Mi guardai intorno soddisfatta: tutto era pronto per la serata.
Contai le bottiglie di spumante un'altra volta, forse erano troppo poche.
"Ok, ci vediamo stasera allora, ciao Rach. Bacio"
Brittany spuntò dalla cucina indossando solo la maglia lunga e troppo larga che le faceva da pigiama e con in una mano una tazza piena di latte e cereali e nell'altra il cellulare. Chiuse la chiamata e lasciò l'apparecchio sul mobiletto concentrandosi sui suoi cereali, ne prese una generosa cucchiaiata mangiando con gusto mentre si accomodava sul divano osservando il mio operato.
"Carino" esclamò alla fine riferendosi ai festoni e al tavolo del buffet decorato per la festa.
"Rach ha detto che porterà un dolce" mi informò.
"Credi che lo spumante sia poco?" domandai contando di nuovo le bottiglie.
"Dobbiamo solo brindare al nuovo anno, San, non dobbiamo per forza ubriacarci. Vorrei evitare di finire come l'ultimo Snixxmas party a cui sono stata" disse facendo una faccia schifata, mentre continuava a mangiare i suoi cereali. Sorrisi a quel ricordo.
Mi avvicinai al divano prendendole la tazza dalle mani e poggiandola sul tavolino per poi sedermi cavalcioni su di lei e circondarle il collo con le braccia.
"Sbaglio o una certa persona non mi ha ancora dato il buongiorno stamattina" cantilenai.
Lei sorrise avvicinando il viso al mio.
"Non è colpa mia se ti svegli all'alba" rispose giocosa.
"Disse la donna che dormiva fino a mezzogiorno" risposi a tono appena un attimo prima che la sua bocca toccasse la mia per un bacio dolce.
Chiusi gli occhi in balìa di quella sensazione meravigliosa e lei mormorò di approvazione sulle mie labbra staccandosene impercettibilmente per sorridere beata.
"Siamo in vacanza, dobbiamo approfittarne per riposare!" soffiò con la fronte attaccata alla mia prima di regalarmi un altro bacio soffice.
"Torniamo a letto" mi pregò accarezzandomi le gambe fasciate dal pigiama, mentre continuava a lasciarmi baci dolci sulle labbra.
Presi il suo viso tra le mani accarezzandolo piano e staccandomi di malavoglia.
"Devo finire di sistemare qui" le dissi dispiaciuta.
"Finirai più tardi" disse avventandosi sul mio collo e poggiando le mani sui miei fianchi per attirarmi di più a se.
"Britt" la chiamai accarezzandole i capelli mentre si lanciava sul mio collo per morderlo con foga.
"Hmmm" mormorò ancora occupata a compiere quell'operazione ad occhi chiusi.
"Dobbiamo uscire a comprare altro spumante e le ultime decorazioni" la informai "Non faremo in tempo a fare nulla se torniamo a letto" continuai.
"Hai ragione, niente letto, restiamo qui" propose lei sorridendo mentre prendeva il mio lobo tra i denti.
"Quando sei diventata cosi impaziente?" domandai ridacchiando.
"E' colpa tua, sei troppo sexy" sussurrò lei al mio orecchio.
Sorrisi mentre sentivo le sue mani insinuarsi sotto l'elastico dei pantaloni per chiudersi a coppa intorno alle mia natiche.
"Amore dobbiamo uscire" protestai debolmente.
Lei roteo gli occhi al cielo sbuffando sconfitta.
"Ok" disse alzando le mani insegno di resa per poi lasciarle cadere mollemente ai lati "Hai vinto, usciamo" disse mettendo su un adorabile broncio.
Mi alzai soddisfatta, non prima di lasciarle un bacio veloce su quel broncio adorabile.
"Muoviti pigrona" dissi giocosa.
"Tu che chiami pigrona me! Il mondo va davvero al contrario" la sentii rispondere mentre già mi apprestavo a salire le scale.
*****
La giornata fu interminabile. Non riuscivo davvero a capire perché la gente impazzisse l'ultimo dell'anno e soprattutto: quanto accidenti mangiavano?
"Non usciremo mai vive da qui" protestai appoggiandomi al carrello mentre osservavo sconsolata la fila chilometrica di carrelli stracolmi che si stendeva davanti a noi in direzione della cassa.
Lo sguardo cadde inevitabilmente sugli orsetti gommosi che avevo convinto San a comprare.
Presi il pacchetto rigirandolo tra le mani prima di tentare di aprirlo.
"Britt, mettilo giù" mi rimproverò San alzando per pochi secondi lo sguardo dal cellulare.
"Ne voglio solo uno" mi lamentai.
"Dobbiamo prima pagarli e poi ti rovinerai la cena" disse distrattamente.
"Da quando parli come mia madre?" gracchiai acida.
"Mettilo giù e basta" ordinò.
Lasciai cadere il pacchetto nel carrello sbuffando sonoramente.
La osservai per qualche minuto mentre tamburellava velocemente con le dita sui tasti.
"Si può sapere a chi stai scrivendo con tanta foga?" chiesi con tono indagatore.
Lei si strinse nelle spalle.
"Quinn" rispose semplicemente.
"Ma se vi vedrete stasera e vivete sotto lo stesso tetto, che cavolo avete da dirvi?" protestai.
Lei finalmente alzò gli occhi incrociando il mio sguardo interdetto.
"Noi dormiamo nello stesso letto tutte le notti eppure, quando non ci vediamo per qualche ora, stiamo attaccate al telefono" rispose ovvia.
"Ma noi stiamo insieme" protestai.
"E lei è la mia migliore amica" rispose a tono.
"Non è la stessa cosa" feci io.
"Certo che non lo è! Ma è ovvio che senta il bisogno di sentirla spesso. Anche tu hai chiamato Rachel stamattina, no? E poi perché accidenti stiamo discutendo di queste cose adesso? Non mi dirai che sei gelosa di Quinn?!" fece sarcastica.
"O di chiunque sia la persona con cui stai massaggiando" risposi acida.
Il suo sguardo si sollevò subito dalla tastiera e saettò nella mia direzione fulminandomi.
"Prego?" domandò.
Mi strinsi nelle spalle.
"Boh stai attaccata al cellulare e stamattina mi hai evitata come la peste" dissi voltandomi dall'altra parte.
Non sapevo perché ma mi andava di essere acida quel giorno.
Quella fila lunghissima mi stressava, mi stressava mio padre e il suo muso lungo, mi stressava mia madre che la sera prima si era arrabbiata perché andavo di nuovo a dormire da Santana. Quelle feste in generale mi stavano stressando da morire e non vedevo l'ora di tornare a New York, e sì, mi stressava quella festa in particolare.
Santana non disse nulla. Scrisse ancora qualcosa velocemente prima di riporre il cellulare in tasca.
Per i dieci minuti successivi nessuna parlò. Arrivammo alla cassa e pagammo la spesa sistemandola poi in macchina e salimmo chiudendo le portiere con due tonfi identici.
Mise in moto ed io iniziai a giocherellare con lo stereo.
Di tanto in tanto la osservavo di sottecchi, guardava fissa la strada stringendo la mascella e respirando piano, con lo sguardo serissimo.
"Tutto bene?" domandai debolmente.
"No" rispose lei secca "Non va bene" disse alzando il tono.
Avevo innescato la bomba.
Ero stata stronza e ne ero consapevole.
"Amore, scusa per quello che ho detto io..."
"Scusa niente! Ma come ti viene in mente anche solo di pensarle certe cose? Non posso credere a quello che hai detto!" sbottò lei quasi urlando senza staccare le mani dal volante.
"Santana calmati" la pregai.
Lei prese un profondo respiro, rilassandosi un po'.
"Scusa, non volevo urlare" disse più tranquilla "Ma sono davvero, davvero incavolata per quello che hai detto" disse.
"Amore stavo solo scherzando" cercai di giustificarmi.
Lei mi lanciò un'occhiata glaciale ed io abbassai il capo colpevole.
"Ok non scherzavo, ero solo... non so, stressata. Queste feste mi stanno stressando da morire" dissi sincera.
"Non è un buon motivo per prendertela con me" rispose lei a tono.
"Hai ragione! E' vero. Io... scusa" dissi semplicemente abbassando lo sguardo.
Per qualche altro minuto restammo in silenzio, io a fissarmi le scarpe e lei a guidare.
Sollevai lo sguardo rendendomi conto che non stavamo tornando a casa.
"Dove stai andando?" domandai
"In un posto" rispose lei secca, senza guardarmi, mantenendo il suo sguardo serio.
Fermò l'auto nel parcheggio deserto del McKinley, lasciandomi stupita.
Scese e mi guardò prima di richiudere lo sportello come per invitarmi a fare lo stesso.
Mi sfilai la cintura di sicurezza e scesi a mia volta.
Lei si era già avviata avanti, dirigendosi verso il campo da football.
La seguii mantenendomi tre o quattro passi indietro.
Ritrovammo il punto in cui la rete del recinto era rotta, lei passò per prima ed io subito dietro.
L'aria era fredda ed un sottile strato di ghiaccio ricopriva l'erba sintetica del campo. Salimmo sugli spalti di ferro, intorno a noi c'era un silenzio inverosimile per quel luogo.
Per qualche istante la vidi immersa nei suoi pensieri appoggiata alla ringhiera degli spalti, salii le scale raggiungendo l'ultimo gradino e mi ci accomodai.
Guardai il campo e mi tornarono in mente una ad una tutte le volte che, in quell'ultimo anno, ci eravamo allenate su quell'erba, correndo e sgobbando come matte sotto i pesanti insulti della Sylvester e, ancora, gli anni precedenti: quando passavo ore su quegli stessi spalti ad osservare Santana allenarsi o ci andavo per vedere le partite solo per vederla tifare la squadra con quella divisa striminzita ed il suo immancabile ghigno da stronza, che ormai usava solo quando parlava con Rachel.
Poi lo sguardo cadde sulla struttura poco lontana: la scuola. Mi sembrava un'eternità che l'avevamo lasciata ed invece era passato solo qualche mese.
Quella scuola era stata il teatro di tutto. Di tutta la nostra storia, mia e di Santana ma anche di me e Rachel di Santana e Quinn e di Quinn e Rachel era come un tempio per me, il nostro tempio.
Quante ne avevamo passate in quei corridoi, negli spogliatoi, al glee club. Mi sarebbe piaciuto rivedere quei luoghi, sentirli ancora una volta miei anche se solo per un po'.
Mi riscossi dai miei pensieri solo quando sentii il rumore dell'accendino. Vidi Santana aspirare dalla sua sigaretta, avrei voluto rimproverarla come facevo sempre quando fumava, ma mi trattenni. Ne avevo combinate già abbastanza per quella giornata.
*****
Fumai lentamente assaporando l'essenza del tabacco ed insieme quella dei ricordi che uno ad uno riaffioravano dipingendosi davanti ai miei occhi come un quadro, scorrevano come un film già visto e mai dimenticato.
Gettai la sigaretta quasi finita e, finalmente, mi voltai. Vidi Brittany seduta sul gradino alto che sfregava tra loro le mani coperte dai guanti e vi respirava sopra per scaldarle in un gesto tenero che mi fece sorridere.
Salii i gradini recuperando dalla tasca le mie gomme alla fragola e mangiandone una, non era ancora propensa ad abituarsi all'odore del fumo.
Mi accomodai accanto a lei e le cinsi le spalle con il braccio.
Lei sorrise di qual gesto e si avvicinò per schiacciare la punta del suo naso freddo contro la mia guancia e strofinarlo piano.
"Scusa" mormorò a voce bassa.
"Non importa" risposi.
"Sì che importa, non dovevo dire quelle stupidaggini, non so perché ho fatto la stronza" borbottò colpevole.
"Sei solo molto stressata da tutto il casino di questi giorni, dopodomani torneremo a casa e riprenderemo la nostra vita" la rassicurai.
"Non sei più arrabbiata con me?" domandò incerta.
"Ovvio che lo sono" risposi prontamente "Ma sai che non riesco a tenerti il broncio troppo a lungo" aggiunsi.
Lei sorrise sulla mia pelle baciandomi la guancia.
"Non lo farò più, non scaricherò più le mie ansie su di te in questo modo San. Mi dispiace" promise.
"So che non lo farai più e so che ti dispiace" risposi stringendola di più a me "La prossima volta parlami, sfogati con me non su di me, ok?" dissi guardandola negli occhi.
"Ok" annuì lei baciandomi le labbra ed indugiando su quel contatto per prolungarlo.
"Ed io non ti tradirei mai, con nessuno e per nessun motivo al mondo" dissi seria spingendo la fronte contro la sua e facendola ridacchiare.
"Lo so, lo so amore" rispose "Mi dispiace" disse rattristata.
La abbracciai stretta e lei ricambiò. Rimanemmo così per qualche minuto poi un soffio di vento gelido la fece tremare tra le mie braccia.
"Torniamo a casa ora, fa freddo e noi dobbiamo prepararci per stasera" dissi alzandomi e porgendole il mignolo.
****
Dovevo ammettere che quella festa si era rivelata meglio del previsto. Non c'era il casino dell'anno prima, ma solo io, Santana, Quinn, Rachel, Puck e Beth, Sam e il resto dei ragazzi del glee club. Persino Finn con la sua nuova ragazza: una certa Marley che a quanto pareva si era trasferita da poco al Mckinley.
Dopo che la tentata carriera militare era fallita Finn era rientrato a Lima e lavorava in un'officina e, visto che Schue si era momentaneamente preso un anno sabatico, Finn era alla guida del glee club di cui a quanto avevo capito, Marley era la 'nuova Rachel'. Sembravano felici e lei non mi dispiaceva sembrava una ragazza se ,a detta di Santana,non doveva essere poi cosi intelligente se stava con Finn.
Per tutta la sera avevamo parlato, seduti intorno al tavolo, di tutte le esperienze nuove che stavamo vivendo. I ragazzi del Glee che ancora erano all'ultimo anno ascoltavano affascinati i racconti di Sam e della sua vita a Los Angeles, di Mercedes a Seattle e nostri nella Grande Mela.
Kurt lavorava a Cleveland per una piccola azienda di moda e, nel week end, vedeva Blaine che, nel frattempo, sembrava essere diventato il padrone del McKinley: era rappresentante, leader del glee, presidente di quasi tutte le associazioni e club extrascolastici e del giornale della scuola, era persino nelle Cheerios. Era incredibile.
Appresi con molto dispiacere da Sugar che Rory era tornato in Irlanda. I due avevano provato a mantenere una relazione a distanza ma la cosa non aveva funzionato, ad ogni modo lei non era poi così distrutta visto che si era consolata subito con Artie.
Mi ricordai di non aver avuto occasione di salutare il mio ex ragazzo e mi incupii per qualche minuto ripensando a quanto era stato importante per me un tempo: era davvero un peccato che fosse finita così tra noi, che non avessimo mantenuto i contatti, mi mancava in un certo senso.
Santana litigò più di una volta con Puck continuando a ripetergli di smettere di passare cibo al cane sotto al tavolo.
I due battibeccarono per quasi tutta la sera: non sarebbero cambiati mai.
Quinn era felicissima: aveva Beth tutta per se e Rachel, non le lasciava un secondo.
Mike e Tina erano più innamorati che mai, difficile credere che riuscissero ad essere così uniti nonostante lui vivesse ormai a Boston e si vedessero pochissimo.
E poi c'era Santana. La mia Santana radiosa e felice come raramente l'avevo vista.
Quella piccola rimpatriata l'aveva sicuramente rincuorata.
Era bello rivedere gli amici di sempre, quella che era stata la nostra famiglia in un certo senso. Anche se lei non lo avrebbe ammesso mai neanche sotto tortura, voleva bene ad ognuno di loro e loro ne volevano a noi.
Dopo cena mettemmo la musica scatenandoci nelle danze in attesa della mezzanotte.
Il conto alla rovescia arrivò prima di quanto potessi immaginare.
Puck con gli occhiali da sole ed una cravatta, che non sapevo da dove venisse, annodata intorno alla testa era pronto con una bottiglia da un lato e Sam con un'altra dal lato opposto.
Tutti ci stringemmo gli uni agli altri.
Quinn tenne Beth, mezza addormentata, in braccio mentre si lasciava stringere da Rachel. Tina e Mike iniziarono a baciarsi prima ancora di arrivare al sette.
Sugar si accomodò sulle gambe di Artie, Kurt e Blaine si presero per mano. Finn abbracciò la sua Marley e Mercedes sbuffò spazientita aggrappandosi alla maglietta di Joe che la guardò stranito.
Strinsi a me Santana puntando gli occhi dritti nei suoi.
5
Avvicinai la fronte alla sua e lei strofinò il naso contro il mio dolcemente.
4
"Ti amo" le sussurrai sulle labbra.
3
"Ti amo tanto, grazie per quest'anno meraviglioso" rispose
2
"Grazie a te, amore" dissi io.
1
E le nostre labbra erano già le une sulle altre, incuranti delle urla intorno a noi, dei fuochi d'artificio che scoppiavano fuori dalle finestre rimbombando in casa, dello spumante con il quale quei due scemi stavano innaffiando tutti.
Esistevamo solo io e lei e tutto intorno era solo rumore bianco.
*****
Trascinai Brittany con me di sopra ridendo come una matta, scavalcai il povero Joe che dormiva ubriaco sulle scale. Qualche cretino, probabilmente Puck, gli aveva fatto dei disegni sconci sulla faccia con dei pennarelli.
Erano le cinque del mattino ed ormai quasi tutti si erano addormentati un po' ovunque in giro per casa.
Brittany rise quando la presi al volo per evitare che inciampasse in una scarpa lasciata lì a caso.
La tirai fino in camera mia e richiusi la porta alle nostre spalle, addossandola al legno per schiacciare il corpo contro il suo.
"Ciao splendore" sussurrai sulle sue labbra.
"Ciao" rispose lei cercando di baciarmi. Mi ritrassi prontamente ridendo e facendola ridere a sua volta.
"Sei ubriaca fradicia" mi informò.
"E tu no invece?" risposi a tono facendole una linguaccia.
"Sono ubriaca di te" rispose ridendo mentre si sbottonava i jeans e li lasciava cadere ai suoi piedi.
"E questa da dove esce? L'hai presa direttamente dai cioccolatini?" la presi in giro tirandola verso il letto, mentre lei mi spogliava della maglietta.
Cademmo entrambe sul materasso ridendo come cretine e facendoci segno a vicenda di star zitte.
Non riusciva a smettere di ridere e fui costretta ad usare le maniere forti. Salii cavalcioni su di lei chiudendole la bocca con un bacio urgente che lei non tardò ad approfondire.
"Avevamo lasciato un discorso in sospeso o sbaglio?" domandai sulle sue labbra prima di leccarle velocemente.
Lei si aggrappò ai miei fianchi spingendomi con decisione sul materasso e sovrastandomi.
"Eh sì, credo proprio di sì" rispose baciandomi famelica.
Scese a mordermi il mento e poi il collo e la gola come se volesse divorarmi.
Afferrai i bordi della sua maglietta e la aiutai a sfilarla mentre lei ancora era impegnata a scendere con la bocca lungo il mio busto scoperto mormorando di approvazione ad ogni lembo di pelle che mordeva sensualmente.
La mia temperatura cominciò a salire notevolmente quando le sue mani si chiusero a coppa sui miei seni nudi iniziando un lento massaggio mentre con la lingua disegnava percorsi immaginari lungo la mia pancia, soffermandosi ad assaggiare e riassaggiare le linee dell'inguine, facendomi sentire forte il calore del suo respiro sulla pelle.
"Questi via" mormorò sbottonando i miei pantaloni e sollevandosi per sfilarli. Sollevai a mia volta le anche per aiutarla e lei li tirò giù insieme agli slip, lasciandomi nuda sotto il suo sguardo adorante.
"Buon anno a me" disse compiaciuta osservandomi con gli occhi lucidi, prima di calarsi a baciarmi con bisogno.
Scese con la bocca lungo la mia mascella e poi giù fino al mio seno, prese tra le labbra un capezzolo cominciando a succhiarlo avidamente mentre tremavo euforica ed eccitata sotto il suo tocco, ansimando.
Smise di torturare quella porzione di pelle scura solo per dedicarsi al suo gemello per qualche istante.
Chiusi gli occhi e li spalancai pochi istanti dopo liberando un urlettò a metà tra il sorpreso e l'eccitato quando, senza preavviso, sentì la sua lingua affondare decisa dentro di me.
Abbassai lo sguardo e quello che vidi mi fece incastrare in gola il respiro.
Brittany era lì, tra le mie gambe, la sua lingua giocava frenetica tra le mie pieghe e le sue mani mi accarezzavano i fianchi. Ma quello che più mi fece tremare il cuore furono i suoi occhi, più azzurri che mai, puntati nei miei, fissi e maliziosi.
Cercai di sforzarmi di mantenere quel contatto visivo mentre sentivo la sua lingua dentro di me esplorarmi curiosa e veloce.
Premette di più il viso contro la mia intimità e, quando con le dita cominciò a stuzzicare il mio centro strategicamente, non riuscii a trattenere un gemito più acuto, lasciandomi andare all'orgasmo che mi travolse in pieno.
Mi inarcai verso l'alto solo per cadere rilassata sul materasso ancora una volta, con il petto che si alzava e riabbassava ad un ritmo surreale ed il cuore che batteva impazzito.
Brittany lasciò ancora qualche bacio profondo tra le mie pieghe per poi risalire il mio corpo e baciarmi dolcemente.
Quel bacio, in un principio tenero, si infuocò nuovamente. Ribaltai la situazione portandomi su di lei e mi accomodai sul suo bacino mettendomi seduta.
Cercò di sollevarsi a sua volta ma la spinsi nuovamente contro il materasso, sganciai veloce il suo reggiseno giocando con quelle collinette chiare e godendo delle espressioni di puro piacere che le trasfiguravano il volto, mi abbassai per leccare con foga uno dei suoi capezzoli e lasciarle un bacio al centro del petto e poi un altro sulle labbra.
"Santana" bisbigliò guardandomi implorante.
Tornai seduta e questa volta la attirai a me facendola sollevare, le sue mani viaggiarono lungo le mie gambe per chiudesi a coppa sulle mie natiche proprio come quella stessa mattina.
Insinuai una mano tra i nostri corpi accaldati mentre la baciavo come volessi divorarle le labbra, accarezzai delicatamente il suo centro sopra la stoffa delle mutandine umide e lei sorrise mordendomi il labbro inferiore e tirandolo a se.
"Sei cosi bagnata" le sussurrai eccitata.
Lei mi baciò con forza "San" implorò in un sospiro che non seppi ignorare.
Intrufolai le dita sotto la stoffa per entrare dentro di lei, dolcemente ma con decisione.
Brittany chiuse gli occhi appoggiando il viso contro la mia scapola e gemendo forte sulla mia pelle, al ritmo serrato delle mie spinte dentro di lei che aumentavano di intensità mano a mano che si faceva più insostenibile l'eccitazione che provavo per i gemiti della mia ragazza che mi risuonavano nelle orecchie.
"Dio, Santana" quasi urlò mentre le sue pareti già si stringevano intorno alle mie dita e la sua eccitazione esplodeva verso il basso.
Si aggrappò a me con tutte le forze ed io l'accompagnai lungo la discesa, poi dolcemente uscii da lei stringendola a me con urgenza.
Rimanemmo per un po' ferme in quella posizione, strinsi gambe e braccia intorno al suo busto e la sentii cullarmi mentre le lasciavo baci dolci tra i capelli e sul viso ancora arrossato d'eccitazione.
Le nostre labbra si sarebbero cercate e trovate ancora ed ancora quella notte, così come i nostri corpi, i nostri cuori, le nostre anime.
"Buon anno baby" le sussurrai dolcemente all'orecchio.
"Buon anno amore" rispose dolcemente.
