Camminavo nervosamente avanti ed indietro per la stanza, controllandomi continuamente allo specchio.
Tutto era perfetto eppure continuavo a non piacermi, il vestito mi sembrava improvvisamente troppo stretto, i capelli troppo in disordine, il trucco troppo sbavato.

Ero nervosa, nervosa da morire ed odiavo sentirmi cosi.
Sapevo qual'era il motivo, stavo per farlo davvero, un coming out in piena regola dopo il quale non avrei più potuto tirarmi indietro.
Sapevo che tutti a scuola si aspettavano di vedermi arrivare con Puck. Noi due per altro eravamo stati candidati nuovamente a re e reginetta della scuola ed, a detta del ragazzo, avremmo vinto per il terzo anno consecutivo.
Per la prima volta non mi importava assolutamente nulla di avere quel titolo, tutto quello che avrei voluto fare era scappare.
Presi un profondo respiro, non l'avrei fatto.
Non sarei mai tornata indietro, avevo preso una decisione ed ero convinta di volerla portare fino in fondo. Dovevo farlo per la mia Brittany e, soprattutto, per me.

Mi guardai per l'ennesima volta allo specchio. Il mio vestito era ovviamente rosso, nonostante Quinn avesse cercato inutilmente di persuadermi a cambiare colore almeno per l'ultimo anno, ma avevo una tradizione da portare avanti e poi in rosso ero divina o almeno cosi mi sentivo.

Aggiustai con l'ennesima forcina i miei capelli, tirati sul lato in un'elegante acconciatura che li lasciava scivolare mossi lungo la mia spalla lasciata scoperta dal vestito senza bretelle e sorrisi al mio riflesso che mi ricambiò con una smorfia poco convinta.

"Coraggio Santana non fare la stupida" dissi a me stessa "Sei o no la furia di Lima Heights?" cercai di farmi coraggio ma la paura, in realtà, mi stava divorando.
Sentii qualcuno bussare alla porta e mi riscossi.

"San, la limousine è arrivata" mormorò Brittany da dietro il legno.

Presi un profondo respiro afferrando la borsetta ed il contenitore trasparente che conteneva il fiore da polso che avevo preso per la mia Britt.

Poggiai la mano sulla maniglia respirando ad occhi chiusi prima di ingoiare a vuoto ed aprire.

Rimasi per un secondo a bocca aperta osservando la bellezza della mia ragazza. Indossava un vestito giallo stretto sul busto e ampio in vita che le arrivava al ginocchio, i capelli erano sciolti e mossi sulle spalle ed indossava un buffissimo fermaglio con un cilindro in cima.

Sorrisi riuscendo a rilassarmi semplicemente specchiandomi in quelle iridi azzurre e rassicuranti.

"Sei bellissima" le dissi sincera.
Il suo sguardo intanto vagò un paio di volte lungo il mio corpo per soffermarsi sull'ampia scollatura del mio vestito.
"Non vorrai uscire cosi spero" disse seria.
Sorrisi maliziosa, guardandomi.
"Perché che c'è che non va?" chiesi innocente.
"Hai le tette di fuori in pratica" disse lei alzando un sopracciglio.
Sorrisi.
"E la cosa non ti piace?" domandai.
Lei si avvicino per sfiorare la curva le mio seno con la punta del naso inspirando il mio odore e facendomi tremare.
"Non mi piace che tutti possano ammirare ciò che mi appartiene" sentenziò.
Sorrisi divertita.
"Possono solo guardare" dissi stringendomi nelle spalle.
"Già, sarà meglio che si limitino anche in quello" disse minacciosa.
"Uhh adoro quando sei cosi combattiva" scherzai.
Lei annui fiera.
Poi mi prese il braccio per legarvi un fiore rosso scuro, sorrisi mentre compiva quell'operazione che io ricambiai.

"Sei pronta?" mi domandò e sapevo che non si riferiva al vestito o al trucco.
La guardai specchiandomi nel suo sguardo.
Ero pronta?

"Ascolta Santana non devi farlo per forza sai? Possiamo evitarlo se vuoi" disse sincera prendendomi entrambe le mani.

Scossi il capo.

"Sarò sincera piccola, non so se sono pronta a farlo ma so che voglio e devo. E non solo per te ma anche e, soprattutto, per me stessa. Quindi adesso andiamo a quel ballo e mostriamo a tutti quanto ci amiamo."
Lo dissi fiera prendendola per mano e sorridendo della sua espressione a metà tra il confuso e il sollevato.

Ci avviammo di sotto ed io feci per aprire la porta di ingresso ma lei mi trattenne per un braccio.

"Aspetta" disse tirando fuori dalla sua borsetta una macchinetta fotografica.
Chiamò Clara che fu ben felice di scattarci due o tre foto.
Brittany riprese la macchinetta riponendola in borsa e finalmente uscimmo per dirigerci verso la limousine nella quale già ci aspettavano Rachel, Quinn, Sam e Mercedes e Puck e una biondina che faceva parte della nostra squadra e di cui ricordavo a malapena il nome e che era già abbastanza ubriaca da non rendersi nemmeno conto che io e Britt saremmo andate a quel ballo come una coppia.

Rachel e Quinn sembravano molto tranquille. Le invidiavo tantissimo anche se non lo avrei mai ammesso ad alta voce.
Quinn, soprattutto, aveva un coraggio incredibile che io non avevo davvero la forza di trovare.
Improvvisamente fui assalita dalla nausea rendendomi conto che stavamo per arrivare a scuola, chiusi gli occhi cercando di respirare correttamente.
La mano di Brittany prese la mia e, nel caos generale delle chiacchiere in quella limousine, io riuscii distintamente a sentire la sua voce mormorarmi all'orecchio che mi avrebbe amata sempre anche se alla fine avessi deciso di non affrontare sul serio quella situazione.

Riaprii gli occhi per ritrovarmi a scrutare i suoi che mi guardavano con amore e comprensione.
Ritrovai in quelle iridi la profonda sensazione di essere a casa, di trovarmi nel posto giusto, con la persona giusta nel momento adatto ed improvvisamente le mie paure si sgretolarono come un castello di sabbia in balia del vento.

Le presi il viso tra le mani baciandola con passione, fregandomene del rossetto che avrebbe potuto sbavarsi.
Al diavolo tutto! Amavo quella donna straordinaria che, chissà come, pur potendo avere il mondo ai suoi piedi aveva scelto me. La amavo e tutti avrebbero dovuto saperlo, era mia e una vita intera non mi sarebbe bastata per abituarmi a quel pensiero.

Era mia e mi amava, cosa potevo volere di più? Cosa mi importava delle chiacchiere della gente?Di ciò che avrebbero potuto pensare? Brittany era mia, non contava nient'altro, niente di più del suo sorriso.

Arrivammo a scuola ed io presi un profondo respiro prima di scendere dall'auto, tutti i nostri amici guardarono me e Brittany. Sorrisi sicura prendendole la mano e sentii che anche lei era un po' agitata.
Strinsi la presa e ci guardammo per un minuto lunghissimo.

"Andrà tutto bene vero?" le domandai con un filo di voce.
"Si, finché mi terrai la mano" rispose lei.
"Bene, andiamo allora" dissi.

Entrarono prima Puck e la biondina che ricordai si chiamava Kitty, poi Sam e Mercedes e dopo di loro Rachel e Quinn.
Osservai da fuori la reazione della folla che pareva non aver capito bene cosa ci facessero quelle due insieme e perché Quinn fosse senza cavaliere. Le due non ci badarono più di tanto e presero subito posto ad un tavolo accanto al resto della comitiva.

Brittany fece un passo avanti un po' incerta mentre io rimasi ferma al mio posto come impietrita.
Lei mi guardò ed anche se faceva di tutto per non darlo a vedere notai che tremava da capo a piedi.
Dal canto mio sentivo come se il cuore potesse scoppiarmi fuori dal petto da un momento all'altro, il panico aveva irretito tutti i miei sensi, nella mia testa frullavano tuta una serie di interrogativi confusi.

Poi Brittany mi sorrise, baciandomi il palmo della mano prima di lasciarla.

"Non importa amore, entro prima io e poi mi raggiungi. Non devi farlo per forza" mormorò.
"Mi dispiace" dissi in un sussurro strozzato con le lacrime agli occhi.
Lei annuì a sguardo basso, vedevo che cercava in tutti i modi di mascherare la sua delusione con un sorriso di circostanza o forse dentro di se lo aveva sempre saputo che non avrei mai avuto il coraggio di farlo davvero.

Mi lasciò la mano con un sospiro rassegnato ed entrò nella sala da sola, guardandosi intorno appena il tempo di individuare il tavolo dei ragazzi del glee per andare a salutarli.

Mi sentii un'idiota in quel momento, il respiro si fece corto, quel vestito quasi mi soffocava e faceva caldo e freddo insieme. Pensai davvero che sarei potuta svenire da un momento all'altro.
Mi feci forza muovendo due passi per avvicinarmi alla fila di armadietti attaccati al muro, mi addossai con tutto il peso a quelle scatole di metallo scivolandovi contro con la schiena. Mi misi una mano sul petto, come se quel semplice gesto potesse servire a calmare il battito eccessivamente accelerato del mio cuore. Avevo voglia di piangere ma non avevo abbastanza forza né respiro, nemmeno per fare quello.

Cominciai a vedere una serie di puntini bianchi e pensai davvero che sarei svenuta di li a poco o che un infarto stesse per cogliermi senza pietà.

"Santana" mi sentii chiamare.
Due mani fredde si poggiarono sulle mie spalle, avrei voluto vedere di chi si trattasse ma la mia vista era completamente oscurata.
"Santana" sentii di nuovo "Santana respira, respira" mi ordinò quella voce mentre i miei occhi già si chiudevano e iniziavo a tremare.
"Guardami" ordinò quella voce prendendomi con forza il viso tra le mani. Mi scosse con forza ed io mi costrinsi ad aprire gli occhi, ritrovandomi davanti l'ultima persona che mi sarei aspettata di vedere.

"Respira Santana, respira piano, segui me" mi disse gentilmente cominciando a respirare piano. Cercai di imitarlo senza mai staccare gli occhi dai suoi, cosi rassicuranti.
Lentamente il tremore si quietò e il cuore cominciò a battere ad un ritmo più regolare.
"Va tutto bene, Santana, è tutto a posto. Devi solo ricordarti di respirare" disse dolcemente inspirando insieme a me e tenendomi ancora il viso tra le mani.

Il respiro tornò regolare nel giro di pochi minuti ma lo stesso non si poteva dire del mio stomaco che continuava a girare vorticosamente su se stesso. La mia gastrite nervosa,avrei dato di stomaco di li a poco me lo sentivo.

"Kurt, sto male" riuscii a dire con un filo di voce mentre calde lacrime già scivolavano sul mio viso.
"E' solo una crisi di panico, va tutto bene devi solo respirare a calmarti" disse lui teneramente accarezzandomi il viso.
"Sto male" dissi di nuovo prendendo a piangere disperatamente.

Lui scosse il capo intenerito stringendomi a se, come se fossimo amici da sempre.
Mi abbandonai contro la sua spalla e piansi come una bambina senza neanche tentare di mascherare i singhiozzi.

"Sei bellissima stasera" disse lui al mio orecchio accarezzandomi la schiena "Brittany è bellissima" disse ed io scoppiai a piangere più forte "Non avere paura Santana, niente di tutto quello che la gente potrà dire o fare o anche solo pensare, potrà cambiare o sminuire la forza di quello che provi" mi strinsi più forte al suo petto nascondendovi il viso.

"Tu meriti di vivere la vita che vuoi, sii te stessa ed anche se al resto del mondo potrai non piacere, fregatene! A lei piacerai comunque ed è solo questo che conta" disse "E piacerai di più anche a te stessa" aggiunse.

Ingoiai a vuoto sollevando lo sguardo per incrociare i suoi occhi.
"Amo Blaine come un pazzo ed amo essere me stesso più di qualunque cosa al mondo e potranno riempirmi di granitate per tutta la vita ma io camminerò a testa alta perché saprò sempre che i veri perdenti sono loro, perché non hanno avuto la fortuna di incontrare la felicità" disse prendendo dal taschino il suo fazzoletto di stoffa per asciugarmi dolcemente le lacrime.

"Sono solo stupidi liceali! Tra due settimane te ne andrai da qui, la fuori il mondo è cosi grande e cosi complicato. Vuoi davvero rischiare di viverlo senza Brittany accanto a te?" mi chiese.
Come una bambina negai con la testa.

"Forza dolcezza" disse sollevandosi e porgendomi le mani presi un profondo respiro alzandomi senza rendermi nemmeno conto di quando mi fossi accasciata a terra, le gambe ancora mi tremavano ma il respiro ed il battito parevano regolari ed il mio stomaco aveva smesso di fare capriole.

"Sarà meglio aggiustare quel trucco, non vorrai che la tua bella ti veda conciata cosi?" disse giocoso accompagnandomi fino alla porta del bagno delle ragazze.

Mi aspettò fuori mentre mi rifacevo il trucco quasi meccanicamente senza pensare ad altro che alle sue parole.

Quando uscii dal bagno mi guardò con un sorriso radioso.
"Meravigliosa" disse prima di prendermi le mani "Pronta?" mi domandò.
Mi limitai ad annuire abbozzando un timido sorriso.
"Perché fai questo per me?" gli chiesi con un filo di voce.
"Perché non sai quanto ho desiderato che qualcuno lo facesse per me a suo tempo" rispose lui.
"Grazie" mi limitai a dire e lui si sporse appena per baciarmi la fronte.
"Smetterai di chiamarmi porcellana dopo questo?" chiese speranzoso.
Ci pensai su qualche istante poi sorrisi.
"Temo di no" dissi.
Lui sorrise a sua volta scuotendo il capo.
"Beh almeno ci ho provato" disse divertito scoppiando a ridere e facendo ridere me a mia volta.

***

Stupida, stupida, stupida Brittany.
Come diavolo ho potuto pensare anche solo per un secondo di crederle?
Como ho potuto illudermi sul serio che potesse essere vero, che lei avrebbe potuto davvero fare una cosa del genere?
Idiota.
Ero una perfetta idiota.
Bevvi tutto d'un sorso il ponce corretto che Puck mi aveva portato mentre fissavo la porta d'ingresso.
Dove accidenti si era cacciata poi?

Cercai di prendere un profondo respiro per calmare i miei nervi tesi.
Mi arrabbiai mentalmente con me stessa in quel momento, perché sapevo che nonostante tutto le avrei perdonato anche questa, quando il nervosismo momentaneo sarebbe passato.

Avrei voluto urlare ma non sarebbe servito. Se le avessi urlato contro avrei finito con lo spaventarla di più. Non mi andava di litigare, non dopo tutto il casino successo, non dopo che così faticosamente ci eravamo ritrovate.
Non volevo rovinare tutto ancora una volta. Sarei stata paziente, avrei finto indifferenza perché era giusto che fosse cosi.
Beh non avrei saputo dire se fosse davvero giusto ma amavo quella testa dura di Santana e, per quanto mi facesse soffrire il suo atteggiamento, per quanto fosse riuscita a deludermi anche quella volta, non avevo la forza in quel momento di rinfacciarle il male che mi stava facendo. Mi sentii una codarda, ma non potevo farci nulla.
Mi ritrovai tuttavia a pensare che mi sarei pentita presto del mio atteggiamento. Un giorno involontariamente presa dalla rabbia avrei finito col rinfacciarle questo ennesimo torto e le avrei fatto ancora più male.

Decisi di andare a parlarle perché sentivo che era giusto cosi.
Ma quando mi alzai per raggiungere l'uscita mi ritrovai davanti una scena strana, Santana era entrata nella sala a braccetto con Kurt. Forse avevo esagerato col ponce, non c'era altra spiegazione.
Li vidi guardarsi per un secondo poi Kurt le baciò una mano e si congedò passandomi accanto e sorridendomi prima di tornare al suo tavolo.

Distolsi lo sguardo stranito per incrociare quello di Santana che mi guardava fisso mentre mi veniva incontro.
E se venisse qui e mi baciasse platealmente come nelle migliori commedie romantiche?
Mi domandai speranzosa.
Per un istante mi illusi che sarebbe accaduto davvero ma non fu così, si limitò a sorridermi incerta avvicinandosi.

"Tutto bene" domandai automaticamente scrutando i suoi occhi un po' arrossati.
Lei annuì piano.
"Ho una sete terribile" disse.
Io feci un cenno di assenso con la testa.
"Ti prendo qualcosa" dissi secca senza tradire la mia espressione un po' contrariata.
Le avrei parlato, non sapevo ancora se a fine serata o prima ma le avrei parlato.

Intanto le avrei preso da bere. Aveva un viso sconvolto e la cosa non mi piaceva.

Mi avvicinai al tavolo delle bevande guardando stranita la Sylvester che ispezionava il ponce annusandolo.
Riempii un bicchiere con del succo di frutta e me ne andai prima che potessi assistere alla scena di lei che immergeva un dito nel liquido per poi portarlo alle labbra e studiarne il sapore.

Ritornai al tavolo sperando di trovarci Santana ma lei non c'era.
Guardai Rachel, anche lei da sola, e le rivolsi un'occhiata interrogativa. Lei senza dire nulla indicò il palco mi voltai mentre la musica cambiava ed il ritmo movimentato lasciava il posto ad una melodia dolce.

Quinn e Santana se ne stavano sul palco con i microfoni in mano.
"Ma che fanno?" domandai stranita alla mia amica che si strinse nelle spalle sorpresa quanto me.
"Quinn le ha detto una cosa all'orecchio e poi sono andate lassù" rispose lei.
Intanto la musica partì.

Watching every motion
In my foolish lover's game
On this endless ocean
Finally lovers know no shame
Turning and returning
To some secret place inside
Watching in slow motion
As you turn around and say

Take my breath away
Take my breath away

Le due cominciarono a cantare e le loro voci si sposavano benissimo insieme mentre in pista tutte le coppiette si apprestavano a ballare.
Quinn non aveva occhi che per Rachel mentre cantava.
Santana invece doveva trovare molto interessante il pavimento perché non smetteva di fissarlo

Watching I keep waiting
Still anticipating love
Never hesitating
To become the fated ones
Turning and returning
To some secret place to hide
Watching in slow motion
As you turn to me and say

Take my breath away
Take my breath away

Quinn scese dal palco col microfono in mano avvicinandosi pericolosamente al tavolo per allungare la mano verso Rachel che la accettò sorridendo commossa baciandola piano sotto lo sguardo confuso di tutti.
Santana rimase sul palco impietrita osservando la scena. Io la guardai cercando di capire cosa avrebbe fatto mentre tra la folla già si alzava un brusio di commenti.

Through the hourglass I saw you
In time you slipped away
When the mirror crashed I called you
And turned to hear you say
If only for today
I am unafraid

Take my breath away
Take my breath away

Rachel si alzò scortata da Quinn che continuava a cantare mentre le due si stringevano l'una all'altra al centro della pista, ballando sotto lo sguardo incredulo di tutti.
Ingoiai a vuoto e Santana smise di cantare, lasciando a Quinn l'ultima strofa.

Watching every motion
in this foolish lover's game
haunted by the notion
somewhere there's a love in flames
turning and returning
to some secret place inside
watching in slow motion
as you turn around and say

take my breath away
take my breath away...

Quinn e Rachel si baciarono sotto lo sguardo scioccato di tutti.
Santana lasciò cadere il microfono e io mi irrigidii di colpo.
Il brusio generale crebbe a dismisura ed io ebbi davvero paura per le mie due amiche, soprattutto quando cominciarono ad indicarle ridacchiando in sottofondo.

Ma a loro sembrava non importare, si baciavano come se non ci fosse un domani ed io le invidiai da morire in quell'istante.

Non feci in tempo a capire se fossi più felice per loro o più triste per me e Santana.
Intravidi dietro di loro due giocatori di football con i loro bicchieri colmi di ponce in mano, ridere tra loro pronti a lanciarlo sulle mie amiche che ancora si scambiavano effusioni al centro della pista.

"Quinn, Rachel!" urlai cercando di avvisarle iniziando a correre nella loro direzione.
"Continuate cosi bambole" urlò qualcuno in lontananza mentre fischi di apprezzamento riempivano la sala.

***

Tutto durò meno di un secondo. Brittany si lanciò contro Quinn e Rachel,
Quando la bionda mi aveva supplicato di cantare con lei quella canzone non avrei mai pensato che avesse in mente di fare un coming out in piena regola. Ma questo pensiero passò in secondo piano quando vidi distintamente i due bicchieri di ponce riversarsi completamente sul magnifico vestito della mia ragazza.

Tutti risero mentre le nostre amiche si interruppero il bacio per vedere cosa fosse accaduto.
La folla prese a deridere Brittany, ricoperta completamente della bevanda rossastra.

Vidi nero in quell'istante, le mie due migliori amiche, si anche Rachel, e la mia ragazza si stavano esponendo alla pubblica umiliazione per difendere la loro libertà ed io ancora temporeggiavo a causa della mia codardia.
Decisi che quello era il momento di scegliere e, questa volta, avrei fatto la scelta giusta.

Scesi dal palco dirigendomi verso quei due cretini che avevano lanciato i cocktail e ancora ridevano tra loro imitati dalla folla. Mi lanciai contro di loro come una furia e diedi un pugno alla prima faccia che mi capitò, così forte che quasi credetti di essermi rotta una mano mentre il malcapitato si reggeva forte il naso cacciando fuori un urlo di dolore.

"Tu che sei tanto uomo, vallo a dire in giro adesso che ti ha steso una donna" dissi con rabbia.
Poi mi voltai verso Brittany che aveva le lacrime agli occhi e nonostante questo rimaneva li ferma, forte delle sue convinzioni.

La raggiunsi con due falcate.
"Lopez, non sarai passata anche tu all'altra sponda vero?" urlò una voce maschile in lontananza facendo scaturire dalla folla un mare di risate.

Senza rispondere presi il viso di Brittany tra le mani attirandola a me per un bacio leggero che lasciò tutti a bocca aperta poi la presi per mano.

"Andate a farvi fottere tutti" gridai prima di voltarmi per trascinarmi dietro una Brittany commossa seguita da Quinn e Rachel.

Uscimmo in corridoio ed io mi sentivo talmente euforica e forte che avrei potuto sollevare un palazzo intero con un solo dito. Mi sentivo potente e libera, come se solo in quel momento avessi cominciato a vivere sul serio.

Fanculo al mondo, finalmente ero io, ero come rinata o forse non avevo mai realmente vissuto fino a quel momento.
Mi fermai voltandomi per stringere a me Brittany e baciarla con tutta la passione che avevo in corpo, lei sorrise nel bacio ed io la imitai mentre Quinn e Rachel battevano le mani sorridendo commosse a loro volta.

"Hei Lopez" mi chiamò una voce alle nostre spalle mi voltai appena in tempo per ricevere dritta in faccia la mia prima granitata.

Rimasi impietrita mentre il liquido freddo mi gelava la pelle entrandomi negli occhi.
Cazzo quanto bruciava.
Le risate in lontananza risuonarono più fragorose ed io scrollai forte la testa per togliermi i pezzi di ghiaccio mentre mi strofinavo gli occhi.
Aprii le palpebre per incrociare gli sguardi preoccupati delle altre tre.

Dopo un minuto di silenzio scoppiai a ridere.

"Temo che non vincerò il titolo di reginetta quest'anno" dissi e tutte scoppiarono a ridere facendomi eco mentre Brittany mi stringeva a se.

"Ti amo" mi sussurrò all'orecchio euforica prima di staccarsi "Ma sei fredda da morire" aggiunse divertita.
"E tu puzzi di rum, vecchia spugna" la resi in giro "Ma ti amo anche io" aggiunsi prima di tirarla a me per baciarla ancora e ancora e ancora.