Riaprii gli occhi quella mattina con un sorriso enorme, non ricordavo di aver mai dormito cosi bene. Anzi forse mi era già capitato tutte le volte in cui Brittany aveva dormito tra le mie braccia, come quella notte.
Osservai il suo profilo per qualche minuto, perdendomi in ogni più piccolo particolare del suo viso che conoscevo ormai a memoria.
Desiderai sfiorarlo più di ogni altra cosa ma non lo feci.
Non volevo svegliarla.
Sorrisi.
Stavo mentendo. Volevo svegliarla eccome! Mi mancavano i suoi occhi, il suo sorriso ed i suoi baci.
Morivo dalla voglia di ascoltare la sua voce roca appena un po' impastata dal sonno.
Ma non sarebbe stato carino svegliarla solo per questo.
Sorrisi ancora.
Magari si.
Mi avvicinai appena un po' al suo viso e lasciai un piccolo bacio sulle sue labbra.
Quel gesto non sortì alcun effetto. Era ancora profondamente addormentata. Ci riprovai questa volta premendo un po' di più le mie labbra sulle sue.
Per tutta risposta lei farfugliò qualcosa di incomprensibile, rigirandosi nel mio abbraccio e voltandosi dall'altra parte.
Storsi il naso arricciando le labbra.
Ok non era esattamente cosi che mi aspettavo il risveglio ma non ero intenzionata a demordere.
Avvicinai le labbra al suo collo esposto cominciando a depositarvi tanti soffici baci.
Lei rabbrividì appena sospirando nel sonno ma non si mosse.
Sorrisi soddisfatta.
Con la mano accarezzai il suo braccio, poi feci scivolare lentamente le dita sulla stoffa della maglia fino ad arrivarne al bordo, lo oltrepassai accarezzandole il fianco nudo e beandomi dei piccoli brividi sulla sua pelle morbida.
Le accarezzai la pancia e la sentì distintamente trattenere il respiro mentre si inarcava appena all'indietro contro di me sospirando, quando le mie dita scivolarono lungo il basso ventre.
Risalii con la mano lungo il suo busto accarezzandole la pelle calda e mordicchiandole gentilmente il lobo.
"Buongiorno raggio di sole" sussurrai delicatamente al suo orecchio.
"Buongiorno" mormorò lei senza aprire gli occhi ma regalandomi un sorriso.
La mia mano sfiorò appena la curva del suo seno ed entrambe fummo colte da un brivido.
La desideravo come non mai ma ero decisa, come lei, ad aspettare di risolvere tutti i problemi.
Sarebbe stato mille volte più bello averla con la consapevolezza che fosse mia davvero, che non sarebbe mai più andata via da me.
Mi fermai ritraendo piano la mano, facendo lo stesso percorso all'indietro per non interrompere bruscamente il contatto.
Lei si rigirò tra le mie braccia spalancando gli occhi nei miei, le sue gambe si intrecciarono con le mie e il suo naso sfregò appena il mio viso.
"Presto" bisbigliò come per rispondere ad una mia domanda silenziosa, come se mi avesse letto nel pensiero.
"Molto presto spero" risposi io accennando un sorriso malizioso che la fece ridacchiare.
Poi mi regalò un bacio, il bacio più dolce che potessi ricordare, lungo e intenso, proprio come piacevano a lei. E si, lo dovevo ammettere, piacevano anche a me.
Ci prendemmo per noi ancora qualche minuto scambiandoci baci e coccole. Poi il telefono della stanza squillò e lei si sporse sopra di me per afferrare la cornetta, si accomodò cavalcioni sul mio bacino, facendomi sorridere, e portò il telefono all'orecchio senza smettere di guardarmi.
"Pronto?" trillò mentre mi tiravo su a sedere per incrociare le braccia dietro la sua schiena e lasciarle qualche bacio sul collo.
"Si Rach, siamo sveglie. Ok" ridacchio prima di riattaccare e lanciarsi sulle mie labbra che già la attendevano.
"Quinn sta venendo qui" mi informo "Deve fare le valigie e dovrei farle anche io. Tra un'ora dobbiamo lasciare la camera" mormorò distrattamente mentre le mordicchiavo il labbro inferiore.
"Non voglio tornare a casa" dissi capricciosa nascondendo il viso nell'incavo del suo collo.
"Scherzi?" rispose lei "Io non vedo l'ora" annunciò.
La guardai alzando un sopracciglio.
"Prima torniamo prima parlo con i miei e sistemo le cose" disse alternando ogni parola ad un bacio.
Sorrisi tra i baci stringendomi a lei per un abbraccio necessario che sciogliemmo solo quando qualcuno, probabilmente Quinn, bussò alla porta.
Brittany si congedò con un 'ci vediamo a colazione' e un piccolo bacio prima di recuperare i suoi vestiti ed uscire salutando allegramente Quinn che entrò con un sorriso radioso e mi guardò in attesa del resoconto completo della nottata.
****
Quando San e Quinn ci raggiunsero a colazione, la bionda e Rachel si scambiarono un sorrisino soddisfatto.
Entrambe sapevano.
Mi ripromisi di ricordare a San di sgridarle per averci tirato in trappola.
O magari di ringraziarle.
Facemmo colazione chiacchierando del più e del meno.
Eravamo un po' tristi all'idea di lasciare New York ma tutte portavamo via con noi dei ricordi meravigliosi di quei giorni.
Io personalmente mi portavo via la cosa più preziosa, pensai, poggiando la mia mano su quella di Santana.
La latina mi sorrise portandosi la mia mano alle labbra per lasciarvi un bacio senza smettere di guardarmi. Avrei giurato di aver visto con la coda dell'occhio Rachel e Quinn battersi il cinque.
Ci mettemmo in macchina e facemmo il giro lungo della città prima di raggiungere l'autostrada.
"Arrivederci New York" gridò Rachel sporgendosi dal finestrino e facendo sorridere tutte noi.
Il viaggio di ritorno parve più lungo di quello dell'andata. Cosa strana visto che, di solito, era sempre il contrario, ma forse era solo la mia smania di tornare a casa che mi faceva risultare insopportabile l'attesa.
Ci fermammo a mangiare nello stesso posto in ci eravamo fermate all'andata e facemmo molte più pause caffè poiché, a quanto pareva, né Rachel né Quinn avevano dormito troppo quella notte.
Durante i turni di Quinn ne approfittavamo per starcene abbracciate sul sedile posteriore. Non facevo che riempire Santana di attenzioni, soprattutto perché mi resi conto che più ci avvicinavamo a casa più lei diventava nervosa e preoccupata.
Era talmente sovrappensiero che aveva addirittura concesso a Rachel di mettere il cd di Barbra.
"Signore cinquanta chilometri a Lima" annunciò Quinn guardando un cartello.
Santana rabbrividì torturandosi le mani.
Mi allungai per lasciarle un piccolo bacio sulla guancia.
"Sta tranquilla, fidati di me amore" sussurrai al suo orecchio.
Lei mi guardò accennando un sorriso nervoso, poi mi prese la mano e la strinsi forte come per enfatizzare il concetto.
"Andrà tutto bene" sussurrai guardandola.
Lei annui silenziosa e tornò a fissare fuori dal finestrino mentre già avanzava la sera.
****
Quando arrivammo a casa mia le luci in salotto erano accese.
Scaricammo i bagagli e Rachel, dopo aver recuperato la macchina, vi caricò dentro le sue valige e fece per prendere quelle di Brittany.
"No Rach aspetta" la fermò la bionda poi si rivolse a me.
"Ti va di accompagnarmi a casa?" mi chiese.
Rabbrividii spalancando gli occhi.
"Britt io non credo che sia una buona i.."
"Ti prego!" mi interruppe lei prendendomi le mani "Ho bisogno di averti accanto quando lo farò e voglio farlo adesso, prima possibile. Ti prego" disse seria .
Deglutii a vuoto un paio di volte.
"Ok" soffiai con poca convinzione rimettendo nel bagagliaio le sue cose.
Rachel si offrì di accompagnare Quinn ed entrambe ci salutarono con calorosi abbracci. Io ero talmente nervosa che mi lasciai abbracciare persino dalla nana.
"Andrà tutto bene" mi sussurrò Quinn ed io annuii pregando che avesse ragione.
Ci mettemmo in macchina e, per tutto il tragitto, non dicemmo nemmeno una parola. Con la coda dell'occhio guardavo Brittany che sorrideva tranquilla col viso rivolto al finestrino.
Come diavolo faceva ad essere cosi calma? Io mi sentivo morire, mi sembrava di essere io in procinto di dirlo ai miei. Non mi ero mai sentita più nervosa mentre la bionda si comportava come se stesse andando a fare la spesa.
Arrivammo a casa Pierce molto presto nonostante avessi fatto il giro lungo per prendere tempo.
Brittany scese dall'auto quasi di corsa e si lanciò verso la porta di ingresso ignorando il fatto che i suoi bagagli fossero ancora nell'auto.
Mi aspettò davanti ai gradini della veranda ed io percorsi quel piccolo tragitto come se stessi andando al patibolo.
Quando arrivai davanti a lei mi prese la mano.
"Non lasciarmi la mano ok?" chiese improvvisamente seria. Io annuii incapace di parlare.
"Britt non devi farlo per forza se.." cercai di dire.
"Si invece, devo farlo per noi. Ti ho promesso che avrei sistemato le cose e voglio farlo perché io voglio stare con te. Non mi importa nulla del resto, voglio solo te" disse lei convinta prima di sporgersi e lasciarmi un bacio sulle labbra.
Poi si voltò fissando la porta, prese un respiro profondo ad occhi chiusi ed indugiò un solo secondo prima di tirare fuori le chiavi di casa ed aprire.
****
"Brittany!" urlò mia sorella precipitandosi giù per le scale.
Sorrisi calandomi per abbracciarla col braccio libero mentre l'altra mano teneva ancora saldamente quella di Santana.
"Ciao piccola" mormorai dando un bacio ad Ashley che, ovviamente, cominciò a tempestarmi di domande su cosa le avessi portato.
"Ciao Santana" disse poi mia sorella sorridendo alla latina che ricambiò nervosamente.
"Amore sei.." mia madre spuntò dalla cucina e si fermò vedendo al mora "..tornata".
Sentii la presa di Santana stringersi di più intorno alla mia mano. Io non indugiai nemmeno un secondo.
"Ciao mamma" dissi calma.
"Che cosa ci fa lei qui?" domandò mia madre a mezza voce, facendo saltare lo sguardo da me alla latina che se ne stava in silenzio ad occhi bassi.
"Le ho chiesto di venire. Devo parlarti mamma, parlarti chiaro una volta per tutte" dissi seria e sicura.
Mia madre ingoiò a vuoto.
"Ashley va di sopra" disse seria.
"Ma mamma io.."
"Va di sopra ho detto" disse autoritaria.
Mia sorella sbuffò avviandosi verso la sua stanza.
Poi senza dire nulla mia madre si avviò verso il salotto ed io la seguii tirandomi dietro una Santana abbastanza agitata.
Mio padre, seduto sulla sua solita poltrona, spense la tv non appena ci vide e si fece serio quando mia madre annunciò che volevo parlare ad entrambi e si accomodò sul divano portandosi una mano al petto.
Passò un lunghissimo minuto di totale silenzio.
"Mamma" la chiamai ma lei continuava a fissare il pavimento "Mamma guardami" implorai ma lei non accennò ad alzare gli occhi.
"Papà" chiamai allora ma anche lui fissava il vuoto serio.
Sapevano che sarebbe accaduto, lo capii dalle loro espressioni sconfitte ma per niente sorprese.
Sapevano che, prima o poi, quel momento sarebbe arrivato. Probabilmente ne avevano già parlato più di una volta.
Questa consapevolezza mi fece ancora più rabbia. Avevano tentato di allontanarmi da Santana quando già sapevano bene che non sarebbe accaduto.
Strinsi più saldamente la mano della latina che a sua volta ricambiò la stretta infondendomi un po' di quella forza che improvvisamente pareva essermi venuta a mancare.
Presi un profondo respiro ma mi sembrò improvvisamente di trovarmi sott'acqua.
"M-mamma, papà" balbettai chiudendo gli occhi un solo secondo prima di riaprirli.
"Io sono innamorata di Santana" dissi e sentii tremare appena la mora al mio fianco mentre mia madre si passava una mano sul viso e mio padre continuava a fissare il vuoto.
"E voglio stare con lei" continuai "Nulla di quello che potrete dire o fare cambierà le cose, non cambierà me. Sono così e, se mi amate davvero, lo accetterete. In caso contrario sono pronta ad andare via da casa ed a non tornarci mai più" dissi con gli occhi pieni di lacrime e la voce decisa, ripetendo quel discorso che mille volte avevo già provato nella mia testa per tutto il giorno.
Sentii Santana trattenere il respiro.
Un inverosimile silenzio calò nella stanza, interrotto solo dal ticchettio dell'orologio sul camino.
Sentivo una strana sensazione alla base dello stomaco. Era come se mi fossi liberata di un macigno enorme che mi gravava sul petto eppure sentivo un nuovo peso che aumentava mano a mano che i minuti di silenzio si susseguivano lenti.
Mi aspettavo che mia madre cominciasse ad urlare da un momento all'altro, che mio padre mi guardasse in modo severo.
Non accadde nulla di tutto ciò.
"Dite qualcosa vi prego" mormorai.
Avrei accettato qualunque reazione purché ce ne fosse stata una.
Invece niente.
Mia madre cominciò a piangere silenziosamente a testa bassa e mio padre si limitò ad alzarsi per fissare al di fuori della finestra e darmi le spalle.
"Questa è la vostra risposta?" dissi con rabbia liberando le lacrime.
Nessuno fiatò.
Mi ritrovai ad annuire a quel silenzio, stringendo i denti per la rabbia che mi procuravano tutte quelle parole non dette.
Feci per dire qualcosa ma la presa di Santana si strinse costringendomi a guardarla.
"Hanno bisogno di tempo" bisbigliò guardandomi.
Mi voltai ad osservare i miei genitori, chiusi ognuno nel proprio silenzio, e vidi la cosa da una nuova prospettiva.
Deglutii a vuoto e mi ritrovai ad annuire.
"Dormirò da Santana questa notte e tornerò domani. Forse avete bisogno di metabolizzare la cosa. Ma voglio che sappiate che, nonostante tutto, sono sempre io. Sono e sarò sempre la stessa Brittany, solo più felice" dissi accennando un sorriso tra le lacrime prima di voltarmi e tornare verso la porta d'ingresso.
Lanciai un'altra occhiata verso i miei genitori poi io e Santana lasciammo casa mia, risalendo in auto sotto lo sguardo serio di mio padre che ci osservava dalla finestra del salotto.
"Va tutto bene?" chiese la latina un po' impacciata una volta che fummo in macchina.
Mi strinsi nelle spalle. Non lo sapevo come stavo, mi ero preparata ad urla e litigi o a lunghi abbracci comprensivi.
Il silenzio non lo avevo previsto. Mi aveva spiazzata ed adesso non sapevo cosa pensare né come sentirmi.
Per fortuna la latina non attese la mia risposta conscia che forse non sapevo davvero cosa dirle.
Mi prese la mano senza dire nulla e la tenne stretta tutto il tempo fino a casa sua.
Quando entrammo tenevo la testa bassa e le lacrime non smettevano di rigarmi silenziosamente il volto. Ignorammo le luci accese in salotto, probabilmente uno dei suoi genitori era in casa, ma alla latina sembrò non importare.
Salimmo fino in camera sua e mi aiutò a cambiarmi prima di farmi stendere sul letto.
Si stese accanto a me ed in quel momento liberai tutta la mia frustrazione piangendo a singhiozzi sul suo petto, confortata e cullata dal suo abbraccio.
"Shh, andrà tutto bene amore" mi rassicurò lei lasciandomi un bacio tra i capelli.
"Andrà tutto bene" ripeteva come un mantra sussurrato al mio orecchio mentre mi cullava dolcemente.
"Non ero preparata a questo" confessai.
"Devi solo concedergli tempo" disse lei "Hanno solo bisogno di tempo" ripeté accarezzandomi i capelli e la schiena.
Mi ritrovai ad annuire guardandola negli occhi.
Con un dito asciugò le mie lacrime.
"Fammi un sorriso" chiese dolcemente ed io la accontentai abbozzando un sorrisetto.
"Sei la cosa più bella che sia mai stata mia" mi confessò "E sei stata davvero coraggiosa" aggiunse baciandomi piano.
"Questo ed altro pur di averti per sempre" dissi interrompendo quel contatto solo per sorriderle in modo più deciso prima di lasciarmi andare ad un nuovo bacio.
Questo ed altro pur di averla con me.
Fui rincuorata improvvisamente da quell'unico pensiero.
Non sarei mai stata sola, non finché lei mi avrebbe amato, non finché l'avessi amata a mia volta cosi intensamente.
