Dopo due giorni di cure e coccole era riuscita a riprendersi dall'influenza senza saltare troppe prove ed, alla fine, il saggio di metà anno era arrivato, pochi giorni prima di San Valentino.
Me ne stavo lì, seduta accanto ad una Quinn sorridente e ad una raggiante Rachel con tanto di telecamera al seguito.
Strinsi nervosamente il mazzo di fiori che avevo preso, ero così agitata che sembrava dovessi farlo io il saggio.
"Se continui a torturarti cosi le labbra finirai per farle sanguinare" mi informò Quinn e solo in quel momento mi accorsi di aver passato gli ultimi dieci minuti a mordicchiarmi il labbro inferiore.
Sapevo quanto fosse importante quel saggio per Brittany, la Julliard aveva invitato molti personaggi importanti nel mondo della danza, la stampa ed inoltre quel saggio sarebbe valso come valutazione di metà anno. Brittany, essendo la prima ballerina, sarebbe stata di certo la più osservata.
Non poteva sprecare quell'occasione e la febbre di pochi giorni prima l'aveva indebolita abbastanza.
Presi un respiro profondo. Volevo essere fiduciosa.
Brittany era bravissima oltre ad essere la persona più forte ed energica che conoscessi, avrebbe sicuramente sorpreso tutti in positivo rendendomi fiera di lei, anche se io lo sarei stata in ogni caso.
Le luci ad un tratto si spensero ed il sipario si aprì mettendo un freno ai miei pensieri.
La musica partì risuonando armonica nel teatro ed un faro si posò sulla sua figura splendida.
Quando Brittany ballava tutto il mondo intorno a me si oscurava, l'unica luce che riuscivo a scorgere erano i suoi occhi azzurri che brillavano d'emozione mentre il suo corpo seguiva la musica come se le suonasse dentro, come se le scorresse nelle vene.
Era lo spettacolo più bello che avessi mai visto.
Brittany era uno spettacolo incredibile sempre ma i momenti in cui preferivo guardarla erano quando dormiva, quando mi sorrideva, quando faceva l'amore e quando ballava.
Trattenni il respiro osservando i suoi movimenti sinuosi, l'agilità e l'energia che sprigionava.
"E' perfetta!" esclamai.
"Sì lo è" rispose Quinn sorridendo con ammirazione mentre Rachel riprendeva tutto senza riuscire a spegnere il suo sorriso fiero.
Il primo pezzo terminò ed io presi a battere la mani così forte che le persone intorno a me si voltarono guardandomi stranite.
"Ricomponiti" mi ordinò Quinn tirandomi a sedere e solo in quel momento mi accorsi di essere scattata in piedi.
Le esibizioni si susseguivano una dopo l'altra ed ogni volta Britt mi sembrava più brava e bella della precedente, come se fosse stato possibile.
Quando le luci si riaccesero e lo spettacolo finì mi accorsi di essere completamente in lacrime, emozionata come una bambina.
Uscimmo dal teatro rimanendo in attesa che Britt ci raggiungesse.
Rachel mostrava a Quinn alcuni spezzoni di registrazione commentando quanto fosse stata strabiliante.
Dal canto mio l'unico desiderio che avevo era quello di vederla. Fissavo la porta dondolandomi sui piedi, non riuscivo a stare ferma.
*****
Presi un respiro lungo ed un altro ancora ad occhi chiusi.
Era finita, il sipario si era chiuso tra gli applausi del pubblico in delirio ed il mio cuore aveva ripreso a battere ad un ritmo decente.
Non avevo mai ballato davanti a così tanta gente.
Prima di salire sul palco l'adrenalina rischiava di darmi alla testa, mi sentivo su di giri come se fossi ubriaca ed ora che tutto era finito ero come svuotata completamente.
Una sensazione strana, non avrei saputo dire se fosse piacevole o meno.
Sapevo solo che prima di cominciare non riuscivo a respirare e l'unico desiderio che sentivo era quello di scappare, disertare tutto.
Ora invece che tutti rimettevano a posto le loro cose ed il teatro si svuotava, sognavo solo di tornare indietro nel tempo di un paio d'ore, di ritrovare quell'emozione che, se da un lato mi consumava d'ansia, dall'altro mi rendeva viva.
Fu in quel momento che capii che avrei potuto vivere solo di quello, di quella piccola emozione che ti attanaglia lo stomaco prima che i riflettori si accendano, della vita che ti scorre nelle vene durante l'esibizione e sì, anche della malinconia strana della fine.
Avrei potuto vivere solo di ballo e di Santana ovviamente.
"Brittany sei stata magnifica" disse una ragazza passandomi accanto. Mi abbracciò forte regalandomi quel complimento sentito, l'ennesimo da quando ero scesa dal palco. Sembrava che tutti avessero messo da parte le invidie per un istante per riconoscere il mio talento che, a quanto dicevano, era smisurato.
"Grazie Annah" risposi quasi in automatico.
"Vieni a cena con noi?" mi invitò l'altra.
Non volevo andare, l'unica cosa che desideravo era mangiare qualcosa con San, Quinn e Rachel e poi tornare a casa, infilarmi a letto, stringere a me la mia ragazza e riposare sul suo petto cullata dal suo odore ad occhi chiusi ripassando mentalmente ogni emozione vissuta in quella serata.
Ma non potevo tirarmi indietro, così accettai, salutando la ragazza per recuperare le mie cose e uscire fuori dove sapevo che Santana mi aspettava.
*****
Ed eccola lì, il mio miracolo personale in tutto il suo splendore.
Aveva gli occhi stanchi, i capelli stretti in una coda di cavallo scomposta e una tuta larga, ma nonostante questo era magnifica.
Il trucco marcato ancora intatto sul viso ed il sorriso lieve.
La vidi cercarmi con lo sguardo appena uscita, agitai una mano e mi notò.
Vidi distintamente il suo viso illuminarsi mentre mi camminava incontro. Durante il tragitto alcune persone la fermavano per complimentarsi, ringraziò con ampi sorrisi, senza però soffermarsi su nessuno, continuando a venirmi incontro.
La raggiunsi e le gettai le braccia al collo stringendola forte.
"Amore, sei stata incredibile" sussurrai al suo orecchio.
Lei ridacchiò prima di voltare il viso per baciarmi profondamente, proprio li davanti a tutti, nel bel mezzo della folla.
Le sorrisi porgendole i fiori che le avevo comprato e lei mi ringraziò con un altro bacio lieve.
Rachel e Quinn ci raggiunsero congratulandosi con lei, l'abbraccio tra Britt e la Diva sembrò infinito.
Quando si staccarono la mano della mia bionda tornò a cercare la mia, intrecciai le dita nelle sue e intanto alcuni giornalisti si avvicinarono porgendole qualche domanda sullo spettacolo alle quali rispose volentieri.
All'ennesima domanda con relativa foto cominciavo davvero a non poterne più.
Come diavolo faceva lei a rimanere così sorridente? Io avrei mandato tutti al diavolo da un pezzo.
Finalmente le lasciarono un po' di respiro e la sua attenzione tornò a concentrarsi su di me.
Mi sorrise dolcemente ed io non riuscì a fare a meno di ricambiare quel sorriso.
"Eri così bella" dissi sognante.
"Non lo sono sempre?" domandò indignata spalancando la bocca e fingendosi offesa.
Ridacchiai.
"Certo, ma su quel palco e con quelle luci" abbassai un po' il tono di voce "E quei costumi" aggiunsi sorridendo maliziosa "Ho rischiato davvero di impazzire ad un certo punto" confessai suadente avvicinandomi al suo viso per reclamare un altro bacio leggero ma carico di significati.
Lei ricambiò e mi osservò sorridente, poi tornò seria, quasi dispiaciuta.
"Ho promesso agli altri di andare a cena con loro" mi informò sconsolata.
In un primo momento ebbi l'istinto di sbuffare infastidita, ma cercai di trattenermi, tuttavia lei aveva di certo notato la smorfia di fastidio che mi si era dipinta in viso.
"Amore mi dispiace, non potevo tirarmi indietro. Ci vanno tutti e anche i professori" spiegò lei "Se vuoi vado a dirgli che non se ne fa nulla" aggiunse.
"No, assolutamente no. Hai ragione, devi andare, è giusto così. Abiamo una vita per stare insieme" dissi ragionevole.
Erano settimane che non avevamo tempo per noi. Lei aveva ritmi ed orari assurdi fra le lezioni e le prove. Mi mancava da morire, ma un giorno in più non avrebbe fatto differenza a quel punto e poi era giusto che andasse, aveva una vita al di fuori di me e questo andava rispettato al di là di tutto.
"Sicura?" mi chiese appoggiando la fronte alla mia.
"Sicura" risposi accennando un sorriso.
Ci salutammo ed io Rachel e Quinn andammo a mangiare sushi come stabilito prima di tornare a casa.
*****
La cena fu caotica e per certi versi fastidiosa.
Non avevo moltissimo appetito e le chiacchiere e gli schiamazzi degli altri mi spingevano a sorridere più per convenienza che per altro.
Ma dico come facevano a non essere esausti?
Io mi sentivo completamente a pezzi. Sarà stata la febbre o forse nel momento in cui lo spettacolo era terminato, tutta la stanchezza accumulata in quell'ultimo mese mi era piombata sulle spalle come un macigno.
Avrei dormito per ore.
Mi sforzai di sorridere e partecipare alle conversazioni, cercando in tutti i modi di tenermi sveglia.
Quando finalmente, alle due del mattino, tutti si decisero a tornare a casa, chiamai un taxi e per poco non mi addormentai sul sedile posteriore.
Arrivai a casa completamente distrutta, avevo bisogno di una doccia, ma in quel momento presi in seria considerazione l'idea di dormire vestita. Magari proprio lì sul parquet dell'ingresso.
"Amore si tu?" Santana avvolta nel suo pigiama fece capolino dalla stanza.
"Sei ancora in piedi?" domandai sorpresa "E' tardi" le feci notare.
"Ti aspettavo" rispose lei semplicemente avvicinandosi.
"Sei stanchissima eh?" domando guardandomi preoccupata.
"Ho sonno da morire, ma devo farmi una doccia" bofonchiai sentendo gli occhi chiudersi in due fessure sottili.
"Vieni" disse dolcemente aiutandomi a sfilare la giacca per poi guidarmi verso il bagno.
******
La spogliai con delicatezza, passandole dolcemente le mani lungo i fianchi per tirare su la stoffa della sua maglietta. Lei sollevò le braccia per aiutarmi poi lasciò cadere la testa sulla mia spalla mormorando assonnata.
La strinsi a me baciandole il collo scoperto e sciogliendo la coda di cavallo che imprigionava i suoi capelli, sganciai il reggiseno facendolo cadere, mentre la vasca si riempiva.
Iniziai a lasciarle una scia di baci sul collo, lungo la gola, sul petto. Scesi con le labbra fino alla pancia inginocchiandomi quasi mentre sentivo le sue dita tra i capelli.
Abbassai i pantaloni della tuta e la biancheria, sollevò un piede e poi l'altro, rimanendo completamente nuda.
Baciai di nuovo la sua pancia prima di rialzarmi ed aiutarla ad entrare nella vasca fumante.
Legai di nuovo i suoi capelli perché non si bagnassero, e tirai su le maniche del mio pigiama inginocchiandomi al lato della vasca e sporgendomi dal bordo per afferrare la spugna e riempirla di bagnoschiuma.
Brittany sollevò le spalle poggiando la testa sul mio petto, chiuse gli occhi e mormorò di approvazione quando le passai la spugna imbevuta d'acqua e bagnoschiuma, sulle spalle e giù lungo la schiena.
Le lasciai un bacio tra i capelli, passando la spugna sulla nuca e poi sul collo, si rilassò nuovamente con le spalle contro il bordo della vasca, lasciandomi spazio per insaponarle il petto, il seno.
Sorrise ad occhi chiusi quando scivolai oltre la superficie dell'acqua per accarezzare con la spugna la sua pancia fino e ancora più in basso indugiando qualche minuto tra le sue gambe che si allargarono in un movimento spontaneo.
Sospirò impercettibilmente mentre continuavo la mia discesa lungo quelle gambe lunghissime.
Riposi la spugna ed infilai entrambe le mani in acqua per ripercorrere il sentiero al contrario lungo il suo corpo.
Sentivo i muscoli contrarsi e guizzare sotto il mio tocco.
Brittany teneva gli occhi chiusi, la testa rilassata all'indietro adagiata sul bordo e la bocca semi aperta in un'espressione di piacere e, nonostante l'acqua fosse calda, la vidi rabbrividire più volte mentre sospirava.
"San" mormorò mordendosi il labbro quando le mie mani scivolarono lungo il suo interno coscia.
"Hmm" mi ero incantata, completamente persa ad osservarla.
"San" mi chiamò di nuovo.
"Che c'è?" domandai dolcemente, mentre risalivo il suo busto.
Lei trattenne il respiro e la sua mano scivolò giù dal bordo della vasca su cui era adagiata ed afferrò piano la mia riportandola verso il basso.
Sorrisi stupita quando la poggiò sul suo centro, senza indugiare cominciai un lento massaggio.
"Credevo fossi stanca" dissi innocentemente.
Per tutta risposta lei strinse le gambe impedendo alla mia mano di muoversi e sospirò ancora, con l'altra mano chiusi a coppa uno dei suoi seni, giocando con l'estremità più scura mentre continuavo ad accarezzare la sua intimità con lenti movimenti circolari.
Lei rilassò le gambe una volta accertatasi che la mia mano sarebbe rimasta esattamente lì dove aveva bisogno e sorrise socchiudendo gli occhi per incontrare i miei.
"Stiamo insieme domani, mi manchi" bisbigliò.
In quel momento con una leggera pressione entrai in lei lentamente, inarcò la schiena soffocando un gemito ed io ne approfittai per farmi più vicina al suo viso e baciarla delicatamente.
"Ma certo amore" mormorai sulle sue labbra, mentre mi muovevo in lei con un ritmo lento.
Poggiò il viso nell'incavo del mio collo, depositandovi un bacio interrotto da un altro gemito più acuto che non riuscì a trattenere.
Cercai le sue labbra e la baciai ancora mentre si lasciava andare ad altri gemiti e sospiri.
Di impulso sollevò le mani afferrando saldamente il mio viso, la baciai incurante dell'acqua che gocciolava sul mio pigiama.
Emise un gemito lungo direttamente sulle mie labbra spalancando gli occhi nei miei e la ribaciai sorridendo mentre rallentavo le spinte e, con la mano libera, le accarezzavo la schiena ancora un po' insaponata.
"Ora sono davvero distrutta" disse con il respiro corto soffocando una risatina nel mio collo, sorrisi anche io aiutandola ad alzarsi e uscire dalla vasca per farle indossare l'accappatoio.
Presi un'altra asciugamano ed iniziai ad asciugarle le gambe, per tutta la loro strabiliante lunghezza, prima di passare al collo, alle spalle ed al busto.
Recuperai il pigiama e della biancheria pulita aiutandola ad infilarlo.
La lasciai in bagno per avviarmi a letto e scostare le coperte dal suo lato, mi raggiunse poco dopo, si stese facendosi vicina, la accolsi in un abbraccio e di nuovo cercai le sue labbra.
"Sei stata bravissima ed io sono fiera di te" le mormorai.
Lei sorrise.
"Grazie"
Pochi istanti, il tempo di un bacio e di un 'buonanotte' appena accennato e si addormentò con un dolcissimo sorriso sulle labbra.
