Non lo avrei mai sopportato.
Vivere il resto della mia vita lontana da lei.
Non lo avrei mai sopportato.
Sentivo il cuore annodarsi in gola battendo ad un lugubre ritmo, mentre i miei occhi colmi di disperazione erano incollati ai suoi.
Quei pozzi d'oro nero rilucevano di lacrime e speranza ed io la vidi cosi piccola ed indifesa davanti a me, tanto che dovetti frenarmi con tutte le forze per impedire a me stessa di stringerla per non lasciarla più andare.
-Non piangere amore- avrei voluto dirle.
Avrei voluto io stessa essere tanto forte da non piangere, abbastanza da fregarmene di tutto ed abbracciarla per giurarle che mai l'avrei lasciata, che avremmo affrontato anche questa, che saremmo state abbastanza forti insieme.
Ma pretendevo di avere una forza d'animo che non mi apparteneva minimamente per quanto lo desiderassi.
Avrei voluto che il nostro amore potesse bastare ma non era cosi, non sarebbe bastato.
Non stavolta.
***
"Brittany" sussurrai. La mia voce era talmente flebile che faticai a creder che potesse avermi sentito.
Mi persi per qualche istante nell'azzurro di quegli occhi lucidi e rossi, intrisi di lacrime amare, il viso simile al mio arrossato e secco del sale della nostra disperazione.
In quell'istante mi sembrò di leggere nei suoi occhi la risposta alla domanda che continuava a pesarmi sul cuore,la sua tristezza mi raccontava di un futuro diverso da quello che ci eravamo aspettate.
Non ci sarebbero stati più pomeriggi a discutere su quale film guardare prima dei compiti, non avrei più potuto baciare quelle labbra perfette, né bearmi dell'odore inebriante dei suoi capelli.
La sua risata, che sembrava volesse farmi credere che mai potesse piangere, non avrebbe più risuonato tra le pareti di quella casa, né nelle mie orecchie.
Non avremmo più fatto l'amore, né guardato insieme le stelle.
Furono i suoi occhi a raccontarmi la fine triste della nostra favola, non servì che lei parlasse, non c'era mai stato bisogno di troppe parole tra noi.
"Non lasciarmi ti prego" mormorai permettendo al mio dolore di scivolare giù dalle guance.
Sapevo che era venuta per quello, era venuta per mettere la parola fine a tutto, me l'aveva raccontato il suo sguardo spento.
Eppure mi aggrappai all'ultimo barlume di speranza.
Feci appello alla sua bontà infinita.
Pretesi, forse, più di quanto mi spettasse.
Che lei continuasse ad amarmi contro tutto e tutti.
"San, mi dispiace cosi tanto" soffiò lei tra le lacrime con le braccia tremanti lungo i fianchi.
"Non lasciarmi Britt Britt, non puoi farlo" dissi automaticamente.
"Non mi lascerà andar a New York, lo capisci? Ha minacciato di non pagarmi la retta, devo fare una scelta" biascicò lei tra le lacrime.
"Scegli me" mi ritrovai a dire senza accorgermene. Scattai in avanti prendendo tra le mani il suo viso e avvicinandolo al mio. Poggiai la fronte sulla sua stringendo salda la presa mentre già le nostre lacrime si fondevano insieme.
"Scegli me" la supplicai.
Ebbene si, Santana Lopez stava supplicando.
Per la prima volta nella mia vita mi sentii come se nulla al mondo fosse più vitale della presenza di qualcun altro accanto a me.
Mi resi conto in quella frazione di secondo di non essere mai stata nulla prima di allora, se non un insignificante relitto alla deriva.
Brittany mi aveva salvata dall'abisso scuro che era la mia esistenza, aveva portato la luce in un mondo fatto di paure oscure e solitudine. Cosa avrei fatto se mi avesse lasciata? Come avrei potuto continuare a respirare lontano dal suo odore, senza la sua incrollabile forza a sostenermi?
Non avrei potuto.
Brittany era stata la mia ancora, il mio porto sicuro.
L'inizio e la fine di tutto ciò che poteva dirsi sensato nella mia vita.
"Io ti amo San, ti amerò sempre" confessò la bionda in un pianto disperato "Ma non posso" aggiunse.
"Si che puoi" la rimbeccai io non curandomi di quanto potessi risultare patetica
"..Insieme possiamo tutto, io e te, insieme possiamo farlo..resta..resta con me amore e ti giuro che non dovremo più nasconderci! Al diavolo tutto! Correrò per la città gridando al mondo intero quanto ci amiamo, avremo quello che hai sempre sognato te lo giuro, non lasciarmi Britt ti prego".
Parlai tutto d'un fiato consapevole e sicura di ogni singola parola.
"E' troppo tardi per questo" constatò lei mentre i suoi occhi diventavano sempre più invisibili dietro lo spesso velo di lacrime amare.
Mi ritrovai ancorata a lei, incapace di respirare né di sostenere da sola il mio peso.
"Mi hai mentito" riuscì a dire tra le lacrime.
Le mie mani lasciarono il suo volto ed indietreggiai di qualche passo guardandola con l'espressione di chi ha subito la più grande delle crudeltà.
E non lo era forse?
Non mi stava infliggendo la più atroce delle torture condannandomi a vivere, da quel momento in poi, lontana dal suo respiro?
Lei che diceva di amarmi più di qualsiasi altra cosa al mondo.
"Mi hai mentito" dissi ancora con più rabbia.
"Mai" si affrettò a chiarire scuotendo il capo.
"Non ti ho mai mentito, neanche per un istante" disse sicura.
"Bugiarda..mi hai giurato che non mi avresti mai lasciata, neanche se un giorno fossi stata io a lasciare te" quasi ringhiai.
"Io non ti lascerò mai veramente, sarò tua per sempre, dovunque andrò, qualunque cosa farò sarò tua" disse disperata muovendo un passo nella mia direzione.
D'istinto indietreggiai.
"Lo stai facendo ancora, continui a prenderti gioco di me" quasi urlai.
"No, non è vero, io ti amo" rispose a tono.
"Allora resta con me" la pregai seria.
"Non posso" rispose stizzita con un singhiozzo.
"Si che puoi, potresti se volessi, ma non vuoi e lo sai perché? Perché nessuno vuole stare con me! Nessuno, nemmeno tu. E io lo sapevo, lo sapevo che alla fine te ne saresti andata perché sei come tutti gli altri. Sei una falsa, una bugiarda una stronza. Ecco cosa sei" cominciai ad urlare con tutto il fiato e la rabbia che avevo in corpo.
Lei non fece nulla, si limitò a fissarmi immobile scossa da mille singhiozzi.
"Non hai fatto che prenderti gioco di me." l'accusai.
"No!" urlò lei con forza e disperazione "Io ti ho amata, più della mia vita e ti amo ancora Santana" gridò.
"Allora dimostralo, resta" la implorai nel pianto.
"Perché non capisci che non posso?" chiese disperata.
"No, tu non capisci che sono io che non posso" la rimbeccai. Poi, con due falcate, le fui a pochi centimetri dal viso, presi le sue mani stringendole nelle mie.
"Non posso vivere senza di te" confessai con voce tremante specchiandomi nei suoi occhi di ghiaccio.
"Nemmeno io, ma dovremo imparare" disse lei sconfitta.
La rabbia che mi aveva invasa poco prima tornò ad impossessarsi di me.
"Se te ne vai adesso non mi rivedrai mai più. Se mi lasci cosi, dopo tutto quello che c'è stato, dopo tutto ciò che ci siamo dette, non ti perdonerò mai. Mi hai sentito? Mai, Brittany" minacciai.
"Sono io che non perdonerò mai me stessa, San, per quello che sto facendo" confessò tra le lacrime.
"Non farlo allora" la pregai ancora mentre le gambe già minacciavano di non riuscire più a sostenere il mio peso.
"Non farlo" implorai con un filo di voce tra le lacrime.
Lei mi guardò disperata, strinse le braccia intorno alla mia vita, come se avesse capito che le forze stavano per abbandonarmi.
"Un giorno troverai qualcuno capace di amarti come meriti, qualcuno che non sia cosi vigliacco come me" bisbiglio tra le lacrime puntando gli occhi nei miei mentre, nella disperazione, continuavo a scuotere il capo in lacrime.
"Ed io maledirò quel giorno con tutte le mie forze, maledirò quel giorno e questo in cui sto lasciando te ed il mio cuore insieme" confessò.
"Che tu mi creda o meno non c'è stato giorno che io non ti abbia amata sopra ogni cosa al mondo, sei e sarai sempre l'unica per me. Muoio dentro se penso al male che ti sto facendo ed a quello che sto facendo a me stessa lasciandoti andare, ma devo farlo e spero che un giorno tu possa capirmi".
Tremai.
Tra le sue braccia mentre le sue parole sussurrate ad occhi chiusi direttamente sulla mia bocca mi rimbombavano in testa come un tuono che squarcia il sereno.
Tremai.
"Mi odio per ciò che sto facendo" mi rivelò in un singhiozzo.
"Io odio di più me stessa per non essere stata capace di meritarti" confessai.
"Tu meriti tutto ciò che di più meraviglioso e puro esiste al mondo" rispose sicura.
"Mi basterebbe meritare te, mi basterebbe che tu restassi, non voglio altro dalla vita" sussurrai sfiorando appena le sue labbra intrise di lacrime.
Lei scosse la testa mordendosi il labbro inferiore.
"Non posso" si limitò a mormorare.
Ancora la rabbia tornò a pervadermi.
Con una spinta ed un ringhio furioso la scaraventai lontano, facendola barcollare pericolosamente all'indietro.
"Allora vattene!" urlai "Vattene!" gridai con tutta la forza che avevo in corpo, riversandole addosso tutto il mio dolore, tutto il male che mi stava procurando con le sue parole dure.
"Sei come loro, sei come gli altri. Mi hai usata ed io mi sono fidata di te. Non ti meriti nulla, non sei nulla per me, nulla..come non sono stata niente io per te" gridai in lacrime stringendo i pugni.
"Bugiarda, sei una schifosa bugiarda. Ed io ti odio, mi hai sentito? Ti odio" sputai tutto d'un fiato.
"No! Non ti permetto di dirlo, non ti permetto di farmi sentire più in colpa di quanto non mi senta già" urlò lei carica di rabbia a sua volta.
"Io non ti ho mai mentito sui miei sentimenti, mai!" ribadì.
"Ma mi hai mentito dicendomi che non sarei più stata sola! Ed invece lo sarò da oggi in poi, mi stai lasciando da sola" urlai disperata.
"Non ho altra scelta e sai perché non ce l'ho? Per colpa tua e delle tue stupide paure! Dovevamo dire ai miei la verità fin da subito ma tu hai voluto mentire, si sono sentiti presi in giro!c Da noi! E ora usano il mio futuro per ricattarmi, per allontanarmi da te" spiegò in lacrime.
"Tu li stai lasciando vincere, stai lasciando vincere chi vuole separaci, perché non mi ami abbastanza per lottare per me! Questa è la verità" gridai.
"La danza è la mia vita!" urlò.
"E io cosa sono? Cosa? Un capriccio? Un gioco? Cosa siamo noi?" feci per avvicinarmi urlandole contro e agitando istericamente le mani, lei indietreggiò spaventata.
"Non sei un capriccio, non lo sei mai stato..è solo che.." balbettò
"Che sei una codarda, ecco cosa sei! Una schifosa codarda" la accusai puntandole il dito.
Il suo viso si fece serio.
"Parli proprio tu! Che gran faccia tosta!" disse sarcastica
"Tu che non hai il coraggio di prendermi la mano nemmeno a scuola, fai la gradassa perché sono io a beccarmi la parte della cattiva in questa storia, perché sono i MIEI che ci hanno scoperte! Ma vorrei vedere te al mio posto, vorrei vederlo davvero il tuo coraggio" urlò avvicinandosi con aria di sfida.
"Io lotterei per noi perché, a differenza di te, ci tengo davvero, più di qualunque cosa al mondo" gridai.
"Non lo faresti,e lo sai perché? Perchè sei la persona più codarda che esista sulla faccia della terra" disse con rabbia.
Non mi accorsi di averlo fatto, la mia mano saettò in aria, schiaffeggiando il viso della bionda con una potenza e una rapidità che mai mi sarei aspettata di poter usare con lei.
Il colpo fu pesante, talmente forte che schioccò sul suo viso e mi rimbombò nelle orecchie.
Per un istante infinito ci guardammo scioccate, la mia mano ancora a mezz'aria.
Il suo viso arrossato, coperto delle sue dita tremanti.
Gli occhi spalancati gli uni negli altri. I miei carichi d'orrore, i suoi di paura.
Cosa stavamo facendo? Cosa ci stava succedendo?
Stavamo davvero permettendo all'odio di contaminare la purezza sconfinata del nostro amore?
Come avevamo potuto?
Come avevo potuto farlo?
"Mi dispiace" mi affrettai a dire col respiro ancora corto mentre nuove lacrime mi solcavano il viso.
***
Le dispiaceva davvero e lo sapevo.
Mi trovai di fronte ad un terribile bivio.
L'istinto mi suggeriva di correre da lei, di prenderle il viso tra le mani per rassicurarla, per dire che era tutto apposto.
Le avrei voluto dire che la amavo, che non mi importava dello schiaffo né delle cattiverie che mi aveva detto, avrei voluto trovare una soluzione semplice per noi. Ma non c'era.
Mi convinsi a malincuore che l'unica cosa che potevo realmente fare era lasciare che mi odiasse,
sobbarcarmi sulle spalle il peso del suo dolore e del mio insieme.
E lasciare che desse a me tutte le colpe.
Dovevo farlo per lei, perché accettasse più facilmente la cosa, perché accettasse più facilmente la nostra separazione.
"Credevo che non potessimo farci più male di cosi, Santana, ma come al solito mi stupisci in negativo" gracchiai senza guardarla.
Mi vergognai da sola per le mie parole dure ed il mio tono accusatore, avrei voluto gridare per il dolore lacerante che le stavo procurando e che di riflesso colpiva anche me.
Ma era necessario che lei mi odiasse. Me lo meritavo infondo.
"No, non ci riuscirai" mormorò facendomi alzare il viso stupita.
Ritrovai i suoi occhi seri, ancora bagnati da lacrime amare, che mi scrutavano come riuscissero a leggermi dentro.
"Non riuscirai a farti odiare da me, non ti darò questo privilegio" ringhiò seria.
Ingoiai a vuoto.
"Non ti meriti il mio odio come non ti meriti il mio amore. In questo momento, Brittany, provo solo pena per te" disse più seria che mai, aveva il fuoco negli occhi e, sicuramente, più del fuoco mi bruciarono le sue parole sulla pelle.
Incassai il colpo, ormai niente poteva farmi più male della consapevolezza di dover passare il resto della vita senza di lei.
"Non ti devo niente e, se te ne vai, non sarai più niente per me" mi informò.
Mi sentì gelare.
Non risposi, impietrita com'ero, mi limitai a piangere lacrime amare e silenziose.
"Abbi cura di te, Santana" dissi in un sussurro prima di guardarla fisso, come per imprimere bene nella memoria i tratti del suo viso, benché avrei sempre preferito ricordare il suo volto sorridente e non cosi trasfigurato dal dolore.
Poi sconfitta, mi voltai.
Due passi soltanto e la sua mano fu stretta nuovamente intorno al mio polso.
Mi costrinse a girarmi e le sue labbra furono sulle mie.
Risposi a quel bacio disperato, alle sue labbra che silenziosamente mi chiedevano scusa per quelle parole dettate dalla rabbia cieca del momento.
La baciai con tutta la forza che avevo in corpo mentre le nostre lacrime si fondevano insieme.
La baciai intensamente, come se non ci fosse un domani, ed in effetti era vero. Un domani per noi non c'era.
Non c'era più.
Pregai che il suo sapore rimanesse impresso a vita sulle mie labbra e che il suo odore mi restasse sulle mani anche dopo essermene andata.
Si strinse a me come a voler fodere i nostri corpi in uno solo ed io le circondai la vita con le braccia attirandola a me il più possibile, respirando a fatica nel bacio a causa del pianto.
Tremava, la mia piccola, ed io con lei.
"Ho paura di vivere senza di te" mi confessò a mezza voce, come fosse un segreto che dovesse necessariamente rimanere tra noi.
"Ho paura anche io" confessai.
"Sii felice amore" le augurai con tutta me stessa prima di lasciala andare a fatica.
"Brittany" mi chiamò con la voce straziata dalle lacrime, dal dolore "Io ti amo" disse disperata.
Mi voltai ancora un solo istante.
"Anche io San, lo farò per sempre" giurai a lei ed a me stessa "Mi dispiace amore, mi dispiace tanto" biascicai tra i singhiozzi.
Mi voltai correndo verso l'auto dove mia madre ancora spettava.
La vidi con la coda dell'occhio accasciarsi a terra con un lamento disperato che sembrò squarciarmi il cuore.
"Maledetto il giorno che ti ho incontrato Brittany Pierce" urlò a squarciagola.
Quinn completamente in lacrime le corse incontro accasciandosi su di lei e stringendola nel tentativo di calmare i suoi singhiozzi.
A pochi passi da loro, una Rachel sconvolta dal pianto osservava il tutto impotente.
Perdonami amore mio, pensai tra le lacrime mentre la macchina si allontanava.
Perdonami almeno tu, perché io non sarò mai in grado di perdonare me stessa.
