Riaprii gli occhi lentamente.
Sentivo le palpebre tremendamente pesanti.
Un odore di caffè e muffin mi pizzicava le narici.
Cercai istintivamente Santana, accanto a me, ma trovai solo il materasso vuoto. Mi rigirai su me stessa affondando il viso nel suo cuscino e ne respirai l'odore accarezzando le lenzuola ancora calde.

Sorrisi, senza sapere bene perché.
Avevo piano buona parte della notte precedente, mi faceva male la testa, mi bruciavano gli occhi e sentivo le ossa completamente intorpidite, ma sorrisi quella mattina. Sorrisi di cuore.
Mi sentivo improvvisamente libera. Forse non avevo risolto i miei problemi, probabilmente erano triplicati, eppure mi sentivo leggera, come rinata.

Si, ero una nuova Brittany quella mattina. Mi sentivo diversa, come fossi capace di sfidare il mondo intero.
E tutto grazie a lei, a quel piccolo miracolo che ora aveva aperto la porta ed era entrata in camera con un vassoio pieno di cose buone, lei che mi sorrideva raggiante, bella come solo le cose vere potevano esserlo.

"Buongiorno" mormorò con un sorriso appoggiando il vassoio sul comodino per poi gattonare sul letto fino a raggiungermi.

"Ciao" sussurrai con la voce ancora un po' impastata voltandomi di schiena per potermi godere meglio le sue labbra che avevano preso a lasciarmi teneri baci sul viso.

"Come stai?" domandò premurosa.
"Bene, stranamente bene" mormorai sincera.
"Stranamente?" ripeté.
"Beh mi aspettavo di stare peggio" confessai.
"E' perché ti ho tenuta stretta tutta la notte" disse lei gonfiando il petto "Tutto merito mio" sorrise scherzosa.
"Oh certo! Cosa farei senza di te?" chiesi ironica pizzicandole un fianco e facendola ridere.
Risi a mia volta vedendola cosi allegra e lei mi guardò quasi incantata.
"Dio, quanto è bello quando ridi cosi" mormorò spostandomi delicatamente una ciocca di capelli dal viso "Potrei far di tutto per sentirla sempre questa risata" confessò.

Finsi di pensarci un po' su.
"Di tutto eh?" domandai tirandola per la maglietta in modo da spingerla a rotolare sopra di me.
"Già" confermò lei con un sorriso guardandomi negli occhi.
"Anche restare con me una vita intera?" domandai seria.
Lei distolse lo sguardo.
"Una vita intera? Non ti sembra troppo? Insomma non potremmo fare un centinaio d'anni e poi ognuno per la sua strada?" scherzò facendomi ridere ancora.
"O una vita o niente" sentenziai.
Lei finse di pensarci su ancora un istante.
"Ok, se proprio insisti" fece lei scocciata.

Sorrisi mentre il suo viso si avvicinava al mio lentamente, chiuse definitivamente ogni distanza con un bacio dolce che sapeva di caffè.
Mormorai di approvazione incrociando le braccia dietro la sua nuca per impedirle di allontanarsi e approfondii quel bacio mentre le mie gambe andavano a stringersi intorno al suo bacino.

"Sarai mia prigioniera a vita adesso" sussurrai sulla sua bocca.
"Hmm una bella prospettiva" rispose lei accarezzando le mie labbra con le sue ad ogni parola.

La baciai ancora stringendola il più possibile a me. Ci staccammo solo per riprendere fiato e guardarci negli occhi per un minuto infinito, durante il quale lei tornò seria.

"Vuoi parlarne?" mi chiese accarezzandomi il viso.

"Credo ci sia poco da dire" risposi semplicemente "Hai visto come hanno reagito, no? Totale silenzio. Non so che pensare onestamente" dissi.

Sciolsi la presa distogliendo lo sguardo e lei si alzò in ginocchio recuperando dal vassoio una tazza di caffè fumante. Mi tirai a sedere appoggiando la schiena alla spalliera del letto e accettai la tazza che lei mi aveva preso prendendo un piccolo sorso con lo sguardo perso.

"Credi che tornerai da loro oggi?" mi chiese prendendo una tazza a sua volta.
Mi strinsi nelle spalle.
"Non saprei cosa dirgli. La verità è che mi spaventa a morte l'idea di affrontarli ancora. Insomma ieri ero partita cosi positiva. Non so cosa mi aspettassi, forse sono stata troppo stupida a pensare che mi avrebbero accolta a braccia aperte, avrei dovuto preventivare una reazione del genere" ammisi fissando il mio riflesso distorto sulla superficie scura del caffè.

"Beh, forse non ti hanno fatto le feste ma nemmeno ti hanno cacciata via a pedate, no?" disse lei cercando il mio sguardo.

"Non so, forse sarebbe stato meglio se lo avessero fatto, sai?" dissi guadagnandomi un'occhiata interrogativa da parte sua.

"Insomma almeno saprei cosa pensano, sarebbe stata una reazione chiara. Invece cosi non so cosa aspettarmi. Non so se tornare a casa e prepararmi a trovare tutta la mia roba imballata sul vialetto e un bigliettino con su scritto 'va al diavolo mostro' o se trovarli tutti intorno alla tavola pronti per la cena in attesa che io torni a casa a raccontargli quanto sia meravigliosa la mia ragazza e come sia speciale ogni giornata con lei" dissi mordicchiandomi l'interno delle guance.

Ero davvero confusa riguardo la reazione dei miei, avrei voluto che tutto fosse più chiaro.

"Sono certa che hanno solo bisogno di tempo" disse lei accarezzandomi piano la gamba.
La guardai confortata dalle sue parole e dal suo sorriso sicuro.
"Insomma suppongo sia una cosa complicata da mandar giù. Voglio dire lo è stato per me accettare di essere innamorata di una ragazza e lo è stato anche per te. C'è voluto tempo! Non stupirti se ne serve anche a loro per metabolizzare la cosa" disse stringendosi nelle spalle.

Istintivamente le sorrisi.
"Stiamo diventando mature eh, Lopez?" dissi scherzosa.
"Cerco solo di vedere le cose dalla giusta prospettiva" disse lei.
La guardai stupita.

"Santana Lopez che ha imparato a guardare oltre il proprio naso? Sono colpita" dissi sinceramente sbalordita.

"Ah. Ah. Ah. Ma che simpaticona" disse lei con una smorfia, sbuffando appena.
Ridacchiai prendendomi qualche minuto per riflettere sulle sue parole. Forse era vero, magari avevano solo bisogno di tempo per accettare il cambiamento.

Poi un pensiero mi colse di sorpresa costringendomi a incatenare lo sguardo al suo.

"Sei di nuovo la mia ragazza?" le chiesi a bruciapelo.
Lei per poco non si strozzò con il sorso di caffè che aveva appena bevuto.
Poggiai la mia tazza sul comodino facendo lo stesso con la sua e mi sollevai per batterle più volte la mano dietro la schiena mentre lei continuava a tossicchiare.

"Scusa, ho il tatto di un elefante certe volte" mi giustificai.
Lei scosse il capo un paio di volte, riprendendo lentamente fiato.
"No è solo che mi hai colto un po' di sorpresa, tutto qui" disse calma.

Rimanemmo un po' in silenzio.
Mi morsi la lingua sentendomi terribilmente stupida per quelle mie uscite ridicole e inopportune.

"Ad ogni modo" disse lei all'improvviso "Credo che dovresti tornare a casa, qualunque cosa troverai servirà per metterti l'anima in pace" sentenziò lei.
"E se davvero dovessi trovare la tua roba imballata, potremmo sempre portare tutto qui e sistemarlo nella camera degli ospiti" disse stringendosi nelle spalle.

La guardai offesa.
"Mi faresti stare nella camera degli ospiti?" domandai.
"Beh non pretenderai di riempire la mia stanza con tutti quei peluche e quei nastrini rosa confetto?" si difese lei seria.

"Metteremo tutto nella camera degli ospiti, tutto tranne te, ovviamente" disse dandomi una spinta leggera costringendomi cosi a stendermi nuovamente.
Si portò sopra di me sorridendo.
"E dove dovrei dormire io, sentiamo?" domandai sorridendo maliziosa.
"Solo tra le mie braccia" disse lei scendendo a lasciarmi una serie di baci sul collo.

Sorrisi delle sue attenzioni cercando di godermi il momento senza concentrarmi troppo sul fatto che non mi avesse risposto.

"Ah e ad ogni modo la risposta è si" disse all'improvviso come se mi avesse letto nel pensiero "Ammesso che tu mi voglia ancora" aggiunse sforando la mia pelle ad ogni parola.

Spalancai gli occhi prendendo il suo viso tra le mani nel tentativo di poterla guardare negli occhi.
"Si?" domandai con un piccolo sorriso.
"Si" disse lei annuendo piano.

In un secondo ribaltai la situazione spingendomi sopra di lei senza smettere di sorridere emozionata.
"Sei di nuovo la mia ragazza?" domandai senza riuscire a frenare il mio entusiasmo.
"Non essere sciocca lo sono sempre stata e lo sai bene" rispose lei mettendo su un'espressione seria.

Non l'ascoltai. Mi calai a baciare quelle labbra che finalmente erano di nuovo mie, anche se in effetti mi ritrovai a pensare che mai e poi mai avevo seriamente pensato potessero appartenere a qualcun altro.

"E comunque ero seria prima, puoi stare qui tutto il tempo che vuoi" disse quando interrompemmo il bacio per recuperare ossigeno.
"Grazie amore" mormorai sulle sue labbra.
"Hmmm amore" ripeté lei "Come lo dici bene" scherzò lei facendomi ridere mentre mi spingeva nuovamente sul materasso per impossessarsi delle mie labbra ancora una volta.

La punta della sua lingua scivolò leggera lungo il mio labbro inferiore facendomi sospirare appena contro la sua bocca, prima di dischiudere le labbra.
Sussultammo entrambe al contatto tra le nostre lingue e avrei potuto giurare di averla sentita tremare appena sopra di me.
Accarezzai il suo viso con una mano intrecciando l'altra tra i suoi capelli per attirarla ancora di più a me, come se fosse stato possibile essere più vicine di cosi.
La sua mano scivolò leggera dal mio viso al collo, accarezzò piano il mio seno facendomi sussultare e scivolò lungo il mio busto fino a raggiungere il bordo della maglietta per intrufolarvisi sotto e poggiarsi delicatamente sulla mia pelle.

A quel contatto mi inarcai verso di lei, istintivamente, senza mai staccare le labbra dalle sue. La sua mano accarezzò la mia schiena giocando con la mia pelle già increspata dai brividi che il suo tocco mi provocava.

La volevo, la desideravo come non mai ed era inutile fingere che non fosse cosi. Tutto quell'attendere era giusto e c'era senza dubbio servito ma era stata una tortura stare cosi vicina e non poterla avere davvero.
E, in quel momento, le sue labbra di fuoco e le sue mani su di me, cosi delicate ed allo stesso tempo curiose mi fecero intuire che la frustrazione doveva essere reciproca.

La sua mano scivolò lungo il mio busto, sentivo i polpastrelli accarezzarmi la pelle con una delicatezza disarmante. Interrompemmo nel frattempo il bacio, bisognose entrambe di ossigeno, e le sue labbra corsero a disegnare una scia di baci lungo il mio collo fino alla gola mentre le sue dita già sfioravano il mio seno.

Sospirai al suo orecchio quando una delle sue gambe si insinuò tra le mie e scesi con la braccia a cingerle i fianchi per attirarla ancora di più contro il mio corpo.

In un attimo le sue labbra tornarono a divorare le mie in un bacio necessario mentre la sua mano si faceva più audace sotto la mia maglietta. Cominciai senza accorgermene a muovere il bacino contro la sua gamba che si agitava tra le mie mentre il suo respiro si faceva corto e le mie unghie risalivano la sua schiena sotto la stoffa, graffiandola appena.

Le morsi il labbro inferiore tirandolo leggermente e, dopo un sospiro ad occhi chiusi, lei spinse la lingua tra le mie labbra accarezzandomi il palato.
Con una spinta decisa ribaltai la situazione finendo sopra di lei e scendendo a baciarle freneticamente il collo. Respirava sempre più affannosamente infilando le mani sotto il tessuto della mia maglietta tirandola su per indurmi a sfilarla, cosa che feci all'istante, lasciando che il suo sguardo esplorasse avido il mio busto coperto solo dal reggiseno.

"Sei meravigliosa" sussurrò baciando la mia spalla nuda e stringendo le mani sulle mie natiche per attirarmi ancora di più a se muovendo il suo bacino contro il mio.
"Dio Santana" ringhiai sulla sua pelle prima di morderle il collo con forza facendola sussultare.

Mi ritrovai schiacciata nuovamente sul materasso prima ancora di aver avuto il tempo di rendermi conto di come fosse accaduto.
Le sue labbra furono nuovamente sul mio collo, scivolarono lungo la mia gola e presero a lasciarmi tanti piccoli baci famelici sul petto, poi giù fino a soffermarsi su ogni singolo neo baciandolo delicatamente a arrestando il proprio percorso sotto l'ombelico.

Leccò famelica la pelle al confine col bordo dei pantaloncini ed io mi trovai costretta a trattenere il respiro per l'eccitazione.

"Signorina c'è il suo amico Noah"chiamò Clara da dietro la porta chiusa.

Santana saltò come una molla dal lato opposto del materasso ed io mi sollevai a sedere afferrando la maglia.
Clara non entrò ma entrambe avevamo preso un bello spavento, senza contare che, se Puck aveva bussato, non avevamo sentito il campanello e sicuramente aveva scelto il momento meno opportuno.

Ci guardammo per un istante infinito, rosse in viso, cercando di riprendere fiato.

"Non muoverti" mi intimò "E non rivestirti assolutamente, scendo a cacciarlo a calci e torno" disse facendomi sorridere prima di sbuffare alzandosi dal letto per correre di sotto.

****

"Puckerman spero davvero che tu abbia un buon motivo per venire a rompermi i cogl.. amore" dissi vedendo Schifottolo scodinzolare allegro alla base delle scale mentre abbaiava felice. Puck se ne stava in piedi ad osservarlo allegro dondolandosi sui talloni.

Scesi le scale a due a due prendendo tra le braccia il cucciolo.

"Santana per l'amor del cielo fai star zitto quel cane" mia madre spuntò dalla sala da pranzo massaggiandosi le tempie con l'espressione scocciata.
"Signora Lopez è sempre un piacere" salutò Puck facendo scorrere lo sguardo lungo il corpo di mia madre insistentemente.
"Ci conosciamo?" domandò lei alzando un sopracciglio.
"E' Noah mamma" dissi roteando gli occhi al cielo "Il tale che mi ha salvato la vita" precisai fingendomi vaga.

"Oh ma certo Noah, certo. Perdonami caro ho una terribile emicrania oggi" disse lei abbozzando un sorriso.
"Questo non la fa apparire meno bella signora" disse lui con fare seduttore.
Gli pestai un piede facendolo sobbalzare.
"La smetti di provarci con mia madre?" ringhiai tra i denti.

Schifottolo cominciò ad agitarsi tra le mie braccia, in quello stesso istante Puck sorrise.
"Pierce!" esclamò guardando Brittany scendere dalle scale.
"Ciao Puck" disse lei raggiungendo l'ultimo gradino e prendendo Schifottolo dalle mie braccia.
Il cucciolo fu felice di poterle fare le feste.
"Salve signora Lopez, spero non le dispiaccia se ho dormito qui ieri notte" disse educatamente accorgendosi della presenza di mia madre.

"Cerrto che no" rispose lei guardandola curiosa "Britney" disse cercando di indovinare il nome.
"Brittany mamma" la rimbeccai io.

"Beh ci sono andata vicina" disse lei sorridente "Stavamo facendo colazione, perché non vi unite a noi ragazzi?" domandò gentilmente lasciandomi perplessa.

Stavamo chi?
"Ovviamente dopo che avrai messo giù la bestiolina e vi sarete lavate le mani" disse indicando appena il cucciolo ancora protetto dall'abbraccio di Brittany.

La bionda sorrise un po' incerta mentre io spalancavo gli occhi per la sorpresa.
"Sei sicura di stare bene mamma?" domandai.

Mai, mai da quando potessi ricordare, mia madre mi aveva invitata a fare colazione con lei. Figurarsi poi invitare i miei amici.

"Mi piacerebbe ma devo andare, approfitto delle vacanze da scuola per pulire un po' di piscine" disse Noah "Ma non sa quanto mi dispiace non potermi intrattenere con lei signora L" disse avvicinandosi per fare a mia madre un lento baciamano al quale lei sorrise lusingata.

"Puck sta cercando di sedurre tua madre o sbaglio?" domandò Brittany al mio orecchio.
"Ho paura che ci riuscirà, quella donna è una tale troia" risposi stringendomi nelle spalle "Piuttosto non ti avevo detto di non muoverti e, soprattutto, di non rivestirti?" dissi guardandola torva non ebbe il tempo di rispondere, Puck ci interruppe per salutarci.

"Ci vediamo in giro Sannie, Pierce" disse facendo un cenno con la mano.
"Ciao Puck" rispose allegra la bionda.
Io mi limitai a fargli un cenno col capo "Grazie Puck ti devo un favore" borbottai.
"Si beh, in realtà il tuo cane potrebbe aver sviluppato una certa propensione all'alcol perciò, forse, non avrai tanta voglia di farmi un favore quando lo troverai a svuotarti l'armadietto dei liquori" disse lui con un tono che pareva tutto fuorché scherzoso.

Lo guardai scioccata.
"Scappa" gli intimai e lui non se lo fece ripetere. Girò sui tacchi e si incamminò a passo svelto verso la sua jeep.
"Pezzo di idiota" dissi richiudendo la porta.

Quando mi voltai mia madre era ancora li, intenta ad osservare Brittany con insistenza.

"Mamma ma che ti prende oggi?" domandai sospettosa.
"Oh ma che vuoi che mi prende cara, niente. Piuttosto la colazione ci aspetta, vieni dolcezza" disse poi in tono gentile prendendo Brittany per un braccio non appena la bionda ebbe messo giù il cane.

Osservai la scena di mia madre che trascinava Brittany verso la sala da pranzo e rimasi ancora più scioccata quando raggiungendole trovai seduto a tavola anche mio padre.

"Buongiorno signorine" disse lui allegro ripiegando il giornale.

Deglutii a vuoto un paio di volte.
Sembravamo la famiglia di una di quelle assurde pubblicità delle merendine. Ma che accidenti stava succedendo?

Osservai la gentilezza insolita del sorriso di mia madre e la calma con cui mio padre beveva il suo caffè, cosa che di solito faceva di fretta, pronto a scappare a lavoro.

Strinsi gli occhi in due fessure senza accennare a volermi accomodare nonostante avessi notato che era stato apparecchiato sia per me che per Brittany proprio di fronte ai miei che sedevano vicini, troppo vicini.

"Ok che succede qui?" sbottai facendo saltare lo sguardo severo dall'uno all'altra.

"Cosa intendi cara?" domandò mio padre con tranquillità.
"Non prendermi per il culo, non mi fregate! Qui qualcosa non va" sbottai io.
"Santana che linguaggio usi?" mi rimproverò mia madre.
"Oh per favore adesso fingi anche di volermi educare? Che accidenti sta succedendo?" dissi irritata.
"Siediti mija" disse mio padre indicando la sedia vuota accanto a Brittany che si guardava in giro imbarazzata.
"No, voglio sapere che succede" dissi nervosa.
"Santana c'è un'ospite, non essere maleducata e, per favore, non alzare la voce. Ti ho già detto che ho l'emicrania" disse mia madre calma ma con una punta di severità.

"Brittany non si scandalizzerà per cosi poco. Vuotate il sacco" dissi incrociando le braccia sul petto.

Mia madre sbuffò.
"Ha un carattere impossibile! Non c'è davvero dubbio che sia tua figlia" disse a denti stretti rivolta a mio padre che sembrò ignorarla.

"Santana, vogliamo solo fare colazione con la nostra unica figlia, è cosi strano?" domandò gentilmente.
"A dire il vero si" sbottai io.
Mia madre sbuffò nuovamente.
Mio padre si mantenne calmo.
"Beh mi rendo conto che non abbiamo spesso tempo di stare insieme ma oggi io e tua madre abbiamo deciso di fare colazione con te e con Brittany" disse rivolgendo la bionda un sorriso caldo alla quale lei rispose gentilmente "Sii buona tesoro, siediti" disse indicando nuovamente la sedia di fronte a lui.

Strinsi gli occhi in due fessure.
Poi Brittany allungò una mano per poggiarla sul mio braccio.
"Andiamo San, siediti" disse calma.
Presi un bel respiro e mi limitai ad obbedire prendendo posto accanto a lei con l'espressione un po' scocciata.

"Oh abbiamo trovato qualcuno che riesce a farsi ascoltare da lei" scherzò mia madre facendo sorridere Brittany.
La guardai ancora più sospettosa.

"Allora ragazze come è andato il viaggio a New York?" domandò mio padre sorridente.
"Eh no questo è troppo, volete veramente prendermi per il culo" sbottai alzandomi di scatto.
"Santana!" mi rimproverò mia madre.
"Santana un cazzo!" sbottai "Mi avete ignorata per diciotto anni della mia vita ed, adesso, volete farmi credere che vi è venuta l'improvvisa voglia di giocare alla famiglia felice? Voglio sapere che cazzo succede" urlai.

"San" provò a calmarmi Brittany.
"No" feci rivolta a lei "Questi due si stanno comportando in modo strano ed io voglio sapere perché" dissi autoritaria tornando a puntare lo sguardo negli occhi scuri dei miei genitori.

Mia madre sostenne il mio sguardo, mio padre invece sospirò abbassando gli occhi.
"Volevamo arrivarci con calma ma, a quanto pare, è impossibile avere una conversazione civile con te Santana" disse con rammarico.

Finsi di non aver sentito e mi morsi la lingua per evitare di urlargli contro che mai nella sua vita aveva cercato di avere una conversazione con me quindi non capivo come facesse a dire che non ero capace di sostenerne una civilmente.

"Ieri sera abbiamo ricevuto una telefonata dai genitori di Brittany" spiegò lui.
Sentii la bionda irrigidirsi ed il mio cuore rimbalzò in gola.
Istintivamente mi lasciai cadere sulla sedia incapace di parlare.

"Ci hanno detto che eravate state insieme a New York. Senza che loro lo sapessero e che, prima ancora, la signora Pierce aveva proibito alla figlia di vederti perché vi aveva trovate in atteggiamenti... beh in atteggiamenti sconvenienti, a suo pare" disse mia madre cercando le parole giuste.

Feci per parlare, cercando mentalmente qualche scusa abbastanza plausibile per tirarmi fuori da quell'impiccio. In quello stesso istante sentii Brittany trattenere il respiro.
Mi voltai a guardarla e la vidi abbassare il capo e stringere i pugni rabbuiandosi.

Improvvisamente non avevo più tanta voglia di inventarmi una scusa, la reazione dei mie non aveva importanza. Brittany aveva sfidato la sua famiglia e le sue paure per me ed ora rischiava di non avere più un futuro. Lo aveva fatto con estremo coraggio solo per mantenere una promessa che mi aveva fatto, per vivermi alla luce del sole ed io non potevo essere codarda, non dopo che lei era stata cosi forte e determinata per me. Mi amava ed io amavo lei e la cosa migliore che potessi fare per dimostrarglielo era essere sincera.

"E' tutto vero. Io e Brittany stiamo insieme, io sono innamorata di lei" dissi tutto d'un fiato senza esitare minimamente. Poi, con decisione, allungai una mano per prendere quella della bionda che nel frattempo aveva alzato la testa e mi guardava adesso con un'espressione stupita e gli occhi pieni di lacrime.

"Sono innamorata di lei e lei di me, e questo è tutto" dissi ingoiando a vuoto senza tradire alcuna emozione nella voce.

Il minuto di silenzio che seguì sembrò infinito.
Brittany continuava a guardarmi incredula ed io continuavo a stringere la sua mano fissando un punto imprecisato della parete oltre le teste dei miei genitori che rimasero silenziosi ma rilassati.
A quel punto mi aspettavo di tutto. Cominciai mentalmente a fare il calcolo di quanti minuti ci avrei impiegato a fare le valigie nel momento in cui me l'avessero chiesto e pregai che Quinn o Rachel potessero ospitare me e Brittany per qualche tempo.

Fu mio padre ad interrompere quello strano silenzio, prese un profondo respiro, poi cercò il mio sguardo ed appena ottenne la mia attenzione sorrise lasciandomi di stucco.

"E' bello che tu abbia deciso di aprirti tesoro, avrei sinceramente preferito che tu fossi stata onesta fin da subito" disse calmo "Tuttavia, dovevi sentirti pronta, per questo volevamo parlarne con calma ma oramai è andata" disse stringendosi nelle spalle.

Brittany si voltò a guardarlo più stupita di me.
Il mio sguardo saltellò da lui a mia madre che sorseggiava tranquilla il suo tè.

"Aspetta un attimo, tutto qui?" domandai scioccata.
"Cosa altro c'è da dire" disse mia madre stingendosi nelle spalle "Se sta bene a te sta bene a noi princesa" disse mia madre.
"E tu sei adorabile, tesoro, chiunque riesca a sopportare il caratteraccio di mia figlia ha la mia totale ammirazione" aggiunse.

"Sai che anche gli Smythe hanno un figlio gay?" disse poi distrattamente rivolta a mio padre.
"Oh ma certo Sebastian, un ragazzo molto sveglio! Diventerà un avvocato furbo più del padre" scherzò lui.

"Tutto questo è inquietante" dissi immobile osservandoli chiacchierare delle preferenze sessuali dei figli dei loro amici altolocati.

"No aspettate, sul serio non vi importa?" domandai incredula.
"Santana cosa ti aspettavi? Non ti cacceremo di casa tesoro sei nostra figlia e poi non hai fatto nulla di male. Noi non siamo dei bigotti!" disse mia madre indignata "Oh senza offesa cara" disse poi rivolta a Brittany che scosse la testa.

"Si figuri" mormorò la bionda un po' stranita.

"I tuoi genitori ci hanno chiamato chiedendoci di intervenire" disse con un sorriso "Intervenire! Cosa si aspettavano che avrei fatto? Non pretenderanno certo che metta alla porta un'adorabile delizia come te e la mia bambina, solo perché vi siete innamorate?" disse mia madre alzandosi.

"Oh ma guardatevi siete uno splendore. Certo Santana se ti decidessi a perdere qualche chilo sarebbe meglio cara, ma siete una delizia insieme, non trovi caro?" domandò
"Una delizia certo" convenne mio padre alzandosi a sua volta.
"Le mia amiche saranno assolutamente invidiose sono certa che vorrebbero tutte come nuora una meraviglia come Britney" cinguettò parlando da sola.
"Brittany mamma" la corressi io.
"E' la stessa cosa amore".
"No che non lo è" sbottai io ma fui prontamente ignorata.

"Beh io ora vado in ospedale" buona giornata signorine.
Disse mio padre facendoci un occhiolino e afferrando giacca e borsa per dirigersi verso la porta.

"Scappo anche io! Ho la manicure" disse mia madre distrattamente.
Prese la borsa incamminandosi verso l'ingresso poi tornò indietro come se avesse dimenticato qualcosa.
Aprì la borsetta tirando fuori dei contanti.
"Compratevi qualcosa di carino ragazze e, Santana, per favore fatti dare una sistemata a quei capelli" disse poggiando i soldi sul tavolo e sparendo.

La porta di casa si richiuse con un tonfo ed io e Brittany rimanemmo sole ed in silenzio fissando il vuoto per non so quanto tempo.

"Mi sembra di essere in un episodio di 'ai confini della realtà'" confessai confusa.
"Quante accidenti di volte ha usato la parola 'delizia'?" domandò Brittany stranita.

"Se ne fregano" mormorai.
"Io direi piuttosto che accettano la cosa, da bravi amorevoli genitori, e sono felici per noi perché siamo innamorate" disse Brittany seria.
Ci guardammo per un secondo prima di sorriderci.
"Se ne fregano" dicemmo in coro prima di scoppiare a ridere.

"Beh almeno ci hanno accettate senza problemi" disse la bionda.
"Hai sentito che mia madre già progettava di fare a gara con le amiche a chi avesse il figlio più gay, ma ti pare una cosa normale?" sbottai io ironica e un po' terrorizzata "Dio che gabbia di matti" dissi.

Rimanemmo ancora in silenzio sotto shock per un po'.
"E tu ti lamentavi" dissi scuotendo la testa "Questo è davvero il genere di reazione che non ti aspetti" convenni e lei annui lentamente incapace però di cancellarsi dal viso un sorriso divertito.