io mi staccai dal suo abbraccio e la osservai preoccupata.
"Che succede?" domandai.
"Come diavolo farai a spiegare questo a Rory?" disse sfiorando il mio collo.
Mi gelai. Quasi dimenticavo di avere un fidanzato.

***

Spalancai gli occhi incapace di parlare. Quella era senza dubbio la giornata più strana e scioccante della mia vita! Come diavolo avrei fatto a reggere a tutte queste novità?
Quinn mi fissò interrogativa asciugandosi il viso bagnato di lacrime salate.
Aprii la bocca un paio di volte per parlare ma non una sola parola usci dalle mie labbra.

"Rachel Berry" dissi a mezza voce dopo un po'.
La mia amica annui lenta guardandomi preoccupata.
"Quella Rachel Berry" ribadii io.
"Già".
"La cugina minorata di Frodo? L'amante di grande puffo? L'ottava dei sette nani?"
"Santana!" mi rimproverò infastidita.
"O mio Dio! Ora sono io ad essere offesa! Insomma…" mi alzai di scatto avviandomi verso lo specchio ed osservai la mia immagine riflessa.
"Hai per migliore amica una strafiga spaziale come me e ti invaghisci di Rachel Berry? Ma dico io… siamo pazzi? Hai visto le mie tette? Sono divine! E tu le hai avute davanti per anni e su chi decidi di sfogare i tuoi istinti omosessuali repressi? Su quella nana da giardino con una proboscide improbabile al posto del naso!"
"Santana… sto per prenderti a calci, ti avverto" sbottò lei seria.
Tornai a sedermi sul letto accanto a lei. Borbottando tra me e me in spagnolo così che la mia amica non potesse comprendere la miriade di altri geniali insulti che stavo lanciando alla nana.

"E' una stana coincidenza... non trovi?" mi domandò Quinn all'improvviso.
"Il fatto che stia capitando ad entrambe... questa cosa?" dissi fissandomi le unghie.
"Già".
"Beh in effetti è vero. E' piuttosto strano… anche se in realtà non so nemmeno io come spiegarlo! Voglio dire: magari è solo una fase… chissà forse tutti ne attraversano una simile prima o poi nella vita… un periodo di confusione ecco" tentai di giustificare la situazione.
"O magari è la nostra vera natura che viene fuori grazie all'incontro con le persone giuste.." azzardò lei.
Alzai lo sguardo incontrando il suo più intenso che mai.
"Credi di poter essere lesbica?" domandai a bruciapelo.
"Non lo so... e tu?"
"No" sbottai distogliendo lo sguardo "Non credo" mi corressi subito dopo.

"Insomma mi piacciono i ragazzi… voglio dire... mi piace uscirci... qualche volta riesco persino a non annoiarmi a morte. E poi il sesso è divertente. Almeno con Puck lo è… qualche volta…cioè.. si... prima qui con Brittany la situazione era parecchio calda e non ricordo di essermi mai sentita così prima d'ora con nessun altro. Ma questo non vuole certamente dire che... insomma… beh…O MIO DIO SONO LESBICA!"
Mi alzai di scatto dal letto portandomi le mani alle tempie presi a camminare agitata avanti ed indietro per la stanza con respiro corto maledicendo il mondo intero in spagnolo.

"Oh no!" Quinn si precipitò verso di me tentando di arrestare la mia sfuriata.
Riuscì ad afferrarmi per le spalle facendomi fermare.
"SANTANA CALMATI" urlò scuotendomi per le spalle "E SMETTILA DI PARLARE SPAGNOLO!PERCHE' NON CAPISCO ASSOLUTAMENTE NULLA DI QUELLO CHE DICI" mi rimproverò.

Mi zittii di colpo e la guardai terrorizzata cercando di regolarizzare il respiro.
"Non esistono etichette e non è importante chi o cosa siamo! L'importante è di chi ci innamoriamo. Il fatto che Brittany susciti in te queste emozioni non vuol dire che qualsiasi altra ragazza potrebbe farlo! Magari lei è l'unica! E' quella persona speciale capace di scuotere il tuo mondo con un sorriso. Magari è proprio lei" mi rassicurò.
"E come faccio a sapere che è davvero così?" domandai insicura.

Lei inspirò profondamente poi, senza indugiare, premette le labbra sulle mie prima con forza poi con estrema delicatezza. Rimasi immobile ad occhi spalancati, incrociai il suo sguardo vigile e attento, respirò sulle mie labbra e la sua lingua scivolò nella mia bocca, la lasciai entrare senza opporre resistenza, giocò un po' con la mia prima di staccarci dopo meno di un minuto di quel bacio, Feci un passo indietro e ci prendemmo un minuto per osservarci a vicenda.

"Allora?" mi domandò lei dopo un po'.
Aveva un buon sapore, questo lo dovevo ammettere, e baciava bene gliene davo atto ma quel bacio non si avvicinava nemmeno lontanamente alla perfezione di quelli di Brittany. Quando avevo baciato la mia bionda milioni di sensazioni mi erano esplose dentro, nessuna rasentava l'imbarazzo che provavo in quel momento dopo il bacio con Quinn. Tutto con Britt era stato carico di passione e sentimento, per la prima volta, tra le sue braccia, mi ero sentita me stessa.

"Niente" mi limitai a dire alzando le spalle.
"Nemmeno io" sospirò Quinn rilassandosi "Insomma, senza offesa, tu hai delle labbra meravigliose e Puck aveva ragione, sei una gran baciatrice, ma..."
"Certo... ci mancherebbe altro... anche tu... è solo che..."
"Evitiamo di rifarlo!" mi implorò lei.
"Si ti prego! Evitiamo" concordai.

"Almeno adesso sappiamo di non essere lesbiche e questo può significare solo una cosa: quelle due devono essere davvero speciali se hanno avuto il potere di convertire due insaziabili mangiatrici di uomini come noi" disse Quinn ironica facendo il verso della tigre per poi scoppiare a ridere lasciandosi cadere nuovamente sul letto.
"Che situazione del cavolo" commentai io scivolando accanto a lei.
"Di cosa ti lamenti? Almeno tu sai di essere ricambiata! Io non so davvero come fare. Ho provato ad avvicinare Rachel ma è sempre cosi scostante. Non riesco ad attaccare bottone, ogni volta sembra che abbia paura di me, e poi c'è Finn! Mio Dio che casino" mugugnò coprendosi il viso col cuscino.

"Dal Mago Pancione alla Pigmea… hai davvero dei gusti di merda Fabray!" commentai.
"Certo! Infatti ho scelto te come migliore amica! Stronza impertinente" sbottò lei prima di sbattermi con forza il cuscino sul viso.
"Come diavolo ti permetti piccola strega!" le ringhiai massaggiandomi il naso dolorante prima di afferrare l'altro cuscino per difendermi dal secondo colpo che minacciava di arrivare da un memento all'altro.
Continuammo a prenderci a cuscinate per un po', insultandoci e ridendo senza sosta. Ci fermammo solo per mancanza di forze e fiato, incapaci di contenere le risate.

"Sannie..." fece lei dopo un po' soffocando una risatina.
"Hm" mugugnai ignorando il fatto che mi aveva chiamato in quel modo assurdo con il quale solo lei mi chiamava, nonostante sapesse quanto lo odiassi.
"Ti voglio bene" sussurrò senza guardarmi.
"Ora pretendi troppo Fabray..." sbottai ironica.
"Non importa se non lo dici... so che mi vuoi bene anche tu…" si strinse nelle spalle.
Mi limitai a sorridere e, per mia fortuna, a lei bastò come conferma.
"Grazie" soffiai.
"Per cosa?"
"Perché mi vuoi bene".
Lei sorrise, cercò la mia mano e la strinse appena la trovò.
"Grazie a te. Ora però usciamo: ho bisogno d'aria".

"Si, io però devo prima fare una doccia" mi alzai di scatto recuperando dal cassetto una t-shirt degli shorts e la biancheria pulita.
"Sannie" mi chiamò nuovamente.
Mi voltai a guardarla.
"Il tuo segreto è il mio segreto" disse sicura.
"Il tuo segreto è il mio segreto" ripetei convinta. Era una specie di mantra, una cosa nostra, con quella frase suggellavamo ogni volta un patto che entrambe avremmo silenziosamente rispettato per sempre.

Mi sorrise spostando la sua attenzione verso la finestra ed io entrai in bagno chiudendo la porta alle mie spalle.

Presi un profondo respiro prima di osservare il mio riflesso allo specchio, avevo ancora il viso colorato d'imbarazzo, gli occhi appena lucidi, i capelli scomposti. Sentivo la pelle incandescente ed un brivido caldo mi attraversò la schiena mentre con le dita ripercorrevo sul collo il percorso che Brittany aveva tracciato con le labbra poco prima.

Entrai nella doccia cercando disperatamente di concentrarmi su qualcosa di diverso dal carico impressionante di emozioni che mi aveva investita in quella assurda giornata ma, per quanto ci provassi, non mi riusciva affatto facile.

L'acqua scorreva lenta sulla mia pelle, confondendosi col bagnoschiuma alla vaniglia che usavo di solito, chiusi gli occhi nel tentativo di rilassarmi ed il ricordo mi assalì di colpo.

Il sapore dei suoi baci.
Le sue mani su di me.
La sua pelle così deliziosa.
Il suo profumo buono.
Le sue labbra.
La curva dolce del suo sorriso.
Quegli occhi rubati al cielo.
La sua voce suadente.

"Dios" sussurrai ad occhi chiusi mentre un nuovo calore si accumulava nel mio ventre esplodendo verso il basso al ricordo del suo corpo perfetto su di me, potevo sentire le sue mani scivolarmi addosso.
"Sei bellissima Santana… ti voglio" sussurrò la sua voce nella mia testa.
Mi morsi il labbro inferiore e spostai il regolatore della doccia con uno scatto secco una cascata di acqua ghiacciata mi sorprese, un piccolo gridolino scappò al mio controllo ma non mi spostai, rimasi in balia di quel getto freddo per qualche secondo prima di chiuderlo del tutto.