"Hai preso tutto? Lo spazzolino, il pigiama pesante? Quello leggero? Hai il cappello di lana?"
Sbuffai con forza roteando gli occhi.
"E' la sesta volta che me lo chiedi mamma, rilassati ho tutto. E comunque vado a New York non in Alaska" dissi esasperata chiudendo la mia valigia.
"Non sono tranquilla Brittany, avremmo dovuto accompagnarti noi. Non mi piace che tu e Rachel affrontiate un viaggio cosi lungo in macchina e, per di più, che stiate quattro giorni in quella grande città da sole" disse per l'ennesima volta.
"Mamma, sta tranquilla! Ti ho già detto che andrà tutto bene, devo abituarmi a cavarmela da sola, no? In autunno dovrò vivere a New York per conto mio o sbaglio? E' ora che ti abitui" dissi stancamente.
Era circa la decima volta in una settimana che ripetevamo quella sceneggiata.
"Britt siamo in ritardo sulla tabella di marcia" urlò Rachel spazientita battendo l'indice sul quadrante del suo orologio.
"Lo so Rachel! Non ti ci mettere anche tu, ti prego!" la rimbeccai io stancamente.
"Allora mi raccomando, andate piano, chiama una volta ogni mezz'ora durante il viaggio, capito?Non fatemi preoccupare. E, una volta li, ricordate di non uscire mai di sera. Ho sentito storie terribili su quella città" disse mia madre stringendomi forte.
"E non digiunate in questi giorni. Rachel assicurati che mangi ti prego" disse mentre abbracciavo mio padre.
"Non si preoccupi signora Pierce" disse sicura Rachel.
"In bocca al lupo per le vostre audizioni signorine" disse mio padre fiero mentre lasciavo un bacio sulla testa di Ashley.
Salutammo un'ultima volta e facemmo per andarcene. Mia madre mi bloccò per un ultimo abbraccio e io mi lasciai stringere controvoglia.
"Sono felice che tu vada via per un po' da questa città. Ti farà bene stare lontana da qui, potresti davvero ritrovare la serenità perduta e.. capire tante cose, bambina mia" disse al mio orecchio con fare sicuro.
Sapevo a cosa si riferiva e non volevo neanche pensare cosa sarebbe accaduto se avesse saputo che non mi allontanavo affatto da Santana ma che, addirittura, veniva con me.
Salimmo nella macchina di Rachel dopo aver caricato la mia valigia.
"Arriviamo New York" disse lei eccitata battendo le mani prima di mettere in moto ed uscire dal vialetto di casa mia.
"Rach, dobbiamo fare un'altra sosta prima" la informai.
"Ah si?" domandò lei poco sorpresa.
"Già" dissi guardandola stranita.
"E' un problema?" domandai sospettosa.
"Certo che no" rispose cercando di trattenere un sorriso.
"OK, gira a destra" le indicai senza smettere di fissarla sospettosa.
Lei obbedì e mi lanciò un'occhiata fugace.
"Che c'è?" domandò innocentemente.
"Non vuoi sapere dove stiamo andando?" chiesi.
"Dove stiamo andando?" domandò fintamente incuriosita.
"Tu lo sai già, non è vero?" dissi stringendo gli occhi in due fessure.
"Ma di che parli?" disse lei facendo la finta tonta.
"Niente, lascia perdere" sospirai ripromettendomi di tenerla d'occhio in quei giorni.
Arrivammo a Lima Heights e indicai a Rachel di fermarsi in prossimità di casa della latina.
"Quinn!" urlò lei ancora prima di fermare la macchina scendendo di corsa mentre una Quinn allegra la attendeva nel vialetto accanto all'auto di Santana.
Le due si abbracciarono parlottando fitto tra loro e smisero subito non appena mi avvicinai.
"Credo abbia gradito la sorpresa" mi informò Quinn allegramente stringendo a se una Rachel sospettosamente sorridente.
"Voi due non me la raccontate giusta " dissi passando lo sguardo dall'una all'altra.
Non feci in tempo ad aggiungere altro perché il respiro mi si incastrò in gola quando Santana entrò nel mio campo visivo. Il cuore cominciò ad accelerare notevolmente.
Le campane. Io sentivo le campane ogni volta che la vedevo ed un vuoto allo stomaco.
Era incredibile l'effetto che aveva su di me. Mi faceva sentire una totale decerebrata. Il suo sorriso era sempre uno spettacolo nuovo e tremendamente emozionante ed i suoi occhi mi uccidevano ogni volta che incontravano i miei. Si, morivo e risorgevo sotto quei gioielli d'oro nero che erano le sue iridi. Ebbi l'impulso di correre a baciare quelle labbra piene e le adorabili fossette dipinte sul suo viso rilassato in un sorriso meraviglioso, uno di quelli che riservava solo a me.
"Hem ragazze" provò Rachel "Hey, siete ancora con noi?" disse agitando una mano davanti al mio viso.
Fui costretta ad interrompere il contatto visivo.
E, sia io che San, ci trovammo a riscuoterci dalla trance momentanea nella quale eravamo precipitate.
"Finalmente ce l'avete fatta! Vi aspettiamo da mezz'ora" disse la latina sarcastica.
"E' colpa sua. Io alle quattro ero già pronta" disse Rachel indicandomi.
"Hey" mi lamentai.
Feci per aggiungere altro ma dovetti fermarmi perché il suono cristallino della risata di Santana mi aveva strappato tutte le parole.
"Metti il catorcio in garage grande puffa e portate le valigie. Le nostre sono già nel cofano" disse acida Santana rivolta alla mia amica che non rispose in alcun modo alla provocazione limitandosi a fare ciò che le era stato chiesto.
Fu Quinn ad aiutarla a scaricare le valigie e poi a sistemarle alla meno peggio nel cofano mentre Rachel metteva la sua auto nel garage di San e quest'ultima si occupava di impostare il navigatore satellitare.
"Ma quanta roba si è portata" si lamentò sottovoce Quinn caricando l'ennesima valigia della Diva.
"Oh questo è niente! Una volta siamo andate una settimana in campeggio, siamo dovuti partire con due macchine perché in una entravano solo i bagagli di Rachel" le svelai divertita.
La bionda fece una smorfia preoccupata ma non aggiunse altro.
"Allora si parte?" cantilenò la Diva spuntando alle nostre spalle con un sorriso smisurato.
"Per me possiamo andare. Vuoi una scala Frodo o pensi di riuscire ad arrampicarti per salire?" fece Santana.
Rachel sbuffò guardando Quinn che le fece segno di non darle ascolto.
"No grazie, ce la faccio" rispose semplicemente la più bassa salendo sul sedile posteriore imitata velocemente dalla sua ragazza.
Fissai per un secondo le due che si erano tranquillamente accomodate dietro senza pensarci due volte.
Presi un profondo respiro realizzando che era meglio immagazzinare più aria possibile in quel momento dato che, appena salita in macchina, mi sarei trovata a respirare un aria pregna del profumo della latina accanto alla quale avrei dovuto affrontare quel viaggio che si annunciava già più lungo e duro del previsto.
Aprii la portiera e salii richiudendola alle mie spalle. Mi infilai la cintura cercando di non incrociare lo sguardo di Santana che tentava, per quanto potessi aver intuito, di fare lo stesso.
"Santana, non per sfiducia ma hai fatto controllare l'auto prima di partire? Insomma.."
"Tappati quel buco dentato nana, ho speso cento dollari per farla controllare dal meccanico ieri. E' tutto a posto" gracchiò la mora.
"Credi che mi rivolgerai insulti per tutto il viaggio Santana?" domandò stizzita la mia amica.
"Credo che mi prenderò la libertà di farlo ogni volta che aprirai bocca. Quindi il mio consiglio Polly Pocket è di stare zitta e ferma per tutto il tempo cosi, se sarò fortunata, potrò dimenticarmi della tua fastidiosa presenza e staremo tranquille entrambe" disse lei guardandola dallo specchietto retrovisore.
Rachel fece per rispondere ma fu interrotta da Quinn che la prese delicatamente per le spalle facendola accomodare meglio accanto a lei.
"Perché non ci rilassiamo un po' e non cerchiamo di dormire un'oretta? Ci chiamerà San quando faremo la prima pausa caffè. Vero Santana?" disse a denti stretti la bionda.
La latina fece un verso strozzato e la discussione finì li.
Per la prima mezz'ora regnò uno strano silenzio nell'abitacolo.
Rachel e Quinn ci avevano messo poco ad appisolarsi, l'una stretta all'altra.
Io mi ero appoggiata allo schienale del sedile col viso rivolto al finestrino. Non sarei riuscita a riaddormentarmi.
E non avevo intenzione di farlo. Non mi sembrava giusto lasciare San da sola a guidare, avrei voluto tenerle compagnia ma la tensione tra di noi era tale che nessuna delle due riusciva a dire nulla. L'unica cosa che riuscivamo a fare era scambiarci fugaci occhiate e qualche sorriso imbarazzato.
Per smorzare un po' il silenzio la mora accese lo stereo ad un volume basso e, per un po', la musica leggera proveniente dalle casse fu l'unica compagnia che entrambe ricevemmo.
Passata la prima ora finalmente Santana parlò:
"Sto per fermarmi alla stazione di servizio" mi informò distrattamente.
Annuii voltandomi per svegliare delicatamente le altre due che furono felici di potersi sgranchire un po' le gambe.
"Spero vivamente che non ci sia troppa fila al bagno e, soprattutto, che abbiano il thè deteinato. E' un toccasana per le corde vocali e io devo tenerle ben preparate per l'audizione. Oddio sono cosi emozionata che.." Rachel scese cominciando a parlare a raffica.
Santana fece due passi per raggiungere me che mi ero avviata avanti.
"Perché non l'abbiamo lasciata dormire? Ora che si è svegliata non ci lascerà tregua" disse esasperata.
"Beh non potevamo mica lasciarla in macchina" risposi ironica.
"Perché no? Le avrei lasciato il finestrino aperto.. beh un po' aperto" disse facendomi ridacchiare e smorzando un po' la tensione fra noi. Cosa che apprezzai infinitamente.
"Un the deteinato e un caffè schiumato" disse Quinn mentre lei e Rachel si avviavano verso il bagno.
Santana annui avvicinandosi alla cassa.
"Un the deteinato, un caffè schiumato, un caffè nero e un latte macchiato. Oh e tre ciambelle" ordinò facendomi sorridere per il fatto che si fosse ricordata cosa bevevo al mattino.
"La colazione è il pasto più importante della giornata" cantilenai io avvicinandomi.
Lei roteo gli occhi al cielo nascondendo un piccolo sorriso che io imitai.
"Quattro ciambelle" si corresse lanciandomi uno sguardo eloquente al quale risposi con un'occhiata soddisfatta.
Durante la colazione Rachel si impegnò ad informare le altre due di tutte le cose che avevamo stabilito di visitare una volta arrivate in città.
Quinn fu molto entusiasta mentre Santana dovette seriamente fare appello a tutta la sua forza di volontà per non lanciare pesanti insulti a Rachel quando, quest'ultima, aveva annunciato di voler salire 168 gradini a chiocciola per visitare la statua della libertà.
Ci rimettemmo in auto e, questa volta, per me fu automatico salire al posto del passeggero, accanto ad una Santana decisamente più tranquilla.
"Si può cambiare musica? Ho un cd della divina Barbra fatto apposta per l'occasione" trillò Rachel.
"Se ti azzardi a tirarlo fuori lo lancio dal finestrino" la minacciò la latina facendo zittire la più bassa.
La mora sorrise beffarda prima di strofinarsi leggermente un occhio.
"Vuoi che guidi io?" domandai preoccupandomi che potesse essere stanca.
Poggiai una mano sulla sua posata sul cambio e la sentì rabbrividire sotto il mio tocco.
"No, mi è entrato solo qualcosa nell'occhio" rispose guardandomi con un sorriso.
Feci per spostare la mano, maledicendomi per la mia mossa avventata.
Ci fu un lungo istante di imbarazzo che lei fu bravissima a interrompere poco dopo.
"E poi vorrei che la mia auto rimanesse integra" disse ironica facendomi una linguaccia alla quale risposi con un'occhiata fintamente offesa che fece ridacchiare lei e anche me.
Ci fermammo per fare la seconda pausa all'ora di pranzo. Santana e Quinn proposero di uscire dall'autostrada per mangiare qualcosa in un posto caratteristico del luogo.
La Pennsylvania, secondo Rachel, non era un luogo particolarmente accogliente.
"Il conte Dracula è in Transilvania in Romania, Lady Puffa non nel commonwealth della Pennsylvania! Comunque sei patetica" la prese in giro Santana parcheggiando fuori dal primo locale che incontrammo sulla strada.
"Beh, direi che è carino. Sembra quasi di essere a casa" constatò Quinn scendendo e guardandosi intorno.
In effetti il paesino era molto piccolo. Pieno di falegnamerie e gente più o meno di mezza età intenta a trasportare pesanti tronchi di legna o a scaricare balle di fieno.
"Poi si stupiscono che New York sia lo stato più popolato. Ci credo! Chiunque non voglia vivere nella vecchia fattoria deve per forza rifugiarsi li" osservò sarcastica Santana.
"Beh non tutti, no? Ho sentito che il Kentuky è molto industrializzato e Louisiville è la città più grande e più…"
"Dacci un taglio Berry, la tua voce comincia seriamente a stizzirmi" gracchiò la latina.
"Volevo solo dire che magari ti troverai bene e.."
"Ho detto: sta zitta Berry!" disse decisa la mora dando le spalle all'altra per avviarsi all'interno.
"Volevo solo fare conversazione" si difese Rachel offesa prendendo la mano di Quinn non senza prima sbuffare infastidita.
Entrammo nel piccolo ristorantino rustico, poco affollato e raggiungemmo Santana che già si era accomodata ad un tavolo poco distante.
Mi accomodai accanto alla latina con Rachel al mio fianco e Quinn di fronte.
"Tutto ok?" sussurrai guardando San che mi sembrava essersi rabbuiata.
"Si tutto bene" rispose secca senza alzare gli occhi dal tavolo.
"Ne sei sicura?" dissi preoccupata cercando con gli occhi il suo sguardo.
In quel momento lei alzò gli occhi per incontrare i miei e regalarmi un sorriso dolce.
"Sicura, è tutto apposto" disse poggiando una mano sulla mia gamba e inducendomi cosi a trattenere il respiro.
"Grazie" mormorò.
"Sono qui per te, sempre" risposi poggiando una mano sulla sua per un secondo prima che entrambe tornassimo a concentrarci su Rachel e Quinn che già discutevano tra loro dei piatti indicati dal menù.
*****
Riprendemmo il viaggio e, sotto le insistenti pressioni di Quinn e Brittany, decisi di far guidare la mia amica.
La nana scattò subito davanti precedendomi.
Le lanciai un'occhiataccia alla quale rispose con un'alzata di spalle, sostenendo che io e Britt non avevamo riposato e che dietro si dormiva decisamente meglio.
Mi rassegnai cercando Brittany con lo sguardo. La intravidi poco lontano intenta a parlare al telefono forse, per l'ennesima volta, con i suoi.
In quello stesso istante mi arrivò un mms, lo aprì per ritrovarmi una foto di Puck con in mano una birra semivuota e Schifottolo in braccio.
'Ci stiamo divertendo un mondo' diceva il messaggio.
'Non dare la birra al cane idiota!' mi limitai a scrivere inviando la risposta.
Quando salì in macchina, per quanto non volessi ammetterlo, accusai tutto d'un colpo la stanchezza causata dalla mattinata di guida.
Appoggiai la schiena al sedile rilassandomi, pensando che la mia auto era davvero di una comodità incredibile. Mentre mi congratulavo con me stessa per la scelta, Brittany salì al volo in auto e Quinn mise in moto.
I primi dieci minuti di viaggio furono estenuanti. Soprattutto perché la Nanerottola non faceva che cambiare stazione radio ogni trenta secondi.
"Stupida Berry, leva quel dito dallo stereo o giuro che te lo stacco" ringhiai infastidita "Scegli una stazione e lasciala" le intimai.
"Sto solo cercando un po' di buona musica! Non posso lasciare una stazione qualsiasi. Guarda che lo faccio per allietare il viaggio di tutte ma in ogni caso ho ancora quel famoso cd che.."
"Di un'altra parola Topolina, una sola, e giuro che farai il resto del viaggio legata e imbavagliata nel cofano" sbottai.
"Piantatela adesso.. adoro questa canzone" disse Quinn eccitata alzando il volume mentre la melodia riempiva l'abitacolo.
Riconobbi la canzone già dalle prime note 'A Thousand Miles' di Vanessa Calton
Making my way downtown
Walking fast
Faces passed
And I'm home bound
Quasi istantaneamente Quinn cominciò a cantare sulla melodia, seguendo la voce che proveniva dalla radio.
Subito dopo si aggiunse anche Rachel.
Staring blankly ahead
Just making my way
Making my way
Through the crowd
And I need you
And I miss you
And now I wonder...
Cercai di trattenermi dal guardare Brittany e, come potevo percepire dalla totale assenza di movimento al mio fianco, anche lei faceva lo stesso.
Era da tutto il giorno che cercavamo di trovare un equilibrio tra cosa dire e cosa fare.
Tutto il giorno che cercavo il modo migliore per impedire a me stessa di commettere una cazzata. Ma non era facile. La tentazione di sfiorarle il viso, di baciarla, di avvicinarmi a lei, era stata forte e in più di un'occasione non ero riuscita a frenarmi.
Ed ora quella dannata canzone. Sembrava che il destino stesso ci stesse mettendo lo zampino.
If I could fall
Into the sky
Do you think time
Would pass me by
'Cause you know I'd walk
A thousand miles
If I could
Just see you
Tonight
L'istinto fu più forte della ragione. Mi voltai verso di lei e, in quello stesso istante, anche i suoi occhi si alzarono per specchiarsi nei miei.
Mi parve quasi di sentirlo il battito assodante del mio cuore, quasi temevo che potesse sovrastare la musica e che Britt riuscisse a percepirlo tanto era forte.
It's always times like these
When I think of you
And I wonder
If you ever
Think of me
'Cause everything's so wrong
And I don't belong
Living in your
Precious memories
'Cause I need you
And I miss you
And now I wonder...
Sentivo mia ogni fottutissima parola di quella canzone e speravo che lei riuscisse a percepire dal mio sguardo che era cosi.
Mi sorrise debolmente e, in quell'istante, mi resi conto che aveva capito e che provava lo stesso. Non lo disse ma fu il suo sguardo a raccontarmelo e seppi che quegli occhi di ghiaccio non potevano mentire.
If I could fall
Into the sky
Do you think time
Would pass me by
'Cause you know I'd walk
A thousand miles
If I could
Just see you
Tonight
La canzone finì ma io e lei non smettemmo di specchiarci l'una negli occhi dell'altra.
Non avrei saputo dire quanto tempo fossimo rimaste a guardarci. Ci appoggiammo entrambe agli schienali dei rispettivi sedili senza smettere di fissarci neanche per un secondo, ignorando le chiacchiere di Quinn e Rachel e la luce fuori dal finestrino che mano mano si affievoliva.
Una galleria lunga portò il buio nell'abitacolo. Istintivamente allungai una mano sentendo già la mancanza del calore che i suoi occhi mi regalavano, a metà strada trovai la sua, pronta ad accogliere le mie dita che si intrecciarono nelle sue automaticamente.
Fu l'ultima cosa che riuscii a ricordare.
Quando riaprì gli occhi, svegliata da una carezza e dalla dolce voce di Quinn, era già buio pesto fuori e Brittany era profondamente addormentata.
"San" mi chiamò appena Quinn.
Mi svegliai completamente riscuotendomi dal torpore.
"Hey" dissi piano.
"Scusa non volevo svegliati" disse lei dispiaciuta mentre mi guardavo in giro per accorgermi che eravamo ferme ad una stazione di servizio.
"Rachel si è appena addormentata ed io mi sono fermata perché ho urgente bisogno di un caffè" mi informò.
"Che ore sono?" chiesi.
"Le undici. Mancano un paio d'ore" mi informò.
"Ok" dissi riscuotendomi. "Prendi un caffè anche a me e ti do il cambio alla guida" sentenziai.
La bionda annuì ed io mi voltai rendendomi conto solo in quell'istante che la mano di Britt era ancora intrecciata alla mia.
Sorrisi intenerita dalla sua espressione profondamente rilassata in un tenero sorriso.
Feci lentamente scivolare la mia mano lontano dalla sua presa e sentii subito la pelle raffreddarsi tristemente lontana dal suo tocco.
Recuperai dal cofano la mia giacca poggiandola delicatamente sul corpo della ballerina e mi morsi nervosamente il labbro osservandola.
Non potevo farlo. Non dovevo.
Avrebbe significato farmi del male da sola, era un suicidio, una follia.
Ma non potevo. Non potevo davvero resistere.
Mi avvicinai lentamente inspirando a pieni polmoni il suo profumo prima di lasciarle un bacio a fior di labbra al centro della fronte, allontanandomi subito dopo per non essere tentata di andare oltre.
Scesi posizionandomi al posto di guida, accanto ad una Rachel addormentata a sua volta.
Quinn tornò poco dopo. Bevemmo i nostri caffè e ci concedemmo una sigaretta prima di ripartire.
La mia amica si accomodò dietro accanto a Britt. Mi tenne compagnia per un po', chiacchierando del più e del meno, finché anche lei non cedette alla stanchezza e mi ritrovai sola con i miei pensieri. Tutti rivolti alla figura bionda e meravigliosa che non potevo evitare di guardare ogni manciata di secondi attraverso lo specchietto retrovisore.
Arrivate all albergo svegliai prima Quinn, che corse a svegliare Rachel, poi aprii lo sportello dal lato in cui dormiva Brittany e le feci una leggera carezza chiamandola appena.
Mi tremò il cuore quando i suoi occhi mi sorpresero spalancandosi nei miei.
"Siamo arrivate piccola" dissi dolcemente.
Lei sorrise.
"Stavo sognando te" mi disse candidamente con la voce ancora impastata.
"Era un sogno cosi bello, San" confessò ancora in preda al torpore del sonno.
Sentii d'un tratto le gambe incapaci di reggere il mio peso e ringraziai mentalmente Quinn che in quel momento mi chiamò per farmi segno di entrare a prendere le chiavi delle stanze.
Quinn prese la chiave della stanza che avremmo occupato io e lei, dando il suo documento e la stessa cosa fece Brittany per la stanza sua e di Rachel.
Il silenzio in ascensore fu imbarazzante tra me e la bionda.
Rachel e Quinn non fecero altro che sbaciucchiarsi augurandosi ripetutamente la buonanotte a vicenda per tutti i tre piani di salita e per cinque minuti buoni davanti alle porte delle rispettive camere.
"Credi che si staccheranno prima o poi?" domandò Brittany facendosi vicina.
"Spero di si, a meno che non abbiano deciso di prosciugarsi a vicenda" risposi io ironica facendola sorridere.
Uno sbadiglio la colse in pieno ed io pensai che fosse adorabile anche cosi terribilmente assonnata.
Finalmente le due ragazze si staccarono.
"Buonanotte San" mi sussurrò la bionda sorridendo.
"Buonanotte Britt Britt" dissi, sorridendo a mia volta.
"Notte Q." disse poi la ballerina.
"Buonanotte Britt" rispose la bionda aprendo la porta.
"Buonanotte, Santana" cantilenò Rachel.
"Fottiti Berry" ringhiai entrando e sbattendomi alle spalle la porta.
