"Dannatissimo semaforo!" la sentii ringhiare a denti stretti.
Voltai il viso per osservarla. Se ne stava raggomitolata sul sedile del passeggero, con le braccia incrociate sul petto, lo sguardo spaurito fisso sul rosso del semaforo che ci aveva sbarrato la strada. Dopo avermi spiegato velocemente l'accaduto si era chiusa in un silenzio fatto di sbuffi e sospiri impazienti e non aveva smesso un attimo di torturarsi il labbro inferiore con i denti.
"Britt cerca di calmarti adesso" le consigliai accelerando non appena scattò il verde.
"Ma come... come diavolo dovrei fare a calmarmi? Che cosa le dico adesso?" piagnucolò nascondendosi il viso tra le mani.
D'istinto allungai una mano poggiandola sul suo ginocchio.
"Hey, andrà tutto bene vedrai" tentai di rassicurarla ma la mia voce risultava forse più incerta della sua. Mi sentivo terribilmente in colpa, l'avevo praticamente costretta a dormire da me ed adesso lei avrebbe pagato con i suoi le conseguenze di quel mio gesto fin troppo avventato.
Dios Santana, ma quanto sei stupida certe volte.
"Mi dispiace" sussurrai serrando più forte le dita in torno al suo ginocchio.
A quelle parole lei sembrò riscuotersi dalla trance in cui era piombata, si voltò di scatto verso di me che tenevo ancora gli occhi fissi sulla strada.
"Ti dispiace?" chiese seria.
"Si, è colpa mia in fondo, voglio dire... ti ho praticamente sequestrata è stata una cosa stupida. Ti ho messa nei guai" spiegai, ci pensai su un attimo "Però anche tu perché diavolo non hai detto a tua madre che stavi da me? Insomma ci siamo conosciute ed ora che sei nelle cheerleader potrebbe tranquillamente pensare che siamo amiche! Perché diavolo hai dovuto dirle che stavi dalla nana?" al pensiero di Rachel sbuffai nervosa "E poi quella stupida hobbt, imbranata di una puffa, poteva inventarsela una scusa sul momento"
"San per favore, così non mi aiuti" sbottò lei interrompendo il mio delirio verbale.
"Sì, hai ragione, scusa" mi zittii prontamente concentrandomi solo sulla strada.
Quando arrivammo più o meno nei pressi di casa Pierce fermai l'auto.
Mi voltai verso di lei che fissava la facciata di casa sua con un'espressione incerta.
"Coraggio Britt, dì semplicemente la verità: che sei stata da me" proposi.
"Sì, ma questo non spiegherebbe comunque la bugia su Rachel" rispose lei prontamente.
Beh per quello non potevo farci nulla, avrebbe dovuto pensarci prima.
"Andrà tutto bene. In ogni caso chiamami per farmi sapere, d'accordo?"
Lei annui ed aprì la portiera. Mi rivolse uno sguardo interrogativo.
"Che c'è?" domandai
"Niente è che stavo pensando che... non ho il tuo numero" disse calma.
Cavolo era vero, dopo tutto quello che c'era stato era una cosa assurda che non ci fossimo ancora scambiate i numeri di telefono.
Presi al volo un foglietto ed una penna dal cruscotto.
Scribacchiai il mio numero e le allungai il pezzo di carta, lo strinse tra le mani osservandolo per pochi secondi prima di infilarlo in tasca.
Sospirò.
"Augurami buona fortuna" soffiò tremante.
"Coraggio" le feci il verso.
Si allungò per darmi un bacio, mi guardai intorno in un gesto automatico, notai in fondo alla strada qualche bambino che passeggiava allegramente con la propria mamma ed una signora, nel giardino davanti al quale eravamo parcheggiate, che annaffiava le piante.
Allungai il viso porgendole la guancia. La sentii irrigidirsi a quel gesto, senza lasciarmi alcun bacio uscì velocemente chiudendosi la portiera alle spalle. Mi lasciò lì un po' perplessa.
Decisi comunque di lasciar stare e rimisi in moto l'auto dirigendomi verso casa mia, non prima di aver inviato a Quinn un messaggio in cui le chiedevo di raggiungermi li.
***
Quando entrai in casa sentii l'ansia attraversare ogni fibra del mio corpo, cercai mia madre e la trovai seduta in salotto sul divano con lo sguardo puntato sul pavimento ed un'espressione serissima sul volto.
Mio padre era in piedi di spalle, fissava il camino, nella stanza il silenzio era quasi palpabile.
Non appena si accorsero della mia presenza, mia madre scattò in piedi ed, in un attimo, fu davanti a me. Senza che potessi rendermi conto di cosa stesse succedendo uno schiaffo mi colpì in pieno viso facendomi gemere di dolore.
"Hai la minima idea di quanto ci siamo preoccupati? Dove accidenti sei stata stanotte? E come ti sei azzardata a mentirci?" mia madre urlò con tutta la voce che aveva in corpo ed io mi ritrovai a mordermi forte un labbro per soffocare i singhiozzi che stavano per salire dalla gol. Calde lacrime cominciavano a scivolarmi sulle guance, un po' per il dolore di quello schiaffo che ancora pulsava sul mio viso ed un po' per il tono severo che mia madre stava usando.
"Rispondi!" urlò nuovamente.
Nessuna risposta arrivò. Non sapevo cosa dire e il respiro mi si era incastrato in gola.
"Eri con quel ragazzo vero? Con Rory?" sbottò allora mio padre intervenendo "Piccolo teppistello irlandese! Non mi è mai piaciuto, faceva tanto l'educato ed invece".
Il suono del campanello interruppe il delirio di mio padre che si ricompose respirando profondamente dirigendosi verso la porta, la aprì ed io sospirai incredula.
Ok, era ufficiale, il destino ce l'aveva con me. Non c'era altra spiegazione. Qualcuno lassù mi odiava sul serio.
"Buongiorno signor Pierce sono venuto a trovare Brittany" Rory sorrise educato a mio padre che, per tutta risposta, lo strattonò trascinandolo in casa.
"Non ti è bastata la nottata eh? Piccolo impertinente, vieni a prendermi anche in giro fino in casa mia!" urlò lui.
"Robert per favore calmati" intervenne mia madre.
"Si papà, basta" urlai tra le lacrime.
"Signor Pierce io non so davvero di cosa stia parlando" tentò di giustificarsi il ragazzo.
"Non lo sai?" domandò ironico mio padre "Dove hai portato mia figlia stanotte?" domandò minaccioso.
"Stanotte?" ripeté il ragazzo senza capire "Io l'ho riaccompagnata qui alle undici signore, anche prima del solito. Britt mi aveva detto di sentirsi poco bene" spiegò lui scioccato poi, tutti e tre i loro sguardi si spostarono in contemporanea su di me, che avevo preso a torturarmi le mani dal nervosismo.
Cazzo, e adesso?
"Brittany è la verità? Non eri con Rory?" domandò mia madre
Non dissi nulla mi limitai a scuotere la testa in segno di negazione.
"Britt" sospirò il mio ragazzo incredulo.
"Dove sei stata allora?" domandò mio padre severo.
"Io… io ero..." oh al diavolo, mentire non sarebbe servito a nulla, ero in trappola ormai "Ero da Santana" dissi tutto d'un fiato.
"Da Santana?" sbottò Rory "Santana Lopez?" domandò indignato.
"Chi accidenti è Santana Lopez?" domandò mio padre stranito.
"E' la ragazza che l'aiuta con lo spagnolo, è anche lei una cheerleader" spiegò mia madre velocemente "Britt, perché dovremmo crederti? Insomma se stavi da Santana potevi anche dircelo, come faccio a sapere che non è un'altra bugia?" chiese.
"'E'… è la verità… io..."
Ed ora che cavolo mi invento,beh decisamente non posso dire tutta la verità.
"Non vi ho detto che stavo da lei perché è stata una cosa improvvisa. Mi ha chiamato mentre stavo rientrando e mi ha chiesto di dormire da lei. Aveva bisogno di un'amica..." inventai.
"Ed ha chiesto a te? Strano davvero" gracchiò acido Rory.
"Rory se non ti dispiace vorremmo risolvere questa faccenda con nostra figlia. Io credo sia meglio che tu vada a casa, risolverete fra voi due un altro giorno" disse educatamente mia madre rivolta al ragazzo.
"Certo" rispose lui serissimo, senza neanche guardarmi salutò educatamente i miei genitori, uscendo di casa.
Grandioso, come se non avessi avuto già abbastanza problemi con lui.
"Brittany" la voce un po' più calma di mio padre mi riportò alla realtà "Se eri davvero da questa amica come dici, perché non ce l'hai detto e basta?" chiese.
Bella domanda, avrei voluto saperlo anche io cosa diamine mi era passato per la testa la sera prima.
"Io… beh non ve l'ho detto perché so che non conoscete bene Santana e so anche che, quando dormo fuori, volete sapere da chi sto e, preferibilmente, conoscerne i genitori per stare tranquilli. Ho solo pensato che se vi avessi detto di Santana non mi avreste lasciata dormire da lei. E lei aveva davvero bisogno di un'amica con cui parlare. E... mi dispiace sono stata una stupida. Ma vi giuro che stavolta sto dicendo la verità" dissi in lacrime.
Beh in effetti era vero. Più o meno. In ogni caso ero davvero stata da San quindi una mezza verità l'avevo detta, in fondo.
"Dammi il numero" disse secca mia madre afferrando il telefono.
"Cosa?" domandai senza capire.
"Il numero, voglio il numero di casa di Santana" spiegò scandendo bene le parole.
"Mamma io..." tentai di persuaderla.
"Dammi quel numero Brittany, adesso" mi ordinò.
Recuperai dalla tasca il numero che San mi aveva dato, ringraziandola mentalmente per averlo fatto, benché fossi un po' arrabbiata con lei per aver rifiutato il mio bacio. Ma adesso dovevo pensare a salvarmi la pelle ci sarebbe stato tempo per quello. Passai il foglietto a mia madre che compose il numero velocemente, la osservai in attesa col fiato sospeso e pregai silenziosamente che Santana capisse e che mi reggesse il gioco.
***
"Telefonooo!" urlò Quinn dalla cucina. Mi precipitai nella stanza e la trovai intenta a preparare il caffè. Il mio telefonino vibrava sul ripiano della cucina accanto a lei.
Lo afferrai al volo e risposi.
"Pronto" dissi incerta.
"Santana?" una voce adulta e femminile mi stupì, credevo che quella chiamata fosse di Britt ma evidentemente mi sbagliavo.
"Sì, sono io" risposi rapidamente mentre Quinn mi guardava interrogativa.
"Sono Emily Pierce, la madre di Brittany" disse educatamente la donna.
Mi gelai.
"S-salve signora Pierce" balbettai a quelle parole Quinn lasciò perdere il caffè concentrandosi su di me.
"Posso parlare con tua madre Santana o tuo padre se è in casa?" mi chiese educatamente. Sbarrai gli occhi, cosa che fece allarmare la mia amica.
Che diavolo aveva detto a sua madre e perché ora quella donna voleva parlare con i miei?
"Ehm, mia madre?" dissi incerta guardando Quinn che subito si affrettò a scuotere il capo negativamente.
"Certo, mia madre sicuro, io... la chiamo subito" mi affrettai a dire tappando poi il microfono del ricevitore con il palmo della mano.
"E ora che cazzo faccio?" bisbigliai terrorizzata alla mia amica.
"E che cazzo ne so io?" mi fece eco con lo stesso tono.
"Parlaci tu" bisbigliai passandole il telefono.
"Col cavolo, mi sgamerà subito" rispose passandomelo nuovamente.
"Ma porca di quella dannatissima maledetta…"
"Ideaaa" trillò Quinn a voce un po' troppo alta.
"Shh" la ammonii tirandole uno scappellotto dietro la nuca e indicando il telefono.
La mia amica si affrettò a portarsi le mani alla bocca con un'espressione dispiaciuta, poi si riscosse e mimò con le labbra "Clara".
Mi illuminai.
"Sei un genio!" sussurrai allargando la bocca in un sorriso compiaciuto.
Allungai il cinque e lei non tardò a batterlo con la sua mano, con uno schiocco sonoro che ci fece sobbalzare entrambe.
Poi, senza aggiungere altro, cominciammo a cercare la mia governante. La trovai in camera di mia madre, intenta a spolverare un comodino.
Feci segno a Quinn di precedermi mentre riportavo il telefono all'orecchio sperando che la mamma di Britt non si fosse stufata di aspettare.
"Eccola, l'ho trovata! Ci ho messo un po', la casa è grande... ecco... gliela passo" dissi tutto d'un fiato.
Nel frattempo Quinn aveva spiegato a Clara che doveva fingersi mia madre e dire di si a qualunque cosa quella donna gli chiedesse.
La mia governante ci guardò scioccata ma non fece in tempo a replicare, misi il viva voce e avvicinai il telefono alla sua bocca.
"Mamma" cominciai cercando di essere naturale "E' la madre di Brittany al telefono, vuole parlare con te" scandii bene. La mia voce risultava serena, ma lo sguardo che lanciai a Clara fu glaciale.
"P-Pronto?" fece lei incerta.
"Oh salve, la signora Lopez immagino" disse la voce nel telefono.
"No è la regina Elisabetta! Ma che razza di domande" sbottai io in un sussurro acido che proprio non ero riuscita a trattenere. Quinn faticò a trattenere una risata.
"Si..si mi dica" balbettò Clara guardandomi torva.
"Salve, perdoni il disturbo, volevo solo domandarle se mia figlia ha dormito lì da voi questa notte" chiese la donna.
Clara alzò lo sguardo verso me e Quinn che in contemporanea muovevamo il capo in cenno di assenso mimando un sì con le labbra.
"Ehm... sì certo! Brittany, lei... è stata qui, certo... una ragazza davvero... adorabile" balbettò lei osservandoci.
"Quindi lei l'ha vista stamattina? Può davvero assicurarmi che ha dormito lì? Mi scusi se le sembro oppressiva ma sa i figli: non si sa mai quando dicono la verità. Voglio davvero accertarmi che posso stare tranquilla su dove è stata la mia bambina per tutta la notte, lei mi comprende..." rimbeccò la signora Pierce.
Clara mi lanciò uno sguardo di rimprovero.
"Certo" disse a denti stretti "I ragazzi sono davvero imprevedibili, ha ragione, non si sa mai cosa gli passa per la testa" disse seria. La guardai supplichevole.
"Ad ogni modo posso assicurarle che la ragazza è stata qui" concluse ed io mimai un "grazie" silenzioso.
"L'ho vista ieri, quando le ragazze stavano andando a letto e stamattina a colazione" aggiunse.
La donna dall'altra parte del ricevitore sembrò emettere un lungo respiro di sollievo.
"Meno male, ora sono più tranquilla, la ringrazio infinitamente signora Lopez! E la prego mi perdoni per il disturbo, deve pensare che io sia una di quelle mamme super apprensive che non si fidano dei figli" disse la donna con voce un po' più rilassata.
"Oh ma si figuri signora, la capisco perfettamente, non si preoccupi" rispose educatamente Clara.
"Beh ora che le nostre figlie sembrano diventate così amiche, sono certa che ci risentiremo, anzi dirò a Brittany di invitare Santana a cena. Mi piace conoscere bene gli amici di mia figlia, lei mi capisce, anche se quando l'ho conosciuta mi è sembrata subito un tesoro di ragazza" disse cortesemente.
Quinn tentò di soffocare un'altra risata a quelle parole ed io non tardai a tirarle una gomitata nel fianco guardandola indignata.
"Oh certo, davvero un angioletto" gracchiò la donna a denti stretti guardandomi torva.
"Beh buona giornata e grazie ancora".
"Si figuri e buona giornata a lei" rispose Clara prima di riattaccare.
***
Mia madre rimise il telefono al suo posto, il sorriso educato che aveva mantenuto sul viso per tutta la durata della conversazione si spense prontamente.
Guardò mio padre che aspettava impaziente.
"La madre della ragazza mi ha confermato che è stata lì" disse semplicemente. Mio padre si rilassò subito ed io emisi un sospiro di sollievo che si sarebbe potuto sentire fino in Canada. Non sapevo come Santana avesse fatto ma, con quel gesto, si era certamente guadagnata una carovana di coccole. Certo... sempre che le volesse visto che non mi era sembrata molto incline poco prima .
Mia madre si rivolse nuovamente a me, il suo sguardo di ghiaccio mi riportò alla realtà.
"Devo ammettere che la tua storiella non mi convince troppo in ogni caso" disse seria "Tuttavia ho parlato con la madre di Santana. Non credo che quella donna possa avermi raccontato storie ma ciò non toglie che tu, signorinella, hai comunque mentito. Non mi importa il motivo per cui l'hai fatto, le bugie non sono tollerate in questa casa! Senza contare poi la figuraccia che mi hai fatto fare con i genitori di Rachel" mi rimproverò.
"Mi dispiace" mormorai abbassando la testa.
"Sei in punizione, Brittany, a partire da oggi e fino al prossimo fine settimana, tornerai di filata a casa dopo scuola e non uscirai per nessun motivo" sentenziò mio padre.
"Ma..." tentai di protestare.
"Niente ma, tuo padre ha ragione ed ora va in camera tua. Chiama Rachel e scusati con lei per la situazione tremenda in cui hai messo quella povera ragazza e farai bene a dare spiegazioni anche a Rory" si fermò a riflettere un attimo "Povero ragazzo l'abbiamo trattato malissimo, dovremmo invitarlo qui e scusarci con lui" disse poi rivolta a mio padre che annuì.
Sospirai, mi ero quasi dimenticata di Rory. Che accidenti gli avrei potuto dire? Presi a salire le scale assorta nei miei pensieri.
"Oh Brittany" mia madre mi chiamò facendomi girare di scatto mentre ero a metà della rampa di scale.
"Ho detto alla madre di Santana che mi avrebbe fatto piacere avere a cena sua figlia visto che, a quanto pare, siete diventate cosi amiche. Mi sembra il caso che io la conosca un po' meglio" disse "Invitala per domani sera" concluse.
Mi ritrovai ad annuire e ripresi a salire le scale.
Quando aprii la porta della mia stanza non feci in tempo a richiuderla che mi ero già fiondata a pancia in giù sul letto.
Era possibile che avessi dei genitori cosi apprensivi e rompipalle? Ok, avevo sbagliato a mentirgli ma era davvero troppo adesso.
Invitare Santana a cena, cavolo no!
La latina avrebbe rifiutato all'istante e probabilmente mi avrebbe additata come una pazza figlia di due pazzi. Avrebbe pensato di me che volevo subito presentarla alla famiglia come mia fidanzata ufficiale e mi avrebbe mollata prima ancora che la nostra 'storia' decollasse.
Grandioso, davvero grandioso.
Il mio cellulare squillò un paio di volte annunciando due messaggi.
Lo recuperai dalla borsa con la lentezza di un bradipo ed aprii la cartella dei messaggi lasciandomi nuovamente cadere sul letto. Il primo era di Rachel che mi chiedeva com'era andata, il secondo di Rory:
-Mi aspetto un bel po' di spiegazioni da te, sono molto confuso ora come ora.-
Fantastico, sempre meglio.
Sbuffai lasciando scivolare il telefono sul materasso.
Era davvero un bel casino, chiusi gli occhi ed in un attimo tutti i ricordi della sera prima mi travolsero come un tornado.
Mi ritrovai a ripensare alle labbra di Santana, al sapore sublime della sua pelle d'ambra, ai suoi sospiri rochi, al suono cosi sensuale della sua voce, alle sue mani su di me. Dentro di me.
Al suo odore che ancora mi sentivo sulle mani, sulla pelle, nella testa.
Un brivido mi pizzicò la schiena ripensando poi a quella stessa mattina, il risveglio tra le sue braccia, la sua risata.
"Dio…" sospirai riaprendo gli occhi.
Mi ero ritrovata in un bel casino, ma cavolo se ne era valsa la pena.
Poi però il comportamento che aveva tenuto nei miei confronti poco prima in macchina mi tornò alla mente e non riuscii a trattenermi dallo sbuffare infastidita.
***
"Questa è la prima e l'ultima volta che mi coinvolge in una situazione del genere! Non posso davvero credere di essere stata sua complice in questa storia, lei dovrebbe vergognarsi, alla sua età dovrebbe essere abbastanza matura da capire che..."
"Clara calmati" dissi interrompendo il delirio della donna che aveva preso ad inveire contro di me "non ti ho costretta a coprire Brittany facendoti dire una bugia a sua madre, lei ha davvero dormito qui" spiegai.
La donna mi guardò interdetta.
"Solo che tu non lo sapevi" conclusi alzando le spalle "Ed in ogni caso, tranquilla, questo è il primo e l'ultimo favore che ti chiedo. Grazie tante" ringhiai acida. Per una volta che le avevo chiesto qualcosa.
Mi voltai lasciandola di sasso.
Sentii Quinn borbottare qualcosa a Clara con voce rassegnata, prima di sbrigarsi a seguirmi in camera mia.
"Sempre la solita esagerata" sbottai appena entrai nella stanza.
"Sei incredibile... ti ha salvato il culo e tu la tratti così!" mi rimproverò la mia amica.
Mi strinsi nelle spalle correndo a stendermi sul letto ancora sfatto, mentre la mia amica prese posto sulla sedia dietro la scrivania.
Mi lasciai andare ad occhi chiusi fra le lenzuola che ancora profumavano di lei. Dio quando avrei voluto che fosse ancora li con me.
"Ad ogni modo, l'importante è che Britt l'abbia scampata. O almeno dovrebbe" osservò la bionda, cominciando a giocherellare con il cubo di rubik che usavo come fermacarte.
In risposta emisi solo un mormorio roco, affondando la testa nel cuscino, mi persi in quella fragranza così dolce che ormai era diventata più necessaria dell'aria per i miei polmoni.
Mi ritrovai ad accarezzare le lenzuola mentre il ricordo della sensazione della pelle calda e morbida di Brittany sotto le mani, mi travolse.
Sorrisi senza accorgermene.
La mia amica si schiarì la voce un po' troppo vistosamente, richiamando la mia attenzione, mi costrinsi ad aprire un occhi per guardarla. La trovai fin troppo sorridente, con le gambe incrociate sulla scrivania che mi osservava in attesa.
"Che vuoi?" domandai fingendo di non aver capito.
"Che domande… i dettagli naturalmente" rispose lei sorridendo ancora di più.
"Ma che razza di impicciona!" sbottai tirandole un cuscino che prontamente schivò.
"Oh andiamo Snixx non farti pregare" supplicò.
Sbuffai tirandomi su a sedere sul letto e mi ritrovai a fissarmi le mani.
Come avrei fatto a trovare le parole per spiegarle l'infinità di emozioni che avevo provato? Io stessa non avevo metabolizzato bene l'accaduto, tutto era ancora avvolto da un alone speciale, un velo leggero fatto d'emozione e magia. Qualcosa a metà tra il sogno e la fantasia.
Presi un respiro profondo e cominciai a parlare. Più raccontavo e più mi sembrava di star narrando una specie di favola.
Fui interrotta a metà racconto dallo squillare del mio telefonino.
***
Il telefono squillò un paio di volte poi la sua voce mi sorprese.
"Pronto?" trillò sicura.
"Ciao" mi limitai a dire cercando di nascondere l'emozione che avevo provato appena sentita la sua voce.
"Hey, come va?" mi domandò subito.
"Bene, anzi volevo dirti grazie, non so come tu abbia fatto ma mi hai salvato la pelle" dissi in tono piatto "Anche se sono comunque in punizione per una settimana. E... beh è successo un casino con Rory" accennai.
"Che genere di casino?" mi domando seccata.
"Lascia stare, piuttosto… io..." mi tremò un po' la voce "...mia madre vorrebbe averti qui a cena, domani. Lei è un po' apprensiva, le piace conoscere la gente che frequento" mi bloccai trattenendo il respiro per un secondo "Sì, beh sai gli amici... cose così ecco..." mi ripresi.
Per qualche secondo non sentii nemmeno il suo respiro.
"Santana" chiamai incerta.
"Sì... sono qui... io… va bene, ok, ci vengo" balbettò.
"Guarda che non devi sentirti obbligata, insomma so che è seccante e... ecco... lei è fatta così, ma posso inventarmi una scusa e vedrai che…"
"Britt, calmati, ho detto che ci vengo" ribadì lei seria.
Mi zittii.
"Grazie" sussurrai dopo un po' "Alle otto andrà benissimo".
"Bene".
"Bene" le feci eco io.
"Non hai nient'altro da dirmi?" domandò.
"A che ti riferisci?" chiesi sospettando già su cosa volesse andare a parare. Per tutta la durata della telefonata avevo mantenuto un tono distaccato e non era un caso. Benché lì per lì avessi avuto cose più importanti a cui pensare non mi era comunque piaciuto il suo atteggiamento nel salutarci. Insomma, se non voleva correre troppo avrebbe dovuto pensarci prima di venire a letto con me, anzi prima di sequestrarmi e, tra parentesi, mettermi nei guai con i miei.
Proprio in quel momento poi, quando avevo maggior bisogno di sostegno.
"Britt andiamo, lo sento che sei strana" mi rimbeccò lei.
"Non so di che parli, ora scusa ma devo chiamare Rachel. Ci sentiamo" biascicai mantenendo un tono freddo.
"Uffa... senti se ti sei già pentita puoi dirlo e basta. Questi giochetti sono davvero inutili" sbuffò lei.
"Disse la donna che è venuta a letto con me ieri notte per poi scaricarmi stamattina con un misero bacetto sulla guancia come fossi una qualunque storiella da una botta e via! Ma immagino che per te sia un'abitudine, Santana" sbottai sarcastica.
La sentii ingoiare a vuoto dall'altra parte del telefono.
Mi pentii di quella cavolata subito dopo averla detta, forse ero stata un po' troppo dura, non avrei dovuto chiamarla cosi presto dovevo prima sbollentare la rabbia ed il nervosismo che avevo per via dei miei genitori e del pensiero di Rory.
Ma ormai quello che avevo detto non potevo più rimangiarlo.
"Santana... io mi disp..." cercai di parlare ma lei mi interruppe.
"Stammi bene Brittany" disse in tono freddo prima di riattaccare.
Provai a richiamarla ma il telefono era staccato.
"Maledizione!" dissi nervosa dando un calcio ad uno dei cuscini ai piedi del mio letto.
Stupida, stupida, stupida Brittany.
