Mangiammo la pizza senza scambiarci più di due o tre frasi di cortesia.

Ero improvvisamente nervosa e non capivo perché. Quella giornata era stata intensa per le mille emozioni e tutto sembrava finalmente girare nel verso giusto. Eppure non riuscivo a mascherare la mia agitazione.

Non sapevo se fosse lei ad agitarmi cosi o la situazione tra noi o, forse, l'audizione che avrei dovuto affrontare. Mi sembrò semplicemente che, in quel momento, la notte che avvolgeva New York avesse portato con se le ansie, i se e i ma che tanto avevo cercato di riporre in un angolo remoto della mia mente.

Quando rientrammo in albergo non ci stupimmo affatto di trovare Rachel e Quinn profondamente addormentate ed abbracciate.

Forse era quello che ci aveva procurato un po' di ansie. La consapevolezza che quella notte l'avremmo finito per passarla insieme.

"Dovrei svegliarle" dissi poco convinta osservando le due ragazze.

"Io credo che la Berry ci staccherebbe a morsi la testa. Guarda come dormono strette. Secondo te riescono a respirare cosi?" domandò lei per sdrammatizzare facendomi ridacchiare.

"Le lasciamo dormire?" azzardai.

Lei si limitò ad annuire e io recuperai la maglia lunga e larga che mi faceva da pigiama e che giaceva abbandonata sulla mia valigia prima di uscire dalla stanza semibuia seguita da Santana che, prontamente, mi scortò nella sua camera.

Lei mi offrì di usare per prima il bagno ed io feci la doccia più veloce della storia perché davvero non sopportavo l'idea di perdermi anche solo un secondo della sua compagnia.

Mentre aspettavo che anche lei finisse la doccia uscii sul balconcino della camera affacciandomi su una meravigliosa New York. La distesa di luci era immensa ed il rumore era a dir poco assordante. Mi chiesi come facessero a dormire Quinn e Rachel con tutto quel fracasso e mi ritrovai a domandarmi come avrei fatto a dormire io, una volta li.

Mi chiesi se sarei stata all'altezza di quella città.

Improvvisamente mi sentivo troppo piccola e troppo poco preparata. Non mi sentivo all'altezza dei miei sogni e questo non aiutava. Soprattutto il giorno prima dell'audizione.

"Hey" la sua voce mi fece sobbalzare.

"Scusa non ti volevo spaventare" si affrettò a dire.

"No tranquilla, ero solo un po' sovrappensiero" dissi abbozzando un sorriso.

"Preoccupata per domani?" domandò cercando i miei occhi.

Non risposi. Aprii la bocca per smentire ma mi ritrovai solo a richiuderla e ad abbassare il viso, annuendo.

Lei sorrise dolcemente avvicinandosi di qualche passo per posizionare due dita sotto il mio mento e costringermi dolcemente a guardarla.

"Tu sei una ballerina incredibile Britt Britt e sei una persona cosi forte e splendida. Non hai nulla di cui preoccuparti. Sei nata per volare alto e lo capiranno anche loro domani. Questo è il tuo posto, la danza è la tua vita. Non avere paura" disse sorridendo.

"Sembri cosi sicura che ce la farò" dissi sconsolata.

"Perché io credo in te, ci credo tanto e so di avere ragione" disse.

"E come lo sai?" domandai.

"Hey" disse indignata "Come ti permetti? Santana Lopez ha sempre ragione" disse con un piccolo sorriso dandomi un colpetto con l'indice sulla punta del naso e facendomi sorridere appena.

"Tu sei unica Britt. Come.." ci pensò su qualche istante "..come un unicorno" disse sorridendomi.

Mi scappò una risatina buffa alla quale lei si associò.

"Grazie" sussurrai tirandola a me per un abbraccio necessario.

Lei non se lo fece ripetere e mi strinse a se saldamente.
Quell'abbraccio parve portarsi via il nostro imbarazzo e le mie ansie tutte insieme.

Ci staccammo mal volentieri e ci perdemmo per un istante l'una negli occhi dell'altra.

Un brivido mi attraversò la schiena.

"Hai freddo? Forse è meglio rientrare" disse lei sfregando le mani sulle mie braccia scoperte.

"No, voglio restare qui ancora un po'" dissi come a pregarla di concedermi altri due minuti.

Lei sorrise benevola e rientrò pochi istanti solo per tornare fuori con due coperte prese probabilmente dal letto. Ne stese una sul pavimento e mi invitò a sedermi, cosa che feci all'istante con un gran sorriso. Si accomodò accanto a me avvolgendo entrambe nella coperta.

Istintivamente alzai lo sguardo al cielo e rimasi un po' delusa.

"Non si vedono le stelle" constatai rattristata.

Lei alzò lo sguardo a sua volta ed annuì.

"Si vede la luna però"disse,come a volermi rincuorare.

"Credi che a Louisville si vedano le stelle" domandai a bruciapelo mordendomi la lingua subito dopo per aver tirato fuori quell'argomento.

Lei si irrigidì per un istante poi tornò a rilassarsi.

"Suppongo di si" rispose.

"Io potrò guardare la luna e tu guarderai le stelle" constatai.

"Sarà un po' come guardare lo stesso cielo" aggiunse lei distrattamente.

"Già, ma a kilometri di distanza" mi rattristai.

Lei sospirò.

"Ti fa paura?" chiese.
"Si" ammisi sincera.
"Anche a me" si affrettò a dire.

"Mi mancherai cosi tanto San" ammisi mentre gli occhi si riempivano di lacrime "Mi mancherà la tua risata e il tuo odore, mi mancherà il tuo esserci per me" dissi tutto d'un fiato.

Lei si voltò a guardarmi.

"Io ci sarò sempre per te Britt Britt, sempre. Io ti amo" confessò in un sussurro che io percepì nonostante il rumore assordante intorno a noi.

"Anche io" risposi sincera "Nonostante tutto questo casino, al di la di come andrà a finire, io ti amo come il primo giorno Santana" confessai "E mi maledico ogni singolo istante per averti ferita, per non aver avuto abbastanza coraggio" aggiunsi.

"Non fartene una colpa" disse alzando nuovamente gli occhi al cielo.

"Comincio a pensare che era proprio cosi che doveva andare, che forse era ciò che ci voleva per noi, per scuoterci dal torpore, per evolverci. La sofferenza aiuta a crescere. Te lo dice una che è cresciuta abbastanza in fretta" disse con amarezza.

"Tu credi che.." azzardai "Credi che sia possibile andare avanti? Voltare pagina e ricominciare tutto da capo?" domandai intimorita dalla sua probabile risposta.

Lei parve rifletterci un istante poi sospirò senza spostare lo sguardo dal cielo.

"Io credo che continueremo sempre a perderci" disse.
Il mio cuore mancò un battito
"…l'importante Britt, è che non smettiamo mai di cercarci" aggiunse puntando gli occhi nei miei.

Ingoiai a vuoto, respirando piano come se qualunque movimento troppo affrettato, anche solo lo spazio di un respiro affannato, potesse interrompere la calma e la magia del momento.

Scrutai a lungo quelle iridi di cioccolato fondente con la sola intenzione di scavare nella sua anima, con la speranza di trovarvi dentro ancora un briciolo di noi.

"Come l'hai capito?" domandai dal nulla.

"Cosa?" chiese lei

"Di esserti innamorata di me. Come l'hai capito?" dissi più chiara.

Lei prese un profondo respiro e parve pensarci su per un secondo infinito.

"Volevo solo guardarti dormire" mi confesso fissando il pavimento con aria assente.

La osservai curiosa.

"Seguire per tutta la notte il ritmo del tuo respiro, senza toccarti" continuò.
"Me ne sono accorta.. da questo incontrollabile desiderio" disse con gli occhi lucidi "Ho capito in quell'istante che, anche solo la paura di innamorarsi di qualcuno, è già una specie di amore silenzioso".

A quelle parole mi tremò il cuore e trattenni il respiro perché lei continuasse"

"Se potessi addormentarmi e cancellare tutti i miei errori solo risvegliandomi, se solo potessi ricominciare da zero, saprei sempre ritrovarti. Ricomincerei dal primo battito nato pensandoti e saresti l'unica cosa che non cambierei della mia vita" confessò con le lacrime agli occhi prima di sollevare quei due pozzi d'oro nero e incatenarli ai miei.

"Se non sei tu l'amore, l'amore non esiste" sentenziò mentre una piccola lacrima le rigava il viso.

Allungai una mano verso il suo volto per accarezzarlo e scacciare via quella lacrima solitaria mentre una sua gemella scivolava via dalla mia stessa palpebra.

Mi avvicinai a lei lentamente e poggiai le labbra sulle sue, in un gesto che avevo fatto milioni di volte e che, nonostante questo, non mi era mai sembrato cosi nuovo.

Le mie labbra accarezzarono le sue con una lentezza senza pari. Mi presi il tempo per godermi ogni istante di quel piccolo riscoprirsi.

Mi erano mancate le sue labbra piene, la loro morbidezza e quel sapore indefinito e meraviglioso che era solo suo e che mi piaceva pensare fosse solo per me.

Non approfondimmo quel bacio, non ce ne fu bisogno. Ci bastò, in quel momento, che le nostre labbra fossero al proprio esatto posto, su quelle dell'altra, come era giusto che fosse.

****

Era come tornare a casa dopo un lungo viaggio quel lento sfiorarsi di labbra.
Era la cosa più semplice e dolce del mondo e, benché morissi dal desiderio di approfondirlo, di assaggiare nuovamente il suo sapore e riscoprire l'effetto che aveva su di me, non interruppi quella magia. Quel piccolo momento solo nostro.

La sentii di nuovo mia e mai come in quel momento sentii di appartenerle.

Quando ci staccammo nessuna delle due ne aveva effettivamente voglia, né bisogno.
Ma avvertimmo entrambe, nello spazio di un brivido, che un bacio non cancella le parole dette, né le azioni compiute.

Forse ci sarebbe voluto tempo per ritrovarci appieno. Sicuramente serviva tempo.

Ma un pensiero rasserenava me ed, in cuor mio, sapevo che anche lei ne era convinta.

Ci amavamo.
Ci amavamo disperatamente e questo bastava a farci credere che qualcosa di straordinario potesse essere possibile nonostante tutto.

Avremmo dovuto parlare ancora, chiarire tante cose.
Trovare il coraggio per riprenderci in mano la nostra felicità. Lo avremmo fatto ma non quella sera.

Nessuna delle due voleva rovinare l'alone di tranquilla felicità che ci aveva avvolte quella notte a New York e fu per questo che decidemmo di andare a letto.

La presi per mano scortandola dentro per risistemare sul letto le coperte.

Ci stendemmo rannicchiate l'una di fronte all'altra senza dire altro.
Nessun'altra parola sarebbe servita.
Bastavano i nostri sguardi, persi l'uno nell'altro, e le nostre mani intrecciate. Tutto parlava da se.

Mi addormentai e l'ultima immagine davanti ai miei occhi fu il suo sorriso dolce, per me.. solo per me.

La mattina dopo fui svegliata dal rumore della porta che si era aperta e richiusa lentamente.
Mi guardai in giro spesata poi allungai una mano sulla parte del materasso nella quale Britt aveva dormito e trovai un bigliettino con l'intestazione dell'albergo.

-Scendo a fare un po' di stretching, ci vediamo a colazione.
Ps. quando dormi sei adorabile. Ma tu lo sei sempre :-P B.-

Sorrisi, allungandomi per affondare il viso nel cuscino ancora intriso del suo odore buono che per tutta la notte mi aveva avvolta.

Scesi a fare colazione e non fui sorpresa di trovare già al tavolo Rachel e Quinn.

"Buongiorno raggio di sole" cantilenò Quinn quando mi vide arrivare.

"Ben svegliata, sei radiosa stamattina" constatò.

Osservai prima l'una poi l'altra, concentrandomi sui loro sguardi ammiccanti e i loro sorrisi esageratamente spiritati.

"Non siamo andate a letto insieme" dissi prima che la domanda arrivasse "E non stiamo insieme di nuovo" spiegai vedendo i loro sguardi confusi "E voi..." aggiunsi puntando il dito e facendolo oscillare dall'una all'altra "Siete due sporche piccole manipolatrici! So cosa state cercando di fare e vi avverto.. qualunque cosa accadrà tra me e Britt, statene fuori. Capito?" intimai prima di sedermi senza aspettare la loro risposta che non arrivò comunque soprattutto perché Britt entrò affrettandosi a sedersi con noi, agitata e silenziosa.

***

"Brittany S. Pierce" chiamò il ragazzo uscendo dal teatro.

"O mio Dio" esclamai nel panico "Mi Dio" dissi faticando a respirare regolarmente.

"Andrà tutto bene Britt li farai neri, vedrai" mi rassicurò Rachel abbracciandomi.

"Fai vedere chi sei piccola" mi incoraggio Quinn.

Non feci in tempo a voltarmi che le braccia di San furono intorno al mio collo e le sue labbra presero a lasciarmi ripetuti baci sulla guancia.

"Non hai bisogno dei miei auguri" mi sussurrò all'orecchio "Sarai meravigliosa" disse.

Ed io seppi che lo pensava davvero, credeva in me cosi tanto che il minimo che io potessi fare era di credere in me stessa. Per lei e per il mio futuro.

Mi voltai fiera, sorridendo ed, a passo svelto e sicuro, mi incamminai nel teatro per il mio provino promettendo a me stessa che avrei dato il meglio.

"Yah is Brittany Bitch" urlò Santana alzando i pugni e facendo voltare tutte le persone presenti in sala che la guardarono straniti mentre lei rendendosi conto dell'accaduto abbassò le mani ficcandole in tasca e si sedette accanto a Quinn a testa bassa.

***

Venti minuti.
Non mi erano mai sembrati cosi lunghi.

Camminavo avanti e indietro mordicchiandomi nervosamente le unghie col pressante desiderio che qualcosa potesse mettere un freno all'ansia che si era impadronita di me.

"Santana finirai per scavare un solco sulla moquette se non ti fermi" sbottò Rachel.

"Ed a me verrà la nausea se continuo a guardarti" aggiunse Quinn.

Mi votai fissandole nervosa.

"Cip, Ciop, chiudete il becco!" dissi acida riprendendo a camminare agitata.

"Vado al distributore all'entrata a prendere una coca" disse Rachel esasperata "Vuoi niente amore?" domandò alla bionda che scosse il capo.

"Posso portarti qualcosa San? Una camomilla, magari?" domandò ironica.

"Strozzati con la tua coca Berry" risposi semplicemente.

Lei scosse forte il capo poi si alzò incamminandosi verso l'entrata.

"Santana per favore vuoi calmarti?" mi implorò Quinn.

"Come è possibile che ci metta tanto?" domandai nervosamente.

"E' un provino Santana! E' un bene che la tengano di più. Se gli avesse fatto schifo l'avrebbero cacciata subito" disse lei stringendosi nelle spalle.

"Oh callate la boca, Fabray" dissi nervosamente.

"Mamma mia quanto diventi insopportabile quando ti prende l'ansia!" osservò lei sbuffando.

"No lo estoy" risposi secca.

"Si invece" ribattè lei.

"Da quando mi capisci se parlo spagnolo?" domandai stranita.

"Non c'è bisogno di parlare spagnolo per capirti" ribbattè lei.
"Perché non ti dai una calmata e ti siedi" disse indicandomi la sedia vuota al suo fianco mentre lei tornava a sfogliare la sua rivista.

Sbuffai sedendomi accanto a lei. Lo sguardo cadde sulla sua borsa aperta e vi intravidi uno strano dépliant che presi all'istante.

"Columbia University?" domandai alzando un sopracciglio.

Lei si riscosse fissando gli occhi nei miei.

"E' solo un dépliant che ho preso ieri mentre eravamo in giro. Mi è capitato per caso tra le mani" disse.

"Rilasciato dalla sede centrale dell'università" lessi sul retro del volantino "Per caso eh?" dissi scettica alzando un sopracciglio.

Lei sbuffò.

"Mi tengo aperta qualche possibilità, ok? Il termine delle iscrizioni scade tra un mese" mi informò.

"Quinn tu hai già un'università pronta ad accettarti e si chiama Yale. Yale capisci? Di quali altre possibilità hai bisogno?" domandai stranita.

"Yale è nel Connectcut mentre la Columbia è qui a New York" disse lei come se fosse una giustificazione valida.

"Yale è una delle tre università migliori d'America, piccola testolina biondo ottone, e tu sei stata presa prima ancora di finire il liceo! Sei impazzita per caso?" urlai quasi scattando in piedi.

"Abbassa la voce" disse lei prendendomi le mani "Ascolta. A me non importa nulla di quale università frequenterò, io voglio solo vivere in un posto che mi piace e che si adatti alle mie esigenze. Frequentare un buon corso di Psicologia infantile ed essere felice" spiegò.

"I miei vogliono che vada a Yale ed io voglio farli felici. Ma devo pensare anche a me. Insomma New York è meravigliosa e sento che sarebbe il posto giusto per me e la Columbia non ha nulla da invidiare alle altre università. Ha degli ottimi corsi, una marea di ottimi corsi, San, ed in più potrei stare vicina a Rachel. Non ho deciso nulla, ma voglio tenermi aperta questa possibilità.. e sinceramente credo che dovresti farlo anche tu" disse convinta lasciandomi le mani e distogliendo lo sguardo dal mio.

"Io ho già il futuro assicurato" risposi sprezzante.

"Certo come no! Andrai a chiuderti in quel buco di Louisville e farai la cheerleader per il resto della tua vita per finire un giorno vecchia, sola ed acida come la Sylvester ad insegnare educazione fisica in un minuscolo liceo di una schifosa e desolata cittadina di provincia" disse lei a denti stretti.

Feci per ribattere offesa ma lei si voltò di scatto incatenando gli occhi ai miei.

"Prenditi la tua vita, San. Sii padrona del tuo destino. New York è perfetta per noi, puoi scegliere un altro corso, uno che ti interessa davvero, e vivere qui. Vivere il vero sogno americano. Con me.. e Brittany" disse con gli occhi speranzosi.

"Pensaci, pensa a quante possibilità potrebbe offrici questa città" aggiunse.
"Tienilo questo. Dagli un'occhiata" disse poi spingendo il dépliant verso di me.

Si zittì all'istante vedendo arrivare Rachel.
"E' un segreto per ora" mi avvisò.

In quello stesso istante la porta del teatro si spalancò ed una meravigliosa e sorridente Brittany uscì saltellando.

Io e la mia amica ci alzammo andandole incontro ed io nascosi prontamente il dépliant in borsa.

"Come è andata?" domandò Rachel abbracciando la bionda.

"Hanno detto che mi faranno sapere ma l'insegnante di ballo mi ha fatto i complimenti!Ha detto che ho un livello altissimo per avere solo diciotto anni e che lavorare con me sarà entusiasmante per lui" disse lei con le lacrime agli occhi.

"Sei praticamente dentro" constatò Rachel quasi urlando prima di stringerla.

Anche Quinn le saltò al collo complimentandosi.

Quando fu il mio turno non riuscii a trattenere le lacrime.
La strinsi a me più forte possibile affondando il viso nei suoi capelli.

"Lo sapevo.." dissi con un sorriso prendendole il viso tra le manie scuotendolo
"Il mio unicorno" dissi raggiante mentre lei mi stringeva ancora ridendo tra le lacrime.