"Allora?" domandai nervosamente quando visi arrivare spuntare Rachel dalla porta di ingresso.
"Tutto sistemato capo" disse soddisfatta.
"Hai messo tutto come ti avevo detto?"
"Ovvio" rispose.
"Bada bene, Hobbit, che se non è tutto perfetto io ti..."
"Santana è tutto perfetto, fidati di me per una volta" mi interruppe lei.
"Arriva" disse Quinn allontanandosi dalla finestra per saltellare verso di noi, Rachel batté le mani sovraeccitata ed insieme si avviarono fuori sul pianerottolo.
"Mi raccomando" gridai mentre sparivano su per le scale.
Chiusi la porta prendendo un respiro e cercando di calmare la mia agitazione mentre mi sedevo al tavolo e prendevo un libro a caso.
*****
"San" mugugnai agitando le mani.
"Shh non avere paura, fidati di me" mi sussurrò dolcemente prendendomi la mano.
Ero tornata a casa molto tardi da scuola quella sera ed ero decisamente a pezzi. Avevo trovato Santana china sui libri a ripassare per il suo pre-esame. Avevo fatto una doccia veloce e mangiato qualcosa con l'unico desiderio di andare a dormire.
Ma lei me l'aveva impedito avvicinandosi a me più sorridente che mai e mostrandomi una fascia di stoffa nera.
"Che cos'è?" avevo chiesto.
Lei, senza rispondere, aveva semplicemente indicato l'orologio appeso al muro della cucina.
Le 23:45.
L'avevo guardata con fare interrogativo e, per tutta risposta, lei mi aveva bendata con quel pezzo di stoffa.
"Ho una sorpresa per te" aveva detto semplicemente.
Mi lasciai bendare, scuotendo la testa.
Era ancora convinta che il nostro anniversario fosse quel giorno. Avevamo discusso a lungo sull'argomento. Io sostenevo che avremmo dovuto festeggiare settimane prima e, cioè, ricordare il giorno del nostro primo bacio. Lei invece era del parere che si stava insieme dal momento in cui si stabiliva che si stava insieme, quindi da quando le avevo chiesto di essere la mia ragazza.
Avevo cercato per due giorni interi di convincerla ma non c'era stato verso e, alla fine, l'avevo lasciata vincere. Un po' per sfinimento, un po' perché forse, ma solo forse, un pochino aveva ragione.
Ed era per quel motivo che adesso mi ritrovavo a salire quelle che sembravano scale per andare chissà dove, con gli occhi bendati e una gran paura di farmi male, mischiata all'emozione della sorpresa che mi attendeva.
"Ho freddo" dissi ridacchiando.
Lei sbuffò giocosamente.
"Quanto ti lamenti" disse fintamente scocciata. Sentii un fruscio accanto a me e poi qualcosa coprirmi le spalle.
Riprendemmo a salire.
"Dove stiamo andando?" domandai per l'ennesima volta.
"Da nessuna parte se non la smetti di fare tutte queste domande" rispose lei pizzicandomi un fianco.
Ci fermammo e lei mi chiese di aspettare li.
Pochi secondi e non riuscii più ad avvertire la sua presenza accanto a me.
"San" chiamai "Santana".
Dannazione! Eppure lo sapeva che avevo paura del buio.
Mi spaventai e quasi non riuscii a trattenere un urlo quando avvertii nuovamente la sua mano prendere la mia. Mi rilassai subito in quella stretta e mi sentii tirare verso un punto indefinito.
Decisi di non chiedere nulla e mi lasciai condurre dove voleva.
Sentii un improvviso freddo pizzicarmi il viso ed istintivamente mi strinsi ancora di più in quella che doveva essere la sua giacca.
"Siamo arrivate" disse semplicemente.
"Posso toglierla ora?" domandai indicando la benda.
"Certo che no" rispose.
Sbuffai.
"Santana" dissi con tono di rimprovero.
Pochi secondi e due braccia calde mi avvolsero da dietro.
Le sue labbra si avvicinarono al mio orecchio, la sentii sorridere prima di baciarne il contorno delicatamente.
"Ti ricordi la prima volta che ci siamo baciate?" domandò cullandomi dolcemente.
"Negli spogliatoi?" feci io.
Santana sorrise.
"Beh, lì mi hai presa un po' alla sprovvista, ma in effetti era la prima volta. Perciò riformulo la domanda. Ricordi la seconda volta che ci siamo baciate?" domandò ancora.
"A casa tua" dissi.
"Si. Mi hai detto una cosa quel giorno" continuò "Hai detto che io ero, l'unica. L'unica eccezione" mi ricordò.
Io annuii prontamente.
"Ed era vero" mormorai, mentre lei mi stringeva di più.
Santana sorrise.
"Voglio che tu sappia che è cosi anche per me. Lo è da sempre e lo sarà per sempre" mormorò.
"Avrei voluto regalarti l'anniversario perfetto, una giornata indimenticabile ma non ho potuto. Tuttavia posso fare questo" disse dolcemente.
In quello stesso istante sciolse la benda.
Ci misi qualche secondo a riprendere confidenza con la luce e ce n'era davvero tanta.
Spalancai gli occhi. Mi resi conto che eravamo sul tetto e che, davanti a noi, brillavano una serie di candele accese sistemate tutte in modo da formare una scritta.
-You are the only exception-
Il respiro mi si incastrò in gola quando lessi, non ebbi il tempo di dire o fare nulla, mi voltai per incrociare gli occhi di Santana che mi regalò il sorriso più dolce che avessi mai visto.
Prese un respiro ed una musica partì da non so dove, rimasi immobile ad osservarla mentre cominciava a cantare per me.
When I was younger I saw my daddy cry
And curse at the wind
He broke his own heart and I watched
As he tried to reassemble it
And my momma swore
She would never let herself forget
And that was the day that I promised
I'd never sing of love If it does not exist
Cantò guardandomi negli occhi e mi tese le mani dopo quella prima strofa. Intrecciai le dita nelle sue e la attirai a me mentre cantava il ritornello specchiandosi nei miei occhi.
But darling
You are the only exception
You are the only exception
You are the only exception
You are the only exception
Sorrisi e lei fece lo stesso, la strinsi a me, mentre la musica continuava. Cominciai ad ondeggiare col bacino al ritmo di musica e lei seguì i miei movimenti mentre cantava.
Maybe I know, somewhere
Deep in my soul that love never lasts
And we've got to find other ways
To make it alone, keep a straight face
And I've always lived like this
Keeping a comfortable, distance
And up until now I had sworn to myself that
I'm content with loneliness because none of it was ever worth the risk
Well
"Ti amo" le sussurrai sulle labbra mentre ballavamo strette, prima di unirmi a lei in quel ritornello.
You are the only exception
You are the only exception
You are the only exception
You are the only exception
I've got a tight grip on reality
La feci roteare su se stessa, poi mi allontanai da lei di qualche passo e la lasciai a osservarmi mentre mi liberavo della giacca e ballavo per lei al ritmo di musica.
But I can't let go of what's in front of me here
I know you're leaving In the morning, when you wake up
Leave me with some kind of proof it's not a dream
O-ohh,
You are the only exception
You are the only exception
You are the only exception
You are the only exception
You are the only exception
You are the only exception
You are the only exception
You are the only exception
And I'm on my way to believing
Oh, and I'm on my way to believing
La musica terminò e lei si interruppe con le lacrime agli occhi guardandomi dolcemente mentre eseguivo l'ultimo passo di danza e chiudevo la mia piccola esibizione improvvisata con un inchino prima di raggiungerla e chiuderla nuovamente nel mio abbraccio.
"E' mezzanotte amore" mi sussurrò sulle labbra "Buon anniversario" disse accennando un sorriso che io ricambiai.
"Anche a te" mormorai baciandola con trasporto mentre ancora piangeva.
"Perché queste lacrime?" chiesi.
"Mi emoziona sempre vederti ballare" confessò in un singhiozzo tenerissimo che mi indusse a stringerla ancora più forte a me.
****
Il suono della sveglia mi riscosse bruscamente dal sonno. Alzai la testa dal cuscino guardandomi intorno intontita.
Allungai la mano sul comodino per spegnere la sveglia e, d'istinto, mi girai cercando Brittany al mio fianco.
Mi stupì trovare un posto vuoto. Possibile che non l'avessi sentita uscire?
Mi sollevai a sedere sul letto. Avevo messo la sveglia con largo anticipo, proprio per concedermi una piccola sessione di coccole mattutine da anniversario sperando mi dessero la carica giusta per affrontare il mio esame. Nonostante fosse previsto per le tre del pomeriggio sarei andata in facoltà prima per ripassare con gli altri. Ma prima volevo godermi la mia bionda ed invece lei non c'era.
Sbuffai infastidita lasciandomi cadere a peso morto sul suo cuscino. Un rumore di carta catturò la mia attenzione. Spostai il cuscino e trovai un foglietto rosa piegato su se stesso.
Lo aprii lentamente riconoscendo la calligrafia rotonda della mia ragazza.
-Buon giorno principessa ed in bocca al lupo per il tuo esame. Scusa se vado via senza salutarti, ho un milione di cose da fare. Ti amo… spacca tutto baby. BrittBritt.-
Lessi un paio di volte quella frase e poggiai il foglietto sul comodino stringendo il suo cuscino ed inspirandone l'odore buono.
Ero un po' infastidita non potevo negarlo, ma d'altra parte, visto che avevamo dovuto rinunciare alla nostra giornata di festeggiamenti, era anche normale che lei avesse preso altri impegni.
Mi alzai dirigendomi verso il bagno, decisa a prepararmi con calma per la mia giornata.
Uscii dalla mia stanza pronta, Rachel era probabilmente già a lezione e Quinn, che aveva la giornata libera, dormiva ancora. Mi ripromisi di ricordare di ringraziarle per l'aiuto della sera prima.
Salutai Schifottolo e sorrisi nel trovare la colazione già pronta.
Sul tavolo apparecchiato c'era una rosa rossa, un piatto pieno di frittelle a forma di cuore e del caffè ancora caldo. Con lo sciroppo al cioccolato Britt aveva scritto nel piatto: - Per la mia San – con una buffa faccina sorridente.
Scossi la testa sedendomi, beh se non altro sapeva come farsi perdonare.
Schifottolo mi si avvicinò scodinzolante sedendosi davanti a me con aria supplichevole.
Lo guardai sollevando un sopracciglio.
"Non crederai che ti dia le mie frittelle?" dissi sarcastica. Per tutta risposta lui emise un mugolio facendomi gli occhi dolci.
Sbuffai roteando gli occhi all'insù.
Presi una frittella porgendola al cane che, prontamente, la prese divorandola all'istante.
"Ma come fate tu e quella peste di Britt ad averla sempre vinta?" domandai rassegnata iniziando a mangiare con gusto.
*****
"Sì, bene. Oh beh certo che deve scusarci ci mancherebbe altro. Sì, grazie tante. La saluto" chiusi la conversazione stringendo nervosamente il telefono e sbuffai.
Ci mancava solo questo.
Erano settimane che avevo prenotato eppure quella mattina mi aveva chiamato l'agenzia dicendomi che c'erano stati problemi. Dannazione ma possibile che non me ne andasse una giusta?!
Per fortuna ero uscita presto quella mattina ed ero riuscita a risolvere tutto.
Passai dal fioraio prima di tornare a casa.
E sorrisi al pensiero della serata che avrei regalato alla mia ragazza.
*****
Il professore richiamò la nostra attenzione avvisandoci che il tempo era scaduto.
Ricontrollai velocemente il mio foglio compiacendomi dell'essere riuscita a rispondere, a mio parere correttamente, a tutte le domande.
Rimisi a posto i libri e salutai i miei colleghi con l'unico desiderio di prendermi il resto della giornata libero. Magari sarei potuta andare alla Julliard e fare una sorpresa a Brittany o andare in centro e comprarle qualcosa di carino.
Il mio cellulare prese a squillare insistentemente, lo recuperai nella borsa rispondendo senza fare caso a chi fosse.
"Pronto?"
"Hey, Lopez, allora questo esame?" la voce di Quinn risuonò allegra.
"Avremo i risultati la settimana prossima ma ho buone ragioni di credere che sia andato più che bene" dissi soddisfatta.
"Non avevo dubbi, sei una secchiona" scherzò la mia amica.
"Simpatica" risposi a tono.
"Vieni a casa" domandò la bionda.
"In realtà pensavo di passare..." cominciai ma lei mi interruppe.
"Non era una domanda, era un ordine, vieni a casa! Ti aspetto" e così dicendo mi chiuse il telefono in faccia.
"Brutta stronza impertinente! Appena la vedo gliene dico quattro" borbottai dirigendomi verso casa.
****
"Non sarai stata un po' brusca?" domandai.
Quinn si strinse nelle spalle.
"Adoro darle ordini" si giustificò con un sorriso angelico.
Mi strinsi nelle spalle a mia volta.
"Se sta bene a voi. Allora io vado, mi raccomando" le raccomandai poggiandomi un dito sulle labbra in segno di silenzio.
"Sarò una tomba" rispose.
Le regalai un ampio sorriso ed uscii di corsa.
****
"Fabray, dove diavolo sei?" sbottai entrando in casa.
Quinn era stesa sul divano con gli occhiali da lettura calati sul viso ed un libro molto spesso.
"Eccomi miss gentilezza" disse sarcastica.
"Devi toglierti questo maledetto vizio di…" smisi di inveire contro di lei nel momento stesso in cui notai un grosso pacco sul tavolo accanto ad un gigantesco mazzo di rose rosse.
"E questi?" domandai spalancando gli occhi.
"Io sono una tomba" si limitò a dire Quinn senza staccare gli occhi dal libro.
Sbuffai distogliendo lo sguardo da lei, attirata da un foglietto rosa ripiegato su se stesso.
-Non aprire questo pacco, ma portalo con te. Ed ora scendi, la carrozza ti aspetta principessa- erano le uniche frasi scritte con la calligrafia tonda che conoscevo.
"Che vuol dire?" domandai accigliata.
"La finestra" mormorò a denti stretti Quinn ancora apparentemente concentrata sul suo libro.
"Prego?" domandai senza capire.
Quinn sollevò lo sguardo.
"La finestra" disse indicandola con un movimento del capo.
Prontamente corsi ad affacciarmi e quasi mi venne un colpo quando la vidi.
Una carrozza bianca trainata da due cavalli dello stesso colore ed un tizio in cilindro e cappotto erano fermi proprio davanti al palazzo.
"Ma che diavolo..." non feci in tempo a domandarmelo che Quinn fu dietro di me.
"Non perdere tempo, vai su" mi incitò con un sorriso.
Trattenni per un attimo il respiro prima di annuire e correre verso la porta.
"Santana" mi richiamò lei. Mi voltai.
"Il pacco" mi ricordò.
"Ah già" tornai indietro recuperando il grosso scatolo e le rivolsi un sorriso ebete prima di sparire, così di corsa che quasi travolsi Rachel che stava rientrando in quello stesso momento.
"Ma lo sapete che c'è una carrozza qui sotto?" domandò la mora prima di spostarsi in fretta per non essere scaraventata al suolo.
"Ma dove corre?" la sentii domandare.
"Ti spiego tutto dopo piccola" rispose Quinn abbracciandola.
Corsi a perdifiato giù per le scale maledicendomi per non aver preso l'ascensore e mi ritrovai faccia a faccia con il tizio che guidava la carrozza.
"La signorina Lopez, presumo" disse gentilmente.
"Si sono io" risposi nervosa.
"Se vuole accomodarsi" mi allungò la mano e io lasciai che mi aiutasse a salire.
Misi il grosso pacco ai miei piedi e mi poggiai allo schienale del comodo sedile in pelle rossa indecisa o meno se darmi un pizzico per constatare che non fosse tutto uno stupido gioco della mia immaginazione.
Prima di partire l'uomo si voltò verso di me consegnandomi un Ipod che riconobbi: era quello di Brittany.
Lo ringraziai ed infilai le cuffie premendo play mentre lui spronava i cavalli.
"Eccoci qui principessa..." la voce di Brittany mi risuonò nelle orecchie inducendomi subito a sorridere emozionata "...questa sera voglio portarti a fare una passeggiata in giro per New York. Sai dicono che ci sono almeno dieci posti in questa città, tra i più romantici del mondo" mi informò la sua voce.
La ascoltavo attenta guardandomi intorno mentre la carrozza procedeva lungo la strada. Cercai di ignorare lo sguardo curioso dei passati mettendo da parte l'imbarazzo per non lasciare che rovinasse quel momento.
"Tra questi posti c'è Central Park" annunciò ed in quell'istante varcammo i cancelli del parco più famoso della città e forse d'America.
"Ci siamo venute pochissime volte da quando siamo qui e mai di notte, ci hai fatto caso San?Dovremmo rimediare" mi disse ed io sorrisi. L'avrei portata al parco ogni giorno se avessi avuto tempo, era così e mi dispiaceva non averne mai abbastanza.
La carrozza fece un breve tratto del parco per uscire e sbucare su una piazza.
"Sai qual è un altro posto romantico?" domandò la sua voce prima di fermarsi così come la carrozza che arrestò la sua avanzata nei presi di un luogo che sembrava magico, illuminato da luci e milioni di sorrisi.
"Benvenuta alla pista di pattinaggio di Rockefeller" disse l'uomo gentilmente aiutandomi a scendere, recuperai il mio pacco e lui mi salutò cordialmente allontanandosi insieme alla sua carrozza.
Mi guardai intorno perdendomi per un istante nella magia senza tempo di quel luogo che pareva uscito dalle favole.
"Ora puoi aprire il pacco" disse la voce di Brittany, risuonando nelle cuffie dopo un bel po' di tempo. Tanto che quasi me ne ero dimenticata.
Mi affrettai ad aprirlo e ci trovai dentro un paio di pattini da ghiaccio.
Li osservai un po' contrariata.
Non ero certa di sapere come si facesse a pattinare, mi era capitato una sola volta e non mi era andata molto bene.
Ma sapevo sciare.
Chissà magari le due cose avevano una connessione, sperai fortemente che fosse così.
"Ti aspetto al centro della pista amore" mi annunciò la sua voce prima di spegnersi del tutto.
Mi infilai i pattini e pregai di non rompermi l'osso del collo mentre mi apprestavo ad entrare nella pista.
All'inizio mi sentivo un po' impacciata poi presi sicurezza e, piano piano, riuscii a staccarmi dal bordo ed a spingermi verso il centro della pista che era immensa.
A metà strada lo vidi: un sorriso capace di illuminare il mio mondo.
Era lì, in piedi, bellissima sui suoi pattini, sorridente ed ansiosa. Mi fece cenno con la mano di affrettarmi ed io non me lo feci ripetere spingendomi verso di lei con foga.
Forse troppa foga. Il mio pattino sinistro scivolò sul ghiaccio ed io cercai di fare contrappeso per non cadere.
Vidi Brittany scattare in avanti spaventata e pattinare velocissima nella mia direzione.
Riuscii a prendermi le mani ma non a frenare la mia caduta, caddi trascinandomi dietro anche lei. Finché non mi ritrovai stesa sul ghiaccio con lei addosso.
Ci guardammo per un secondo infinito prima di scoppiare a ridere come due sceme.
Si alzò aiutandomi a fare lo stesso.
"Bell'atterraggio" mi prese in giro scherzosa.
"Non ridere! Mi fa male tutto" dissi tastandomi il sedere.
"Oh povero amore" mi fece il verso abbracciandomi.
"Sai perché, secondo me, questo è uno dei posti più romantici della città?" domandò avvicinando il viso al mio.
"Perché?" soffiai sulle sue labbra.
"Perché puoi tenere la mano della persona che ami anche quando cadi e lei cade con te. Non ti lascia mai" mormorò prima di azzerare le distanze con un bacio che ricambiai senza curarmi della gente che pattinava intorno a noi.
"Buon anniversario, San" sussurrò.
"Buon anniversario, BrittBritt" risposi prima di baciarla ancora.
