Sbuffai infastidita, per la centesima volta quella mattina, lasciando cadere rumorosamente la matita sul libro aperto.
Portai le mani alle tempie massaggiandole lentamente per lenire il fastidioso mal di testa che aveva deciso di tormentarmi, come se non fosse stata già abbastanza complicata quella giornata.

Guardai il telefono per l'ennesima volta, solo per scontrarmi con lo schermo sul quale spiccava il sorriso allegro della mia bionda.

Mi ero svegliata quella stessa mattina in un letto vuoto.
La sera prima io e Brittany avevamo avuto una discussione piuttosto pesante.
Non capivo perché si fosse arrabbiata tanto, ultimamente era strana, sempre nervosa. Così diversa dalla Britt positiva e spensierata che avevo imparato a conoscere.

Continuava a dire che non sopportava la competizione che aleggiava alla scuola di danza, che le lezioni erano dure e lo stress la consumava.
Cercavo di starle vicino per quanto potessi ma non era facile, anche io avevo il mio bel da fare.
La Columbia assorbiva tutte le mie energie soprattutto in quel periodo pre-esami, avevo bisogno di concentrarmi e passavo la metà delle mie giornate in biblioteca.

MI aveva fatto male tornare a casa la sera prima, distrutta dall'ennesima giornata di studio, per ritrovarmi davanti una Brittany furiosa.

"Stai tutto il giorno fuori casa, torni la sera tardissimo e vai a letto senza neanche cenare, sono diventata un fantasma ormai! Neanche mi guardi più" aveva detto.
Dal canto mio mi ero difesa accollando la colpa agli esami e, un po', anche a lei.

Si alzava la mattina molto prima del dovuto per fare jogging e scappare a scuola e, la sera a letto, non ero l'unica a crollare come un sasso.
Cosa si aspettava da me?
Cosa pretendeva?
Non eravamo più due liceali. Ognuna aveva i suoi impegni e non poteva pretendere che stessimo sempre appiccicate.

Sbuffai ancora sfilandomi gli occhiali da vista e passandomi una mano sul viso.

Ma che stavo facendo?
Eravamo a New York da soli due mesi e stavo già lasciando che la mia nuova vita mi assorbisse completamente portandomi persino a dimenticare il vero motivo per cui trovavo la forza di aprire gli occhi la mattina ed affrontarla?

Chiusi il libro con uno scatto che irruppe prepotente nel silenzio della sala studio e fece voltare gli altri studenti. Ignorai i loro sguardi torvi e rimisi i miei libri in borsa prima di correre verso l'uscita.

*****

La musica riempì nuovamente la sala ed io presi un profondo respiro prima di riprendere il mio esercizio cercando con tutte le mie forze di cacciare i brutti pensieri.

Non era facile. Ero stata dura con Santana la sera prima e quella stessa mattina non era stato carino uscire senza neanche darle un bacio.
Mi sentivo in colpa per essermela presa con lei. Avevo avuto una giornata terrificante ed avevo usato la mia San come valvola di sfogo.
Giurai a me stessa di non farlo mai più.

Eseguì male l'esercizio, come le tre volte precedenti, ed inevitabilmente venni ripresa per la millesima volta quel giorno.
Sbuffai rimettendomi in piedi e preparandomi per ricominciare.

L'unica cosa che desideravo era correre via, correre da lei.
Scusarmi del mio comportamento infantile. Scusarmi per averle puntato contro il dito senza motivo. Era cosi stressata per via degli esami ed io non facevo che aggravare la situazione.
Mi sentivo un mostro.

Santana non lo meritava.
Era stata cosi paziente con me, sopportando le mie continue lamentele su quanto fosse difficile la scuola, su quanto mi trovassi male in un clima così competitivo, così lontano dal mio modo di essere.

Ricevevo elogi e complimenti dai miei insegnanti e questo non faceva piacere agli altri compagni, non avevo molti amici in quel posto ed i pochi che c'erano... beh sospettavo non fossero poi così sinceri.

L'unica cosa che avevo era Santana.
Ed andava bene così, non mi importava di nessun altro, non finché avevo lei a sostenermi.
Rabbrividii al pensiero di cosa avrei fatto se l'avessi persa, sapevo che non sarebbe mai accaduto, eppure una paura irrazionale si impadronì di me.
D'un tratto ebbi paura che potessimo allontanarci, che la vita potesse prendere il sopravvento su di noi e distruggere ciò che così faticosamente avevamo costruito.

Mi lasciai prendere dallo sconforto di quel pensiero ed, ancora una volta, sbagliai i passi.

"Ricomincia" urlò il professore ormai spazientito mentre in sottofondo potevo sentire le risatine e gli sguardi compiaciuti dei miei compagni.
Scossi la testa cercando di ignorarli, l'unica cosa che volevo era finire quanto prima quella lezione e correre da lei, sempre ammesso che ancora mi volesse.

*****

"Vuoi sloggiare Berry? Avanti datti una mossa!" urlai infastidita per l'ennesima volta.
"Me ne vado, me ne vado" sbottò esasperata recuperando il cappotto "Anche se mi sembra un po' assurdo che tu mi cacci da casa mia Santana" continuò.

Roteai gli occhi al cielo e Quinn sorrise alla sua ragazza.
"Oh andiamo amore, sta cercando di fare una cosa romantica. Cerca di capirla" disse la mia amica.
Rachel sbuffò vistosamente.
"E doveva farla proprio stasera che avevo voglia di guardare un film sul mio divano nel mio salotto?" sbottò.

"Tanto per cominciare quel divano e quel salotto sono anche miei e poi di che accidenti ti lamenti Hobbit. Vi pago la cena!" dissi portandomi le mani ai fianchi.
"Si ma ci obblighi a portarci dietro la tua palla di pelo" fece lei guardando storto Schifottolo mentre Quinn gli metteva il guinzaglio.

"Ma tu non eri un'amante degli animali?" le feci notare.
"Non quando mangiano le mie scarpe e spargono i loro bisognini per tutta casa" disse nervosa.
Stavo per risponderle a tono quando la mano di Quinn mi bloccò parandosi tra noi e stroncando sul nascere quella piccola discussione.

"Adesso voi vi calmate" disse la mia amica autoritaria.
"Tu" disse autoritaria puntando il dito contro di me "Finisci di preparare la cena e datti una sistemata. Brit sarà qui a momenti. E tu" disse poi rivolta a Rachel "Infilati quel cappotto e andiamo, ho una fame da lupi" concluse.

"Non capisco perché dobbiamo..."
"Amore, ti prego" fece Quinn dandole un veloce bacio "Andiamo e basta" la pregò.
La moretta non se lo fece ripetere e si infilò il cappotto lanciandomi un'occhiata torva che io ricambiai.

Uscirono finalmente di casa ed io lanciai uno sguardo preoccupato all'orologio.
Britt sarebbe tornata a breve, dovevo sbrigarmi.

*****

Quando rientrai a casa ero distrutta. Mi facevano male i piedi e le spalle ed il freddo gelido dell'autunno certo non aiutava a sopportare il dolore fisico e la stanchezza.

Mi ero precipitata non appena la lezione era finita, volevo tornare in fretta. Trovai le luci spente e mi rattristai molto.
Santana non era ancora tornata. Probabilmente se ne stava rintanata nell'aula studio con i suoi amici super intelligenti a parlare di cose di cui io non capivo assolutamente un accidenti.

Decisi di non pensarci e di fare una doccia per liberarmi dei cattivi pensieri e lavare via lo stress della giornata.

Lasciai cadere il borsone e la giacca e mi avviai verso il bagno. Spogliandomi nel buio della casa che sembrava deserta, chiamai Schifottolo ma non ricevetti risposta.
Questo mi insospettì. Ma era probabile che stesse dormendo sotto il nostro letto, come al solito.

Mi avvicinai al bagno e notai la porta socchiusa e la luce flebile provenire dall'interno.

Poggiai il palmo sulla superficie di legno e la porta si spalancò rivelando la stanza illuminata solo da qualche candela ed una sorridente Santana immersa nella vasca piena di schiuma profumata.

"Finalmente a casa, non ci speravo più" soffiò regalandomi un sorriso che non riuscii a non ricambiare.
"Sei qui" mormorai.
"Sono qui e ti aspettavo" disse lei dolcemente tendendo le mani verso di me "Non vieni a farmi compagnia?" domandò schiacciandosi contro il bordo della vasca per farmi spazio.

Non me lo feci ripetere. Entrai richiudendo la porta e mi tolsi gli ultimi vestiti entrando nella vasca.
Lei aprì le gambe perché potessi accomodarmici. Mi sedetti immergendomi nell'acqua calda e constatando quanto fosse piacevole e profumata di bagnoschiuma.

Mi lasciai andare adagiandomi sul suo petto e lei mi cinse la vita con le gambe e le spalle con le braccia.

"Ciao" soffiò al mio orecchio.
Voltai il viso per incrociare i suoi occhi scuri.
"Ciao" dissi sorridendo prima di reclamare un bacio che non mi negò.

Mormorai di approvazione sulle sue labbra.
Erano giorni che i nostri baci mi apparivano sterili e frettolosi. Quello mi sembrava il primo vero bacio da un'eternità.

Lasciai che la mia lingua giocasse con al sua dolcemente e mi strinsi ancora di più a lei che mi abbracciò più forte.
"Mi sei mancata" sussurrò sulle mie labbra e sapevo che non si riferiva a quella giornata ma a quell'ultimo periodo un po' nero per noi.
"Anche tu" mormorai lasciando che le sue labbra baciassero ogni centimetro del mio viso.

"Mi dispiace per ieri" dissi poi voltando il viso per non guardarla, colta da un imbarazzo nuovo e spiacevole.
"Dispiace anche a me, piccola" soffiò lei accarezzandomi le spalle prima di poggiare una mano sulla mia fronte inducendomi ad inclinare all'indietro la testa.
Obbedii chiudendo gli occhi mentre le sue mani correvano a lavarmi delicatamente i capelli, attente che lo shampoo non toccasse il mio viso.

La dolcezza dei suoi gesti mi fece sorridere e rabbrividire insieme.

"Non litighiamo più, ok?" mi propose "Non per cose cosi stupide" aggiunse.
Mi limitai ad annuire, troppo presa dai movimenti delicati delle sue mani che ora si erano spostate sulla mia schiena insaponandola con dolci carezze.
"E' questa nuova vita che ci rende nervose, dobbiamo cercare di rimanere calme e non dimenticarci chi siamo" continuò lei.

"Io lo so chi sono" sospirai incapace di trattenere un brivido quando le sue mani presero a scivolare lente lungo la mia spina dorsale costringendomi ad inarcarmi contro di lei.
"Sono la tua Britt" soffiai mentre le mie dita prendevano ad accarezzarle distrattamente le gambe.

"Si che lo sei" mormorò lei avvicinandosi al mio orecchio per baciare la pelle sensibile appena sotto il lobo.
Quel gesto abbinato alla sua voce calda e roca mi regalò un milione di brividi.
"Ed io ti amo" aggiunse.
"Anche io, lo sai" mi affrettai a rispondere.

Le sue mani insaponate ricominciarono ad accarezzare il mio corpo, le sentivo scivolarmi addosso come seta mentre risalivano il mio busto lentamente, la sua bocca intanto continuava a lasciarmi baci roventi lungo il collo.

Chiusi gli occhi in balia di quelle sensazioni e non riuscii a trattenere un gemito quando i suoi denti si serrarono sulla mia pelle nel momento stesso in cui le sue mani raggiunsero i miei seni per stringerli a coppa.

Quanto mi erano mancate quelle sensazioni. Erano settimane che non facevamo l'amore, un po' per stanchezza, un po' per gli orari assurdi. Mi ripromisi di non permettere mai più che accadesse, che passassi cosi tanto tempo senza le sue mani addosso.

"Santana" soffiai mordendomi con forza il labbro inferiore.
Lei sorrise sulla mia pelle mentre le sue mani cominciavano un lento massaggio sui miei seni. La sua lingua cominciò a scorrere sue e giù lungo la mia nuca facendomi rabbrividire di piacere.
"Dio" mormorai sentendo le sue dita pizzicare i miei capezzoli e giocarci seguendo il ritmo della sua lingua sulla pelle delle mie spalle e del mio collo.

Voltai la testa reclamando un bacio che non mi negò.
Leccò prontamente le mie labbra accendendo ancora di più il mio desiderio, poi prese a succhiare il mio labbro superiore portandomi a gemere rumorosamente nella sua bocca mentre una delle sue mani scivolava ancora lungo il mio corpo per accarezzare il mio interno coscia facendomi rabbrividire.

Sorrisi sottraendomi al suo bacio e lei ringhiò di disapprovazione cercando nuovamente le mie labbra. Le schizzai un po' d'acqua facendola ridere e risi a mia volta.

Nel frattempo la sua mano aveva arrestato la corsa, posandosi sulla mia gamba, intrecciai le dita con lei sue guidandola in un lento massaggio sulla mia pelle.

"Non ti fermare" la implorai.
"E' colpa tua, mi distrai" soffiò lei divertita dalla mia impazienza mentre riprendeva a sfiorarmi delicata. L'altra mano prese ad accarezzare con più veemenza il mio seno mentre le sue dita intrecciate alle mie mi sfioravano la pancia scivolando verso il basso.

"Ho cosi tanta voglia di te" le confessai all'orecchio come fosse un segreto.
Lei sorrise, baciandomi teneramente, mentre con i polpastrelli accarezzava la pelle sensibile tutto intorno al mio centro.

****

La sensazione di avere il suo corpo nudo cosi vicino, la sua pelle sotto le mie mani ed il suo respiro roco e corto interrotto dai gemiti e sospiri. Mi regalò una cascata di brividi.
Mi erano mancate molto quelle sensazioni. Non dovevo lasciar passare più cosi tanto tempo.

Tutta la tensione accumulata in quei giorni si stava liberando in me sotto forma di eccitazione ed il mio corpo cominciava a richiedere attenzioni ma, ancora di più, a desiderare ardentemente di occuparsi di quella meraviglia che era la mia ragazza.

La sentii allargare di più le gambe quando la mia mano si posò sul suo centro caldo.
Con l'altra mano dedicai un'ultima carezza al suo seno prima di scendere e poggiarla sul suo interno coscia per accarezzarlo dolcemente.

Lei sospirò lasciando ricadere all'indietro la tesa sulla mia spalla e sorrise ad occhi chiusi voltando il viso.

"Ho avuto paura oggi" mi confessò in un sospiro "Paura che volessi lasciarmi" aggiunse.
Arrestai il movimento delle mie mani spalancando gli occhi per qualche istante.
"Abbiamo urlato cosi tanto ieri" continuò.

Scossi la testa cercando di rassicurarla. Come poteva pensare che un semplice litigio potesse separarci?
"Io non ti lascerò mai Britt" le confessai decisa voltando il viso per incrociare i suoi occhi.

In quello stesso istante le mie mani tornarono a muoversi tra le sue gambe accarezzando la sua femminilità con veemenza.
Tracciai con un dito la sua apertura un paio di volte, facendola rabbrividire.

Lei si inarcò contro quel dito e non riuscì a trattenere un gemito quando scivolai dentro di lei con dolcezza e decisione.

Sentii il suo corpo aderire perfettamente al mio ed iniziare a muoversi lento al ritmo dettato dai miei movimenti dentro di lei.

"Non ci lasceremo mai" miagolai al suo orecchio aggiungendo un secondo dito e intensificando le spinte.
Allargò di più le gambe agitando l'acqua e le sue mani si serrarono intorno alle mie cosce come se cercasse un appiglio per la paura che quel piacere la trascinasse via da me.

Il suo sedere prese a strusciare pericolosamente sulla mia intimità fremente e per quello le fui grata. Quel leggero sfregamento dava un po' di sollievo alla mia eccitazione provata dai suoi gemiti sempre più forti al mio orecchio e dalla sensazione di averla tra le dita.

Cominciai a sospirare sulla sua pelle, baciandole la spalla che sfiorava le mie labbra ripetutamente.

"Mai" sospirò lei incrociando le braccia dietro il mio collo e reclamando un nuovo bacio.

Continuavo a muovermi dentro di lei con un ritmo costante strofinando il mio centro contro la sua pelle d'alabastro. L'altra mano accarezzava il suo clitoride, risalii piano il suo corpo per stringere uno dei suoi seni mentre la baciavo con tutta la passione bruciante che provavo per lei.
Senza badare all'acqua che fuoriusciva ormai dalla vasca, senza controllo.

*****

Rivoltai all'indietro gli occhi presa dal piacere quando le sue dita aumentarono il ritmo delle spinte ed il suo bacio si fece sempre più profondo e carnale.
Era cosi che mi piaceva, quando era piena di me, accecata dalla passione, quando era decisa e sicura di volermi con tutta se stessa e me lo dimostrava senza riserve.

Urlai il suo nome mentre l'orgasmo mi travolgeva e mi strinsi a lei il più possibile cercando le sue labbra, rosse di baci e morsi, per succhiarle avidamente.

Mi voltai prima ancora di avere il tempo di riprendere fiato, inginocchiandomi per poggiare una mano sul bordo della vasca e feci scivolare un dito dentro di lei con urgenza.
L'urgenza di sentirla mia, il bisogno che quel momento così intimo ed intenso non si spegnesse, non ancora.

Mi mossi rapida dentro di lei puntando gli occhi nei suoi e affogando quasi in quel mare scuro e profondo che erano le sue iridi.

Lei rimase sorpresa dal mio gesto ma non ebbe il tempo di pensarci o replicare, spalancò la bocca colta dal piacere ed inclinò la testa all'indietro senza staccare però gli occhi dai miei.

"Sei bellissima" le dissi prima di leccarle le labbra. In risposta ricevetti un gemito più acuto degli altri ed in pochi istanti raggiunse il picco soffocando un grido nel mio collo per poi prendere a baciarlo con delicatezza mentre uscivo da lei e le lasciavo un bacio tra i capelli bagnati.

Mi riadagiai sul suo corpo ancora scosso dai brividi e lei mi strinse a se, fortissimo, come volesse incatenarmi.

Cercai le sue labbra, depositandovi un bacio, poi un latro ed un altro ancora.

"Allora abbiamo fatto pace?" le domandai fintamente incerta.
Lei rise schizzandomi un po' d'acqua ed io le feci una faccia buffa che fece sorridere entrambe.

"Britt sarà tutto più complicato ormai, siamo cresciute ed è normale che sia così. La via è diversa da quando eravamo a Lima ma non per questo devi dubitare del mio amore, ok?" disse.
"Né tu del mio" risposi prontamente e lei annui sorridendomi.

"Noi siamo più forti di tutto, insieme. Dobbiamo solo cercare di non lasciare che nulla minacci il nostro rapporto, soprattutto la scuola o lo stress generale" mi ammonì Santana.

Mi sentii un po' colpevole ed abbassai lo sguardo.

Lei corse con due dita a sollevarmi il mento guardandomi comprensiva.

"Promesso?" soffiò
"Promesso" dissi io accennando un sorriso che lei ricambiò.

"E promettimi anche che quando avrai qualche problema a scuola ne parleremo e ti sfogherai senza prendertela con me" proseguì.

"Ok" cantilenai "Ma solo se prometti di non rimanere fino a tardi a studiare in biblioteca lasciandomi qui da sola" dissi mettendo un piccolo broncio.

Lei sorrise.
"Andata" disse porgendomi il mignolo.
"Andata" dissi incatenando il dito al suo e tirandola a me per un nuovo bacio.

In quello stesso istante il mio stomaco brontolò sonoramente facendoci ridere entrambe.

"Usciamo ed asciughiamoci. Ti ho preparato la cena" mi informò.
"Ok amore"cantilenai io lasciandole un bacio a fior di labbra.
"Cosa mi hai preparato?" domandai.
"Guacamole" disse lei con un sorriso.

Finsi di pensarci su.
"L'ultima volta che mi hai fatto la guacamole…" dissi maliziosa.
"Non ricordarmelo o non ti farò uscire mai più da questa vasca" disse mordicchiandomi la pelle della spalla mentre mi sollevavo pronta ad uscire.

****

La guardai infilarsi l'accappatoio e ridere invitandomi a seguirla. Non me lo feci ripetere ed uscii dalla vasca per essere accolta dal suo abbraccio, ci stringemmo sotto la stoffa e la baciai ancora ed ancora.

La cosa più bella dei litigi con Britt era fare pace.
Amavo il suo sorriso rilassato dopo esserci chiarite, la lucentezza dei suoi occhi, il calore dei suoi abbracci.

Amavo lei, l'avevo amata dal primo momento in cui l'avevo vista e l'avrei fatto sempre. Con tutta me stessa, nonostante tutto.
E sapevo che per lei sarebbe stato lo stesso.