Il resto della giornata lo passammo in giro per la città. Ci impiegammo circa due ore per salire fino in cima alla statua della libertà per colpa, soprattutto, di Santana che sbraitava sul fatto che tutti quegli scalini fossero un suicidio, anche se, alla fine, la sua capacità e la sua resistenza da atleta tradivano le sue lamentele perché riusciva a tenere benissimo il passo.

Paradossalmente quella che si lamentava meno era Rachel che era anche quella delle quattro con più difficoltà a reggere il ritmo.

In quel momento mi resi conto che la metà delle polemiche di Santana erano più dettate dalla voglia di lamentarsi piuttosto che da un bisogno effettivo. In questo era davvero identica a Rachel, almeno il più delle volte.

La vista in cima alla statua era impagabile e, tutte e quattro, affacciandoci alle grosse vetrate dimenticammo la stanchezza nelle gambe.
Abbracciai da dietro una Santana completamente incantata a fissare il panorama e poggiai il mento sulla sua spalla, baciandole una guancia. Le sue mani corsero sulle mie ed il suo sorriso mi contagiò.

"E' uno spettacolo meraviglioso" mormorò tenendo gli occhi puntati sul vetro.

"E' vero" dissi senza smettere di guardarla.

"Britt il panorama è li" indicò lei col dito divertita.

"Dici? Non ne sono sicura" risposi allargando di più il mio sorriso e lasciando un altro bacio su quella guancia arrossatasi per l'imbarazzo.

Dopo la statua fu la volta dell'Empire State Building.

Rientrammo in albergo stanche quasi quanto la sera prima ma felici, almeno io lo ero.

Il provino era andato più che bene e, cosa ancora più entusiasmante, la mano di Santana non aveva lasciato la mia per tutto il giorno, neanche per un secondo.
Persino mentre mangiavamo le nostre mani libere erano intrecciate sotto il tavolo.

Pensai che probabilmente la spiegazione era semplice. Il giorno dopo ci saremmo rimesse in viaggio e, di li a ventiquattro ore, tutto il peso dei problemi che, in un tacito accordo, avevamo lasciato a Lima ci sarebbe ripiombato addosso schiacciandoci entrambe.

Ma avevamo ancora un giorno e tanto bastava a tenerci sollevate ed a unirci di più allo stesso tempo.

"Stasera vorrei andare a cena fuori in un bel posto, che ne dite?" propose Quinn sfogliando una guida della città.

"Si, sarebbe carino per festeggiare le nostre audizioni e poi è l'ultima sera che siamo tutte e quattro a New York" disse Rachel un po' dispiaciuta.

Tutte ci rabbuiammo appena e Rachel si scusò mordendosi un labbro nervosamente ed abbassando lo sguardo.

"Bando alle ciance, dove andiamo a cena?" sbottò Santana per smorzare la tensione "Vi avverto che non mangerò in un posto che abbia meno di quattro forchette" sentenziò facendoci ridacchiare un po' tutte.

Passammo un po' di tempo nella hall dell'albergo sfogliando la guida di Quinn per cercare un ristorante carino e non troppo costoso.

Alla fine optammo per un ristorantino a Brooklyn. Decidemmo di andare ognuna nelle proprie stanze per prepararci e vederci proprio li, all'entrata dell'albergo, da li a due ore.

"Hai portato il vestito bianco che ti ho pregato di mettere in valigia vero?" mormorò Rachel a denti stretti quando salimmo in ascensore.

"Si l'ho portato" dissi stancamente.
Mi aveva stressato non poco per quel vestito, probabilmente voleva che glielo prestassi.

"Brava ragazza" mormorò soddisfatta facendo un occhiolino a Quinn che non mi sfuggì.

"Che diavolo state combinando voi due?" la rimproverai.

"Niente" rispose stringendosi nelle spalle con un sorriso fin troppo soddisfatto.

****

Osservai il mio riflesso allo specchio, le scarpe nere lucide erano troppo alte e decisamente poco comode con quei tacchi vertiginosi. Inoltre quel vestito che Quinn mi aveva costretta a comprare era decisamente diverso da come li preferivo, nero e corto con due spalline, cosa che non gradivo. Preferivo i monospalla magari rossi ma, tutto sommato, non mi stava male. Mi piaceva il modo in cui mi fasciava i fianchi e la scollatura profonda non era niente male.

Avrei preferito legare i capelli ma la mia amica mi persuase dal farlo sostenendo che sciolti mi sarebbero stati meglio.

"Non centra nulla col fatto che Britt li preferisce cosi vero?" domandai sospettosa.

"Assolutamente" disse lei con una finta aria da innocentina che mi convinse ben poco.

Decisi di non andare oltre su quella strada. Niente e nessuno avrebbe potuto rovinare quella serata. Volevo godermi l'ultima notte a New York con la mia Britt, di quello che lei e la Nana stavano tentando di fare avremmo discusso una volta tornate a Lima.

Presi la borsa al volo ed uscii dalla stanza, bloccandomi davanti alla porta come un'ebete.

Passai lo sguardo una o due volte su quella visione cercando di respirare un'aria che sembrava essere venuta a mancare.

Brittany era in piedi davanti agli ascensori, assorta nei suoi pensieri, i capelli sciolti le ricadevano mossi sulle spalle, il vestito bianco le arrivava a meta coscia. Era stretto e modellava perfettamente il suo corpo scolpito regalandomi una visione quasi eterea. L'azzurro dei suoi occhi brillava accentuato ancora di più dal candore da cui era circondato e su cui si rifletteva perfettamente.

"Wow" sussurrai cosi piano che pensai non lo avrebbe sentito.
Ma non fu così. In un secondo i suoi occhi furono nei miei e finii, come sempre, col perdere me stessa in quell'oceano cristallino.

Anche lei parve immobilizzarsi. Mi squadrò da capo a piedi un paio di volte prima di tornare ad incatenare gli occhi ai miei.

Rimanemmo cosi per un tempo infinito, a scrutarci silenziose.

Fu lei a parlare per prima con un filo di voce.

"Sei bellissima" disse semplicemente.

"Tu lo sei" risposi con non so quale forza.

Mi avvicinai lenta allungando la mano per spostarle una ciocca di capelli dal viso.

"Meravigliosa" aggiunsi ed ebbi l'impulso fortissimo di fare mie quelle labbra che ora si arricciavano in un sorriso dolce.

Quinn Interruppe quell'idillio proprio nel momento in cui stavo per baciarla davvero. Spuntò dalla stanza con un grosso sorriso ed, in quello stesso istante, usci Rachel e le due si baciarono appassionatamente come se non si vedessero da mesi.

"Vomitevoli" sbottai io.

"Adorabili" mi corresse Brittany con un sospiro.

La guardai avvicinandomi a lei per accarezzarle il viso.

"Tu sei adorabile" dissi deglutendo a vuoto.

Imbarazzata mi allontanai per premere il pulsante dell'ascensore mentre, accanto a me, Brittany se ne stava con lo sguardo basso ed un piccolo sorriso incerto.

****

Il taxi giallo ci lasciò davanti all'entrata del ristorantino che avevamo scelto. Era piuttosto elegante e molto suggestivo. Entrammo accomodandoci ad un tavolo libero poco lontano dal bancone del bar e dovemmo trattenere Santana dal correre a prendersi un aperitivo super alcolico.

"Oddio" dissi terrorizzata e schifata fissando il menù.

"Che c'è?" domandò San preoccupata.

"Cucinano le anatre in questo posto" dissi disgustata fissando la scritta 'Anatra all'arancia' sul foglio.

"Io pensavo proprio di prenderla" disse Rachel mordendo un grissino.

"Sei un mostro Berry" disse San indignata.

"Ma se tu adori l'anatra" gracchiò Quinn scioccandomi.

Mi voltai a guardarla severa.

"Non vorrai crederle vero? Insomma si è rifatta il naso perché le era cresciuto a furia di bugie. Sta mentendo" si giustificò lei alzando le mani.

"Hey" sbottò Quinn dandole uno schiaffetto sul braccio.

Sorrisi dell'espressione buffa e indignata di Santana e decisi di tralasciare il particolare dell'anatra, almeno per il momento.

Mangiammo tra le risate generali ed i racconti di infanzia. Scoprii diverse cose su una Santana bambina particolarmente aggressiva. Non tanto diversa da quella che mostrava anche a scuola ma cosi differente rispetto a ciò che vedevo io.

Poi a turno io e Rachel raccontammo, per filo e per segno, delle nostre audizioni ovviamente Rachel fu più precisa e prolissa di me.

Finimmo la cena e, nonostante le nostre ripetute proteste, Santana pagò con la sua carta di credito dicendo semplicemente 'tanto paga papà'.

Uscimmo dal ristorante optando per una passeggiata ed ovviamente Rachel e Quinn si presero per mano avviandosi avanti e lasciando me e San indietro.

Ci guardammo per un secondo poi la sua mano scivolò fino alla mia in un chiaro invito che non rifiutai. Intrecciai le dita nelle sue e iniziammo a camminare a passo lento.

"E' stata una bella cena" sentenziai per interrompere il silenzio.

"Si beh, avrei un po' da ridire sui grissini e sul fatto che l'hobbit fosse seduta di fronte a me ma, tutto sommato, accettabile" disse lei facendo una smorfia giocosa.

Le diedi una piccola spinta e ridemmo insieme per pochi secondi.

"Sai che ho preso un ottimo voto all'ultimo compito di spagnolo?" dissi ricordandomi all'improvviso che dovevo darle la notizia.

"Ne sono felice" rispose lei sorridendomi.

"Tutto merito suo professoressa Lopez" dissi giocosa facendola sorridere e guadagnandomi una spintarella.

"Uh gelato!" dissi saltellando sul posto come una bambina indicando un chiosco di gelati poco lontano.

"Non hai paura di perdere la tua invidiabile linea?" domandò giocosa lasciandosi trascinare fino al chiosco.

"Quando mai ne ho avuta?" domandai.

"Beh dovresti cominciare! Non vorrai arrivare alla tua prima lezione di danza rotolando?" mi prese in giro.

Le feci una linguaccia fermandomi per osservare i gusti.
Era sempre difficile scegliere. Mi piacevano tutti.

"Accidenti" esclamai.

"Eh già! I drammi della vita... che gusto prendo?" domandò sarcastica lei tirando fuori una banconota da dieci dollari.

"Un gelato stracciatella e caffè ed uno cioccolato e biscotto, il secondo con la panna grazie" disse sicura ed il gelataio obbedì.

"Come facevi a sapere che volevo proprio quei gusti?" domandai quando mi allungò il cono con cioccolato, biscotto ed una montagna di panna.

"Perché prendi sempre questi e, quando li hai finiti, ti penti di non aver preso la stracciatella. Ecco perché l'ho presa io" disse lei in tono saccente.

Sorrisi intenerita da quanti particolari ricordasse e dalla premura che aveva per me.

"Quindi hai preso la stracciatella per farla mangiare a me?" domandai bramando già quella meraviglia di vaniglia e cioccolato.

"Eh già, lo sai che io non prendo altri gusti oltre al caffè" disse battendomi appena l'indice sulla punta del naso e facendomi sorridere.

Chiacchierammo di tantissime cose mentre passeggiavamo. Delle cheerios, della scuola, di Schifottolo che mi mancava da morire.

Ed alla fine gli argomenti frivoli terminarono e cosi anche il gelato, facendoci cadere in un imbarazzante silenzio che ci fece tornare sull'argomento che cercavamo di evitare.

"E cosi domani si torna a Lima" disse lei tornando seria.

"Eh già" dissi io amara.

"Ti confesso che ho un po' di paura" disse con un filo di voce abbassando lo sguardo sulle nostre mani intrecciate.

"Io invece no" dissi sicura dopo una lunga pausa.
Lei alzò gli occhi ed incontrò i miei. Mi fermai prendendole anche l'altra mano per far si che ci trovassimo una davanti all'altra.

"Sai perché non ho paura?" dissi sentendo il cuore improvvisamente leggero e le idee più chiare che mai.

"Perché?" domandò lei guardandomi seria.

"Perché ti amo e so che lo farò sempre, nonostante tutto, nonostante i miei, nonostante la lontananza. Ti amerei anche se tu non amassi me ed anche se non potessimo stare insieme. Se non ci fosse più alcuna possibilità per noi io ti amerei comunque" dissi tutto d'un fiato lasciandomi scappare una lacrima.

Non sapevo dove avessi trovato il coraggio di dirle quelle cose. Sentivo solo che non avrei più avuto un'occasione come quella per aprile il mio cuore, sapevo che se lo avessi fatto in un altro momento sarebbe stato diverso. E, forse, non avrei più avuto un tale coraggio.

"Io non ti ferirò mai più Santana. Se tu mi darai una seconda possibilità giuro che non ti ferirò più" dissi avvicinandomi a lei che cominciò a tremare con gli occhi velati di lacrime.

"Britt io.." fece per parlare ma le mie dita sulle sue labbra la interruppero.

"Non dire nulla, ti prego. Non voglio una risposta adesso. So che, probabilmente, è presto, che ricominciare sarà difficile, che abbiamo sbagliato tanto ma non ho fretta. Posso aspettare che tu sia pronta anche perché forse non lo sono del tutto nemmeno io. Volevo solo che tu sapessi che io sono qui, che voglio solo te, che lotterò per noi da oggi in poi e... e che ti amo e ti aspetterò. Anche una vita intera" dissi tra le lacrime che rigavano lente il mio volto.

La sua risposta non arrivò. Almeno non a parole. Ma le sue labbra sulle mie furono sufficienti a farmi sperare in positivo.

Accarezzai e venerai le sue labbra con le mie, con la dolcezza di un primo bacio.
Neanche in quel caso, come la sera prima, approfondimmo il contatto. Ci bastò sfiorare appena l'una le labbra dell'altra per sentirci vicine già abbastanza.

"Voglio stare con te stanotte" mi confessò respirando sulla mia pelle dopo essersi stretta nel mio abbraccio.

Rabbrividii involontariamente a quella richiesta.

"Prima di tornare alla realtà" aggiunse "Voglio stare con te".

Non ebbi il coraggio di replicare nulla né di negarle quella concessione. Anche io volevo stare con lei, anche solo a parlare o magari senza dire nulla.
Volevo stare abbracciata a lei, respirarne l'odore per più tempo possibile prima di dovermene separare ancora.

Avvisammo Quinn e Rachel e chiamammo un taxi perché ci riportasse in albergo.

"Non voglio... io non voglio fare nulla di azzardato" mi rivelò con un filo di voce lungo il tragitto.

"Non accadrà" la rassicurai prendendole la mano.

"Ho cosi paura di soffrire ancora Britt" ammise.

"Lo capisco" risposi.

"Ma ti amo cosi tanto" aggiunse stringendo le dita intorno alle mie.

Ebbi il fortissimo impulso di baciarla ma non lo feci. Solo sfiorai la sua mano con le labbra e le sorrisi con gli occhi lucidi per tutto il tempo.