Entrai in casa cercando di non fare il minimo rumore. Richiusi lentamente la porta alle mie spalle dosando il più piccolo respiro.
All'improvviso la luce si accese di colpo ed io mi bloccai con la mano sulla maniglia serrando gli occhi e la mascella in attesa dell'inevitabile.

"Girati!" mi ordinò Brittany con voce ferma.
Mi voltai lentamente prendendo un respiro ma non riuscii a guardarla negli occhi, così fissai lo sguardo sul pavimento ai suoi piedi.
"Le quattro e mezza del mattino, Santana. Sono le quattro e mezza e tu non hai fatto uno straccio di telefonata per avvertirmi del ritardo" disse secca.

"Lo so, amore, il telefono era scarico ed io non pensavo che avremmo fatto cosi tardi eravamo..."
"Non mi importa dove diavolo eravate!" disse a voce alta interrompendomi "Hai idea di quanto io mi sia preoccupata? Ne hai idea, Santana?" disse avanzando di qualche passo.
"Britt, eravamo in un pub, c'era il karaoke, abbiamo iniziato a cantare e non mi sono resa conto del tempo che passava e, quando ho guardato l'orologio, volevo chiamarti ma il telefono era spento... mi dispiace" cercai di giustificarmi.
"E' assurdo" cominciò lei come se neanche mi avesse ascoltato "Quando esco con i miei compagni di scuola mi tempesti di telefonate e messaggi ogni quarto d'ora come minimo! Ed io non mi sono mai lamentata, mai! Volevi uscire con i tuoi compagni di corso ed ero contenta perché sono felice che tu abbia degli amici e mi ero ripromessa di non essere così apprensiva come te ed ecco il risultato! Mi chiami alle dieci e poi sparisci nel nulla. Come se non fosse un problema che io stia qui alle quattro del mattino a chiedermi se la mia ragazza che è in giro per New York con gente che non conosco, sia viva o morta!" urlò con rabbia.

Abbassai gli occhi, sentendomi terribilmente colpevole.
Non mi ero dimenticata di lei, semplicemente avevamo bevuto e ci eravamo persi in discorsi sull'università e sui professori, poi era subentrato il karaoke e mi ero completamente estraniata dal mondo.
"Mi dispiace" non potevo dire altro,aveva ragione ed io mi sentivo da schifo.

Ci fu un lunghissimo minuto di silenzio, poi lei parlò ancora, con voce dura ma usando un tono più basso.
"C'era anche lei?" domandò.
Questa volta roteai gli occhi sbuffando, ecco dove voleva andare a parare.
"Brittany, quante volte devo dirtelo? Karen è solo un'amica, anzi neanche, è solo una compagna di corso" precisai stancamente.

"Certo! Una compagna di corso che ti chiama a tutte le ore per chiederti appunti o che ti offre il caffè prima della lezione o che ti sta sempre appiccicata! E non dire che non è vero, le ho viste le foto che avete fatto l'altro giorno e ho visto come ti guarda" disse severa.
"Ma se l'hai incontrata solo per cinque minuti" la interruppi.
"Mi sono bastati" rispose prontamente lei "E poi l'hai detto anche tu che è strana con te" aggiunse.

"Appunto, io ti ho detto che è strana, ti ho parlato delle attenzioni che mi riserva. Se me ne importasse qualcosa pensi che sarei venuta a dirti che ci prova?" chiesi ovvia.
"Allora lo ammetti che ci prova" sbottò come se mi avesse beccato con le mani nel sacco.
Sbuffai ancora.
"Questa conversazione è inutile. Non mi importa un accidenti se ci prova o non ci prova, non mi importa un accidenti di nessuno! Ho te e non mi interessa nessun'altra persona sula faccia della terra e tu lo sai benissimo. Non affronterò questa discussione un'altra volta, sono stanca e mi scoppia la testa, quindi andrò a letto" dissi secca avviandomi verso la nostra stanza.

"Eh no! Non sei sempre tu che decidi quando una discussione è finita io ho appena cominciato" disse prepotente afferrandomi un braccio per fermarmi e costringermi a girarmi.
"Quando ti ho detto che il mio compagno Colin ci provava spudoratamente sei venuta fino a scuola a minacciarlo, non so cosa tu gli abbia detto ma adesso a stento mi saluta. L'ho trovata una cosa infantile e stupida perché potevo benissimo respingerlo da sola! Ma te l'ho fatta passare, ho lasciato che risolvessi la cosa a modo tuo per farti stare più tranquilla. E non sono venuta a spaccare il culo a quella Karen perché mi fido di te e del fatto che non mi tradiresti mai, ma se passi con lei un'intera nottata chissà dove senza preoccuparti di farmi uno straccio di telefonata, le cose cominciano a non starmi più bene. E visto che non esisti solo tu, ma che siamo in due in questa relazione, adesso ne parleremo perché non mi importa un accidenti se sono le quattro! Te la sei cercata Santana" disse alzando il tono della voce.

La guardai scioccata. Di sicuro tutto l'alcol che avevo ingerito non aiutava a mantenermi lucida e calma.
"Infantile e stupida? È cosi che mi vedi?" urlai come se fosse la cosa più grave fra quelle accuse "Beh ti dirò una cosa signorina, se la mia gelosia ti da così fastidio e se ti sembro cosi oppressiva e se pensi che sia così semplice per me andare con un'altra, allora non hai capito un cazzo di me! Quindi fa una bella cosa, va a cercare Colin o chiunque altro che possa darti una relazione normale, che non sia stupido ed infantile e che non ti tradisca, giacché secondo te è quello che faccio, vero? Questa è la fiducia che hai in me! Bene! Grandioso!" urlai gesticolando.
Schifottolo cominciò ad abbaiare pesantemente.
"Sta zitto!" urlai. Lui emise un mugolio strozzato e abbasso la testa rifugiandosi sotto il tavolo. Lo guardai impietosita appuntandomi mentalmente di fargli un po' di coccole per scusarmi.

"Si può sapere che avete da urlare a quest'ora?" Rachel spuntò dalla sua stanza in pigiama, il suo sguardo preoccupato passava alternativamente da me a Brittany che stringeva tra i denti il labbro inferiore cercando di non piangere.

"Niente Rach, torna a letto. Scusa se ti abbiamo svegliata" disse la bionda dandomi le spalle.
"Tutto bene ragazze?" domandò Rachel con un filo di voce.
"Sì!" sbottai io prima di passarmi una mano sul viso stancamente "E' tutto ok" risposi secca.
"Amore" Quinn spuntò dalla sua stanza con aria seria "Vieni, torniamo a dormire" disse allungando una mano verso Rachel che subito la prese seguendola in camera. Prima di chiudere la porta Quinn mi lanciò uno sguardo severo ed io sbuffai lasciandomi cadere sul divano stancamente.

Rimanemmo di nuovo sole.
Brittany mi dava le spalle con lo sguardo fisso fuori dalla finestra mentre io me ne stavo in silenzio a fissare il pavimento.
Improvvisamente mi sentii una stupida per le cose che le avevo detto, quasi senza pensarci.
"Mi dispiace" soffiai.
Lei prese un profondo respiro prima di voltarsi, senza guardarmi mi oltrepassò avviandosi verso la stanza.
"Ho bisogno di stare sola" disse semplicemente sparendo nella nostra camera.

*******

Mi giravo e rigiravo nel letto incapace di trovare una posizione comoda. Non riuscivo a prendere sonno per quanto tentassi con tutte le mie forze, sentivo freddo senza l'abbraccio di Santana. Il suo lato del letto era vuoto come la sensazione che provavo alla base dello stomaco in quel momento.
Forse avevo esagerato, ma non si poteva certo dire che lei non avesse sbagliato nei miei confronti.
Sospirai.
Era tutto più semplice prima.
Mi riscossi quasi subito da quel pensiero.
No non era vero. Tra noi niente era mai stato semplice. La nostra storia era stata fin dall'inizio un'infinita odissea, alti e bassi si erano alternati costantemente, quante volte il nostro amore era stato messo alla prova?
Troppe.
Eppure eravamo sempre riuscite a dimostrare al destino di essere più forti di tutto.
Del tempo, delle ingiustizie degli eventi e, sì, anche della gelosia.
Il nostro amore era più forte anche di quello, perché noi ci appartenevamo: lei era mia e non faceva altro che ripetermelo e dimostrarmelo ogni giorno, con piccole cose certo, perché non era quel tipo di persona che fa cose eclatanti. Eppure, nel suo piccolo, mi regalava così tante emozioni, riusciva sempre a dimostrarmi che ogni singolo battito del suo cuore era dedicato a me e a me soltanto.
Ed io amavo solo lei. Come avrebbe potuto essere diversamente? Le appartenevo, le ero sempre appartenuta, fin dal primo istante in cui i miei occhi avevano incrociato i suoi.

-Tu sei mia- mi diceva sempre. Certe volte giocando, altre volte con un misto di possessività e tenerezza. Me lo ripeteva quando facevamo l'amore, per enfatizzare il concetto o semplicemente quando mi coccolava la mattina prima di andare via.
Ero sua incondizionatamente e sapevo che lei era mia. Non c'era stata una volta, da quando la conoscevo, in cui mi avesse dimostrato il contrario.

E allora perché eravamo lì, lei sul divano ed io in quel letto troppo grande?
Separate da uno stupido litigio. Sì, aveva sbagliato, non avevo intenzione di negarlo, ma forse anche io mi ero lasciata prendere dalla gelosia, dalla rabbia. Forse quelle accuse non le meritava, come io non meritavo di passare la nottata a preoccuparmi per lei.
Si sbaglia sempre in due, la verità è che non vedevo l'ora che mi desse un pretesto per sfogarmi sulla storia di Karen e lei lo sapeva. Lei sapeva sempre tutto di me, prima ancora che lo sapessi io, e viceversa. Ma come potrebbe non essere cosi? Ci amavamo e ci conoscevamo a vicenda meglio di chiunque altro.

Mi rigirai nuovamente nel letto.
Volevo andare di la a chiamarla, a dirle di venire da me e stringermi forte. Avevo bisogno di sentirla con me odiavo litigare con lei.
Ma non la chiamai, perché sapevo che non era pronta a chiedere scusa e forse non ero pronta nemmeno io ad ammettere le mie colpe.
L'orgoglio ci rende cosi stupidi a volte.

Mi svegliai quella mattina attratta dal forte odore di caffè che pervadeva la casa.
Ero distrutta, avevo dormito si e no due ore, nonostante il divano fosse abbastanza comodo non era certamente paragonabile all'abbraccio della mia paperotta né al suo profumo che era il solo rimedio per la mia insonnia .
Mi guardai intorno un po' spaesata, tastando con le mani qualcosa di caldo e morbido. Scoprii che qualcuno mi aveva messo addosso una coperta e mi venne istintivamente da sorridere quando riconobbi il plaid azzurro con le paperelle gialle che Brittany adorava.
Mi sollevai a sedere al centro del divano e mi ritrovai faccia a faccia con Quinn che mi porgeva una fumante tazza di caffè.
La presi bofonchiando qualcosa simile ad un 'grazie', lei incrociò le braccia al petto fermandosi a guardarmi con il sopracciglio all'insù.

Le lanciai un'occhiata fugace poi tornai a fissare il vuoto mentre prendevo un sorso di caffè amaro.

"So cosa stai per dirmi" dissi a mezza voce "Che sono un'idiota" la anticipai.
"Qualcosa del genere, sì" rispose lei fingendo di pensarci su, mentre si sedeva sul divano accanto a me.
"Sono stata una stupida, avrei dovuto chiamarla prima che il telefono mi abbandonasse" realizzai bevendo un altro sorso.
"O magari potevi caricarlo prima di uscire" disse Rachel spuntando dalla cucina con ancora il pigiama addosso, trotterellò fino al divano accomodandosi sulle ginocchia di Quinn che la attirò a se in un abbraccio baciandole una tempia.
"Sì, lo so. E poi le ho urlato contro" dissi ricordandomi all'improvviso di averlo fatto, mi passai una mano sul viso "Che scema" odiavo arrabbiarmi con Brittany ed odiavo urlare contro di lei, si spaventava sempre quando lo facevo anche se non lo diceva lo leggevo nei suoi occhi da cucciolo.
A proposito di cucciolo.
"Schifottolo!" chiamai. Il cane spuntò dalla nostra camera affrettandosi a raggiungermi "Scusa per ieri" soffiai facendogli una carezza "Sono un vero disastro" aggiunsi "Britt dorme?" domandai. Sperai di sì.
L'unica cosa che volevo era infilarmi sotto le lenzuola accanto a lei e riempirla di baci e scuse sincere, detestavo litigare con lei era come se ogni volta mi graffiassi l'anima.

"Britt è in palestra come ogni sabato mattina" mi informò Rachel.
Mi rabbuiai.
"E ha detto che starà fuori tutto il giorno" mi avvisò Quinn.

Sbuffai alzandomi dal divano e mi trascinai fino in camera nostra chiudendomi la porta alle spalle.
Vidi il suo lato del letto ancora sfatto e il mio perfettamente intatto.

Poggiai la tazza sul comodino di Britt e mi infilai sotto le coperte affondando il viso nel suo cuscino.
Tentai di chiamarla ma ovviamente il suo cellulare era staccato.

Ebbi paura. Una paura tremenda. Non aveva senso, era in palestra e forse ci sarebbe rimasta tutto il giorno per schiarirsi le idee.
Non voleva vedermi e ne aveva tutte le ragioni, in fondo.
Ma stavo male, male da morire.
Era incredibile come ogni maledetta volta finissi col dimostrarle quanto fossi sbagliata, anche senza rendermene conto riuscivo sempre a rovinare tutto.

Chiusi gli occhi provata dal senso di colpa, dalla nostalgia della mia bionda e dalla nottata insonne e cullata dal suo odore riuscii a riaddormentarmi.

*****

"La coreografia non mi entusiasma molto, preferisco i pezzi di hip hop onestamente, la danza classica mi ha sempre annoiato" disse Jodie prendendo un'abbondante manciata di patatine.
"Infatti sei una schiappa" rispose Thomas con una punta di acidità che fece ridere tutte noi.
"Checca isterica" commentò Jodie.
"Stronza" rispose l'altro.
Entrambi scoppiarono a ridere, così come me, Katie e Lucas che li ascoltavamo divertiti davanti ai nostri rispettivi pranzi.

"Pensavo di uscire stasera, c'è un nuovo locale sulla trentaduesima pare si balli tutta la notte. Mettono un po' di tutto, potrebbe essere carino" propose Lucas "Chi ci viene?"
"Conta su di me" disse Katie seguita da Jodie che, avendo la bocca troppo piena per parlare, si limitò ad alzare la mano annuendo.
"Io ho un appuntamento con un tipo che studia canto" disse Thomas sorridendo allusivo.
"Puoi portare anche lui" disse Lucas stringendosi nelle spalle "E tu me lo concedi un ballo stasera bambolina?" disse poi avvicinandosi a Katie che lo liquidò con un 'vedremo' un po' annoiato.

Povero Lucas non gli andava mai bene con Katie.

"Tu vieni, Britt?" domandò Jodie.
"Io..." mi presi del tempo per riflettere. Una serata con gli amici era quello che ci voleva, ma anche se mi tentava parecchio l'idea di far penare Santana come avevo penato io la sera prima, non riuscivo a sopportare l'idea che potesse restare a casa da sola a torturarsi al pensiero del nostro litigio irrisolto. Perché sapevo che era esattamente quello che stava facendo. Probabilmente aveva passato l'intera giornata a letto a colpevolizzarsi per l'accaduto ed a darsi dell'idiota.
No, non potevo lasciarla così.
E non lo facevo per dimostrare di essere migliore di lei, ma perché io stessa ero già insofferente a quella situazione.
Una sola nottata lontana da lei, con la consapevolezza di aver litigato e già la mattina dopo vedendola rannicchiata sul divano con quell'espressione sofferente in viso e gli occhi umidi di lacrime, mi aveva stretto il cuore.

"Per stasera passo, starò un po' con la mia ragazza" dissi.
"Perché non la porti? A me è simpatica Santana" disse Lucas scattando come una molla e sorridendo malizioso.
"Frena i bollenti spiriti Luke, sul serio potrei castrarti" dissi seria puntandogli contro la mia forchetta.
Lui alzò le mani in segno di resa sorridendo giocoso "Scusa, scusa. Non lo dico più" si affrettò a dire prima di abbracciarmi e lasciarmi un bacio sulla guancia "Guai a chi la tocca, la tua chica eh?" disse ironico.
"Già. Guai a chi la tocca" scherzai io dandogli una spintarella.

Finimmo il pranzo e tornammo ad allentarci, il mio pensiero era costantemente rivolto a Santana, volevo solo finire in fretta e tornare da lei.

*****

La giornata era trascorsa senza che io me ne rendessi conto, avrei dovuto studiare ma non ero riuscita ad alzarmi dal letto per tutto il giorno.
Oscillavo in una condizione di dormiveglia, dal quale sembravo non riuscire a riprendermi.
Intanto il sole era tramontato e la sera cominciava ad avanzare. Avevo controllato il telefono diverse volte ma di Brittany nessuna traccia.
Avrei dovuto preoccuparmi, non mi permisi di farlo, era la sua punizione e in un certo senso me la meritavo perciò decisi che l'avrei accettata a testa bassa senza lamentarmi.

Quando sentii la porta di casa aprirsi e richiudersi il mio cuore ebbe un sussulto.
La sentii entrare nella stanza in punta di piedi.
Non mi mossi dalla mia posizione, sospirò lasciando cadere il borsone e si avvicinò a me sfiorandomi la guancia con un bacio soffice.
Tutto mi sembrò la proiezione di un sogno, assopita com'ero.

Sparì in bagno ed io mi risvegliai del tutto strofinandomi gli occhi indolenziti dalle troppe ore di sonno.

L'acqua cominciò a scorrere, poggiai il palmo della mano sulla porta appena socchiusa. Lei era lì, sotto la doccia, di spalle con le mani e la fronte appoggiate sulla parete mente lasciava che l'acqua le scivolasse addosso leggera come una carezza.

Senza rendermene conto cominciai a sfilarmi uno ad uno i vestiti, erano ancora quelli della sera prima non avevo avuto neanche la forza di cambiarmi.
Aprii piano l'anta della cabina doccia, la pressione dell'acqua era così forte che Brittany non si accorse del rumore, o magari fece finta di non sentirlo, non lo sapevo con certezza.

Allungai una mano a sforarle i capelli bagnati e la sentii rabbrividire senza spostarsi mentre li raggruppavo tutti da un lato in modo da lasciare alle mia labbra lo spazio necessario per posarsi leggere sulla sua nuca e lasciarvi un bacio lungo.
Poggiai una mano sul suo fianco mentre con i polpastrelli dell'altra mano scivolavo lungo la sua pelle accarezzando la sua schiena verso il basso attenta a non lasciarmi sfuggire nemmeno un brivido della sua pelle che si increspava al mio tocco delicato.

Le mie labbra imitarono presto i movimenti della mano, percorrendo la sua schiena con baci soffici. La sentii addossarsi i più al muro sospirando appena mentre la mia bocca baciava ogni centimetro di quella schiena perfetta, resa ancora più calda dall'acqua che imperterrita scivolava su di noi.

Feci il percorso all'inverso sempre con le labbra, per fermarmi su una spalla indugiando su una piccola scia di lentiggini, fino a risalire il suo collo con la punta della lingua. Sospirò ad occhi chiusi quando baciai la pelle delicata dietro l'orecchio.

"Ti amo" le sussurrai piano, mentre le mie mani scivolavano dai suoi fianchi sulla sua pancia piatta, mi strinsi a lei da dietro premendo il bacino contro il suo sedere e il petto contro la sua schiena. Appoggiai per un istante l'orecchio sulla sua spalla incrociando le braccia sulla sua pancia.
Lei si lasciò andare contro di me rilassando il respiro e incrociando le braccia sulle mie come per impedirmi di lasciarla andare, non che io avessi davvero intenzione di farlo, ovviamente.
Rimanemmo così per qualche istante a cullarci sotto il getto dell'acqua calda, in silenzio.

Poi ripresi a baciarle la nuca ed il collo, le sue mani tornarono contro il muro, liberando le mie che presero a vagare lungo il suo busto.
Entrambe verso l'alto a lambire i suoi seni coinvolgendoli in un lento massaggio durante il quale Brittany lasciò cadere all'indietro la testa appoggiandola sulla mia spalla, sospirando ad occhi chiusi.
Con i pollici stuzzicai appena le estremità scure di quelle dolci collinette compiacendomi dei suoi gemiti sempre più indiscreti.
Voltò il viso aprendo gli occhi in due fessure azzurre puntandoli nei miei mentre cercava un bacio che non le negai.
Sorrisi sulle sue labbra e lei sorrise a sua volta, mentre le mie mani scivolavano lente verso il basso.
Con gli indici accarezzai le linee dell'inguine per tutta la loro lunghezza, con lentezza e devozione.
Lei chiuse gli occhi spalancando la bocca in preda ad un gemito muto.
Quelle stesse dita scesero fino a sfiorare la pelle tenera intorno al suo centro, accarezzai le giunture delle anche, le pieghe della sua femminilità così calda.
Ed i sospiri muti divennero gemiti che mi risuonavano nelle orecchie facendomi tremare le gambe per l'eccitazione che mi regalavano.
"San" sospirò lei mentre ancora le mie dita la accarezzavano leggere senza mia soddisfarla pienamente.
"Amore" soffiò in una preghiera che non potevo ignorare.
Accarezzai la sua apertura con due dita sfiorandola solo con i polpastrelli, senza fretta.
Mentre con l'altra mano risalivo il suo corpo per tornare a giocare con uno dei suoi capezzoli.
Cercò ancora le mie labbra e la baciai con forza mentre entravo in lei lentamente strappandole un gemito che soffocò direttamente nella mia bocca.
Sorrisi nel bacio cominciando a spingere in lei dolcemente con un ritmo sempre più serrato mentre col pollice disegnavo cerchi stretti sul suo clitoride, Brittany tremava scossa dai brividi di piacere. Con la mano libera la riempivo di carezze e le mie labbra non riuscivano a staccarsi dalle sue.
Le nostre lingue si rincorrevano giocando senza riuscire a smettere di cercarsi ed i nostri respiri erano sempre più corti.
Spinsi il bacino contro il suo sedere cominciando a strofinarmici contro nel tentativo di trovare sollievo all'eccitazione che mi regalavano i suoi gemiti e la sensazione di lei intorno alle mie dita.

"Ti amo" soffiò col respiro corto prima di liberare un gemito più acuto degli altri lasciandosi andare al piacere che la travolgeva.

Si addossò al muro ancora tremante d'emozione ed io la strinsi forte da dietro baciandole le spalle nude.
Si rigirò nel mio abbraccio regalandomi un sorriso che ricambiai.
Poggiò entrambe i palmi delle mani sul mio viso e mi attirò a se per un bacio lunghissimo e intenso.

"Mi dispiace" dissi quando ci staccammo. Poggiai la fronte contro la sua abbassando lo sguardo per la vergogna "Mi dispiace per ieri, amore" dissi colpevole.
"Dispiace anche a me" soffiò lei.
"Ti ho detto delle cose assurde, non le pensavo minimamente e mi dispiace per aver fatto tardi e non averti chiamata. E per aver urlato. Sono stata imperdonabile" dissi tutto d'un fiato.
"Shh... abbiamo sbagliato entrambe, ti ho fatto una piazzata di gelosia assurda. Non sei la sola a doversi scusare" disse lei interrompendo quel fiume di parole.
"Io non ti tradirei mai" dissi guardandola negli occhi "Mai Britt, sei l'unico amore della mia vita senza di te non sono niente, non ti tradirei mai" dissi quasi con le lacrime agli occhi.
"Lo so, lo so amore, lo so. Mi dispiace" disse lei tristemente poggiando nuovamente le labbra sulle mie "Scusa, scusami" disse continuando a lasciarmi baci veloci.
"Non ti farò mai più preoccupare così e non ti urlerò più delle cose così cattive" promisi a mia volta, congiungendo nuovamente le nostre labbra.
"Lo so" disse lei tra un bacio e l'altro.

****
Mi strinsi di più a lei che mi attirò nel suo abbraccio sicuro.
Il mio cuore esplodeva di felicità e di amore .
"Usciamo da qui" proposi strofinando il naso contro il suo "Voglio stringerti sotto le lenzuola e fare l'amore con te fino a domani" le confessai sfiorandole le labbra ad ogni parola.
Lei sorrise prima di regalarmi un altro bacio dolce.
Poi chiuse l'acqua ed uscì infilandosi l'accappatoio e porgendomi il mio.

"Britt" mi chiamò mentre cercavo un asciugamano per avvolgervi i capelli bagnati.
"Cosa?" chiesi guardandola.
"Non litighiamo mai più ti prego, quel divano è maledettamente scomodo senza di te" disse con un piccolo broncio che mi fece sorridere intenerita e mi indusse a tirarla a me per un altro bacio lungo che si fece via via più famelico.