Quella giornata fu abbastanza strana per me.
Sotto caldo suggerimento di Santana decidemmo di andare a casa mia subito dopo colazione.
Mangiai con una lentezza fuori dal comune e ci impiegai almeno dieci minuti più del necessario per la doccia.
Non volevo andare a casa. La verità è che ero spaventata a morte da ciò che avrei potuto trovare, soprattutto dopo aver saputo che i miei avevano chiamato i genitori di Santana chiedendogli di intervenire.
Cosa accidenti voleva dire intervenire?
Non lo sapevo e non lo volevo sapere. Per quanto mi riguardava desideravo solo poter rimanere a letto tutto il giorno stretta alla mia San lontana dal mondo.
Quando arrivammo a casa mia ero tesissima, oltre ogni immaginazione.
Avevo le chiavi ma non le usai. Bussai al campanello come fossi un'estranea in visita perché era esattamente cosi che mi sentivo.
Ci misero più del necessario per aprire ed io non riuscii a capire se fosse semplicemente una coincidenza o se stessero prendendo tempo per capire cosa fare.
Continuavo a guardarmi in giro spaesata, la mano di Santana si intrecciò nella mia stringendola forte e il suo sguardo mi rassicurò in un istante.
Fui grata al destino o a Dio o a chi per lui per avermi donato quella meraviglia di donna.
Mio padre venne ad aprire. Ci scrutammo in silenzio a vicenda, guardai i suoi occhi e sentii che mi osservava come se non potesse vedermi davvero.
"Ciao papà" soffiai piano stringendo la mano di Santana.
Lo sguardo dell'uomo vagò da me alla latina fino a soffermarsi sulle nostre mani intrecciate.
"Tua madre non è in casa" disse calmo.
Mentiva. Le macchine erano entrambe nel vialetto e se mi concentravo di più potevo sentire i singhiozzi provenienti dalla cucina.
"Brittany credo sia il caso che tu resti da Santana per qualche giorno, magari fino alla fine delle vacanze di primavera" disse guardandomi a malapena prima di distogliere lo sguardo per puntarlo su un punto imprecisato oltre le nostre teste.
Non dissi nulla, mi limitai ad annuire piano cercando di cacciare indietro le lacrime che già minacciavano di invadermi.
Sentii Santana sospirare di rabbia al mio fianco, cercai il suo sguardo scuotendo al testa mentre lei già si preparava ad una sfuriata.
Non serviva a nulla. La pregai con gli occhi di stare calma e lei obbedì mordendosi il labbro per trattenere la sua rabbia.
Mio padre si fece da parte permettendomi di salire in camera mia per prendere un po' delle mie cose.
Santana non volle entrare, mi aspettò appoggiata alla sua macchina.
Entrai in casa, respirando l'odore familiare dell'ambiente. Le lacrime mi pizzicarono gli occhi ma feci di tutto per trattenerle, dovevo essere forte. Avevo fatto una scelta e sapevo che era quella giusta anche se i miei genitori non la pensavano cosi.
Chi ha detto che gli adulti hanno sempre ragione?
Misi un po' delle mie cose in un paio di borsoni, mi fermai a fare le coccole al mio gatto, che tanto mi era mancato, e cercai mia sorella in giro per casa senza trovarla.
Non entrai in cucina, non avevo la forza di vedere ancora la delusione ed il vuoto negli occhi di mia madre.
Passai davanti al salotto dove mio padre osservava un punto imprecisato seduto sulla sua solita poltrona.
"Allora io vado" mormorai a testa bassa.
Lui non disse nulla. Rimase lì, immobile, come se nemmeno mi avesse sentita.
Deglutii a vuoto cercando di mandare giù il nodo che mi si era formato in gola, con scarsi risultati.
Girai sui tacchi uscendo semplicemente da quella casa con la sensazione di star lasciando li un pezzo importante della mia vita e la paura di non poterlo più recuperare.
Poco male, pensai, mentre una lacrima solitaria mi accarezzava il volto.
Ad aspettarmi c'era una vita nuova ed era rinchiusa in quelle iridi d'oro nero che mi osservavano comprensive ed innamorate.
Guardai Santana ed il suo sorriso dolce mi raccontò di un futuro che non conoscevo ancora ma che sapevo sarebbe bastato a riempire le voragini dolorose scavate dal passato e da questo presente che, se da una parte mi stava riportando a lei, dall'altra mi logorava perché mi allontanava dalla mia famiglia.
Lasciai cadere i borsoni avvicinandomi a lei per prenderle il viso tra le mani e scrutarne ogni minimo particolare prima di congiungere le labbra alle sue.
Non mi importava che mio padre potesse essere ancora li in salotto a guardarci dalla finestra, anzi, sperai che così fosse, che potesse vedere con quanto orgoglio mostravo al mondo la sicurezza della mia scelta, la forza del mio amore per lei.
Perché, se una felicità esisteva, potevo conoscerla solo attraverso gli occhi di Santana.
****
"Cosa vuoi fare amore?" le domandai dolcemente una volta tornate a casa, il viaggio di ritorno era stato breve e silenzioso, la sua mano non aveva lasciato la mia per tutto il tempo.
Le avevo lasciato spazio per pensare senza negare a me stessa di sentirmi spaventata e distrutta per l'inferno interiore che la mia piccola era costretta ad attraversare. Ma io ero li e ci sarei stata per sempre per lei.
"Voglio stare con te" mormorò prendendomi per mano e attirandomi a se per un bacio a fior di labbra.
"Sono qui" sussurrai sulla sua pelle stringendola a me.
"No" soffiò e io la guardai un po' stranita.
"Voglio stare con te" ripeté lei prendendo tra le dita la cerniera del giubbotto e tirandola giù sfilandosi quel capo per lasciarlo cadere sul pavimento e avviarsi su per le scale mentre, con un movimento lento, la vedevo sfilarsi la maglietta e guardarmi dolcemente da sopra la spalla prima di sparire nel corridoio verso la mia stanza.
Non mi feci pregare seguendola su per le scale stando pochi passi dietro di lei per godermi la meraviglia della sua pelle che lentamente veniva scoperta un po' di più ad ogni passo.
Arrivammo in camera mia e lei si stese nuda sul mio letto sorridendomi in attesa.
Mi spogliai sotto il suo sguardo avido ma paziente e gattonai sul materasso lungo il suo corpo fino a raggiungerla.
Avvicinai le labbra alle sue per un bacio che lei non mi negò.
La baciai con lentezza, godendo appieno ogni secondo di quel lento sfiorarsi di labbra.
Sorrise nel bacio quando la punta della mia lingua scivolò piano lungo il suo labbro inferiore, la sentì rabbrividire appena sotto di me.
Accarezzai con la lingua il suo palato prima di chiudere le labbra sulle sue un'altra volta lasciandole un bacio soffice.
Lei catturò il mio labbro inferiore tra i denti tirandolo leggermente e puntando gli occhi dritti nei miei.
Scesi con le labbra a baciarle piano il mento, scivolando sulla sua pelle liscia fino a sforarle delicatamente il collo per soffermarmi alla base della gola.
Lei sospirò inclinando indietro la testa offrendomi cosi lo spazio necessario per far scorrere avida la mia lingua lungo quella pelle zuccherosa e morbida.
Chiusi i denti su quella distesa tenera mordendo leggermente e provocandole un fremito.
Risalii per lasciarle un altro soffice bacio, provando già nostalgia per quella bocca che non avevo la forza di smettere di baciare.
Lei si fece più audace leccandomi prontamente le labbra e facendomi sorridere.
Scesi nuovamente lungo la sua pelle strofinando la punta del naso sul suo collo e godendomi il suo profumo buono.
Leccai avidamente la pelle nell'incavo del collo prima di chiudervi i denti delicatamente.
Lei si inarcò appena contro di me sospirando ad occhi chiusi ed io mi presi qualche secondo per osservare il sorriso compiaciuto sul suo viso angelico.
Con le labbra continuai la mia discesa lungo quella scultura d'alabastro che era il suo corpo perfetto, lei sospirava ogni volta che le mie labbra sfioravano la sua pelle e rise appena quando una ciocca dei miei capelli scivolò a solleticarle il petto mentre mi perdevo ad osservare il suo seno nudo muoversi al ritmo del suo respiro già corto.
Scesi a catturare tra le labbra un capezzolo, facendola sussultare. Ne accarezzai la punta con la lingua giocherellando appena con quel lembo di pelle più scura, succhiandolo piano per poi lasciarlo andare di colpo godendomi, divertita ed eccitata, tutte le reazioni della bionda che non smetteva di sospirare mentre le sue mani scivolavano tra i miei capelli accarezzandoli con delicatezza.
Tutto ciò che desideravo era dimenticare l'ultima volta e soprattutto farla dimenticare a lei.
Volevo cancellare tutta la crudeltà e l'irruenza che le avevo riservato, ogni cosa sarebbe stata perfetta questa volta, le avrei fatto sentire quanto profondamente l'amassi. Desideravo che lo percepisse in ogni minimo gesto in ogni più piccola attenzione.
Avrei venerato ogni centimetro di quella distesa chiara stando attenta a non trascurare nemmeno uno di quei nei adorabili. Non ci sarebbe stata lentiggine che non avrei baciato né muscolo che non avrei lentamente accarezzato con la lingua o con la punta delle dita.
Non mi importava di quanto ci avrei messo, avrei amato ogni singola cellula di quel corpo.
Continuai a far scivolare la punta della lingua lungo il contorno del suo capezzolo, facendola rabbrividire di piacere a quel contatto. Sentii le sue dita scorrere lente tra le mie ciocche scure imitando il movimento della mia lingua sulla sua pelle.
"San" mormorò lei inarcandosi contro di me.
Feci aderire perfettamente il mio corpo al suo continuando a farmi leva con le braccia. Mi lasciai scivolare lentamente verso il basso sibilando per i brividi che la mia pelle sulla sua mi provocava. Era cosi piacevole il contatto diretto dei nostri corpi nudi che mi costrinsi a ripetere quella stessa azione un paio di volte, scivolando sinuosa su di lei dal basso verso l'altro e ritorno.
Lei sospirò cercando il mio viso e prendendolo tra le mani fino a condurmi nuovamente a lei per un bacio necessario. La sua lingua si intrufolò con bisogno tra le mie labbra accarezzando la mia e facendomi sospirare di desiderio.
Scesi nuovamente con le labbra fino al suo addome, passando leggera la lingua su ogni singolo neo facendo ridacchiare la bionda. Feci scorrere la punta del naso lungo il suo busto godendomi il suo odore fino a fermarmi all'altezza dell'ombelico per mordicchiarne la pelle sottostante.
Mi era mancato quel sapore dolce, ogni fibra del suo essere mi era terribilmente mancata.
Feci del mio meglio per memorizzare ogni particolare della sua pelle e mi ritrovai a sorridere compiaciuta quando mi resi conto di ricordare alla perfezione ogni dettaglio e soprattutto di riconoscere i suoi punti deboli. Il modo in cui ogni suo muscolo rispondeva prontamente ad ogni mia minima stimolazione.
"Sei perfetta" soffiai sulla sua pelle e sorrisi perché lo era davvero. Perfetta e cosi tremendamente mia da farmi tremare le mani ed il cuore al solo pensiero.
Lei allargò le gambe permettendomi di scivolare nel mezzo col busto mentre ancora baciavo con chirurgica precisione ogni centimetro della sua pelle intorno all'ombelico e le mie unghie graffiavano leggere la sua schiena. A quel contatto lei si inarcò verso l'alto abbassando il bacino e inducendomi cosi a scivolare ancora più in basso per non dovermi separare da quel sapore che mi dava dipendenza.
L'odore della sua eccitazione mi colpì regalandomi un fremito lungo la spina dorsale.
Dio quanto mi era mancato quell'odore.
Scivolai subito più in basso per goderne appieno e le mie unghie graffiarono il suo addome accompagnandomi nella discesa e facendola rabbrividire d'eccitazione.
"Santana" sospirò con la voce rotta dal desiderio mentre accarezzava piano i miei capelli allargando maggiormente la gambe.
Baciai piano le linee dell'inguine, soffiando leggera sul suo centro un paio di volte provocandole brividi caldi e compiacendomi dell'incresparsi della sua pelle morbida.
Voltai appena la testa facendo scivolare i denti nel suo interno coscia prima di baciarlo appena e strofinarvi contro il naso per poi tornare a concentrare la mia attenzione su ciò che più bramavo.
Poggiai le labbra delicatamente sul suo centro, sfiorandolo come una carezza e schiudendo le labbra per respirarvi sopra.
Brittany scivolò sulle lenzuola verso il basso afferrando la stoffa e stringendola forte mentre l'altra mano continuava ad accarezzarmi i capelli con insistenza ma senza esercitare alcuna pressione.
Lentamente feci scorrere la punta della lingua su e giù lungo la sua entrata un paio di volte, beandomi dei suoi gemiti sommessi e riscoprendo lentamente il sapore delizioso che era solo della mia biondina e che superava di gran lunga la perfezione che i miei ricordi riuscivano a rammentare.
Sfiorai appena il suo clitoride con la punta della lingua e lei si lasciò andare ad uno spasmo involontario che la portò a spingere il bacino contro la mia bocca mentre un gemito acuto si liberava dalla sua gola.
Sorrisi di quella reazione, intenerita dalla sua impazienza e dal modo in cui cercava di mascherarla per darmi il tempo di riscoprirla lentamente. Perché lo aveva capito che desideravo quello più di ogni altra cosa, volevo arrivare a possedere nuovamente ogni minima parte di quella meraviglia che era lei per me.
Ma quel turbinio di emozioni e sapori riscoperti accendeva in me tutto il desiderio che avevo spinto in un angolo remoto della mia mente. La volevo più di ogni altra cosa ed il suo sapore buono riaccese in me una fiamma che solo lei era capace di far nascere, un fuoco vivo che mi scorreva nelle vene come lava al solo sfiorare la sua pelle. Non potevo ignorare ancora l'umidità crescente della mia eccitazione né il suo bisogno impellente di avermi dentro di se.
Non feci attendere oltre né il suo desiderio di avermi, né il mio di possederla.
Poggiai le dita a v sulla sua entrata accarezzandola piano mentre con un lentezza ma decisione facevo scivolare la lingua in lei godendomi ogni gemito leggero accompagnato dal tremolio delle sue gambe e dei muscoli del suo addome che si contraeva mentre lei si inarcava verso l'alto sussurrando il mio nome. Leggera come una carezza.
Presi a muovere piano la lingua dentro di lei, accarezzando le sue pieghe con i polpastrelli mentre l'altra mano cercava la sua, intrecciandovi le dita.
Lei strinse la presa sulla mia mano, cominciando a muoversi lenta incontro alla mia lingua avida dal suo sapore. L'altra mano stringeva delicatamente le mie ciocche accompagnando i movimenti lenti della mia testa tra le sue gambe.
Continuava a sospirare ad occhi chiusi, mordendosi le labbra per soffocare gemiti più acuti, non voleva spezzare la magia silenziosa che avvolgeva quel momento d'amore e non l'avrei fatto nemmeno io per nulla al mondo. Nonostante il suo sapore e i suoi sospiri nel silenzio mi stessero eccitando fino all'inverosimile.
"Dio Santana" mormorò ad occhi chiusi allargando di più le gambe "Baciami ti prego" mi implorò. Volevo farlo, volevo sul serio. Ma non potevo smettere di assaporarla non riuscivo a rinunciare nemmeno per un istante a quella dolcissima perfezione.
"Ti prego" sospirò ancora e dovetti arrendermi al suo desiderio perché non potevo negarle nulla, nulla al mondo.
Mi fermai a malincuore risalendo il suo corpo. Ma non mi pentii di averlo fatto perché ad aspettarmi trovai le sue labbra che si congiunsero alle mie cosi dolcemente da farmi tremare perfino l'anima investendomi con una tenerezza che era solo sua.
Le nostre lingue si sfiorarono appena timidamente. Lei sospirò riscoprendo dalle mie labbra il suo stesso sapore ed io sorrisi della dolcezza disarmante di quel contatto mentre la mia mano libera si faceva spazio tra i nostri corpi per accarezzare le sue pieghe umide fino a massaggiare delicatamente il suo centro inducendola a gemere ad occhi chiusi direttamente nella mia bocca.
Poggiai la fronte sulla sua ricordando le parole cattive che le avevo rivolto l'ultima volta che ci eravamo trovate in quella stessa situazione e vergognandomi di me stessa.
"Guardami piccola" sussurrai sulle sue labbra dischiuse.
Lei spalancò gli occhi nei miei ed un mio dito scivolò con lentezza in lei che spalancò le iridi gemendo piano sulle mie labbra seguendone il ritmo lento e delicato
"Ti amo, immensamente" le sussurrai guardandola dritto negli occhi.
Lei sorrise tra i gemiti ed io la imitai aumentando il ritmo e aggiungendo un secondo dito mentre lei rabbrividiva a quel contatto prendendo a muovere il bacino più freneticamente incontro alle mie dita.
"Ti prego amore non fermarti" mi implorò quando, senza accorgermene, rallentai il ritmo delle spinte per concentrarmi sui suoi occhi diventati ancora più scuri di lussuria.
Mi riscossi dalla mia trance momentanea riprendendo a spingere dentro di lei con dolcezza e decisione aumentando il ritmo e piegando le dita dentro di lei, baciandole piano il mento nel momento stesso in cui lei inclinava all'indietro la testa, inarcandosi contro di me colta di sorpresa da un brivido di piacere più intenso.
Mi incantai ad osservare la bellezza del suo viso stravolto dal piacere e mi riempii le orecchie dei suoi gemiti incontrollati che non facevano altro che aumentare il mio stesso desiderio già notevolmente stimolato.
Sentii le sue pareti stringersi intorno alle mie dita e la sua umidità crescere notevolmente.
Cercai disperatamente le sue labbra, bisognosa di sentirle premere contro le mie. Le trovai e la baciai intensamente accarezzandole il contorno della bocca con la punta della lingua in una gentile richiesta di permesso che lei non mi negò.
Accolse la mia lingua nella sua bocca ed il suo grido di puro piacere si scagliò direttamente contro il mio palato mentre sentivo il calore della sua eccitazione tra le dita ed il battere impazzito del suo cuore che rimbombava contro il mio petto come se battesse proprio in quel punto.
Respirò freneticamente mentre il suo petto si abbassava e si alzava ad un ritmo accelerato, continuavo ad accarezzare piano le sue pieghe accompagnandola nella discesa dal picco e riempiendole il viso di soffici baci.
"Ti amo" sussurrò ad occhi chiusi senza respiro, soffocando quella breve dichiarazione in un sorriso che ben presto divenne una risatina liberatoria.
Sorrisi, baciandole piano le labbra prima di abbracciarla stretta, nascondendo il viso nell'incavo del suo collo.
Beandomi della sensazione meravigliosa di assoluta perfezione.
Tutto era semplicemente perfetto quando ero con lei, ogni cosa era al suo posto.
Io ero esattamente al mio posto quando ero tra le sue braccia.
Quando il mio cuore batteva al ritmo dettato dal suo, quando mi baciava la spalla nuda, come in quel momento, e si stringeva a me mentre la sua pelle ancora era increspata dai brividi che io stessa le avevo regalato ed il suo odore era ancora più forte ed intenso. Tutto era perfetto.
****
La strinsi forte tenendola ancorata a me, accarezzai con la punta delle dita la pelle nuda e liscia della sua schiena, sentendola rabbrividire piacevolmente al quel contatto.
Mi sentivo bene. Finalmente completa, di nuovo viva come riuscivo ad essere solo tra le sue braccia.
Giocherellai piano con una ciocca dei suoi capelli. Lei si mosse facendo per scivolare sul materasso accanto a me ma, con uno scatto, serrai la presa intorno al suo corpo tenendola su di me.
"Resta qui" le sussurrai all'orecchio.
Lei non si mosse sorridendo sulla mia pelle per poi iniziare a lasciarmi lievi baci sul collo.
Strinsi una braccio intorno alla sua vita ed intrecciai una mano tra i suoi capelli cercando le sue labbra per un bacio necessario che lei non mi negò.
Non tardai ad approfondire quel contatto e, non appena le nostre lingue si sfiorarono nuovamente, sentii la sua eccitazione crescere e liberarsi in un sospiro mentre il suo corpo tremava appena su di me.
Sorrisi succhiando appena il suo labbro superiore. Lei accompagnò quel mio movimento assecondandolo e socchiudendo gli occhi, lentamente senza sciogliere la presa intorno ai suoi fianchi e tra i suoi capelli, scivolai di lato per capovolgere la nostra posizione aiutandola ad adagiarsi sul materasso ed accoccolandomi accanto a lei, tenendola ancora ancorata a me.
Feci scivolare la lingua lungo il contorno delle sue labbra e lei tremò ancora accarezzandomi il viso con la punta delle dita.
Con i polpastrelli scivolai leggera lungo il suo collo, accarezzandolo piano, fino a scendere per sfiorarle la gola ed il petto per fermarmi a chiudere a coppa un suo seno nella mia mano massaggiandolo piano. Osservando ogni minimo cambiamento di espressione del suo viso.
Dio era cosi bella mentre sospirava ad occhi chiusi per quel contatto.
Non riuscii a trattenermi dal baciarle uno zigomo mentre, con la punta dell'indice, giocherellavo con un suo capezzolo.
Lei strinse tra loro le gambe leccandosi le labbra ed io feci lo stesso scendendo a baciare quel lembo di pelle scuro incapace di resistere alla tentazione si stringerlo tra le labbra per riscoprirne il sapore delizioso che presto mi solleticò le papille.
Succhiai quel bottoncino fremente passandovi sopra la lingua più volte mentre lei gemeva a quel contatto inarcandosi ed accarezzandomi la guancia delicatamente.
Risalii prontamente a baciarle le labbra e lei sorrise mentre la mia mano accarezzava il suo addome.
Scivolai verso il basso senza staccare gli occhi dai suoi e portai le mani sulle sue ginocchia inducendola ad aprire le gambe ed inginocchiandomi tra esse.
Mi presi qualche minuto per ammirare la perfezione del suo corpo ambrato. Con le unghie risalii leggera le sue gambe, partendo dalle caviglie per passarle gentilmente lungo i polpacci e poi sulle cosce, seguendone il percorso con occhi avidi.
Lei sospirò rabbrividendo al mio tocco e lottando per non staccare gli occhi dai miei.
Le mie mani accarezzarono l'interno delle sue cosce arrivando in sincronia ad accarezzarle l'inguine scivolando fino a soffermandosi li, mentre i miei occhi abbandonarono un istante i suoi per osservare ipnotizzati il suo segreto che si rivelava a me in tutta la sua perfezione attirandomi a se come una calamita.
Incapace di resistere oltre mi leccai le labbra abbassandomi a respirare il suo odore prima di poggiare la labbra sul suo centro succhiandone piano l'essenza ed inducendola a gemere estasiata ed a contorcersi sotto di me.
Spinse il bacino incontro alla mia bocca sospirando il mio nome.
Non rimasi indifferente a quel chiaro invito ed affondai in lei un dito con lentezza continuando ad assaporare il suo centro e guardandola dal basso per godermi ogni minima espressione di piacere del suo viso che si contrasse in un sorriso distorto dai gemiti.
Presi a muovere il dito seguendo il ritmo imposto dal suo bacino che si muoveva incontro alla mia mano. Aggiunsi un secondo dito e lasciai un bacio sul suo clitoride, leccandomi le labbra ancora intrise del suo sapore paradisiaco mentre risalivo il suo corpo per baciarla piano.
Fu un bacio lento che aveva il suo sapore.
Continuava a muoversi sotto di me facendo di tutto per trattenere gemiti più acuti e per riuscire a tenere gli occhi aperti puntati nei miei.
Mossi le dita dentro di lei piegandole appena e la sentii rabbrividire mentre chiamava insistentemente il mio nome.
La vidi lottare con tutte le sue forza per trattenere uno spasmo involontario.
"Vieni amore, vieni per me" le sussurrai sulle labbra.
Lei mi guardò con il sorriso più dolce che avessi mai visto. Un solo istante ed un gemito più acuto si liberò dalla sua gola mentre le sue pareti già si stringevano intorno alle mie dita.
Presi a lasciarle una cascata di soffici baci lungo il corpo, scendendo per sostituire le mie dita dentro di lei con la lingua e godermi la dolcezza del suo piacere.
Il mio nome danzava ancora sulle sue labbra mentre si inarcava verso l'alto e tornava ad adagiarsi sul materasso cercando di ritrovare respiro mentre la mia lingua accarezzava ancora le sue pieghe.
Risalii quella distesa ambrata che era la sua pelle a suon di baci, fino a raggiungere le sue labbra. Lei mi prese il viso tra le meni congiungendo la bocca alla mia e leccandola avida.
La baciai con dolcezza e lei rispose a quel bacio delicato strofinando la punta del naso contro il mio prima di prendere tra i denti il mio labbro inferiore e passarvi sopra la lingua facendomi sospirare.
A quella mia reazione il suo desiderio sembrò riaccendersi tutto insieme.
Mi baciò con più intensità come volesse mangiarmi.
"Ancora" ringhiò famelica sulle mie labbra mentre respirava a fatica "Ti voglio ancora" precisò spingendomi al suo fianco sul materasso.
Sorrisi trascinandola sopra di me mentre a sua volta rideva divertita.
Allargai le gambe godendomi la sensazione del suo corpo nudo a contatto col mio.
Lei scivolò verso il basso portando le nostre intimità a contratto, sussultammo entrambe gemendo una nella bocca dell'altra mentre lei cominciava a muoversi dettando un ritmo al quale subito mi adattai imitandola.
Ci muovevamo lentamente l'una contro l'altra, spinte dall'eccitazione che provavamo mentre i nostri clitoridi si toccavano a vicenda.
Lei accarezzò con la lingua un mio capezzolo facendomi gemere di piacere mentre con la mani scendevo ad afferrarle il sedere attirandola ancora di più contro di me ed aumentando il ritmo delle spinte.
Lei urlò spalancando gli occhi e puntandoli nei miei. Ci guardammo per un istante infinito mentre i nostri gemiti si mischiavano insieme e le nostre labbra si sfregavano continuamente come tutto il resto dei nostri corpi, perfettamente ancorati l'uno all'altro come fossero una cosa sola.
Arrivammo al culmine praticamente insieme gridando ognuna il nome dell'altra.
Lei si accasciò completamente su di me ed io la strinsi forte, per quanto riuscissi.
Le nostre bocche si incontrarono di nuovo e fu come la prima volta, come era ogni nostro bacio.
La baciai come se avessi paura di non poterla baciare mai più e lei rispose al bacio con la stessa intensità.
Ora si, era di nuovo mia completamente ed io ero sua. Sentii in quell'istante di appartenerle come non mai e capii dal suo sguardo innamorato che era lo stesso per lei.
Mai prima di allora avevo sentito cosi forte la passione dirompente del sentimento che ci legava l'una all'altra. E mai più avrei dimenticato quella sensazione.
Era questa la felicità?
Si, Santana, era la felicità. E me la sarei tenuta stretta per sempre.
