Rachel si addormentò all'istante mentre io mi rigiravo nel letto faticando seriamente a trovare il sonno.
Il solo pensiero che Santana fosse cosi vicina, nella stanza accanto mi faceva tremare il cuore.
Solo in quel momento realizzai che passare con lei altri tre giorni, senza commettere qualche sciocchezza, sarebbe stato più complicato del previsto.

Era stata una giornata lunga e ricca di mille emozioni e tutto faceva presupporre che fosse solo la prima di una serie di giornate che avrebbero sicuramente finito col mandarmi in tilt il sistema nervoso.

Chiusi gli occhi cercando di non pensare troppo ma era impossibile. Ogni volta che abbassavo le palpebre la sentivo, era ovunque nella mia testa. La sua immagine mi ritornava prepotente davanti agli occhi. Il suo odore me lo sentivo addosso sulla pelle e la sua voce calda mi rimbombava nella testa.

Sarebbero stati davvero giorni duri da sopportare e non sapevo se sarei riuscita a resistere.

****

Il telefono della stanza suonò un paio di volte facendomi sobbalzare per lo spavento. Mi guardai intorno un po' intontita realizzando lentamente che quella in cui mi trovavo non era la mia stanza. Ci misi trenta secondi buoni a ricordare dov'ero e cosa stavo facendo li.

Il telefono nel frattempo continuava a squillare impazzito. Allungai la mano verso il comodino di Quinn che dormiva come nulla fosse ed afferrai la cornetta.

Emisi un verso che, nella mia testa, avrebbe vagamente dovuto somigliare ad un 'pronto'.

"Sveglia pigrone!" trillò la voce della Berry fin troppo entusiasta per essere... guardai l'orologio spalancando gli occhi...

"Sono le sei Berry ma che problemi mentali hai?" dissi acida mettendo giù la cornetta.

Feci per risistemarmi comoda sotto le coperte ma il telefono squillò di nuovo.
Riafferrai la cornetta.

"Berry ma che cazz.."

"San" la sua voce mi sciolse come neve al sole.

"Hey" mormorai "Buongiorno".

"Buongiorno anche a te" rispose lei mentre sentivo in sottofondo Rachel sbuffare vistosamente.

"Abbiamo chiamato per svegliarvi. Scendiamo a colazione poi ci incamminiamo verso la NYADA il provino di Rachel è alle dieci" mi informò candidamente.

"Ok sveglio Quinn e ci vediamo giù" dissi semplicemente.

Riagganciai lasciandomi cadere sul letto con un sospiro senza riuscire a nascondere un sorriso sognante.
Come faceva a calmarmi anche solo la sua voce?
Dio ero davvero un caso disperato. Possibile che avesse questo effetto devastante su di me nonostante tutto?
La giornata precedente era stata un vortice di mille emozioni. Per la maggior parte del tempo non avevo fatto che guardarla con la coda dell'occhio e bramarla da lontano.
Quei giorni si preannunciavano duri ma meravigliosi al contempo, visto che potevo passarli respirando il suo profumo e beandomi del suo sorriso cristallino.

Decisi di riscuotermi con una bella doccia e fu quello che feci dopo aver svegliato Quinn.

Appena entrambe fummo pronte ad andare scendemmo per la colazione e, da lontano, vidi Brittany farci un segno con la mano per farsi vedere.

Non appena ci fummo sedute Rachel si alzò senza nemmeno salutare Quinn e si allontanò indignata.

"Che le prende?" domandò la mia amica scioccata.

"E' una giornata importante e lei molto nervosa e certamente l'atteggiamento di una certa persona qui non la aiuta" disse Britt guardandomi con rimprovero.
In quello stesso istante Quinn mi lanciò un'occhiataccia.

"Sono stanca di questa storia" mi disse acida prima di alzarsi "Vado a parlare con Rachel" aggiunse mentre io mi versavo tranquillamente un bicchiere d'acqua.

"Strozzati" mi augurò Quinn mentre bevevo.

"Quanta cattiveria di prima mattina" commentai io indifferente.

I miei occhi incrociarono quelli di Britt che mi fissava torva.

"Che c'è?" domandai prendendo un croissant.

"Si può sapere perché ti comporti cosi da stronza con Rachel?" domandò secca.

"Io non mi comporto da stronza con lei!" risposi "Sono stronza con tutti mica ha l'esclusiva. Sono stronza anche con Quinn a volte, è lei che la fa tragica" mi giustificai stringendomi nelle spalle.

"Con me non sei stronza" rispose prontamente.

-perché ti amo- le avrei voluto dire ma mi limitai a stringermi nelle spalle.

"Non sempre almeno" aggiunse lei facendomi rattristare.

Colpita e affondata.

"Senti mi dispiace se se l'è presa ma io sono cosi. Punto" dissi sperando che l'argomento fosse chiuso.

"Non capisco perché. Insomma Rachel è la ragazza di Quinn e la mia migliore amica ed, almeno oggi che ha il provino, dovresti essere gentile con lei" mi rimbeccò la bionda ed io di tutta risposta sbuffai.

"San" disse calma allungando una mano sul tavolo per posarla sulla mia.

Mi si incastrò il respiro in gola ed, improvvisamente, sentii il bisogno di prendere il suo viso tra le mani per riempirlo di baci del buongiorno. Ma non lo feci.

"Che ti ha fatto Rachel? Perché ce l'hai tanto con lei?" domandò cauta.

"Non mi ha fatto nulla. E' solo che.." mi morsi la lingua distogliendo lo sguardo.

"Solo che?" mi incitò lei.

"La invidio" ammisi abbassando lo sguardo.

Brittany mi osservò con più attenzione cercando il mio sguardo sfuggente.

"Perché?" domandò semplicemente.

"Perché ha tutto ciò che io non ho e non avrò mai" confessai a quegli occhi ai quali non potevo mentire.

Lei rimase un istante interdetta poi attese pazientemente che io continuassi.

"Lei ha una famiglia che l'adora e due genitori a cui non importa se è gay o meno. Ha un sogno e la tenacia, il coraggio e la possibilità di realizzarlo. Ed ha una ragazza che ama e che la ama a sua volta e loro non hanno paura di viversi e poi lei ha te. E ti avrà per sempre. Verrete qui a vivere insieme a New York ed io non ho e non posso avere nulla di tutto ciò. E lo detesto" dissi tutto d'un fiato alzandomi mentre piccole lacrime riempivano i miei occhi.

Mi voltai ritrovandomi faccia a faccia con Rachel e Quinn entrambe a bocca aperta e, d'un tratto, mi sentii ancora più stupida.

Ignorando i richiami di Quinn e di Britt risalii fino in camera mia, richiudendomi alle spalle la porta ancora scioccata per quello che avevo detto e per come quella verità fosse venuta fuori dalle mie labbra senza che io ci avessi davvero ragionato sopra.

Pochi istanti dopo sentii bussare alla porta. Inizialmente pensai di ignorare la cosa ma quel ticchettio si fece sempre più insistente ed alla fine mi decisi ad aprire trovandomi di fronte l'ultima persona che mi sarei mai aspettata.

"Berry" dissi acida lasciando la porta aperta e dandole le spalle.
La ragazza entrò senza scomporsi richiudendo la porta e appoggiandovisi.

Rimanemmo in silenzio per non so quanto finché lei non parlò.

"Vuoi parlarne?" domandò.
"No" dissi secca.
"Santana" tentò lei alzando gli occhi al cielo.
"Mi dispiace!" dissi secca senza guardarla "Mi dispiace, ok?" dissi senza troppi giri di parole.
"Non ho voglia di parlarne né di piagnistei, né di abbracciarti implorando perdono e di finire col diventare pappa e ciccia. Mi dispiace per come ti tratto. Ora sai perché. Cercherò di essere meno stronza ma non prometto nulla" mi affrettai a dire.

"Grazie" si limitò a dire abbassando il capo.

Rimanemmo in silenzio per un altro minuto poi lei parlò.

"Non hai nulla da invidiarmi, Santana" disse sicura.

"Tu hai talento e grinta da vendere ed, appena troverai la tua strada, sono sicura che realizzerai tutti i tuoi obbiettivi. E, per quello che riguarda Brittany, l'unica che l'avrà sarai proprio tu, nonostante la lontananza e tutto il casino che è successo, voi vi apparterrete sempre come me e Quinn" disse sicura.

"Magari non volevi la mia opinione in proposito ma questo è quello che penso. Io ti ammiro molto Santana, nonostante tutto, e credo molto in te. Non hai davvero nulla da invidiarmi" concluse.

"Grazie" mi limitai a dire sinceramente toccata dalle sue parole.
Mi voltai incrociando i suoi occhi.

"Andrai alla grande oggi Rachel" dissi sincera.

Lei attese forse che io aggiungessi una battuta acida ma non lo feci e la sue espressione si aprì in un sorriso.

"Lo credi davvero?" domandò illuminandosi.
"Assolutamente" dissi io sorridendo a mia volta "Ora adiamo a fare colazione" aggiunsi cercando di sviare il discorso.
Lei annuì e prima di uscire si voltò verso di me e, superando un po' di incertezza iniziale, mi abbracciò stringendomi a se.

Rimasi impietrita per qualche secondo poi con le braccia tremanti risposi a quell'abbraccio per pochi istanti prima di staccarmi da lei.

"Ok basta smancerie" dissi arrossendo.
"Sbaglio o prima mi hai chiamata per nome?" disse lei gongolando.
"Non ti ci abituare perché non ricapiterà"l a ammonii io puntandole il dito.

Lei ridacchiò soddisfatta aprendo la porta.
Scendemmo e, durante il tragitto in ascensore, lei cominciò a snocciolarmi tutto il repertorio di canzoni che aveva preparato per il provino.

Mi ritrovai a roteare gli occhi al cielo sperando di arrivare prima possibile al piano terra e la mia preghiera fu presto esaudita.
Uscii dall'ascensore con la testa ancora piena delle sue chiacchiere e mi ritrovai davanti una Quinn un po' imbronciata.

"Non me l'avevi mai detto" disse semplicemente rispondendo ad una mia occhiata interrogativa.

"Beh non volevo caricarti anche di questo peso, non volevo che tu pensassi che io fossi invidiosa del rapporto che hai con Rachel. Io sono solo… vorrei solo poter avere lo stesso con Britt" dissi ad occhi bassi.

La mia amica mi accarezzò il viso costringendomi a guardarla.

"Tu e Britt avete qualcosa che nemmeno io e Rachel avremo mai" disse sicura stringendomi a se.

"Ti voglio bene Q" le sussurrai all'orecchio.

"Anche io S." rispose con un sorriso.

Ci staccammo dall'abbraccio e la mia amica raggiunse Rachel fuori dalla hall per chiamare un taxi.
Io mi voltai alla ricerca dell'unico viso che avrebbe potuto davvero quietare le mie ansie e la ritrovai poco distante intenta a sorridermi amorevolmente stringendo tra le mani un bicchiere di cartone che conteneva apparentemente del caffè.

Mi venne incontro e si fermò a pochi passi da me accarezzandomi una guancia.

"Britt io".

"Shh" disse poggiano un dito sulle mie labbra "Non dire nulla" disse con un filo di voce "Non c'è bisogno" aggiunse prima di porgermi il caffè.

"La colazione" mormorò facendomi l'occhiolino mentre prendevo dalle sue mani il bicchiere ancora fumante e la ringraziavo con un sorriso.

"Andiamo?" disse porgendomi la mano.
Feci un profondo respiro.
"Andiamo" dissi intrecciando le dita nelle sue.

****

New York era un gioiello. Non avevo mai visto una città più caotica ed allo stesso tempo più affascinante.
Per tutto il tempo eravamo state tutte e tre col naso puntato all'insù ad osservare la magnificenza dei grattacieli signorili ed enormi che ci circondavano.
Tutto era avvolto da un alone di frenetica vitalità che ci contagiava ad ogni passo.

Faticammo un po' per trovare la NYADA perché, ad ogni passo, riuscivamo a distrarci dall'intento facendoci rapire dai negozi o dalle strambe persone che popolavano le strade.

Non lasciai la mano di Santana neanche un istante e, per tutto il tempo, mi beai della sua pelle calda a contatto con la mia.

Rachel era nervosissima per la sua audizione e passò l'ora successiva a camminare avanti e indietro gorgheggiando e ripassando le scale mentre Quinn la rassicurava tenendole la mano.

Io e Santana invece rimanemmo in disparte ad osservare gli altri candidati.

"Berry non hai di che preoccuparti! Quella che è appena uscita sorridendo l'ho sentita cantare prima, faceva davvero pena. Se hanno preso lei promuoveranno te direttamente al terzo anno" la rassicurò Santana a modo suo quando le ragazze si avvicinarono a noi.

"Grazie Santana" disse Rachel debolmente.

Una signorina con gli occhiali spuntò nella sala d'attesa.

"Berry Rachel Barbra"chiamò.

Rachel scattò in piedi come una molla.
"Dacci dentro amore" disse Quinn lasciandole un bacio.
"Sarai una grande, piccola" le dissi stringendole la mano.
"Sfondagli il culo gay Berry" sbottò Santana gasata.

Io e Quinn ci girammo a guardarla torve.
"Che c'è?" domandò lei stranita.
Nessuna delle due rispose.

I venti minuti successivi sembrarono interminabili.
Quinn camminava nervosamente torturandosi le mani mentre io giocavo distrattamente con le dita di Santana che sembrava essere sul punto di addormentarsi con le cuffie nelle orecchie.

Finalmente Rachel uscì dalla sala provini con un sorriso talmente ampio e soddisfatto che nessuna di noi ebbe dubbi su come fosse andata l'audizione. Anche se non si conoscevano ancora i risultati il solo fatto che Rachel fosse cosi sicura e il suo rinomato talento ci fecero ben sperare.

Finito il provino andammo a mangiare a Little Italy e Santana litigò parecchio con gli spaghetti facendo ridere da matti me.

"Non ridere di me signorinella" mi minacciò giocosa.
"Sei buffa" ammisi.
"Non so come cavolo si mangiano questi cosi! Insomma come faccio a prenderli senza che mi schizzi tutto addosso" si lamentò lasciando cadere la forchetta nel piatto dopo l'ennesimo tentativo andato male.

Ridacchiai prendendo la forchetta dal suo piatto e attorcigliandovi gli spaghetti come mio padre mi aveva insegnato tempo prima.
Una volta presa la giusta quantità la avvicinai al suo viso poggiandole l'altra mano sotto il mento.
Lei mi guardò un po' imbronciata prima di lasciarsi convincere dal mio sorriso ed aprire la bocca.
La imboccai come con i bambini sorridendo per la sua espressione buffa.

"Mi insegni?" chiese con una vocina da bimba ed un adorabile broncio al quale non riuscì davvero a dire di no.

"Se continuano cosi credo che finirò per vomitare arcobaleni e cuoricini alla fine di questo viaggio" borbottò Rachel all'orecchio di Quinn ma riuscii a sentirla e le diedi un leggero calcio sotto al tavolo mentre Quinn se la rideva tranquilla.

Dopo mangiato ci ritrovammo a fare spese a Times square. Rimanendo incantate da tutto il tram tram frenetico che ci circondava.

Entrammo in un negozio di vestiti e mentre Quinn e Rachel facevano spese io e San attaccammo letteralmente uno scaffale pieno di cappelli ed occhiali da sole, provandoli uno dopo l'altro.
Cominciammo a provarli facendoci foto a vicenda.

"Questo ti sta bene" sentenziò infilandomi un cappello giallo di paglia e scegliendo degli occhiali abbinati da mettermi.
"Oh ma ti prego è orrendo" risposi facendo per toglierlo.

Lei si voltò abbracciandomi inaspettatamente ed incantandosi a guardarmi.
"Sei bella invece ed ho deciso che te lo compro" disse lasciandomi un bacio sulla punta del naso che mi fece arrossire e desiderare ardentemente di fare mie quelle labbra.
Dio quanto mi mancava il suo sapore buono.

Passeggiammo a piedi nudi a Cental Park ed io fui subito attirata dal laghetto con le anatre. Corsi verso quel piccolo spazio ridendo emozionata nel vederne cosi tante.

Vidi quegli animaletti venirmi incontro e mi rammaricai di non avere nulla da dargli.

"Sembrano affamate" dissi con un broncio quando San mi fu vicina.

Lei si guardò intorno poi sorrise.

"Aspetta" disse con un piccolo sorriso.
La vidi correre verso un banchetto dove una vecchietta aveva esposto dei sacchettini con delle molliche di pane.

Lasciò un dollaro alla donna e prese un sacchetto venendomi incontro con un sorriso.

"Tieni" disse porgendolo a me che mi persi a fissarla con un sorriso ebete ed intenerito.

"Vomiterò sicuramente" disse Rachel tra se ma, questa volta, non riuscii a distogliere lo sguardo da San neanche per rivolgere alla mia amica l'occhiataccia che meritava.

****

Tutto era meraviglioso. Sembrava che il tempo si fosse riavvolto su se stesso, era come un film che ricominciava da capo per proiettarsi meglio del precedente.

Stavamo attraversando una fase che mai il nostro rapporto aveva conosciuto. Quella del lento corteggiamento, quella dei giochi casti, delle occhiate tenere, delle piccole paure anche solo di sfiorarsi una volta di troppo e rompere la magia.

Non avevamo avuto modo di corteggiarci cosi all'inizio della nostra storia. Tutto era accaduto in fretta, forse troppo in fretta.
Ma, questa volta, tutto sembrava andare più a rilento, in modo più giusto, come d'altra parte doveva essere fin dall'inizio.

Mi pentii di aver pensato che quei giorni a New York sarebbero stati un male, cominciavo invece a credere, alla fine di quella giornata, che dovevo davvero ringraziare il fatto che fossimo li, insieme, lontane dai problemi di Lima, dai nostri piccoli problemi. Libere di viverci come meglio volevamo e magari di ritrovare il coraggio di ricominciare insieme.

Rientrammo in albergo con i piedi distrutti ed il cuore più leggero.

"Muoio di fame" borbottò Brittany.
"Anche io in effetti" risposi.
"Io ho solo voglia di una doccia" disse Rachel stiracchiandosi.
"Ed io di un letto" borbottò poi Quinn.

Feci per rispondere ma Rachel fu più veloce di me.

"Puoi farla da noi, cosi stiamo un po' insieme" propose "..voi andate a mangiare" aggiunse spingendoci verso l'uscita.
"Ciao!" disse prima che io o Britt potessimo ribattere poi prese Quinn per un braccio tirandola con se fino all'ascensore.

Io e Britt ci guardammo improvvisamente imbarazzate.

"Beh è giusto infondo che vogliano stare un po' da sole" disse lei stringendosi nelle spalle.

"Suppongo di si" risposi annuendo nervosamente.

All'improvviso l'idea di rimanere sola con lei mi agitava un po'.

"Beh allora pizza?" proposi.

"Vada per la pizza" rispose lei sorridendo.

Mi ritrovai ad allungare la mano verso la sua. Lei la osservò un po' incerta ed era strano dato che le nostre mani erano state intrecciate per tutto il giorno. Era come se solo in quell'istante ce ne stessimo rendendo conto.

Mi prese la mano senza indugiare un secondo di più e la strinsi nella mia mentre prendemmo a camminare verso il quartiere italiano vicino all'albergo.