"Cosa ti ha detto esattamente?" domandai rotolando su me stessa finendo a pancia in giù sul mio letto. Allungai una mano verso Lord Tubbinton raggomitolato accanto a me per accarezzare distrattamente il suo pelo morbido mentre, dall'altra parte del telefono, Rachel mi raccontava del suo incontro-scontro con Quinn nei bagni della scuola.
"Niente di particolare, te l'ho detto, dopo che sei andata via alla fine della lezione sono andata in bagno per rifarmi il trucco e c'erano due cheerleader che chiacchieravano fra loro parlando dell'allenamento imminente che le aspettava. Ovviamente non si sono risparmiate dal lanciare una miriade di insulti alla tua ragazza! Persino le sue preziose Cheerios la odiano! Questo non ti fa pensare che probabilmente.."
"Rach, taglia corto.." dissi sbuffando "..e comunque non è la mia ragazza" aggiunsi severa.
-Almeno non ancora- pensai poi con un sorriso sognante che, per fortuna, la mia amica non poteva vedere.
"Si, in ogni caso me ne stavo lì per i fatti miei quando all'improvviso entra Quinn tutta di fretta insieme a quella petulante, odiosa, ragazzina viziata che sta sempre incollata a lei e alla Lopez".
"Sugar" dissi ovvia.
"Già, entra e, ovviamente, la leccapiedi di Satana mi si avvicina con quel sorrisetto malefico alla Santana Lopez cominciando a fare battute sul mio vestito. Devo dare atto alla tua ragazza di una cosa: nessuno partorisce insulti geniali come lei anche se non so fino a che punto possa essere un pregio. Insomma quella Sugar è davvero stupida".
"Rachel!" la richiamai io. Si stava dilungando come al solito, parlando a macchinetta "Vieni al punto".
"Beh insomma Quinn l'ha bloccata bruscamente dicendo qualcosa tipo 'va a farti un giro Sugar' e l'altra se n'è andata un po' indignata poi si è rivolta alle altre due e ha detto 'Fuori', con una cattiveria che non le ho mai visto negli occhi. Mi ha spaventato sul serio in quel momento. Mi sembrava di avere davvero davanti Santana! Ora capisco perché quelle due sono così amiche! Fatto sta che le altre due sono uscite sbuffando e mi stavo avviando anche io verso la porta. Non so perché ma mi metteva a disagio l'idea di rimanere da sola con lei ma mi ha fermata prendendomi per un braccio e... oh mio Dio Britt... non puoi capire quanto tremassi! Mi sentivo strana, impacciata! Mi guardava come se, non lo so... come se volesse..."
"Se volesse cosa?" domandai incuriosendomi mentre mi sollevavo in ginocchio sul materasso alzando un sopracciglio.
"Non lo so..." sospirò lei "Si è avvicinata pericolosamente ed io ho tentato di dire qualcosa ma mi si è azzerata la salivazione! Non riuscivo a dire una parola! Mi ha sistemato una ciocca di capelli dietro l'orecchio e stava per parlare. Ma la porta si è spalancata di colpo e lei si è tirata indietro, è uscita di fretta senza dire nulla! Ha quasi fatto cadere la ragazza che stava entrando" concluse.
"E tu che hai fatto?" domandai.
"Cosa dovevo fare? Sono rimasta lì, impalata come una scema, non riuscivo nemmeno a muovermi. Quella ragazza è strana, te l'ho detto, è da un po' che me la ritrovo sempre intorno! Non so davvero cosa pensare".
Sorrisi istintivamente e cercai di trattenere la risatina che si stava facendo largo sulle mie labbra ma mi scappò un sogghigno che non sfuggì alla mia amica.
"Cosa diavolo hai da ridere?" domandò indignata.
"Tu le piaci" affermai mentre la risata che tanto speravo di riuscire a trattenere mi travolse.
"Ma falla finita" sbottò lei.
"Oh andiamo Rach, non c'è altra spiegazione!" tentai di spiegare.
"Hey solo perché tu e la Lopez siete in fase di riscoperta del vostro orientamento sessuale non vuol dire che lo siano tutti!" gracchiò acida "Non è che adesso tutto il McKinley diventa gay".
"Sarà... eppure non credo di sbagliarmi, hai mai sentito parlare di una cosetta chiamata Gay-radar?" domandai ironica.
"Certo, ce l'hanno i gay ma tu non dovresti averlo giacché hai sempre tenuto a puntualizzare che non sei lesbica perché non ti piace nessuna altra donna al di fuori di Santana! O hai cambiato idea al riguardo?" mi domandò in tono di sfida.
"Oh si Rach, mi hai scoperto, la verità è che ho capito di amarti profondamente! Ti trovo terribilmente sexy" risposi ironica sforzandomi di trattenere le risate per evitare di minare il tono sensuale con cui le parlavo.
"Idiota!" mi rimproverò lei dall'altro capo del telefono.
"Credi che dovrò fare a botte con Quinn? Sarebbe romantico... un duello all'ultimo sangue per ottenere la tua mano" continuavo a prenderla in giro tra le risate.
"Sto per chiuderti il telefono in faccia, ti avverto" sbottò irritata.
"Oh Rach, andiamo! Volevo solo smorzare un po' la tensione… che permalosa! In ogni caso io non escluderei la mia teoria. A tale proposito, se avessi ragione, cosa faresti tu?" chiesi facendomi seria.
"Britt..." fece per sviare il discorso.
"Sono seria Rach".
"Niente, cosa dovrei fare? Insomma è una ragazza e, senza offesa, non sono interessata a questo genere di cose" borbottò poco convinta con un filo di voce "E poi sono certa che ti sbagli: lei ha un ragazzo" aggiunse rapida.
"Questo cosa centra? Ho un ragazzo anche io ma non vuol dire nulla" obbiettai.
"Basta. Stiamo discutendo di assurdità" tagliò corto. Tipico di Rachel quando un discorso cominciava a starle stretto cambiava argomento. Sbuffai contrariata ma l'incertezza nella voce della mia amica mi fece decidere di non spingermi oltre su quella strada, consapevole di averle già dato un ottimo spunto su cui ragionare.
"Piuttosto tu che mi dici? Com'è andato il tuo primo allenamento?" domandò.
"Beh sicuramente meglio a me che alle altre! La Sylvester mi ha concesso di rimanere a guardare almeno per il primo giorno, non è stupida, sa che sono una ballerina non una ginnasta. Mi ha detto di dare un'occhiata per cominciare a farmi un'idea di cosa fa una cheerleader. Non puoi capire Rach, quella donna è al limite del disumano! Li ha fatti sgobbare come muli, c'era gente che piangeva dalla stanchezza e poi non faceva che insultare tutti, senza alcun motivo peraltro, sono assolutamente favolosi! Le coreografie erano cosi elaborate e tutti le eseguivano alla perfezione e nonostante questo lei continuava a sbraitare che sbagliavano! Mi ha spaventata un po' sai?" ammisi ripensando alle urla della coach che rimbombavano nella palestra.
"Poi a metà allenamento è andata via, lasciando il comando a Santana, non prima di averla insultata in tutti i modi possibili. Appena è uscita dalla palestra si è scatenata l'ira di Dio..."
"Del diavolo vorrai dire" commentò la mia amica.
"Già..." sopirai. La rabbia di Santana era indomabile, urlava ed insultava chiunque.
Un brivido caldo mi attraversò la schiena ripensando a quel suo ghigno malefico e terribilmente eccitante che aveva tenuto dipinto in viso per tutta la durata dell'allenamento. Lo stesso che mi aveva rivolto poco prima negli spogliatoi.
"Non ti nascondo però che tutta quella rabbia non mi è dispiaciuta poi tanto… sembrava una pantera in gabbia..." cominciai.
"Oh mio Dio, risparmia alle mie povere orecchie questo strazio ti prego! Sei una pervertita Pierce" mi rimproverò.
Ridacchiai poi il mio sguardo cadde sull'orologio e tornai seria.
Era passata all'incirca un'ora dalla fine degli allenamenti. Ero tornata a casa ed avevo chiamato Rachel per raccontarle le ultime novità e per ingannare il tempo mentre attendevo l'arrivo di Santana ma quel ritardo cominciava a spaventarmi.
"E' in ritardo vero?" mi domandò la mia amica intuendo il mio improvviso disagio.
"Ho paura che non verrà" ammisi.
"Beh magari ha solo avuto un imprevisto" tentò lei cercando di confortarmi.
"Già. Magari è cosi…" soffiai triste lasciandomi cadere nuovamente a pancia in giù sul letto.
***
"Questo giro giro tondo mi sta innervosendo! Sul serio è la quarta volta che facciamo il giro dell'isolato! Vuoi deciderti a fermarti o no?" mi rimproverò Quinn visibilmente irritata.
"Q. che situazione di merda" piagnucolai "Non voglio andarci" aggiunsi.
"Allora torniamo a casa" propose.
Non risposi. Voltai il viso oltre la spalla di Quinn ed osservai nuovamente la facciata di casa Pierce dal finestrino, deglutii a vuoto e svoltai di nuovo all'angolo, lanciandomi nell'ennesimo giro dell'isolato.
"Santana continuare a girare intorno a casa sua come un avvoltoio non è una buona idea sai? Qualcuno potrebbe accorgersene e prenderci per due ladre" fece Quinn seria.
"Due ladre con una Range Rover? Un po' insolito direi" mi limitai a rispondere.
"Senti, capisco che sei nervosa, forse lo sarei anche io al tuo posto, anche se avresti dovuto pensarci prima di saltarle addosso negli spogliatoi..."
"Disse la donna che a momenti violentava la Berry nel bagno delle ragazze!" le feci il verso ironica ma lei mi ignorò continuando il suo monologo.
"Ma non possiamo stare qui tutta la notte a girovagare invano! Scendi da questa macchina e affronta il problema e, se proprio non vuoi farlo, va bene! Ma almeno andiamocene di qui, la mia testa sta scoppiando e le gambe non mi reggono! L'allenamento mi ha distrutto, vorrei solo andare a casa se non ti dispiace" mi pregò lei.
Presi un grosso respiro e fermai l'auto in prossimità della staccionata bianca che circondava la villetta di Brittany.
"Oh grazie al cielo!" soffiò la mia amica alzando le braccia soddisfatta. Rimasi in silenzio ad osservare la casa, incerta sul da farsi.
Tutta la mia sicurezza sembrava avermi abbandonato di colpo, ero brava a fare la dura, mi riusciva naturale.
Le ero letteralmente saltata al collo negli spogliatoi, come una tigre durante un attacco, perché era quello che il mio istinto mi aveva suggerito, perché ho sempre pensato che la miglior difesa fosse l'attacco. Finché si trattava di impaurirla, di sfogare la rabbia che mi era montata dentro vedendola con quel ragazzo, la cosa andava bene. Ma poi lei mi aveva baciato con quella sua dolcezza disarmante e mi aveva letteralmente spiazzata, tutta la mia ira si era sciolta in quel bacio ed il mio cuore aveva preso a battere impazzito. Non mi ero mai sentita cosi disarmata e debole.
Era questo che mi spaventava: quella ragazza era capace di farmi provare sensazioni che mai nella vita avrei pensato potessero sfiorarmi, con lei mi sentivo piccola, impotente e fragile. Io detestavo sentirmi così, non c'ero abituata.
Non avevo fatto altro che guardarla per tutto il tempo durante gli allenamenti, benché tentassi con tutte le mie forze di resistere, non riuscivo ad evitarmi di sbirciare nella sua direzione. Cosa che mi distraeva non poco dagli allenamenti. La coach mi aveva ripresa più volte. E quando era stato il mio turno di prendere il comando, avevo fatto ciò che sapevo fare meglio: avevo trasformato la mia paura in rabbia cieca. Ora però la rabbia era passata, non c'era più nessuno con cui sfogarla, ora avrei dovuto affrontare la mia paura, faccia a faccia con Brittany. Il mio sistema nervoso non avrebbe retto.
"Beh cosa aspetti il tappeto rosso? Vai su".
"Quinn" borbottai imbronciata.
"Mio Dio! Che razza di pappamolla! Ti stai rammollendo Lopez, torna in te, non stai mica andando al patibolo" sbottò lei nervosa scendendo dall'auto, fece il giro aprendo la mia portiera e mi trascinò fuori quasi di peso.
"Recupera un po' della tua dignità" mi rimproverò sedendosi poi alla guida.
"Fabray" la bloccai mentre metteva in moto, recuperando un po' di senso del reale. Lei mi fissò con un ghigno intuendo già cosa stessi per dire.
"Quest'auto..." cominciai seria.
"E' la tua ragione di vita! Lo so, lo so" sbuffò "Me lo ripeti sempre! Smettila di ribadirlo! Sai che non ne hai bisogno, non fai guidare questa macchina a nessuno che non sia io, non me la lasceresti così spesso se non ti fidassi ciecamente di me. Perciò smettila di farmi il solito discorsetto ogni volta, sai che avrò cura della tua preziosa macchinina" blaterò accarezzando il volante.
"Sarà meglio per te" ringhiai seria puntandole l'indice.
Lei per tutta risposta mi fece una linguaccia.
"Chiamami quando hai finito e passo a prenderti" si limitò a dire prima di partire a tutta velocità.
"Va pianooo" urlai ma la mia macchina sparì rapida dietro l'angolo. Sbuffai.
Rivolsi nuovamente lo sguardo verso la casa. E presi un profondo respiro.
"A noi due bionda" sussurrai a denti stretti.
***
Sobbalzai quando il campanello trillò irrompendo nel silenzio della casa. Avevo appena chiuso la chiamata con la mia amica e me ne stavo stesa sul letto ad occhi chiusi, pregando silenziosamente che la mia San arrivasse da un momento all'altro.
Saltai giù dal letto velocissima non appena il suono mi colpì i timpani, la rapidità del mio scatto fece sobbalzare Lord T. che soffiò infastidito nella mia direzione prima di raggomitolarsi in una nuova posizione.
Scesi le scale rapida, saltando dal terzultimo gradino per arrivare direttamente alla base delle scale con un tonfo sordo.
Respirai a fondo osservando il mio riflesso allo specchio dell'entrata.
"Fa che sia lei, ti prego, fa che sia lei" pregai a denti stretti.
Aprii la porta lentamente trattenendo il respiro.
***
Ecco, lo sapevo. Ancora una volta tutta la mia sicurezza era andata a farsi benedire.
Passai in rassegna il corpo perfetto fasciato da una tuta rosa ed una t-shirt bianca. I capelli le ricadevano liberi sulle spalle incorniciando il suo volto velato di rosso.
Incrociai di nuovo quegli occhi e, come avevo temuto, mi ci persi nuovamente, affogai in un mare d'azzurro e mi dimenticai completamente il perfetto e razionale discorso che mi ero preparata mentalmente durante gli infiniti giri intorno all'isolato.
Trattenni il respiro incapace di nascondere il sorriso spontaneo che mi stava spuntando sul volto.
E il mio cuore mancò di un battito quando lei stessa mi sorrise di rimando.
Esisteva al mondo qualcosa di più bello di quel sorriso? Non avrei saputo dirlo con certezza, sapevo solo che, mai e poi mai, avrei smesso di bearmi di quella vista.
***
Bella, bella da togliere il respiro.
Sentii il cuore fare un paio di capriole prima di rimbalzarmi in gola, battendo come un tamburo impazzito.
Lei mi sorrise ed il cuore, stavolta, si fermò del tutto. O almeno cosi mi parve, non potei fare altro che sorridere anche io.
Nessuna delle due disse nulla. Mi feci da parte facendole segno di entrare e lei non se lo fece ripetere.
Richiusi la porta, incapace di resistere dall'andare a posare lo sguardo sul suo fondoschiena perfetto nascosto dalla corta minigonna della divisa che ancora indossava.
Si girò di scatto facendomi sobbalzare, incrociai di nuovo i suoi occhi scuri e sorrisi di imbarazzo.
Prima figura di merda fatta. Complimenti Brittany.
Lei si voltò di nuovo, muovendo qualche passo curioso verso il salotto, avrei giurato di aver scorto l'ombra di un sorrisetto malizioso e compiaciuto sulle sue labbra ma forse l'avevo solo immaginato.
"Sei sola?" mi domandò spezzando il silenzio.
"Si, i miei sono a lavoro e la mia sorellina pestifera è a lezione di danza" mi limitai a rispondere appoggiandomi allo stipite della porta a braccia incrociate, mentre lei si muoveva lenta, osservando le fotografie poste sul ripiano del caminetto.
"Hai una sorella?" mi domandò stupita.
"Si, ha dieci anni, è piccoletta ma ha un caratterino forte. Sono convinta che la troveresti simpatica" ammisi osservandola mentre mi dava le spalle passando le dita su una fotografia che mi ritraeva all'età di cinque anni abbracciata ad un minuscolo Lord T.
"Ne dubito, io detesto i bambini" si limitò a rispondere acida, mettendo giù la foto.
Calo nuovamente il silenzio, deglutii a vuoto, infastidita dal fatto che non si decidesse a voltarsi per guardarmi.
"Credevo non saresti venuta" ammisi sperando che quella mia confessione la spingesse a girarsi finalmente.
La vidi irrigidirsi.
"Ho solo avuto un contrattempo" disse stringendosi nelle spalle "Ho portato il libro di spagnolo" aggiunse voltandosi, finalmente.
Annuii senza aggiungere altro, le indicai le scale con un movimento della testa e lei uscì dal salotto, passandomi davanti, iniziando a salire. Io la seguii prontamente, raggiungendola rapida, ci ritrovammo a salire fianco a fianco. La mia mano sfiorò la sua che tremò leggermente a quel contatto.
Arrivammo davanti alla porta di camera mia, rimasta aperta, entrai e lei mi seguì. Richiusi la porta e mi ci appoggiai contro, osservandola. Lei si guardò intorno visibilmente nervosa. Era uno spasso, dovevo ammetterlo, chissà come avrebbero reagito a scuola se avessero potuto vedere ciò che stavo vedendo io: la perfida e sicura Santana Lopez, la regina delle tenebre in persona, che non abbassava lo sguardo davanti a nulla e a nessuno, si aggirava impaurita per la mia stanza respirando a fatica come un cucciolo.
"Stai bene?" domandai divertita.
"Certo che si" si affrettò a rispondere, sistemando freneticamente i suoi libri sulla mia scrivania.
"Sembri un tantino... tesa" osservai senza nascondere un sorrisetto.
"T-tesa? Chi i-io macché! Per niente… io... sono solo stanca. Gli allenamenti sono stati molto duri oggi, come avrai potuto notare" si affrettò a dire. Si spostò per sedersi sulla sedia ma mi affrettai a raggiungerla, prendendole delicatamente la mano. Lei sussultò a quel contatto ma non oppose resistenza quando la attirai a me passandole un braccio intorno alla vita. Ci ritrovammo nuovamente faccia a faccia come quello stesso pomeriggio, come il giorno prima a casa sua.
La sentivo tremare lievemente. Si lasciava guidare da me nei movimenti ma potevo percepire la sua paura attraverso la tensione che bloccava ogni fibra del suo corpo.
Portai la fronte a contatto con la sua mentre stringevo più salda la presa intorno alla sua vita sottile. Con l'altra mano strinsi la sua, intrecciando le mie dita con quelle scure di lei, portai alle labbra quella mano tremante, lasciando dei baci lievi sulle estremità delle sue falangi.
La vidi chiudere gli occhi e respirare a fondo. Sfregai leggera la punta del naso sulle sue labbra piene poi su uno zigomo pronunciato prima di sfiorarle le palpebre chiuse con la bocca, depositandovi dei leggeri baci. Sentivo il suo corpo rigido, rilassarsi mano mano, ed il suo respiro farsi sempre più regolare.
Il suo odore mi invase le narici stordendo i miei sensi.
"Va tutto bene" sussurrai piano mentre l'attiravo ancora di più a me, finché i nostri corpi non furono completamente a contatto. Lei adagiò la fronte sulla mia spalla ed io lasciai la sua mano per correre ad insinuare le dita tra i suoi capelli. Sciolsi la coda di cavallo ed iniziai ad accarezzarli lievemente, beandomi del suo respiro che sempre più rilassato si scontrava con la mia pelle increspandola e regalandomi piccoli brividi caldi.
"Cosa vuol dire tutto questo, Brittany?" mi domandò in un sussurro roco. Colsi un lieve imbarazzo, un velo di paura nel suo tono, e la strinsi più forte respirando l'odore buono dei suoi capelli.
"Ti ho già detto cosa provo per te" cominciai sussurrando nel suo orecchio "Ora devi solo dirmi cosa senti tu".
"Io non lo so..." piagnucolò lei.
"Sei qui. C'è un motivo se sei venuta e c'è un motivo se vedermi con Rory ti ha fatta innervosire stamattina, o no?" dissi ovvia. Al sentire il nome del mio ragazzo lei si irrigidì nuovamente.
"Ti sei ingelosita, direi che questo spiega un po' di cose" bisbigliai divertita.
Me ne pentii subito dopo. Si staccò bruscamente dalla mia presa dandomi le spalle.
"Io non sono gelosa, non lo sono mai stata in vita mia e non comincerò adesso" ringhiò stizzita "La mia reazione è nata dal fatto che non mi piace essere presa in giro" aggiunse.
Sorrisi scuotendo la testa, allungai le braccia verso di lei e l'abbracciai da dietro prendendola per la vita. Lei si irrigidì nuovamente al mio tocco ma non si spostò, poggiai il mento sulla sua spalla, strofinando il naso contro il suo orecchio. Una cascata di capelli corvini mi solleticò il viso ma non ci badai più di tanto.
"Ritrai gli artigli gattina, non devi avere paura di me" soffiai.
"Io non ho paura di niente e di nessuno" disse seria. Quella frase suonò come una specie di mantra, come se la ripetesse mentalmente più spesso di quanto lo facesse ad alta voce, come se volesse convincerne più se stessa che qualcun altro.
"Allora perché non mi guardi?" domandai sciogliendo la presa dai suoi fianchi. Indietreggiai di qualche passo finché non sentii il letto contro le mie gambe, mi sedetti senza badare a Lord Tubbington che, infastidito dall'ennesima interruzione del suo sonnellino quotidiano, scivolò giù dal letto correndo ad accucciarsi dietro la tenda della finestra.
Santana sembrò soppesare attentamente le alternative che aveva. La vidi incerta darmi ancora le spalle, prima di tirare un lungo sospiro e voltarsi lanciandomi uno sguardo serio che ben presto si sciolse come neve al sole appena i suoi occhi incrociarono i miei.
Le sue iridi scure brillarono sciogliendo quel nero gelido fino a farlo diventare come petrolio liquido.
La sue espressione mi ricordava davvero quella di una gattina impaurita, era così tenera, così lontana dalla terribile Santana che ero abituata a vedere a scuola.
"Vieni qui" la chiamai dolcemente battendo una mano sul materasso. Lei obbedì sedendosi accanto a me. La mia mano cercò nuovamente la sua e lei abbassò lo sguardo sulle nostre mani che ora si stringevano. Posai due dita sotto il suo mento e feci una leggera pressione perché mi guardasse, poi le spostai piano una ciocca di capelli dietro l'orecchio per poter guardare meglio quel viso in tutto il suo splendore.
"Sei bellissima" sussurrai a fior di labbra incapace di trattenere quel pensiero spontaneo.
Lei sorrise imbarazzata, fece per abbassare nuovamente lo sguardo ma io fui più veloce.
"Guardami" sussurrai nuovamente.
"Non posso" ammise lei con un filo di voce.
"E perché?" domandai sorridendo sorpresa ed intenerita
"Perché non riesco a respirare se... se tu mi guardi così... io..." balbettò sincera.
"Così come?" domandai ancora un po' stranita.
Non rispose. Si limitò a scrutare il mio viso, i suoi occhi caddero sulle mie labbra. Avvicinai il mio viso al suo accarezzandole la guancia con la punta delle dita.
"Tutto questo è cosi strano per me, non so come gestirlo" ammise.
"Possiamo gestirlo insieme, devi solo fidarti di me" mormorai sfiorando le sue labbra con le mie in un bacio appena accennato.
"Non so se ci riesco" soffiò.
"Non lo saprai mai se non ci provi neanche, non credi?" incalzai io accarezzandole il viso. Strofinai la punta del naso sul suo collo mentre la mia mano scivolava dietro la sua nuca. Soffocò un sussurro roco e sentii la sua pelle incresparsi in un brivido.
"Sembri così sicura di te" disse sciogliendosi in una risatina nervosa mentre si lasciava andare al calore dei baci leggeri che avevo iniziato a lasciarle lungo il collo.
"Sono sicura di te" la corressi "Sicura di ciò che provo quando ti penso, sicura del tuo odore e del modo in cui mi fa sentire" spiegai cauta respirando l'aroma dolce della sua pelle d'ambra.
***
Le sue parole stordivano i miei sensi. Era incredibile il modo in cui riusciva a farmi sentire, mi parlava con una delicatezza nella voce e nelle parole che mi facevano tremare il cuore, sotto il suo tocco leggero mi sentivo come fatta di cristallo.
La sua guancia premeva ancora contro la mia mentre le sue labbra lasciavano baci appena accennati sulla pelle del mio collo.
"Britt" sussurrai incapace di resistere all'improvviso desiderio di sentire nuovamente quelle labbra sulle mie.
Lei spostò il viso quel tanto che bastava perché la sua bocca arrivasse all'altezza della mia, così vicina che potevo sentire la consistenza del suo respiro sulle labbra.
Non resistetti oltre ed azzerai la distanza completamente, tuffandomi su quella bocca rosata e meravigliosa.
Le nostre labbra si mossero in sincronia le une sulle altre con una delicatezza disarmante.
Sentii il suo corpo esercitare una leggera pressione contro di me. Mi lasciai andare assecondando quel suo invito a stendermi sul suo letto morbido, una nuova ondata di imbarazzo e tensione mi colsero nel rendermi conto della situazione in cui ci stavamo spingendo. Lei si stese al mio fianco, senza staccare il contatto con le mie labbra. Se fosse stato un ragazzo ci staremmo rotolando a letto già da un pezzo ma era una ragazza e la cosa mi tornò in mente risvegliandomi dalla trance in cui ero caduta. Mi irrigidii nuovamente e lei dovette accorgersene perché si staccò appena, guardandomi negli occhi.
"Non succederà nulla che non voglia anche tu" bisbigliò sulle mie labbra prima di baciarle ancora
"Nulla più di questo" aggiunse prima di un ulteriore bacio più appassionato. Sentii la sua lingua scivolare lungo il contorno delle mie labbra, l'accarezzai con la mia e ci perdemmo per qualche istante in quel gesto delicato. Ed io mi rilassai nuovamente lasciando che intrecciasse una gamba fra le mie.
"Almeno per ora..." aggiunse ridacchiando.
Prima di togliermi il respiro con un nuovo dolcissimo bacio.
