Allungai la mano afferrando quell'asciugamano abbandonato a terra stringendolo con tutte le mie forze, come fosse il mio unico appiglio.
E piansi, sentendomi vuota.
Piansi per me, per Santana.
Piansi per ciò che un tempo eravamo state e per quello che non saremo state mai più, piansi lacrime amare ed il mio dolore mi squarciò il petto come poco prima avevano fatto le sue parole dure.
***
Corsi come una furia fino al parcheggio, un dolore lancinante prese a tormentarmi le tempie e faticavo seriamente a ritrovare un respiro regolare mentre calde lacrime mi riempivano gli occhi.
Cosa diavolo avevo fatto?
Cosa credevo di aver concluso trattandola in quel modo?
Non lo sapevo.
Mi ero fatta trascinare dalla mia assurda impulsività, dalla rabbia che ero diventata cosi brava a scaricare sugli altri senza pietà, senza pensare alle conseguenze che questo avrebbe potuto avere anche su di me.
Mi sentì d'un tratto sporca, mi sentì sbagliata. Terribilmente sbagliata.
Le avevo dato della puttana senza che lo meritasse, l'avevo trattata come una persona qualunque, l'avevo disprezzata come non si meritava.
Poteva aver sbagliato e lo aveva fatto di sicuro ma io continuavo ad amarla ed il dolore che le avevo causato mi colpì di riflesso senza che io potessi far niente per impedirlo.
Mi ritrovai a pensare che ero ritornata lo stesso mostro di prima, che tutti i miei errori non erano riusciti ad insegnarmi nulla.
D'un tratto le parole di Rachel mi rimbombarono in testa scuotendomi lievemente dalla mia aura di collera.
-Non ti ha sfiorato neanche per un secondo il pensiero che lei sia stata costretta a fare ciò che ha fatto? Non ha deciso lei di lasciarti! Non credere che sia facile per lei affrontare tutto questo, sta vivendo l'inferno a casa sua e dentro di se. Soffre per la tua mancanza e per averti fatta soffrire-
E ancora.
-Smettila di essere egoista, di vedere solo quello che ti fa comodo, è una situazione di merda non l'hai voluta tu, né lei. E' stata costretta e tu non le stai semplificando le cose-
"Dannazione stupida Berry esci dalla mia testa" ringhiai a denti stretti appoggiandomi alla macchina e massaggiandomi le tempie.
-Non sei l'unica a soffrire in questa faccenda e, se pensi che non sia cosi, vuol dire che non hai capito un cazzo di Brittany in questi mesi-
L a voce della diva rimbombava ancora nel mio cervello, confondendomi.
"Ah ecco dove eri finita" trillò Quinn spuntando dal nulla.
"Ti ho aspettata per mezz'ora" mi informò "Tutto bene?" domandò preoccupata avvicinandosi e notando la mia confusione.
Alzai gli occhi puntandoli nei suoi.
"San stai piangendo!" constatò preoccupata.
Io la guardai stranita.
"No che non piango" mi affrettai a dire.
"Si invece" ribadì lei avvicinandosi per asciugarmi una lacrima che rigava il mio viso.
Solo in quel preciso istante mi resi conto di aver ricominciato a piangere amaramente. Presi coscienza della cosa e le lacrime non fecero altro che scivolare più copiose lungo il mio viso mentre, con uno scatto in avanti, mi stringevo alla mia amica lasciando che lei mi cullasse.
"San ma che succede?" domandò preoccupata.
"Sono un mostro" riuscì solamente a dire "Sono tornata ad essere un mostro" mi corressi.
"Parli dell'accaduto in palestra con Britt?" domandò riferendosi alla piccola tortura che avevo inflitto alla bionda.
Annuì vigorosamente.
"Non solo quello" accennai tra i singhiozzi.
La mia amica mi strinse in silenzio mentre le raccontavo ciò che era successo negli spogliatoi.
Quando ebbi finito lei si staccò dall'abbraccio guardandomi con rimprovero.
Abbassai lo sguardo incapace di sostenere quegli occhi verdi ed inquisitori.
"Santana, questo è troppo e lo sai anche tu" mi rimproverò.
"Lo so" ammisi sentendomi ancora più in colpa.
"Lei non ti ha lasciato perché non ti ama, non ti ha mai illusa e nel tuo cuore sai che è cosi" disse calma.
"Già" ammisi.
Sapevo che non poteva avermi mentito, non lei, non per tutto quel tempo.
Tutto ciò che avevamo vissuto non poteva essere stato una bugia e lo sapevo anche se avevo trovato più comodo fingere che non fosse cosi, chissà poi per quale motivo, chissà cosa speravo di concludere.
Magari avevo solo inconsciamente pensato che se mi fossi data un motivo per odiarla, avrei accettato più facilmente la nostra separazione.
Ma la verità era che non la odiavo, la amavo con tutta me stessa, l'amavo disperatamente ed ero stanca di fingere di credere che per lei non fosse lo stesso.
"Se solo tu la lasciassi spiegare" cominciò Quinn.
"Perché non mi ha spiegato quando poteva? Avremmo trovato una soluzione, avremmo potuto evitare tutto questo" dissi amareggiata.
"Tu non hai mai commesso sbagli?" domandò a bruciapelo.
Alzai lo sguardo inchiodandolo al suo.
"E' stata colta alla sprovvista da qualcosa di più grande di lei, ha agito di impulso ed ha agito male, puoi biasimarla? A te capita continuamente" constatò ironica.
Rimasi in silenzio con lo sguardo fisso sul pavimento a mordicchiarmi il labbro inferiore.
"Ha cercato di parlarti, forse in ritardo, forse nei modi sbagliati, ma ci ha provato. Io credo che dovresti mettere da parte il tuo orgoglio ed ascoltare almeno le sue ragioni, smettila di essere impulsiva Santana. A cosa ti ha portato in passato tutto il rancore che covi dentro? Ti fai solo del male cosi e ne fai a lei" disse preoccupata.
"C'è una cosa che Britt ha fatto in questi mesi: ha creduto in te, ti ha insegnato ad essere diversa, ad essere migliore. Non buttare al vento la persona che stavi cercando di diventare solo per dar retta al tuo orgoglio. Sii adulta Santana" mi consigliò prima di voltarsi in direzione della sua auto e lasciarmi li da sola con i miei pensieri.
In quello stesso istante un rombo squarciò il silenzio ed una moto uscì dal parcheggio veloce come una freccia.
***
Era tutto sbagliato.
Tutto.
Io ero sbagliata, lei era sbagliata, tutto quello che ci stava capitando, ciò che eravamo diventate, era sbagliato.
Ero delusa, delusa da tutto.
Da me prima di ogni altro. Avevo sbagliato ogni cosa.
Non c'era stato nulla di giusto nel mio comportamento, avrei dovuto mandare al diavolo i miei quando potevo, avrei dovuto parlarle subito dell'accaduto senza prendere decisioni affrettate, avrei dovuto semplicemente lasciar perdere la ragione e seguire il cuore.
Ma non avevo fatto nulla di tutto ciò. Avevo semplicemente fatto ciò che meglio sapevo fare, complicare le cose.
Sbagliare, sbagliare, sbagliare.
Come se non fossi capace di fare altro nella mia vita.
Ma anche lei aveva sbagliato, avevo subito un trattamento che non pensavo di meritare.
Credevo davvero che non potessimo farci a vicenda più male di quanto la nostra separazione già non stesse facendo. Ma mi sbagliavo.
Sottovalutavo l'emotività di Santana e la mia completa mancanza di buon senso quando si trattava di lei.
Quella situazione stava diventando una serie infinita di torture, era un cerchio che si chiudeva su se stesso e non potevamo uscirne. Non più almeno.
Non credevo che avrei mai più avuto il coraggio di parlarle, non credevo nemmeno che lei potesse realmente prendere in considerazione l'idea di voler ancora avere a che fare con me ormai.
E forse non lo volevo più nemmeno io.
Faceva troppo male.
Male al cuore, male alla testa. Persino alle ossa.
Mi rituffai sotto la doccia sentendomi all'improvviso sporca.
Ma né l'acqua, né il sapone riuscirono a lavar via quella sensazione cosi come non lavarono via le mie lacrime amare.
Mi rivestii in fretta legando i capelli ancora umidi e lasciando la scuola.
La intravidi in lontananza abbracciare Quinn ma distolsi lo sguardo.
Non c'era più nulla che ci legasse ormai, anche l'ultimo barlume di speranza, l'ultimo filo era stato spezzato.
Ci eravamo distrutte con le nostre mani. Niente sarebbe mai tornato come un tempo, ora lo sapevo.
Salii sulla mia moto ed accesi il motore sperando che, quel rombo sordo, rimbombasse più alto dei miei pensieri, più forte dei singhiozzi che mi squarciavano il petto.
Partii veloce, più veloce delle lacrime che mi rigavano il volto.
Non sapevo dove stessi andando. Avrei voluto solo scappare dal mondo, da Santana e, più di tutto, da me stessa.
Ma non c'era luogo che potesse tenermi lontana dalle mie paure, dalla mia angoscia e, purtroppo, lo sapevo.
Rientrai a casa lasciando cadere il borsone sul pavimento.
Dalla cima delle scale intravidi Schifottolo che, scodinzolando, abbaiò appena osservandomi dall'alto, allungò una zampetta verso il vuoto nel tentativo di raggiungere il gradino sottostante ma era decisamente troppo alto per lui, piccolo com'era, emise un piccolo lamento spaventato e mi guardò tristemente.
Sorrisi scuotendo la testa cominciando a salire velocemente le scale.
"Hey mostriciattolo, dove te ne vai? Non vorrai rotolare giù per le scale, eh?" domandai dolcemente prendendolo tra le braccia e stringendolo.
Il piccolo abbaiò allegramente annusandomi prima di divincolarsi perché lo facessi scendere, cosa che feci immediatamente.
Corse allegro verso la mia stanza e ritornò poco dopo stringendo tra i denti la maglietta di Britt, saltellò un paio di volte in tondo prima di posarla ai miei piedi.
Lo guardai sollevando un sopracciglio.
Aveva sentito il suo odore addosso a me, lo sapevo.
Anche io lo sentivo ancora vivo sui miei vestiti, sulle mie mani, nella testa.
Recuperai la maglietta osservando lo sguardo del cane che si era seduto e mi guardava in attesa di non so cosa.
"Te l'ho già detto Schifottolo, lei non tornerà" dissi.
Lui per tutta risposta piegò di lato la testa guardandomi con gli occhioni tristi ed emettendo un lamento dispiaciuto.
Respirai a fondo rigirandomi tra le mani quell'indumento.
"Direi che è arrivato il momento di fare un po' di pulizia" constatai amaramente avviandomi verso la mia stanza.
Svuotai una vecchia scatola piena di cianfrusaglie che tenevo nell'armadio e la posizionai al centro del letto.
Mi presi un altro istante per osservare quella maglietta, la portai al viso e ne inspirai l'odore stringendola tra le dita prima di piegarla con cura e riporla nella scatola.
-San posso lasciarla qui? Cosi la uso quando dormiamo insieme- trillò il ricordo della voce della bionda nella mia testa.
-Mettila sotto il cuscino dal tuo lato del letto- le avevo risposto sorridendole.
Sospirai avvicinandomi al comodino, presi la cornice dentro la quale c'era una nostra foto scattata su quello stesso letto. Io e lei strette in un abbraccio felice.
-Sorridi- aveva detto avvicinandosi al letto con la sua macchina fotografica.
-Britt non farmi foto appena sveglia, sono un mostro- avevo risposto nascondendo il viso sotto il cuscino.
-Nah sei perfetta, mi piace quando sei cosi: appena sveglia, senza trucco e senza inganno, con i capelli arruffati. Sei bellissima- aveva sussurrato regalandomi un bacio prima di accostare il viso al mio.
-Sorridi amore- aveva detto ma quella foto ritraeva solo il suo di sorriso perché io ero troppo impegnata ad ammirala per guardare nell'obbiettivo.
Riposi con cura la cornice nella scatola.
Corsi ad aprire il cassetto dentro il quale avevo riposto l'album che mi aveva regalato a Natale. Lo sfogliai rapidamente ma una lacrima cominciò a pizzicarmi l'occhio e cosi decisi di richiuderlo e riporlo semplicemente nella scatola insieme ad un peluche a forma di gatto ed a qualche altra foto appesa qua e la.
Recuperai il suo spazzolino dal mio bagno e qualche pezzo della sua biancheria dimenticato in giro insieme a bigliettini scambiati a lezione e disegni vari che lei aveva l'abitudine di lasciarmi nell'armadietto di tanto in tanto.
Sospirai osservando quella scatola ormai piena.
Poi mi voltai a guardare Schifottolo che, pazientemente, aveva assistito alla scena seduto ai piedi del letto.
"Tecnicamente dovresti finirci anche tu qui dentro lo sai?" dissi ironica.
Il cucciolo mugolò abbassando le orecchie e correndo a nascondersi sotto il letto.
Risi di gusto scuotendo la testa prima di chiudere la scatola, pronta a riporla nell'angolo più remoto del mio armadio.
Il suono del mio cellulare mi impedì di procedere.
Corsi a recuperarlo nello zaino.
Osservai il display rendendomi conto di non conoscere quel numero.
"Pronto?" dissi rispondendo.
"Santana?" chiamò una voce dall'altro capo.
"Berry, chi diavolo ti ha dato il mio numero e come ti permetti di chiamarmi?" quasi gridai.
"Brittany è con te?" domandò preoccupata come se non avesse sentito ciò che le avevo appena detto.
"Cosa? No certo che no" dissi stranita.
La ragazza dall'altra parte sospirò.
"Non c'è da nessuna parte, non è tornata a casa dopo la scuola ed il suo cellulare è spento. I suoi sono preoccupati, è uscita in moto" disse agitata.
"Sarà solo andata a farsi un giro in pace. Non scocciarmi Berry, non sono affari miei" ringhiai.
"Santana!" disse in un sussurro.
Feci per staccare ma il panico nella sua voce mi gelò.
"Oggi doveva andare alla scuola di danza per fare le prove della coreografia che porterà al provino per la Juliard. Non è passata a casa a prendere il cambio e ho chiamato la scuola, non si è presentata. Deve esserle successo qualcosa" disse tra le lacrime.
Mi morsi il labbro ed il mio cuore mancò di un battito.
Non è un problema mio.
Non è un problema mio.
Non mi importa.
Non mi importa.
"Aspettala a casa, io vado in un posto forse la trovo li" dissi semplicemente.
"Sei sicura di sapere dov'è?" chiese
"Faccio un tentativo" dissi semplicemente chiudendo la telefonata.
All'improvviso l'immagine di Brittany stesa sull'asfalto in un lago di sangue con la moto a pochi metri da lei mi colpì irrigidendomi i sensi.
Scossi vigorosamente la testa cercando di scacciare quella agghiacciante visione.
Non le era capitato nulla. Se fosse successo lo avrei sentito.
Stava bene e, per accertarmene, l'avrei trovata e rispedita a casa e poi sarei tornata alla mia vita senza lei.
