"Schifottolo sparisci"ringhiai accorgendomi del cucciolo seduto scompostamente ai piedi del divano, intento a fissare la ciotola dei pop corn che stringevo tra le braccia.
"San!"mi rimproverò Brittany indignata, per poi rivolgersi al cane "..vieni qui "lo chiamò con dolcezza porgendogli un pop corn, il cucciolo si avvicinò scodinzolante alla sua mano per annusare quest'ultimo.
"Tanto non lo mangerà, finirà solo per leccarti la mano e basta. E' schizzinoso il signorino"dissi sprezzante.
"No, ma cosa dice questa cattivona della tua padrona eh?"disse con la vocina buffa rivolta alla bestiolina "..Dio San è adorabile"disse per la milletrecentesima volta da una settimana a quella parte.
"Sentito schifottolo? A qualcuno piaci"borbottai.
"Smettila di chiamarlo cosi!"mi ammonì lei severamente.
"E' il suo nome."protestai tranquilla.
"No che non lo è..il suo nome è ."ribadì
"Non mi risulta di avergli mai dato un nome simile."dissi sicura, continuando a guardare la tv sgranocchiando pigramente i pop corn.
"L'ho chiamato io cosi e lo sai"rispose, prendendolo in braccio per posizionarlo sul suo grembo.
"E te l'ho già detto che non mi piace?"domandai.
"Almeno un milione di volte, ma non mi pare che tu abbia avuto proposte migliori"
"I nomi che ho proposto erano tutti molto originali"constatai.
"Palla di pelo, puzzolo e sbavoso ti sembrano nomi adatti ad un cane?"domandò alzando un sopracciglio.
"Forse no, ma quello che ho scelto alla fine è perfetto e a lui piace,vero schifottolo?"dissi prendendogli il musetto e stringendolo piano,mi presi qualche secondo per osservare da vicino il cane.
"Ha un naso notevole, forse dovremmo chiamarlo Berry"constatai seria.
"San!"mi rimproverò nuovamente.
Sbuffai lasciando andare il muso del cane per tornare a concentrarmi sulla tv.
"E' il nome che porterà per un'intera vita, deve essere perfetto"spiegò accarezzandolo.
"Beh, fa bisognini ovunque e ama rotolarcisi dentro, sguazza nel fango ogni volta che può, sbava dappertutto, comprese nelle mie costosissime scarpe, e odia il bagnetto..ah mangia come un maiale, direi che schifottolo è più che adatto" risposi convinta.
Brittany scosse la testa rassegnata un paio di volte ma avrei giurato di aver visto un piccolo sorriso su quel faccino contrariato.
"Non darle retta "disse dolcemente stringendo a se il piccolo.
"E poi, scusami tanto, ma il cane è mio ergo io decido il nome" le feci notare.
"Il cane è nostro San!E dato che non avevi un nome migliore l'ho scelto io" rispose lei a tono.
"Ah è cosi? Quindi quando c'è da pulire i suoi schifosi bisognini in giro per casa o quando decide di sgranocchiarsi le mie scarpe il cane è mio, quando invece c'è solo da fargli le coccole o dargli un nome è nostro. Non mi sembra un ragionamento corretto da parte tua sai?!" dissi indignata.
Lei ridacchiò avvicinandosi al mio viso.
"Bacio" mi pregò.
"Non te la caverai cosi facilmente" l'avvisai.
"Certo che si, tu te la cavi sempre cosi" constatò lei "Bacio" mi pregò ancora con la vocina da bimba.
"Scordatelo" dissi secca tornando a concentrarmi sulla tv.
Brittany emise un piccolo lamento prima di prendere a lasciarmi soffici baci sulla guancia.
"Amore? Sannie, piccola mia" mi chiamava tra un bacio e l'altro.
"Sei una ruffiana ed io non cederò a questi sporchi trucchetti"dissi, cercando di mantenere un'espressione impassibile, ma un sospiro mi tradì al sentire le sue labbra morbide sul collo.
"Hmmm punto debole individuato" disse lei divertita, poggiò a terra il cane salendo a cavalcioni su di me.
"Questo è giocare sporco"mormorai preda delle sue mani che senza permesso si insinuavano tra i miei capelli.
Lei non rispose, si limitò ad attirarmi a se per un bacio tutt'altro che casto.
Le mie mani scivolarono quasi senza controllo lungo le sue gambe fasciate dalla tuta, per andare a posarsi sul suo fondoschiena.
La attirai di più a me, come se fosse stato possibile essere più vicine di quanto già non fossimo.
"San"mi chiamo lei in un sospiro, mentre già ero intenta ad assaporare il suo collo profumato.
Le mie mani cominciarono una pericolosa salita lungo la sua schiena, al di sotto della stoffa leggera della maglietta che indossava.
"San" mi chiamò ancora tra un sospiro e l'altro "Aspetta".
"Qualunque cosa sia può aspettare Britt" dissi secca, prima di chiudere le distanze tra i nostri visi con un bacio famelico e di imprigionare i suoi seni nelle mie mani.
Lei ansimò di piacere al mio orecchio e io emisi un mormorio di approvazione nel constatare che non indossava il reggiseno.
"San, non possiamo"trovò la forza di dire in un sussurro.
"Certo che possiamo" risposi distrattamente, avventandomi ancora sul suo collo, mentre le mie mani accarezzavano poco discretamente tutto il suo busto.
"San!" mi chiamò la bionda con convinzione.
Non avevo altra scelta, mi arresi sbuffando.
"Cosa? Che c'è?" domandai stizzita.
"Non possiamo farlo di fronte a lui, è solo un cucciolo rimarrebbe traumatizzato"mi spiegò con preoccupazione.
Il mio sguardo cadde sul cucciolo che se ne stava seduto ad osservarci ai piedi del divano con la testa piegata di lato.
"Schifottolo vai a cuccia"ordinai, ricevendo in risposta solo un flebile mugolio.
"No, non mandarlo via, vuole le coccole"disse intenerita la bionda, saltò giù dalle mie ginocchia per recuperare il piccolo ed iniziare ad accarezzarlo dolcemente.
Roteai gli occhi al cielo, prima quel gatto obeso e adesso quello stupido cane.
"Anche io volevo le coccole" protestai.
"Abbiamo tutta la notte per quello, non essere egoista"mi rimproverò facendomi una buffa linguaccia. Non riuscii a non sorridere.
"Sannie" mi chiamò dopo poco.
"Hmm"risposi distratta dal film alla tv.
"Domani ho un allenamento di motocross, ti andrebbe di venire a vedermi?"
"Mai nella vita accadrà una cosa del genere" dissi seria.
***
"Ma come diavolo fai a trascinarmi sempre in queste situazioni" disse nervosa osservandomi mentre mi infilavo la tuta intera da motocross.
"Ehy io non ti ho trascinato in niente" protestai.
"Ah no?Devo rinfrescarti la memoria?"mi schiarii la voce "..di che verrai a vedermi San,dimmi che verrai" fece imitandomi.
"Beh potevi dire di no e basta, non ti ho mica puntato una pistola alla testa" dissi semplicemente.
"Eri inginocchiata tra le mie gambe..sporca imbrogliona" disse avvicinandosi e abbassando il tono della voce "..se mi avessi chiesto di definirmi un unicorno lo avrei fatto in quel momento e lo sai, mi hai incastrato" mi accusò puntandomi il dito.
Ridacchiai, incapace di resistere a quello sguardo magnetico seppur offeso.
"Volevo solo che condividessi con me anche questo e poi non mi hai mai visto correre, non sei curiosa?" domandai divertita.
"Assolutamente no, sono FU-RIOSA, sai che odio le moto e amo te. Non posso assistere ad un accostamento tra te e quella specie di trappola mortale" disse isterica indicando la mia moto "..morirò d'ansia" ammise preoccupata.
"Ohh che dolce" commentai intenerita.
"Levati quell'aria soddisfatta dalla faccia, lo dico per me non per te, non sopporto la vista del sangue "si difese subito.
"Tanto non ne vedrai, non devi preoccuparti tesoro, so quello che faccio, ci sono nata su questi affari" dissi sicura battendo un paio di volte la mano sulla sella.
Lei mi guardò terrorizzata mentre infilavo il casco.
"Ma non potremmo fare cose normali, tipiche delle coppie? Non so: prendere un gelato, fare sesso, portare il giro il cane, fare sesso, guardare la tv o magari fare sesso?" propose nervosamente, mantenendo la sua espressione cupa.
Risi dietro il mio casco integrale, mentre mi infilavo i guanti.
"Ti prometto che, finito il mio allenamento, andremo a prendere un gelato, poi faremo sesso, poi porteremo schifotto..volevo dire Mr Freaky al parco,poi faremo sesso e poi fingeremo di guardare la tv mentre in realtà facciamo sesso. Ma dopo, adesso ho un po' da fare" conclusi, prima di sfiorarle il naso con la punta del dito coperto dal guanto spesso.
Misi in moto e un rombo potentissimo risuonò nell'aria facendo tremare la mia latina, che intanto aveva assunto un'espressione di terrore.
"Sta attenta ti prego" disse in un lamento che percepii appena.
Ancora un colpo all'acceleratore e un rombo potente di rimando e la moto partì sollevando una nuvola di polvere, decisamente poco gradita dalla mia povera San.
***
Rimasi seduta per tutto il tempo sugli spalti improvvisati al lato della pista a mordicchiarmi nervosamente le unghie, ad ogni salto di Brittany su quei dossi artificiali fatti di terriccio, il mio cuore rimbombava pesantemente nel petto.
La corsa impazzita della mia ragazza e quei rombi infernali non facevano altro che aumentare la mia ansia.
"Ma quanto accidenti dura questo giro di prova"mi domandai nervosamente, cominciando a battere il piede a terra.
Britt prese una rincorsa velocissima, tanto che al momento del salto le ruote si sollevarono da terra, e nel salto, si tenne ancorata al manubrio con le mani lasciando vagare in aria i piedi.
Il cuore mi rimbalzò in gola, tornando al suo posto solo molto tempo dopo che lei fu atterrata sana e salva al suolo,con un tonfo tutt'altro che rassicurante.
"Vuole farmi venire un infarto, non c'è altra spiegazione" constatai isterica rivolta a me stessa.
"Giuro che appena scende da quel coso le faccio pentire di essere nata e di avermi trascinata…Britt" La ruota posteriore della moto scivolò in curva su un sasso troppo grande,con un tonfo cadde al suolo trascinando a terra Brittany che strusciò sul terriccio umido con tutto il lato sinistro del corpo.
Corsi disperata verso la pista, saltando a due a due i gradini dei piccoli spalti e precipitandomi nella direzione della mia ragazza che tentava a fatica di alzarsi.
"Bittany" quasi urlai istericamente con le lacrime agli occhi, aiutandola a sfilare il casco.
"Ti sei fatta male" tremai, le mie mani corsero ad incorniciare il suo viso fin troppo rilassato.
"Sto bene San" tentò di dire, ma le lacrime avevano già preso a scorrere copiose lungo le mie guance e il mio respiro tremava come tutto il resto del mio corpo.
"Sei sicura? Stai bene, vuoi andare in ospedale?" biascicai col cuore in gola e gli occhi sempre più intrisi di lacrime.
"Va tutto bene San, sono caduta praticamente da ferma, è tutto sotto controllo, mi è successo milioni di volte, sto bene" mi rassicurò sfilandosi un guanto per accarezzarmi le guance umide.
Puntò gli occhi nei miei lasciandomi un bacio leggero sulla punta del naso.
"E' tutto ok..davvero" disse ancora con voce calma.
La guardai per un secondo infinito prima di scoppiare nuovamente in lacrime.
"Mai più, giurami che non mi porterai a vedere mai più uno di questi stupidi allenamenti, giurami che non salirai più su questa cosa" cominciai a dire tra i singhiozzi.
"San, Santana ti prego calmati, è tutto a posto"disse lei preoccupata stringendomi a se, come se fossi stata io ad essere appena caduta e non lei.
***
"Stai bene, vuoi altra acqua?"domandò Santana senza nascondere la sua espressione cupa.
"No amore, sto bene te l'ho già detto" ribadii per l'ennesima volta.
"L'enorme livido sul tuo fianco non mi suggerisce la stessa cosa" rispose lei secca, lanciandomi un'occhiataccia.
Dopo averla tranquillizzata, avevamo deciso che era meglio tornare a casa mia, per tutto il tragitto la latina non mi aveva rivolto la parola, si era limitata a guidare e ad aspettare pazientemente che io mi facessi una doccia appena arrivate a casa. Ovviamente nel rivestirmi in camera mia non ero riuscita a nascondere, al suo occhio attento, il grosso livido che mi ero procurata sul fianco sinistro.
Nel vedere quel segno Santana era scattata come una molla e la sua aria triste e preoccupata aveva lasciato il posto ad una rabbia nei miei confronti che non riuscivo sinceramente a spiegarmi.
"San, vuoi smetterla di tenermi il broncio per favore?" chiesi esasperata.
"Mi hai spaventato a morte" disse per l'ennesima volta.
"Ti ho già detto che mi dispiace, ma sinceramente stai facendo un dramma per una stupidaggine" le feci notare.
"Potevi farti male sul serio" disse secca.
"Si, potevo, ma non è accaduto no? Smettiamo di parlarne, è tutto ok" dissi esasperata.
"No!" quasi urlò lei "Non è tutto ok, non è affatto ok. Sono quasi morta di paura Britt, letteralmente." disse guardandomi negli occhi con una serietà che mi lasciò spiazzata.
"Io, io non avrei idea di cosa fare. Se, se dovesse succederti qualcosa io, io ne potrei morire Britt" disse mentre nuove lacrime le riempivano gli occhi, facendomi tremare il cuore.
Si avvicinò a me con due falcate, sedendosi sul letto dove io ero comodamente stesa.
"Io impazzirei se dovesse capitarti qualcosa di brutto, lo capisci?" disse sull'orlo di un pianto disperato, il suo labbro inferiore cominciò a tremare. A quella vista mi tirai a sedere prendendole il viso tra le mani e attirandola a me per un bacio necessario durante il quale sentì le sue lacrime bagnarmi il viso.
"Mi dispiace" soffiai nel bacio "..ho sottovalutato la tua paura delle moto, non avrei dovuto pregarti di venire e farti assistere ad una cosa del genere, avrei dovuto prevederlo, mi dispiace"dissi sicura con le labbra a pochi centimetri dalle sue e il suo viso ancora imprigionato tra le mie mani.
"Non devi aver paura di niente" aggiunsi "L'unica cosa che può davvero farmi male sono queste"dissi sfiorandole una guancia per catturare una sua lacrima "..quindi basta piangere, ti prego. Se piangi mi uccidi"le rivelai.
Lei annuì piano azzerando le distanze con un nuovo bacio carico di dolcezza che mi spinse ad approfondire quel contatto con più ardore.
Le sue mani finirono sui miei fianchi e le mie dita tra i suoi capelli, mentre quel bacio disperato e carico di amore sembrava non potesse avere fine.
Con una leggera pressione mi spinse nuovamente a stendermi sul materasso, posizionandosi sopra di me senza interrompere quel contatto sempre più ardente.
La sua mano si infilò repentina sotto la mia maglietta, accarezzando lievemente il livido violaceo sulla mia pelle.
Ridacchiai nel bacio,colta da un'improvvisa ed eccitante sensazione di solletico.
"La mia paperotta ha la bua" soffiò lei dispiaciuta sulle mie labbra.
"Un bacio mi farà passare tutto" le suggerii io con un sorriso malizioso, che lei colse all'istante.
Mi schioccò un bacio sulle labbra prima di scivolare lungo il mio corpo, seguita da una scia di capelli corvini, e fermarsi col viso all'altezza del mio fianco ferito.
Esaminò la porzione di pelle interessata per qualche secondo poi, con cautela, vi accostò le labbra, lasciandovi un bacio appena accennato, leggero come una carezza, dolce come solo lei sapeva essere nei miei confronti.
"Brittany io sono torn.." la porta si era spalancata prima che potessimo rendercene conto e ancor prima di realizzare quanto era accaduto in quella frazione di secondi mia madre si era portata la mano al viso cacciando un urlo degno dei migliori soprani per poi sparire nel corridoio.
Io e Santana rimanemmo una buona manciata di minuti ad osservare il punto lasciato vuoto da mia madre proprio dinanzi alla porta ormai spalancata della mia stanza, la latina ancora seduta cavalcioni su di me, le mie mani ancora sui suoi fianchi, i nostri volti increduli e i nostri cuori che battevano impazziti al ritmo di una nuova paura che lentamente prendeva forma davanti ai nostri occhi.
***
Tremavo dalla punta dei capelli fino alle dita dei piedi, tremavo e basta.
Niente lacrime, ne una parola, nemmeno una.
Semplicemente tremavo.
Me ne stavo stretta a Quinn, aggrappata a lei come fosse l'unica ancora di salvezza in grado di tenermi in salvo e impedirmi di sprofondare nell'abisso delle mie paure.
Dalla cucina un rumore di tazze, Rachel mi stava preparando una camomilla.
Tutto era avvolto in un aura di silenzio assordante.
Dopo essere state viste dalla madre di Brittany ed esserci riprese dallo shock iniziale, ci eravamo ricomposte e senza dire nulla, senza nemmeno guardarci eravamo scese in salotto, dove la donna stava trafficando col telefono, aveva chiamato il marito, intimandogli di correre subito a casa, poi si era rivolta a noi con il viso trasfigurato da lacrime e rabbia.
"Va a casa Santana"aveva detto con voce dura, quel semplice invito mi era arrivato alle orecchie come una minaccia lugubre facendomi tremare e deglutire.
"Signora Pierce io.." tentai a mezza voce.
"Va a casa!" aveva detto lei gelida interrompendomi bruscamente, senza rivolgermi il minimo sguardo.
Avevo obbedito, recuperando la mia giacca.
Brittany mi aveva scortata fino alla porta, immobile sull'atrio le avevo rivolto uno sguardo impaurito, in risposta i suoi occhi si erano riempiti di terrore e lacrime.
Ci eravamo salutate cosi, senza una parola, ne alcun cenno.
Avevo chiamato Quinn una volta in macchina, incapace di formulare una frase sensata, le avevo semplicemente chiesto di venire da me.
"Sua madre ci ha scoperte" ero riuscita a biascicare, senza far trapelare alcuna emozione.
La bionda si era presentata a casa mia con Rachel al seguito.
Nessuna delle due aveva detto nulla.
Quinn si era limitata a stringermi per tutto il tempo senza staccarsi da me neanche un secondo dal momento in cui mi ero lanciata tra le sue braccia prima ancora che varcasse la soglia di casa.
Rachel aveva rispettato il mio silenzio, per una volta persino lei non aveva parole, si era offerta di prepararmi qualcosa di caldo che mi tranquillizzasse ed io non mi ero opposta, non ero capace nemmeno di ricordare come respirare, figurarsi avere la forza di ribattere alcunché.
"Andrà tutto bene" sussurrò Quinn dal nulla, lasciandomi un bacio tra i capelli.
"Me lo prometti?" biascicai.
"Certo, te lo prometto" rispose, ma l'incertezza nella sua voce non mi rassicurava quanto avrebbe voluto.
"Sono stata una stupida, avrei dovuto stare più attenta" dissi colpevole.
"Non puoi pretendere di poter controllare tutto" rispose lei semplicemente.
***
Scesi dall'auto sotto lo sguardo severo di mia madre che intanto fissava la strada stringendo saldamente la presa sul volante come volesse stritolarlo da un momento all'altro.
Deglutii osservando la grande casa, che in quei mesi era diventata cosi familiare, quasi una seconda dimora, piena di lei, piena di noi.
Camminavo lenta lungo quel vialetto ripercorrendo un corridoio di ricordi che sarebbero rimasti marchiati a fuoco nella mia mente per sempre.
Avevamo riso e pianto in quel posto, ci eravamo accoccolate davanti al camino un milione di volte.
Avevamo cucinato insieme in quella grande cucina, con scarsi risultati, avevamo giocato a rincorrerci per le stanze solo per il gusto di acchiapparci a vicenda.
Avevamo fatto l'amore, tante volte tra quelle mura, troppe per contarle, certe volte con una passione cosi forte da togliere il respiro ed altre semplicemente con tutto l'amore possibile, con una tenerezza che era solo nostra, solo sua.
Suonai il campanello, deglutendo come pronta ad avviarmi al patibolo.
Fu lei ad aprirmi e come poco prima fuori da casa mia ci guardammo con gli occhi pieni di lacrime, con l'amarezza nel cuore, quella di chi sa che qualcosa è inevitabilmente cambiato per sempre.
