Mandai giù l'ultima goccia del mio caffè amaro e mi soffermai per un istante ad assaporarne appieno il gusto forte e deciso.
Quinn seduta di fronte a me bevve il suo succo d'arancia quasi d'un fiato senza smettere di osservare il vuoto con un'espressione perplessa.
Eravamo uscite la sera prima e, nell'indecisione su cosa fare, ci eravamo giocate la serata a sasso, carta e forbici, come al solito la bionda aveva vinto. La solita fortuna sfacciata! E così la mia idea di andare ad ubriacarci di tequila era sfumata per far spazio ad una più tranquilla e decisamente più sobria serata cinema.

Eravamo tornate a casa mia e, una volta a letto, avevamo discusso a lungo sul da farsi, consce che l'indomani avremmo rivisto Brittany e Rachel. Ma nessuna di noi sapeva come comportarsi, c'era anche da dire che la mia amica aveva certamente meno problemi di me. Insomma tra lei e nana-Berry le cose non si erano spinte così oltre come tra me e la ballerina ed io ero terrorizzata all'idea di ritrovarmi faccia a faccia con la bionda.

"Evitarla... ecco cosa devo fare!" avevo sentenziato nel buio della mia camera con Quinn che sbuffava al mio fianco.
"Non potrai evitarla per sempre Sannie! Ed in ogni caso sono certa che non resisteresti. Credo invece che la prima cosa da fare sia proprio cercarla domani e parlarle" aveva proposto.
"Parlarle di cosa? Insomma Q. come faccio... cosa le dico?"
"Dille ciò che provi" rispose semplicemente.
"Ma non ho nemmeno io idea di cosa provo! Come faccio a dirlo a lei?" sbottai nervosa.
"Lei ti piace, giusto?" domandò.
"Si... voglio dire no... insomma... si e no" borbottai.
"Ma che razza di risposta è?" commentò stranita "O è si o è no. E noi sappiamo che è si" concluse.
"Io direi piuttosto che è un forse" azzardai.
"Santana!" mi rimproverò
"Ok, ok, va bene! Mi piace ma non so ancora se sia una cosa passeggera o meno. In ogni caso sto ancora decidendo se voglio scoprirlo o no, quindi nel frattempo è meglio evitare il problema".
"Ma certo! C'è un problema e lei scappa! Tipico comportamento alla Santana Lopez! Che razza di codarda" mormorò lei voltandosi di lato e dandomi le spalle.
"Oh invece immagino che tu domani andrai a cercare Hobbit-Berry per dichiararle la tua ardente passione verso di lei, vero?" la canzonai ironica. Lei si irrigidì ingoiando a vuoto.
"Sai che ti dico? Meglio dormirci su" aveva risposto. Un attimo dopo il silenzio era calato nella stanza.

Non sapevo se la mia amica avesse dormito, io di certo no, avevo continuato a girarmi e rigirarmi nel letto tutta la notte senza trovare pace. Nessuna delle due aveva detto una sola parola da quando c'eravamo alzate, avevamo usato a turno il bagno. Lei mi aveva aiutata ad asciugarmi i capelli e lo stesso avevo fatto con lei, ci eravamo vestite con una calma incredibile: infilare la mia divisa non mi era mai sembrata un'impresa tanto ardua, avevo l'impressione che a nessuna delle due avesse troppa voglia di andare a scuola quel giorno.
Finimmo di fare colazione e, con un sospiro, recuperai lo zaino e le chiavi della macchina, Quinn trotterellò al mio fianco fino alla porta d'ingresso.

"Mammina, Papino… vado a scuola!" esclamai a voce alta "Mi amor, buona giornata ti vogliamo bene!" mi risposi da sola imitando la voce di mia madre "A più tardi piccola" continuai facendo il vocione nel tentativo di canzonare mio padre.
Quinn rise divertita. Se non altro avevo sciolto un po' di tensione.
"Oh mammina credo che stasera non tornerò a casa, probabilmente andrò a fare un sacrificio umano con alcuni miei amici che ho conosciuto a quell'incontro satanista un paio di giorni fa"
continuai istigata dalla risata cristallina della mia amica.
"Ma certo amore vai e divertiti" risposi con la finta voce di mia madre.
"Ah papà ho venduto la tua Lamborghini per comprami la cocaina".
"Non importa, mi amor, ne prenderemo un'altra" borbottai col vocione, non riuscendo a trattenere una risata.
"Oh Signorina Santana, lei ha sempre voglia di scherzare, eh?" sbottò una voce alle nostre spalle. Clara spuntò dalla camera adiacente con il cesto della biancheria pulita ed un'espressione di rimprovero sul volto.
"Clara, semmai i miei dovessero ricordarsi di avere una figlia e chiamassero in mattinata, puoi ricordare loro di ricaricare la mia carta di credito? Ah e dì a papà che mi manca molto" dissi distratta "L'ultima volta che gliel'ho detto era in Francia e, due giorni dopo, mi ha mandato un corriere espresso con una collana che veniva direttamente dalle vetrine di Cartier" spiegai divertita a Quinn che scosse la testa sorridendo.

Salimmo nella mia Range Rover bianca chiudendo in sincronia perfetta i rispettivi sportelli, infilai la cintura ed abbassai gli occhiali da sole sul naso mentre Quinn apriva lo specchietto per controllare che la sua coda di cavallo fosse in ordine, come prevedeva il codice delle Cheerios.
Misi in moto facendo retromarcia nel vialetto e la mia amica allacciò la sua cintura ed allungò le gambe sul cruscotto.
"Giù i piedi" ringhiai. Lei sbuffò sonoramente obbedendo. Era un vizio che non riuscivo a farle togliere eppure sapeva che tenevo a quell'auto come se fosse una figlia.

Nessuna delle due parlò finché non arrivammo nel parcheggio della scuola, fermai l'auto al solito posto.
"Sei pronta?" soffiò la mia amica senza guardami.
"Io sono nata pronta Fabray" sbottai beffarda.
"Posso chiederti un favore?" disse voltandosi verso di me.
"Spara".
"Potresti… ecco... smettere di prendere in giro Rachel? Almeno darle tregua per un po'? Ho come l'impressione che mi tenga alla larga perché sono tua amica e tu la tormenti sempre... magari se evitassi per un po' di stuzzicarla, riuscirei ad avvicinarla" propose tutto d'un fiato.
"Questo è fuori discussione" dissi prontamente aprendo la portiera.
"Oh andiamo Santana, ti sto chiedendo un favore" si lamentò lei scendendo a sua volta.
"Santana Lopez non concede favori" affermai "E non risparmierò a Frodo la sua buona dose di meritatissimi insulti quotidiani solo per assecondare il tuo malsano desiderio di portartela a letto" bisbigliai quando la mia amica mi si parò davanti.
"Ma cerca di vedere il lato positivo, Quinnie, più la tratto male più lei avrà bisogno di essere consolata! D'altra parte non ha sempre funzionato cosi tra noi? Tu sei la brava bambina dolce e amata da tutti ed io la piccola vipera che tutti odiano! Siamo il diavolo e l'acqua santa… e poi ragiona: se da un giorno all'altro smettessi di torturarla darei troppo nell'occhio, no?" conclusi e, senza aspettare la sua risposta, la oltrepassai a testa alta.
"Sei davvero una strega senza cuore Santana" borbottò lei trotterellando al mio fianco.
"Grazie" sorrisi compiaciuta. Mi presi un secondo per osservarla: teneva gli occhi bassi e un'espressione avvilita.
Sbuffai.
"D'accordo magari potrei limitarmi un po' con le frecciatine riguardo al suo modo assurdo di vestirsi ed al suo naso inverosimilmente abnorme e non farò commenti sulla sua mascella sproporzionata" concessi.
"E per quanto riguarda l'altezza?" domandò la mia amica mentre il suo sorriso si allargava a dismisura.
"Non esagerare, ti ho già concesso troppo per quel che mi riguarda. Un compromesso è tale quando entrambe le parti ci guadagnano! Se smetto totalmente di infastidirla dove va a finire il mio tornaconto?" sbottai.
"Beh ma la tua ricompensa sarebbe la mia eterna gratitudine" azzardò Quinn.
"Non saprei davvero cosa farmene" le feci il verso.
Lei fece per rispondere ma fu interrotta dall'arrivo di una saltellante e fin troppo sorridente Sugar che ci venne incontro una volta scesa dalla sua auto.

***

"Britt vuoi smetterla di guardarti intorno come una ricercata?" sbuffò Rachel aprendo il suo armadietto.
"Non la vedo" commentai senza ascoltarla continuando a scrutare il corridoio affollato.
"Magari perché non è ancora arrivata" cantilenò la mia amica ironica.
"E se avesse deciso di rimanere a casa anche oggi?" domandai preoccupata.
"Mmm... fammi pensare: un'altra giornata senza la sinistra presenza della regina delle tenebre? Il liceo McKinley non potrebbe chiedere di meglio ed io nemmeno!" commentò la mora tra se, guadagnandosi una gomitata.
"Non scherzare Rach, non ho chiuso occhio tutta la notte".
"Ah me ne sono accorta! Non facevi che rigirarti sul materasso, mi hai riempito di calci" disse indignata.
"Scusa" soffiai sorridendole dispiaciuta "E' che, tutta questa storia, mi ha agitato! Non vedo l'ora di poterle parlare riguardo a ieri".
"Si, magari per concordare un secondo round" mi prese in giro lei.
"Scema" la rimproverai dandole un'altra gomitata. Lei ridacchiò alla mia espressione indignata che ben presto si tramutò in un sorriso accennato.

"Buongiorno, raggio di sole" la voce allegra di Rory mi sorprese alle spalle facendomi sobbalzare.
Mi voltai lentamente ritrovandomi davanti il suo sorriso buono.
"Mio Dio amore, sai che non sono d'accordo con questa cosa delle cheerleader ma lo devo ammettere questa divisa ti sta d'incanto! Ma forse è solo perché tu sei bellissima" disse lui squadrandomi da capo a piedi con i suoi occhioni chiari. Mi si avvicinò stampandomi un bacio sulle labbra al quale risposi senza troppa enfasi.
"Non è uno schianto la mia pulcina?" domandò poi allegro verso Rach che ci fissava sorridendo imbarazzata mentre lui mi stringeva un braccio intorno alla vita.
"Certo" annui la mia amica impacciata, tornando a concentrarsi sul contenuto del suo armadietto, mentre Rory tornò a puntare gli occhi nei miei.
"Amore hai freddo?" mi domandò stranito osservando la canotta bianca a collo alto che indossavo sotto il top della divisa.
"Beh mi sono svegliata con un leggero mal di gola" mi affrettai a dire sperando di risultare convincente.
"Oh povero amore" cantilenò lui prima di catturare le mie labbra in un altro bacio dal quale mi scansai prontamente.
Il mio ragazzo mi guardò interrogativo ed il suo sorriso si spense.
"Non vorrei contagiarti" mi giustificai.
Lui tornò a sorridere strofinando il naso contro il mio.
"La mia pulcina premurosa" cantilenò.

Era dolce, il mio Rory, così ingenuo ed innamorato. Mentirgli era la cosa più difficile per me, in quel caso la cosa più difficile sarebbe stata dirgli la verità ma avevo deciso di prendere tempo. Forse solo per cercare le parole più adatte, per trovare il modo giusto di lasciarlo senza farlo soffrire ammesso che esista un modo giusto di lasciare qualcuno senza ferirne troppo i sentimenti.

Ma, finché non mi decidevo, lui era ancora il mio ragazzo ed io non potevo trattarlo male, non finché lui fosse stato così buono e dolce nei miei confronti.
Mi sforzai di sorridere e portai le mie labbra ad incontrare le sue, erano cosi diverse da quelle di Santana: meno dolci, meno piene, sicuramente non così buone e calde come quelle della mora. Le labbra sottili di Rory non riuscivano minimamente ad accendere in me quel fuoco rovente che invece mi era divampato dentro nel momento in cui la mia bocca aveva sfiorato le labbra ardenti della mia latina.
Ma fu comunque un bacio dolce, carico di tutto l'affetto che il mio ragazzo provava per me e che apprezzavo benché non potessi ricambiare quel sentimento con lo stesso trasporto.

***

"Levati dai piedi" ringhiai ad un ragazzo intento ad allacciarsi una scarpa proprio nel bel mezzo del corridoio, lui sgattaiolò via liberandomi il passaggio.

"Bella pettinatura te l'ha consigliata il tuo cane?" Sugar rise mentre un altro ragazzo vittima del mio ennesimo insulto si dileguava a testa bassa.

"Uh, devo avvertire mia nonna, qualcuno ha strappato le tende del suo salotto per cucirti quella gonna" ironizzai quando una ragazza con una gonna davvero improbabile ci passò davanti.

"Ma che diavolo è questa puzza?" sbottai dopo un po' fermandomi annusai un po' l'aria finché non mi spostai al mio lato seguendo la scia di quell'odore fin troppo fruttato che stava torturando le mie narici.
Portai il naso tra i capelli di Sugar e mi ritrassi subito dopo disgustata.
"E' il mio nuovo shampoo" si giustificò lei.
"Puzzi come una prostituta minorenne" sentenziai acida riprendendo a camminare. Intravidi Sugar portarsi una ciocca di capelli sotto il naso ed annusarla rattristata.

"Santana, volevo chiederti..." una cheerleader con i capelli castani mi si parò davanti con un sorriso appena accennato toccandomi un braccio.
"Frena, frena, frena…" la interruppi alzando la mano all'altezza del suo viso e lei si zittì di colpo.
"Punto primo via quella mano..." ringhiai e lei obbedì ritraendola "Punto secondo aggiustati la coda di cavallo, sembra che ti sia pettinata con una lisca di pesce stamattina! E punto terzo, togliti quel rossetto sembri una battona da quattro soldi!" lei abbassò lo sguardo mortificata portandosi una mano a coprire le labbra rese troppo grandi da un rossetto rosso fuoco decisamente volgare.
"Scusa io volevo solo chiederti se…"
"Non ho tempo per fermarmi a chiacchierare con te Sandy" la interruppi nuovamente "Anche perché so già cosa vuoi chiedermi e la risposta è no! Non tornerai titolare nella squadra almeno finché qualcuno non si romperà una gamba cadendo dalla piramide! O finché il tuo grosso culo lardoso non diminuirà di una o due taglie! Fino ad allora resterai dove sei: tra le riserve! E non fare quella faccia, meglio essere una Cheerios in panchina che non esserlo affatto" sentenziai acida, oltrepassandola. Sugar annui soddisfatta seguendomi a ruota mentre Quinn rimase a bisbigliare qualcosa a Sandy che stava quasi per piangere.
"Fabray, quando avrai finito di fare la buona samaritana fammi un fischio" ringhiai infastidita.
Maldita Quinn, da un po' di tempo si stava rammollendo. Colpa della nana sicuramente. Stupida Berry.

Ripresi a camminare per i corridoi con Sugar sempre un passo dietro di me.
Qualcosa attirò la mia attenzione facendomi fermare di colpo. Un ringhio involontario e roco mi rimbombò in gola. Ed una morsa fastidiosa mi strinse lo stomaco.

Vidi Brittany indaffarata in un bacio decisamente poco casto con quella specie di mollusco del suo fidanzato, del quale avevo totalmente dimenticato l'esistenza.
Sentii un monito di rabbia pervadermi da capo a piedi. In quello stesso istante Quinn tornò al mio fianco, allungò una mano e strinse impercettibilmente la mia appena si rese conto di cosa aveva attirato la mia attenzione. Sugar dal canto suo mi osservava interrogativa, spostando lo sguardo da me a quello spettacolino pietoso.

Presi un respiro profondo cercando di soffocare l'istinto omicida che mi stava pervadendo.
Sentivo l'ira farsi strada nelle mie vene e di li a poco sarebbe esplosa. Come diavolo si permetteva quella piccola impertinente? Dopo il giorno prima, dopo le cose che mi aveva detto, dovevo ritrovarmela a farsi sbaciucchiare e palpare da quell'insignificante idiota?

Dovevo fermare quello scempio prima che le mie mani partissero con un impulso involontario e si arpionassero al collo di quel tipo.
La mia attenzione si spostò sulla Berry intenta a rovistare nel suo armadietto. Sorrisi sadica. Quinn dovette accorgersene perché, in un attimo, la sua voce mi sfiorò leggera.
"Hai promesso Santana" bisbigliò preoccupata.

"Berry" tuonai ignorando la mia amica. La mia voce rimbombò nel poco spazio che mi divideva da quel quadretto vomitevole.
Brittany spalancò gli occhi vedendomi e si affrettò a staccarsi dal suo ragazzo abbassando il viso rosso di imbarazzo, lui dal canto suo mi schioccò un'occhiataccia, mentre Rachel rabbrividì e chiuse gli occhi per qualche secondo prima di riaprirli e voltarsi verso di me rassegnata.

"Il negozio di scarpe sulla ventiquattresima ha messo i sandali con i tacchi in saldo, perché non vai lì e ti compri un po' di dignità?" cantilenai acida avvicinandomi seguita dalle mie amiche. Un attimo dopo spostai lo sguardo. D'altra parte lo avevo promesso a Quinn.

"Bionda" sbottai poi rivolta a Brittany che alzò lo sguardo incatenandolo al mio "So che, probabilmente, preferisci dedicarti allo studio del cavo orale del tuo ragazzo qui ma spero vivamente che tu non abbia dimenticato gli allenamenti di questo pomeriggio".
"C-Certo che no" balbettò lei.
"Bene" sbottai regalandole uno sguardo carico di rabbia.

"E tanto per la cronaca: è stato disgustoso dover assistere alla sottospecie di gastroscopia che ti stavi facendo fare! Sei una Cheerios ora, datti un contegno" ringhiai.
"Scusa tanto ma non credo che questi siano affari tuoi" sentenziò acido il ragazzo mettendosi tra me e la ballerina.
Il ragazzo cercava rogna e con quel commento mi stava invitando a nozze.
"Tutto ciò che riguarda la squadra riguarda me, zucchina" dissi incenerendolo con lo sguardo "Non ce l'hai una camicia decente? Questo verde acceso sta bruciando le mie cornee! Ora sparisci dalla mia vista prima che decida di limarmi le unghie usando la ricrescita della tua barba che, se mi permetti, è oscena! Comprati un rasoio o meglio ancora un bel cappuccio che nasconda quell'espressione da pesce lesso e non osare più interrompermi, sfigato" sparai quegli insulti tutto d'un fiato. Poi, senza dare peso al fatto che quel tipo stava per rispondermi, mi rivolsi nuovamente alla bionda.
"Alle tre in palestra" ringhiai "Non un minuto di ritardo Pierce".
"Ma gli allenamenti sono alle tre e mezz... Ah!" Sugar si zittì improvvisamente e ringraziai mentalmente Quinn che probabilmente le aveva sferrato una gomitata o qualcosa del genere di nascosto.

Mi voltai spintonando un ragazzino basso con gli occhiali che stava passando di li in quel momento che andò a sbattere violentemente contro gli armadietti.
"Maledetti perdenti, sempre in mezzo ai piedi" commentai.

***

"Che razza di strega" borbottò Rachel sedendosi accanto a me mentre la campanella segnava l'inizio dell'ora di storia.
"Temo di averla fatta arrabbiare" mugugnai con la testa nascosta tra le braccia incrociate sul banco.
"Non posso crederci" disse scioccata "Hai sentito cosa ha detto a Rory? Ed a me?Insomma, davvero la tua unica preoccupazione è di averla fatta arrabbiare?" mi domandò incredula.
Non le risposi, mi limitai a guardarla imbronciata.
"Tu sei davvero un caso senza speranza lo sai vero?" mi domandò.
"Oh andiamo, devi ammettere che rispetto al solito non è stata tanto male con te!" cercai di spezzare una lancia a favore della mia latina.
"Già, in compenso la sua ira funesta si è scatenata sul resto della scuola! Fuori in corridoio non si parla d'altro, pare sia più spietata del solito stamattina" mi informò lei.

Il professore entrò in classe e le nostre chiacchiere terminarono. Per le due ore successive non riuscivo a pensare a nulla che non ruotasse intorno a Santana. Se da un lato mi aveva infastidita il modo in cui aveva trattato Rory, dall'altro mi sentivo quasi lusingata. La sua reazione, in fondo, poteva significare solo una cosa.
Era gelosa.
Gelosa di me e Rory. E questo significava che provava qualcosa, in realtà che provasse qualcosa me l'ero immaginato, altrimenti il giorno prima non l'avrei sentita pronunciare il mio nome nel sonno e certamente non saremmo finite a rotolarci nel suo letto poco dopo. Quella era stata una conferma. Una piacevole conferma. Ora più che mai dovevo parlarle, dovevo sapere cosa le frullava per la testa. E soprattutto lei doveva sapere che la sua gelosia era infondata. Lei forse non lo sapeva, non aveva avuto il tempo di capirlo ed io non avevo avuto modo di dimostrarglielo, ma io ero sua.

Lo ero già da molto, molto tempo.

Le ore successive passarono con una lentezza fuori dal comune. Mi ritrovai a pranzo seduta scompostamente al mio solito tavolo ad osservare la sala alla ricerca di quegli occhi scuri che tanto avevo bramato durante il giorno e mai ero riuscita a rincontrare dopo quella mattina.

"Sapete pensavo di uscire a fare shopping questo pomeriggio, ho bisogno di un maglioncino da abbinare al miei mocassini nuovi. Mi accompagneresti Rachel?" cantilenò Kurt sorridendo speranzoso.
"Certo, possiamo andare a quel negozietto carino all'angolo della sesta strada, ci faremo un salto dopo il Glee" propose la mia amica.
"Tu vieni Britt?" mi chiese Kurt riscuotendomi dai miei pensieri.
"C-cosa? No io, a dire il vero..."
"Ha gli allenamenti delle cheerleader" sputò Rory acido.
"Lo dici come se fosse un delitto" lo rimproverai.
"E' non lo è? Ti rendi conto di come mi ha parlato quel demonio sputa veleno che chiami capitano?" rispose guardandomi con un'espressione di rabbia che non riconoscevo.
"Ti ho già detto che mi dispiace! Cosa diavolo posso farci io?" domandai.
"Niente, sai che ti dico? Lascia perdere. Non ho davvero voglia di discutere ora: ho da fare al giornale" disse alzandosi.
"Non finisci il pranzo?" domandò Tina preoccupata.
"Mi è passato l'appetito" borbottò lui.
"Rory ti prego non fare il ragazzino" lo richiamai.
Ma lui mi aveva già dato le spalle e si stava allontanando. Sbuffai.

"E' ridicolo" borbottai tra me e me.
"Non te la prendere, è solo un po' stranito da questa nuova realtà" sentenziò Artie saccente.
"Ma di che parli?" domandai senza capire.
"Beh insomma, la sua ragazza è una Cheerios! Non è facile da mandare giù, lo sai che le cheerleader sono tutte delle stronze, credo abbia solo paura che ti 'contagino'" spiegò "O che qualche giocatore di football ti porti via da lui" aggiunse.
"Non credo sia vero che tutte le cheerleader sono stronze comunque" sbottò Rachel senza smettere di giocherellare con la verdura nel suo piatto. Tutti gli altri si fermarono a guardarla.
Lei dovette accorgersi degli sguardi perché alzo il viso e sulla sua faccia si dipinse un'espressione scioccata come se si fosse resa conto solo in quell'istante di aver dato voce ad un semplice pensiero.
"Beh… ecco… dico solo che non le conosciamo tutte, di persona intendo, magari c'è qualcuno che si salva. O magari no, era solo per dire" balbettò alzando le spalle ed il suo sguardo cadde sulla porta di ingresso della sala. Avvampò d'imbarazzo e tornò a concentrarsi sul suo piatto.

Voltai di scatto il viso mentre gli altri riprendevano la conversazione. Quinn aveva appena fatto il suo ingresso nella sala seguita da una Sugar intenta a limarsi le unghie. Notai che guardava nella nostra direzione e mi salutò con un cenno della mano. Io risposi allo stesso modo poi il suo sguardo cadde sulla mia amica che però continuava a tenere gli occhi bassi.

Vidi la bionda avvicinarsi al tavolo delle cheerleader dove io stessa ero stata invitata a sedermi poco prima. Avevo naturalmente declinato l'invito, va bene fare parte della squadra, ma io avevo già il mio tavolo, con i miei amici di sempre. E poi a che scopo sedersi li? Santana non c'era. Aspettai qualche istante sperando di vederla entrare da un momento all'altro ma non arrivò. Sbuffai guardando l'orologio.
L'una.
Ancora due ore prima di poterla vedere. Se solo avessi saputo dove diavolo si era andata a cacciare, avrei volentieri accorciato quell'estenuante attesa.

***

"Hmm mi hermosa Santana " mormorò la voce roca al mio orecchio mentre due mani possenti si stringevano sui miei glutei.
"Evita lo spagnolo non fa per te, Puckerman! Anzi fammi un favore evita di parlare" ringhiai appropriandomi con poca gentilezza delle sue labbra.

L'immagine di Brittany avvinghiata a quella specie di patata lessa non aveva fatto altro che tornarmi in mente per tutto il giorno, più ci pensavo, più la mia rabbia si amplificava.
Così, quando Puck mi aveva proposto un incontro ravvicinato nello sgabuzzino delle scope, avevo accettato credendo fosse un buon modo per scaricare tutta quella tensione accumulata. Io attratta da una donna, cazzate!
Ero entrata in quello stanzino convinta che presto avrei dimostrato a me stessa che il giorno prima con Brittany non aveva significato nulla.
Non stava funzionando.
I baci di Puck erano insignificanti al confronto di quelli della bionda e le sue mani possenti che viaggiavano esperte sul mio corpo non riuscivano a regalarmi nemmeno la metà dei brividi che lei mi aveva regalato sfiorandomi appena con la punta delle dita.
Non era eccitante quanto mi aspettassi, in realtà cominciavo seriamente ad annoiarmi.

Il contatto con il corpo del mio amico avrebbe dovuto placare il mio irrefrenabile desiderio di riavere la bionda tra le braccia. Ma la verità era che più Puck tentava di eccitarmi, più la fame di Brittany mi pervadeva come un'onda impazzita.

"Ok basta" sbottai liberandomi dalla presa salda del ragazzo che rimase sbigottito a fissarmi.
Mi passai una mano sulla divisa nel tentativo di ricompormi e di rimettere a loro posto le frange spiegazzate del gonnellino, passai una mano tra i capelli sciolti e li raccolsi nuovamente nella solita coda.
"Come basta? Non abbiamo neanche cominciato" protestò lui.
"Non ne ho voglia" mi limitai a dire alzando le spalle non curandomi della sua espressione incredula.
"Non ne hai voglia? Ma che dici, tu hai sempre voglia!" disse.
"Beh non stavolta" risposi contrariata mentre aprivo la porta e la richiudevo uscendo e lasciando il mio amico da solo nello stanzino.

"Tu hai sempre voglia" gli feci il verso sotto voce "Beh non di te stavolta... idiota" dissi acida.

***

Salutai Rachel che mi rivolse uno sguardo un po' preoccupato. Sgattaiolai via veloce dall'aula di scienze non appena la campanella suonò la fine della lezione. Raggiunsi di corsa la palestra ed entrai spalancando la porta. Il suono rimbombò tra le mura vuote. Non c'era nessuno, certo che no, la squadra si sarebbe riunita li solo mezz'ora dopo.
Mi avviai lenta verso gli spogliatoi, voltandomi più volte verso la porta sperando di vederla arrivare da un momento all'altro.
Abbassai la maniglia ed entrai nella stanza. Non feci nemmeno in tempo a richiudere la porta dietro di me.
Una presa salda si serrò intorno ai miei fianchi costringendomi a girarmi, con una spinta mi ritrovai inchiodata alla parete. Il corpo bollente di Santana schiacciato contro il mio e le sue mani strette intorno alla mia vita.

"Sei in ritardo Pierce" soffiò sulle mie labbra.
"Non direi" risposi con un filo di voce "Magari sei tu che se in anticipo capitano" risposi allungandomi verso di lei, decisa ad azzerare la distanza tra la mia bocca e quelle labbra paradisiache che non riuscivo a smettere di guardare.
Ma lei si allontanò negandomi il bacio che andavo cercando.
"A che gioco stai giocando?" mi domandò in un sussurro roco tanto sensuale da farmi tremare le ginocchia.
"Non so di che parli" dissi prima di lanciarmi nuovamente verso quelle labbra che mi schivarono per la seconda volta. Cercai di prenderle il viso tra le mani ma lei fu più veloce e serrò le dita intorno ai miei polsi inchiodandoli ai lati della mia testa. Con una spinta del bacino mi costrinse ad addossarmi nuovamente al muro.

"Ti presenti in casa mia dicendo che ti piaccio, mi fai le fusa come una gatta e poi ti fai trovare a sbaciucchiarti con quel tipo! Ti stai prendendo gioco di me, signorinella?" soffio al mio orecchio prima di morderne con forza il lobo facendomi rabbrividire mentre il suo corpo strusciava ripetutamente contro il mio.
"Non lo farei mai" soffiai io incapace di respirare. Chiusi gli occhi abbandonandomi ai brividi che mi invasero ben presto i sensi.

Santana era arrabbiata, gelosa, aggressiva. E questo mi stava facendo impazzire.

"Non giocare con il fuoco Britt Britt, potresti scottarti sai?" soffiò nuovamente prima di serrare i denti sulla mia mascella.
Cercai la sua bocca con la mia e di nuovo si tirò indietro.

"Oh no, penso che tu abbia avuto già abbastanza baci per oggi" sentenziò lei con un sorrisino sadico.
Stava cercando per caso di punirmi? Beh se quello era il suo scopo, ci stava riuscendo! Averla cosi vicina senza poterla baciare o toccare era una tortura tremenda! Una sfida per il mio autocontrollo che era già così precario in sua presenza senza bisogno di tutte quelle provocazioni.

"Sei davvero perfida" sussurrai sorridendo di impazienza mentre mi sporgevo nuovamente verso di lei.
Il mio respiro già affannato si bloccò completamente e un gemito strozzato fuoriuscì dalla mia gola e si confuse con uno identico da parte della latina, quando inavvertitamente i suoi denti si chiusero con forza in torno al mio labbro inferiore.

Approfittai di quel momento per far scivolare decisa la lingua nella sua bocca, era un'occasione che non potevo lasciarmi sfuggire.
Con mio grande piacere lei non si scansò stavolta, le nostre labbra si unirono nuovamente, riconobbi subito il suo sapore buono. La rabbia che fino a quel momento aveva accompagnato tutti i suoi movimenti sembrava averla abbandonata, le sue labbra si mossero dolci sulle mie e la sua presa salda intorno ai miei polsi si allentò man mano, fino a sciogliersi del tutto, finché non fui completamente libera di incrociare le braccia intorno alla sua vita sottile. Le sue mani corsero ad intrecciarsi dietro la mia nuca.
Aprii gli occhi un solo istante, il tempo necessario per vedere la sua espressione rilassata, gli occhi chiusi, le labbra piene e morbide che sembravano voler divorare le mie.
Sorrisi nel bacio.

Interruppi il contatto per pochissimi secondi, dando il tempo a lei e a me stessa di riprendere fiato. Mentre recuperava il respiro strofinò la punta del naso contro il mio viso con una tenerezza che mi fece tremare il cuore.

Strinsi di più le braccia intorno ai suoi fianchi e, con un movimento fulmineo, invertii le posizioni. Ora la sua schiena premeva contro il muro sotto il peso del mio corpo adagiato su di lei.
Non fece alcuna obbiezione, le mie labbra tornarono sulle sue, la baciai ancora con più veemenza.

Un rumore in lontananza ci fece sobbalzare entrambe. Qualcuno era entrato nella palestra.

"Vieni da me oggi" soffiai frettolosa sulle sue labbra schioccandole poi un bacio necessario.
"Non posso" mi rispose con un filo di voce tenendo gli occhi puntati sulla mia bocca.
"Si che puoi... devi" mi corressi "Le ripetizioni, ricordi?" bisbigliai sorridendo ovvia.
"Dobbiamo parlare di... di questa cosa" bofonchiò mentre univa nuovamente le labbra alle mie.
"Ecco perché devi venire" risposi ovvia.

"Alle cinque e mezza, dopo gli allenamenti, ti spetto a casa" mi affrettai a dire mentre alcune voci provenienti dalla palestra si facevano sempre più vicine.
Non ebbe il tempo di rispondere, mi staccai controvoglia da quell'abbraccio, recuperando il borsone che avevo lasciato cadere per terra. Mi voltai verso gli armadietti nel momento esatto in cui la porta si spalancò.
Quinn, seguita da Sugar ed altre della squadra, entrò nella stanza ed il suo sguardo vagò da me a Santana che, nel frattempo, si era precipitata verso i lavandini per sciacquarsi il viso.

Il suono sordo di un fischietto segnalò che la Sylvester era arrivata.
"Muovetevi ammassi di carne flaccida, voglio vedervi scattare qui in meno di due secondi vermiciattoli invertebrati, datevi una mossa! Non abbiamo tutto il giorno!" gracchiò la sua voce distorta dal suono del megafono.