Un ticchettio fastidioso cominciò a ronzarmi nelle orecchie. All'inizio era solo un eco lontano poi, lentamente, col lento risvegliarsi dei miei sensi si era amplificato fino a svegliarmi.

Mi costrinsi ad aprire gli occhi piano ancora intontita dal sonno.
Mi ritrovai col viso ancora appoggiato al suo petto, la guancia a contatto diretto con la sua pelle di latte.
Istintivamente sorrisi, inspirando il suo odore.
Sentivo il cuore battere dall'emozione e, segretamente, cominciai a pensare che avrei anche potuto abituarmi a questo tipo di risveglio.

Di nuovo il ticchettio irruppe nei miei pensieri, voltai appena il viso verso la finestra cercando di non muovermi troppo per evitare di svegliare Brittany che ancora mi stringeva a se e dormiva placidamente.

Piccole goccioline battevano sulla finestra chiusa.
Il primo giorno di pioggia della stagione.
Diedi un rapido sguardo alla sveglia sul comodino, le sette del mattino.

Sorrisi tornando ad affondare il viso nella sua pelle, mi strinsi ancora di più a lei che reagì nel sonno serrando con più forza quell'abbraccio già cosi saldo.

Richiusi gli occhi. Cosa stava succedendo? Anzi no, cos'era successo quella notte?
Non avrei saputo darmi una valida risposta, forse perché le parole da sole non sarebbero bastate a spiegare tutto quello che avevo dentro, tutte le emozioni che avevo provato. Troppe forse per essere vissute tutte in una volta.
Ripercorsi con la mente la nottata appena trascorsa, era come il ricordo di un sogno. Ma le immagini mi tornavano così chiare e nitide nella mente che non potevo avere alcun dubbio: era accaduto davvero.

Ricordavo tutto: la dolcezza infinita dei suoi occhi che mi guardavano adoranti, le sue mani come seta sul mio corpo, il suo respiro sulla mia pelle, la sua voce calda, quel sorriso, il suo sapore paradisiaco.
Ed ancora la mia incertezza, il mio imbarazzo vinto dall'irrefrenabile bisogno di lei di sentirla mia, di sentirmi sua. L'urgenza di respirare il suo odore e di sentirla gridare il mio nome come se non potesse vivere che di me.

Mi costrinsi a riaprire gli occhi, dovevo guardarla per assicurarmi che fosse ancora li per davvero.
E quando li aprì non potei fare a meno di pensare che il ricordo mi aveva ingannata. Possibile che fosse ancora più bella di come i miei pensieri la dipingessero? Possibile che, col passare dei secondi, diventasse sempre più perfetta ai miei occhi?

Osservai il profilo del suo viso, gli occhi chiusi, un sorriso appena accennato sulle labbra, i capelli sparpagliati sul cuscino con qualche ciocca ribelle a sfiorarle appena la guancia, il respiro leggero e regolare.

"Wow" sussurrai incredula. Avevo mai assistito ad uno spettacolo più bello? Se sì, non riuscivo a ricordarlo.

Ma il pensiero mi ingannava di nuovo. Quello non era di sicuro lo spettacolo più bello a cui potessi assistere e ne ebbi presto la conferma quando senza preavviso lei spalancò gli occhi nei miei e mi tremò il cuore d'emozione. Mi persi in quel mare d'azzurro ancora una volta.

"Ciao" sussurrò lei, roca, regalandomi un sorriso.
"Ciao" soffiai io in risposta ipnotizzata dal suo sguardo.
Rimanemmo per qualche istante in silenzio ad osservarci a vicenda, la sua mano corse rapida a posarsi sula mia guancia, strofinò il pollice contro il mio zigomo, senza smettere di guardarmi con quell'adorabile sorriso.

Poi praticamente in contemporanea ci avvicinammo l'una all'altra. A metà strada le nostre labbra si incontrarono fondendosi le une con le altre, come se fossero fatte a posta per stare unite.

Quando ci staccammo si voltò verso la finestra.
"Piove" constatò.
"Eh già" risposi affondando il viso nell'incavo del suo collo.
"Che ore sono?" mi domandò.
"Le sette".
"Le sette di sabato mattina… sai cosa vuol dire?" chiese accennando un sorriso.
"Cosa?" le feci eco prima di lasciarle un tenero bacio sulla spalla.
"Vuol dire che non c'è scuola" disse lasciandomi un bacio sulla tempia "E che possiamo tranquillamente starcene qui" altro bacio sullo zigomo "Tutta la mattina" le sue labbra si posarono sulla mia guancia ed a quel punto voltai il viso completamente verso di lei "Mentre fuori piove" soffiò sulle mie labbra "E posso strapazzarti di coccole" concluse divertita, baciandomi con delicatezza.
"E con questo un altro dei miei desideri nascosti viene esaudito" aggiunse prima di baciarmi nuovamente.

Sorrisi nel bacio.
"Non sono certa di sapere come si fanno le coccole" ammisi sincera.
Lei ridacchio.
"Ma se lo stai facendo proprio adesso" disse mentre la stringevo ancora di più a me strofinando una gamba contro la sua.

Mi ritrovai a soffocare una risatina sul suo collo.
"Mio Dio, come mi sono ridotta! Io che faccio le coccole… se lo dici in giro sei morta Pierce" scherzai.
"Oh beh mi dispiace ma dovrai comprarlo il mio silenzio! E ti dico già da subito che dovrai pagarlo a caro prezzo" rispose ironica.

All'improvviso cominciarono a passarmi nella mente tutti i possibili modi con cui avrei potuto farla stare zitta, alcuni dei quali decisamente poco convenzionali ma assolutamente eccitanti.

"Hmmm sono disposta a pagare qualunque prezzo" soffiai maliziosa al suo orecchio.
Poi senza preavviso la spinsi sul materasso rotolando sopra di lei, la sentii ridere divertita, allargò le gambe e io trovai subito il mio posto tra esse.
Sospirammo insieme quando i nostri corpi ancora completamente nudi si trovarono a stretto contatto.
A quello spostamento improvviso il lenzuolo scivolò lungo i nostri corpi, scoprendomi la schiena nuda fino al fondoschiena. Un piccolo brivido di freddo mi attraversò la spina dorsale, lei rapida afferrò il lembo di stoffa più vicino, tirandola nuovamente su di noi fin sopra le nostre teste e mi avvolse con più decisione in un abbraccio più stretto.

Lo trovai un gesto di una dolcezza disarmante e non riuscii a frenare l'istinto di baciarla ancora con passione.

***

Ok, era ufficiale, se prima potevo dirmi pazza di lei adesso sarei stata pronta a giurare davanti al mondo intero che mai avrei potuto vivere lontana dalla sua pelle.

Era perfetto. Tutto perfetto. Lei era perfetta. Noi insieme eravamo perfette. La vita era semplicemente perfetta.
E persino quella giornata di pioggia si era trasformata nella più bella giornata di sempre, il risveglio più dolce che potessi desiderare.

Dovevo ammettere che la sera prima, mentre ascoltavo il suo respiro calmo vegliando sul suo sonno, avevo avuto paura, per qualche istante, che, se mi fossi addormentata, mi sarei svegliata l'indomani scoprendo che era stato solo un altro sogno o peggio che lei si fosse già pentita.

Ma nulla di tutto ciò era accaduto. Lei era lì a sorridere con me, riempiendomi di baci, lasciandosi abbracciare.
Ogni cosa finalmente sembrava stare al suo posto.

"Questo è il paradiso" mi lasciai sfuggire mentre lei, stesa sopra di me, continuava a lasciarmi piccoli baci lungo il collo fino alla clavicola.
"Credi nel paradiso?" mi domandò divertita, strofinando il naso sulla mia gola.
"Certo che ci credo. L'ho persino visto" risposi sicura.
"Ah si?" domandò ironica alzando un sopracciglio.
"Eh già..." dissi divertita, spingendola al mio fianco. Invertii le posizioni scivolando accanto a lei poi feci scorrere una mano lungo il suo ventre piatto, fino a posizionarla tra le sue gambe, direttamente sulla sua intimità. Vi poggiai il palmo e lei sospirò sorridendo.
"Eccolo qua... il paradiso."
Soffiai sulle sue labbra prima di sorriderle.

Emise un respiro più roco ed in un secondo le sue labbra corsero a divorare le mie con urgenza.
Intrecciò le braccia dietro il mio collo e le sue dita corsero a giocare con i miei capelli mentre le nostre lingue scivolavano fameliche sulle labbra dell'altra, duellando in un gioco eccitante di incontri e scontri.

Presa dal bisogno di lei e dall'eccitazione che solo i suoi baci roventi riuscivano a provocarmi, cominciai a muovere su e giù il palmo della mano sulla sua intimità, con lentezza e decisione.
Mi staccai da quel bacio affamato per godere appieno di tutte le sue reazioni. Era così bella in quel momento, così perfetta mentre ansimava di piacere sotto il mio tocco leggero.

Chiuse gli occhi e si morse il labbro inferiore soffocando un gemito muovendosi lentamente su e giù seguendo il ritmo lento dettato dalle mie carezze sempre più decise.

"Dio, sei cosi maledettamente bella" sussurrai al suo orecchio respirando a fatica.

Lei tremò appena sorridendo estasiata, riaprì gli occhi puntandoli nei miei e, per il mio povero cuore, fu davvero troppo.
Senza indugiare feci scivolare un dito dentro di lei.
In quel preciso istante entrambe soffocammo due gemiti uguali l'una nella bocca dell'altra.
Senza smettere di guardarci negli occhi.

Il tempo sembrò essersi fermato in quell'istante.
Tutto intorno a noi era rumore bianco, non esisteva niente.
La pioggia, che fuori continuava a battere lenta, sembrava solo una melodia lontana suonata apposta per fare da sottofondo a quel momento. Il lenzuolo che ci avvolgeva ci teneva al sicuro dal freddo e dal resto del mondo.
Aggiunsi un altro dito.

I nostri gemiti appena udibili si fondevano insieme riempiendo l'aria intorno a noi.
E Santana, che si muoveva lenta sotto di me seguendo il ritmo delicato delle mie dita dentro di lei, era la cosa più bella che avessi mai avuto la fortuna di vedere.

Si sforzava di tenere aperti gli occhi per guardarmi ed io mi sforzavo di non perdere le mie facoltà mentali affogando in quel mare d'oro nero, perché volevo godermi ogni istante di quel momento per scolpirlo nella mia memoria a vita.

Mi sorprese appena quando, con tutte le forze che aveva, si girò su un fianco per sistemarsi di fronte a me nella mia stessa posizione. Sentii le sue pareti interne ruotare intorno alle mie dita e un calore familiare mi esplose nel basso ventre. La sua stessa umidità crebbe a quel movimento e la sentii trattenere un piccolo grido di piacere.

Senza dire nulla, la sua mano scivolò leggera tra i nostri corpi, fino a lambire la mia intimità. Sorrisi al pensiero di cosa mi aspettava ma la realtà fece sembrare vana la mia fantasia.
Quando le sue dita scivolarono dentro di me dovetti fare appello a tutta la mia forza di volontà per soffocare un grido di puro piacere.
Fino a quel momento eravamo state avvolte da un alone invisibile di poesia silenziosa, i nostri gemiti erano lievi, quasi sciolti in piccoli sussurri ed i nostri movimenti lenti contornati di dolcezza. Non potevo spezzare quella magia, chiusi gli occhi arricciando le labbra verso l'interno della bocca.

La sentii ridacchiare tra i sospiri e non resistetti ad aprire gli occhi per bearmi ancora una volta di quel suo sorriso splendido. Cercò il mio stesso ritmo e ci mise poco a trovarlo.

Cercai la sua bocca con la mia e la trovai pronta a regalarmi il bacio più delicato che avessi mai ricevuto.

Perfetto… era tutto perfetto.

***

Raggiungemmo praticamente insieme l'orgasmo. Sentii le sue pareti stringersi intorno alle mie dite ed, al contempo, io stessa mi sentivo vicina al momento.
Ci guardammo negli occhi per un secondo infinito, senza bisogno di parlare, mi avvicinai alle sue labbra che lei unì prontamente alle mie.
Soffocammo nel bacio i due urli gemelli mentre una cascata di brividi travolgeva i nostri corpi, così vicini da sembrare uno solo.

Come avevo fatto a vivere fino ad allora senza di lei? E, soprattutto, come avrei fatto d'ora in avanti a farne a meno?
Non lo sapevo, non volevo saperlo. Volevo solo che quell'istante durasse per sempre.

Ci guardammo nuovamente negli occhi, cercando di riprendere fiato. Nessuna delle due riuscì a soffocare la risata liberatoria che ci travolse.
Rimasi estasiata dal suo modo di ridere così infantile, così tenero. Dio, più la guardavo più mi rammollivo.
Santana Lopez ma che diavolo ti succede?

"San" mormorò ancora con la risata che le danzava sulle labbra.
"Hmm".
"Io ho fame" ammise imbarazzata.
"Hmm… vado a vedere cosa posso rimediare in cucina" dissi rotolando fino al bordo del letto.
"Vuoi che scenda con te?" mi domandò incerta.
Spalancai gli occhi.
"No" sbottai per mordermi il labbro subito dopo "No, non c'è bisogno… porto io la colazione qui…non hai detto che volevi stare a letto tutto il giorno?" domandai sperando di essere convincente. Non volevo essere brusca, né volevo lasciar trasparire la mia preoccupazione, ma non sapevo chi avremmo potuto incontrare di sotto. Magari Clara o uno dei miei genitori, anche se dubitavo che potessero trovarsi in casa, ma non ricordavo con certezza quando mio padre sarebbe dovuto tornare dal meeting a Miami, né quando mia madre sarebbe rientrata dalla sua settimana alla Spa. Per quel che ne sapevo sarebbero tranquillamente potuti rincasare quella stessa notte, o mai più.
Fatto sta che non mi andava di dare spiegazioni su chi fosse quella ragazza, a loro sconosciuta, o sul perché fosse rimasta a dormire.

La scusa sembrò bastare a Brittany che sorrise affondando il viso nel cuscino.
Afferrai la prima maglietta che mi capitò davanti agli occhi, sorrisi nell'indossarla quando un profumo familiare mi avvolse. Era la sua maglia. Cercai un paio di shorts nel cassetto e li indossai.
Le lanciai un ultimo sguardo prima di uscire dalla stanza a piedi nudi.

Sobbalzai impaurita appena mi voltai nel corridoio.
"Clara, mi hai fatto venire un colpo" ringhiai alla donna ferma d'avanti a me con un cesto carico di biancheria stretto tra le braccia.
"Signorina Santana, cosa fa già in piedi a quest'ora? Di sabato mattina poi" disse sbalordita scrutandomi.
"Beh... io… avevo fame e mi sono svegliata" biascicai "E poi che ti importa... io mi alzo quando mi pare" aggiunsi. Diventavo un tantino scorbutica quando ero a disagio.
Lei mi osservò accigliata, poi si strinse nelle spalle, rinunciando a capirmi.
"La colazione è in cucina, intanto vado a rifarle il letto".
"No!" gridai.
Nuovamente lo sguardo della mia governante si posò interrogativo su di me.
"No... cioè... io… prendo qualcosa da mangiare e mi rimetto a letto… insomma è sabato mattina accidenti! E fuori piove! Non entrare in quella stanza, Clara" la ammonii.
Lei annui stranita.
"Come vuole, stamattina lei è più strana del solito signorina. Ad ogni modo le ricordo che stasera suo padre rientra dal convegno e vorrà certamente cenare con lei" mi rammentò
Sbuffai, voltandomi di spalle per scendere in cucina.
"E sua madre rientra domani mattina" aggiunse quando ormai non la ascoltavo già più.

Arrivai in cucina guardandomi intorno incerta.
Bene cosa avrei potuto portarle?
Non avevo la minima idea di quali fossero i suoi gusti o se preferisse una colazione dolce piuttosto che salata.
Alla fine optai per il dolce per il semplice fatto che non avevo la minima intenzione di mettermi a preparare le uova così presto.

Presi un paio di croissant vuoti, la marmellata e del burro. Cercai disperatamente la nutella rammentando quanto le piacesse ma non c'era, d'altra parte la Sylvester ci aveva tassativamente proibito di avvicinarci a quella roba. Ed io avevo proibito a Clara di comprarla per non esserne tentata. Poco male. Ormai anche Brittany era una Cheerios avrebbe dovuto abituarsi a mangiare meno schifezze se non voleva guai con la coach.
Riempii una ciotola con qualche biscotto, preparai due tazze di caffè fumante e due bicchieri di succo d'arancia.

Improvvisamente mi bloccai mentre sistemavo il tutto su un vassoio.

"Ma che cazzo sto facendo?" mi domandai stranita osservando quella roba.
"Sto… le sto portando la colazione a letto" constatai scioccata.
"Mi sono rincoglionita, non c'è altra spiegazione... estoy loca Dios mio" risi di me stessa scuotendo la testa.

Recuperai il vassoio, cominciando a salire lentamente le scale.
Se qualcuno me l'avesse detto qualche settimana fa lo avrei preso a calci. Non potevo credere di stare davvero vivendo tutta quella situazione e non potevo credere che occuparmi di qualcun altro mi potesse rendere così felice.
Incrociai Clara sulle scale, guardò il vassoio sorpresa, prima di rivolgermi un'occhiata interrogativa.
"Beh? Ho molto appetito stamattina" mi giustificai stringendomi nelle spalle prima di continuare a salire ignorando la sua reazione stranita.

***

Quando sentii la porta riaprirsi piano sorrisi col viso ancora affondato nel cuscino.

Sentivo i suoi passi leggeri ed incerti, non mi mossi fingendo di dormire.
Si avvicinò al letto, poggiando qualcosa sul comodino, probabilmente la colazione. Non potevo saperlo per via degli occhi che tenevo ancora chiusi.

"La colazione, principessa" bisbigliò avvicinando il viso al mio prima di lasciarmi un bacio sulla guancia. Non accennai a muovermi.
"Guarda che lo so che non stai dormendo" cantilenò, sedendosi accanto a me sul materasso.

Non riuscii a trattenere una risatina spontanea e mi costrinsi ad aprire gli occhi.
La ritrovai seduta sul bordo a scrutarmi, con i capelli scompigliati ed il viso rilassato in un'espressione sorridente. Mi tirai a sedere al centro del materasso, appoggiai la schiena alla testiera del letto e mi sistemai il lenzuolo sul petto passandomi una mano tra i capelli. Lo sguardo cadde sul vassoio.

"Hmm… colazione zuccherosa" canticchiai.
"Non sapevo se la preferissi dolce o salata ma dovrai accontentarti perché non ho alcuna intenzione di mettermi a cucinare" gracchiò lei acida.
"Oh... ma che antipatica!" la rimbeccai facendole una linguaccia "Mangia un po' di zuccheri così ti addolcisci" la presi in giro.
"Nah… non mangio mai la mattina. Tutto ciò di cui ho bisogno è questo intruglio miracoloso" disse sollevando la tazza di caffè fumante e portandola alle labbra.
"Non fai colazione?" domandai incredula.
Lei si limitò a rispondere con un cenno negativo del capo.
"Sbagli sai... è il pasto più importante della giornata!" spiegai. Poi osservai il vassoio tentando di decidere cosa assaggiare per primo.

Lo sguardo cadde sulla marmellata alle ciliegie. Aprii il barattolo e vi affondai dentro il dito, leccandomi le labbra.
"Mmmm marmellata" mormorai "Sai che fa bene al cuore?" le domandai prima di far scorrere la lingua lungo il mio dito senza smettere di guardarla maliziosa. Lei mi osservò con la bocca un po' aperta, trattenendo il respiro, succhiai ancora un po' la mia falange ripulendo ogni residuo di quella gustosa crema. E mi leccai le labbra soddisfatta.

Lei rimise la tazza sul vassoio e prese a gattonare sensuale verso di me.

"Sai cos'altro fa bene al cuore" soffiò sulle mie labbra prima di leccarle, sorrisi d'istinto lasciando che la sua lingua si insinuasse nella mia bocca ancora una volta. Scivolai verso il basso, trascinandola con me, finché la mia testa non fu nuovamente sul cuscino ed il suo corpo non si posizionò sul mio da sopra al lenzuolo che ancora mi copriva fino al bacino.

Il suono del mio cellulare ci interruppe proprio mentre la situazione si stava decisamente riscaldando.

"Ignoralo" mormorò tra un bacio e l'altro ed io avevo tutta l'intenzione di obbedire.
Il telefono squillò ancora una, due, tre volte.
Cercammo disperatamente di evitare che quel suono fastidioso ci distraesse ma, alla quarta chiamata, lei si spostò sbuffando infastidita.

"Ma porca di quella pu..."
"Santana!" la rimproverai.
Lei mi guardò stranita.
"Non mi piacciono le parolacce" la rimbeccai severa alzandomi dal letto.
"Questo è un tuo problema, cara" mi fece il verso ed le rivolsi una linguaccia divertita, prima di cercare il cellulare nella borsa.

Lei, dal canto suo, sospirò sistemandosi a sedere sul letto con le spalle appoggiate alla testiera e le gambe incrociate, aprì il cassetto del comodino, tirò fuori una sigaretta e l'accese.
"E non mi piace neanche che fumi" dissi contrariata recuperando il telefono che nel frattempo aveva smesso di suonare.
"Anche questo non è un problema mio" mi rispose acida.
Feci per risponderle a tono ma un ulteriore squillo del telefono mi distrasse dal mio intento.

Il nome di Rachel lampeggiò sul display.
"E' Rach" dissi tra me.
"Ignora l'hobbit e torna qui" disse sprezzante.
Le rivolsi un'occhiataccia prima di rispondere.

"Hey Rach... che succede?" domandai tranquilla.
"Britt" il suo tono spaventato mi mise un po' d'ansia "Britt mi dispiace... davvero… io... ho cercato di inventarmi una scusa plausibile ma… ero... insomma… ho provato! Mi hanno fatto il terzo grado e sai che divento nervosa in questi casi io..." cominciò a blaterare a macchinetta.
"Rachel... Rach calmati! Respira! Non capisco assolutamente nulla di quello che stai dicendo" dissi mentre assumevo un'espressione tutt'altro che tranquilla alla quale Santana reagì scrutandomi seria.

"Mezz'ora fa tua madre è venuta qui" disse tutto d'un fiato.
"Cosa?" quasi urlai spalancando gli occhi. La latina scattò in piedi a quella reazione.
"Ha bussato e mio padre le ha aperto! Ha detto che era venuta a prenderti dato che pioveva, non voleva che tornassi sotto la pioggia né che disturbassi uno dei miei papà per farti riaccompagnare a casa" spiegò con voce tremante "Ovviamente quando ha chiesto di te mio padre le ha detto che non eri venuta a dormire da noi… sono scesa appena ho sentito le loro voci. Ma sono arrivata troppo tardi! Mi hanno fatto una specie di interrogatorio ed io non sapevo proprio che dire Britt... io… gli ho detto che sapevo solo che stavi bene ma che non avevo idea di dove fossi" concluse.

"Cazzo" mormorai.
Il mio sguardo cercò quello di San che, dal canto suo, mi osservava sempre più preoccupata. La vidi mimare un 'che succede?' silenzioso. Lo ignorai perché Rachel riprese a parlare.

"Avrei dovuto trovare una scusa, Britt, mi dispiace. Mi hanno colta di sorpresa, io..." piagnucolò
"Tranquilla Rach non è colpa tua... anzi grazie. Mi dispiace averti messa in questo casino" mi affrettai a dire.
"Ora che le dirai?" domandò.
"Non ne ho idea, mi inventerò qualcosa. Ti richiamo io. Grazie e scusa ancora" così dicendo chiusi la chiamata.
Controllai le chiamate perse, le ultime due erano della mia amica ma le prime due di mia madre.

"Si può sapere che succede?" mi domandò la latina preoccupata.
"Puoi riaccompagnarmi a casa?" chiesi.
"Certo" annui lei senza capire.
"Bene... ti spiego per strada" mi affrettai a dire. Lei annuì aprendo la finestra, gettò fuori la sigaretta ed iniziò a vestirsi.

Ingoiai a vuoto, incapace di affrontarla verbalmente inviai un messaggio a mia madre.
-Sto bene, sarò a casa tra cinque minuti- scrissi semplicemente prima di affrettarmi a recuperare i miei vestiti sparsi per la stanza.

Bene Brittany ora si che sei nei casini.