"Bene ragazzi, la lezione è terminata, ricordate che la prossima settimana abbiamo il primo compito in classe dell'anno. Sarà incentrato per lo più sugli ultimi argomenti affrontati l'anno scorso" il professor Shuester ci fece le ultime raccomandazioni mentre il suono della campanella annunciava la fine dell'ultima ora di lezione della mattinata.
Sbuffai sonoramente crucciandomi mentre riponevo i libri nella mia tracolla.
Uscii dalla classe di spagnolo e trovai Rachel ad aspettarmi appoggiata agli armadietti di fronte alla porta.

"Hey Britt" mi salutò allegra con un gesto della mano.
"Hey" risposi con poco entusiasmo.
"Che succede?" domandò accigliandosi. Iniziò a camminare con me lungo i corridoi verso la sala mensa.
"Oggi è stata una giornata davvero tremenda, Rach, non sono riuscita a combinare nulla! E' andata peggio del solito, ho fatto schifo non ad una ma a ben due interrogazioni e, come se non bastasse, il Prof. Kendal ci ha portato i risultati del test di biologia che abbiamo sostenuto la settimana scorsa. Un'altra D-! E, per coronare questa giornata di merda, ci si mette Shue che piazza il compito di spagnolo per la prossima settimana! Lunedì per essere precisi" spiegai affranta.

"Oh Britt mi dispiace. Ma siamo all'inizio dell'anno, vedrai che avrai tempo di recuperare le materie e poi, per lo spagnolo, non c'è da preoccuparsi, no? Insomma se il compito è la settimana prossima vuol dire che ti aspetta un lungo fine settimana di ripetizioni con 'Lopez sguardo di Satana'! Dovresti essere contenta" disse ironica.

"Già e lo sarei se non fosse che staserai devo vedermi con Rory".
"Avete fatto pace?" mi domandò curiosa.
Alzai le spalle sbuffando.
"Mi ha chiamato ieri sera, interrompendo per altro una splendida ed estremamente calda sessione di sweet lady kisses con Santana" dissi irritata.
"Oh si è degnata di venire alla fine" mi interruppe la mia amica.
"Già" sorrisi istintivamente ripensando alla sera precedente "E non ha perso tempo ad andarsene non appena il telefono ha iniziato a squillare ed ha capito che era Rory" sbuffai infastidita.

"Siete riuscite a parlare?" mi domandò Rach.
"Beh... era un po' tesa inizialmente. Sai è ancora nella fase di accettazione credo. Ma mi pare di aver capito che abbia tutte le intenzioni di andare fino in fondo alla faccenda, per ciò… non mi resta che viverla giorno per giorno! Sperando che non cambi idea" spiegai.
"Ma prima devi parlare con Rory" constatò lei.

"Già! Quando mi ha chiamata mi ha chiesto scusa ed ha insistito per vederci questa sera. Ha parlato di cinema o che ne so… credo sia una cosa positiva: così potrò parlargli. Ma prima farò un salto da Santana".
"Gli dirai di lei? A Rory intendo".

"No, non credo sia rilevante. Gli dirò semplicemente che gli voglio un gran bene ma nulla di più e che lo vedo solo come un buon amico ormai. Non posso parlargli di lei. Per me non ci sarebbero problemi ma non so se a Santana farebbe piacere: è una cosa così recente, così fragile, è giusto che decida con i suoi tempi quando e se renderla pubblica" constatai riflettendo.
"E nel frattempo cosa farete? Fate finta di nulla in pubblico e poi vi incontrate clandestinamente?" domandò lei incerta.

Sorrisi a quel pensiero.

"Beh devi ammettere che è una cosa eccitante" scherzai "In ogni caso non ne ho idea, non abbiamo avuto modo di parlarne. Eravamo... un po' impegnate, sai com'è..."
"Io davvero non capisco come fai... quella ragazza mette i brividi".
"Oh puoi dirlo forte!" commentai lasciandomi andare al ricordo delle sue labbra fameliche sulle mie.
Rachel assunse un'espressione disgustata

"Beh certo non avrete mai modo di parlare della situazione finché state tutto il tempo appiccicate, se usaste le vostre boccucce per ragionare e trovare una soluzione invece che per limonare senza ritegno magari a quest'ora..."

"Ah eccoti qua!" la voce di Rory ci sorprese.
Lui spuntò da una delle classi vicine e mi passò un braccio intorno al collo. Fece un cenno con la testa alla mora.
"Pranzo?" mi domandò sorridente ed io annuii un po' impacciata, lasciandomi guidare da lui verso la mensa.
Sentii distintamente Rachel sospirare dietro di noi.

"Lascio gli appunti nell'armadietto e vi raggiungo" disse semplicemente.

***

"Stupida Berryyy…" cantilenai divertita appena incrociai la figura minuta della ragazza davanti al suo armadietto.
La sentii sbuffare vistosamente mentre si girava nella mia direzione

"Ciao Hobbit, come vanno le cose, laggiù, nel magico mondo di Lilliput?" dissi con un sorriso stampato in faccia fermandomi a pochi passi da lei che mi rivolse uno sguardo torvo.
.Scrutò il corridoio ormai completamente deserto: gli studenti erano tutti in sala mensa. Poi tornò a rivolgere a me la sua attenzione.
"Le tue battute cominciano a diventare un tantino stantie, Lopez. Credi che troverai il tempo per rinnovare il repertorio tra un bacetto a l'altro? Ho sentito che da un po' ti piace giocare nell'altra squadra" bisbigliò Rachel abbassando il tono della voce.

Con sua grande sorpresa il mio sorriso allegro non si spense. Piuttosto mutò in un ghigno sadico che dovette spaventarla, presi a camminare a passo sicuro verso di lei che cominciò ad indietreggiare, lentamente. Più mi avvicinavo più l'espressione della ragazza diventava interrogativa e preoccupata. Indietreggiò talmente tanto da trovarsi involontariamente con le spalle al muro, nel vero senso della parola, io proseguii arrivandole ad un palmo dal naso. Abbassai il viso e le mie labbra andarono a sfiorare appena l'orecchio della mora che rabbrividì di inquietudine a quel contatto, puntai i palmi delle mani sul muro ai lati della testa della sua testa e lei spalancò gli occhi rivolgendomi uno sguardo terrorizzato. La sua presa si fece più salda intorno ai libri che stringeva fra le braccia.

"Invidiosa Berry?" soffiai d'un tratto al suo orecchio "Volevi essere tu la fortunata?" continuai con voce roca.
Rachel rabbrividì e si addossò ancora di più al muro.

"Non osare mai più rivolgerti a me in questo modo Frodo e non credere di farmi paura. Né la tua Brittany né tutti i santi che hai in paradiso ti salverebbero semmai dovessi velatamente prenderti gioco di me ancora una volta" ringhiai più seria inducendola a rabbrividire nuovamente.

"Tu non mi piaci nana" continuai poi sciogliendo quella posizione ma rimanendo di fronte a lei "Ma sei la migliore amica di Brittany ed inoltre.." mi fermai e il mio pensiero corse a Quinn "…ho promesso a qualcuno di molto importante per me che mi sarei sforzata di trattarti meglio in futuro. Ma questi sono gli unici motivi per cui non ti ho ancora presa a calci. Bada bene di non metterti contro di me" dissi puntandole l'indice "Io sono una che rispetta le promesse ma ho poca, pochissima, pazienza. Mi sforzerò di lasciarti in pace per quanto mi sarà possibile ma tu non provocarmi perché potrei renderti la vita impossibile. E, fidati, lo farei. Ci siamo capite?"
La mora ingoiò a vuoto scrutando seria i miei occhi. Poi annuì.
"Bene" dissi più calma.

"Ah ecco dov'eri" Quinn spuntò dal corridoio adiacente raggiungendoci. Il suo sguardo a metà fra lo stupito ed il preoccupato si spostava lento tra me ed un'impaurita Rachel.
"Che succede?" domandò con un filo di panico nella voce.
"Assolutamente nulla" risposi calma accennando un sorriso.

Incrociai lo sguardo di rimprovero di Quinn e ghignai beffarda, girai sui tacchi per camminare fiera lungo il corridoio deserto, svoltai l'angolo poco distante e mi fermai qualche secondo appoggiandomi al muro. Tesi l'orecchio.

"Tutto bene?" domandò Quinn preoccupata.
"Si, certo... non preoccuparti" rispose la mora con voce tremolante. Dovevo averla davvero spaventata.
"Mi dispiace, qualunque cosa ti abbia detto, mi scuso per lei" biascicò la mia amica imbarazzata.

Scusarsi per me? E chi diavolo le dava il diritto di farlo?
Maldita Fabray, ma appena la becco da sola la strozzo.

"Sai lei non è cattiva" continuò la mia amica.

Certo che sono cattiva, tappati quel buco dentato stupida bionda.

Sentì la Berry fare un versaccio di dissenso.

"Certo che no" sbottò ironica.
"Beh... in ogni caso… mi dispiace per come ti tratta" concluse la mia amica rassegnata.
"Sei cosi diversa da lei, Quinn, non posso davvero credere che siate cosi amiche" disse la nana con una punta di dolcezza nella voce. Incapace di resistere mi sporsi appena oltre il muro per sbirciare.
Vidi la Berry ferma a pochi centimetri di distanza dalla mia amica con un tenue sorriso stampato in volto, Quinn le sorrideva di rimando.

Mi ritrassi, incapace di sopportare oltre quello spettacolo fin troppo smielato per i miei gusti.
Ancora una volta avevo interpretato la parte del diavoletto cattivo per permettere a Quinn di fare l'angioletto buono.
Poco male, mi piaceva quel gioco.
Ed inoltre più la Berry era impegnata con Quinn meno si intrometteva tra me e la mia bionda preferita.

***

"Ok, riproviamo" sbuffò Santana per l'ennesima volta alzando gli occhi al cielo "Como se dice en español: 'io vivo a Lima da dieci anni'?
"Yo vives..."
"No! Dannazione Britt! E' da un'ora che stiamo ripassando le forme verbali! Com'è possibile che tu non riesca a memorizzarle?" sbottò lei esasperata.
"Non è colpa mia sei tu che mi distrai!" mi lamentai io mettendo il broncio. Me ne stavo a pancia in giù sul suo letto. Avevamo deciso di studiare a casa sua visto che da me ci sarebbero stati i miei e quella peste di mia sorella fra i piedi.

La osservai in piedi appoggiata alla sua scrivania, percorsi con lo sguardo la perfezione delle sue gambe lasciate scoperte da un mini shorts nero fin troppo aderente, mi soffermai appena sul suo seno perfetto fasciato da una camicetta rossa decisamente troppo stretta per riuscire a contenere quelle due meraviglie che richiamavano la mia attenzione facendo capolino dall'ampia scollatura, i capelli lasciati sciolti erano tirati indietro da un cerchietto scuro ed i suoi occhi magnetici si nascondevano dietro un paio di occhiali da vista, neri, che rendevano la latina, se possibile, ancora più sexy di quanto già non fosse normalmente.

"Ma se non sto facendo assolutamente nulla" protestò lei seria.
"Questo lo pensi tu! Ti sei vista? Come pensi che possa riuscire a concentrarmi se mi fai lezione vestita, o meglio svestita, così?" chiesi retorica alzando un sopracciglio.
Lei mi rivolse uno sguardo scioccato che ben prestò mutò in un ghigno malizioso.

"E così, sentiamo, cosa dovrei fare per porre rimedio a questo piccolo problema di carenza di attenzione?" mi domandò con una voce roca e sensuale regalandomi un brivido.
"Beh..." finsi di pensarci "Direi che ci sono solo due soluzioni: o ti metti qualcosa di più comodo e possibilmente più coprente..."
"Oppure?" domandò impaziente.
"Oppure..." ghignai divertita puntando gli occhi dritti nei suoi "...vieni qui da me e mi permetti di approfondire un argomento decisamente più interessante dello spagnolo" soffiai sorridendo.

Lei finse di pensarci su per pochi secondi prima di prendere a camminare sensualmente verso di me senza interrompere il contatto visivo.
"E di che argomento si tratterebbe, di grazia?" domandò quando fu a pochi centimetri dal letto.

Mi tirai in ginocchio sul materasso perché il mio viso potesse essere più o meno all'altezza dal suo.
Allungai una mano prendendo la sua e la tirai più vicina finché i nostri visi non furono a pochissimi millimetri di distanza.

Mi sporsi verso di lei.
"Te ovviamente" soffiai leggera sulle sue labbra prima di abbassarmi per lasciarle un bacio soffice al centro del petto, proprio li dove la sua scollatura vertiginosa lasciava intravedere ciò che le mie mani bramavano in quel momento più di qualsiasi altra cosa. Infatti, con un movimento involontario, le mie dita scivolarono lente sui suoi fianchi, sfiorando la stoffa leggera della sua camicetta, per posizionarsi su quel seno perfetto tastandolo attraverso il tessuto, mentre le mie labbra non accennavano a volersi spostare. Troppo impegnate a bearsi del sapore superbo della sua pelle d'ambra.

Un sospiro roco si liberò dalla gola della mia latina. Sentii il suo cuore accelerare appena al mio tocco. Sorrisi sorniona sulla sua pelle.

Quasi ringhiai di disappunto quando quel contatto venne a mancare improvvisamente. Mi costrinsi ad aprire gli occhi che, involontariamente, avevo chiuso.
E mi ritrovai davanti una Santana fin troppo divertita per i miei gusti.

Era indietreggiata di qualche passo e mi scrutava compiaciuta da dietro la montatura scura dei suoi occhiali.

"Io invece ho un'altra idea" disse assumendo il suo tipico ghigno malefico "Hai mai sentito parlare della teoria del bastone e della carota?" mi domandò.
Alzai un sopracciglio scuotendo la testa, non capivo cosa c'entrassero bastoni e carote in quel momento.

"Sarò breve" disse accingendosi a spiegarmi mentre faceva leva con le mani per tirarsi a sedere sulla scrivania. Accavallò le gambe ed io faticai per trovare un minimo di concentrazione sulle sue parole piuttosto che sul suo corpo.
"In genere si dice usare il bastone e la carota per indicare il metodo di alternare punizioni e ricompense al fine di ottenere qualcosa da qualcuno" spiegò saccente "Sottintende il fatto che solo premi o solo punizioni non siano efficaci quanto la loro alternanza" concluse per poi guardarmi sorridendo sadica.

"Capisco" dissi più per circostanza che per altro, lei dovette accorgersene.
"Quindi hai capito cosa intendo dire?" domandò incerta.
"Francamente no" scossi la testa rimettendomi a sedere a gambe incrociate al centro del letto.
Ma cosa diavolo mi importava di carote e bastoni e bla bla bla? Volevo solo riprendere il discorso di poco prima.

"D'accordo, ti farò un esempio pratico" concesse.

"Como se dice en español..." cominciò ed io mi morsi il labbro nel sentirla parlare nella sua lingua madre. Dio era così eccitante quando parlava spagnolo.
"'come ti chiami'?"concluse.
La guardai un attimo interdetta. A parte che stavamo ripassando i verbi ma poi che domanda era? Insomma non ero un asso in spagnolo ma quella era una cosa che sapevano tradurre anche i bambini.
"C-como te llamas?" dissi sicura scrutandola incuriosita.
Lei mi sorrise maliziosa. Con un movimento lentissimo e sensuale spostò una ciocca di capelli dietro l'orecchio, sfiorò con le unghie il suo stesso collo, facendo scivolare le dita fino all'ampia scollatura prima di fermarle sul primo bottone della sua camicetta.
"Corecto" soffiò sbottonandolo.
Un brivido caldo mi attraversò la schiena.
Spalancai gli occhi per la sorpresa mentre un fremito risalì il mio corpo dal basso ventre fino ad esplodere nel mio petto costringendo il mio cuore ad accelerare di uno o due battiti.
Rimasi in attesa della prossima domanda, torturando con le dita il copriletto. Il mio sguardo vagava da quell'unico bottone saltato al suo sguardo di fuoco puntato su di me.

"Como se dice.. 'che lingue parli'? continuò lei mentre con le dita giocherellava col secondo bottone della camicia.
Ingoiai a vuoto cercando mentalmente la risposta.
"Que idiomas hablas?" dissi cercando di utilizzare una pronuncia abbastanza comprensibile.
Lui annui soddisfatta.
"Muy bien" sussurrò prima di mordersi sensualmente il labbro inferiore. Anche il secondo bottone saltò via ed io cominciai a respirare a fatica quando, dalla scollatura, intravidi il pizzo nero del suo reggiseno.

"Como se dice 'parlo inglese e studio spagnolo a scuola'?" domandò scendendo dalla scrivania con un movimento rapido.
Strinsi più salda la presa sul lenzuolo, mi ci aggrappai con tutte le mie forze, mentre continuavo a fissarla.

"Hablo inglès.."tentai e lei annui muovendo un passo verso di me, sbottonando di più la camicia. Mi morsi il labbro "Y estudio..." continuai senza staccarle gli occhi di dosso.
"Si..." soffiò lei in un gemito sbottonandosi del tutto tanto che potevo intravedere il piercing brillare al suo ombellico.

"...y estudio... español en la escuela" conclusi in un sospiro. Lei si leccò le labbra sfilando sensualmente quel pezzo di stoffa ormai completamente sbottonato e lasciando che le scivolasse lungo le spalle, rivelandomi una visione che mi procurò un gemito involontario.

Gattonai sul materasso nella sua direzione, mi fermai a pochi millimetri dal bordo, per godermi più da vicino lo spettacolo meraviglioso del suo ventre scoperto, il suo seno alto e abbondante era compresso in quel pizzo nero che lasciava ben poco all'immaginazione, la sua pelle di cioccolata sembrava implorarmi di essere assaggiata.

"Vieni qui" supplicai con un filo di voce allungando le braccia verso di lei mentre un calore improvviso mi divampava dentro esplodendo verso il basso.
"Ho un'ultima domanda per te" disse avanzando lentissima nella mia direzione.

"Como se dice 'da domani studierò di più'?" domandò divertita.
Spalancai gli occhi un po' sorpresa. Lei si fermò a pochi passi da me.
Cazzo.

"Hm... estudias" tentai. Lei scosse la testa, raccogliendo rapida la sua camicia dal pavimento.

"Estudiandos..." ritentai nel panico mentre lei la rimetteva negando nuovamente col capo.

"Oh ti prego... estudiemos..." ritentai speranzosa.
"Niente da fare! Sarà per la prossima volta" trillò lei stringendosi nelle spalle mentre riabbottonava la camicia.

Esternai un lamento frustrato mentre mi lasciavo cadere all'indietro rimbalzando sul materasso.

"Sei cattiva! Sei un Diavolo!" mi lamentai battendo i piedi sul letto come una bimba capricciosa.

La sentii ridere dalla sua posizione.
"Non è colpa mia se non ti applichi" cantilenò.
Sbuffai in risposta, rotolando a pancia in giù nascosi il viso tra i cuscini che profumavano cosi intensamente di lei da mandare il mio sistema nervoso in tilt totale. Allungai le mani accarezzando il tessuto soffice delle federe.

"Britt Britt" mi chiamò lei dolcemente.
"Lasciami stare" borbottai senza spostarmi con la vocina più offesa che riuscissi a trovare.
"Hmm... siamo permalose, eh?" mi canzonò lei.
Non risposi, mi limitai a sbattere nuovamente i piedi sul materasso.

Improvvisamente sentii il materasso sbilanciarsi sotto un nuovo peso, qualcosa sfiorò il mio piede, alzai il viso ruotandolo quanto bastava per poter scrutare oltre la mia spalla.
E con la coda dell'occhio la vidi, dal fondo del letto, era salita cavalcioni sul materasso e gattonava sopra di me con quel suo sguardo da pantera affamata. Feci per voltarmi ma fu impossibile, il suo peso si adagiò completamente sui di me.
Mi ritrovai schiacciata sul materasso, il suo petto premeva contro la mia schiena, le sue gambe serravano i miei fianchi mentre il suo bacino si strofinava impercettibilmente contro il mio fondoschiena.
Una mano leggera risalì la mia spina dorsale sulla canotta, fino a farsi strada tra i miei capelli sciolti. La sentii spostarli su un lato con una delicatezza sconvolgente. Respirai piano, sussultando appena quando sentii le sue labbra morbide sfiorare la base della mia nuca ormai scoperta. Le dita giocherellavano ancora tra le mie ciocche chiare mentre l'altra mano sfiorava la spalla per poi allungarsi lungo il mio braccio e raggiungere la mia mano sotto al cuscino.

"Non essere triste, piccola, hai una settimana per recuperare. Hai visto cosa succede se ti applichi? Sono certa che raggiungerai ottimi risultati" bisbigliò al mio orecchio prima di mordicchiarlo dolcemente.

"San" soffiai chiudendo gli occhi. Tentai di parlare ma le parole si incastrarono in gola quando il suo bacino prese a strusciarsi con più veemenza contro il mio sedere. Potevo sentire l'eccitazione crescere a dismisura fra le mie gambe.

"San" chiamai ancora mordendo con forza la federa, in preda alla frustrazione.
"Hmm..." rispose lei che, nel frattempo, si stava dedicando ad un'attenta degustazione della mia spalla scoperta.
"Io... ti avverto... se continui così non rispondo più di me..." soffiai ad occhi chiusi accennando un sorriso involontario mentre la sua lingua tracciava un percorso bagnato dalla mia spalla fino alla piega del collo.

Ripercorse con le labbra lo stesso percorso al contrario poi, senza preavviso, serrò con forza i denti sul mio braccio strappandomi un urletto eccitato.
"Hmm è una promessa?" disse maliziosa al mio orecchio sollevandosi a sedere sul mio fondoschiena.
Nuovamente voltai il viso. Con la coda dell'occhio incrociai il suo sguardo malizioso. Non si spostò, sollevò appena il sedere per permettermi di girarmi. Quando ci riuscii fece per risedersi sul mio bacino ma io fui più veloce: la afferrai per i fianchi spingendola al mio fianco, invertii le posizioni, stendendomi su di lei fra le sue gambe, strappandole un gridolino sorpreso.

"No" soffiai un po' aggressiva sulla sua bocca prima di leccarle le labbra senza ritegno "E' una minaccia" ringhiai.
Afferrai i suoi polsi imprigionandole le mani sopra la testa.
Spinsi più decisa il bacino contro il suo tracciando con la lingua il percorso dalla sua mascella al suo orecchio.

"Como se dice en español 'non tirare troppo la corda se non vuoi che si spezzi'?" sussurrai leccandole il collo senza ritegno.
"Uh... chi è il diavolo adesso?" sospirò lei col fiato corto spalancando la bocca ad occhi chiusi. Abbandonò la testa all'indietro sul cuscino, prendendo a muoversi frenetica sotto di me nel tentativo di approfondire il contatto.

Senza darle il tempo di dire altro mi fiondai sulle sue labbra carnose, catturandole in un bacio decisamente poco casto. Morsi con forza il suo labbro inferiore, leccando quello superiore mentre la sentivo gemere di impazienza. Salii col ginocchio fino a portarlo fra le sue gambe ed esercitai una leggera pressione. Lei liberò un urlo che soffocai prontamente con con un bacio affamato mentre iniziava a strofinarsi freneticamente contro il mio ginocchio.

Feci praticamente una violenza a me stessa quando mi alzai controvoglia, scivolando giù dal letto, lei ringhio indispettita poi mi guardò interrogativa. Il suo petto si muoveva su e giù con un ritmo frenetico. Io stessa faticavo a ritrovare respiro,

"D-dove… accidenti stai… andando?" domandò acida respirando a fatica mentre io mi rinfilavo le scarpe.

"Beh... sei stata tu a dettare le regole. Niente divertimento se non mi applico con lo spagnolo, bastone e carota, ricordi? Sto solo obbedendo alla mia insegnante… un ottimo metodo educativo comunque, ti faccio i miei complimenti!" dissi ironica recuperando i miei libri.

Mi fermai per un attimo per squadrare divertita il suo viso scioccato, gli occhi bellissimi lucidi di passione, le labbra arrossate ed un'adorabile espressione incredula.
Forse era poco abituata ad essere trattata così, ma lei era una cosa troppo preziosa per me per poter sprecare la nostra prima volta in modo cosi affrettato. Doveva essere tutto perfetto, era troppo importante.
Ed inoltre era davvero un po' troppo impertinente per i miei gusti. Magari a scuola con gli altri poteva fare la prepotente, ma con me. Non l'avrebbe avuta vinta, non senza il mio permesso almeno.

"Non fare quella faccia San... l'hai detto tu. Ho una settimana intera per recuperare… ho visto…cosa succede se mi applico" dissi ripetendo le sue esatte parole "E spero che lo abbia visto anche tu!" conclusi abbassando il tono e rivolgendole il sorriso più malizioso che riuscissi a tirar fuori.

"Scappo, ho un impegno stasera… ci vediamo a scuola prof… piensa a mí esta noche" dissi allegra uscendo dalla sua camera.
"EN mi… si dice piensa EN mi!" urlò lei aggressiva mentre richiudevo la porta alle mie spalle incapace di frenare una risata divertita.